Giuseppe Trevisan
Stammlager XVII A
Ricordi dei 733 giorni
da prigioniero in Germania
È il racconto della mia prigionia durata ventiquattro mesi, diciannove dei quali
con i tedeschi, cinque con i russi e alcuni giorni con gli americani.
Per spiegare meglio le peripezie e le reazioni sorte in me, ho ritenuto
di collegarle con le mie esperienze di fanciullo e di giovane, perché
sono convinto che, se all’inizio della mia vita non fossi passato per
una trafila di difficoltà, la prigionia mi avrebbe schiacciato.
Non è però un diario, ma una raccolta di episodi e considerazioni
che si sono sviluppate nel tempo, inserendosi in modo duraturo nel mio animo.
Ho aggiunto anche novantotto documenti fotografici che da un lato
sono rappresentazioni oggettive, dall’altro, riprese in mano dopo
decine di anni, hanno suscitato in me fortissime impressioni
nell’aiutarmi a riordinare quei tristi giorni.
Il libro è una miscellanea di fatti, curiosità e stati d’animo che ho
desiderato sviluppare per significare che la guerra porta non solo
lutti e distruzioni, ma anche stravolgimenti che alterano le persone.
Io non mi sento né eroe, né martire: mi sono solamente misurato
con forte impegno contro le avversità.
Qualche episodio o precisazione, che qualcuno potrà considerare
superflui, li ho voluti scrivere ugualmente, perché da allora fanno
parte di me, e qui ho voluto dire tutto, proprio tutto, quello che
ho vissuto nei settecentotrentatre giorni di prigionia.
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Sono figlio di un mugnaio che
fin da giovanissimo iniziò a lavorare qua e là nel Veneto.
Nel 1913 arrivò ad Ariano Polesine (RO), dove s’accasò sposando mia madre
Teresa.
Io nacqui il 29 novembre 1918.
Nel 1920 passammo a Costa di Rovigo ove frequentai le elementari.
Nel 1930 ci trasferimmo a Valdentro di Lendinara (RO),
dove completai la preparazione per l’esame di ammissione alle medie.
Nel 1931 andammo a San Bellino (RO).
Da qui partivo, prima in bicicletta e poi in treno, per Rovigo, dove frequentavo
l’Istituto magistrale.
Nel 1936 ci trasferimmo a Monselice (PD) dove ancora vivo.
Nel 1939 vinsi il concorso di insegnante e mi iscrissi all’università di
Firenze.
Chiamato alle armi nel 1941, non mi spedirono subito al fronte ma mi prepararono
a combattere con corsi di caporale fuciliere, sergente mitragliere e mortaista
da 81. Poi iniziai il corso allievi ufficiali di fanteria, non concluso, finché
fui catturato dai tedeschi. Ritornato nel settembre 1945 mi sposai con Maria,
interruppi gli studi universitari e mi diplomai geometra.
Sono andato in pensione con la legge 369 a favore dei combattenti, per entrare
nell’impresa ereditata da mia moglie. Durante l’insegnamento ho avuto l’onore
di ricevere la medaglia d’argento per il mio impegno educativo. Mentre
lavoravo mi occupai anche della vita sociale cittadina e assunsi vari incarichi
amministrativi.
Ho quattro figli: Emanuela, Canzio Massimo, Daniela e Camillo.
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