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7. La medicina

 

Il nuovo concetto di malattia

Dal testo: ‘Benessere Totale’ di Deepak Chopra

Pare che la meditazione aiuti a uscire dalla dipendenza. I soggetti dipendenti hanno in sé un meccanismo di autocorrezione che può essere attivato soltanto consentendo alla mente di contattarlo. Questo meccanismo si può vedere anche con un lavoro sui dosha. Nei soggetti cronicamente dipendenti PITTA è fortemente aggravato, mentre VATA nel suo squilibrio è responsabile del comportamento compulsivo. Con VATA aggravato, ogni impulso della dipendenza vuole essere soddisfatto, con l’incapacità di controllo degli impulsi subentra il senso di colpa, poiché il soggetto dipendente si identifica con la sua mancanza di controllo. Non sapendo che segue VATA si limita a veder fallire i suoi propositi.

In sintesi è VATA stesso a essere dipendente. Gli stadi di dipendenza sono analoghi a quelli di ogni deterioramento del sistema nervoso centrale e VATA passa attraverso i seguenti stadi di decadenza:

          Squilibrio leggero: pensiero inquieto e dispersivo, aumento dell’ansia, falso allarmismo, perdita di memoria e concentrazione, scarsa vivacità interiore.

          Squilibrio moderato: insonnia, perdita di coordinazione fisica, tremore alle mani, ansietà, nervosismo, perdita dell’appetito, pensiero sconnesso, sensazione di debolezza fisica, vuoto interiore.

          Squilibrio grave: insonnia cronica, percezione distorta, fremito incontrollabile della testa e delle mani, mancanza di appetito, apatia, mancanza di desiderio, fissazioni e allucinazioni.

Nello squilibrio grave, VATA è così fuori controllo da non distinguere l’alcolismo dalla malattia mentale. Mentre gli stadi iniziali e intermedi sono più facili da riequilibrare.

L’ostacolo insormontabile della dipendenza è che l’abitudine e l’interruzione di questa provocano gli stessi sintomi di angoscia, proprio perché VATA è addestrato ad accettare la presenza di alcool o droga. Appena viene abbandonato l’alcool o la droga VATA cerca di liberarsi dal cattivo addestramento ricevuto per ritornare alla normalità, per cui subentra la necessità di eliminare l’eccesso di VATA, tutto il corpo è più Vata che mai e da qui derivano i tremori, l’insonnia, l’ansietà che accompagnano l’abbandono delle sostanze intossicanti.

Quando il sistema nervoso è chimicamente squilibrato, VATA rimane senza sostegno, non ha più ritmi normali di riposo e attività per stabilizzare le centinaia di altri ritmi corporei che in una persona in salute devono essere coordinati. La pratica regolare della meditazione fornisce la stabilità di riposo da alternare all’attività.

Per liberarsi da una dipendenza la norma è la regolarità. Siccome è impossibile costringere VATA all’equilibrio, bisogna placarlo e persuaderlo. Solo la gentilezza equilibra il corpo. (pag 193)

A partire dalla meditazione per passare all’ascolto di musica e l’uso dell’aromaterapia associato a integratori alimentari alle erbe aiutano a ricreare la connessione corpo-mente. Inoltre la comprensione e la compassione aiutano ad accorciare i tempi.

 

La Cura Fisica

Bibl.: Enciclopedia di Medicina Naturale di M. Murray e J. Pizzorno

Questa è una parte puramente informativa e si sconsiglia di prendere iniziative senza prima aver consultato il medico. L’alcool, man mano che viene scisso nell’organismo si trasforma in acetaldeide, responsabile del processo di dipendenza e che viene a sua volta trasformato in acidi grassi a lunga catena.

L’abbassamento di glicemia, causato dall’alcool, provoca il desiderio di cibo, di zuccheri e alcool, inoltre provoca nell’alcolista: sudorazione, tremore, tachicardia, ansia, cefalea, disturbi visivi, confusione e depressione.

 

Considerazioni terapeutiche

La carenza di zinco provoca problemi gastrointestinali e perdita urinaria e predispone alla cirrosi e al mal funzionamento delle gonadi.

La carenza di vitamina A provoca cecità notturna, malattie della pelle, compromissione della funzione immunitaria.

Gli antiossidanti si riassestano in 2 settimane, la somministrazione inibisce la formazione di lipoperossido e il grasso nel fegato, i più efficaci sono; vitamine C e E,  selenio, zinco e cisteina.

La carnitina è un agente lipotropo che inibisce il fegato grasso provocato dall’alcool.

Il fegato è la sede principale del metabolismo degli amminoacidi, che vengono alterati. La normalizzazione degli amminoacidi è necessaria soprattutto negli alcolisti che presentano sintomi di cirrosi epatica e nei depressi. Gli amminoacidi a catena ramificata quali la valina, l’isoleucina e la leucina inibiscono la disfunzione epatocerebrale e l’aumentata demolizione proteica, conseguenza della cirrosi.

La vitamina C aiuta a ridurre gli effetti di intossicazione da alcool e migliora l’eliminazione dell’acetaldeide.

La carenza di vitamine del gruppo B derivano dal basso apporto alimentare degli alcolisti. La tiamina è nella B2 e la pirissodina èè nella B6.

La carenza di magnesio è dovuta alla  maggiore eliminazione dello stesso attraverso i reni.

Il selenio ha azione antiossidante e agisce congiuntamente con la vitamina E.

La glutammina (1gr. al dì) riduce il consumo volontario di alcool

La depressione dell’alcolista implica alterazioni del metabolismo del neurotrasmettitore cerebrale serotonina e la disponibilità del suo precursore, il triptosfano, delle catecolamine e del loro precursore, la tirosina. I livelli di serotonina dipendono dai livelli di triptosfano, compromesso nel suo trasporto al cervello dall’alcool, per questo ci sono problemi di sonno e di depressione. Anche la taurina è scarsa negli alcolisti.

