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Il trattato delle carezzeDalla madre all'amanteIl paradiso perdutoUna fusioneGérard Leleu |
Talvolta il contatto fra madre e neonato è talmente stretto, da diventare fusione. Il bambino risucchia la madre attraverso la superficie del suo corpo. Per la psicanalisi, attraversa una fase 'cannibalica'. Osservandone la voracità, non è fuori luogo riconoscere che alcuni neonati sono animati, oltre che dalla fame, anche da una fantasia che li porterebbe a 'divorare la madre'. Gli amanti riservano questo appetito delle labbra e dei denti per divorare il proprio partner. L'uomo ha in più la fortuna di ritrovare l'oggetto del desiderio originario: il seno femminile. E' fuor dubbio che la donna trasferisca lo stesso desiderio sul pene.
Le mani del bambino si attivano progressivamente; prima per aggrapparsi al seno, poi per esplorare e afferrare quanto più possibile il corpo della madre. Il tatto primeggia: il bambino considera suo un oggetto solo quando riesce a manipolarlo. Gli adulti conservano ancora questo primato tattile e lo utilizzano particolarmente nei confronti del partner.
Questo afferrare con la bocca e con le mani riaccende negli amanti il desiderio di fusione del bambino, fusione cutanea e psichica. Desiderano fare del corpo e dell'anima un'unica cosa. Il coito rappresenta la speranza suprema di unificare 2 entità, di fonderle.
Su un piano meno metafisico, meno passionale, l'unione di 2 pelli rappresenta lo sradicamento della solitudine. L'adulto risente della solitudine allo stesso modo del bambino nella culla. Il contatto fisico in entrambi i casi rappresenta la soluzione più confortante, la più 'tangibile' in un rapporto a 2.
Il rapporto madre-figlio non è a senso unico, ma è simbiotico. Il benessere che la madre trasmette al figlio le viene restituito in uno scambio sensuale e affettivo. La maternità fa esplodere la sensualità e la tenerezza della donna, ne consolida la personalità, la femminilità.
Anche in amore ciascuno trova il proprio tornaconto, colui che accarezza come quello che viene accarezzato. Colui che dà è più forte di ciò che ha dato; la sua sensualità è più ricca: seminare piacere si raccoglie gioia, a offrire carezze si ottiene tenerezza. La relazione madre-figlio, oltre che un prototipo, può considerarsi anche un modello? Per quanto attiene al contatto cutaneo, al rapporto ludico degli scambi, all'altruismo, la risposta è affermativa. Occorre fare alcune riserve per quello che riguarda l'aspetto fusionale, nel quale predomina la personalità egocentrica del bambino. Il rapporto fra adulti dovrebbe essere maggiormente autonomo e altruista. Ma questo è un altro aspetto. Intorno ai 7 anni, con la soluzione del complesso di Edipo, cessa anche questo amore fusionale. Il bambino entra nel 'periodo di latenza', o 'età della ragione', 'età dei grandi'. Comincia a questo punto la distruzione di tutto ciò che era stato costruito. Iniziano gli imperativi: 'non toccare' e di conseguenza 'non sentire' (talvolta questa strage riguarda anche la prima infanzia). Qualche bacchettata sulle dita conclude un'infanzia pervasa dalla tenerezza, restituendoci degli adulti che hanno dimenticato il gusto e l'arte delle carezze!