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presenta
MOLIERE
Le donne sapienti

Regia di Alberto e Gianni Buscaglia
Personaggi e interpreti:
| Chrysale | Maurizio Ottuzzi |
| Philaminte | Pina De Filippo |
| Armande | Giuliana Zibetti |
| Henriette | Laura Giardini |
| Ariste | Walter Mandelli |
| Belise | Luisella Basso Ricci |
| Clitandre | Andrea Camposaragna |
| Trissotin | Alberto Calvi |
| Vadius | Corrado Sonzogni |
| Martine | Silvia Castelli |
| Julien | Stefano Bassetta |
| Notaio | Corrado Sonzogni |
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Phylaminte, donna colta e raffinata, moglie dispotica del sottomesso Chrysale, ha una sola aspirazione: dimostrare la superiorità intellettuale e mentale delle donne. Forte delle proprie convinzioni, unita alla cognata ed alla figlia maggiore, Armande, Phylaminte trasforma la propria casa in “salotto filosofico e letterario”, mettendo a disposizione dell’insipido e mediocre poeta Trissotin. Questi, scribacchino senza grandi doti ma ritenuto dalle tre donne uomo d’ingegno, ha come unico desiderio quello di arrivare a possedere, anche in parte, le ricchezze della famiglia ospite.
La figlia più giovane di Chrysale e Phylaminte, Henriette, rifiuta gli atteggiamenti intellettualistici della madre e, perciò, viene da quella osteggiata nella sua relazione con il giovane Clitandre e promessa sposa a Trissotin.
Toccherà al pacifico Chrysale riportare, con un sapiente tranello, la pace e l’ordine nella propria famiglia, riconquistando anche il proprio posto di “capofamiglia”.
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I MALI DEL MONDO SULLA SCENA DI MOLIERE
Protagonista delle Femmes savantes è il teatro: il teatro che non sta mai fermo, il teatro dove a ogni parola è concesso di litigare e di contraddirsi.. La prima impressione è di "movimento": un testo da recitarsi a ritmo di "salon", una conversazione dove tutti non fanno che togliersi la parola di bocca lasciando parlare gli altri con grande civiltà. E’ noto che il teatro di Molière non è parodiabile, perché ogni parola vi è continuamente sfidata, rimbeccata, derisa, e la scrittura obbligata a rispondere, violata e stracciata come il pezzo di carta dal gesto, dal corpo, dall’intrusione vitale e dalla prepotenza di ciò che non è pronunciato dal copione ma dall’attore.
Molière sta da ogni parte, a rimbeccare se stesso. Sta con le donne contro le donne, coi maschi contro i maschi, con la cultura contro la cultura. Deprime l’azione a vantaggio del movimento (secondo il procedimento già attuato nel Misanthrope), e a vantaggio di un teatro-chiacchiera dove ciascuno dei personaggi parla un linguaggio inascoltato. Ed ecco la seconda impressione: il movimento di Femmes savantes è solo apparente, è un’illusione prodotta dal fatto che Molière orchestra alla grande un delirio di soliloqui che appartengono al quotidiano, sbattendo qua e là degli stereotipi (servi, innamorati, tartufi, bravi borghesi, vecchie pazze, casalinghe visionarie, ecc.ecc.) lasciandoli a ondeggiare e a scontrarsi dentro casa secondo il vento, con l’aria di far succedere loro di tutto mentre invece non succede niente, la giornata trascorre tranquilla in mezzo alla confusione, e tutto, passata la tempesta, ritorna al suo posto.
In questo senso, Femmes savantes è certamente la più cechoviana delle commedie di Molière, cioè una pièce che si alza come un polverone in attesa di una bufera che non scoppia o esplode solo per passar via ripristinando un nuovo ordine; se non fosse che il fraseggio famigliare, il borbottio della pentola di casa viene innalzato a dignità di dibattito intellettuale e a discussione di idee. E’ appunto il paradosso che fa delle Femmes savantes un classico. La cosa strana di Femmes savantes è che una girandola di idee, un fuoco d’artificio fatto di temi quali la condizione e istruzione femminile, il problema della coppia e quello sessuale, l’antagonismo maschio-femmina, il rapporto fra cultura e Stato, l’impegno e il disimpegno, l’istituzionalità della cultura non meno che il potere, il privilegio degli intellettuali e la loro posizione nella società, viene fatto esplodere in casa di un ricco bottegaio del 1672 e scagliato in aria proprio nel momento in cui la vita sta camminando coi ritmi più indolenti e feriali. Superfluo aggiungere che se in qualcuna delle famiglie di commercianti italiani di frutta e verdura e lane e filati (o anche di automobili), si fosse discusso di questi argomenti non dico come nelle Femmes savantes, cioè tre secoli fa (che è troppo pretendere), ma almeno da uno, chissà che la nostra borghesia non sarebbe diversa, e tanti contrattempi non ci sarebbero oggi risparmiati.
MOLIERE E LA FIERA DELLE NEVROSI
Commedia di movimento, a grandi e volubili folate di "esprit" che non guarda in faccia nessuno, al punto che si sente dire che a Corte, in fondo, non si è poi così cretini (attoIV, V.1341: "Elle n’est pas si bete"), Femmes savantes è una commedia fermissima, dalle inamovibili impalcature saldamente piantate nella vita borghese. Naturalmente, è da mettere in scena rispettando il movimento ventoso che ne scuote i personaggi e gli oggetti, ma tenendo presente che il ciclone, il tourbillon di inquietudine e intelligenza irrompe nelle solide pareti di una casa che non teme i dissesti. Il ritmo da "salon" si accompagna a uno scompiglio di ricchi, il reddito cospicuo a una fiera di nevrosi privilegiate, esaltante e raffinato concertato finale dove Molière riassume tutti i connotati del suo teatro. Analista di mali individuali, irriducibile avversario di snobismi culturali e di mode del momento, Molière non è forse mai stato così acuto e flessibile scienziato della società come in Femmes savantes (….)
Impossibile, in casa di Crisalo, trovare un luogo dove sostare, un angolo di quiete che non sia inquinato da vapori di vanità o di follia. Nata seria e pazza, Femmes savantes è una commedia che si organizza senza mai fuorviare da una regola di follia, e soprattutto senza mai placarsi fuori dal teatro. Il sospetto che nasce da Femmes savantes è infatti che non esista alcun punto di vista "sano" dove mettersi a spiare la vita, cioè non esistano punti di vista alternativi rispetto al teatro. Molière non è così efferato, così lucido e trasparente come Goldoni, da accettare con letizia illuministica che le battute pronunciate dagli attori in scena siano le notizie stesse del mondo. Prima del Misanthrope, Molière avrebbe potuto rassegnarsi ad ammettere un’identità compatta, limpida e inesorabile fra la vita e il teatro; mai quella seicentesca- che era il suo problema – fra l’ipocrisia e la vita, fra la politica e la vita. Eppure, nelle Femmes savantes quest’identità è ormai un fatto compiuto. Ogni emozione, nelle Femmes savantes, è già un intrigo: da Tartufo non si esce.
( C.Garboli: Le intellettuali, Einaudi, 1978)