Questo articolo porebbe intitolarsi "avvistate 5 marziane a Milano in corso B.Aires". E' la cronaca dell'incredibile uscita per corso Buenos Aires a Milano di Cocotte & company in Ottobre 2002. Care amiche, la nostra Presidentessa Lola (hip hip hurrà) mi aveva chiesto di fare un riassuntino della uscita pomeridiana di domenica 6 ottobre 2002, data storica in cui Cocotte è uscita con alcune di voi, e... di giorno! Anche per Lola era la prima uscita daylight. E questa è la storia… Cocotte K.
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CRONACHE MARZIANE Prologo. Come molte di voi sanno zia Cocotte ha 46 anni, e a parte qualche uscita solitaria en femme notturna (sempre verso l'una per capirci), non ha mai avuto occasione (in questi 8 anni di "en femme" completo, di cui i primi 4 closet assoluti) di uscire con amiche. L'altra settimana Lola (in borghese in pizzeria) mi parla della prossima uscita a Milano, ed io per l'ennesima volta le dico che non posso assentarmi neanche stavolta. Le butto lì però che la domenica pomeriggio probabilmente avrò una delle poche occasioni per vestirmi (mia moglie sa, ma le mie figlie no). Subito la Presidentessa, comincia a far ruotare le rotelle cerebrali e butta lì qualcosa come " Ok facciamo un'uscita pomeridiana a Milano, domenica"... e comincia a scattare l'organizzazione spionistica della Woman in Black. "Sei mai uscita di giorno?" le chiedo un po’ spaventata. Lola minimizza e dice che comunque era da qualche tempo che ci pensava. Cominciano i contatti con la "cellula milanese" e trova grande disponibilità di Samantha, che le presta peraltro il suo appartamentino in ristrutturazione per la notte del sabato. Tutta la settimana non faccio altro che pensare, organizzarmi mentalmente, provare sistemi yoga di rilassamento (l'unica cosa che ottengo è un rilassamento della pancia ed un aggrottamento delle ciglia): una cosa è uscire di notte (adrenalina a 1000 ma anche la sicurezza di incontrare poca gente per strada), qui invece si tratta di un'uscita a Milano in pieno pomeriggio, e sinceramente comincio a vedere moltiplicati per un fattore 5 tutti i miei difetti (naso, spalle, gobba, altezza, pancia, etc etc ). Sono orribile ma sono anche orribilmente eccitata dall'idea di essere per una volta "donna" ( mi scusino le signore vere) tra la gente. Mi sono domandata perchè una persona come me, apparentemente razionale, apparentemente logica, possa avere l'idea, cavalcando verso la "nonnità" (a marzo sarò nonn@) di fare un'uscita en femme tra la gente. Dunque, ultimi preliminari. Dovrò raggiungere Milano verso le 14.30: Lola sarà stanca per la serata di sabato e quindi la mattinata le servirà per riposarsi e recuperare. Preparo la valigia negli ultimi dettagli (in realtà due sporte dove depongo abiti non proprio stirati, trucchi, etc...) Domenica mattina partirò un po’ prima del previsto, quasi a mezzogiorno. Mi dico che per non disturbare il sonno di Lola, magari mi farò un giretto dopo aver preso il viaggio con assoluta calma.... Premessa (dopo il prologo) Jeans, clark e camicia jeans (insomma in quel vestito borghese trasandato, dicasi "sportivo", tipico di tanti trav), sono partita alla volta di Milano. Sono le 11.30 o 12 (meno un po’) col sole in fronte. La visibilità c'è e quindi procedo senza fretta quando improvvisamente suona il telefono: è Lola che mi chiede dove sono, ed io le spiego che sono appena partita come da programma prestabilito. Mi informa che abbiamo un appuntamento a casa di Samantha, e che devo (DEVO!) essere lì alle 2 meno un quarto. Come dire "mission