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Giambattista Vico

Napoli 1668 - 1744

"Verum ipsum factum"

Per VERCELLESE 1994,143 va citato, se non altro perché è uno dei pochi grandi filosofi italiani (anche se conservatore e anti-iluminista).

Per me Vico, ponendo il factum (non inteso come oggetto-realtà esterna, ma come opera dell'uomo) al centro del suo sistema di studio, prefigura le scienze umane e la moderna antropologia scientifica e probabilmente anche l'ermeneutica moderna (ma questo titolo non credo gli sia riconosciuto ufficialmente). Va ovviamente tolto tutto l'orpello metafisico che ruota intorno al factum.

Vico, TO:Museo Risorgimento

 

 La realtà effettiva viene conosciuta a fondo attraverso la storia, cioè attraverso la ricomposizione (ad opera dell’autore stesso) delle azioni svolte dall’ uomo, Vico sostiene che la STORIA e la  MATEMATICA sono scienza (in quanto riguardano fatti e idee-oggetti costruiti dall'uomo), mentre la FISICA  NON è scienza RIGOROSA, dal punto di vista dell’uomo, in quanto NON è stato lui a creare la NATURA.

 La scienza nuova è la storia: attraverso questa conoscenza l’uomo comprende, si rende conto, della sua attività.  Lo sviluppo dell'individuo segue le stesse leggi che regolano lo sviluppo dell'umanità, lo sviluppo dell'individuo riassume lo sviluppo dell'umanità. Quando il fatto viene collocato nella dimensione storica assume la sua piena realizzazione cioè è verità: verum ipsum factum. L'umanità può ripercorrere le tappe teologica-eroica-razionale: tale teoria è riassunta nel detto “corsi e ricorsi “. 

Nel ripercorrere le tappe dello sviluppo dell’umana società, Vico individua il GOVERNO DIVINO come l’istituzione tipica della fase della preistoria. Fantasia-mito-poesia sono espressione di VERITA’. Nell'età degli eroi il linguaggio CANTATO precede il linguaggio parlato. La famiglia non nasce per diretta volontà degli uomini ma come conseguenza dell'istinto sessuale (eterogenesi dei fini). Vico vuole dimostrare l'esistenza di Dio a partire dalla storia.  

 

Di modeste origini, autodidatta e precettore, dal 1699 insegnò eloquenza latina all’Università di Napoli ma non ottenne la cattedra di diritto civile nel 1723. Nel 1732 fu nominato storico di corte. Morì dopo una vita trascorsa nelle ristrettezze e senza riconoscimenti adeguati al significato della sua opera. Nella Scienza Nuova, edita nel 1725 ma poi riscritta nel 1730 e ripubblicata in edizione definitiva nel 1744 Vico, utilizzando anche spunti da Bacone  e Grozio, rifiuta la scienza matematizzante della natura di Cartesio: la natura creata da Dio è inaccessibile all’uomo. Solo la cultura è comprensibile all’uomo, che ne è il creatore. La storia è quindi scienza in quanto memoria della cultura umana, identità di vero e fatto (verum ipsum factum), di filosofia e filologia, testimonianza di una eterna ragione dell’uomo. La storia così intesa è quindi la “scienza nuova”.

La cultura umana è compresa da Vico come il passaggio dell’umanità attraverso l’età degli dei, a struttura patriarcale, degli eroi, organizzata secondo il modello di una società aristocratica, e degli uomini, nella quale si elaborano scienza e filosofia, si realizzano le istituzioni civili e si afferma la legge come condizione della convivenza. 

Nella storia Vico individua il passaggio delle nazioni e delle civiltà attraverso questi tre stadi, con la possibilità di rivivere a distanza di tempo la conquista della civiltà (“corsi e ricorsi”). La “storia ideale eterna” così individuata rappresenta quindi lo schema essenziale di evoluzione cui lo svolgimento reale tende complessivamente, ma non necessariamente, ad adeguarsi. Fondamentale contributo di Vico fu l’importanza attribuita allo studio dei miti dei popoli primitivi come analisi della cultura umana in senso antropologico, nella quale è decisiva la creazione poetica. Per Vico il linguaggio e la poesia sono espressione diretta dell’animo umano e delle sue forme mentali, in cui si manifestano la fantasia e il sentimento immediato del primitivo.
 Vico, stampa dall'edizione dei "Principi della Scienza Nuova" 1801, Milano (MI:biblioteca ISPI)

fonti

James Joyce, nel racconto Finnegans wake, utilizza la teoria vichiana dei corsi-ricorsi. Il Nobel Letteratura Samuel Beckett dedica un saggio a Vico e Joyce. Secondo alcuni critici anche il ciclo de La commedia umana di Balzac riflette la teoria ciclica vichiana.

APEL 1975 Karl Otto Apel, L'idea di lingua nella tradizione dell'Umanesimo da Dante a Vico, BO:Mulino, 1975

BADALONI 1982  Nicola Badaloni, Introduzione a Vico, BA:Laterza 1982

CROCE 1901 Benedetto Croce, Giambattista Vico primo scopritore della scienza estetica 1901

PACI  1949   Enzo Paci, Ingens Sylva. Saggio sulla filosofia di Vico, MI,  1949 

VERCELLESE 1994   Michele Vercellese, Cogito ergo sum. Breve storia della filosofia, MI:Garzanti, 1994 (un giro guidato nell'universo filosofico in 50 massime commentate)

multimediale (vhs)

 

Linkografia

www.csv.cnr.it pubblica il Bollettino del Centro Studi Vichiani (Napoli, dal 1971)

www.linguaggioglobale.it/filosofia/txt/Vico.htrm ((introduzione alla filosofia di Ernesto Riva - (c) di Antonio Zoppetti 2000) indirizzo fornitomi da Federica Selleri, 4 S Liceo Sc. Sociali Cento)

 

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