Abbiamo visto che i Titan possono essere emessi da
strutture pubbliche e private. Per raggiungere l’obiettivo di costruire una
FAZ non c’è un modello che prediliga l’uno o l’altro versante. In un certo senso,
il meccanismo di costruzione di una FAZ è relativamente neutro, purché le emissioni
a tasso negativo siano strettamente correlate al RdC e alla creazione di ricchezza.
Quale che sia l’origine politica
di una FAZ, alla fine il suo comportamento sarà identico, poiché è il meccanismo
stesso di emissione e di ridistribuzione del reddito tramite il RdC che determina
la politica della società.
Come vedremo, la FAZ non è
un’istituzione, né tanto meno un’organizzazione di tipo politico. Costruendo
una FAZ non vogliamo creare l’antistato né un altro Stato. La FAZ è uno “spazio” di autonomia, costituito da rapporti
economici, giuridici e sociali, generato da meccanismi prevalentemente automatici,
quali il tasso negativo, il reddito di Cittadinanza e le emissioni della Banca
del Movimento. In quanto tale essa tende a organizzarsi secondo la logica della
partecipazione, però allo stesso tempo, la partecipazione non è né un obbligo
né un principio di carattere cogente.
La Banca del Movimento è invece
una struttura, e in quanto tale, è un’istituzione. Essa ha quindi una sua forma
giuridica che è storicamente determinata dal sistema normativo nel quale viene
costituita. In quanto struttura, la BdM corre il rischio di essere istituzionalizzata
e di generare logiche di potere e gerarchie interne. Per questa ragione, prevedo
per la BdM un meccanismo di funzionamento pressoché automatico che escluda in
pratica ogni discrezionalità nel comportamento dei suoi agenti ed ogni burocratizzazione
della sua organizzazione.
La logica giuridica cui deve
uniformarsi la BdM è descritta nel capitolo 5 in appendice, e la definiamo un
diritto negativo. Dal punto di vista organizzativo,
ciascuna FAZ potrà definirla nel modo che ritiene più opportuno. Come vedremo,
ritengo che la FAZ non sia un modello unico di organizzazione poiché non dipende
da un’ideologia, né tanto meno ne deve generare. Immagino, quindi, che l’organizzazione
concreta di una FAZ in un paese possa essere molto diversa da quella di un altro
paese, così come diverse possono essere le motivazioni della gente per aderirvi.
Ma, come vedremo, non ha alcuna importanza se l’adesione alla FAZ sia dettata
da convinzioni politiche, etiche, da mera convenienza o persino convinzioni
religiose, come potrebbe accadere in un paese islamico o in comunità cristiane.
Ho stimato il numero dei soci
iniziali della Banca del Movimento in almeno 10.000 persone. Le filiere di produzione
saranno all’inizio essenzialmente aziende di prodotti immateriali, come cd,
film, informazione, software, teatro, libri, cultura in genere, insomma tutto
quello che passa su internet e dintorni. Possono però, anche essere aziende
agricole, penso a quelle del commercio equo e solidale, artigiane dello stesso
circuito, aziende di grande distribuzione ed imprese che abbiano problemi di
sovrapproduzione, che poi sono la maggioranza visto che il problema della crisi
di oggi è proprio quello della sovrapproduzione.
Se queste aziende potessero
pagare almeno in parte i propri dipendenti con questi titoli, il problema della
conversione sarebbe sostanzialmente risolto. E d’altra parte, se i dipendenti
possono andare a comprare con questi titoli merci su internet e presso altre
imprese non avrebbero difficoltà ad accettarli. Soprattutto non avrebbero difficoltà
se il loro lavoro dovesse essere remunerato in quel modo poiché l’azienda nasce
con quel finanziamento.
Con una certa gradualità la
BdM potrebbe annoverare tra i propri soci imprese già costituite di ogni settore
della produzione, rivolgendosi soprattutto a quelle imprese che hanno problemi
di sovrapproduzione e di smaltimento delle scorte che hanno tutto l’interesse
a partecipare ad una organizzazione in cui possono riprendere la propria produzione
a tutto ritmo.
Nel frattempo, la stessa BdM
finanzierebbe la nascita di nuove imprese di produzione, dapprima nell’immateriale
e poi anche nella produzione materiale.
E’ di estrema importanza che
la produzione interna della FAZ, sia in grado di soddisfare una percentuale
significativa delle necessità di vita dei suoi membri sin dall’inizio. Una FAZ
che avesse un ruolo marginale nella vita delle persone non potrebbe raggiungere
il suo obiettivo che è quello di generare un nuovo modo di produrre e di vivere.
