Ho un passato fitto di avarie
e un incerto futuro
dove innalzare castelli di carte;
la precariet� della vita,
nell'eternit� come goccia nell'oceano,
m'insegna a morire.
Nei campi ebbri di sole
alberi radi m'ignorano,
vivono immobili:
appena me ne accorgo
e che io viva o muoia,
ci� non li riguarda.

Forse � pi� vicino
lo scheletro di ferro
che tesse trame di luci
con tre braccia:
quando � notte illumina
il vuoto dove lacrime
bagnano tutto il suolo.
Il riso che un tempo
ci sembrava amaro,
ora nel ricordo
tanto caro appare
e al contempo,
m'accorgo, il continuare
� soltanto una discesa
che allontana da ogni luce
e da ogni dio:
ricorda, amico mio, solamente
� il sarcasmo che ci induce
a contrarre in una smorfia, brevemente,
le primissime rughe del viso.
- incipit -
prime liriche, di vita o di morte
e alcuni versi d'amore
Non amo il limpido cielo
di questa mattina, n� il riverbero
del sole.Questa brina
che fa di cristallo
rami di salici e betulle
non � spettacolo lieto.

Che filtra al cuore la vita
solo lo sfondo incolore
degli occhi: fuori dall'iride.
Amo la strada che non patisce
passo non mio

e le coltri di neve incerte
al chiaro di luna,

quando nell'aria pungono rose
d'aghi le guance

e il freddo forgia
silenzi.
segue...
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*
**
*dal web
**foto di nicoletta bocale
Ne sono trascorsi di anni,
e tu sei ancora l�,
calcarea perla di cielo.
Io ti amo un po' meno,
perch� sono pi� vecchio
e non ti credo pi�;
non credo al tuo manto d'argento
n� alle ombre misteriose:
sei solo un enorme sasso
lanciato nel posto sbagliato
da una mano distratta.
Sei un lampione di troppo,
in questa citt� buia di fantasmi.
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