di Marirana
E-mail: [email protected]
Spoiler: nessuno. La storia è totalmente AU.
Pairing: c/c Buffy/Angel, n/c Willow/Spike
Rating: AU, PG-13, Romance.
Summary: New York. Quattro ragazzi, quattro vite che si incrociano, il grande
amore.
Disclaimer: i personaggi delle serie "Buffy the vampire Stayer " e "Angel" appartengono a Joss Whedon, David Greenwolt, la WB, ME, la UPN e la Fox. L’autrice scrive senza alcuno scopo di lucro e non intende violare alcun copyright.
Feedback: sarò molto felice di ricevere qualsiasi tipo di commento,
anche negativissimo. E' la mia prima ff, grazie a voi potrò migliorarmi.
Note: Questa è una storia d'amore, dedicata a tutti gli immortal lovers
che, come me, hanno sognato ad occhi aperti e continuano a credere che questa
sia una storia eterna.
Capitolo 1
Quella notte non era riuscita a dormire.
Era la prima volta che doveva testimoniare come perito di parte, e non si sentiva
pronta.
Lei amava la sua professione, l'aveva fortemente voluta.
Aveva scelto psicologia e si era laureata a pieni voti. Adorava il contatto
con gli altri, il rapporto medico/paziente, la complicità che si veniva
a creare.
Adesso però le sembrava di tradire tutto questo.
Doveva andare in tribunale e dare una sua fredda analisi dei fatti: non importava
se lei non era l'analista di quella donna accusata di omicidio.
Era stata nominata dal procuratore e doveva limitarsi a dare un suo giudizio
dopo qualche sporadica e inutile seduta con la signorina Portland.
Buffy sentiva la testa pesante.
Il caffè aveva probabilmente peggiorato la situazione, anche perché
aveva completamente ignorato le ciambelle che Rupert aveva preparato quella
mattina per lei e per Down.
Il caro, vecchio Rupert Giles: il padre che avrebbe sempre voluto avere e che
per fortuna, a quindici anni, era entrato nella sua vita, quando i suoi avevano
divorziato e lei, la sorellina e la madre, erano andate via da Los Angeles per
trasferirsi a Sunnydale.
Il signor Giles era stato il suo professore di letteratura inglese per gli ultimi
tre anni di liceo.
Britannico per nascita, per aspetto e per modi, egli era un uomo mite, generoso,
sempre pronto a consigliarla e a trasmetterle, attraverso la poesia e la lettura,
la pace e l'equilibrio che lui stesso aveva acquisito per sè. Frequentando
spesso la sua casa, si era innamorato, ricambiato, della madre di lei, Joyce
Summers, e l'aveva resa felice come mai prima di allora.
Purtroppo però, la morte aveva bussato alla loro porta, portandosi via
Joyce per un tumore al cervello, pochi anni più tardi, lasciando un velo
di tristezza che nemmeno il tempo avrebbe potuto dissolvere.
Era comunque rimasto a vivere con le ragazze, che reputava figlie sue, e in
tutto e per tutto il suo affetto per loro era quello di un padre premuroso e
amorevole, che le amava e non faceva loro mancare nulla.
Quando Buffy si era trasferita a New York per andare al college, anche Rupert
e Down l'avevano seguita, ed erano ormai passati 5 anni dacché vivevano
nella grande mela.
Un botto la distolse dal pensiero della signorina Portland: aveva tamponato
e non si era nemmeno accorta di essere salita in macchina per andare a deporre!
Chiuse lo sportello e guardò l'altra vettura.
Una donna sui trent'anni si stava vistosamente agitando mentre indicava il posteriore
della sua BMW sufficientemente rovinata:
<< Ma non ha visto che entravo in retromarcia?>>
<< Sinceramente no, sono mortificata!>>,
rispose Buffy, sporgendosi per vedere meglio il paraurti totalmente ammaccato.
<< Beh, farà bene ad esserlo! E farà bene ad essere assicurata!!!>>,
tuonò la donna, senza nemmeno degnarla di uno sguardo.
<< Non c'è bisogno che ti alteri così, Lilah>>
- riecheggiò una voce maschile, profonda, con un inflessione leggermente
diversa -
<< la signorina ha già detto di essere mortificata>>.
Un uomo alto era sceso dall'altro lato della macchina tedesca.
Aveva capelli e occhi scuri, spalle larghe, e un sorriso dolce che contrastava
col suo sguardo misterioso.
Indossava un completo grigio, molto formale, e teneva in mano un cellulare.
<< Angel Liam Malahide>>,
proseguì in direzione della ragazza, porgendole la mano.
<< Buffy Ann Summers>>,
rispose lei, timidamente, contraccambiando la stretta.
Il suo battito era accelerato, l'urto l'aveva spaventata, e si sentiva tremendamente
in colpa.
Forse era già in ritardo per l'udienza e non poteva fare altro che lasciare
il suo biglietto da visita e dire loro di sentirsi telefonicamente dopo.
Lilah Morgan prese il cartoncino in malo modo e si allontanò.
Buffy la guardò, e per una frazione di secondo incrociò lo sguardo
dell'uomo, ma fu solo un breve attimo perché girò i tacchi e andò
via anche lei, correndo.
Bel modo di cominciare la giornata, c'erano già due persone a New York
che non la sopportavano alle 9 del mattino!
Finalmente riuscì a trovare l'aula, ed entrò.
Non era grande come se l'era aspettata, ma sentì ugualmente un senso
di vuoto.
La signorina Portland stava seduta assieme ai suoi legali, e aveva uno sguardo
perso in mille pensieri che sapevano di nulla.
A Buffy si strinse il cuore.
La sua attenzione però fu attirata presto da qualcos'altro.
Gli avvocati della difesa erano di spalle e stavano mettendo delle carte sul
tavolo, ma questo gli bastò per riconoscerli, visto che li avevi visti
bene, e alla luce del sole, solo dieci minuti prima: Lilah Morgan ed Angel Malahide.
