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Il trattato delle carezzeGeografia SensualeIl primo cerchio dell'uomoIl complesso di EdipoGérard Leleu |
Durante l'infanzia, il maschietto scopre che il pube della bambina è liscio. Pensa che sia castrata e si sente per questo pervadere dalla paura, perché ama sua madre (si tratta del complesso di Edipo, ovvero l'amore per il genitore di sesso opposto, in questo caso la madre). A un tratto si insinua il fantasma che il padre, rivale, possa castrarlo e comincia a vivere nel terrore che questo accada (complesso di castrazione). Per queste ragioni molti uomini provano un senso di colpa, con conseguente svalorizzazione, rispetto al proprio organo genitale.
Farne dono all'amata può essere un modo per superarlo.
L'adulto può sentirsi ferito nella propria virilità a causa di una delusione sentimentale o di un 'incidente di percorso' o un fiasco, che l'hanno reso più fragile; può anche risentire del fatto di ritenere di avere un pene non adeguato. L'offerta può fargli recuperare la fiducia in se stesso.
Questi episodi assumono una dimensione rilevante quando si tenga presente il valore simbolico dei genitali maschili.
Non è infatti in gioco soltanto il pene, l'organo virile, ma anche il fallo, il simbolo della virilità.
Nell'antichità il fallo è stato oggetto di venerazione: gli antichi adoravano dei itifallici, ossia muniti di un enorme pene in erezione. Il fallo rappresenta la potenza assoluta, il principio luminoso, la virilità trascendente e magica. Si sa che ogni leggenda, e persino la religione, si ispirano all'inconscio collettivo. Anche ai giorni nostri non v'è dubbio che il pene sia qualcosa di più dell'organo virile e che conservi un significato soprannaturale, al di là della razionalità.
E' chiaro, pertanto, il ruolo decisivo della donna nella vita di un uomo: a seconda del suo atteggiamento verso il pene, può ferirlo, distruggerlo o salvarlo. Le donne intelligenti, che sanno veramente amare, arrivano anche ad adorare il pene del compagno, esattamente come lui venera la loro vulva. Non si tratta pertanto di accettare il principio di supremazia del maschio, di avvalorarne la fallocrazia, ma, in una situazione di parità sessuale, di dare ai genitali maschili il loro giusto valore, di dedicargli tenerezza e gratitudine.
In questo modo la donna dovrà non solo giocare, ma anche approfondire la conoscenza; dovrà dimostrare molta premura verso il pene, coccolarlo, adularlo anche con la voce. Anche se non ci crede, l'uomo al quale si sia detto che ha «il più bel pene del mondo» si sente profondamente rivalutato e adora colei che apprezza il centro del suo Io. La donna che accarezza il pene, risente lei stessa del piacere, ma c'è qualcosa di più: in questo modo si dimostra attiva e fornisce una prova d'amore.
Il piacere stesso risulta qui più complesso; la donna, infatti, gode sia con la testa sia con la pelle, quella delle mani e della bocca. Afferrare i genitali maschili risponde prima di tutto a una pulsione e a un desiderio; il passaggio all'atto, riducendo la tensione provocata dall'eccitazione, conduce al piacere. Afferrare il pene è anche infrangere un divieto imposto per un tempo molto lungo dell'esistenza; dalla trasgressione scaturisce così il piacere.
Il piacere, infine, è contagioso: afferrando il pene, la donna entra in contatto con la zona erogena eccitata, che a sua volta eccita tutto ciò con cui viene a contatto. Il piacere del pene passa alla mano e alla bocca dell'amata. Vengono anche trasmesse sensazioni generali di piacere (movimenti, suoni e così via).
Accarezzando il pene, la donna partecipa attivamente allo scambio sessuale: pone fine alla passività, diventa artefice e dispensatrice di piacere. Può verificare di persona i proprio potere erotico, le proprie capacità amatorie, le proprie capacità di controllare l'erezione e la detumescenza.
Con la carezza offre un inestimabile pegno d'amore. Nonostante la liberalizzazione dei costumi, il contesto sociale all'interno del quale la donna si muove porta a conservare una certa diffidenza, talvolta anche un certo disgusto nei confronti del pene. Le reticenze e l'avversione di certe donne per il pene derivano da una fobia sociale. Toccando infine questa zona dell'uomo, la donna soddisfa la sua 'invidia del pene' e qui il pene inteso solo come organo preposto al piacere fisico, ma anche come fallo, per dirla con gli psicanalisti.