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La
consacrazione

Saluto
Alla Diocesi di Chieti-Vasto
Gli
articoli de "il Mattino"
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RIFLESSIONI
Spiritualità
cultura
e accoglienza
Bruno Forte
Questo è un «fondo» per me piuttosto speciale. Con esso mi congedo dalla città
dove sono nato e dove - salvo i lunghi soggiorni di studio e di ricerca a
Tubinga e a Parigi, e gli innumerevoli viaggi in tutto il mondo al servizio del
pensiero della fede - ho vissuto la mia vita fino ad oggi: mercoledì prossimo 8
Settembre, nella Cattedrale di Napoli, sarò ordinato vescovo, per entrare poi a
fine mese nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto di cui Giovanni Paolo II mi ha
nominato Pastore. La consuetudine di riflettere insieme ai lettori de «Il
Mattino» a partire dalle grandi sfide etiche e spirituali del nostro tempo, mi
consente di farlo per una volta a partire dalla mia piccola storia, per
allargare però il mio sguardo e formulare un augurio a Napoli e alla sua gente
proprio a partire dai vincoli profondi di amore e di impegno che ad essa mi
legano, tanto sul piano sacerdotale, quanto su quello culturale, quanto su
quello strettamente umano.
Sul piano della mia storia di credente e della mia vocazione al sacerdozio,
Napoli è stata la culla di tutto ciò che ho ricevuto ed ho potuto trasmettere
nella passione della fede e della speranza del Vangelo: ho accolto dai miei
padri l'annuncio che proprio qui, su questa costa mediterranea e nei porti del
nostro golfo, giunse duemila anni fa venendo da Oriente, per penetrare di sé
l'intero Occidente. Innumerevoli volte ho meditato sulla storia di questo
annuncio, che come linfa vitale ha plasmato e trasformato la grande cultura
latina, innestandovi le idee decisive del Dio personale, della dignità unica
della persona umana e della storia orientata ad una patria promessa ed attesa.
Mi sono sentito nutrito e stimolato da figure eminenti di fede e di intelligenza
come Tommaso d'Aquino e Alfonso de' Liguori, patroni rispettivamente della
teologia e della morale cattolica, entrambi formatisi a Napoli e operanti in
questa città nella maturità della loro vita. Mi hanno aiutato e spinto
all'azione giganti della carità come Bartolo Longo, Giuseppe Moscati e i tanti
uomini e donne vissuti a Napoli, che la Chiesa ha beatificato o canonizzato.
Questa storia di santità non è un reperto archeologico senza vita: al
contrario essa mi è sempre apparsa risorsa vitale e profezia di futuro. La
Napoli di domani o attingerà alle sue sorgenti spirituali di questa storia di
amore e di fede, o difficilmente si rigenererà.
Sul piano del mio impegno culturale Napoli è stata scuola di incommensurabile
ricchezza: dagli anni del liceo nella aule vivacissime di uno dei nostri licei
«storici», il Sannazaro, a quelli dello studio universitario di teologia e di
filosofia, a quelli della docenza nella Facoltà teologica e poi in giro per il
mondo con lezioni e conferenze o con i miei libri, Napoli è stata per me una
riserva feconda, una palestra di umanità portata al pensiero, un'offerta di
stimoli e di sfide entrambi ricchi e nutrienti. Figure come Giambattista Vico, o
l'abate chietino Ferdinando Galiani, che a Napoli «inventò» l'economia
politica, o i filosofi e teologi della Scuola napoletana dell'Ottocento - da
Gaetano Sanseverino al Cardinal Prisco, per fare solo due nomi -, o pensatori
europei come Benedetto Croce e Giovanni Gentile, hanno fatto di questa città
una fucina di idee, dove la fredda ragione ha saputo farsi «illuminismo del
cuore» e il senso della storia temperare le borie ideologiche.
