ATTIVITA’: Come leggere i classici

Scrive Calvino in Perché leggere i classici[1]:

 

"I classici sono quei libri che ci arrivano portando su di sé la traccia delle letture che hanno preceduto la nostra e dietro di sé la traccia che hanno lasciato nella cultura o nelle culture che hanno attraversato (o più semplicemente nel linguaggio e nel costume). Questo vale per i classici antichi quanto per i classici moderni. Se leggo l'Odissea leggo il testo di Omero ma non posso dimenticare tutto quello che le avventure di Ulisse sono venute a significare durante i secoli, e non posso non domandarmi se questi significati erano impliciti nel testo o se sono incrostazioni o deformazioni o dilatazioni. Leggendo Kafka non posso fare a meno di comprovare o di respingere la legittimità dell'aggettivo «kafkiano» che ci capita di sentire ogni quarto d'ora, applicato per diritto e per traverso. Se leggo Padri e figli di Turgenev o I demoni di Dostoevskij non posso fare a meno di pensare come questi personaggi hanno continuato a reincarnarsi fino ai nostri giorni".

 

Si discutano in un forum le affermazioni di Calvino chiedendosi come conciliare le sue considerazioni con l’esigenza, piuttosto sentita dai docenti, di invitare gli studenti a leggere i testi classici 

Nella discussione siano considerate , tra le altre, anche le seguenti questioni:


 

[1] Calvino I, 1991 Perché leggere i classici, Mondadori, Milano 1991, p. 13

[2] Eliot T.S. , 1995, Il Bosco Sacro, Milano, Bompiani , p. 100

[3] Pianezzola, F, 1993Le metamorfosi di Ovidio nella cultura occidentale, In: "Latina didaxis", Atti del Congresso di Bogliasco, marzo 1993

 

 

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