impossible". Ma la Presidentessa lo ordina e allora metto il turbo protonico della Mib-auto delle "Donne in Black". Arrivo dove ha dormito Lola, in grande anticipo sorprendendola ancora con uno strato di trucco (un pastone rosa di quelli usati da Diabolik ed Eva Kant per fare le loro maschere) e le unghie finte (rosa anni 70, ovvio). E non è un bel vedere. Dopo l'impatto con Lola post-atomica versione Cernobyl, entro nell'appartamento in ristrutturazione, dove, in una stanza ha dormito Lola e riposto le sue "poche" cose. Ovvero: valigie, montagne di materiale da trucco, sacchi di parrucche, culi finti, protesi mammellari e chi più ne ha più ne metta. Voi credete che io stia scherzando, ma la camera è un'invasione di "Tutto Quanto per il Trav"; senza dimenticare stivali ascellari e altre amenità, troppo drag per la sottoscritta. In questo marasma di oggetti e cose indistinte, o che preferisci non distinguere, mi ritaglio un metro quadrato sul letto per potermi sedere ed appoggiare le mie cose. Mi guardo attorno: trionfano sul tutto due protesi mammarie in gomma (silicone?) di cui non riesco ad individuare la taglia. Io uso da poco quelle che chiamo "due fettine di pollo" che portano il seno ad una B, se una ha come me solo un po’ di ritenzione idrica. Invece le "pere" di Lola saranno una M, forse forse una Q, ed hanno l'aspetto di due "petti di cappone" natalizio. Accanto svettano due capezzoloni finti sempre fatti di "tecnopolimeri" lavorati da Lola. Sembra che una grassa signora sia esplosa nella stanza, ma non ci sono schizzi di sangue sulla parete. Lola finisce di struccarsi e si parte. Ha tenuto le unghie finte, poichè per incollarle non usa una colla apposita ma il Loctite. Infatti la sera farà fatica a toglierle senza strapparsi anche quelle vere. Poco dopo siamo a casa di Samantha (in borghese, con Lola che fa un certo effetto con le unghie finte) che ci ospita a pranzo con Pamela (una donna bio, sua amica). Meno male, perchè non ho neanche mangiato un panino. Riso e "baccarao" (un baccalà cucinato alla brasiliana molto bene anche per chi come me ha l'allergia al pesce solo a guardarlo) e il tutto con tanto di Cabernet. Lola inizia a parlare e riusciamo ad interromperla verso le 15, mi pare. Samantha è molto gentile. Si parla un po' del più e del meno introducendoci tra una pausa e l'altra di Lola (pause che usa solo per respirare uscendo dall'apnea). Pamela, che ha già conosciuto Lola la sera prima, ascolta un po' sconsolata. Erano andate tutte in gruppo in un luogo squallido di Milano (a sua detta rinomato proprio per la sua scarsa reputazione) che tanto però è piaciuto a Lola. Mah. Fuori gente volgarissima aspettava l'arrivo delle misses per poter esprimere eleganti commenti del tipo: "tipiacerebbeilmiocazzone?" Pare che Lola si sia distinta precisando ai bifolchi che lei è "etero" e, resasi conto che gli astanti avevano travalicato le buone maniere, lì è iniziata probabilmente una graziosa conversazione sugli usi e costumi sessuali degli sciamani Aranda... Il pranzo continua, io ascolto, ma non parlo molto, la tensione per la prossima uscita si fa forte e mica posso dire a Lola che avevo scherzato. Dobbiamo rientrare nell'appartamento per il cambio... di genere. Samantha interpella Pamela e decidono di non seguirci (Samantha resterà in borghese); nel caso ci avrebbero raggiunti durante il loro giretto per il centro. Fuori dal condominio ci aspettano in borghese Vanexxxxxa (non conosco il numero delle incognite) e Mara (credo che il nome sia Mara, ma il mio Helzeimer galoppa e la tensione aumenta quindi sono