L'incontro fra Vangelo e cultura appartiene a questo destino, e ne è non solo
radice, ma anche futuro e promessa. La Napoli di domani o vivrà di una
rinnovata creatività culturale - letteraria, filosofica, artistica, musicale -,
non alternativa allo spirito cristiano, ma chiamata a incontrarsi con esso, o
rischierà di non essere più viva e vitale. La laurea «honoris causa» che per
una singolare coincidenza proprio la settimana prossima mi verrà conferita
dall'Università Cattolica di Lublino - dove insegnò a lungo Karol Wojtyla -
nel contesto di un incontro di istituzioni accademiche europee è al di là
della mia persona un riconoscimento al luogo dove mi sono formato e ho
insegnato, Napoli, città di cultura europea.
Infine, sul piano umano, nonostante ogni dolorosa smentita, Napoli è e resta
per me città dell'accoglienza: i segni in senso contrario non appartengono alla
sua fisiologia, ma precisamente alla patologia che rischia di inquinarla e
devastarla sempre di più. Il mare di Napoli, l'arco del suo golfo, sono sempre
apparsi ai visitatori del «grand tour» ottocentesco come metafora di un
abbraccio accogliente: e tale è lo spirito più vero della «napoletanità»
quale categoria dell'anima. La tolleranza, il senso dell'umorismo,
l'intelligenza capace di coniugare verità e misericordia sul filo dell'ironia,
sono patrimonio che dovrebbe esprimere tesori di condivisione, di ospitalità,
di apertura all'altro. Dovrebbe avercelo insegnato la dozzina di «colonizzazioni»
che hanno portato a Napoli le culture più varie e diverse, dalla fenicia alla
greca, dalla latina alla bizantina, dall'angioina alla sveva, dalla catalana
alla spagnola, dall'austriaca alla piemontese...
In una società che come la nostra ha bisogno urgente di educarsi
all'integrazione, Napoli potrebbe e dovrebbe dare un esempio che - ahimé! - è
ben lungi dall'apparire realizzato: eppure, la Napoli di domani o sarà
accogliente e solidale, o non sarà! Lascio questa città che ho amato e amo,
portandola con questo triplice augurio nella preghiera e nel cuore. Cercherò di
trasfondere nella Chiesa che mi è affidata, e che già sento di amare, qualcuna
di queste ricchezze, aprendomi alle tante che da essa mi verranno. Sono certo
che l'amicizia che ho ricevuto a Napoli continuerà ad accompagnarmi: perciò,
al Signore ho chiesto la grazia di dilatare il mio cuore, per farvi entrare i
nuovi che ne hanno diritto, senza fare uscire quelli che già c'erano, molti dei
quali - inutile dirlo - napoletani!
Bruno Forte
Bruno Forte
arcivescovo
di Chieti
CELEBRAZIONE
IN CATTEDRALE
CORRADO CASTIGLIONE
Oltre tremila fedeli gremiscono il Duomo per salutare monsignor Bruno Forte
nuovo arcivescovo di Chieti-Vasto. Praticamente la stessa folla che si assiepa
ogni anno in attesa del miracolo di San Gennaro. Per un’esplosione di festa e
commozione nei confronti di colui che per tutti resterà semplicemente «don
Bruno». Lui, il teologo diventato pastore, lo sa e non lascia nulla al caso: ha
una parola e un abbraccio proprio per tutti nell’attraversare la navata
centrale al termine. Segno di profonda passione per la Chiesa napoletana, la
stessa che trapela dalla scelta dello stemma episcopale raffigurante il
battistero di San Giovanni in Fonte nella cattedrale napoletana (IV secolo,
traccia significativa della storia del cristianesimo in città). Passione che
viene fuori anche dalla bellissima croce che porta al petto: appartenne al
compianto cardinale Corrado Ursi, al quale fu donata dal patriarca di
Costantinopoli, croce che ad un certo punto cade a terra mentre sono in tanti ad
abbracciare il nuovo arcivescovo. Qualche attimo di sgomento. Fino a quando non
sarà ritrovata e restituita da Mario Russo Cirillo, direttore dell’Opera
napoletana Pellegrinaggi.
I tremila arrivano da ogni dove, dalle parrocchie di Santa Maria Apparente (dove
don Bruno è stato battezzato) e di Santa Maria alla Sanità (dove finora diceva
messa ogni domenica), ma anche dalla diocesi abruzzese nella quale Forte si
insedierà a fine mese. Ci sono sindaci e assessori. C’è Rosa Iervolino e, in
rappresentanza della Regione, Teresa Armato. Ma sono ancora di più i
telespettatori che attraverso Telepace possono assistere alla celebrazione da
casa. Il servizio d’ordine ha il suo da fare, con 35 volontari al lavoro.
