
L'IMITAZIONE
DI CRISTO
Libro I
INCOMINCIANO
LE ESORTAZIONI UTILI PER LA VITA DELLO SPIRITO
Libro 1/1 Cap.I - XII | Libro 1/2 Cap.XIII - XXV
Capitolo
I
L'IMITAZIONE
DI CRISTO E IL DISPREZZO DI TUTTE LE VANITA'
DEL MONDO
l."Chi
segue me non cammina nelle tenebre" (Gv 8,12), dice il
Signore. Sono parole di Cristo,
le quali ci esortano ad imitare la sua vita e la sua condotta, se
vogliamo essere veramente
illuminati e liberati da ogni cecità interiore. Dunque, la
nostra massima preoccupazione sia
quella di meditare sulla vita di Gesù Cristo. Già
l'insegnamento di Cristo è eccellente, e
supera quello di tutti i santi; e chi fosse forte nello spirito
vi troverebbe una manna nascosta.
Ma accade che molta gente trae un ben scarso desiderio del
Vangelo dall'averlo anche più
volte ascoltato, perché è priva del senso di Cristo. Invece,
chi vuole comprendere
pienamente e gustare le parole di Cristo deve fare in modo che
tutta la sua vita si modelli su
Cristo. Che ti serve saper discutere profondamente della
Trinità, se non sei umile, e perciò
alla Trinità tu dispiaci? Invero, non sono le profonde
dissertazioni che fanno santo e giusto
l'uomo; ma è la vita virtuosa che lo rende caro a Dio.
Preferisco sentire nel cuore la
compunzione che saperla definire. Senza l'amore per Dio e senza
la sua grazia, a che ti
gioverebbe una conoscenza esteriore di tutta la Bibbia e delle
dottrine di tutti i filosofi?
"Vanità delle vanità, tutto è vanità" (Qo 1,2),
fuorché amare Dio e servire lui solo. Questa è
la massima sapienza: tendere ai regni celesti, disprezzando
questo mondo.
2.Vanità è dunque ricercare le ricchezze, destinate a finire, e
porre in esse le nostre speranze.
Vanità è pure ambire agli onori e montare in alta condizione.
Vanità è seguire desideri
carnali e aspirare a cose, per le quali si debba poi essere
gravemente puniti. Vanità è
aspirare a vivere a lungo, e darsi poco pensiero di vivere bene.
Vanità è occuparsi soltanto
della vita presente e non guardare fin d'ora al futuro. Vanità
è amare ciò che passa con tutta
rapidità e non affrettarsi là, dove dura eterna gioia.
Ricordati spesso di quel proverbio: "Non
si sazia l'occhio di guardare, né mai l'orecchio è sazio di
udire" (Qo 1,8). Fa', dunque, che il
tuo cuore sia distolto dall'amore delle cose visibili di quaggiù
e che tu sia portato verso le
cose di lassù, che non vediamo. Giacché chi va dietro ai propri
sensi macchia la propria
coscienza e perde la grazia di Dio.
Capitolo II
L'UMILE COSCIENZA DI SE'
1.L'uomo, per sua natura, anela a sapere; ma che importa il
sapere se non si ha il timor di
Dio? Certamente un umile contadino che serva il Signore è più
apprezzabile di un sapiente
che, montato in superbia e dimentico di ciò che egli è
veramente, vada studiando i
movimenti del cielo. Colui che si conosce a fondo sente di valere
ben poco in se stesso e
non cerca l'approvazione degli uomini. Dinanzi a Dio, il quale mi
giudicherà per le mie azioni,
che mi gioverebbe se io anche possedessi tutta la scienza del
mondo, ma non avessi
l'amore? Datti pace da una smania eccessiva di sapere: in essa,
infatti, non troverai che
sviamento grande ed inganno. Coloro che sanno desiderano apparire
ed essere chiamati
sapienti. Ma vi sono molte cose, la cui conoscenza giova ben
poco, o non giova affatto,
all'anima. Ed è tutt'altro che sapiente colui che attende a cose
diverse da quelle che servono
alla sua salvezza. I molti discorsi non appagano l'anima; invece
una vita buona rinfresca la
mente e una coscienza pura dà grande fiducia in Dio. Quanto più
grande e profonda è la tua
scienza, tanto più severamente sarai giudicato, proprio partendo
da essa; a meno che ancor
più grande non sia stata la santità della tua vita.