un po’ qui ed un po’ là con la testa. Vanexxa l'avevo già conosciuta a casa di Lola quest'estate: persona discreta con cui è difficile non trovarsi bene. Mara, in versione maschile è un giovane esile ed efebico, di circa tre metri, nasino a punta, e 29 anni che mi riportano alla mia giovinezza... Saliamo ed inizia la vestizione... Capitolo 1: sapessi come è strano vestirsi a Milano Eravamo io, Lola, Vanexxxa (vada per tre x) e Mara nell'appartamento a farci spazio tra le cose di Lola. Se io mi sono ritagliata un metro quadro, Vanexa (ha dovuto farsi piccola e perdere alcune x) non so. Per contro Mara ha tre cose, tre in tutto, e le appoggia praticamente per terra tra i calcinacci della ristrutturazione. Mara vive con i genitori ignari ed ha un armadio così piccolo che Barbie la bambola ha preferito Ken. Però... però ve lo racconto dopo. Lola si è già installata davanti allo specchio coi faretti da star (portati da casa) e comincia il trucco infernale. Dovete sapere che con gli orari siamo già stretti, che il programma è uscire alle 5.30 e che normalmente Lola impiega 4 ore ed un po' per truccarsi (vi giuro che non sto esagerando e vi prego di credermi, anzi chiedo conferma a chi la conosce bene). A disposizione noi altre tre abbiamo uno specchio impolverato, per cui quando possiamo le rubiamo qualche decimetro sugli angoli per vederci sotto lampadine un po’ più wattose. Abbiamo paura di disturbarla; ci ha promesso che tirerà un po’ via e ci metterà solo un'ora e mezza per truccarsi... Se sbaglia un gesto a metà , siamo fottute e non usciamo più. Lola non ne ha molta voglia di vestirsi. E devo riconoscerle che probabilmente l'ha fatto solo perchè aveva preso un impegno con me. Gliene sono pubblicamente grata: grazie Lola per questa occasione che temo più unica che rara. Stoica ha iniziato l'opera per preparare "zì Lola". Mara che probabilmente anche lei come tante di noi ha poche occasioni per vestirsi ha provato un po’ dei suoi collants, poi la mia parrucca, poi quella di Vanexxa, prima di rendersi conto che aveva dimenticato le scarpe a casa. Fortunatamente tra le cose di Samantha ammonticchiate in un angolo della stanza ne abbiamo trovate un paio che veramente sembravano le sue... e stava da dea. Abbiamo cominciato un po’ a vestirci ed un po’ a truccarci, molto lentamente anche per non stressare Lola che tra un trucco e l'altro caccia delle bestemmie doc, che fortuna vuole le milanesi non riescono a tradurre. Tra un vaferdalpep ed un catvegnaucancherboiadlamadona tutto procede. Si vede che Lola preferirebbe farsi tagliare una mano piuttosto che vestirsi e truccarsi, ma la Presidentessa ha preso un impegno e... cascasse il mondo lo rispetterà. Grazzie ancora Lola. Verso le cinque iniziano le pressioni, poichè se Lola mantiene quel ritmo dovremo contare su un anno bisestile per metterci due giorni di meno, ma sarà febbraio. Mara ha finito di vestirsi per prima, e già da subito si capisce che è la più naturale e carina... Vanexxa subito dopo: tailleur rosso scarpe beige (eleganti sandali) e parrucca mora liscia... uno schianto. Alle due il palmares per "belle di giorno"...a me e lola il premio "Donne Coraggio 2002". Io, beh mi sono lasciata consigliare da tutte. Vanexxa è tollerante, Lola mi dice che ho le tette troppo schiacciate e troppo su e che il trucco sugli zigomi è troppo alto, mentre Mara mi suggerisce di sostituire le decolté rosse (sig) con delle scarpe col cinturino marron che stanno meglio con la gonna... obbedisco e credo che lei abbia ragione. Purtroppo non potrò uscire con la borsa rossa che ci