Mentre i tre maxi-schermi (nelle navate laterali e in Santa Restituta) aiutano
chi è rimasto troppo indietro e non può fare altro che allungare il collo.
Sull’altare, a concelebrare ci sono oltre 60 vescovi. Qualcuno viene finanche
dal Ruanda. A guidare la cerimonia c’è il cardinale Joseph Ratzinger, decano
del Sacro collegio, prefetto della congregazione per la dottrina della fede e
grande estimatore - come il Papa - delle virtù di Forte. Due i presuli
consacranti: il cardinale Michele Giordano, «padrone di casa», e monsignor
Luigi Diligenza, arcivescovo emerito di Capua e da 31 anni padre spirituale di
Forte.
Giordano ringrazia Giovanni Paolo II per avere rinnovato «la fiducia che ha per
la nostra diocesi a meno di un mese dalla nomina di monsignor Agostino Vallini,
già mio vescovo ausiliare, a prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura
Apostolica».
Ratzinger paragona la storia di Sant’Agostino e quella di don Bruno: l’uno,
strappato alla vita di contemplazione, per la chiamata al sacerdozio, e
l’altro che lascia una vita dedicata agli studi teologici per assumere la
guida di una diocesi. Di qui la riflessione sulla missione del pastore, chiamato
a «correggere, confortare, ascoltare e consolare». Poi l’invito rivolto ai
fedeli «a percepire la parola di Dio in un tempo di tanta disumanità », e «ad
uscire dalle vallate delle controversie». Un appello di pace.
Quindi il rito, i lunghi applausi dei fedeli, l’abbraccio dei vescovi a don
Bruno e il nuovo arcivescovo che saluta i suoi fedeli, quelli vecchi e quelli
nuovi. Al termine, Forte ha parole di ringraziamento per tutti. A partire dal
Papa al quale Forte nel corso della scorsa Quaresima ha tenuto gli esercizi
spirituali: «Il Papa mi ha commosso, anche la bolla di nomina è stata per me
personalizzata. È un segno di grande attenzione».
Infine, dopo la lunga cerimonia, una domanda per Ratzinger: la celebrazione per
don Bruno come una grande fiaccola accesa in nome della pace da Napoli? Il
cardinale mostra un sorriso, sa di cortesia e stanchezza. A qualcuno sembra un sì.
LA CERIMONIA, LE PAROLE, L’EMOZIONE
DONATELLA TROTTA
«Mi volete bene, e si vede; ve ne voglio, e lo sapete. Se il distacco da tutti
voi è quanto più mi costa, so che il Signore esaudirà la richiesta che gli ho
fatto: che il mio cuore si dilati, e i nuovi amici entrino a pieno diritto,
senza che escano quelli che già c’erano. Miracoli che solo la Grazia sa fare
e fa! E allora vi chiedo: stasera non mi salutate, perché stasera sono tutto
dei miei fedeli di Chieti e Vasto».
La voce ferma, lievemente incrinata dall’emozione del momento. Gli occhi
lucidi come quelli di molti, nell’immensa cattedrale gremita di gente, ben
oltre le tremila persone previste dalla capienza della chiesa. E un lungo,
fragoroso applauso ad accogliere i momenti conclusivi del breve e intenso
ringraziamento finale di monsignor Bruno Forte nel giorno della sua ordinazione
episcopale nel Duomo di Napoli: termina così, dopo due ore e mezza di
concelebrazione eucaristica, la messa cantata che intreccia la solennità della
cerimonia rituale con la coralità di una festa collettiva, punteggiata da
continui, scroscianti applausi. Esplosioni pacifiche di incontenibile entusiasmo
popolare persino al termine dell’omelia del cardinale Joseph Ratzinger, che
sembra leggere con grande finezza teologica nel cuore del vescovo eletto, quando
parte dal ricordo della consacrazione sacerdotale di Sant’Agostino, e delle
sue lacrime per il sogno infranto di una vita di meditazione, preghiera
monastica e studio radicalmente cambiata per «essere tutto per tutti» (San
Paolo).
