25 agosto
Per prima cosa abbiamo cercato un posto carino dove stare e dopo vari tentativi abbiamo trovato "Eclectic", in Avenida de Mayo 333 (poche centinaia di metri dalla piazza centrale), davvero molto simpatico e giovane. Una ragazza (chica) ci accoglie amichevolmente, dobbiamo aspettare perch� la stanza � ancora occupata. Nessun problema, approfittiamo per fare un giro nella nuova citt� e chiediamo anche dove trovare una agenzia, ci interessa ancora trovare qualche volo per il Sur e qualche escursione nei dintorni. Dopo aver tentato all'Aerolineas, dove ci siamo fatti bloccare alcuni voli, siamo approdati in una agenzia locale che con molta cortesia � riuscita a capire cosa volevamo e a prenotarci ben 3 voli interni: Salta-Buenos Aires con la compagnia Andes, Buenos Aires-El Calafate e Trelew-Buenos Aires con la Aerolineas. Trelew si trova nella Peninsula Valdes, dove abbiamo deciso di andare a vedere la Ballena Franca Austral. Solo in seguito ci saremmo resi conto che per arrivare da El Calafate a Trelew senza voli non sarebbe stato uno scherzo, ma la felicit� per essere riusciti a prenotare i voli era troppa, per ora non ci pensavamo. I tre voli in tutto sono costati pi� o meno 300 euro ciascuno, una cifra che vale la pena spendere per andare in quei posti. D'altra parte, avendo voluto utilizzare i pullman avremmo dovuto avere a disposizione molto pi� tempo.

Nell'agenzia proprio di fronte, abbiamo prenotato anche l'escursione per l'indomani a San Antonio de Los Cobres (135 pesos
cada), partenza alle 7.30. Sono ormai le 19.00, torniamo in albergo e ci facciamo una bella doccia.

26 agosto
Alle 7.15 in punto il pulmino da 12 posti si ferma davanti all'ostello, siamo in 7 pi� l'autista/guida. Compiliamo un foglio con i nostri nomi e cognomi (nombres y appellidos), la guida si ferma a fare le fotocopie, che potrebbero servire in caso di controllo di polizia.
La prima tappa � Campo Quijano, un paesino anche detto El Portal de Los Andes. Da questo posto partiva un tempo la ferrovia del Tren a Las Nubes, quello che arriva al viadotto della Polverilla a 4200 metri. In un piazzale � esposta la prima locomotiva del treno, tenuta in ottimo stato, sulla quale facciamo alcune foto. Questa opera ciclopica, vero capolavoro ingegneristico voluto dai governi di Argentina e Cile, fu costruita tra il 1921 e il 1940 provocando la morte di circa 3000 persone, soprattutto per incidenti sul lavoro, prima causa tra tutte lo scoppio accidentale di candelotti di dinamite. Infatti questo materiale � particolarmente instabile al variare della temperatura, che nella zona di costruzione varia tra 30 gradi di giorno e -10 di notte.
Poco pi� avanti iniziava un lunghissimo tratto sterrato, percorso con alta frequenza da camion enormi. Capitava spesso di doversi fermare per passare a senso alternato sull'orlo di ripidi dirupi. La prima tappa, dopo 20 km, � il ponte del Toro (
el puente del Toro), un viadotto ferroviario, oggi dismesso, che si eleva a 60 metri di altezza sul letto del Rio Toro. Il paesaggio � lunare, il fiume in questo periodo � ridotto ad un rigagnolo e la presenza circostante di nebbia lo rende adatto ad un film horror. Con tutto l'equipaggio ci incamminiamo sul ponte seguendo ci� che rimane della ferrovia. Non ci sono protezioni ai lati ed il ponte � largo al massimo 1 metro e mezzo, una bella prova di coraggio per chi soffre di vertigini.
A questo punto inizia lo spettacolo della natura, man mano che salivamo di altitudine si susseguivano spettacolari
quebradas (valli scavate dall'erosione di acqua e vento nel corso di millenni), dalla Quebrada de el Toro ad altre di cui non ricordo i nomi, fino ad arrivare al Cerro de los ocho colores (el cerro de los siete colores si trova vicino la Quebrada di Humahuaca, dove noi non andremo). Una montagna che incredibilmente presenta diverse sfumature di rosso, arancione e viola, uno spettacolo che non si vorrebbe ammirare solo per qualche minuto, ma che meriterebbe di essere assaporato nel silenzio irreale che lo circonda. I cardones (i tipici cactus di questa zona aridissima) padroneggiano, ancorati con le loro fortissime radici ad un terreno dal quale estraggono la poca umidit� disponibile.

Dopo qualche decina di km si arriva ad un piccolo paesino abitato da appena 18 indigeni, solo qualche casa, una chiesa, un cimitero in cui spiccano fiori colorati di carta ed i bagni (probabilmente costruiti apposta per i turisti). E' Santa Rita de Tastil, chiaramente gli abitanti del posto ci aspettavano ansiosi di vendere artigianato o qualcosa di cucinato alla buona. Ci siamo fermati solo mezz'ora (
media hora), ci aspettava una sosta pi� lunga pochi km pi� avanti. Si trattava delle rovine di Tastil (ruinas de Tastil), ovvero ci� che resta della pi� grande citt� precolombiana che sia mai esistita nell'attuale territorio argentino (al suo massimo splendore 3000 indigeni diaguitas vi vivevano). Camminando tra i cardones erano ancora evidenti le forme delle case e delle strade. I cactus sono i veri dominatori della vegetazione locale, impressiona la loro altezza (non � raro trovarne alcuni che superano gli 8 metri di altezza) e sapere che erano sicuramente gi� l� quando io non ero ancora nato. Veniamo anche a sapere che la loro presenza ci accompagner� fino a 3500 metri, dopo di che la vegetazione si riduce a pochi arbusti di qualche decina di centimetri di altezza. Il sole � alto ma la temperatura � piuttosto bassa, indossiamo cappello di lana, sciarpa e piumino, ma il forte vento gelido ci penetra nelle fessure degli abiti. Vi consiglio di non lasciare troppo lontano il sentiero segnato, noi abbiamo avuto non poche difficolt� per tornare al pulmino che ci aspettava.
Si riparte, il calduccio del veicolo ci fa piacere. La nostra prossima meta � San Antonio de Los Cobres, nei pressi del quale il Tren de las Nubes arriva a destinazione per poi tornare indietro. Da lontano si inizia a scorgere il nome del paese disegnato sul lato di una montagna. Ci troviamo a quasi 4000 metri, l'aria � ormai rarefatta e una anziana signora che fa parte dell'equipaggio ha bisogno dell'ossigeno artificiale che aveva portato con s�. Appena scesi, i bambini ci circondano per convincerci ad acquistare qualcosa, un lama di lana, una casetta di pomice, una pietruzza raccolta da qualche parte. Promettiamo di tornare dopo il pranzo, che la guida vorrebbe farci consumare dentro un locale turistico che ci stava aspettando, e che secondo me paga il pizzo alla guida...
Non esiste, siamo a San Antonio, abbiamo un'ora a disposizione e dobbiamo passarla seduti qui dentro (dove oltretutto c'� una puzza incredibile di cucina)?
Salta
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