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"No al calcio moderno", uno slogan che si oppone a un mondo del pallone che viaggia a grande velocit�. A dichiararare guerra a un calcio che non corrisponde pi� ai desideri dei tifosi sono migliaia di ultras provenienti da tutta Italia, in rappresentanza di 72 squadre  , che hanno invaso una Milano deserta e torrida.

Il lungo corteo in marcia verso la sede della Lega ha riunito tifosi della serie A, della B e di quelle minori, tifosi storicamente rivali e oggi affiancati, che hanno viaggiato tutta la notte. Sono arrivati dalla Calabria come dal Friuli; qualcuno addirittura dalla Francia (ci sono le rappresentanze del Nizza e del St.Etienne). Tutti insieme con una richiesta comune: basta con le cosiddette leggi speciali antiviolenza ma, soprattutto, contro il calcio moderno: quello degli alti costi e di "asservimento alla tv".
In testa al serpentone, partito da Piazza Duca d'Aosta, c'era un rappresentante per ogni tifoseria, seguiti dai vari gruppi, ciascuno rappresentato dal gonfalone della squadra. Quindi, all'altezza di via Vittor Pisani, il lungo corteo si � fermato e tutti i manifestanti, con molto senso ironico, hanno osservato "un minuto di silenzio per il funerale del calcio che � stato". Guarda caso alle 15 in punto, ovvero, hanno spiegato, "l'ora in cui tutte le partite dovrebbero essere giocate".
Festival degli slogan, "A voi i soldi, a noi la repressione" e "Basta con lo sfruttamento, facciamoci sentire", i tifosi delle curve chiedono attenzione a un mondo del calcio che, sottolineano, li sta mettendo da parte. "Quello di marciare insieme, nonostante le rivalit�, � segno evidente che qualcosa non va", aveva affermato sabato
Giancarlo Capelli, detto il Barone, leader storico della curva milanista. Infatti sono tanti gli aspetti che non digeriscono pi� i tifosi: dagli orari delle partite, spezzettate tra sabato e domenica, alla "militarizzazione" degli stadi, dal caro biglietti alle pay-tv. Tutti temi che, osservano, puntano ad allontanare il tifoso dallo stadio, o quantomeno a dargli sempre meno importanza, soprattutto perch� sono ormai i diritti televisivi a portare linfa vitale nelle casse dei club. Insomma, il campallo d'allarme � risuonato e la sensazione � che non sia finita qui.
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