Più del 75% della popolazione del Senese nell'Ottocento era addetta all'agricoltura. Non molto diversa doveva essere la percentuale dei Campigliesi dediti al lavoro dei campi e all'allevamento.
Una descrizione delle attività agricole nella Comunità di Abbadia San Salvatore, di cui Campiglia fece parte dal 1777 al 1867, ci è fornita in una relazione alla Commissione del catasto granducale, stesa nel 1828 da Lorenzo Giachi di San Gimignano (Archivio di Stato di Firenze, Catasto generale della Toscana e Rapporti di stima, Filza 853, ins. 1).
In essa troviamo prima di tutto una descrizione del paesaggio, ancora in buona parte valida: "La capitale di questa comunità è il castello La Badia San Salvatore, e contiene nel suo territorio il piccolo castello denominato Campiglia d'Orcia, e due villaggi denominati La posta di Ricorsi, e i Bagni di San Filippo... La qualità del terreno è creta, argilla e galestro, la sua esposizione fra ponente e levante, tutta la sua superficie per metà è lavorativa, nuda con alcune vigne, in piccola parte olivata, e l'altra metà è boschiva parte a faggi, e in parte castagneti, con rade querci sparse nella campagna seminativa, e pasture di buona qualità, in specie per le pecore, con dei prati artificiali".
I contadini, in parte piccoli proprietari e in parte affittuari o mezzadri, vivevano o nei castelli, o sparsi "nei luoghi che lavorano". Gli abitanti del castello di Campiglia avvisavano i compaesani che abitavano sparsi in valle con falò in occasioni importanti, come ad esempio la visita pastorale del Vescovo Pippi nel 1819.
Nei campi si praticava una rotazione biennale, in quanto metà del terreno era seminata con "grano nostrale" e metà lasciata a maggese.
Prodotti del lavoro, oltre ai cereali, erano "farina dolce di marroni" e un "vino bianco, piuttosto aspro e salmastro perché vi regna un'aria cruda e ventilata che impedisce una perfetta maturità" (ora la qualità del vino è molto migliorata).
Prodotto specifico di Campiglia era un olio di "buona qualità".
Da altre fonti archivistiche possiamo desumere che i Campigliesi coltivavano zafferano, venduto agli speziali di Siena, poponi, consumati come companatico nei mesi estivi, canapa e lino, per la produzione di coperte e biancheria personale.