3. La malattia come valoreLa polarità umanaBibl.: Malattia e Destino di Thorwald DethlefsenL’eccessivo bisogno di dormire porta alla tossicodipendenza, che è fuga dai problemi di base. Tutti sono alla ricerca di qualcosa, ma i tossicodipendenti si fermano, mentre gli eroi continuano a cercare finché non trovano e quando trovano tutte le fatiche e difficoltà vengono dimenticate. Più si nutre la dipendenza più diminuisce la tolleranza e più aumenta il bisogno, più si cade nel buco nero invece di cercare un’altra direzione si continua su quella strada e non si riconosce di aver sbagliato. La paura, la comodità, l’accecamento impediscono di cambiare. Chi percepisce la propria via come un viaggio è un ricercatore, ma chi crede ai legami è un drogato. Per fare l’esperienza del ricercatore bisogna confessare a se stessi di essere senza patria, chi crede ai legami è già drogato. L’alcool reprime la paura e l’alcolizzato vuole un mondo privo di conflitti, non è disposto ad affrontare consapevolmente la conflittualità della vita e a risolverla col suo lavoro. L’alcool è un tentativo di soddisfare la ricerca di un mondo sano, privo di conflitti e affratellato, in cui viene respinto tutto ciò che intralcia. L’alcolista crea i legami a sua misura e li rende possibili eliminando differenze sociali, impedimenti e limiti, costruendo una vera e propria caricatura di questi legami o rapporti, in cui il legame manca di profondità e autenticità. Sulla base del fatto che l’uomo è bipolare, l’esclusione del polo negativo dalla coscienza non lo elimina, ma lo fa vivere nell’ombra della nostra coscienza. Per G.K. Jung ombra è la somma di tutte le realtà rifiutate, sia quelle che l’uomo non vede, sia quelle che non vuol vedere e che per lui sono inconsce. L’ombra è nell’uomo senza che egli lo sappia, fa sì che tutte le intenzioni e gli sforzi si trasformino alla fine nel loro opposto. Questo accade per la paura dell’uomo di trovare in se stesso la vera fonte di ogni aspetto negativo. Le realtà rifiutate costringono l’uomo a occuparsi di loro in modo particolarmente intenso, ciò avviene per il giro vizioso della proiezione (che significa che noi con una metà dei principi creiamo il fuori in quanto non vogliamo accettarli come dentro), perché se si è rifiutato e represso in sé un certo principio (inteso come piano di esistenza archetipo che può manifestarsi in una gigantesca varietà di forme concrete), fa sempre paura incontrarlo di nuovo nel mondo esteriore. Un tipo di principio è la ‘moltiplicazione’, che si presenta come: tre per quattro, sette per otto, oppure 49 o 348, ma queste espressioni esteriori sono tutte basate sul principio della moltiplicazione. Il mondo esteriore è costruito coi medesimi principi archetipi di quello interiore. L’IO è responsabile della delimitazione della somma di tutto ciò che esiste e crea un TU, che viene vissuto come fuori, se però l’ombra è costituita da tutti questi principi che l’IO non ha voluto integrare, ombra e fuori diventano la stessa cosa. Del resto se l’ombra fosse dentro o accanto a noi non sarebbe ombra. I principi rifiutati, che apparentemente ci vengono dall’esterno, vengono combattuti nel mondo esterno proprio come li avevamo combattuti dentro di noi. Tutto ciò porta alla legge ironica che l’uomo si dedica soprattutto a ciò che non vuole e quindi l’uomo si avvicina talmente al principio rifiutato da viverlo. Infatti il rifiuto di qualunque principio fa con certezza in modo che la persona lo viva direttamente. In base a questa legge i figli assumono i comportamenti che nei genitori hanno odiato, i pacifisti diventano militanti e così via. I campi che una persona evita e combatte sono proprio quelli interessanti e importanti, perché sono quelli che mancano nella sua coscienza e gli danno un senso di malessere. Una persona è disturbata da quei principi esterni a lei che non è in grado di integrare in sé. Il mondo che ci circonda si comporta come uno specchio nel quale vediamo sempre e solo noi stessi. Possiamo quindi riconoscere la nostra ombra solo tramite la proiezione e il riflesso del mondo esterno. La conoscenza ha bisogno della polarità. Specchiarsi, però, serve soltanto a chi si riconosce nello specchio, altrimenti è illusione. Chi vive nel mondo e non si rende conto che tutto ciò che percepisce e vive è lui stesso vive nell’inganno e nell’illusione. Anche il sogno è realtà quando lo viviamo, ma per rendersi conto che è un sogno bisogna svegliarsi, quindi per rendersi conto dell’illusione ci si deve prima svegliare. La nostra ombra ci fa paura perché è ritenuta la somma di tutto ciò che crediamo di dover eliminare dal mondo perché possa essere bello e sano, ma in realtà l’ombra contiene tutto ciò che il mondo ha bisogno per sanarsi. L’ombra rende malati, l’incontro con l’ombra rende sani. Nel sintomo si manifesta ciò che manca all’uomo, e in esso l’uomo vive ciò che non voleva vivere nella sua coscienza. Il sintomo guarisce la persona, perché è il sostituto fisico di ciò che manca all’anima. Quando combattiamo i sintomi continuano a rifiutare di vedere la nostra ombra. Conoscere se stessi significa trovare il proprio Sé e nel sintomo patologico noi viviamo chiaramente e visibilmente ciò che nella nostra psiche vogliamo eliminare e reprimere. La malattia rende onesti, perché nella malattia l’uomo diventa autentico. L’uomo come microcosmo è l’immagine dell’universo e contiene la somma di tutti i principi di esistenza latenti nella propria coscienza. L’uomo, attraverso la polarità realizza concretamente tutti i principi latenti in lui per prendere gradatamente coscienza. La conoscenza ha bisogno di polarità e questa costringe l’uomo a prendere continuamente decisioni, ogni decisione spezza la polarità in un polo che viene accettato e viene trasformato in comportamento e integrato a livello cosciente e in un altro che viene rifiutato finendo nell’ombra, ma continuando a richiedere la nostra attenzione, in quanto ritorna a noi dall’esterno. Questa legge è esemplificata dalla malattia, infatti la parte di ombra entra nella corporeità e si somatizza come sintomo. Ci vuole il coraggio di affrontare consapevolmente le provocazioni della vita, lo strumento che unisce gli opposti è l’Amore, che rappresenta il dire di sì senza condizioni.