D’altra parte, l’erogazione di una somma a titolo di RdC deve consentire a chi
lo percepisce di utilizzare questa somma per coprire una parte significativa
delle proprie spese.
Facendo un calcolo approssimativo,
considerato che secondo l’ISTAT le spese per la casa coprono il 50% del reddito,
quelle per l’alimentazione il 30% e le varie il residuo 20%, sarebbe sufficiente
garantire l’alimentazione e parte delle varie (in cui sono comprese le spese
per il tempo libero e gli svaghi), per raggiungere la percentuale del 40% del
totale delle spese necessarie per vivere. La presenza nella FAZ di artigiani
per le spese della casa e di imprese di produzioni di suppellettili per la casa,
comporterebbe la copertura di almeno un altro 10% di tali spese. L’obiettivo
sarebbe quello di arrivare in un tempo relativamente breve a coprire anche le
spese della casa (affitto o rate di acquisto) il che comporterebbe la copertura
di un ulteriore 30% di costi. In pratica, resterebbero fuori solo le spese per
l’energia (corrente elettrica e benzina) e per le comunicazioni (telefono e
internet) finché anche queste non possano essere erogate da imprese costituite
o aderenti alla FAZ.
Infine, è necessario che in
una prima fase la composizione dei soci della BdM sia in qualche modo equilibrata.
Mi spiego meglio con un esempio. Una discoteca è un luogo che funziona diciamo
con cento ballerini e un disk jockey. Se ci mettiamo cento disk jockey e un
ballerino, è difficile poterla chiamare una discoteca, poiché nessuno ballerà
e tutti litigheranno per far suonare la musica.
La struttura della FAZ ricalca
la composizione sociale ed economica della società italiana o comunque di una
società industriale avanzata. E’chiaro che nel momento in cui la FAZ dovesse
crescere oltre un certo punto critico (mettiamo per ipotesi oltre il milione
di aderenti) il problema della composizione sociale interna non si porrebbe
più. Ma fino al raggiungimento della massa critica occorrerà che l’assemblea
della FAZ controlli le adesioni alla società in modo da evitare, appunto, eccessivi
squilibri. C’è da considerare, comunque, che già 10.000 persone sono un numero
sufficientemente grande per garantire una composizione relativamente equilibrata
della società, e d’altra parte, il fatto che ogni attività umana sia considerata
da una FAZ ricchezza garantisce contro un uso eccessivamente restrittivo di
questo concetto di equilibrio iniziale nella FAZ.
La Banca del Movimento è dal
punto di vista giuridico, una società finanziaria o anche una Banca ordinaria,
sul tipo di Banca Etica.
Lo strumento tecnico per le
emissioni dei titan è il prestito obbligazionario che nelle società di capitali
non deve superare il patrimonio netto della società. Poiché però i Titan sono
titoli gravati da un tasso negativo che perdono interamente il proprio valore
di emissione con il decorso del tempo, la loro incidenza sul patrimonio sociale
è zero. In pratica la BdM può effettuare emissioni di Titan a piacimento senza
perciò violare alcuna legge.
E’ evidente che, però, la BdM
non può emettere Titan senza alcun criterio, poiché, dopo breve tempo, si genererebbe
un effetto inflattivo nel sistema.
La BdM deve, pertanto, emettere
i Titan seguendo un criterio rigido e relativamente automatico.
Il criterio principale di emissione dei Titan è legato al finanziamento
di imprese. Per ogni finanziamento erogato
ad un’impresa, sia essa di nuova costituzione o già costituita, la BdM deve
effettuare un’emissione di Titan dello stesso importo che distribuirà a titolo
di RdC.
Inoltre, le somme che le imprese
restituiscono alla BdM sui finanziamenti ricevuti, sono parimenti utilizzate
per la distribuzione di RdC.
Il limite di queste emissioni
è dato inizialmente dal montante di strumenti finanziari attualmente esistente
nel sistema.
Calcolando solo la massa monetaria
costituita da moneta (a corso legale e bancaria) e da titoli del debito pubblico,
questo montante somma a circa 3000 miliardi di euro (equivalenti a circa sei
milioni di miliardi delle vecchie lire), e raggiunge i 6000 miliardi di euro
se ci aggiungiamo azioni e obbligazioni quotate di società private. Insomma,
per ogni cittadino italiano, la massa finanziaria esistente oscilla tra i 50.000
e i 100.000 euro, e arriva a 150.000 se consideriamo anche i titoli derivati
e tutti gli altri strumenti finanziari esistenti sul mercato.