2.Non volerti gonfiare, dunque, per alcuna arte o scienza, che tu
possegga, ma piuttosto abbi
timore del sapere che ti è dato. Anche se ti pare di sapere
molte cose; anche se hai buona
intelligenza, ricordati che sono molte di più le cose che non
sai. Non voler apparire
profondo (Rm 11,20;12,16); manifesta piuttosto la tua ignoranza.
Perché vuoi porti avanti
ad altri, mentre se ne trovano molti più dotti di te, e più
esperti nei testi sacri? Se vuoi
imparare e conoscere qualcosa, in modo spiritualmente utile,
cerca di essere ignorato e di
essere considerato un nulla. E' questo l'insegnamento più
profondo e più utile, conoscersi
veramente e disprezzarsi. Non tenere se stessi in alcun conto e
avere sempre buona e alta
considerazione degli altri; in questo sta grande sapienza e
perfezione.
3.Anche se tu vedessi un altro cadere manifestamente in peccato,
o commettere alcunché di
grave, pur tuttavia non dovresti crederti migliore di lui;
infatti non sai per quanto tempo tu
possa persistere nel bene. Tutti siamo fragili; ma tu non devi
ritenere nessuno più fragile di te.
Capitolo III
L'AMMAESTRAMENTO DELLA VERITA'
1.Felice colui che viene ammaestrato direttamente dalla verità,
così come essa è, e non per
mezzo di immagini o di parole umane; ché la nostra intelligenza
e la nostra sensibilità spesso
ci ingannano, e sono di corta veduta. A chi giova un'ampia e
sottile discussione intorno a
cose oscure e nascoste all'uomo; cose per le quali, anche se le
avremo ignorate, non saremo
tenuti responsabili, nel giudizio finale? Grande nostra
stoltezza: trascurando ciò che ci è utile,
anzi necessario, ci dedichiamo a cose che attirano la nostra
curiosità e possono essere causa
della nostra dannazione. "Abbiamo occhi e non vediamo"
(Ger 5,21). Che c'importa del
problema dei generi e delle specie? Colui che ascolta la parola
eterna si libera dalle
molteplici nostre discussioni. Da quella sola parola discendono
tutte le cose e tutte le cose
proclamano quella sola parola; essa è "il principio"
che continuo a parlare agli uomini (Gv
8,25). Nessuno capisce, nessuno giudica rettamente senza quella
parola. Soltanto chi sente
tutte le cose come una cosa sola, e le porta verso l'unità e le
vede tutte nell'unità, può avere
tranquillità interiore e abitare in Dio nella pace. O Dio, tu
che sei la verità stessa, fa' che io
sia una cosa sola con te, in un amore senza fine. Spesso mi
stanco di leggere molte cose, o
di ascoltarle: quello che io voglio e desidero sta tutto in te.
Tacciano tutti i maestri, tacciano
tutte le creature, dinanzi a te: tu solo parlami.
2.Quanto più uno si sarà fatto interiormente saldo e semplice,
tanto più agevolmente capirà
molte cose, e difficili, perché dall'alto egli riceverà lume
dell'intelletto. Uno spirito puro,
saldo e semplice non si perde anche se si adopera in molteplici
faccende, perché tutto egli fa
a onore di Dio, sforzandosi di astenersi da ogni ricerca di sé.
Che cosa ti lega e ti danneggia
di più dei tuoi desideri non mortificati? L'uomo retto e devoto
prepara prima, interiormente,
le opere esterne che deve compiere. Così non saranno queste ad
indurlo a desideri volti al
male; ma sarà lui invece che piegherà le sue opere alla scelta
fatta dalla retta ragione.
Nessuno sostiene una lotta più dura di colui che cerca di
vincere se stesso. Questo appunto
dovrebbe essere il nostro impegno: vincere noi stessi, farci ogni
giorno superiori a noi stessi
e avanzare un poco nel bene.