E il messaggio corale di gratitudine di Bruno Forte, 55 anni, napoletano «ultimo
di otto figli» e teologo di fama internazionale, rispecchia appunto questa
accettazione di fede per un «dono ricevuto che va al di là di ogni mio merito
e di ogni mia previsione», come si schermisce lui all’inizio; riverbera
questa volontà d’amore donato e condiviso; sottolinea il suo legame fedele al
«Signore che ha guidato i passi» della sua vita, a Giovanni Paolo II che ha
voluto sceglierlo per l’episcopato «in maniera diretta e personale», ai
vescovi consacranti come il cardinale Michele Giordano, pastore della sua Chiesa
d’origine, monsignor Luigi Diligenza, suo padre spirituale da trentuno anni,
il cardinale Corrado Ursi, «strumento» della sua vocazione e «Padre» del suo
sacerdozio (tanto da portarne la Croce pettorale donatagli dal Patriarca di
Costantinopoli Dimitrios, ieri persino smarrita per un momento, quasi un segno
evangelico nel trambusto delle manifestazioni d’affetto che hanno inondato il
passaggio del vescovo tra due ali di folla). E ancora, monsignor Forte ringrazia
tutti i cardinali e vescovi italiani e stranieri presenti, rivolgendosi a
qualcuno nella sua lingua madre (tedesco, spagnolo, francese), accanto alle
tante autorità accademiche di cui è stato a lungo collega, «in comunione
fraterna»; e poi i presbiteri, i religiosi e le religiose napoletani, la
foltissima delegazione dell’arcidiocesi abruzzese di Chieti-Vasto, i «rappresentanti
delle istituzioni e della vita politica, sociale e culturale di Napoli e della
Campanie e dell’Abruzzo», presenti in forze con tanto di fasce tricolori e
vesti di ordinanza.
Non dimentica nemmeno la sua famiglia, il vescovo napoletano mandato nella nuova
comunità, «tale non solo secondo la carne - sottolinea - ma anche e
soprattutto secondo lo spirito». E ricorda anche gli innumerevoli amici, e
soprattutto la sua città, Napoli, con i giovani della Sanità e di altre
parrocchie, i ragazzi del Laboratorio
della fede e tutti quei napoletani che fanno corona intorno a lui, gente
di ogni età ed estrazione sociale: tutti figli di una terra che, ricorda con
legittimo orgoglio Forte verso il finire del suo messaggio, ha espresso tanti
santi, «tra cui teologi come San Tommaso d’Aquino e Alfonso Maria de’
Liguori». Non dimentica nessuno, e a tutti si rivolge con un’attenzione
speciale che non a caso, con un ultimo saluto è per «i fratelli ebrei». In
ebraico. Ulteriore segno di una Napoli cosmopolita che in lui trovò, tanti anni
fa al Corso Vittorio Emanuele, rifugio nella Cappella della Riconciliazione.
TRA I BANCHI RETTORI DI UNIVERSITÀ
TEOLOGICHE E ISTITUZIONI. C’È CHI SVIENE PER IL CALDO
Anche dal Ruanda per l’abbraccio
sull’altare
Via Duomo inizia a bloccarsi sin dal primo pomeriggio, impreparata ad
affrontare il mare di gente che si riversa a ondate nel Duomo, per poter
partecipare alla cerimonia di ordinazione episcopale di Bruno Forte, prevista
per le cinque in punto. È un mare di affetto che lambisce il teologo e
sacerdote napoletano, conosciuto in tutto il mondo, con una rappresentatività
universale tanto della Chiesa che del mondo della cultura, della politica e
della gente comune. E vengono infatti da ogni latitudine i suoi amici,
estimatori e fedeli: dalla Campania, dall’Abruzzo che diventa la sua terra
d’elezione o dal resto d’Italia.
Sono cardinali, arcivescovi, vescovi e teologi dell’America Latina, del Rwanda,
dell’Europa (accanto a Jospeh Ratzinger, che ha presieduto la concelebrazione
eucaristica, Silvano Piovanelli, Darìo Castrillon Hoyos, Jorge M. Mejìa,
Walter Kasper, e il predecessore di monsignor Forte, Edoardo Menichelli, ora
destinato alla diocesi di Ancona-Osimo, l’amico fraterno Filippo Strofaldi).
