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Arthur Schopenhauer
1788-1860
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Ogni sarà già fu E il si farà fu fatto Non si da sotto il sole La novità. (Ecclesiaste - trad. Ceronetti) Mi interessa sapere il giudizio di S. sull'Ecclesiaste (Qohélet) che mi sembra riflettere il pessimismo di S. (salvo nelle ultime righe, dove ci si appella all'Onnipotente). (traduz. di Guido Ceronetti, nuova vers. 2002; ha tradotto anche Tobia, Giobbe, Proverbi, Cantico dei Cantici e forse altri) |
| un ritratto di S. giovane fu eseguito da Ludwig Sigismund Ruhl all'inizio degli ani '20 dell'Ottocento |
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Di lingua e nazionalità tedesca, docente di filosofia all’univ. di
Berlino mentre vi imperava Hegel, non ebbe allora nessun riconoscimento: del
massimo filosofo idealista non accettava l'identità di razionale e reale (da
lui dichiarata una 'buffonata filosofica'). PLATONE e KANT non sbagliano nel
ritenere la realtà sensibile mera apparenza. Si rifà in parte al sistema
kantiano, nel sostenere che la
RAPPRESENTAZIONE (dato immediato del conoscere) é fenomenica, mentre la
VOLONTA' DI VITA è noumenica, forza cieca che governa il mondo, gli animali e
gli uomini. L’uomo però attraverso la doppia conoscenza che può avere del
proprio corpo (come fenomeno in quanto oggetto dei sensi, come noumeno in quanto
volontà) può distaccarsi dal flusso della volontà stessa e attingere alle
IDEE, cioè all’eterno fluire delle cose espresso da
gravitazione-elettricità-magnetismo.
Le IDEE sono il senso della realtà. La VOLONTA' porta a tensione-dolore, la
soddisfazione di un bisogno genera NOIA: questo è il
'peggiore dei mondi possibili', si contrappone al 'migliore dei
mondi'
presentato da Leibniz. Per Schopenhauer il "principium individuationis", costituito
da spazio-tempo, è proprio della sensibilità. Tale principio, quando
viene applicato anche dalla mente, quando è cioè proprio dell’attività
mentale, si realizza come principio di CAUSA. Per il realismo o materialismo il
principio di CAUSA determinava ogni fenomeno, per Kant era una delle 12
categorie, per S. è invece l’unica categoria, nel senso che le 12 categorie
kantiane sono riconducibili per S. unicamente a quella di causa, intesa come
funzione della nostra mente (principium individuationis). La ragione, che distingue l'UOMO dagli animali,
gestisce le rapprentazioni di rappresentazioni. Il fondamento LOGICO di
tutta la conoscenza scientifica è il principio di ragion sufficiente. Sono QUIETIVI della VOLONTÀ' per Schopenhauer la castità
e l'astinenza, ma questi mezzi non sono sufficienti per la liberazione dalla
VOLONTÀ', che si attua solo attraverso una strada che inizia con la intuizione
artistica (soprattutto la MUSICA,
forma che facilita la purificazione e che supera - almeno per quanto riguarda lo
spazio - la
pura fenomenicità) e prosegue con la moralità intesa oltre il dover
essere
kantiano, come compassione e
giustizia, fino all’ascesi, laddove l'AUTENTICA cessazione della volontà si
raggiunge con misticismo (ateo) e contemplazione del nulla (da intendere come
NULLA positivo, rispetto al nulla
negativo in cui si trova la massa di uomini dedita a passioni e piaceri o riti
religiosi). Il 'principium individuationis', vale a dire la sensibilità,
si supera TOTALMENTE con la noluntas (contemplazione del nulla positivo),
che rompe la catena causale costruita dall'intelletto. |
| gnoseologia
(da DEBARTOLOMEO-MAGNI
1998)
La teoria della conoscenza di S. è un'interpretazione ed uno sviluppo del kantismo il mondo è un insieme di fenomeni, è una nostra rappresentazione. S. da un lato esaspera il soggettivismo (il mondo esiste, concretamente, solo attraverso la rappresentazione e solo per il soggetto che lo rappresenta) e dall'altro accentua la separazione fra fenomeno e cosa in sé. Il noumeno, infatti, esiste al di là dei fenomeni, è volontà che si nasconde dietro i fenomeni e che può essere - in qualche misura - avvertita ma non conosciuta. I fenomeni stessi sono solo illusione, apparenza, manifestazione di tale volontà. il mondo come rappresentazione è inganno ("velo di Maja" secondo il buddismo) che copre la realtà e che occorre lacerare per cogliere la realtà autentica e profonda. Come Kant, anche S. afferma che nel rappresentarsi la realtà il soggetto usa delle forme a priori. Ma le riduce a tre: la causalità, il tempo e lo spazio. Esse inoltre provengono dall'intelletto (cioè i I tempo e lo spazio non sono più, come in Kant, forma dell'intuizione sensibile). Le forme a priori in cui si costituisce l'esperienza sono altrettanti aspetti dei principio leibniziano di ragíon sufficiente. In base ad esso nessun fatto potrebbe esistere, nessuna enunciazione esser vera, senza una “ragion sufficiente perché sia così e non altrimenti". |
Il poeta Guido
Ceronetti interpreta il pensiero di S. utilizzando liberamente le parole
del filosofo stesso
Vedi il nulla che dura (Ceronetti, Come un talismano) |
note metafisiche (da DEBARTOLOMEO-MAGNI 1998)
Il
mondo non è realtà e razionalità e neppure movimento dialettico, ma solo
rappresentazione, finzione, illusione. La realtà profonda delle cose è
costituita da una forza cieca, oscura, irriducibile ad altro: la volontà. Il
mondo - come tale - è privo di senso, cioè il senso del mondo visibile, dei
mondo dell'esperienza, è fuori di esso, fuori dall'esperienza.
Possiamo
avvertirlo già col nostro corpo, possiamo cogliere, entro noi stessi, una vita
oscura e profonda, un tumulto di desideri, una brama di vivere, uno sforzo e una
tensione che sono irriducibili al pensiero e che Schopenhauer identifica con Volontà,
come cieco impeto che attraversa il nostro corpo e che viene identificata come
una forza diffusa in tutti gli altri corpi, nella natura intera e che sottende
ogni fenomeno ed evento - materiale o umano. Essa è l'autentica cosa in sé, il
noumeno kantiano.
Disperdendosi
in una miriade di realtà particolari, la volontà è come lacerata, scissa in sé,
arrestata e deviata dal proprio cieco sforzo, e avverte tutto questo come
mancanza, bisogno, dolore: 1l mondo è l'inferno, è, al contrario di ciò
che aveva ritenuto Leibniz, il peggiore
dei mondi possibili.
Unica via di superamento di tale stato di cose è l'annientamento della volontà, l’ascesi, cioè la negazione dell'essere, il rifiuto di attaccarsi a qualsiasi realtà, operazione con cui il mondo non è più mondo ma si annulla, puramente e semplicemente, per l'individuo.
Testi
In recenti edizioni.
FONTI
DEBARTOLOMEO-MAGNI 1998 De Bartolomeo-Magni, Filosofia, tomo 0, BG:Atlas, 1998
Riferimenti:
Francesco De Sanctis, S. e Leopardi (*.txt) (file zip)
Linkografia
www.shopenhaueronline.de sito dedicato a S. con notizie curiosità e link
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