sta come i cavoli a merenda. Diooo la mia coperta di Linus!!! Senza borsa a cosa mi aggrappo??? Lola ha un po’ di difficoltà a scegliere tra le sue cose qualcosa di sobrio. Ci mostra cose frufru improponibili. Non saprei neanche come descriverle, magari ci pensano altre a darvi un'idea; alla fine sceglie una camicetta verde a quadretti (stile anni settanta, uffi!) e una gonna nera lunga. Sotto, gli stivali ascellari che solo Lola trova via web: gli scarti dei berretti verdi americani che amano il drag ;-) Comunque... anni settanta per chi non lo avesse ancora capito. che sono il suo periodo mitico. Verso le sei, dopo notevoli pressioni per far fretta a Lola, siamo pronte. Siamo pronte, gasp. Lola per tranquillizzarci dice "E' un po’ buio", ma mente spudoratamente, perchè l'unica ragione dell'oscurità è che le tapparelle sono abbassate. Siamo pronte, doppio gasp. In strada si sente la voce, vicina, di una madre che chiama il figlio in cortile: sembra di essere a Napoli... Siamo pronte... si lo siamo? si. La più tranquilla è Mara: chiama i genitori per dire che rientra tardi. Vanexxa ha una calma... calmissima (come direbbe Miguel Bosè in quell’orrenda trasmissione che devo sorbirmi con la figlia a volte). Lacrime...lacrimissime, siamo pronte. Ora decidiamo come uscire dal condominio per non dare nell'occhio. Lola preferirebbe due gruppi separati da qualche minuto di intervallo. Io le faccio notare statisticamente che raddoppiano le possibilità di essere viste uscire da qualcuno. Usciamo al buio (si fa per dire!!!) e in breve siamo fuori dalla porta. Capitolo 2: Mission Impossible E' ancora pieno giorno, di una giornata un po’ uggiosa. Ebbene dobbiamo varcare la porta del condominio. Come sapete il peggior problema di noi trav non è tanto la disforia di genere, ma piuttosto la sindrome da braccino paralizzato: tante volte vestite di tutto punto, cappottino compreso, abbiamo appoggiato la mano sulla maniglia per uscire ed il nostro corpo si è come totalmente paralizzato, di fronte a quell'unica via... di uscita dal closet. Ebbene in questo caso il gruppo di noi quattro, in quattro e quattr’otto ha stabilito la posizione dell'auto di Vanexxa a dieci metri dalla porta ed è uscito impavido. Una occhiata sui due lati come di chi ha fatto una rapina in banca e ha paura che qualche cecchino sia appostato sui palazzi di fronte... e via. Siamo in quattro e fino all'auto assumiamo la tipica posizione a testuggine romana, che i comandanti usavano per attaccare difendendosi al tempo stesso. La strada è vuota. Ben presto siamo in macchina. Vanexxa alla guida, Lola davanti, io e Mara compresse dietro... ma tutte tiriamo un primo sospiro di sollievo. Vanexxa ha una guida molto femminile, dolce, non veloce. Se avessi guidato io magari una vomitatina all'angolo della strada l'avremmo pure fatta. Invece tutto scorre liscio. In macchina nessuno ti nota. Premesso che io sono miope (provo invidia per le talpe), per limitare l'impatto sensoriale con l'ambiente durante l'uscita mi sono tolta gli occhiali. Ma qui in auto li rimetto. Porto degli occhiali da sfigatino di quelli che vengono indicati come unisex: avete presente? E' un amico ottico che me li ha imposti contro una montatura modello televisore che avevo in precedenza e ora sono contenta della scelta. Commentiamo che la gente è indifferente. Qualcuno butta l'occhio dentro la nostra auto ma non sembra accorgersi che queste quattro signore non rispettano le misure leonardesche... Forse l'autista dell'autobus sgrana gli occhi, ma forse è solo una mia impressione. Secondo Lola tutti la