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Lago Maggiore

Franco Aresi
L'idea...
23 dicembre 2001: Sono quattro settimane
che sono a casa con un collare al collo, regalo di un automobilista
distratto. Non uso mai la macchina, l'unica volta mi tamponano. Sono stufo
di oziare, e domani vado a farmi il giro del
Lago Maggiore, anche perché
la mia moto non è mai rimasta così a lungo ferma.
Le previsioni danno un ribasso della temperatura, perciò all'indomani
abbigliamento da
Elefantreffen, cioè: calze e guanti riscaldabili
elettricamente, sottotuta in pile, giacca e pantaloni invernali. Infatti
alla mattina la colonnina del mercurio segnala meno sette.
Partenza...
Faccio fatica a mettere in moto la Monster S4, ma appena parte un
sound celestiale
pervade il mio giardino: che musica per gli amanti del twin di Borgo
Panigale. Si parte in direzione nord, ai lati della strada i campi e le
piante sono bianchi per la galaverna, il sole che filtra fra la nebbia
regala immagini stupende, la gente per strada mi guarda come se fossi un
marziano, guanti e calze fanno il loro dovere, in modo che il piacere di
guidare rimanga tale.
Dopo Luino inizia la "Zenna", strada costiera tutta curve, teatro di
epiche motobattaglie e di altrettanto epici ritiri di patenti da parte
delle forze dell'ordine. Passo la dogana sotto lo sguardo incredulo delle
guardie, sia italiane che svizzere e dopo pochi km. entro nel parco delle
"Bolle di Magadino" dove praticamente il Ticino entra nel lago Maggiore
ramificandosi e creando una moltitudine di isole, rifugio per una miriade
di specie animali. Per questo la parte più interna è territorio off limits
per il genere umano; fra le specie più rare c'è anche il Falco Pescatore.
Attraverso velocemente
Locarno
e subito la strada delle Centovalli inizia a salire; certo, farla in
questa stagione non è il massimo del divertimento, ma lo spettacolo che ci
appare innanzi lascia senza parole. Per chi volesse farla non in moto,
esiste un trenino a scartamento ridotto che va da Domodossola a Locarno,
dura un ora e mezza e vi permetterà di vedere enormi
precipizi e spettacolari cascate ed attraversare ponti
audaci. Ne vale la pena, credetemi.
Attraverso la frontiera di
Ponte Ribellasca dove inizia la
Val Vigezzo e dopo pochi km. ecco una spettacolo
incredibile: la cattedrale di Re, una cattedrale nel deserto, pardon, in
mezzo alle montagne, alta 51 m. e costruita nel 1700. I documenti
dell'epoca raccontano che nel 1494, in seguito ad un gioco, un tale
Zuccone colpì con un legno l'immagine della Madonna, che, il giorno dopo,
iniziò a sanguinare e l'evento si protrasse per parecchi giorni. Il
podestà del luogo decretò di costruire la cattedrale, ma per problemi
economici prima e le guerre poi, la costruzione iniziò nel 1700.
Riprendo il mio giro e arrivato a Malesco scendo per la val Cannobina,
strada
ideale per chi ha un supermotard; alla fine della valle ritrovo il
lago Maggiore, svolto in direzione di Verbania, ed ecco subito la mia
attenzione è catturata dai ruderi dei castelli di Cannero, costruiti su
due isolotti fra il 1200e il 1300 e detti Malpaga.
Verso la fine del XIV secolo i fratelli Mazzardi, detti "Mazzarditi",
presero possesso dei castelli, mettendo a ferro e fuoco tutto il litorale
finché nel 1414 vennero cacciati. Nel 1441 divennero proprietà dei
Borromeo. Ma verso la fine del 1500, dopo la morte di Ludovico Borromeo,
il tutto fu abbandonato a se stesso ed ebbe così inizio l'inevitabile
rovina.
