
La convergenza Cristiana
Il Cristianesimo ha due culle:
l’una è la Galilea, l’altra è l’Anatolia. Non è
un caso se il primo imperatore convertito, Costantino il Grande,
pensò di trasferire la capitale da Roma a Bisanzio;
probabilmente era il segno del riconoscimento di un primato
culturale, oltre che strategico. La religione cristiana ha potuto
ottenere la diffusione che ha avuto perché, ammantandosi di
misticismo anatolico, ha reso accetto agli occhi europei il suo
nucleo di ebraismo. Erano i tempi in cui nell’oriente
dell’Impero andava per la maggiore il culto di Mitra e
quando la Bibbia veniva proposta ai sudditi romani così come
stava, questi la rifiutavano percependola come una tradizione
estranea.
Molti sono gli elementi che fanno supporre un’assimilazione cristiana di contenuti appartenenti alla quasi confinante Anatolia:
- Gli animali comuni al culto frigio (leone, toro, aquila) sono stati introdotti nel simbolismo degli evangelisti. Il leone, originariamente associato all’elemento marino, è stato così assunto ad emblema di San Marco.
- L’oscuro dogma della verginità della Madonna non è nuovo alla dea anatolica che come sappiamo dai testi era contemporaneamente vergine inviolata e madre degli dei. In più, l’iconografia della Vergine che schiaccia la testa del serpente non può non evocare il citato conflitto fra la dea creatrice ed il serpente.
- Il mistero Eucaristico appare
comprensibile, in prospettiva storica, se lo si paragona alla
complementarità del pane e del vino che in precedenza troviamo
legati a Demetra e Dioniso. Nell'immagine a sinistra è raffigurato Dioniso-Bacco (due secoli prima di Cristo).
- Il 25 dicembre era in origine la festa pagana del "Sol invictus" introdotta dall’imperatore Aureliano; nel giorno del solstizio d’inverno commemorava la nascita del dio solare Mitra.
- Il 25 dicembre nacque anche Attis, dalla "vergine" Nana. Il mite Attis esigeva il battesimo ed era parimenti un dio di redenzione. Era sia il Padre che il Figlio divino ed i suoi adoratori consumavano il pasto sacro di pane e vino (il sangue del dio). Nel racconto tramandatoci egli risulta morire il 23 marzo e risorgere il terzo giorno.
Lampanti somiglianze, già note ai padri della Chiesa i quali le dibatterono a lungo e infine le giustificarono come opera del maligno.