1965 - Di nuovo campione!
Il
'65 fu un anno esaltante. Clark vinse su tutti i fronti: dalla 500 miglia di
Indianapolis alla Tasman Cup; vinse gare con la Lotus Cortina e con la Lotus
30. I suoi successi cominciarono con una vittoria in Sud Africa il 1 gennaio….
Fu l'anno del riscatto, per tutte le cose che non erano andate bene nel 1964.
L'anno che vide il giovane asso dare il meglio di sé, dimostrando marcata superiorità
in ogni classe in cui concorreva. Ricorda Colin Chapman, manager Lotus "Jimmy
guidava secondo un piano che gli consentiva volta per volta di salvaguardare
il motore e di conservare le proprie energie assicurandosi la vittoria. Mai
volli controllarlo quando era sul campo. Tutto quello che facevo era garantirgli
tutte quelle informazioni di cui necessitava e lasciargli gestire l'intera gara.
Il GP del Sud Africa vide Clark partire in pole e condurre così la gara dall'inizio
alla fine La Lotus Climax 33 stava vivendo la propria gloria e dimostrò ciò
nel confronto al mezzo minuto di margine con Surtees, campione dell'anno precedente
Venne poi lo strepitoso successo della Tasman Cup, nel quale si aggiudicò 5
vittorie sulle otto gare complessive
Ritmo fantastico
Fedele
alla propria consuetudine di prendere parte alle gare non di campionato della
F1, Clark tornò in GB per la corsa di Brand Hatch, dove vinse il primo giro
senza problemi , ma incorse in un incidente nel secondo, dal quale uscì un pò
stordito, ma Che dovesse finire dietro il leader della corsa, Dan Gurney gli
pareva inaccettabile: voleva vincere, ma sentiva che la sua non era la macchina
più veloce. La sua specialità consisteva nel "tirare fuori la tigre"da se stesso,
quando era sollecitato Subito dopo Brand, partì per Sebring per prendere parte
ad una gara su di una Lotus Cortina, che vinse per due giri. Ripreso l'aereo,
tornò in Inghilterra vincendo a Goodwood ed a Siverstone. In aprile vinse ancora
a Pau, per la F2, sotto una fitta pioggia salendo in vetta al campionato francese.
Fu assente a tutti gli altri appuntamenti, compreso il GP di Monaco, di maggio,
ma partecipò alla 500 miglia di Indianapolis, nella quale trionfò . Graham Hill
volle approfittare di quell'assenza per accumulare una buona serie di successi
a Monaco, non tuttavia senza confrontarsi con la tenacia di quella che appariva
una nuova promessa: Jackie Stewart era arrivato … Riprendendo il campionato
al GP del Belgio di Spa, dette prova di tutta la sua bravura, vincendo di un
minuto su Stewart e distaccando di giri su giri tutti gli altri piloti. Non
vi è dubbio sull'importanza che a questo riguardo rivestiva pure la nuova versione
della macchina, avendo la Coventry Climax fornito alla Lotus per l'occasione
un motore esclusivo a tempo breve, con 32 valvole Al GP di Francia però il motore
esplose, costringendo Clark a puntare su di una versione potenziata della 25,
equipaggiata con un "datato"motore a due valvole. Malgrado l'evidente handicap,
la sua notevolissima abilità in pista ebbe ancora una volta la meglio sui limiti
della macchina: alle qualifiche fu pole e la gara si concluse con una vittoria
per un solo mezzo minuto su Jackie Stewart.
Sotto pressione
Il
GP di GB vide Clark impegnarsi ai massimi livelli. Con il nuovo motore conseguì
la pole, tuttavia, malgrado il promettente esordio della gara vera e propria,
mentre si trovava in testa, intorno al 40° giro, notò un progressivo calo della
pressione dell'olio in corrispondenza di alcune curve: poteva ridurre, ma non
eliminare il problema, quindi prese ad abbassare i giri del motore proprio mentre
si avvicinava a quei tratti. Stava cominciando a perdere quattro secondi a giro
ma presto la sua abilità tecnica unita e le sue incredibili doti di improvvisazione,
lo aiutarono a ridurre questo "salasso" a soli due secondi. Il rivale Hill avanzava
rapidamente, ma non tanto da recuperare il proprio distacco su Clark, che tagliò
il traguardo con 3,2 secondi di vantaggio Fu poi la volta del GP d'Olanda, che
Clark vinse su di una vecchia Climax, segnando un ampio distacco su Stewart:
era la sua quinta vittoria consecutiva del '65! Con questo spirito andò al Nurburgring,
puntando al gradino più alto del podio che in quella sede come pilota F1 ancora
non aveva conquistato. Dominò la corsa con la sua 32 valvole segnando il miglior
tempo mai totalizzato e vinse con sedici secondi di vantaggio su Hill Il suo
secondo titolo, dopo la vittoria di Indianapolis ebbe enorme eco: i media reputavano
ora Clark alla stessa altezza di Moss e di Fangio, se non oltre, conferendogli
un'importanza da star cinematografica. Clark dette il meglio di sé nel 1965,
arrivando a toccare il tetto di ben diciannove vittorie, contro le dieci di
Hill e le tre di Surtees e Gurney. Un anno strepitoso per la Lotus ed il suo
leader Colin Chapman che ora, con orgoglio, consegnava al suo preferito la corona
d'alloro di campione del mondo.