Era perfetto, se aveva pensato di aver cominciato bene la giornata, non poteva
certo dire che non l'avrebbe finita ancora meglio!
Quando arrivò il suo turno di andare a deporre, il procuratore le diede
una pacca sulla spalla, incoraggiandola:
<< Signorina Summers, stia tranquilla, lei sta solo svolgendo il suo compito>>,
esclamò l'uomo, sorridendo gentilmente.
<< Lo so signor Whitam, è che non ho mai deposto prima d'ora, e
la giuria mi mette un po' d'ansia>>,
rispose lei, restituendo il sorriso.
Angel la guardò salire al banco degli imputati e la fissò negli
occhi.
Erano verdi e scintillanti, due piccoli tesori che trasmettevano la sua paura
e il suo disagio.
I suoi lunghi capelli color miele le cadevano morbidamente sulle spalle e sulla
schiena, avvolgendola.
Indossava un vestito grigio perla, accollato e austero, che la faceva sembrare
inaccessibile, con i bordi neri che richiamavano le scarpe alte, delle chanel
di pelle.
Era rimasto di stucco quando si era accorto che la ragazza appena incontrata
al parcheggio era il perito di parte dell'accusa.
Sembrava così piccola, così indifesa.
Invece era una donna in carriera, una libera professionista, ed ora stava lì
d'avanti a lui, e ricambiava il suo sguardo: era pronta per ascoltare le sue
domande.
Le ore trascorsero veloci, e la seduta fu rimandata all'indomani.
Buffy era finalmente libera, il suo compito era finito, non sarebbe più
dovuta tornare.
Con uno sguardo triste guardò l'imputata che continuava a roteare gli
occhi sognante.
Si avvicinò a Lilah ed Angel per discutere dell'incidente della mattina,
seguita dal procuratore che le reggeva il cappotto.
<< Signorina Morgan, a proposito di quanto successo...>> proruppe
Buffy, a voce bassa.
<< Si si, giusto...l'incidente. Direi che lei può fornirmi gli
estremi della sua assicurazione e siamo in perfetto accordo>>,
rispose Lilah, continuando a mettere le carte nella sua borsa, senza guardarla.
Il procuratore si girò di scatto da Buffy a Lilah, e poi di nuovo a Buffy:
<< Avete avuto un incidente? Ma questo è incredibile!!! Signorina
Summers, è stata fortunata che Lilah non l'abbia graffiata per la rabbia,
la sua macchina per lei è una cosa preziosissima>>,
e scoppiò in una sonora risata.
<< Oh Spike ti prego, sii serio...vuoi che la signorina Summers conosca
tutti i difetti degli avvocati e soprattutto tutte le loro manie?>>,
Angel aveva sorriso all'amico e stava mettendo il cappotto.
Spike parve folgorato e continuò:
<< E' giusto!!!! Questa è un'ottima idea...facciamo conoscere alla
signorina Summers perché si parla così male della nostra categoria...viene
a pranzo con noi? E se accetta, possiamo darci del tu? La sua parte in questo
processo è finita, non occorrono altri formalismi>>.
Buffy sorrise e prontamente accettò, annuendo col capo.
Il ristorante era molto carino e informale.
Buffy piano piano stava ritornando se stessa, ora che lo stress si stava sciogliendo
e la compagnia era abbastanza piacevole, se si escludeva la signorina Morgan.
La donna infatti continuava a trattarla con sgarbo, e i suoi modi erano manchevoli
anche dei rudimenti elementari della buona educazione.
Buffy però non ci faceva più caso.
La discussione con i due accompagnatori era molto allegra e serena, e lei aveva
cominciato a sorridere più spesso.
Anche Spike rideva.
La sua risata riecheggiava per la sala, ed era cristallina e limpida. Si vedeva
che era una persona molto aperta e cordiale.
Era molto amico di Angel, anzi era il suo più grande amico.
Si conoscevano da bambini, ed erano stati assieme anche al college; poi l'uno
aveva intrapreso la carriera di procuratore, e l'altro era diventato il socio
di uno degli studi legali più in vista della grande città, a soli
trentadue anni.
Angel aveva origini irlandesi.
I suoi genitori, infatti, erano emigrati da quella terra quando lui non era
ancora nato, e si erano trasferiti in America, dove avevano costruito la loro
fortuna, permettendo al figlio di avere il meglio dalla vita.
Nonostante questo, però, Angel non era mai stato veramente felice.
I suoi rapporti col padre non erano mai stati buoni.
Il signor Malahide, sin da quando Angel era bambino, voleva che il figlio intraprendesse
la sua stessa carriera nella legge, e così era stato.
Il ragazzo aveva dovuto rinunciare al suo sogno di diventare un artista; infatti,
dopo aver seguito molti corsi di arte al college, improvvisamente si era iscritto
alla facoltà di legge, laureandosi con il massimo dei voti.
La madre, invece, lo adorava, e gli dimostrava ogni giorno quanto fosse orgogliosa
di lui.
Buffy si girava spesso a guardarlo, non poteva farne a meno.
Era indubbiamente uno degli uomini più affascinanti che avesse mai incontrato,
e riflettendo su questo punto si chiese se una ragazza fidanzata da così
tanti anni si potesse permettere di pensare questo di un altro uomo.
Angel era magnetico.
Ogni fibra di lui trasudava fascino e mistero.
Il suo sguardo era catalizzante e la faceva sentire stranamente molle e debole.
Ripeté a se stessa che le sue erano semplici constatazioni obiettive:
quello era un sorriso magico...quello era uno sguardo dove chiunque avrebbe
potuto perdersi...quella era una voce musicale e melodiosa...e tutto questo
era la pura e semplice evidenza dei fatti.
Sorrise tra sè e sè.
Era proprio una brava psicologa, sapeva far credere ciò che voleva anche
a se stessa, e ciò che adesso voleva credere era che non c'era nulla
di male nel trovare piacevole un altro uomo.
Quando si alzarono dal tavolo, il giovane avvocato prontamente la aiutò
a mettere il cappotto.
