PASCOLI Giovanni

(San Mauro di Romagna 31.12.1855 - Bologna 6.4.1912) Poeta. Appartenente a una famiglia della piccola borghesia rurale, ancora giovanissimo fu colpito da una serie di lutti che incisero fortemente sulla sua sensibilità. Grazie a una borsa di studio poté frequentare l’università di Bologna, dove fu allievo di G. Carducci. Amico di A. Costa, si avvicinò al socialismo, ma dopo l’arresto "per grida sovversive" (1878), abbandonò per sempre la politica attiva, simpatizzando negli ultimi anni per il nazionalismo. Laureatosi nel 1882, fu insegnante di greco e latino nei licei di Matera, Massa e Livorno (1902-5), dove si riunì alle sorelle Ida e Maria. Dal 1906 subentrò al Carducci nella cattedra di letteratura italiana di Bologna che tenne fino al 1911. Interprete d’eccezione della crisi dell’uomo contemporaneo, della precarietà e del dramma della condizione umana, si rifece ai moduli e alle tematiche tardoromantiche e decadenti, rifiutando il classicismo carducciano. Riprendendo i simbolisti, teorizzò (Il fanciullino, 1897) una "poesia pura", frutto dell’intuizione momentanea, altamente lirica e spontanea. Strutturalmente rivoluzionò le forme metriche e linguistiche, scardinando la struttura ritmica tradizionale del verso e attingendo ampiamente al lessico del parlato e ai tecnicismi, facendo ampio uso di onomatopee. Notevole fu il suo influsso sulla poesia italiana successiva, dai crepuscolari a E. Montale e P.P. Pasolini. OP: Myricae (1891); Primi poemetti (1897); Canti di Castelvecchio (1903); Poemi conviviali (1904); Odi e inni (1906); Nuovi poemetti (1909); Poemi italici (1911); Poemi del risorgimento (incompiuti, 1913); notevoli i saggi critici danteschi (Minerva oscura, 1898; Sotto il velame, 1900; La mirabile visione, 1902). Su un piano complementare a quella in italiano si colloca la produzione poetica latina (Carmina, 1885-1911).

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