Sono decani, rettori e presidi di università teologiche e laiche di Parigi,
Lione, Barcellona, Bilbao, Lublino (che la settimana prossima conferirà un
dottorato «honoris causa» al neo-vescovo di Chieti-Vasto, da lungo tempo
deciso). E sono importanti accademici, professionisti, artisti, intellettuali,
consoli e politici della città (tra i tanti, dalla prima fila, il sindaco di
Napoli Rosa Russo Jervolino, l’assessore regionale alla cultura Teresa Armato,
il presidente del Consiglio comunale Giovanni Squame, il presidente della
Provincia Dino Di Palma, seguiti da Franco Casavola, Raffaele Cananzi, Vincenzo
Vitiello, Fulvio Tessitore, Mario Condorelli, Mario Santangelo, Luigi Fusco
Girard, Gianni Pisani, Marianna Troise, Gianni Macchiavelli, Giuliana Boccadamo,
Giuliana Martirani, Pasquale Colella e Giacomo De Cristofaro). C’è,
ovviamente al completo, anche la numerosa famiglia di Forte, i fratelli (da
Fabrizio che legge la seconda lettura all’eurodeputato Mario), le sorelle,
cognati e cognate, nipoti e pronipoti. Per l’eccesso di caldo, di folla e di
emozioni una giovane signora ha un mezzo svenimento, ma poi si riprende.
Dietro di loro, fino al portale d’ingresso del Duomo, religiosi, religiose,
laici, tanta gente semplice di tutte le età e di ogni estrazione sociale: «Una
toccante testimonianza di amore popolare, e un riconoscimento indiscutibile di
stima e di affetto verso il valore intellettuale, spirituale e umano di Bruno
Forte», commenta l’assessore Armato. Le fa eco il sindaco Jervolino, ex
senatrice eletta nel collegio di Vasto: «Quest’ordinazione è un ponte
meraviglioso perché crea un collegamento tra la mia città natale, Napoli e
quella di elezione, Vasto», conferma entusiasta. E aggiunge: «Napoli ha una
grande tradizione culturale come la diocesi di Chieti-Vasto. E insieme, hanno
una ricchezza di volontariato e di apostolato cristianp enorme. Sono convinta
che una persona come don Bruno saprà cogliere e valorizzare al massimo i valori
della gente d’Abruzzo».
do.tro.
Nomina del Papa
Forte arcivescovo
CORRADO
CASTIGLIONE
Il teologo diventa pastore: Bruno Forte è stato nominato arcivescovo nella
diocesi di Chieti-Vasto. L’annuncio sarà dato questa mattina a mezzogiorno in
Curia dal cardinale Michele Giordano e verrà diffuso in contemporanea anche
nella sala stampa vaticana e nella diocesi abruzzese. A Chieti Forte subentrerà
a monsignor Edoardo Menichelli, nominato arcivescovo di Ancona-Osimo.
Il teologo diventa pastore: Bruno Forte è stato
nominato arcivescovo nella diocesi di Chieti-Vasto. L’annuncio sarà dato
questa mattina a mezzogiorno in Curia dal cardinale Michele Giordano - che per
l’occasione ha chiamato come di consueto a raccolta i suoi più stretti
collaboratori - e verrà diffuso in contemporanea anche nella sala stampa
vaticana e nella diocesi abruzzese. A Chieti Forte subentrerà
all’amministratore apostolico monsignor Edoardo Menichelli, che a gennaio era
stato nominato arcivescovo di Ancona-Osimo.
Nei giorni scorsi il teologo è stato in Vaticano per accettare la scelta
pontifica comunicatagli dal prefetto della Congregazione dei Vescovi, il
cardinale Giovan Battista Re, dopo un attento discernimento intorno a quella
nomina che da uomo di studi lo porterà prevalentemente in mezzo alla gente. Per
occuparsi di intelligenze, ma anche di persone: e a Chieti Forte di gente ne
incontrerà, visto che si tratta di un’arcidiocesi, 300mila anime in carne ed
ossa. Un futuro però che non nasce a caso e che non è affatto avventuroso, chi
lo conosce sa bene che don Bruno è sempre stato un sacerdote attento alla
gente: tant’è che, per esempio, nel corso degli anni, pur andando in giro per
l’Europa a tenere conferenze tra Tubinga, Parigi e gli Usa, non ha mai
abbandonato la consuetudine di dire messa la domenica in un quartiere popolare
come la Sanità, nella chiesa di San Maria.