La BdM, deve considerare questi
importi pro-capite come il limite per le proprie emissioni di titoli in una
fase iniziale, e in proporzione all’effettiva incidenza delle emissioni sulle
spese necessarie per ciascuno. Insomma, se la BdM è in grado di coprire in media
il 40% dei costi di vita, considerando la somma di 50.000 in totale, le emissioni
in Titan non potranno superare il 40% di questa somma, vale a dire l’importo
di 20.000 Euro da considerare in Titan al tasso di cambio che sarà determinato
dal mercato.
Considerando per semplificare
un tasso di cambio sulla parità tra euro e Titan, la BdM deve considerare come
proprio limite l’erogazione di 20.000 euro per ciascuno dei soci, ovvero di
40.000 euro se per base si prendesse il superiore importo di 100.000 euro che
comprende le obbligazioni private e le azioni delle società.
La logica è che i Titan tendono
a sostituire gli strumenti finanziari ordinari, che sono destinati alla tesaurizzazione
e che verranno quindi scacciati dal mercato, come la moneta “cattiva” scaccia quella “buona” secondo la legge di Greesham.
La giustificazione principale
per l’emissione dei Titan, come abbiamo visto, è la creazione di ricchezza,
e in questa ricomprendiamo tutte le attività che nascono dallo spirito umano.
In quanto tali, la remunerazione principale sarà rappresentata dal RdC, cui
si aggiungerà una remunerazione ulteriore che deriverà dal profitto (se l’impresa
lo conseguirà) o dall’accumulazione (relativamente a quelle attività cui la
logica dell’accumulazione è funzionale).
Superata la fase di avvio della
FAZ, la BdM potrà continuare le proprie emissioni anche oltre gli importi che
ho orientativamente indicato sopra, purché queste emissioni siano giustificate
dalla creazione di ricchezza e non generino inflazione nei prezzi all’interno
della FAZ.
Questa valutazione comporta
un giudizio di tipo tecnico-politico e quindi un potere. Le decisioni in tal
senso della FAZ dovranno, quindi, essere assunte dall’assemblea dei soci della
FAZ e supportate a livello tecnico dagli organi della BdM.
A questo proposito è necessario
tenere presente che una quantità eccessiva di emissioni di Titan può comportare
gravi problemi di inflazione all’interno della FAZ. Nell’ipotesi in cui il movimento
delle FAZ si estendesse, questo problema sarebbe molto più ridotto se la maggior
parte di esse adottasse criteri rigorosi per le emissioni e solo alcune si comportassero
fuori dalle regole. In questo caso, come avviene oggi per le monete, i costi
di comportamenti non adeguati di alcuni andrebbero a discapito di tutti.
In pratica, poiché ogni FAZ
avrebbe la propria struttura di emissione, occorre cautelarsi contro il rischio
che un gruppo di persone, estranee allo spirito vero della FAZ si metta a stampare
Titan con i quali inondare le altre FAZ. La stessa operazione potrebbe essere
tentata da strutture che avessero interesse a far fallire l’iniziativa. Per
questa ragione è necessario che i Titan abbiano un “rating” né più e né meno di tutte le altre obbligazioni, che ne valutasse
l’effettiva rispondenza ai criteri generali di emissione da parte della BdM
locale.
Il rating dovrebbe essere emesso
da una struttura di collegamento tra le FAZ composta da rappresentanti di tutte
le FAZ e munite di poteri di controllo sulla congruità delle emissioni, una
sorta di “Auditor” interFAZ, che determini
la accettabilità dei Titan emessi sulla scorta dei propri accertamenti, ma senza
stabilire un vero e proprio tasso di cambio sui Titan che dovrebbero oscillare
assieme, per evitare speculazioni tra le aree di produzione. Infatti, si potrebbe
anche verificare la convenienza a far calare il tasso di cambio delle proprie
emissioni al fine di favorire le “esportazioni” dei prodotti di una FAZ verso
l’altra, il che contraddirebbe lo spirito e gli obiettivi delle FAZ che, appunto,
non devono comportarsi come gli Stati (e quindi adottare politiche economiche
o monetarie relativamente alle relazioni con le altre FAZ).
Per la decisione sulle tipologie
di investimento, si deve adottare una forma di democrazia diretta con il voto
in tempo reale sulle singole iniziative assunte dalla banca di emissione, mentre
a livello locale ci penserebbero i soci del posto ad indirizzare le emissioni
sulle iniziative più adeguate. Ad esempio, se in un luogo si adottasse un’iniziativa
di disinquinamento del territorio, la decisione dovrebbe essere presa a livello
locale nella misura indicata dalla banca centrale che deve monitorare la quantità
di emissioni periodiche per evitare l’inflazione.
