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Stromboli, terra di Dio
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Evocativamente luogo di delizie
turistiche e reminiscenze letterarie e cinematografiche, oggi
Stromboli è un'isola fantasma devastata dalla furia del
gigante che incombe.
Mentre negli anni '50 Roberto
Rossellini nel suo
film metteva in evidenza quanto fosse difficile vivere in
questa terra, si innamorò - proprio in quest'isola - appassionatamente.
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Isola-vulcano di una sobria
e inquietante bellezza, Stromboli emerge dal mare con i suoi
picchi scoscesi e ripidi e la costa poco ospitale. La mancanza
quasi totale di strade, il paesaggio dall'aspetto selvaggio,
ma soprattutto, e sopra tutto, l'incombente vulcano che metodicamente
ricorda la sua presenza con sbuffi di fuoco e lapilli, esercitano
una strana e singolare attrazione. Nota fin dall'antichità
per il suo vulcano in attività continua, qui secondo la
leggenda sorgeva la reggia di Eolo ('la bronzea sulle alte colonne')
e il colore di alcune zone dell'isola conferma l'esatta immagine
poetica di Omero.
Di certo le esplosioni del cratere sono state uno dei fari più
conosciuti per i navigatori dell'antichità, da cui le
venne il nome di 'Faro del Tirreno'. Popolata e relativamente
fiorita in età romana e tardo-romana, abbandonata nell'alto
Medioevo, è tornata ad essere abitata solo nei secoli
più vicini a noi ed è diventata meta turistica
soprattutto dopo le riprese del film di Rossellini Stromboli,
terra di Dio (1950), quando sui giornali di tutto il mondo
rimbalzò il nome di Stromboli, di Vulcano, Rossellini,
Ingrid Bergman e Anna Magnani dando così una notorietà
internazionale alle isole Eolie.
L'arcipelago delle Eolie, composto
da sette isole vulcaniche disposte a semicerchio, si sviluppa
per una lunghezza complessiva di 75 km nella porzione meridionale
del Tirreno, di fronte alle coste siciliane. La forma arcuata
dell'arcipelago è simile a quella di ben più grandi
'archi' vulcanici come quelli del Giappone, della Sonda e delle
Antille, con i quali ha in comune l'origine. Questi archi si
formano infatti in seguito allo scontro tra la crosta di un oceano
e quella di un continente, con conseguente riscaldamento delle
rocce che in profondità fondono parzialmente generando
i magmi vulcanici.
Frequentemente, alle spalle
della zona interessata dalla compressione generata dallo scontro
crostale, si apre una zona in distensione che sprofonda creando
un bacino marino denominato 'marginale'. L'arco eoliano è
stato originato dalla collisione tra la crosta continentale calabro-sicula
e la crosta ionica, di tipo oceanico. In questo caso, il bacino
marginale distensivo associato all'arco vulcanico è rappresentato
dal Mar Tirreno. I vulcani dell'arco eoliano nacquero da profonde
fratture del fondo marino e solo dopo un lungo periodo di crescita
sottomarina alcuni di essi riuscirono ad emergere.
Da questo momento fino ad oggi
riconosciamo nella loro crescita quattro principali periodi di
attività eruttiva: un primo periodo (ca. 1 milione di
anni fa) in cui iniziò l'attività a Filicudi; un
secondo (tra 430.000 e 200.000 anni fa) in cui proseguì
la crescita di Filicudi, si formò Panarea, iniziò
la crescita di Salina e Lipari e nacque Strombolicchio; un terzo
(tra 160.000 e 110.000 anni fa) in cui l'attività eruttiva
fu particolarmente intensa e continuò l'edificazione di
Salina, Lipari e Filicudi mentre si formarono Alicudi e Vulcano;
un quarto (da 110.000 anni fa ad oggi) in cui si concluse l'edificazione
di Alicudi, continuò quella di Vulcano e crebbe Stromboli.
Oggi più che mai quest'isola
nel Mediterraneo è luogo in cui le forze della natura
- magiche e misteriose - si manifestano in tutta la loro potenza,
forze che solo un Dio sarebbe in grado di contrastare. Negli
ultimi giorni dell'anno 2002, una parte del cono del vulcano,
in attività continua, è crollata in mare causando
uno 'tsunami', un'onda anomala alta circa 20 metri che si è
abbattuta sulla costa, travolgendo barche, danneggiando case
e mettendo in fuga turisti e abitanti. E da settimane il vulcano
erutta lava incandescente, che scende fino in mare, incenerendo
alberi, ingrigendo le spiagge. Ma la paura non è dove
si vede: la paura sta in quello che nessuno è in grado
di prevedere.
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