Profonda la stima nutrita da Giovanni Paolo II per don Bruno, che
affettuosamente chiama «il nostro professore napoletano». Ne è stata
testimonianza la scelta di affidare a lui la direzione degli esercizi spirituali
che il Papa ha seguito nella settimana dal 29 febbraio al 6 marzo. E ne è
tuttora testimonianza la prefazione che a firma del Papa apre l’ultimo volume
di Bruno Forte attualmente in libreria: «Seguendo Te, luce della vita», il
titolo del corso di esercizi, le cui riflessioni sono state pubblicate
dall’editore Mondadori.
Agli amici che lo chiamano, Forte risponde di non saperne assolutamente nulla. E
spiega: «Se la notizia è vera meglio non parlarne, se è falsa che senso ha
parlarne?». E nella sua casa al corso Vittorio Emanuele continua a studiare e a
pregare, dopo la recente trasferta in Friuli dove ha partecipato ad un dibattito
su ragione e fede insieme a Ferruccio De Bortoli, già direttore del Corriere
della Sera e attuale amministratore delegato di Rcs-Libri.
Tanti i sacerdoti e gli amici napoletani già in festa che hanno avvertito la
novità, e cioè che quell’indiscrezione che circolava da mesi oggi può
essere confermata dai fatti. E qualcuno magari pronostica affettuosamente
finanche il futuro, ricordando che da molti anni il cardinale di Napoli non è
un napoletano (prima di Corrado Ursi e Giordano, fu Alfonso Castaldo, originario
di Casoria in città dal ’34 al ’66) e ricordando pure che una delle prime
lettere inviate alla Nunziatura apostolica per sollecitare la nomina a vescovo
di Forte era stata scritta dallo scomparso monsignor Luigi Pignatiello: si
faceva notare che l’ultimo cardinale-teologo a Napoli era stato Sisto Riario
Sforza, erano i tempi di Garibaldi e dell’Unità d’Italia.
LE SUE OPERE TRADOTTE IN PIÙ
LINGUE, MA SCRIVE ANCHE CANZONI
Ha guidato Giovanni Paolo II
negli esercizi spirituali
Non solo teologo: Bruno Forte, napoletano, 55
anni e sacerdote da quando ne aveva 24, ha sempre cercato anche un confronto con
la filosofia, per sentieri in cui la fede poteva accompagnarsi alla ragione. Ne
è traccia il dottorato di filosofia conseguito tre anni dopo quello di teologia
(’74) e un’attività che l’ha portato a stringere rapporti di grande
dialettica con pensatori noti come Massimo Cacciari, Gianni Vattimo e Vincenzo
Vitiello, oltre che di amicizia con un cardinale-intellettuale come l’ex
arcivescovo di Milano, il gesuita Carlo Maria Martini. Ordinario di Dogmatica
alla Facoltà teologica dell’Italia meridionale, di cui è stato preside e
decano, è membro della Commissione Teologica internazionale della Santa Sede e
ha guidato il Papa negli esercizi spirituali. Saggista prolifico le cui opere
sono state tradotte in varie lingue, editorialista del Mattino, non ha mai
smesso di parlare alla gente con semplicità. La stessa che l’ha spinto anche
a scrivere canzoni poi musicate e cantate dall’attuale vescovo di Ischia
(Filippo Strofaldi) e prodotte dal Giardino dei Semplici.
È fratello di Mario, sindaco di Napoli nell’84.
cor.cas.
Giordano
legge in largo Donnaregina
la lettera d’investitura
inviata dal Vaticano
DONATELLA TROTTA
Arrivano alla spicciolata, chi in taxi, chi con mezzi propri, tutti con un buon
anticipo sull’orario della proclamazione ufficiale, prevista alle 12 in punto.