guardano, e guardano solo lei, ed è preoccupata. Dopo pochi minuti troviamo un parcheggio, e dobbiamo scendere dall'auto. Dobbiamo. Tumb, tumb, tumb, e tumb chiudiamo le quattro portiere della station wagon di Vanexxa. Mi aggiusto la gonna, e partiamo verso.... Stop. Rewind.Swwwwwwwwwwwwzzzzzzzzzzzzzz... Dovete sapere che Lola voleva andare in piazza del Duomo, in non so quale negozio di scarpe "Il calzolaio matto" (?) che fornisce fino al numero 50 di piede. Lola porta qualcosa tra il 43 ed il 44, dove se la famiglia è piccola puoi viverci comodamente senza grosse ristrettezze. L'idea per fortuna era stata cassata da Samantha che aveva fatto capire alla presidentessa che la zona Duomo è sempre circondata da polizia, carabinieri ed ogni genere di autorità costituita. Finalmente Lola si era convinta e si era optato per ... corso Buenos Aires!!!! Aghh. Non si tratta appunto di una viuzza ma di uno dei corsi principali di Milano. Ok. Stavamo dirigendosi verso il corso per una strada perpendicolare, e non c'è stato da aspettare molti secondi prima di incrociare le prime persone curiose. In quattro eravamo assai facili da reperire, e abbiamo incominciato a sentire i primi commenti (in ogni lingua e dialetto): "Quanto sei grande, ehi sei tanta...". Mi ero nuovamente tolta gli occhiali, in questo modo vedo tutto sfuocato e non ho il problema di incrociare uno sguardo, e ciò è molto rassicurante. Ieri in chat uno mi ha chiesto:" Ma ti hanno riconosciuta?". Molto gentile, crede che io sia il clone di Kim Basinger probabilmente. Certo che ci hanno riconosciute; molto passabili Mara e Vanexxa, impossibili da non intercettare me e Lola. Ora qui ho un "missing time"; un vuoto temporale post-traumatico, come se fossi stata rapita dagli alieni. Non ricordo quanto è passato da quel momento fino a quando abbiamo chiamato Samantha e Pamela, che stavano vascheggiando per il corso. Ricordo solo che Mara galoppava a passo sicuro sui suoi trampoli muovendo sincronizzati i suoi due metri di gambe da gazzella. Vanexxa seguiva sculettando discretamente dentro il suo tailleur rosso, io e Lola inseguivamo ticchettando sui tacchi ed ansimando un bel po’ di metri dietro. Rincorriamo e con voce flebile gridiamo: "Ragazze, pant pant, aspettate non correte"... Ci guardavano; tutti per l'esattezza ci guardavano. I loro sguardi non erano come lame solo per il semplice fatto che avevo tolto gli occhiali. Lo sguardo si spalmava sopra di noi come la marmellata di melassa sul pane caldo... e quasi quasi era anche peggio. O meglio, nopn saprei neanche dire. Pensavo: a marzo sarò nonn@. Mio nipote (stando almeno alla teoria di Lola) era in quel momento nel suo centesimo giorno avvolto e stretto dal liquido amniotico e dalla placenta e pensava a quando, una volta uscito, avrebbe indossato per la prima volta i collant di sua madre. Ed io ero lì a fare... due vasche in centro a Milano... Samantha (in borghese) e Pamela ci raggiungono. Siamo raccolti in gruppo e facciamo i nostri commenti, quando notiamo un extracomunitario che col labbro pendulo ci osserva attonito. Samantha, che in quel momento è l'unico uomo, ci difende. "Qualcosa non va? hai bisogno?". L'uomo scuote la testa , ma il labbro si abbassa verso terra inesorabilmente, ed solo una volta toccato il suolo se ne và. Noi facciamo le signore e diciamo a Samantha che non è il caso di litigare e che bisogna comprendere, capire, insomma tutte quelle cose lì. Ci fermiamo in un piccolo bar, dove si mangia in piedi, mi sembra panzerotti salati. Ma sono senza occhiali e non ho per niente fame. Immaginate