3.In questa vita ogni nostra opera, per quanto buona, è commista
a qualche imperfezione; ogni
nostro ragionamento, per quanto profondo, presenta qualche
oscurità. Perciò la
constatazione della tua bassezza costituisce una strada che
conduce a Dio più sicuramente
che una dotta ricerca filosofica. Non già che sia una colpa lo
studio, e meno ancora la
semplice conoscenza delle cose - la quale è, in se stessa, un
ben ed è voluta da Dio -; ma è
sempre cosa migliore una buona conoscenza di sé e una vita
virtuosa. Infatti molti vanno
spesso fuori della buona strada e non danno frutto alcuno, o
scarso frutto, di bene, proprio
perché si preoccupano più della loro scienza che della santità
della loro vita. Che se la gente
mettesse tanta attenzione nell'estirpare i vizi e nel coltivare
le virtù, quanta ne mette nel
sollevare sottili questioni filosofiche non ci sarebbero tanti
mali e tanti scandali tra la gente; e
nei conviventi non ci sarebbe tanta dissipazione. Per certo,
quando sarà giunto il giorno del
giudizio, non ci verrà chiesto che cosa abbiamo studiato, ma
piuttosto che cosa abbiamo
fatto; né ci verrà chiesto se abbiamo saputo parlare bene, ma
piuttosto se abbiamo saputo
vivere devotamente. Dimmi: dove si trovano ora tutti quei
capiscuola e quei maestri, a te ben
noti mentre erano in vita, che brillavano per i loro studi? Le
brillanti loro posizioni sono ora
tenute da altri; e non è detto che questi neppure si ricordino
di loro. Quando erano vivi
sembravano essere un gran che; ma ora di essi non si fa parola.
Oh, quanto rapidamente
passa la gloria di questo mondo! E voglia il cielo che la loro
vita sia stata all'altezza del loro
sapere; in questo caso non avrebbero studiato e insegnato invano.
Quanti uomini si
preoccupano ben poco di servire Iddio, e si perdono a causa di un
vano sapere ricercato
nel mondo. Essi scelgono per sé la via della grandezza,
piuttosto di quella dell'umiltà; perciò
si disperde la loro mente (Rm 1,21). Grande è, in verità, colui
che ha grande amore; colui
che si ritiene piccolo e non tiene in alcun conto anche gli onori
più alti. Prudente è, in verità,
colui che considera sterco ogni cosa terrena, al fine di
guadagnarsi Cristo (Fil 3,8). Dotto,
nel giusto senso della parola, è, in verità, colui che fa la
volontà di Dio, buttando in un canto
la propria volontà.
Capitolo IV
LA PONDERATEZZA NELL'AGIRE
Non dobbiamo credere a tutto ciò che sentiamo dire; non dobbiamo
affidarci a ogni nostro
impulso. Al contrario, ogni cosa deve essere valutata alla
stregua del volere di Dio, con attenzione
e con grandezza d'animo. Purtroppo, degli altri spesso pensiamo e
parliamo più facilmente male
che bene: tale è la nostra miseria. Quelli che vogliono essere
perfetti non credono scioccamente
all'ultimo che parla, giacché conoscono la debolezza umana,
portata alla malevolenza e troppo
facile a blaterare. Grande saggezza, non essere precipitosi
nell'agire e, d'altra parte, non restare
ostinatamente alle nostre prime impressioni. Grande saggezza,
perciò, non andare dietro a ogni
discorso della gente e non spargere subito all'orecchio di altri
quanto abbiamo udito e creduto.
Devi preferire di farti guidare da uno migliore di te, piuttosto
che andare dietro alle tue
fantasticherie; prima di agire, devi consigliarti con persona
saggia e di retta coscienza. Giacché è la
vita virtuosa che rende l'uomo l'uomo saggio della saggezza di
Dio, e buon giudice in molti
problemi. Quanto più uno sarà inutilmente umile e soggetto a
Dio, tanto più sarà saggio, e pacato in
ogni cosa.
Capitolo V
LA LETTURA DEI LIBRI DI DEVOZIONE
Nei libri di devozione si deve ricercare la verità, non la
bellezza della forma. Essi vanno letti nello
spirito con cui furono scritti; in essi va ricercata l'utilità
spirituale, piuttosto che l'eleganza della
parola. Perciò dobbiamo leggere anche opere semplici, ma devote,
con lo stesso desiderio con cui
leggiamo opere dotte e profonde. Non lasciarti colpire dal nome
dello scrittore, di minore o
maggiore risonanza; quel che ci deve indurre alla lettura deve
essere il puro amore della verità.
Non cercar di sapere chi ha detto una cosa, ma bada a ciò che è
stato detto. Infatti gli uomini
passano, "invece la verità del Signore resta per
sempre" (Sal 116,2); e Dio ci parla in varie
maniere, "senza tener conto delle persone" (1Pt 1,17).