Arrivato a Verbania, neocapoluogo, da non perdere sono i
giardini di Villa
Taranto. Il grandioso complesso dei giardini occupa tutto il fianco nord
orientale del promontorio di Verbania; i giardini risalgono alla fine del
1800, ma è solo nel 1919 che, grazie alla passione del capitano scozzese
Antonio Neil Mc Eacharn, accademico Linneano, raggiunsero lo splendore che
possiamo ammirare ancora oggi, con molte rarissime varietà botaniche.
Continuando verso sud,
poco prima di Stresa si possono ammirare le tre isole Borromee: l'isola
madre, l'isola Bella e l'isola dei Pescatori. Tutte e tre meritano una
visita, ma in particolare giardini pensili dell'isola Bella e la cucina
tipica che si può gustare sull'isola dei Pescatori.
Proseguendo arrivo ad
Arona, e non posso fare a meno di soffermarmi ad
ammirare la statua di San Carlo Borromeo, chiamata affettuosamente il
Sancarlone. Alta 31 metri, fu costruita nel 1697 da Bernardo Falconi e
Siro Zanelli, tutta in rame e bronzo. All'interno due scale portano fino
alla testa, dove possono prendere posto 6 persone e osservare attraverso
gli enormi occhi lo stupendo spettacolo del lago.
Proprio di fronte ad Arona, sulla sponda opposta del lago che qui
raggiunge il punto più stretto, si può ammirare in tutta la sua maestosità
la Rocca di Angera; la sua struttura difensiva risale ai tempi romani e
longobardi. Dal 1449 passò ai Borromeo, che ancora la conservano. Dal 1988
la rocca ospita un
museo
unico nel suo genere, primo in Italia e tra i più storici in Europa, che
raccoglie in tredici sale la storia di due secoli di un gioco senza tempo:
la bambola. Illustra la trasformazione dell'antico giocattolo dal 1700 ad
oggi.
È quasi sera, il sole se
ne sta andando e la temperatura cala di conseguenza, velocemente
attraverso il vecchio ponte in
ferro sul Ticino che divide il Piemonte
dalla Lombardia, ma prima di arrivare alla mia abitazione a Sangiano non
posso non citare l'eremo di Santa Caterina del Sasso Ballaro, eremo del
XII secolo situato a strapiombo sul lago nel comune di Leggiuno. La storia
narra che nel 1170 tale Alberto da Besozzi, tenendo fede ad un voto fatto
in occasione di un naufragio sullo scoglio del Sassoballaro, si ritirò a
vita eremitica.
Nel 1195, Alberto fa cessare la peste che affligge i paesi circostanti e
per rivelazione angelica fa erigere un Sacello simile a quello che in cima
al monte Sinai custodiva i resti di S. Caterina d'Alessandria. Nel 1270 i
lupi fanno stragi non solo di bestiame, ed i nobili del paese dopo aver
fatto voto sono liberati dal flagello e costruiscono la seconda cappella.
Nel 1310 i dominicani ultimano la terza chiesetta, poi il conventino. Nel
1535 nel corso di alcuni lavori viene trovato il corpo del Beato Alberto
come se fosse morto da pochi mesi e viene portato nel sacello. Intorno al
1640/60 (non c'è una data precisa) alcuni grossi
macigni si staccano dalla
parete antistante l'eremo e cadono sopra il sacello. Il più grosso, due
metri di diametro, sfondò tutto, fermandosi miracolosamente a poca
distanza da terra; nella notte fra l'11 e il 12 maggio 1910 i massi si
adagiarono per terra senza fare altro danno. Oggi l'eremo è proprietà
della Provincia e gestito dai frati.
L'epilogo...
Eccomi finalmente a casa dopo
240 km.
Questo giro ci voleva, ero in crisi di astinenza da moto! Domani devo
ricordarmi di lavare bene la moto per via di tutto il sale che hanno
gettato sulla strada per impedire la formazione di ghiaccio, visto che
specialmente in Svizzera non hanno badato ad economia...
Franco Aresi
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