Decani, vicari episcopali, i due vescovi ausiliari di Napoli (monsignor Enzo
Pelvi e monsignor Antonio Iannone), parroci, sacerdoti dirigenti degli uffici
curiali. E poi alcuni esponenti della Pontificia Facoltà teologica
dell’Italia meridionale (il preside, Carlo Greco, il decano della sezione di
San Tommaso, Antonio Pitta, l’ex preside Adolfo Russo, docente di Teologia
sistematica), accanto a presbiteri, diaconi, un paio di consacrate ed Enzo
Piscopo, direttore del giornale diocesano «Nuova Stagione». Sono i più
stretti collaboratori del cardinale Michele Giordano, convocati ieri mattina
nella sede della Curia arcivescovile, in largo Donnaregina, per il solenne
annuncio ufficiale della nomina del teologo Bruno Forte ad arcivescovo di
Chieti-Vasto, in contemporanea con la diocesi abruzzese e la sala stampa
vaticana.
«L’invio di ”uno di noi” a un’altra Chiesa può e deve essere letto
come un ulteriore richiamo a vivere nella novità di una missione che non si
arrende mai e che si apre a nuovi orizzonti di impegno», scandisce nel suo
discorso l’arcivescovo metropolita di Napoli dopo aver letto a porte chiuse,
nel salone del palazzo curiale con l’annessa cappella, la lettera di nomina
ricevuta dal Nunzio Apostolico. Ringraziando a nome di tutti Bruno Forte (che
ascolta emozionato al suo fianco), definito «uomo, prete appassionato, generoso
tutto dedito al bene della Chiesa», il cardinale Giordano sottolinea nel suo
intervento il valore della collaborazione fra le chiese che «condividono le
stesse sfide pastorali», simboleggiato, per il presule, proprio dalla partenza
del teologo napoletano verso il suo nuovo incarico di vescovo teatino. «Una
grande gioia, per noi, ma anche una grossa perdita», soggiunge affettuosamente
il cardinale Giordano.
Gli occhi lucidi per le molteplici testimonianze di partecipazione, Bruno Forte
prende infine la parola e non nasconde la sua profonda emozione per
l’imminente distacco dalla città natale dove ha ricevuto «il dono» della
fede, del battesimo e infine del sacerdozio. Non fa mistero nemmeno della «sofferenza»
che gli è costata l’accettazione della sua nomina, accolta «in obbedienza
alla volontà del Signore». Legge alcuni passi salienti del suo messaggio
inviato ieri alla comunità ecclesiale di Chieti-Vasto e conclude, alle 12.30,
con una benedizione corale accolta da un lungo applauso. Il sindaco Rosa Russo
Iervolino, presente in Curia per un concomitante impegno, si dice «doppiamente
felice» per la nomina di Forte in una diocesi che per lei è «una seconda casa».
«Forte - aggiunge - succede a un altro grande vescovo, don Dario Menichelli,
ora arcivescovo della diocesi di Ancona-Osimo, allievo del cardinale Achille
Silvestrini. E mi pare che i due vescovi si somiglino un poco, nel loro profilo
di studiosi raffinati con una forte spinta pastorale. Non a caso, Chieti-Vasto
è anche sede pre-cardinalizia», sottolinea. Auguri.
I messaggi di
Bassolino, Di Palma e Casavola
La città intera si stringe nella gioia a
Bruno Forte. Tra i messaggi augurali, quelli del presidente emerito della Corte
Costituzionale Franco Paolo Casavola, del governatore Antonio Bassolino (che ha
sottolineato la capacità di Forte di «tenere sempre insieme l’azione
evangelica tra la gente e l’impegno negli studi teologici e filosofici
favorendo spazi di confronto con studiosi di tutto il mondo») e del
neo-presidente della Provincia di Napoli, Dino Di Palma, che evidenzia «l’impegno
straordinario profuso in questi anni» da parte di Forte, figura di «alto
valore morale che ha rappresentato moltissimo per tutta la città di Napoli
Cacciari: era
scritto nel suo destino
«Era ora. Era il suo destino». Il filosofo
veneziano Massimo Cacciari non ha dubbi nel commentare la nomina di Bruno Forte
ad arcivescovo di Chieti-Vasto: «Sono felicissimo per Bruno di questa
conclusione, che mi sembra predestinata, del suo percorso, sia di prete che di
teologo», dice Cacciari, intellettuale non credente da tempo in dialogo fecondo
con il suo grande amico teologo napoletano. Basti solo pensare al volume Trinità
per atei, edito da Raffaello Cortina, singolare confronto tra Forte, un
interlocutore immaginario e tre filosofi reali (appunto Cacciari, Giulio
Giorello e Vincenzo Vitiello), sedotti dalla rivelazione di un Dio trinitario.