In un lasso di tempo che stimo essere relativamente breve, non appena l’iniziativa dovesse partire, il numero dei partecipanti dovrebbe aumentare in misura geometrica, poiché l’interesse a partecipare sarebbe fortissimo. Non solo interesse ideologico, ma anche e soprattutto interesse concreto, poiché attraverso questo meccanismo si può vivere e bene senza rinunciare a nulla, anzi, migliorando decisamente la qualità della propria vita.
Abbiamo visto che la BdM deve
essere un organo tecnico il cui funzionamento è regolato il più possibile in
maniera automatica.
Le emissioni dei Titan non
possono essere negate o concesse ad personam,
ma devono tenere conto dei criteri sopra detti, e quindi nessun finanziamento
è lasciato alla discrezionalità degli organi della BdM, così come non dipende
dalla loro discrezionalità la misura del RdC che sarà erogabile.
Nondimeno, ci sono delle situazioni
in cui la BdM si potrà trovare ad assumere delle decisioni di carattere politico.
Una di queste è, ad esempio, la decisione sull’importo da considerare come limite
per le emissioni, come abbiamo visto sopra. Altra tipologia di decisioni è quella
da assumere in caso di un eccesso di insolvenze delle imprese finanziate e quindi
di una conseguente riduzione dell’importo del RdC o dell’adozione di criteri
diversi per il finanziamento delle iniziative.
Tutte queste decisioni devono
essere assunte dall’assemblea dei soci della FAZ, quindi con la partecipazione
di tutti i soci mediante una discussione ed un voto elettronico sulle diverse
opzioni che si presentano. Ciascun socio avrà il diritto di formulare una propria
opzione relativamente ad un problema e chiedere che su di essa l’assemblea si
esprima con il voto.
Sarà necessario adottare per
queste decisioni il criterio della prevalenza della maggioranza dei voti, poiché
non è possibile cercare l’unanimità relativamente a questioni che potrebbero
presentarsi con una certa urgenza. Ad esempio, l’organo di controllo delle FAZ
potrebbe rilevare una pressione sui prezzi dei prodotti FAZ dovuta ad un eccesso
di emissioni e questo potrebbe indurre la BdM a ridurre la massa monetaria sospendendo
le emissioni e abbassando il tetto prestabilito. E’ chiaro che una decisione
del genere assume carattere di relativa urgenza e priorità
e che deve essere decisa entro un lasso di tempo ragionevolmente breve,
semmai prestabilito dallo stesso organo di controllo al fine di evitare conseguenze
spiacevoli sull’economia della comunità.
Per questa ragione, la discussione
ed il voto elettronico sono lo strumento privilegiato e sarà necessario anche
che la decisione sia assunta dalla maggioranza della comunità. C’è da notare
che un’eccessiva pressione sui prezzi potrebbe far cadere il rating dei Titan
emessi dalla comunità e provocare la loro inconvertibilità sia nelle monete
che nei Titan emessi dalle altre FAZ. Insomma, la comunità deve essere messa
in condizione di poter decidere sul da farsi su mozioni provenienti da chiunque
voglia presentarla al fine di assumere la decisione giudicata migliore in quel
momento.
La costituzione della BdM comporta
in pratica la costituzione di una società di capitali di cui siano soci tutti
coloro che aderiscono alla società I soci della BdM sono anche soci della FAZ.
La società di capitali funge
da finanziaria o da banca del gruppo. Per ragioni pratiche potrà anche essere
necessario costituire due società delle quali una funga da finanziaria agendo
da BdM e l’altra da FAZ. Questo sarà necessario se il ruolo della BdM viene
assunto da una banca vera e propria, come potrebbe essere Banca Etica o altra
banca di credito ordinario che svolga anche attività ordinaria secondo la normativa
vigente. In ogni caso, i soci della FAZ devono essere anche soci della Banca,
almeno relativamente all’attività di essa quale BdM.
Ciascun socio apre un conto
presso la banca dove gli viene accreditata una somma iniziale di 500 euro in
titoli a tasso negativo. Questo accredito è gratuito, non comporta alcun versamento
da parte dei soci. Il solo fatto di partecipare alla società dà diritto di ricevere
la somma in questione, in forma di titoli a tasso negativo.
Vi chiederete da dove arrivino
queste somme. Esattamente dallo stesso posto dal quale lo Stato (e per esso
le Banche) fanno arrivare i soldi con i quali fate la spesa al supermercato.
Con la piccola differenza che mentre
quei denari creano debito (e quindi potere), i Titan non creano né debito
né potere.