| Classifica | Punteggio | Titolo |
|
6
vittorie
|
54
|
Campione
del Mondo
|
1966 - Sventura
La
Lotus volle inauguare l'anno con un nuovo tipo di motore, il BRM H16 che si
sarebbe rivelato di gran lunga al di sotto delle aspettative. Le premesse di
quella che sarebbe stata una stagione negativa, si delinearono già all'esordio
campionato, con la Tasman Cup: la Lotus 39 pur essendo stata progettata per
un motore Coventry Climax 16 fu equipaggiata per l'occasione con una ben più
modesta versione Climax FPF, scarsamente competitiva. Jack Brabham, principale
rivale della scuderia di Colin Chapman, aveva invece meglio di chiunque altro
considerato che una monoposto fornita di un motore da tre litri, adeguatamente
potente, avrebbe senza alcun problema avuto la meglio su una qualsiasi versione
da un litro e mezzo, oltrecché sulle vecchie versioni da tre litri, prototipi
risalenti all'epoca del due litri e mezzo. La sua Brabham aveva un motore da
tre litri, il Repco, costruito in lega V8, della Buick Oldsmobile, e disponeva
di un albero a camme a testate singole, atte a sviluppare in sé una trazione
non superiore ai 315 cavalli. Ma il vero lato forte di quel motore era dato
dalla possibilità di essere adattabile ad un telaio poco più grande di una versione
da un litro e mezzo. Il risultato era un rapporto estremamente favorevole fra
peso e trazione, con ineguagliabili performance che si situavano fra i 350 ed
i 400 cavalli Il GP di Monaco vide Jimmy Clark partire in pole: il gap tecnico
della sua vettura fu inizialmente compensato dai molti tornanti del circuito,
ma un guasto occorso ad una delle sospensioni lo condannò ad un secondo posto.
Le cose andarono ancor peggio in Gran Bretagna, dove dovette addirittura accontentarsi
di un quarto posto. Questo era lo scotto per l'eccessiva fiducia accordata al
motore BRM…. Al GP d'Olanda Brabham realizzò che Clark, con la sua versione
2-litri della Climax 33, era all'altezza del suo Repco Brabham BT19…Ma il motore
della Lotus finì con il produrre un guasto all'impianto di raffreddamento, obbligando
Clark a fermarsi. La corsa si concluse per lui con un terzo posto.
Non intendeva accettare la sconfitta…
Al GP di Germania del Nurburgring, Clark volle puntare tutto sulla pole, che
conquistò con forte impegno A Zandvoort, egli dimostrò ancora che la due litri
Climax poteva sì vincere, non fosse che il conseguimento di tale obiettivo era
ostacolato da un gap tecnico, nei confronti soprattutto della Brabham, il cui
superamento si stava facendo troppo attendere. La sfortuna purtroppo colpì ancora
a Spa, dove il cedimento di una sospensione gli fece passare un gran brutto
momento, ed al GP di Francia, quando fu colpito in volto da un volatile, mentre
procedeva ad alta velocità, riportando una ferita che lo impossibilitò a dare
il meglio di sé
all'immediatamente
successivo GP di Gran Bretagna L'intera stagione fu dominata da Brabham, che
guidava molto bene ed era ben conscio di possedere l'auto più robusta ed affidabile
Sul versante Lotus, Colin Chapman era oramai definitivamente arroccato sulla
difensiva e puntava a continuare a gareggiare a tutti i costi, in attesa di
una possibile svolta: una Climax due litri a 32 valvole, inserita in un telaio
da 33 avrebbe consentito a Clark di tornare vincitore Solo a Watkins Glen apparve
un raggio di speranza: il motore H16, che sino a quel momento era stato motivo
di problemi, fu intercalato in una Lotus 43,. dimostrandosi finalmente efficace
ed affidabile e consentendo a Jimmy Clark di riconquistare il gradino più alto
del podio.
