DECRITTANDO LA CRIPTA DEL DUOMO DI SIENA

 

di Piergiacomo Petrioli

Naturalmente il biglietto, acquistato alla mostra-evento di Duccio, per accedere alla cripta del Duomo di Siena (costo 7 euro), non è per visitare la cripta del Duomo di Siena; giacché  i magnifici locali annessi alla vecchia “cripta delle statue” sono tutto fuorché una cripta.

La stanza fu scoperta per caso poco tempo fa, in occasione di indagini per il consolidamento del pavimento del Duomo, allorquando in prossimità del pulpito di Nicola Pisano fu notato un inquietante avvallamento.  E venne scoperta appunto “la cripta”. 

Il locale doveva essere probabilmente l’atrium dell’antica cattedrale senese, antecedente a quella odierna, come dimostrano i resti dell’ingresso a tre fornici in cui, nel 1317 venne incorporata l’abside del battistero nuovo. In questa data, appunto, fu edificato il battistero attuale dopo la distruzione di quello antico (ritratto in alcune scene della Maestà duccesca, quali “L’ingresso di Cristo in Gerusalemme” o “Le tentazioni di Satana”), si provvide inoltre ad un ampliamento del duomo soprastante, quindi le volte dell’atrio vennero segate, furono costruite sostruzioni in mattoni per sorreggere la nuova porzione di pavimento e il locale coperto di terra e detriti fino a pochi mesi or sono. 

Doveva trattarsi di una struttura architettonica assai simile a quella, ad esempio, visibile al livello intermedio della basilica di San Clemente a Roma, ovvero un atrio porticato chiuso, posto davanti alla facciata  con gli ingressi  alla chiesa laterali. In effetti, ancora bene non si sa che cosa fosse questo luogo; gli studi ancora in fieri non permettono risposte certe ed i dubbi si accavallano con le domande senza risposta… ad esempio: se ancora agli inizi del Trecento non era sopra annessa questa ultima porzione di cattedrale, dove era posto il pulpito; ed ancora: se questa non è la confessio  descritta nel Rinascimento dall’erudito locale Benvoglienti, il quale a mo’ di speleologo si calò dal pavimento nelle profondità del duomo ed accedette ad un magnifico locale con affreschi, colonne e tre altari, che lui descrive appunto come “confessio” (qui mancano gli altari…) che cosa è questo luogo, e perché si continua a decorarlo ancora a fine secolo decimoterzo?   

Comunque sia il locale si presenta già a prima vista eccezionale per la magnificenza delle strutture e delle decorazioni. Il visitatore si trova quindi entro un ambiente vergine ed intonso, perfettamente conservato ed ha il privilegio unico davvero di osservare le decorazioni di una chiesa medievale come effettivamente erano in origine, senza le alterazioni o le distruzioni dei varii secoli. Peducci con foglie d’acanto dipinti in brillantissimo verde, uno straordinario capitello classicheggiante ionico, colorato con ocre, rossi e blu intensi, poggiante  su un semipilastro completamente ricoperto di decorazioni geometriche sfavillanti. Insomma, l’effetto estetico dell’ambiente era (è!) quello di un vero tripudio di colori vividi e sfolgoranti, alquanto diverso dall’idea fasulla che spesso comunemente si ha di chiese medievali cupe ed oscure. 

Bellissimi nella conservazione intatta dei colori e delle parti in oro anche gli affreschi con le “Storie della Passione”. Datati agli anni Settanta del Dugento, questi affreschi si rivelano di una importanza fondamentale al fine di meglio comprendere lo sviluppo della scuola pittorica senese, dai suoi inizi influenzati dal fiorentino Coppo di Marcovaldo (a Siena attivo negli anni Sessanta), evidenti nel dolentissimo e ritorto “Crocifisso” sulla sinistra fino alle “Donne dolenti” sulla destra che evocano appunto stilemi ducceschi e son davvero prossime parenti delle altre dipinte sui muri della basilica superiore di Assisi, dal Previtali già assegnate alla mano di Duccio stesso. Giusta o fasulla quest’ultima fascinosa ipotesi resta il fatto che questi dipinti e questa aula, direttamente risorti dal XIII secolo, senz’altro furono la scuola e il frugifero laboratorio ove studiò e si formò Duccio di Buoninsegna e costituiscono davvero la maggiore e più affascinante attrazione dell’esposizione duccesca che si tiene fino a gennaio a Siena.

 

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