Spesso, quando leggiamo le Scritture, ci è
di ostacolo la nostra smania di indagare, perché vogliamo
approfondire e discutere là dove non ci
sarebbe che da andare avanti in semplicità di spirito. Se vuoi
trarre profitto, leggi con animo umile
e semplice, con fede. E non aspirare mai alla fama di studioso.
Ama interrogare e ascoltare in
silenzio la parola dei santi. E non essere indifferente alle
parole dei superiori: esse non vengono
pronunciate senza ragione.
Capitolo VI
GLI SREGOLATI MOTI DELL'ANIMA
Ogni qual volta si desidera una cosa contro il volere di Dio,
subito si diventa interiormente inquieti.
Il superbo e l'avaro non hanno mai requie; invece il povero e
l'umile di cuore godono della pienezza
della pace. Colui che non è perfettamente morto a se stesso cade
facilmente in tentazione ed è
vinto in cose da nulla e disprezzabili. Colui che è debole nello
spirito ed è, in qualche modo, ancora
volto alla carne e ai sensi, difficilmente si può distogliere
del tutto dalle brame terrene; e, quando
pur riesce a sottrarsi a queste brame, ne riceve tristezza. Che
se poi qualcuno gli pone ostacolo,
facilmente si sdegna; se, infine, raggiunge quel che bramava,
immediatamente sente in coscienza il
peso della colpa, perché ha assecondato la sua passione, la
quale non giova alla pace che cercava.
Giacché la vera pace del cuore la si trova resistendo alle
passioni, non soggiacendo ad esse. Non
già nel cuore di colui che è attaccato alla carne, non già
nell'uomo volto alle cose esteriori sta la
pace; ma nel cuore di colui che è pieno di fervore spirituale.
Capitolo VII
GUARDARSI DALLE VANE SPERANZE E FUGGIRE LA SUPERBIA
Chi mette la sua fiducia negli uomini e nelle altre creature è
un insensato. Chi mette la sua fiducia
negli uomini e nelle altre creature è un insensato. Non ti
rincresca di star sottoposto ad altri, per
amore di Gesù Cristo, e di sembrare un poveretto, in questo
mondo. Non appoggiarti alle tue
forze, ma salda la tua speranza in Dio: se farai tutto quanto sta
in te, Iddio aderirà al tuo buon
volere. Non confidare nel sapere tuo o nella capacità di un uomo
purchessia, ma piuttosto nella
grazia di Dio, che sostiene gli umili e atterra i presuntuosi.
Non vantarti delle ricchezze, se ne hai, e
neppure delle potenti amicizie; il tuo vanto sia in Dio, che
concede ogni cosa, ed ama dare se
stesso, sopra ogni cosa. Non gonfiarti per la prestanza e la
bellezza del tuo corpo; alla minima
malattia esse si guastano e si deturpano. Non compiacerti di te
stesso, a causa della tua abilità e
della tua intelligenza, affinché tu non spiaccia a Dio, a cui
appartiene tutto ciò che di buono hai
sortito dalla natura. Non crederti migliore di altri, affinché,
per avventura, tu non sia ritenuto
peggiore dinanzi a Dio, che ben conosce quello che c'è in ogni
uomo (cfr. Gv 2,25). Non
insuperbire per le tue opere buone, perché il giudizio degli
uomini è diverso da quello di Dio, cui
spesso non piace ciò che piace agli uomini. Anche se hai
qualcosa di buono, pensa che altri abbia
di meglio, cosicché tu mantenga l'umiltà. Nulla di male se ti
metti al di sotto di tutti gli altri; molto
male è invece se tu ti metti al di sopra di una sola persona.
Nell'umile è pace indefettibile; nel cuore
del superbo sono, invece, continua smania e inquietudine.
Capitolo VIII
EVITARE L'ECCESSIVA FAMILIARITA'
"Non aprire il tuo cuore al primo che capita" (Sir
8,22); i tuoi problemi, trattali invece con chi ha
saggezza e timore di Dio. Cerca di stare raramente con persone
sprovvedute e sconosciute; non
metterti con i ricchi per adularli; non farti vedere volentieri
con i grandi. Stai, invece, accanto alle
persone umili e semplici, devote e di buoni costumi; e con esse
tratta di cose che giovino alla tua
santificazione. Non avere familiarità con alcuna donna, ma
raccomanda a Dio tutte le donne degne.
