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Serenissime meditazioni

Utilizzando immagini - suoni e sensazioni, queste meditazioni creano una mappa mentale in linea con la tradizione dell'etnia veneta. Non esistono reconditi significati ideologici da allacciare all’etnopurismo o alle politiche di campanile. Non è nelle intenzioni di nessuno fondare una nuova setta sull’onda dell’inizio millennio, né tanto meno riesumare il culto pagano con riti esteriori e frequentazione delle rovine dei templi. Già si è detto nella premessa introduttiva che la stirpe veneta è estinta, non ha quindi senso proporre questi tipi di continuità. La meditazione sugli ideali culturali degli antichi Veneti resta un fatto puramente interiore, destinato a quell’elite di sperimentatori che si nutre ancora di nobili emozioni. La struttura a gradini permette infatti di modificare lo stato mentale fino ad un apice "senza filtri" ove si passa dalla rappresentazione della realtà alla Realtà stessa (dalla mappa al territorio).

Le pratiche meditative rientrano nelle modalità virtuali di espressione, che del resto permeano e caratterizzano la realtà della nostra epoca video-dipendente. L’immaginazione a differenza della fantasia stabilisce un contatto creativo con gli aspetti più profondi della vita. Le tecniche di visualizzazione sono state usate da quasi tutti i culti del passato, sia orientali che occidentali, perché rappresentano il fondamento del rapporto interiore con le immagini sacre e con la loro soggiacente energia. L'anima non pensa mai senza immagini (Aristotele). L'immaginazione è dunque la porta dell'anima, mentre la musica è la voce dello spirito e le sensazioni interiori sono il veicolo del corpo. Oggi con la PNL (Programmazione Neuro Linguistica) le forme di rappresentazione mentale sono state ampiamente reintrodotte per il conseguimento del benessere e del successo personale, oltre che per fini terapeutici. Sia nella PNL che nel Cybercult, sono tuttavia necessari degli esercizi preliminari al fine di riappropriarsi della capacità di visualizzare. Per gradi l’esercitazione consiste nell’osservare attentamente un oggetto, ad esempio una penna, e poi ad occhi chiusi ricostruirne mentalmente l’immagine nei minimi particolari. Si può quindi passare all’osservazione di un’intera stanza, con tutti gli oggetti e mobili che contiene, e poi ricostruirla mentalmente. Oppure, si guarda dalla finestra una scena in movimento e la si visualizza. Dopo un certo numero di giorni di questo allenamento si giunge alla padronanza della tecnica e si è in grado di visualizzare per intero anche le scene dei racconti mitologici, come facevano gli antichi sacerdoti. Un elemento da non tralasciare è il patrimonio della propria attività onirica; per ricordare i sogni notturni bisogna prendere l’abitudine di trascriverli su un’agenda ogni mattina. Col tempo ci si accorgerà come alcuni sogni abbiano stretto legame con le meditazioni eseguite, conviene allora inserire quelli con contenuto intenso e positivo al termine della corrispondente meditazione. Ad esempio se si sogna un leone rampante sotto una cascata, questo va inserito un attimo prima di concludere

Sono sufficienti 15-20 minuti al giorno per una buona pratica meditativa. L’ordine della serie di meditazioni è molto importante. E’ indispensabile che le esercitazioni obbediscano alla sequenza numerica riportata nel testo, senza saltare passaggi. Una volta raggiunta gradualmente l’ultima meditazione, si deve ripercorrere la sequenza in senso inverso (dal n.14 al n.1). Tornati all’inizio ricominciare da capo la sequenza e via così, ciclicamente. La posizione da assumere durante la meditazione deve comprendere una colonna vertebrale bene dritta, si può stare seduti in terra con le gambe incrociate alla maniera orientale o semplicemente seduti su una sedia. L’allenamento mentale non ha regole diverse da quelle dell’allenamento di un atleta, per cui più spesso ci si allena migliori sono i risultati.

Alla pratica della meditazione non esistono controindicazioni particolari, salvo la preesistenza di una patologia psichica. In questo caso è indispensabile sottoporsi ad uno specialista prima di intraprendere ogni forma di pratica. La visualizzazione è una tecnica che semplicemente mette in contatto con le forze creative dell’immaginazione e il suo scopo è destare la consapevolezza degli archetipi latenti in noi. Ogni altro uso di queste tecniche è deleterio, in quanto ricade nell’infantilismo del pensiero onnipotente che sta alla base delle pratiche magiche.

Sorge spontanea la domanda: . La risposta è semplice:. Dal momento che al termine della pratica i meriti acquisiti vengono idealmente devoluti per il bene di tutti gli esseri.

 


Il caduceo e i Titani

In Paflagonia il culto del serpente e del dio Asklepios faceva parte del culto ctonio già prima dell’arrivo dei Veneti, quando ancora la regione era abitata dalle popolazioni non indoeuropee (i Leucosiri). Il caduceo sottintende sette centri di forza corrispondenti ai Titani e localizzati lungo l’asse della colonna vertebrale. A ciascun centro è legato un dato colore, una vocale e un animale mitico. In queste prime sette meditazioni si può associare un sottofondo musicale, ma che sia senza testo e molto ritmato. Prova le sette meditazioni di Coniglio viola.

La Respirazione del Caduceo precede ogni meditazione sul titano:

A)Tappare la narice destra col pollice ed espellere l’aria dall’altra narice con una violenta contrazione dell’addome, dopo l’inspirazione passiva sinistra tappare la narice sinistra col dito medio ed espellere l’aria dalla destra, alternare senza interruzione per due-tre cicli di una decina di veloci espirazioni. B)Tappare la narice destra col pollice e visualizzare una luce bianca che entra dalla narice sinistra, scende lenta disegnando le curve di uno dei due serpenti del caduceo, ruota alla base della spina dorsale e risale ondulata sulle traccia dell’altro serpente (l’aria esce sempre dalla narice opposta). Continuare per alcuni cicli alternando le narici. C) Visualizzare una luce bianca che scende dalla testa lungo il canale centrale, ruota alla base della spina dorsale e risale dritta ad uscire dalle due narici insieme. FILMATO ILLUSTRATIVO

Il simbolo della vita

L’Anatolia fu il centro gravitazionale da cui si diffusero lentamente nel resto d’Europa i culti agricoli. Il cerchio entro il cerchio risale ad epoca neolitica quale emblema della generazione: da una vita ne nasce un’altra, simile alla precedente ma nello stesso tempo autonoma. Il simbolo è stato in seguito adottato dai Frigi e da questi è passato ai Veneti dell’alto Adriatico, ove è onnipresente nella decorazione di oggetti di culto, piatti, ciotole, vasi, scettri e monili.

 

Apri le porte dell'anima:

Meditazione di Kronos


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