La sua galanteria sapeva d'altri tempi e Buffy ne fu piacevolmente sorpresa.
Il cellulare vibrò e la borsetta si mosse sulla sedia.
La ragazza si scusò, e allontanandosi, rispose al telefono.
Era la sua migliore amica, Willow, che la chiamava per sapere come era andata
in tribunale.
Buffy la rassicurò spiegandole che era andato tutto liscio, più
o meno, e che nel pomeriggio sarebbe passata da lei.
<< Scusatemi, era la mia migliore amica, in ansia per me>>
- esclamò avvicinandosi al resto del quartetto -
<< è piacevole essere trattata ancora come una bambina che va al
suo primo giorno di scuola, e ad essere sincera stamattina lo ero davvero>>.
<< Ce ne siamo accorti...non trovi anche tu Angel?>>,
rispose acidamente Lilah.
Il ragazzo lasciò cadere la domanda retorica e sorrise a Buffy:
<< l'infanzia è il periodo più bello, e le coccole che si
ricevono lo sono ancora di più>>.
Buffy era estasiata, non poteva credere di aver sentito quelle parole, e dette
con una tale dolcezza, da un uomo che avrebbe potuto essere abbastanza cinico
e pieno di sè, e che, invece, non lo era.
Si separarono al parcheggio del tribunale. Buffy aveva lasciato lì la
sua automobile.
Prima dei saluti, Spike diede alla ragazza dei biglietti per il concerto di
un gruppo rock che si sarebbe esibito in un locale di New York proprio quel
fine settimana: Buffy accettò prontamente, avrebbe portato tutti i suoi
amici.
Angel la guardò salire in macchina, allacciare la cintura di sicurezza
e dare uno sguardo allo specchietto retrovisore: quella ragazza aveva qualcosa
che lui non riusciva a spiegarsi, una specie di trasparenza che la rendeva amabile
e bellissima ai suoi occhi, o forse, semplicemente, era la ragazza più
dolce che avesse mai conosciuto, in tutta la sua vita.
Capitolo 2
<<...e questo è quanto!>>,
concluse Buffy, sdraiandosi sul letto dell'amica.
<< E questo è quanto? Ti sei presa una gran bella cotta, vecchia
mia>>,
sentenziò Willow, annuendo col capo per rafforzare le sue parole.
<< Cosa????? Ma, ma che stai dicendo Wil?>>,
urlò la ragazza bionda, alzandosi immediatamente dal materasso e guardando
l'altra con gli occhi sgranati.
Willow toccava le ciocche dei capelli, lisci e rossi, che sfuggivano nervose
dalle orecchie:
<< Mi stai raccontando da un'ora tutto quello che ti è successo
stamattina, e per cinquantacinque minuti almeno hai parlato di questo Angel...facendo
un rapido calcolo direi che la tipa simpatica e Spike rientrano nei rimanenti
cinque minuti.
Questo è indubbiamente un colpo di fulmine>>.
<< Oh Wil, sei pazzesca!! Ho 26 anni! Credi davvero che possa avere un
colpo di fulmine a quest'età?
Non ci ho mai creduto a queste cose, non posso certo cominciare ora.
Senza contare che bisogna essere in due, e a lui non è scoccato proprio
nulla, figurati.
E poi io sono una donna impegnata>>,
rispose Buffy, tornando a sdraiarsi con le braccia incrociate dietro la testa.
Willow scoppiò a ridere fragorosamente:
<< E' consolante che tu ti sia ricordata di Riley dopo aver detto che
Angel non ha sentito niente per te...>>
- Buffy la guardò con uno sguardo pietoso –
<< Va bene, scusa.
So che sei fedele e che non faresti mai soffrire il tuo ragazzo...ma Buffy...tu
hai 26 anni, non 50.
Non pensi che forse meriteresti di amare veramente qualcuno con tutta te stessa?>>.
La voce arrivò flebile dal letto, mentre Buffy si girava dall'altra parte,
abbracciando il cuscino:
<< Io amo Riley>>.
New York di notte era molto bella.
Le luci delle vetrine accese la rendevano luminosa e viva, ogni luogo sembrava
intriso di vita propria.
Le strade erano piene di gente che correva frettolosa da un negozio all'altro.
Si cominciava già a respirare l'atmosfera natalizia, anche se ancora
mancava più di un mese alla festa santa che coinvolgeva tutto il mondo,
o buona parte di esso.
C'erano i bambini che gridavano per le caramelle, i camioncini degli hot dog,
gli uomini con le loro ventiquattrore che tornavano a casa dopo una giornata
di lavoro, le coppie di innamorati che passeggiavano mano nella mano...tutto
era un brulicare di diversi sentimenti ed emozioni.
Il gruppetto di amici entrò nel locale, molto esclusivo, dopo una fila
piuttosto lunga.
Spike li aveva invitati in un posto decisamente bello, e Buffy si sentiva felice
di poter condividere con loro tutto questo.
Adorava i suoi amici!
Willow Rosenberg e Alexander Harris, chiamato da tutti Xander, si conoscevano
dalla scuola materna.
Erano praticamente cresciuti assieme.
La ragazza aveva da sempre una cotta per lui, ma con gli anni questa infatuazione
aveva lasciato il posto ad un sincero affetto.
Avevano conosciuto Buffy quando lei si era trasferita a Sunnydale ed avevano
legato subito.
La loro era un'amicizia profonda e sincera, che si era cementata con gli anni
e con le cose belle e brutte che avevano condiviso.
Anche loro erano andati a studiare a New York.
Willow si era laureata in chimica e lavorava in una grossa azienda farmaceutica,
mentre Xander era un imprenditore edile e gestiva vari lavori in tutta la città
e dintorni.
Il ragazzo era sentimentalmente legato a Cordelia Chease, la sua segretaria,
e le cose si erano fatte così serie da sentire nell'aria il profumo dei
fiori d'arancio.