1967 - Ripresa!
Se il 1966 aveva visto la Lotus alle prese con una tecnologia relativamente obsoleta in rapporto ai propri rivali, il 1967 segnò il superamento di questo gap: quell'anno il Team entrò in società con la Ford e la Cosworth, siglando un accordo che avrebbe fatto storia. La piccola e bella Lotus 33, provvista di un motore Climax due litri venne nuovamente impiegata per la Tasman Cup, riportando Clark sul podio, al primo posto. Il GP del Sud Africa vide lo sfortunato impiego del motore H16, che entrato nuovamente in avaria fu accantonato per far posto ancora alla 33, al successivo GP di Monaco. Fu l'ultima occasione in cui si fece ricorso alla piccola monoposto: il cedimento di una sospensione ne decretò la fine della carriera Per l'imminente gara di Zandvoort, Colin Chapman avrebbe tuttavia avuto migliori chance…
Innovazione
La
Ford, desiderosa di costruirsi una reputazione in ambito sportivo, aveva da
poco sovvenzionato la Cosworth perchè producesse un motore tre litri V8, il
modello DVF, basato su di una coppia di quattro cilindri FVA, che fu poi fissato
sul retro della nuova Lotus 49. La sospensione sottostante fu agganciata da
un lato al motore e dall'altro al blocco del cambio: lo scopo era quello di
creare una macchina che rispondesse al massimo a criteri di aerodinamica ed
al tempo stesso
presentasse una serie di vantaggi sui concorrenti . La macchina entrò appunto
in scena con il GP d'Olanda di Zandvoort. Vi era appena stato un nuovo acquisto
alla Lotus, Graham Hill, che segnò miglior tempo alle qualifiche conseguendo
la pole. Ma il giorno della gara vide un successo strepitoso di Clark, che glorificò
la vettura ed il suo nuovo motore Ford Cosworth. Seguì un sesto posto in Belgio,
per via di un guasto, ed un'altra clamorosa vittoria al GP di Gran Bretagna.
Un'altra lotta a Monza
Di
nuovo al GP d'Italia di Monza, Clark mostrò quello che la macchina era in grado
di fare. Uscito di pista per una foratura, rientrò subito in gara con nuovi
pneumatici con un intero giro di svantaggio in rapporto agli altri concorrenti.
Uno per uno, prima Hulme (Brabham) ed Hill uscirono di pista, lasciando Clark
a soli cinque chilometri dietro a Jack Brabham, il cui motore cominciava ad
andare su di giri ed a Surtees, (Honda ) che letteralmente stava volando. Nell'inseguimento
Clark ripetutamente segnò lap record, entrando in testa all'ultimo giro. Ma
il dramma non era finito: a pochi chilometri dal traguardo la sua Lotus stava
finendo il carburante e perdeva velocità; Brabham superò Surtees ma perse fatalmente
di giri, scivolando sull'olio lasciato dall'esplosione del motore di Hill e,
proprio davanti al traguardo, Surtees passò in testa, vincendo. Alla fine di
quel GP estremamente combattuto, fu terzo posto per Clark Le ultime gare della
stagione videro un clamoroso successo alla 500 di Indianapolis ed un altro ancora
al GP del Messico, per un totale di 41 punti (quattro vittorie, un terzo ed
un sesto posto) non abbastanza per insidiare quanto complessivamente conseguito
da Denis Hulme, futuro acquisto per la neocostituita scuderia di Bruce McLaren,
la cui ascesa al titolo (solo due vittorie ma parecchie qualifiche) era inarrestabile,
e confermava la validità del funzionale ed affidabile motore Repco-Brabham.
Si è erroneamente detto che Clark volesse ritirarsi con il conseguimento del
secondo titolo: in realtà alla fine del '67 era ancora estremamente motivato
e fiducioso nella sua Lotus 49 non vedendo l'ora di partecipare alla Tasman
Cup del gennaio 68. Non dimentichiamo che al tempo stesso egli aveva costantemente
mantenuto in piedi il suo impegno per la Formula due, per la quale lo stesso
anno aveva conseguito due vittorie, a Madrid ed in Finlandia, al volante della
sua Lotus 48F2. La volontà di continuare c'era; la macchina su cui contare,
pure: le aspettative erano le migliori ma l'anno a venire le avrebbe inesorabilmente
e definitivamente stroncate. E con esse, il suo protagonista.