Se avete ancora dubbi sulle
ragioni che consentono a BE di emettere questi titoli senza alcuna copertura
apparente, vi prego di andare a leggere nei miei libri e in particolare nel
capo II del libro “Dove andrà a finire l’economia dei ricchi” a pagina
45 e seguenti, dove riporto un esempio di come Krugman spiega la ragione per
cui una società chiusa debba emettere denaro senza copertura per poter funzionare.
Negli altri libri, trovate considerazioni esaurienti sulla natura del denaro
e l’assurdità della sua creazione a debito (assurdità, peraltro, funzionale
al potere finanziario).
I Titan emessi da BdM perdono ogni settimana l’uno
per mille del loro valore nominale. Ogni nuovo socio che entra riceve la medesima
somma. Ogni settimana BdM detrae dai conti l’importo dell’uno per mille che
accantona a copertura del finanziamento dei titoli (la cosa in realtà è un poco
più complicata poiché il sistema prevede
l’emissione di titoli gravati da diversi tassi negativi, che oscillano tra lo
0,2 e il 2 per mille la settimana, a seconda del tipo di iniziativa che viene
finanziata).
Mensilmente BdM versa sui conti
dei soci la somma che viene determinata a titolo di reddito di cittadinanza
secondo i criteri di emissione sopra riportati.
Questa somma equivale all’importo
che verrà detratto dai conti a titolo di tasso negativo nonché ad una percentuale
che può arrivare fino al 100%, dei finanziamenti fatti per la creazione di nuove
imprese.
Come abbiamo visto prima, possiamo
supporre che ci siano somme sufficienti per dare a tutti un importo non simbolico
a titolo di RdC.
Sarà necessario fare una simulazione
del funzionamento della FAZ e della BdM per verificare quale somma effettiva
può essere erogata a titolo di RdC. In linea di massima, il sistema economico
attuale consente l’erogazione di un importo di 500 euro al mese per ogni cittadino
italiano. Di conseguenza, una FAZ che coprisse solo il 40% delle necessità dei
suoi soci, potrebbe versare sin da subito a ciascun socio la somma di 200 titan
equivalenti euro a testa.
Uno studio più accurato potrebbe
determinare la cifra da erogare con maggiore precisione, ma non credo che giungerebbe
alla fine a conclusioni diverse da quelle che sto prospettando ora.
In un lasso di tempo relativamente
breve la FAZ dovrebbe poter arrivare ad erogare i 500 euro al mese a testa del
RdC.
I soci della BdM si devono
impegnare ad utilizzare ed accettare i Titan per i pagamenti delle prestazioni
e dei beni che circolano nella FAZ.
Di conseguenza, le imprese
li accetteranno per vendere i propri beni, e le persone per i propri servizi
ivi comprese le remunerazioni del lavoro. Ovviamente non c’è nessun obbligo
di lavorare per imprese della FAZ per poterne essere socio. L’obbligo consiste
infatti nel dover accettare i Titan come remunerazione se si esegue un lavoro
per una società o un privato che opera all’interno della FAZ ed è socio di essa.
Ma se queste prestazioni non
fossero richieste, o se i loro prodotti restassero invenduti, non c’è alcuna
ragione perché essi vengano esclusi dall’associazione. La loro presenza come
consumatori e fruitori dei prodotti all’interno dell’associazione contribuisce
a creare la ricchezza complessiva del gruppo.
Altra questione importante
è quella della gestione dei conti in euro. E’ presumibile che ad un certo punto
del suo sviluppo, la FAZ si avvalga di una struttura bancaria vera e propria,
che sia in grado cioè, di operare anche quale banca ordinaria. Una delle ragioni
è che è necessario un collegamento con il mondo ufficiale della finanza per
la quotazione ed il cambio dei Titan.
Questo non comporta alcun obbligo
per i soci di aprire conti in euro con questa banca, però diciamo che sarebbe
bene farlo, dato che questo non comporterebbe alcuna conseguenza negativa per
i soci, che vedrebbero i propri conti in euro trattati almeno nello stesso modo
delle altre banche se non meglio, e che però aiuterebbero molto la BdM che sarebbe
in condizione di disporre di una riserva di euro per operare sul cambio.
Deve essere chiaro che il comportamento
della BdM è del tutto diverso da quello di una banca ordinaria così come è del
tutto diverso il sistema di creazione di moneta.
Insomma, un socio che mettesse
il proprio conto in euro presso la BdM (o quella banca presso cui la BdM si
appoggia per le proprie operazioni ordinarie) avrebbe un conto in euro trattato
come quello delle altre banche e un conto in Titan (che tecnicamente diventa
un conto titoli) trattato con il tasso negativo. E’ insensato tenere conti a
tempo presso la BdM e conti ordinari presso una banca del sistema finanziario.