Riley, il fidanzato di Buffy, lavorava nel pronto soccorso di un ospedale. Si
era specializzato da poco e stava facendo esperienza.
Si erano conosciuti alla facoltà di medicina, dove la ragazza aveva seguito
dei corsi, e da allora facevano coppia fissa.
Si volevano bene, non c'erano mai litigi tra loro, tutto era calmo e tranquillo.
Buffy aveva bisogno di questo.
Da quando aveva perso sua madre, si era sentita terribilmente sola e disperata,
con una sorella molto più piccola di lei da guidare, e una vita, la sua,
da completare.
Per fortuna il signor Giles era sempre con lei, e col tempo aveva riacquistato
la pace e la serenità che credeva perdute per sempre.
La sua professione l'aiutava sicuramente molto, e il rapporto con Riley la faceva
sentire sicura.
Mille luci li invasero fasciandoli.
La musica era assordante, la gente ballava e agitava le mani, mentre la bellissima
voce del leader del gruppo cantava una cover rock di "my way".
Angel la vide entrare, nonostante il buio all'ingresso.
L'aveva aspettata tutta la sera.
Ovviamente non lo aveva ammesso nemmeno a se stesso, ma era quello che aveva
fatto: i suoi occhi erano stati puntati in quella direzione dal momento in cui
era arrivato.
Finalmente, lei c'era.
Bellissima, come quel giorno, perché di più non poteva esserlo,
e provocante nell'abito nero che l'avvolgeva, mettendole in risalto il suo corpo
armonioso.
Una profonda scollatura a V risaltava il contrasto del nero con la pelle candida
di lei.
Sembrava una perla e luceva come una perla.
Lei era una perla!
Non lo avrebbe dimenticato.
Ad un tratto, mentre il via vai di gente si spostava dall'ingresso al centro
della pista, Angel vide che la mano di Buffy era intrecciata a quella di un
altro uomo, un ragazzo biondo, vicino a lei, che le parlava con sguardo innamorato.
Avrebbe dovuto immaginarlo. Lei era legata ad un altro.
In ogni caso, cosa avrebbe preteso?
Nulla. Lui non voleva nulla da lei.
Non si era immaginato nulla.
Non aveva sognato nulla...a parte sognare di lei, da quando l'aveva vista, qualche
giorno prima.
A trentadue anni suonati sapeva benissimo come andava il mondo, e sapeva che
l'amore era un lusso che non gli era stato concesso.
Però, improvvisamente, quella ragazza lo aveva fatto vacillare, aveva
fatto tremare le sue certezze e scosso il suo cuore cementato.
C'era qualcosa in lei che lo attirava, come Icaro era stato attratto dal sole...ma
poi la cera si era sciolta e le ali erano cadute, portandosi dietro, in un precipizio
di dolore, il giovane e ingenuo fanciullo.
Forse avrebbe potuto rischiare anche lui, per una volta, prendersi quello che
voleva, agguantare la felicità...ma no!!!!
A cosa stava pensando??? Di cosa stava blaterando???
Era un adulto, e si era lasciato trasportare come un bambino, dentro a una fiaba.
Forse si era lasciato suggestionare troppo dalla sua bellezza, dalla sua dolcezza.
Lei non era niente.
E soprattutto...lei non voleva nulla da lui.
Lei apparteneva ad un altro.
Chiuse gli occhi e deglutì. Il sogno ad occhi aperti era finito.
Avrebbe sposato Darla, la figlia di uno dei soci anziani del suo studio legale,
entro il prossimo anno, e avrebbe vissuto una vita come quella di suo padre,
severa e impeccabile.
Angel non lo avrebbe deluso, non più.
Willow, Buffy e Cordelia si avvicinarono al palco, per vedere meglio il gruppo.
La folla era letteralmente in delirio e le ragazze si strattonavano per poter
arrivare ancora più vicino.
Ad un tratto, Buffy si mise ad urlare:
<< Oh mio Dio!!!! Non posso credere a quello che vedo!!!!! Il cantante...quel
ragazzo...ecco lui, coi capelli ossigenati...oh mio Dio sto male!!!!>>
<< Lui cosa?>> chiese prontamente Cordelia, che non capiva come
mai Buffy fosse letteralmente sconvolta.
La ragazza bionda immediatamente proseguì:
<< Ragazze, quello lì è il procuratore legale Spike Whitam!!!
Proprio il distinto signore che mi ha regalato i biglietti per venire qui e
che fino a Mercoledì scorso aveva i capelli castani!>>
La bocca delle due amiche cadde quasi a terra.
Willow strabuzzò gli occhi, poi si ricordò di non poterli strofinare
o avrebbe distrutto tutto il trucco.
Spike era affascinante e sembrava che la guardasse, che la indicasse.
Cominciarono a ridere senza più potersi fermare: tutto questo aveva dell'incredibile!
La serata proseguiva e tutti loro si divertivano a ballare e a parlare, fino
a quando il concertò finì, e fu messa della musica un po' più
soft per permettere alla gente di rilassarsi e mangiare qualcosa.
Buffy stava ridendo con Willow quando, guardando in un punto dietro l'amica,
arrossì vistosamente.
La rossa si girò e vide che Spike e quello che presumeva fosse Angel,
stavano venendo verso di loro, e arrossì a sua volta.
<< Buonasera amici...Buffy...spero che il concerto vi sia piaciuto>>,
aprì Spike, con un sorriso simpatico sul volto.
Tutti gli fecero i complimenti, e poi si presentarono.
<< Devo ammettere che sono rimasta sconvolta quando ho capito che eri
proprio tu il leader del gruppo...>>,
proruppe Buffy, che parlava a Spike, ma con la coda dell'occhio guardava Angel,
il quale stava discorrendo con una donna bionda, proprio quasi alle sue spalle.
<< E tu rossa, non mi dici niente? Eri così scatenata a cantare
"my way" che ti volevo far salire con me sul palco, e ora invece sembra
tu abbia perso tutta la voce e non mi hai ancora detto una parola!>>,
esclamò Spike, strizzando l'occhio a Willow.