1968 - Trionfo e tragedia
La stagione del 1968 season cominciò all'insegna della continuità con i risultati e le buone premesse della precedente. Hill fu confermato in Lotus Il campionato ebbe come consuetudine inizio a gennaio, in Sud Africa: Clark vinse lì la sua terza gara in successione, totalizzando il top assoluto dei GP vinti, 25 contro i 24 di Fangio. Fu quindi la volta della Tasman Cup, in Australia e Nuova Zelanda dove con la sua Lotus 49, divenuta un'eccellente macchina grazie al due litri e mezzo Ford-Cosworth, strappò ben quattro vittorie sulle sete gare complessive. L'esordio era stato eccellente e tutto era andato per il meglio. Sino a quel momento! La Lotus aveva intanto lanciato un nuovo look dopo la Tasman Cup, che ne trasformava i tradizionali colori della monoposto, verde e giallo, in rosso, bianco ed oro: secondo il marchio di una casa di sigarette, la Gold Leaf, che dette addirittura nome al nuovo team.Fu una delle più discusse iniziative prese da Chapman. Ma Clark non avrebbe mai gareggiato in alcun GP con quei colori… Dall'Australia tornò in GB, per testare una nuova versione con turbina a gas, la Lotus 56, che Colin Chapman stava progettando per Indianapolis.
Morte ad Hockenheim
Il
31 Marzo Clark partecipò ad una gara di F2. Il successivo weekend, secondo contratto,
avrebbe dovuto correre, sempre per la F2, con un prototipo Ford alla BOAC 500
di Brands Hatch, ma ritardi nella conferma di tale scadenza lo portarono ad
accettare, in
sostituzione, una gara fissata per il Gold Leaf Team Lotus, sul circuito di
Hockenheim. Come apprese della nuova decisione, Clark ebbe un moto istintivo
di insoddisfazione: quella pista non lo ispirava tanto, ma non volle opporre
eccezioni. Quel giorno del 7 aprile 1968 la pista era umida; la gara, insignificante.
Non si era mai sentito così demotivato in tutti gli anni precedenti. Qualcuno
fece in tempo a scattare una foto: sarebbe stata l'ultima. Correndo ai 240 all'ora,
si schiantò al quinto giro contro un gruppo di abeti. La morte fu istantanea.
Incredulità e sconcerto
La notizia pareva incredibile Le supposizioni si sprecarono sul perchè della tragedia. Si cercò di capire cosa fosse successo dai tanti poveri rottami della macchina ma era tutto inutile: l'unico dato di fatto era che "Jim" non c'era più e con lui una parte di storia della F1, che da quel momento non sarebbe più stata come prima.. Televisioni, giornali e riviste dettero gran spazio alla scomparsa Time Magazine gli dedicò la copertina: era un quadro che ritraeva il grande pilota al volante. Clark, non era stato soltanto un asso di quegli ultimi anni, ma un uomo nato e cresciuto col fascino della velocità, in grado di entrare in simbiosi col proprio mezzo, percependone la meccanica come il suo stesso ritmo vitale Ai suoi funerali, in Scozia, parteciparono tutti i grandi nomi dei GP. Chris Amon disse significativamente: "Abbiamo perso il nostro leader" In effetti Clark lasciò un vuoto che nessuno dei suoi successori, per quanto bravo sarebbe stato in grado di colmare Lasciando parlare le cifre, colpisce l'impressionante record di successi da lui totalizzati: in sole otto stagioni Clark vinse 25 gran premi (senza contare le numerose gare di extracampionato nelle quali trionfò), fece pole per 33 volte e segnò record di giro in 27 occasioni. Tutto questo su di un totale di 72 gare. Sorprendentemente solo in un'occasione finì secondo.
In memoria
Graham
Hill rispose alla tragedia dando tutto se stesso nel mondiale di quell'anno,
che si aggiudicò, onorando la sua Lotus 49. Era un omaggio al suo grande compagno
scomparso. Il record di vittorie di Clark stesso fu superato da un altro asso
scozzese, Jackie Stewart, che però conseguì tale primato lungo un arco di tempo
ben più lungo. Clark nel '68, a soli 32 anni era al meglio, e sarebbe stato
certamente imbattibile Per non chiudere questo ritratto commemorativo con la
triste ultima immagine dell'incidente mortale di Hockenheim, voglio presentare
una foto di "Jimmy", a mia parere la più bella, che meglio di qualsiasi resoconto,
questo incluso, descrive il Campione quale egli era.