La flora batterica è gravemente alterata per il malassorbimento di: grassi, carboidrati, proteine, acido folico e vitamina B12.

 

Trattamento

Ottimizzare il trattamento in quattro stadi (con approvazione del medico):

  1. consumo abituale di alcool, integrare con Piridossal-5-fosfato (20 mg al dì), Riboflavina (100 mg. al dì), Vitamina A (50.000 u.i. al dì), Zinco (30 mg. al dì), Silimarina (140/210 mg. 3 volte al dì). 

  2. Privazione, che dà luogo a vari scompensi psicologici e fisiologici, integrare con Triptosfano (3 gr. al dì), Elettroliti. 

  3. Recupero, supporto psicologico costante e integrazione con Olio di semi di lino (1 cucchiaio 3 volte la dì). 

  4. Disassuefazione, durante il quale si diminuiscono gli integratori dopo 6 mesi di astinenza del 25% delle dosi indicate.

Una parte importante è dell’alimentazione, ma si consiglia vivamente di rivolgersi al proprio medico per determinare la somministrazione dei farmaci qui citati, che provvederà anche a far stabilizzare i livelli di zucchero nel sangue con una dieta ipoglicemica. Eliminare i monosaccaridi (alimenti che contengono saccarosio, fruttosio e glucosio addizionato, succhi di frutta, frutta secca, uva, agrumi), limitare i carboidrati lavorati (farina bianca, fiocchi di patate, riso brillato), aumentare i polisaccaridi (cereali integrali, verdure, fagioli ecc.). I livelli proteici devono esser modesti con basso apporto di grassi.

Ritengo che in alcuni casi sia meglio assumere dolci e gelati, così come bevande dolci e frizzanti in moderate quantità, soprattutto in quei soggetti che non presentano alterazioni di glucosio nel sangue (consultare sempre il medico!!!).

 

La Farmacologia

Bibl.: Come vincere la depressione, l’ansia e le dipendenze di C. Dowling

Oltre al discorso della serotonina, che è emessa dall’ipotalamo e serve per il sonno non-REM, si definisce che diminuendo il suo livello aumenta il desiderio di bere. Somministrando fluoxetina viene messa a disposizione del cervello una maggiore quantità di serotonina e diminuisce quindi la voglia di assumere alcool.

Mentre gli antidepressivi poco fanno per dare sollievo agli alcolisti, si considera l’alcolismo come un segnale del cervello che qualcosa non funziona; qualcosa fa difetto e bisogna ricostituire la scorta.

Le endorfine hanno peso sul bevitore, infatti chi predilige l’alcool ha un livello basso di endorfine, poiché il rilascio attraverso l’assunzione di alcool delle stesse, fa aumentare sensibilmente gli oppiacei corporei. Di conseguenza il rilascio delle endorfine è responsabile delle proprietà incentivanti dell’alcool.

Nella fase di sviluppo di una dipendenza c’è vulnerabilità genetica, stress e abuso della sostanza stessa, fattori che contribuiscono alla deficienza del neurotrasmettitore.

Quindi l’alcolista ha all’inizio vulnerabilità genetica, le trasformazioni biologiche prodotte dallo stress accrescono tale vulnerabilità così come fanno le modificazioni biologiche prodotte dall’alcool stesso.

Alla fine, il metabolismo del cervello cambia e la ‘voglia’ (compulsione) diventa una costante, a questo punto la persona è dipendente.

Nell’organismo umano c’è la produzione automatica di una quantità di morfina naturale sufficiente a creare la situazione di benessere. Chi ha questo livello basso, tende alla dipendenza per ricercare quel sollievo che invece dovrebbe esserci spontaneamente nell’organismo.

L’endorfina si chiama così da ‘endogeno’ (quindi interno) e ‘morfina’.

Inizialmente l’alcool ha effetti salutari, ma con l’andar del tempo la bramosia diventa incontrollabile e necessità sempre più quantità per avere sempre meno sollievo.

L’eccesso di alcool produce un effetto boomerang, abbassando ancora di più la già ridotta scorta di endorfine del corpo, per cui la dipendenza sopraffà la forza di volontà e diventa la forza dominante della persona.

Chi ha deficienza di endorfine non cerca l’euforia, ma cerca di equilibrare e raggiungere i livelli naturali delle stesse, ma il bere abituale genera un bisogno fisico, che rafforza l’abitudine, la quale inasprisce il bisogno finché non subentra la dipendenza.

Non posso evitare di citare l'Antabuse, che è un farmaco specifico per gli alcolisti ed ha la funzione di entrare in conflitto con l'alcool, quando assunto, provocando un tale malessere generale (fino al collasso, ma mai mortale) da far prendere paura al soggetto che non beve per evitare di stare male. È come avere di fronte una persona che se ti vede bere alcool ti spara e quindi non bevi, ma non per tua decisione ma per paura della morte.

Diventa anche qui un doppio gioco, l'alcolista vuole smettere e si mette addosso una bomba a orologeria che esplode nel momento in cui beve, lui lo sa e sta lontano dall'alcool ... ma fino a quando? Fino a quando si dimenticherà che sta prendendo l'Antabuse  e allora smetterà ... di prendere il farmaco.

Certo su alcuni soggetti l'Antabuse può essere di sostegno alla buona volontà di voler stare senza alcool, ma è più salutare decidere da soli con l'aiuto di vitamine e di supporti psicologici dati da persone e non da farmaci. Ricordo ancora di rivolgersi sempre al proprio medico di fiducia.

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Il testo è di proprietà esclusiva di Floretta Casati

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