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Nevia Gregorovich in �L�Arena di Pola�, novembre 2001
Chiara: un nome semplice, fresco, luminoso che fa immaginare trasparenza nella persona che lo porta. Cos� � per Chiara Bertoglio, la pianista che ho avuto il piacere di ascoltare in concerto domenica 4 novembre nella suggestiva Basilica di S. Nazaro Maggiore in Milano. Ma sotto questa effettiva semplicit� nell�apparire, quanta forza, quanta intensit�, quanta capacit� nell�interpretare un programma tanto impegnativo, quale un autore come Schubert nella prima parte, e un Musorgskij nella seconda, comporta. L�attacco del primo Improvviso op. 142 di Schubert era semplicemente perfetto: una calibratura di suoni impostata sul mezzo - peso per creare subito un�atmosfera morbida e intimista data dalle quartine centrali della mano destra, mentre la mano sinistra giocava in alternanza, fraseggiando con suoni dolci e chiari cos� come il puro lirismo schubertiano richiede nella sua apparente semplicit�; calibratura che, peraltro, l�artista ha saputo mantenere durante l�esecuzione di tutti e quattro gli Improvvisi dell�op. 142, dimostrando di possedere un grandissimo controllo sia nella dinamica che nella cantabilit�, tipico dei grandi interpreti e cos� raramente riscontrabile nei giovani pianisti emergenti. Ma certo ci vuole scuola per sapere come appropriarsi di una partitura e ci vuole scuola per interpretare ogni Autore secondo lo stile e l�epoca che lo rappresenta. Nella seconda parte, Chiara, ha affrontato i �Quadri di una esposizione� di Musorgskij con un vigore e una sicurezza impensabili e sorprendenti per una diciottenne. Il �tono� malinconico e limpido, usato per Schubert, cede il passo a una sonorit� moderna e consapevole: un suono pre-impressionistico per una identificazione di scene da intendersi in chiave simbolica.
I �Quadri�, infatti, consistono in dieci brani che si riferiscono ad altrettanti dipinti di Hartmann, preceduti e quasi sempre collegati da una �Promenade�, che si immagina rifletta i pensieri dell�autore negli spostamenti da un quadro all�altro. Dalla pittura alla musica, quindi, per far vivere la variet� caleidoscopica della cultura russa, che il pianista deve saper interpretare inventando la sonorit�. Dopo �Promenade�, eseguita forte e in modo sostenuto, ecco �Gnomus� un brano definito �grottesco� che mi sarebbe piaciuto sentire con pi� tensione, riscattato, per�, nella scala finale per moto contrario in accelerando, di una perfezione assoluta. Seguiva una �Promenade� pi� dolce e segreta per preparare l�atmosfera de �Il vecchio castello� (in italiano nell�originale). Ancora una volta Chiara dimostrava grande equilibrio nelle sonorit�: dava risalto alle armonie nella parte centrale tenendo il basso durante le 107 battute, sempre mezzo-tono sotto. Il canto alla mano destra, pur nel pianissimo, rivelava una melodia intensamente poetica, non �vuota�. Desidero sottolineare che sono i cantabili e i pianissimi la vera prova del nove che fa la differenza fra i pianisti. Spesso l�abilit� virtuosistica trae in inganno, � puro allenamento dinamico e funambolico perseguibile con uno studio sistematico mirato, che non � collegabile alla sensibilit� interpretativa. Comunque neanche questa dote manca a Chiara, che nei brani �Tuileries�, �Balletto di pulcini nei loro gusci�, �Il mercato di Limoges�, �La capanna di Baba-Yaga�, ha dimostrato di possedere una tecnica eccellente fra suoni ribattuti, staccati di polso e di avambraccio, trilli vertiginosi, ottave da sballo, acciaccature, suoni arpeggiati (che potrebbe evitare visto la mano enorme che si ritrova!).
Mi viene in mente il grande Arturo Benedetti Michelangeli, cui Chiara Bertoglio si ispira, che insegnava ai propri allievi: �La capacit� di rendere il legato, il non-legato, lo staccato, il portato, qualunque gradazione dinamica e la sofisticata ricerca del timbro, sono imprescindibili dal possesso di un alto livello di controllo delle proprie dita�. Per concludere, credo che Chiara Bertoglio sia sulla strada giusta per diventare un astro fra gli astri. Auguro a tutti di poterla ascoltare al pi� presto per tributarle la nostra pi� sentita ammirazione con un forte applauso.
