La proprietà

Secondo il Repetti ("Dizionario geografico, fisico, storico della Toscana", Firenze 1836-1845), intorno al 1830 nella comunità di Abbadia San Salvatore, di cui faceva parte il castello di Campiglia, vi erano 1208 possidenti, una cifra piuttosto elevata rispetto alla popolazione complessiva di 4149 persone.

Se si tiene conto che il sistema della proprietà in Val d'Orcia è stato definito come sistema di "mezzadria estensiva" (Carlo Pazzagli), in quanto i poderi tendevano a praticare la monocultura del grano su superfici piuttosto estese, si deve concludere che, accanto alla grande proprietà, ve ne fosse una piccolissima, che serviva a integrare i consumi di pura sussistenza degli abitanti.

La proprietà era così distribuita: già dal suo sorgere nel Quattrocento, il Comune era proprietario di diverse estensioni di terreno (Bandita dei Buoi del Verno, Bandita di Selva Piana, Vigne di Campiglia, Bandita di Montieri), che venivano affittate o concesse sotto diverse forme di locazione. La terra comunale poteva anche essere venduta ai privati.

La Chiesa a sua volta aveva proprietà terriere, come pure le Confraternite fino all'editto granducale del 1785.

Vi erano, poi, alcune famiglie cospicue di possidenti, come i Canestrelli, i Coli, i Marianelli, i Marzocchi, che spesso istituivano per testamento dei benefici a vantaggio di quei membri cadetti della famiglia che, esclusi dall'eredità del patrimonio, avessero intrapreso la carriera ecclesiastica.

Vi era, infine, come si è detto, una piccola e piccolissima proprietà, appena sufficiente per la sussistenza degli stessi contadini.

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