Trattandosi di strumenti a tasso negativo la natura dei Titan è quella
di essere spesi il più velocemente possibile. Anche se qualcuno partecipasse
all’associazione senza lavorarci all’interno, il solo fatto che spenda nell’associazione
crea ricchezza. E d’altra parte la spesa per consumi è il vero motore dell’economia.
A parte le motivazioni di ordine
politico, etico o religioso che ciascuno coltiva in sé stesso e che lo possono
spingere ad aderire alla costruzione di una FAZ e di una BdM, voglio trattare
qui l’interesse concreto dei soggetti che possono partecipare all’iniziativa.
Per la Banca o la struttura di tipo bancario che gestisce l’emissione dei titoli,
si tratta di coprire i propri costi ed avere gli strumenti per recuperare le
risorse necessarie al finanziamento delle iniziative che vengono proposte. Questo
può avvenire tramite l’imposizione di un’imposta sulle singole operazioni o
sulla gestione dei conti. Ho pensato ad un aggio su tutte le transazioni che
avvengono per il suo tramite pari allo 0,1%.
D’altra parte la Banca ha altri proventi dall’attività. Intanto, per le emissioni effettuate per finanziare iniziative di tipo imprenditoriale, essa riceve il capitale in restituzione dall’impresa. Questo capitale va a remunerare i costi del RdC, ma allo stesso tempo una parte di esso potrebbe essere stornata per coprire i costi della Banca che non fossero coperti dal prezzo della gestione dei conti. Inoltre, la Banca può partecipare alle imprese e promuoverne alcune, cosa che può fruttare utili in grado di coprirne parzialmente i costi.
Poiché però essa non dà un interesse
per i depositi ma lo trattiene a titolo di tasso negativo, i costi della banca
molto contenuti. Il calcolo del tasso negativo può sembrare complicato e lo
sarebbe se dovesse essere effettuato a mano, ma gli attuali computer sono in
grado di svolgere queste operazioni con estrema precisione e senza alcuna fatica.
La cosa si complicherebbe un
poco se, oltre alla gestione on line dei conti la Banca dovesse effettuare
anche una gestione cartacea dei titoli. La soluzione più semplice, sarebbe quella
di legare i due sistemi attraverso delle smart-card che potrebbero consentire
ai soci di portarsi il “contante” appresso senza dover ricorrere al cartaceo.
Ma questo è un problema del “dopo”.
E’ probabile che i conti in
euro ordinari siano utilizzati per la tesaurizzazione dai soci, oltre che per
pagare le spese correnti che non è possibile onorare con i Titan. BdM, quindi,
si troverà con una riserva in continua crescita di euro poiché molti servizi
creati con i Titan saranno pagati nel sistema economico in euro. Questo meccanismo
dovrebbe consentire a BdM di convertire Titan in euro senza dover soffrire per
mancanza di liquidità.
Ribadisco il concetto che è
necessario monitorare in maniera precisa la quantità di titoli che possono essere
emessi in un sistema. Leggendo le deduzioni di Krugman di cui parlavo sopra
se ne capisce immediatamente la ragione, che riassumo nella considerazione che
se in un sistema ci sono troppi strumenti monetari, i prezzi salgono, se sono
troppo pochi, i prezzi scendono e le attività economiche si deprimono.
Di quali strumenti può disporre
BdM per fare questo controllo?
Per la emissione dei titoli,
BdM ha uno strumento di monitoraggio dato dal livello dei prezzi interni. Il
tasso negativo dovrebbe escludere deflazione, vale a dire una caduta dei prezzi
che comporti una caduta delle attività economiche.
E’ quello che sta accadendo
adesso: la mancanza di domanda costringe le imprese ad abbassare i prezzi per
cercare di mantenere livelli accettabili di produzione, ma per farlo sono costrette
a risparmiare sui costi, e quindi tagliano soprattutto il costo del personale.
Questo, però, comporta un’ulteriore caduta della domanda effettiva di beni,
poiché i licenziati spenderanno di meno sul mercato. L’effetto generale è una
caduta di prezzi ed una conseguente riduzione delle attività economiche.
Con il tasso negativo, la caduta
dei prezzi segue a risparmi sui costi di produzione per effetto di un incremento
della domanda e non della sua caduta. Insomma si dovrebbe risolvere in un beneficio
per la gente e per le imprese.
