DUCCIO FINALMENTE A SIENA
di Piergiacomo Petrioli

La
scena che si palesa di fronte al visitatore della mostra di Duccio, negli
immensi e rinnovati locali di palazzo Squarcialupi, al Santa Maria della Scala è
davvero unica e stupefacente, tale da lasciarlo esterrefatto ed attonito per la
sua sontuosità e bellezza. Un vasto salone colmo di mirabilia e raffinati
oggetti d’arte; anelli, orecchini, picchiapetti, armille d’argento d’ogni foggia
e dimensione, ispirati ai motivi decorativi di tessuti effigiati da Duccio nelle
sue tavole, e poi seriche repliche a mo’ di sciarpette – adattissime per serate
all’opera lirica - del maforion della Vergine della Maestà, financo i calzari in
cuoio grezzo dalla tavoletta con la Lavanda dei piedi e la tovaglia delle
Nozze di Canaan, suppellettili, vasi, coltellini ed ancora segnalibri con
immagini di angeli ducceschi, fermacarte, quaderni, agende, blocchetti, lenti,
portachiavi, matite, stilografiche… accendisigari no, che il fumo fa male, tutto
personalizzato e griffato dal gran stilista dugentesco-trecentesco Duccio.
Comunque una sardanapalesca dovizia, una vera ed immaginifica wunderkammer
da suscitare le brame di novelli Hearst, da far invidia ai collezionisti ed
amanti del Bello, seguaci moderni di Pierpont Morgan, che rende questo evento
davvero unico e imperdibile.
Infine,
sono presentati, ai piani superiori, molti dipinti di scuola senese del
Due-Trecento. L’esposizone si apre con una panoramica dei pittori attivi a Siena
intorno agli anni Settanta-Ottanta del Dugento, gli antesignani e maestri di
Duccio: Dietisalvi di Speme, Guido da Siena, Rinaldo, Vigoroso… e viene
sottolineata la loro connessione fiorentina attraverso la conoscenza di Cimabue,
il quale, giova ricordarlo, mai, a quanto se ne sa, si trovò nella Civitas
Virginis, al contrario dell’altro grande rivoluzionario artista fiorentino,
Coppo di Marcovaldo, attestato per tradizione ed opere (la Maestà dei
Servi) a Siena nel 1260 ed al quale certo questi primi pittori della nascente
scuola senese dovettero fare riferimento. Ma di Coppo non se ne parla e tanto
basta.
Successivamente vengono mostrati i lavori di Duccio di Buoninsegna, dalla Maestà dei Francescani, alla grande vetrata restaurata della cattedrale senese, già da tempo esposta al Santa Maria, insino all’apice della grande Maestà di cui sono recate in mostra direttamente dal limitrofo Museo dell’Opera alcune tavolette.
La
terza ed ultima sezione della esposizione è per i collaboratori e seguaci del
maestro, da quelli della prima ora, compagni di bottega, come il Maestro di
Badia a Isola, Segna di Bonaventura fino ai più tardi epigoni quali Ugolino di
Nerio, che volge anche a Giovanni Pisano il suo sguardo, e agli sbocchi
aulicissimi di Simone Martini e dei fratelli Lorenzetti.
Oltre ad alcune episodiche piccole opere sublimi e di difficoltosa visione, come il trittico di Buckingham palace, la piccola Maestà di Berna o il Giudizio Universale di Niccolò di Segna, già dal giovanissimo Roberto Longhi creduto l’apice della Maestà di Duccio, la mostra offre una vasta ed esaustiva silloge di lavori senesi dai musei cittadini e del contado. Con il biglietto della mostra si può accedere anche al Museo dell’Opera ad ammirare, ma per non più di 10 minuti!, la Maestà. Senza parlare della visita alla cripta del Duomo discoverta – la vera novità dell’avvenimento – appositamente aperta per l’occasione, la quale costituisce con i suoi affreschi in cui rifulgono nella medesima scena un coppesco Crocifisso e un duccesco gruppo di Maria con le donne dolenti, davvero eccezionale opportunità.
Un consiglio. Se non v’importa molto di dire agli amici “io c’ero” e davvero amate l’arte per sé stessa e siete interessati a conoscere Duccio e l’arte senese a cavallo tra XIII e XIV secolo, attendete che questo grande Barnum ed affollato evento culturale chiuda i battenti, quindi visitatevi con tutta calma e tranquillità ed a prezzo minore la Pinacoteca ed il Museo dell’Opera del Duomo.