Cerca di essere tutto unito soltanto a Dio e ai suoi angeli,
evitando ogni curiosità riguardo agli
uomini. Mentre si deve avere amore per tutti, la familiarità non
è affatto necessaria. Capita talvolta
che una persona che non conosciamo brilli per fama eccellente; e
che poi, quando essa ci sta
dinanzi, ci dia noia solo al vederla. D'altra parte, talvolta
speriamo di piacere a qualcuno, stando
con lui, e invece cominciamo allora a non piacergli, perché egli
vede in noi alcunché di riprovevole.
Capitolo IX
OBBEDIENZA E SOTTOMISSIONE
1.Stare sottomessi, vivere soggetti a un superiore e non disporre
di sé è cosa grande e valida.
E' molto più sicura la condizione di sudditanza, che quella di
comando. Ci sono molti che
stanno sottomessi per forza, più che per amore: da ciò traggono
sofferenza, e facilmente se
ne lamentano; essi non giungono a libertà di spirito, se la loro
sottomissione non viene dal
profondo del cuore e non ha radice in Dio. Corri pure di qua e di
là; non troverai pace che
nell'umile sottomissione sotto la guida di un superiore. Andar
sognando luoghi diversi, e
passare dall'uno all'altro, è stato per molti un inganno.
1.Certamente ciascuno preferisce agire a suo talento, ed è
maggiormente portato verso chi gli
dà ragione. Ma, se Dio è dentro di noi, dobbiamo pur talvolta
lasciar perdere i nostri
desideri, per amore della pace. C'è persona così sapiente che
possa conoscere pienamente
ogni cosa? Perciò non devi avere troppa fiducia nelle tue
impressioni; devi ascoltare
volentieri anche il parere degli altri. Anche se la tua idea era
giusta, ma la abbandoni per
amore di Dio seguendo quella di altri, da ciò trarrai molto
profitto. Stare ad ascoltare ed
accettare un consiglio - come spesso ho sentito dire - è cosa
più sicura che dare consigli.
Può anche accadere che l'idea di uno sia buona; ma è sempre
segno di superbia e di
pertinacia non volersi arrendere agli altri, quando la
ragionevolezza o l'evidenza lo esigano.
Capitolo X
ASTENERSI DAI DISCORSI INUTILI
1.Per quanto possibile, stai lontano dall'agitarsi che fa la
gente. Infatti, anche se vi si attende
con purezza di intenzione, l'occuparsi delle faccende del mondo
è un grosso impaccio,
perché ben presto si viene inquinati dalle vanità, e fatti
schiavi. Più di una volta vorrei essere
stato zitto, e non essere andato in mezzo alla gente.
1.Ma perché andiamo parlando e chiacchierando così volentieri
con altri, anche se poi è raro
che, quando torniamo a star zitti, non abbiamo qualche guasto
alla coscienza? Parliamo così
volentieri perché, con queste chiacchiere, cerchiamo di
consolarci a vicenda, e speriamo di
sollevare il nostro animo oppresso dai vari pensieri. Inoltre
molto ci diletta discorrere e
fantasticare delle cose che amiamo assai e che desideriamo, o di
ciò che sembra
contrastarci. Ma spesso purtroppo tutto questo è vano e inutile;
giacché una simile
consolazione esteriore va molto a scapito di quella interiore e
divina.
1.Non dobbiamo passare il nostro tempo in ozio, ma in vigilie e
in orazioni; e, se possiamo o
dobbiamo parlare, dire cose edificanti. Infatti, mentre il
malvezzo e la trascuratezza del
nostro progresso spirituale ci induce facilmente a tenere
incustodita la nostra lingua, giova
assai al nostro profitto interiore una devota conversione intorno
alle cose dello spirito; tanto
più quando ci si unisca, nel nome di Dio, a persone animate da
pari spiritualità.
Capitolo XI
LA CONQUISTA DELLA PACE INTERIORE E L'AMORE DEL PROGRESSO
SPIRITUALE
1.Se non ci volessimo impicciare di quello che dicono o di quello
che fanno gli altri, e di cose
che non ci riguardano, potremmo avere una grande pace interiore.
