LE OPERE DI GABRIELE D'ANNUNZIO

L'opera di D'Annunzio ha inzi precoci: a soli diciannove anni ha pubblicato oltre alla prova d'esordio giovanile di Primo Vere, anche la più matura raccolta Canto Novo (1882) , in cui si cimenta con temi amorosi, identificazione panica della natura, sensualità della parola. Seguono l'Intermezzo di Rime (1884) e l'Isaotta Guttadauro (1886) della Roma bizantina e mondana, segnati dal gusto prerafaelitico e parnassiano che troverà conferma nell'Isotteo e la chimera del 1890.

Gli anni romani compaiono anche nel Piacere, pubblicato con maggior successo del Mastro don Gesualdo di Verga. Seguono i "romanzi del superuomo", L'Innocente (1892), Il trionfo della Morte (1894), Giovanni Episcopo (1892), Le vergini delle rocce (1896), Il fuoco.

L'estremo edonismo e il superomismo convergono in una linea di ricerca definita della "bontà", che testimonia il vasto sperimentalismo dannunziano. Di questa linea complementare il Poema Paradisiaco (1892), rappresenta la formulazione più compiuta. Nel poema, dal falso tema religioso, prevalgono temi quali la stanchezza, il desiderio di riscatto dal dominio dei sensi e dell'eros, un vago umanitarismo.

D'Annunzio si dedica anche al teatro. Produce testi quali La città morta (1898), Francesca da Rimini (1902), La figlia d'oro (1904), La fiaccola sotto il maggio (1905), La nave (1908), soprattutto spinto dall'incontro con Eleonora Duse. Trova nel teatro un mezzo di stretto contatto con il pubblico per la divulgazione di ideali estetici e politici, scelta condivisa dal drammaturgo inglese George Bernard Shaw, e completamente antitetica rispetto a quella dell'altro grande autore del Decadentismo: Oscar Wilde.

L'ispirazione dovuta alla relazione con la Duse porta D'Annunzio a scrivere tra il 1903 e il 1904 il suo più alto raggiungimento poetico, quello delle Laudi, e in particolare di Alcyone.

Nei primi decenni del XX secolo D'Annunzio inverte le proprie tendenze letterarie: inizia la fase "notturna" della prosa dannunziana. Appartengono a questa fase le Faville del Maglio, che raccolgono memorie dell'avventurosa vita mondana e sentimentale del poeta, e il Notturno (1921). La prosa ci presenta frasi brevi, dovute al fatto che per la temporanea cecità il poeta fosse costretto a scrivere su striscioline di carta preparate dalla figlia. E' questa una prosa al limite del sogno e della visione, in cui si mescolano ricordi di infanzia e di guerra, sensazioni e pensieri del presente.

A soli tre anni dalla morte, D'Annunzio pubblica il suo ultimo lavoro: Il libro segreto del 1935. Pensiero dominante è l'angoscia della vecchiaia, che contrasta fortemente con la giovinezza rigogliosa del D'Annunzio mondano, accanto al sopraggiungere della morte e al sentimento di vanità del vivere.

 

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