<< Ehm...cosa? Come? Rossa???...Ma ma...>>,
la ragazza era imbarazzatissima e stava balbettando.
<< Beh, di rossa, sei rossa. Una super rossa!>>,
rispose Spike, scoppiando in una delle sue risate coinvolgenti.
Willow era ancora più sconvolta di prima.
Prima di tutto, nessuno l'aveva mai chiamata così; secondo, loro non
si conoscevano, e terzo, lui la stava deliberatamente prendendo in giro!!!
<< Non mi sembra che tu possa dire qualcosa a qualcuno sui capelli...tu
sei un uniposca!!!!>>,
sbottò la ragazza, stirando le braccia lunghe contro il corpo e stringendo
i pugni.
Scoppiò a ridere anche lei, e tutti si unirono all'allegria.
Buffy però non riusciva a concentrarsi e a capire bene cosa dicevano
i suoi amici.
Non capiva perché Angel non stesse parlando con loro, e soprattutto non
si capacitava del fatto che lui non l'avesse degnata di un solo sguardo.
Chi era quella donna?
Perché si era messo in disparte con lei?
L'aveva conosciuta lì, al locale?
No, Angel non era il tipo da abbordare una sconosciuta in un pub.
Un momento, ma lei non sapeva proprio nulla di Angel!!!!
Perché la sua mente stava pensando a cose a cui non doveva pensare e
che soprattutto non la riguardavano?
Ad un tratto vide la donna bionda mettere un braccio attorno al collo di Angel
e baciarlo.
Le sembrò di avere ricevuto un pugno allo stomaco, o che una lama la
passasse da parte a parte.
Un'altra donna stava baciando il ragazzo dei suoi sogni!
Ma cosa stava dicendo? Doveva proprio essere impazzita, o forse era troppo stanca
e lo stress accumulato in quei giorni le aveva fatto perdere la lucidità.
Angel non era il ragazzo dei suoi sogni, non lo sarebbe mai stato...non avrebbe
potuto esserlo.
Lei era impegnata con Riley, lui l'amava.
E poi...poi Angel non era interessato a lei, non poteva esserlo.
Angel era la perfezione racchiusa in un corpo, la beltà fatta carne,
non si era nemmeno accorto che lei esisteva.
Distolse a fatica lo sguardo dalla coppia, che continuava a stare unita nel
bacio, e incontrò lo sguardo di Spike, che la osservava perplesso.
Buffy abbassò gli occhi e tamburellò le dita sul tavolo.
Il procuratore, che quella sera portava orecchini e piercing, si rivolse all'amico,
poco distante:
<< Angel, voglio presentarti ad alcuni amici. Buffy la conosci già>>
<<Si scusate, eccomi! Ciao Buffy, piacere ragazzi.
Questa è la mia fidanzata, Darla>>,
rispose Angel, col volto leggermente tirato quando diede la mano a Riley.
Buffy, a quella frase, sentì qualcosa che stranamente, e inspiegabilmente,
si avvicinava molto al dolore.
Capitolo 3
Spike stava guardando un video alla tele, mentre aspettava che Angel rientrasse
dalla riunione.
Si sentiva abbastanza a pezzi, quel pomeriggio, ma per fortuna aveva qualche
giorno libero da dedicare a se stesso, alla musica, e al dormire.
Lo studio dell’amico era molto grande e luminoso.
Ampie finestre spingevano dentro fasci di luce a cono, e lo spettacolo fuori
era piuttosto suggestivo: si vedevano Manhattan e i suoi grattacieli bagnati
dal sole che ormai andava verso ovest.
<< Scusami se ti ho fatto aspettare, Spike>>,
esclamò Angel, entrando nella stanza.
Si vedeva che era leggermente alterato. Quel processo per omicidio lo stava
assorbendo completamente, e sicuramente anche lui aveva bisogno di ricarburare
le energie.
<< Figurati amico, non hai bisogno di scusarti. >>
- sorrise il procuratore di rimando –
<< Sembra proprio che tu abbia bisogno di una pausa, Angel.
Voglio dire…posso capirti. Sono a pezzi anche io.
Sono così stanco che dormirei volentieri per un mese, e di certo queste
tre notti a folleggiare col mio gruppo non mi hanno aiutato…ma è
pur vero che la musica mi fa sentire vivo, e non potrei mai rinunciarci>>.
<< Spike, tu sei un musicista. Il tuo vero hobby è fare il procuratore,
non viceversa>>
- rispose Angel, che nel frattempo si stava versando dell’acqua -
<< posso offrirti qualcosa?>>
Spike si massaggiò il mento, poi si girò e lo fissò a lungo
negli occhi:
<< In effetti si, amico.
Potresti ad esempio spiegarmi il tuo comportamento dell’altra sera, perché
credo proprio che mi sia sfuggito qualcosa.
Ci siamo sentiti al telefono in questi due giorni, ma preferivo chiedertelo
di persona>>.
L’avvocato passò una mano tra i capelli scuri, poi si allentò
il nodo della cravatta:
<< Non capisco a cosa ti riferisci>>.
<< Andiamo Angel, lo sai bene.
Ho invitato Buffy e i suoi amici e tu mi sembravi piuttosto contento di questa
cosa.
Poi, quella sera, te ne sei stato in disparte, prima con Darla, e poi seduto
sul divanetto senza proferire parola, in entrambi i casi con un musone lungo
un chilometro>>.
<< Ma io non ero contento di nulla! Cioè, voglio dire…Buffy
è simpatica, una ragazza a modo, ma non è che il fatto che tu
l’abbia invitata sia una cosa che mi riguardava>>,
Angel aveva dato le spalle a Spike, e stava guardando fuori dalla finestra.
<< Angel…stai parlando con me…sono io, Spike!
Siamo amici da una vita. Per piacere non mentirmi, ti conosco fin troppo bene
e so che quella sera c’era qualcosa che non andava.
