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Nota a "Shakespearelovedream’s"

 Il percorso che abbiamo seguito per il lavoro di laboratorio che conclude il Corso di recitazione, ancora una volta è approdato ai grandi temi suggeriti dall’immenso e caleidoscopico universo shakespeariano: dopo i fools di qualche anno fa, è questa la volta dell’amore folle, come Nemi D’Agostino ha ben ha definito la visione shakespeariana del sentimento amoroso: "un dèmone cosmico dalle molte facce: fecondo e distruttore, costante e fragile, saggio e cieco, qualcosa che è insieme dedizione ed egoismo, libertà fondatrice e assunzione demenziale di una dipendenza, un estro che travolge lasciando la vittima innocente ma oggettivamente operante".

In questa ricerca, che ci ha subito orientato verso le commedie del grande autore inglese, la prima preoccupazione è stata quella di immaginare una struttura portante che potesse in sé contenere altre minime strutture, destinate ad allargare e a moltiplicare il gioco mimetico e specchiante del sentimento d’amore e delle sue eterne complicazioni.

Il Sogno di una notte di mezza estate – testo così frequentato e utilizzato per le sue infinite possibilità di lettura scenica – c’è sembrato il "contenitore" ideale per costruire il nostro discorso didattico. Proprio per il carattere laboratoriale di un saggio di recitazione, quindi di semplice approccio alla lettura drammaturgica e di palcoscenico, si è proceduto a conservare soltanto una parte dello schema narrativo della commedia, quella relativa alla recita degli attori dilettanti e quella mitico-favolistica, rinunciando a quella parte elaboratissima del Sogno dedicata agli equivoci e agli scambi del cosiddetto "quartetto d’amore" (Elena-Demetrio e Ermia-Lisandro), che avrebbe richiesto una più ampia distribuzione e mezzi teatrali all’altezza del grandioso meccanismo scenico e fantastico inventato da Shakespeare.

In sostituzione di questo livello narrativo della commedia, si è deciso di interpolare quattro scene estratte da altrettante commedie shakespeariane dedicate alle pene e agli equivoci dell’amore, e che sono nell’ordine: Pene d’amore perdute, Molto rumore per nulla, La dodicesima notte, La bisbetica domata.

Così, nel contesto di una lunga notte di magie, al culmine di una festa nuziale propiziata dai riti del solstizio d’estate, si rappresentano, come in un gioco di scatole cinesi, tre livelli narrativi: quello mitico-magico del "sottomondo" della Natura, delineato dal contrasto sentimentale di Oberon, re degli Elfi, e Titania, regina delle Fate, e dal demone Puck; quello umano e "plebeo", rappresentato dagli artigiani-filodrammatici e delle loro prove teatrali continuamente interrotte ad opera delle maligne Fate; infine quello del "teatro nel teatro", rappresentato dall’intrusione degli eroi sentimentali provenienti dalle commedie shakespeariane sopra menzionate, nonché dalla recita finale della "tragedia di Piramo e Tisbe" degli attori dilettanti in onore dei principi di Atene, Teseo e Ippolita.

Ovviamente le nostra riduzione, come tutte le riduzioni, rinuncia con consapevolezza ad approfondire gran parte dei molteplici significati che si celano sotto la smagliante superficie di un testo come il Sogno; ma, come si è detto, la nostra "recita" non vuole essere altro che un approccio giocosamente didattico, il punto d’arrivo di un percorso laboratoriale compiuto alla conquista di alcuni strumenti primari ed essenziali per accedere nel complesso meccanismo del teatro, e per iniziare a frequentare – da lettori e da attori – l’inesauribile universo shakespeariano.

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