La linea del tempoPrima di parlare del tempo voglio trattare la causalità e la dinamicità di causa-effetto. Da Aristotele la concezione di causa viene divisa in quattro categorie: causa efficiente, che è quella dell’impulso; causa materiale, che ha le sue basi nella materia; causa formale, che dà la forma; causa finale, che è quella dello scopo, quella che deriva dalla meta che ci siamo prefissi. [Per costruire una casa serve l’intenzione di farlo (causa finale), l’investimento nell’energia di denaro o forza lavorativa (causa efficiente), il progetto (causa formale) e i materiali per costruire (causa materiale)]. Oggi si tende a considerare causa un impulso energetico, quindi la causa finale. Il pensiero scientifico causale segue la causa nel passato, mentre il modello della finalità proietta la causa nel futuro. Come fa la causa essere successiva all’effetto? Se consideriamo la nostra vita quotidiana ci sono eventi che si adattano di più ad una causa energetica nel passato e altri ad una causa collocata nel futuro. La variazione energetica rende possibile la concezione di un rapporto meccanico e si riferisce a un passo materiale, mentre la casualità finale lavora con motivazioni o intenzioni che vanno attribuite alla psiche. Il conflitto è una formulazione delle seguenti polarità: causa efficiente - causa finale passato - futuro materia - spirito corpo - psiche Tutti i modi di considerare sono esatti, infatti la tecnologia da sola non basta, serve sempre l’intenzione di costruire qualcosa, altrettanto dicasi per l’evoluzione, essa è la realizzazione materiale e biologica di un modello eterno. I processi materiali spingono da un lato, la forma finale richiama dall’altro affinché al centro possa verificarsi una manifestazione. La causalità richiede linearità su cui possa venire segnato un prima e un dopo nel senso di rapporto di azione. La linearità ha come premessa il tempo, che non esiste. Nella nostra coscienza il tempo nasce attraverso la polarità che ci costringe a suddividere la contemporaneità in unità di successione. Bisogna considerare che il presente è il punto di incontro fra passato e futuro. Presente | Passato———————|———————Futuro | In realtà questa linea diritta è la sezione di un cerchio, perché lo spazio è curvo.
Passato Futuro
Presente
Noi viviamo in funzione del nostro passato o il nostro passato è stato determinato dal nostro futuro, la casualità si muove in entrambe le direzioni verso ogni punto, come fa il tempo. Quando ci rendiamo conto che tempo e linearità esistono solo nella nostra coscienza anche il modello di casualità non risulterà più così assoluto. Inoltre la causalità è il modo di pensare dell’emisfero cerebrale sinistro del cervello, mentre l’emisfero destro pensa in modo analogico. Con l’analogia si crea un sistema di coordinate in cui il nostro mondo polare può essere interpretato in modo significativo. Se nella causalità il rapporto temporale è espresso con un prima e un dopo, l’analogia vive in base alla sincronicità. Dopo tutto questo discorso possiamo dire che la dipendenza deriva da due direzioni, dal passato e dal futuro. Il processo individuato dalla medicina per curare la dipendenza non sono le vere cause della dipendenza. Per riconoscere i contenuti, importa che qualcosa esista e come esista (non perché esista). Nel momento stesso in cui si riesce a prendere possesso della propria consapevolezza si perde la necessità di scoprire per quale ragione si è giunti a bere in modo sconsiderato e si comincia ad allontanarsi dall’alcool per valutare le potenzialità alternative della persona che si sta evolvendo proprio per effetto della sua malattia. Continuando a vivere nell’inconsapevolezza tutte le nostre azioni porteranno il nostro organismo a reagire con una malattia ancora più violenta e con la continua assunzione di alcool vari organi si degenereranno fino a farci comunque smettere di bere. |
Il testo è di proprietà esclusiva di Floretta Casati