Allo stesso tempo, la riduzione
progressiva della massa monetaria con il decorso del tempo, limita anche gli
effetti inflattivi, a meno che le emissioni non fossero eccessive rispetto al
volume degli scambi. Insomma, l’andamento dei prezzi diventa un indicatore per
stabilire il livello delle emissioni successive, la cui crescita dovrebbe essere
geometrica, come la crescita della ricchezza complessiva del sistema. Altro
strumento di controllo potrebbe essere quello del livello del costo della gestione
dei conti, o dell’imposizione di un costo sulle singole transazioni, che provocherebbe
una riduzione della velocità di circolazione dei titoli se questa dovesse generare
inflazione.
I soci avrebbero la possibilità di
trasferire tutte le proprie attività nel sistema e di vivere con i proventi
di essa. Ovviamente è necessario che nelle filiere di produzione ci siano aziende
che vendano un po’ di tutto. E’ essenziale che nell’associazione ci siano aziende
che vendano alimentare, e penso alle aziende del consumo equo e solidale, ma
anche supermercati di tipo tradizionale.
In questo modo, chi sta dentro
il sistema può soddisfare i propri consumi e le proprie necessità di lavoro
e di espressione all’interno della comunità e avrebbe bisogno di pochissimo
per i consumi esterni (che consistono in tasse, energia, e telefonia se non
si coinvolge qualche impresa che vende questi prodotti nell’associazione).
Una filiera di produzione è
in genere abbastanza complicata. Essa comprende non solo le innumerevoli imprese
di produzione, ma anche quelle di stoccaggio, di trasporto, di distribuzione
ai vari livelli e di vendita. Insomma, un numero sorprendentemente (per chi
non le conosce) elevato di persone e di aziende. Se fino al secolo scorso, il
prodotto agricolo aveva necessità di pochissimi addetti tra l’inizio della produzione
ed il prodotto finale, oggi essi sono un numero enorme, che svaria dalle aziende
di produzione di sementi, a quelle di allevamento e di agricoltura vere e proprie,
ai trasporti dei prodotti verso gli stabilimenti, alla lavorazione delle materie
prime (grano, soia, mais, zucchero eccetera), alla distribuzione del prodotto
confezionato, alle aziende che producono pacchi e pacchetti, a quelle che producono
le macchine per confezionare, alle società di marketing, alle aziende di pubblicità,
all’immagazzinamento e stoccaggio, che per il “fresco”
è particolarmente complesso poiché si avvale di frigoriferi, all’energia necessaria
per far funzionare tutto ciò, ai telefoni, computer, posta ed altro necessario
per le intermediazioni, ai mediatori, eccetera. Basta riflettere un momento
per vedere quante aziende coinvolge anche la filiera più modesta dal punto di
vista tecnologico.
La prospettiva dei soci di ricevere RdC per i propri
consumi essenziali è indubbiamente attraente. E’ chiaro che il tasso negativo
non consente di effettuare risparmio in senso tradizionale. Allo stesso tempo,
però, si può partecipare come soci, alle iniziative proposte che hanno bisogno
di garanzie aggiunte a quelle che i promotori sono in grado di fornire. In quel
caso, il capitale investito diventa di nuovo nominale e smette di perdere “valore”
con il decorso del tempo, trasformandosi in una sorta di risparmio assoggettato
al rischio di impresa.
E poi, chi l’ha detto che il
risparmio è necessario per vivere? Se si tratta di raccogliere fondi per un’iniziativa,
ci si rivolge alla BdM e si formula una proposta, se si tratta di fare i soldi
per una vacanza, non sarà certo il 5% all’anno di tasso negativo ad impedircelo.
Le imprese già costituite che partecipano
all’associazione hanno il vantaggio di potere smerciare i propri prodotti e
far girare velocemente il capitale. Non ha alcuna importanza che esse vogliano
ideologicamente abbandonare la logica del profitto, non serve. Esse hanno interesse
a partecipare perché l’associazione gli consente di muovere le merci e fare
produzione senza subire perdite, anzi guadagnando molto.
Ho messo sopra il ragionamento
tipico del negoziante di fronte alla prospettiva di poter moltiplicare il proprio
fatturato a fronte di un piccolo sconto sulle merci che vende.
Lo stesso ragionamento vale per le altre imprese che partecipassero all’iniziativa e dopo qualche tempo, molte imprese chiederebbero di entrare nell’associazione per poterne usufruire dei benefici.
Le imprese che sono costituite
con i finanziamenti di BdM, avrebbero un grande vantaggio. Infatti esse devono
impegnarsi alla restituzione del solo capitale ricevuto e non degli interessi
e non sarebbero quindi, costrette alla ricerca del profitto immediato per non
morire. Per alcune imprese, inoltre, la restituzione del capitale non sarebbe
neppure richiesta, poiché alla fine il capitale di esercizio sarebbe onorato
dai membri dell’associazione. Questo porterebbe, però, ad una riduzione della
somma a titolo di RdC.
