Giovanni da ISRAELE

HUMOR NERO PER SOPRAVVIVERE

Dopo varie settimane che non mi aggiro nella zona del mercato di Gerusalemme, Mahane Yehuda, ho l'occasione prorpio oggi di andarci a mangiare con un po' di amici. Il shuq e' un'esperienza incredibile ogni volta che ci si va. Odori profumi colori sapori del medioriente si mescolano alle grida dei venditori, alle contrattazioni sul prezzo delle fragole, alle discussioni sul gusto di uno dei quindici tipi di dattero, allo sporco dei vicoli e ai discorsi di anziani e giovani che qui s'incontrano ogni giorno. la parte piu' interessante del mercato e' il shuq iraqi, il mercato iracheno, dove si trogvano venditori di origine irachena e ristorantini e trattorie che cucinano specialita' irachene. Qui si sente ancora parlare iracheno (nella variante di Baghdad o di Mosul) e alle volte anche curdo. Si mangia majadra, kubbe, mussaka e si parla ebraico con accento iracheno.
"Andiamo a Mahane Yehuda a mangiare?", "Si ho voglia di kubbe oggi", "ottimo aspettate un attimo, compro la ricarica del telefono e arrivo" "Ok, ti aspettiamo, cosi' se si salta in aria si salta in aria assieme", ed un sorriso amaro si stampa sulla faccia di tutti. E' difficile sentire queste frasi. Mi torna in mente il Giorno del Ricordo. Riuniti in piazza Rabin a Tel Aviv migliaia di persone hanno ascoltato le storie di soldati morti in battaglia, di ragazzi morti negli attentati, canzoni, poesie e brani letterari. Chiedo ad un mio amico, "Quando finisce la cerimonia", "Non so, fra un'oretta, o quando ci sara' un attentato" con un altro sorriso amaro.
Mi torna in mente quando ho fatto un giro al sud del Paese: i miei amici / padroni di casa mi hanno accompagnato alla stazione degli autobus e mi hanno salutato dicendomi "Sta attento, l'ombrello non funziona coi qassam: se riesci schivali, altrimenti portane a casa uno". E' difficle sentire queste frasi. E' difficile digerire queste battute. E' difficile dirle formularle pensarle ed e' altrettanto difficile riderci sopra o sorridere. Difficile se ci si pensa su. Sono parole brutali, parole che ridono dlela morte e della disperazione, della tragedia e del dolore; parole che possono dar fastidio, che fanno rabbrividire. Un humor nero cinico, tutto israeliano.
E' con questo humor nero che si tira avanti; e' con questo humor nero che si puo' ancora vivere. E' un humor solidale. "Se si salta in aria, si salta in aria assieme!", e' questo che si pensa ogni volta che si sale su un autobus: ti guardi attorno e sai che in fondo non sei solo, che assieme a te ci sono altre persone, tutte quante sulla stessa barca. E' questo che si pensa ogni volta che si entra in un bar, in un ristorante in una pizzeria. E' questo humor nero che sucita risate sommesse e sorrisi di complicita' perche' la realta' altrimenti sarebbe troppo pesante.
E' troppo pesante vivere con la morte come compagna. E' troppo difficile affannarsi passo dopo passo col terrore di morire che ti appesantisce le gambe. E' atrofizzante l'idea di non poter parlare senza sparger lacrime, senza urlare per la disperazione. Allora cosa si fa? Ci si ride sopra. In Israele la vita sarebbe troppo di fficile, troppo pesante atrofizzante se si fosse appreso a riderci sopra. Allora qui si ride. Si ride di un humor nero che ti aiuta non a dimenticare, ma a convivere con la paura, a fare della morte la tua compagna, a tirare avanti con la solidarieta' e la complicita' dei sorrisi di chi ti sta vicino e che magari nemmen conosci. Dopo quell'amaro sorriso si torna alla conversazione normale e a ridere di cose normali, quasi fosse un rituale, quasi fosse una terapia di gruppo per darsi forza. "In fondo anche ad Auschwitz si rideva di Auschwitz, andiamo a mangiare".


Giovanni Matteo Quer*, da Yerushalayim, Capitale di Israele


Photo: Tel Aviv Seashore, from Hilton Hotel, courtesy of Isracam.


*Giovanni Matteo Quer, (vedi biografia), Segretario della Associazione Trevigiana italia-Israele, � autore del libro "Democrazia e diritti umani in Israele" edito da Proedi, Milano.

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