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Il trattato delle carezzeAl di là della carezzaLe carezze dell'animaIntroduzioneGérard Leleu |
Si è visto come i cuccioli degli animali, in mancanza di carezze, languiscono e addirittura deperiscono fino a morire. Inoltre presentano disturbi psichici. Gli allevatori lo sanno bene e gli scienziati l'hanno sperimentato. Le manipolazioni devono anche avere una valenza affettiva e personale. I contatti meccanici, oltre a produrre un senso di privazione emotiva, portano alla privazione sensoriale.
Accade lo stesso agli uomini, come ampiamente dimostrato da medici e psicologi a proposito dei neonati nelle incubatrici o negli orfanotrofi. Sembra che gli stimoli attivino il sistema nervoso ed endocrino. Esiste nel neonato un vero e proprio appetito di stimolazioni, pari a quello per il cibo. L'alimentazione e l'igiene non sono sufficienti per il suo sviluppo, il neonato ha bisogno anche di intimità fisica e di un'affettività personale, cose che egli fortunatamente riceve nella maggioranza dei casi.
Da adulto l'uomo conserva gli stessi bisogni e imperativi e non può avvalersi, per ragioni psicologiche e sociali, delle attenzioni tipiche dell'infanzia. Per questa ragione, l'adulto, secondo Eric Berne (come appare nel suo libro A che gioco giochiamo) adotta dei compromessi: sublima i suoi bisogni in un bisogno più sottile, più simbolico, il bisogno di riconoscimento. Ed è talmente forte che per tutta la vita va alla ricerca dei segni del riconoscimento, ossia delle manifestazioni altrui che lo valorizzano sul piano personale. Può trattarsi di uno sguardo, di un sorriso, di un contatto, di una frase, tutte espressioni della carezza dell'anima.
Le carezze del corpo e dell'anima sono a tal punto necessarie, che un prigioniero, in cella di isolamento, può arrivare alla follia, per la privazione sensoriale e affettiva.