Quando siamo stati a pranzo con lei, non hai fatto altro che guardarla e scherzare,
ed ehi amico…quello si chiamava flirtare!>>.
Angel si girò di scatto:
<< Ma cosa stai dicendo? Flirtare? Dimentichi forse che io sto con Darla…e
poi…poi Buffy è felicemente fidanzata.
Non so se te ne sei accorto, amico, ma quel Riley è il suo uomo!>>
<< Quel Riley è il suo uomo! Ma certo!!! Ecco qual’ è
il problema!
Ecco perché il tuo muso toccava terra…in effetti lo sapevo già.
Volevo solo sentirtelo dire>>
Un sospiro profondo riecheggiò nella stanza:
<< Tu sei proprio fuori di testa…ripeto, non so di cosa tu stia
parlando e poi io sono…>>
<< fidanzato con Darla, ho capito! Lo so.
Non c’è bisogno che me lo ripeti ancora, si da il caso che io debba
essere il testimone di queste nozze, se mai ci saranno>>
- Angel aggrottò le sopracciglia in un’espressione di rimprovero
–
<< Ok, va bene, ci saranno, ma lasciami sognare ogni tanto!
Sai bene che non gioisco per questo.
Il mio migliore amico si lega per tutta la vita a una donna che non ama e io
non posso essere felice, non posso proprio.
Sta zitto per piacere! Fammi finire.
Ti conosco forse anche meglio di te stesso, e so che tu con Buffy eri diverso.
C’era qualcosa nel tuo atteggiamento che mi era fin troppo chiara.
Non sei il tipo che flirta e si perde in sorrisi, sei l’immagine della
serietà e del contegno.
Ma quel pomeriggio tu eri diverso!
Eri sciolto, sereno…e la guardavi in un modo!!!
Poi al locale eri così nero che ti si poteva leggere la parola gelosia
marchiata sul tuo volto come il gesso bianco in una lavagna.
E devo dire in tutta onestà, amico, che anche lei ti seguiva a ruota>>.
Angel in due passi fu d’avanti a lui:
<< Che significa? Che vuol dire che lei mi seguiva a ruota? Tu, tu pensi
che lei fosse gelosa di me?
Cioè…lei era lì con Riley, mano nella mano, hanno ballato
abbracciati, lui la accarezzava, le spostava i capelli…non penso che lei
possa…>>
<< Perfetto Angel, adesso fai una pausa e respira.
Sei proprio cotto, e di brutto. Disperavo di vederti così ormai.
Ora vedi di finirla di negare, perché se tu non ti sei ascoltato un attimo
fa…io l’ho fatto.
Buffy non ha fatto altro che guardare te, per tutta la sera.
Molte volte ho visto la sua espressione, che in effetti potrebbe essere definita
quasi triste, quando Darla ti baciava o ti accarezzava…tu non gli sei
indifferente.
Certo, è vero che sta con un altro, e anche tu, ma questo può
non significare nulla.
Magari, molto spesso, ci si accontenta di stare con qualcuno solo perché
la solitudine ci fa paura…
Noi non sappiamo niente di lei, ma di te una cosa la so: tu non ami Darla>>,
e così dicendo si lasciò cadere sul divano, proprio di fronte
alla poltrona in cui si era seduto il suo amico, appena un attimo prima.
<< Ho sentito qualcosa di…, non lo so, è vero.
Lei è così…così dolce…sembra una bambina ingenua,
ti sorride e ti parla come se tu fossi la persona migliore di questo mondo,
e ha la capacità di farti sentire tale.
E’ strano.
Quando l’ho incontrata quella mattina, e Lilah l’ha aggredita, l’unica
cosa che volevo fare era proteggerla.
Voglio dire, non la conosco…non so niente di lei…ma poi al ristorante
lei era così trasparente…il lavoro, la sorella che sta per finire
il liceo…forse quelle ore sono volate troppo in fretta, o forse mi sono
fatto suggestionare, non lo so.
Tu eri là, tu c’eri!
Hai visto che particolare creatura sia questa giovane donna…forse sarà
perché siamo cresciuti in ambienti completamente diversi, ma lei mi sembra
migliore di tanti altri che ho conosciuto e che non stimo.
Poi l’ho sognata…io non ricordo mai i sogni al mattino, ma in questi
giorni mi capita di svegliarmi e di pensare a lei, e non so se sia perché
davvero l’ho sognata o perché il mio primo pensiero da sveglio
verta su di lei, così da confondere tutto.
Quando comincia a discutere velocemente, le sue mani si muovono e si portano
sui capelli, il colore dell’ambra Spike!
E hai visto i suoi occhi?
Non è perché sono verdi…sono…sono grandi Spike!
Quando ti osservano sembra che tu possa vedere dentro.
Cioè io…potrei perdermi a guardarla per ore…ecco, ecco cos’è:
è bella!>>
<< E’ peggio di quanto pensassi amico, molto peggio!>>
- urlò Spike alzandosi di botto e facendo trasalire l’amico –
<< il tuo è amore a prima vista>>
<< Amore mi sembra una parola troppo grande.
Te l’ho già detto, è bella…è diversa dalle
donne così piene di sé che ho frequentato…tutto qua.
Piace ai miei occhi…può capitare…ma non sono innamorato,
e non lo sarò mai.
Sei tu il sognatore tra i due, Spike.
Sei tu che hai amato Drusilla e sei rimasto ferito.
Io non posso e non voglio esserlo>>,
concluse Angel, spegnendo il televisore.
<< Ciao rossa!>>
<< Spike?! Ma, ma che ci fai qui?>>,
esclamò Willow, quasi gridando, alla vista del ragazzo appoggiato ad
un albero, proprio di fronte all’uscita del suo posto di lavoro.
<< Sono venuto a prenderti, è ovvio! Ti va un caffè?>>
- rispose lui, come se quella fosse la cosa più normale che avesse fatto,
e soprattutto come se non fosse la prima volta –
<< pensavo fossi più contenta di vedermi.
Mi hai detto tu dove lavori, ricordi?
