L'artista
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Quel maledetto 20 Gennaio del lontano 1951, nacque un piccolo artista fragile e delicato di salute, poi, fortunatamente crescendo, la vita e la salute sono migliorate.  

A soli 5 anni seduto, su una pietra a meditare (malconcio dopo le botte ricevute ingiustamente dalla mamma), vicino ad un ruscello a pochi metri da casa , notai dell’argilla, ne presi un pugno e poi ancora e iniziai a manipolarla con molta cura con le mie manine e con l’aiuto di un bastoncino del ghiacciolo, usato come spatola e con tanta attenzione e fantasia creo una statuina di S. Antonio, affascinato dall’abito, la testa e la coroncina.
Terminata, felice, decisi di portarla a chi se non a mia madre? Poi mi scattò la rabbia per le botte ricevute poco prima, presi la statuina e la lanciai verso un ammasso di pietre distruggendola.
Poi, passata la burrascosa rabbia, di nuovo la quiete iniziai a fare un’altra statuina identica, le amavo tanto, e le facevo nei momenti di pace per poi distruggerle nei momenti negativi e dopo le violenze subite.
Gli anni passano vado a scuola e nel frequentare la quarta elementare, nel 1959, il mio maestro Cogorno Luigi valorizzò il mio talento, mi insegnò l’arte del ricalco in gesso in rilievo, a lavorare con lo stucco dei vetri il disegno per poi colare il gesso, feci un soldato romano, uno cartaginese e un crocefisso con il rilievo di una vetrata. A distanza di tempo non so, se si potrebbero trovare ancora in qualche ripostiglio della scuola.

A fine anno scolastico il maestro consigliò mia madre di iscrivermi all’ Accademia delle Belle Arti di Genova, dato che studiare non era il mio forte, per l’arte chissà…. forse un domani…

La famiglia era onesta e lavoratrice, anche molto, c’erano pochi soldi e chi non aveva voglia di continuare con gli studi era obbligato ad andare a lavorare.
Perciò a 12 anni iniziai come garzone in una rosticceria di Via Imperia (Corso Montegrappa) per 4 anni poi a 16 anni cambiai mestiere facendo il marmista a Staglieno. Un giorno, durante la pausa pranzo(un panino e ….via), scatta un qualcosa, ed ecco presi un pezzo di marmo vecchio e un pennello e iniziai a creare uno schizzo. Il giorno seguente, comprai una piccola tela e non avendo i colori a olio presi la vernice nera e del giallo e dipinsi, sullo sfondo scuro, un’immagine di donna nuda sugli scogli, terminata la firmai e la diedi come regalo al mio datore di lavoro. La gradì molto al punto di appenderla nel suo ufficio “ditta F.lli Luvizone Elio.
I giorni passano la voglia è molta, dipingevo su tutto, vetro, fogli di compensato, piastrelle, qualsiasi superficie..
Come artista ho sempre sognato di avere un sottotetto con o più finestre tutto per me, con un tavolo per lavorare e un letto per riposare il corpo, dove poter creare qualsiasi cosa mi passi per la testa, se poi il tempo è brutto con pioggia battente, ancor di più sono ispirato e sarebbe stata una goduria inspiegabile. Purtroppo è rimasto un sogno fino ad ora irrealizzato.
Nel 1970, a 20 anni, mi arruolai nella G.di F. presso la Scuola Alpina di Predazzo, un paradiso terrestre per me dove vidi, per la prima volta nella mia vita, le Dolomiti. Durante il corso mi proposero di far qualcosa…nel mio tempo libero, accettai con molto entusiasmo.Prato_Drava_2.m.jpg
Una sarta di Predazzo, saputo del mio talento, mi propose, come compenso alla manodopera di sartoria, di dipingerle su alcune tavole di abete degli scorci del Passo Rolle e altri panorami della zona. Accettai e lei gradì molto i miei dipinti.
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Nel 1971 giunto nel reparto di confine Prato alla Drava creai un affresco di 3 m x 2 m raffigurante una pattuglia in perlustrazione, realizzato con poca spesa, 5 kg di ducotone e i vari boccettini di acolor per acqua. Datata 10/10/1972 ancor oggi 2007 è tale quale il primo giorno.

In quei sei anni di inverni cupi e freddi M.llo Patalacci Franco mi diede un locale tutto mio (una cella) per dipingere.
Era il mio laboratorio e quando venivano i capoccioni grossi il com.te stesso li accompagnava a vedere le mie opere. Ricordo che il com.te di Trento col. Luciani mi volle di corsa a Trento, accettai solo per pochi giorni, il mio cuore era al reparto di provenienza, lo ringraziai molto.
Quando nevicava o diluviava mi veniva l’ispirazione, a quel tempo era di moda l’astratto e io dipingevo su tela, ma quando i soldi erano finiti rompevo i fondi dei cassetti, dei bauli, i vecchi armadi per poter continuare a dipingere, oppure dipingevo sulle tele da me fatte con le lenzuola che non servivano più.
Gli anni passavano, venni trasferito nel febbraio’76 a Genova. Per non portarmi dietro i dipinti, li vendetti a un mio collega Persi Enzo di Pesaro-Pescara per pochi spiccioli.

Lasciai il posto più bello della mia vita, fra le montagne della Val di Fiemme e della Val Pusteria.
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Nel 1978 ripresi a dipingere, cambiai genere con la tempera fino a tutto il 2005. Oltre alla pittura, negli stessi anni, mi dedicai alla creazione di presepi, una mia fissa, uso una tecnica tutta mia per trasmettere e ricreare la semplicità e la poverta’. All’inizio vinsi un premio con la parrocchia di Molassana, fu un’input per andare avanti.
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Dal 2005 ho cambiato stile e sono ritornato alla pittura a olio su tela; questa nuova tecnica mi ha permesso di realizzare le mie opere in sole 2 ore, una soddisfazione unica. Mentre dipingo ascolto molta musica, anche se altissima a volte sento di più il pennello che la musica.

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