Mappa Terra del Fuoco
Parlare di Patagonia e Terra del Fuoco ancora oggi per molti è sinonimo di avventura irrealizzabile
e temeraria ai confini del mondo.
In effetti il paesaggio e la natura sono di poco cambiati da quando i primi navigatori
attraccarono alle coste più australi del Nuovo Mondo e Darwin visitò e descrisse questi
luoghi nel corso del suo viaggio a bordo della motonave Beagle; spazi immensi, dove crescono
solo arbusti spinosi e ispidi pascoli colonizzano altipiani battuti da venti potenti; coste
interminabili, sulle quali approdano per la riproduzione pinguini, otarie ed elefanti di mare,
e acque in cui si ritira a partorire la balena franca australe; montagne coperte di nevi e
ghiacciai che spingono i loro fronti fino al mare o avanzano nelle acque di laghi immensi,
immersi nel cuore della cordigliera e circondati da boschi millenari.
Sembra quasi che tutto sia rimasto immutato dagli albori del mondo, solo l'indio è
definitivamente scomparso nei primi anni del XX secolo, per lasciare il posto alle pecore dei
colonizzatori europei, in un mondo dove la presenza dell'uomo più che sentirsi si intuisce
nei chilometri e chilometri di filo spinato, tesi a contenere gli evanescenti greggi di immense estancias!.
Rari sono gli incontri, poche e disagevoli le vie di comunicazione, distanti centinaia di
chilometri l'una dall'altra le città. Le case sono basse per sfuggire alla forza del vento e,
costruite di legno e lamiera ondulata, sembrano sottolineare la precarietà dell'insediamento
patagonico; città di frontiera, dalle piante rigidamente disegnate in cuadras e
manzanas secondo i più classici modelli urbanistici coloniali spagnoli, con la
piazza centrale su cui si affacciano, simboli dei tre poteri canonici, la chiesa, il
municipio e la centrale di polizia.
L'origine degli abitanti, in gran parte discendenti dei protagonisti delle grandi
emigrazioni europee tra la fine del XIX secolo e l'immediato dopoguerra, traspare
dalle vetrine dei negozi, dalle ricette dei ristoranti, dallo stile architettonico
delle case e dall'aspetto fisico della gente. In un pot-pourri di culture, convivono
tradizioni e costumi che il tempo non è riuscito completamente ad amalgamare. Fuori
dai centri abitati c'è lo spazio infinito della terra e del cielo: la solitudine del
rancho si può solo immaginare tra il verde di alberi, faticosamente piantati a
interrompere la piatta monotonia dei campi, con a lato la torre della preziosa pompa
eolica. Questa è l'immagine stessa della frontiera, con i suoi aspetti romantici e
avventurosi, ma soprattutto con la tradizione di ospitalità e generosità di chi
vive semplicemente e ha il senso della vera solidarietà.
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