Allora ho pensato: “perché non andare a prendere la rossa e magari
invitarla per la notte di Capodanno?”>>
<< Hai, hai pensato questo?>>
- la ragazza era arrossita pericolosamente e non riusciva a formulare una frase
di senso compiuto che fosse più lunga di tre parole –
<< Grazie, io…voglio dire…sono perplessa!>>
Perplessa in effetti non era il termine corretto.
Avrebbe voluto dirgli che era felice, felice per la sorpresa, felice per l’invito,
felice per il caffè…felice di rivederlo.
<< Perplessa? Speravo fossi felice, ma posso accontentarmi, per ora…>>
- continuò Spike, aprendo la portiera dell’auto e facendola accomodare
–
<< e la prossima volta, sia chiaro, voglio vederti col camice bianco…>>.
Il bar era veramente molto carino.
Willow prese un gelato alla fragola che si intonava abbastanza bene con la sua
faccia, visto che il rossore non era ancora sparito del tutto.
Spike la guardava e sorrideva: questa donna era proprio una forza, un misto
di simpatia, fascino e unicità.
Le parlò del ricevimento nella sua villa sulla spiaggia a Long Island.
Era tradizione per lui occupare la casa dei suoi per il 31 Dicembre di ogni
anno, e visto che si erano trovati bene quella sera, avrebbe avuto piacere a
festeggiare anche con loro.
<< Riley non ci sarà, ma sono sicura che Buffy sarà felice
di accettare. Non siamo mai stati a Long Island!>>,
proruppe Wil, sorseggiando dell’acqua.
<< E come mai Riley non c’è?>>,
chiese Spike, fingendo noncuranza.
<< Le vacanze le passa nell’Iowa, con i suoi, tutti gli anni.
Senti Spike…noi, ecco, noi tutti ci riuniamo da Buffy per il pranzo di
Natale ogni anno, è tradizione.
Ti direi di venire anche la sera della vigilia, ma mi rendo conto che quella
la si vuol passare con i propri cari.
Tu ed Angel, e beh, anche Darla certo, potreste venire l’indomani, perché
noi siamo ancora lì insieme a cucinare e a passare la giornata.
Sono sicura che anche a Buffy, e agli altri, farebbe un immenso piacere>>,
la ragazza aveva parlato così velocemente che le si era seccata la gola.
<< Verrò molto volentieri, e verrà anche Angel, ne sono
sicuro. Farà molto piacere anche a lui>>,
rispose Spike, regalando all’amica un ampio sorriso.
Capitolo 4
Buffy e Willow erano nervosissime.
Entrambe perse, ciascuna nei propri pensieri, non riuscivano a concentrarsi
su null’altro che non fossero gli ospiti che stavano per arrivare, e il
bisogno fortissimo di fare bella figura.
Giles e Xander si erano occupati di preparare la tavola, mentre Cordelia e Down
si destreggiavano tra i fornelli.
Stranamente erano tutti eccitati.
La piccola Summers moriva dalla voglia di conoscere i due uomini di legge.
Ne aveva sentito parlare dalla sorella e da Wil, che sussurravano a bassa voce,
ma non lasciavano mai trapelare veramente i loro discorsi.
Down voleva diventare un giudice.
Il suo sogno più grande era quello di entrare ad Harvard, e aspettava
con trepida attesa la risposta di uno dei college più famosi d’America.
Sua sorella era molto orgogliosa di lei e dei suoi risultati negli studi.
Se Joyce fosse stata viva avrebbe potuto vedere che splendida ragazza Down era
diventata, e quanto fosse giudiziosa e a modo.
Un velo di tristezza appannò i suoi occhi azzurri, ma subito dopo sentì
una mano sulla spalla, che la rincuorò.
La mano del signor Giles, che soffriva in silenzio, e che capiva, con un solo
sguardo…non erano necessarie le parole con lui.
Si sorrisero e tutto passò.
Al suono del campanello, Buffy distolse lo sguardo dallo specchio.
Si stava controllando per l’ennesima volta.
La longette nera e il maglione d’angora, rosa antico, le stavano d’incanto.
Si era truccata leggermente e aveva raccolto solo due ciocche di capelli dietro
la testa.
Il suo cuore nel petto scalpitava, stava per rivedere Angel!
Sapeva che era sbagliato provare tutto questo, ma era più forte di lei…non
riusciva a gestire queste strane emozioni che le vorticavano nell’anima,
e soprattutto non sapeva trovargli una spiegazione razionale.
Ci sarebbe stata anche Darla, e allora lei, guardandoli assieme, ancora una
volta, forse avrebbe potuto finalmente spegnere tutto questo, definitivamente.
Willow aprì la porta e salutò Spike ed Angel. Darla non c’era.
Il giovane Malahide si guardò subito intorno, cercando Buffy, e finalmente
la vide, vicino al camino.
Si era tenuta in disparte, lasciando che gli altri si salutassero e presentassero
Down e Rupert ai nuovi amici.
Darla non c’era. Come mai? Cosa voleva dire?
Il suo cuore non voleva saperne di smetterla, faceva le bizze e si dibatteva,
e ogni volta che la voce di Angel arrivava alle sue orecchie, la sua bocca si
muoveva in un sorriso.
<< Ciao Buffy>>,
esclamò il ragazzo, porgendole la mano.
<< Angel…ciao>>,
- il suo sguardo si era posato su quello di lui, due pozzi profondi e scuri,
imperscrutabili, che le diedero la sensazione di essere sola, in quella stanza,
sola con lui, e nient’altro –
<< Sono molto felice che tu sia venuto, che voi siate venuti>>,
si corresse, arrossendo leggermente.
<< Grazie a voi per l’invito.
La tua casa è davvero molto accogliente. Si respira l’atmosfera
natalizia che invece ieri sera a casa mia non c’era>>
- a Buffy parve che un lampo scuro attraversasse quegli occhi –
<< Darla si scusa per non essere venuta, ma abbiamo fatto tardi e aveva
un terribile mal di testa. Ha preferito rimanere a letto>>.