il perchè. Pamela è seduta su uno sgabello alto e dall'alto della sua femminilità ci scruta magnanima. E' molto gentile. Guarda Vanexxa, Mara e Lola e dice " Te ti conosco, te pure e anche te ti ho visto ieri"...poi guarda me e dice..."te non ti conosco". Abbiamo mangiato a pranzo insieme, rispondo, ed aggiungo che è molto gentile a far finta di non riconoscermi. Paghiamo il bar (gentile il proprietario: ci ringrazia per la nostra visita) e continuiamo la nostra passeggiata per negozi in pieno corso. Pamela è molto gentile. Mi dice che una vera signora tiene le mani così e così, che non sta gobba e che guarda in faccia la gente senza "guardarla" veramente. Gobb@? Lo so, al liceo mi chiamavano l'avvoltoio, ero un dark ante-litteram (1969) e passavo il mio tempo a disegnare sul banco evitando le noiosissime lezioni. Noto che siamo tutte un po' gobbette. Solo Vanexxa sembra che abbia una scopa piantata nel didietro, tanto procede con naturale "vanezzità". Mara è un po’ ricurva , ma la gazzellona fa un figurone comunque. Incede. Io se mi tiro indietro non sono gobba ma rigida, e Lola ogni tanto guarda per terra. Penso che Lola tema più di tutte lo sguardo tagliente del prossimo e la sorpresa negli occhi delle mamme coi bambini piccoli ed innocenti (sù mamme, tranquille saranno dei trav da grandi!) Lola dice che ha paura di infilare un tacco in una grata. Camminiamo comunque a passo spedito, rincorriamo le altre e ci fermiamo, riprendiamo il cammino, guardiamo i negozi, i negozi ci guardano, la gente fuori dai negozi, il mondo, i satelliti orbitali... Ogni tanto ci diamo un suggerimento, facciamo un commento, insomma c'è gioco di squadra. Samantha commenta circa la sua incoscienza, potrebbe incontrare amici o magari il suo "capo" che abita lì vicino... Insomma una lunga camminata fin dopo le sette. Ok è sera, ma non illudetevi, anche se fosse notte, in centro a Milano non è molto differente dal centro di uno stadio in notturna. Ciò che sopporto di meno sono le soste davanti ai negozi: un bersaglio mobile è più difficile mi dico. Ci fermiamo noi e pochi metri più in là si creano sempre improvvisati capannelli di ogni latitudine ed etnia. Camminando mi becco anche una manata nel culo da un extracomunitario: non è né uno struscio né una toccata prolungata: è una manata ferma e sincera! Non so a chi lo dico delle sorelle: "Ehi sapete cosa mi è appena capitato?". Mi sembra che non ascoltino, sono troppo concentrate a non... dare nell'occhio, in mezzo a questa folla di guardoni guardanti. Infine ciliegina arriva Carlotta, 51 anni portati divinamente, mora in tailleur nero... sarà lei ad accompagnare me e Lola all'appartamento, mentre le altre impiegando più tempo tornano all'auto. Saliamo in macchina. Subito inforco nuovamente gli occhiali e incrocio lo sguardo tra l'attonito e l'ammirato (?) di un filippino sul marciapiede a un metro dall'auto, sarà l'ultimo sguardo inquieto della serata. Carlotta in auto ci racconta la sua storia, ed è la prima volta che sento di una sorella che comincia a travestirsi solo dopo passati gli anta senza averlo mai fatto prima, ma poi bruciando tutte le tappe. Interessante. Parcheggiamo l'auto. Poi andiamo all'appartamento e cominciamo a cambiarci. Poco dopo arriva anche Vanexxa e Mara, poi Samantha insieme a Pamela. Mi cambio velocemente, sono in ritardo sul ritardo previsto. Saluto le amiche con rammarico di lasciarle così in fretta. Torno a casa con la pace dentro e facendo 230 km senza accorgermene... Ciao Cocotte Ritorna all'indice |
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