«Bruno - continua Cacciari - aveva bisogno di un popolo da seguire: era la sua
vocazione profonda, accanto a quella scientifica, della ricerca e
dell’insegnamento. Bastava vederlo in azione nella parrocchia della Sanità
per rendersene conto. Perché oltre ad essere un grande studioso, Bruno è prima
di tutto un uomo di Chiesa, nel senso conciliare dell’”ecclesìa”: un uomo
di comunione con tutto il popolo sacerdotale. E la mia profezia è che questo è
solo il primo passo verso un’ulteriore ascesa».
Anche il mondo laico napoletano esulta: per Lucio Pirillo, presidente dell’Uneba
(Unione nazionale enti di beneficenza e assistenza), «si tratta di un segno
importante per i laici, perché è il riconoscimento e il punto di arrivo per
l’evoluzione di una generazione concliliare della Chiesa cattolica incarnata
con grande spessore intellettuale da Bruno Forte». Gli fa eco Mario Di
Costanzo, consigliere nazionale dell’Azione Cattolica e direttore
dell’ufficio laicato della Curia: «Forte ha una grande capacità di parlare
ai giovani. La sua nomina è un segno di grande vitalità della Chiesa
napoletana, che in poche settimane ha visto monsignor Agostino Vallini diventare
Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e ora - dopo Filippo
Strofaldi vescovo di Ischia - Bruno Forte arcivescovo».
do.tro.
E a Chieti il
saluto con le campane
MARIO D’ALESSANDRO
Chieti. Suono di campane a festa in tutta l’Arcidiocesi di Chieti-Vasto ieri a
mezzogiorno, mentre l’amministratore apostolico, monsignor Edoardo Menichelli,
arcivescovo di Ancona-Osimo, annunciava in Curia, alla presenza del prefetto di
Chieti, Aldo Vaccaro e del questore, Sandro Artizzu, di sacerdoti e fedeli, la
nomina del suo successore, don Bruno Forte.
Dopo aver dato lettura della lettera di nomina del nunzio apostolico, ha
invitato i presenti «ad accogliere come un dono il nuovo arcivescovo» di cui
ha ricordato le qualità di teologo e di studioso. Un caloroso applauso ha
accolto l’annuncio. Monsignor Menichelli ha poi aggiunto: «Ho già sentito più
volte don Bruno Forte che incontrerò a Roma mercoledì 30 giugno. Mi dovrete
sopportare per qualche mese ancora come amministratore apostolico, perché don
Bruno dovrà essere consacrato vescovo». In molti ricordano le lezioni tenute a
Chieti all’Istituto Teologico Abruzzese Molisano e alla Facoltà di Lettere e
Filosofia dell’Università «D’Annunzio», di cui nel messaggio inviato ai
sacerdoti e ai fedeli, letto da Menichelli, dice di conservare «un prezioso
ricordo». Don Luigi Gentile, Preside delll’Istituto Teologico Abruzzese
Molisano e ordinario di Storia della Filosofia all’ateneo «D’Annunzio» ha
commentato: «Una nomina prestigiosa per l’Arcidiocesi di Chieti-Vasto, perché
l’arcivescovo eletto unisce mirabilmente in sé ad altissimo livello il
binomio fede-sapere da cui ci sarà una ricaduta positiva sulle attività
pastorali di una comunità ecclesiale, guidata da un «presbiterio - come don
Bruno ha scritto nel suo messaggio - generoso e fedele, colto e appassionato
della causa del regno di Dio».
La notorietà del teologo e del «cristiano che non rifugge dal confronto con il
nostro tempo», come l’ha definito in un messaggio il sindaco di Pescara,
Luciano d’Alfonso, hanno creato un clima di simpatia e di attesa intorno al
nuovo arcivescovo.
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