E’ possibile che non appena l’iniziativa prenda piede, anche alcuni enti locali territoriali, Comuni o Province, decidano di effettuare emissioni di Titan per le proprie iniziative. Questi titoli potrebbero benissimo circolare insieme a quelli di BdM, ma sarebbe necessario aprire vertenze nei confronti dei Comuni perché adottassero la medesima destinazione a RdC per i proventi che essi avrebbero dall’iniziativa.
In ogni caso, per il sistema
finanziario sarebbe un colpo terribile. La logica del capitale finanziario è la crescita
ininterrotta, e il meccanismo dei Titan sottrae ad esso risorse umane e materiali,
ed in misura geometrica. A differenza delle monete alternative, come i Simec,
che hanno una circolazione limitata al territorio, la F.A.Z. potrebbe coinvolgere
l’intero sistema produttivo nel giro di qualche anno.
E’ presumibile che quindi,
il potere finanziario reagisca in maniera dura cercando di bloccare l’iniziativa
con tutti i mezzi, legali e non. Dal punto di vista giuridico l’operazione è
inattaccabile. Il prestito obbligazionario è una figura disciplinata dal codice
civile, il livello del tasso è determinato dal CdA e la quantità di emissioni
sono proporzionali al capitale, ma poiché il tasso negativo presuppone la completa
estinzione dei titoli, ed il loro ripianamento da parte dei soci, nessuno può
impedire alla BdM di emetterne a suo piacimento.
Lo stesso ragionamento vale
per gli enti locali. Il fatto che i Titan vengano usati come moneta non è vietato
da nessuna legge. A parte il fatto che posso tranquillamente comprare casa con
i BOT, e che i titoli di debito sono considerati denaro a tutti gli effetti,
nulla mi impedisce di comprare un telefonino dando in cambio una coperta di
lana, una pila di libri, un assegno o un Titan, sempre che il venditore lo accetti
e sempre che sia consapevole del “valore” di quello che riceve in cambio.
D’altra parte per aderire all’associazione è necessario accettarne le premesse
che mettono ben in evidenza la natura dei Titan e l’impegno ad accettarli come
mezzi di pagamento.
Sul piano fiscale la costituzione
di una FAZ presenta alcune incognite forse positive. Anche se le imprese e le
persone che operano nella FAZ dovessero pagare esattamente le stesse tasse che
pagano attualmente per la loro attività in questa società, il beneficio è evidente,
visto che le imprese non hanno costi finanziari e per lo più possono contare
su una domanda che segue un maniera armonica la loro produzione.
Però c’è da considerare che
dal punto di vista del capitale monetario, i Titan non hanno alcun valore, poiché
il loro prezzo sarà comunque zero alla fine del periodo considerato. Sotto questo
aspetto, quindi, non si può certo parlare di “valore aggiunto” in termini
fiscali relativamente ai pagamenti effettuati con i Titan che dovrebbero più
correttamente essere considerati sotto la fattispecie delle donazioni e quindi
a valore zero.
Sotto questo aspetto, la FAZ
dovrebbe essere assimilata alle banche del Tempo o alle associazioni no profit
le cui attività sono esenti da molte imposte per la ragione che lo scopo della
loro attività non è il profitto. Lo stesso discorso vale per le FAZ e le BdM
che non sono certamente finalizzate al profitto né tanto meno alla speculazione.
Quale beneficio per il movimento? Il solo fatto che si prefiguri in concreto un modo di vivere diverso da quello della società del profitto è una grande rivoluzione.
Attraverso questi strumenti si possono aggregare forze considerevoli in breve tempo, per fare informazione libera, per far crescere il biologico in agricoltura, per fare ricerca e produzione di fonti energetiche alternative al petrolio, per fare case decenti per tutti, per liberare un numero crescente di persone. Non è la pietra filosofale e il tasso negativo non risolve tutti i problemi.
Come diceva Marx, le relazioni economiche riflettono i rapporti sociali. E’ esattamente quello che dobbiamo fare.
Smetterla di vivere nell’incubo
della riproduzione del capitale e cominciare a vivere secondo il nostro modo
di vivere i rapporti sociali.
Il tasso negativo, però, indica una via ed è il caso di imboccarla rapidamente. Perché se funziona, e non si vede la ragione per cui non dovrebbe funzionare, riusciremo in maniera concreta ad introdurre nel mondo e nella testa della gente un diverso concetto di ricchezza e di vita. E se non sbaglio è proprio questo l’obiettivo di tutti.