Come, infatti, è possibile
che uno mantenga a lungo l'animo tranquillo se si intromette
nelle faccende altrui, se va a
cercare all'esterno i suoi motivi di interesse, se raramente e
superficialmente si raccoglie in se
stesso? Beati i semplici, giacché avranno grande pace. Perché
mai alcuni santi furono così
perfetti e pieni di spirito contemplativo? Perché si sforzarono
di spegnere completamente in
sé ogni desiderio terreno, cosicché - liberati e staccati da se
stessi - potessero stare
totalmente uniti a Dio, con tutto il cuore. Noi, invece, siamo
troppo presi dai nostri sfrenati
desideri, e troppo preoccupati delle cose di quaggiù; di rado
riusciamo a vincere un nostro
difetto, anche uno soltanto, e non siamo ardenti nel tendere al
nostro continuo
miglioramento. E così restiamo inerti e tiepidi. Se fossimo,
invece, totalmente morti a noi
stessi e avessimo una perfetta semplicità interiore, potremmo
perfino avere conoscenza delle
cose di Dio, e fare esperienza, in qualche misura, della
contemplazione celeste. Il vero e più
grande ostacolo consiste in ciò, che non siamo liberi dalle
passioni e dalle brame, e che non
ci sforziamo di entrare nella via della perfezione, che fu la via
dei santi: anzi, appena
incontriamo una difficoltà, anche di poco conto, ci lasciamo
troppo presto abbattere e ci
volgiamo a consolazioni terrene.
1.Se facessimo di tutto, da uomini forti, per non abbandonare la
battaglia, tosto vedremmo
venire a noi dal cielo l'aiuto del Signore. Il quale prontamente
sostiene coloro che
combattono fiduciosi nella sua grazia; anzi, ci procura occasioni
di lotta proprio perché ne
usciamo vittoriosi. Che se facciamo consistere il progresso
spirituale soltanto in certe
pratiche esteriori, tosto la nostra religione sarà morta. Via,
mettiamo la scure alla radice,
cosicché, liberati dalle passioni, raggiungiamo la pace dello
spirito. Se ci strappassimo via un
solo vizio all'anno diventeremmo presto perfetti. Invece spesso
ci accorgiamo del contrario;
troviamo cioè che quando abbiamo indirizzata la nostra vita a
Dio eravamo più buoni e più
puri di ora, dopo molti anni di vita religiosa. Il fervore e
l'avanzamento spirituale dovrebbe
crescere di giorno in giorno; invece già sembra gran cosa se uno
riesce a tener viva una
particella del fervore iniziale.
1.Se facessimo un poco di violenza a noi stessi sul principio,
potremmo poi fare ogni cosa
facilmente e gioiosamente. Certo è difficile lasciare ciò a cui
si è abituati; ancor più difficile è
camminare in senso contrario al proprio desiderio. Ma se non
riesci a vincere nelle cose
piccole e da poco, come supererai quelle più gravi? Resisti fin
dall'inizio alla tua inclinazione;
distaccati dall'abitudine, affinché questa non ti porti, a poco
a poco, in una situazione più
ardua. Se tu comprendessi quanta pace daresti a te stesso e
quanta gioia procureresti agli
altri, e vivendo una vita dedita al bene, sono certo che saresti
più sollecito nel tendere al tuo
profitto spirituale.
Capitolo XII
I VANTAGGI DELLE AVVERSITA'
1.E' bene per noi che incontriamo talvolta difficoltà e
contrarietà; queste, infatti, richiamano
l'uomo a se stesso, nel profondo, fino a che comprenda che
quaggiù egli è in esilio e che la
sua speranza non va riposta in alcuna cosa di questo mondo. E'
bene che talvolta soffriamo
contraddizione e che la gente ci giudichi male e ingiustamente,
anche se le nostre azioni e le
nostre intenzioni sono buone. Tutto ciò suol favorire l'umiltà,
e ci preserva dalla vanagloria.
Invero, proprio quando la gente attorno a noi ci offende e ci
scredita, noi aneliamo con
maggior forza al testimone interiore, Iddio.
1.Dovremmo piantare noi stessi così saldamente in Dio, da non
avere necessità alcuna di
andar cercando tanti conforti umani. Quando un uomo di buona
volontà soffre tribolazioni e
tentazioni, o è afflitto da pensieri malvagi, allora egli sente
di aver maggior bisogno di Dio, e
di non poter fare nulla di bene senza di lui. E si rattrista e
piange e prega, per il male che
soffre; gli viene a noia che la vita continui; e spera che
sopraggiunga la morte (2 Cor 1,8),
così da poter scomparire e dimorare in Cristo (Fil 1,23). Allora
egli capisce che nel mondo
non può esserci completa serenità e piena pace.

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