Paolo Gallarati su �La Stampa�, 16.10.2002: �Giovani pianisti davanti a Mozart�
Tra le varie attivit� che la De Sono svolge a favore della musica c�� anche quella, molto importante, di valorizzare i giovani talenti attraverso l�elargizione di borse di studio che permettono il perfezionamento e il lancio nel sistema concertistico. Alcuni giovani di questo artistico allevamento che ha gi� prodotto, negli anni, numerosi esemplari ormai in carriera, suonano in questo mese al Conservatorio in una serie di concerti intitolati �Tre serate con Mozart�. In realt�, la presenza di musiche mozartiane non esclude pagine di altri compositori: l�altra sera, ad esempio, la pianista torinese Chiara Bertoglio ha suonato anche Debussy e Schubert in un programma che permetteva di vedere il suo giovane talento impegnato su fronti molto diversi: quello dell�espres-sione intima e quello del grande virtuosismo, quello della musica costruita su di una sola linea portante, e quello della polifonia timbrica che richiede la trasformazione del pianoforte in uno strumento di complessit� orchestrale. Penso a Debussy di cui la Bertoglio ha eseguito �Estampes�, �Masques� e �L�isle joyeuse�, rivelando una sensibilit� per il suono raffinato e iridescente, reso con grazia e perizia di tocco. Il concerto si apriva con Mozart di cui s�� ascoltato il Rond� in la minore K. 511, un pezzo vicino allo spirito del �Don Giovanni� per l�ambiguit�, il senso del tragico che serpeggia sotto temi apparentemente innocenti, ma affacciati sull�abisso di paurosi slittamenti armonici. Lo si pu� eseguire come una cosa delicata, teneramente femminea, o come una meditazione pi� aspra sulle possibilit� che un tema innocente (la felicit�) possa essere insidiato da tanti pericoli. La Bertoglio ha scelto la prima strada, e lo ha fatto con gusto e grazia, riservando tutto l�impegno drammatico nella Fantasia in do minore K.475.
Walter Baldasso in �Torino Cronaca�, 11.10.02: �Un pianoforte per crescere�
�� importante avere un rapporto profondo con Dio, che aiuta a scoprire il vero significato della vita per un arricchimento umano ma anche artistico. Io, ad esempio, riesco a comunicare con chi ascolta la musica, con un linguaggio impalpabile che trasmette valori universali e infiniti�. Cos� si esprime Chiara Bertoglio, 18 anni appena, pianista eccezionale per tecnica e sensibilit� espressiva.
Alta, slanciata, sorride con naturalezza con gli occhi verdi che s�illuminano di una luce particolare. � determinata e simpatica, rivolta sempre al prossimo. Questa sera la Cattedrale di Susa la vedr� protagonista di un concerto con l�Orchestra giovanile �Buxtehuder Jugendorchester� diretta da Christian Klett impegnata nel �Concerto in sol� di Maurice Ravel.
A indirizzare questo giovane talento sulla strada della musica � stata la mamma, insegnante di psicologia, convinta che suonare uno strumento aiuti la concentrazione e arricchisca lo spirito. La piccola Chiara viene sottoposta alle cure di
Maria Rezzo, grande maestra scomparsa una decina d�anni fa. Inizia, cos�, un percorso pianistico tra insigni docenti, corsi di perfezionamento, ottenendo borse di studio, compresa quella della �De Sono� e suonando come solista in concerti prestigiosi per importanti istituzioni e festival. Si diploma (privatista) al Conservatorio �G. Verdi� di Torino col massimo dei voti, la lode e la menzione d�onore, vince la IV rassegna dei migliori diplomati dell�anno a Castrocaro e il prestigioso �Premio Orpheus� quale giovane promessa. �La mia maggiore soddisfazione - conclude - � di constatare dopo i miei concerti, pi� sorrisi rispetto ai malumori iniziali. Potenza della musica!�.
Chiara Bertoglio nel 1989 con l'indimenticabile Maria Rezzo
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