Vivevano assieme? Rimasta in che letto? Perché lui lo sapeva?
Buffy devi essere una stupida…anche se non vivessero ancora insieme, è
normale che condividano delle intimità, e adesso smettila di essere gelosa
e datti un tono.
Il tuo ragazzo è via da pochi giorni e l’unica cosa a cui pensi
è Angel nelle braccia di Darla…Riley non se lo merita!
Doveva assolutamente smetterla con questa storia, o sarebbe impazzita.
Come aveva potuto perdere la testa così?
Non sapeva nulla di lui, o forse, purtroppo, sapeva ciò che non avrebbe
mai voluto sapere: Angel aveva un’altra donna, e lei per lui non era altro
che una simpatica amica conosciuta da poco.
Anzi, a ben pensarci, era Spike che faceva sempre tutto…che organizzava…che
invitava…Angel doveva essere solo un appoggio per l’amico, ecco
perché era venuto.
Forse a Spike piaceva Willow, questa era una cosa abbastanza chiara, e lei era
bravissima a capire i comportamenti delle persone, era il suo mestiere!
Peccato però che nei fatti che la riguardavano direttamente non era mai
stata brava a capire nulla…
Angel si era ripromesso di non fissarla.
Da quando aveva parlato con Spike, quel pomeriggio nel suo studio, si sentiva
ancora più strano.
Aveva volutamente dimenticato quasi tutto quello che si erano detti, soprattutto
tutte le belle parole che lui stesso aveva speso per Buffy, mentre ricordava
benissimo di aver sottolineato, alla fine, che non provava nulla per lei se
non una semplice attrazione.
Vedersela di fronte, ora, così bella e così gentile, invitante,
gli aveva però fatto riaffiorare ogni cosa, amplificandola maggiormente.
Quella donna lo attirava a sé irrimediabilmente.
Era diventata, senza rendersene conto, la causa di un sottile malessere che
si era annidato nell’animo dell’uomo e che non gli dava pace.
L’immagine di lei lo accompagnava ogni giorno nelle ultime tre settimane,
da quando l’aveva conosciuta.
Si era ripromesso di non fissarla, e invece la stava fissando!!!
Non riusciva a staccarle gli occhi di dosso.
Ma sapeva di essere così amabile?
Sapeva di avere dei modi, e dei sorrisi, e delle espressioni così genuine
da renderle uniche ai suoi occhi?
No, non lo sapeva. Lei non poteva saperlo.
Buffy stava con Riley…non poteva sapere che il cuore di Angel aveva preso
vita…per lei.
Il gruppo di amici era molto affiatato.
Down discorreva con Angel e Spike, mostrando loro tutta la sua passione per
la legge e le sue applicazioni.
Si sentiva realizzata; aveva la possibilità di confrontarsi, di chiedere
a qualcuno che era stato ad Harvard!
Credeva quasi di sognare.
Buffy era compiaciuta per il fatto che Angel prestasse attenzione alla sorella
e non si mostrasse per nulla insofferente a chiacchierare con un adolescente.
Denotava un carattere aperto e disponibile, e una buona dose di generosità.
Non sapeva molto di lui, ma piano piano stava imparando a conoscerlo, proprio
da queste piccole cose, e la considerazione che fosse un ragazzo sensibile e
attento si era avvicinata alla consapevolezza che fosse affascinante e bellissimo.
Willow scherzava con Spike, il quale la prendeva in giro e le dava affettuosi
buffetti sulle guance, mentre Xander e Cordelia partecipavano alla discussione
con Angel e Rupert.
<< Buffy, ma quel pacchettino ancora chiuso è il regalo di Riley?>>
- esclamò Down improvvisamente, portando l’attenzione di tutti
su una scatolina bianca poggiata sulla parte alta del caminetto –
<< non sei curiosa di vedere cos’è?>>
<< Beh, ecco…in effetti avevo pensato di aspettare il suo ritorno
per aprirlo>>,
rispose Buffy, portando gli occhi dalla scatola ad Angel, inspiegabilmente.
<< Ma sorellina!!! Non avrai paura che sia un anello?>>
- gridò Down, scoppiando a ridere –
<< non ti preoccupare, ti salvo io!
Se è un anello, lo butto nel fuoco e facciamo finta che il pacchetto
è andato perso>>,
e così dicendo, aprì il regalo.
Cordelia e Xander risero di rimando, ma Willow si fece seria in volto, e si
avvicinò alla piccola Down per impedirle di aprirlo.
<< Sono degli orecchini di perle Buffy! Sono bellissimi!
Dovresti indossarli proprio ora, così ci facciamo dare un giudizio anche
dai tuoi nuovi amici>>,
Down li porse alla sorella.
Sia Buffy che Angel, e in un certo senso anche Wil e Spike, si rilassarono notevolmente
alla vista del contenuto del pacchetto.
Buffy li prese e, avvicinatasi allo specchio, li indossò.
Angel, ancora una volta, era incantato.
Lei era una perla! Lo aveva già detto, non lo avrebbe mai dimenticato…e
adesso, vicino a una perla vera, gli sembrava che questa scomparisse accanto
al viso di Buffy, che brillava di luce propria.
Il signor Giles si avvicinò alla ragazza e le baciò la testa:
<< Sei bellissima, Buffy.
Ti stanno molto bene. Veramente.
Mi hai fatto venire in mente un pezzo di Romeo e Giulietta, quando Romeo vede
la sua amata e…>>
<< …essa insegna alle torce come si fa a splendere…pare pendere
dalla guancia della notte, come una gemma dall’orecchio di una negra.
Bellezza troppo grande per poterla possedere, e troppo preziosa per questa terra.
Quella dama sta in mezzo alle sue compagne come una nivea colomba in uno stormo
di corvi…
occhi miei, prima di adesso non avevate mai visto una bellezza vera…>>,
la voce di Angel, appoggiato allo schienale di una poltrona, aveva risuonato
nella stanza come una musica avvolgente e passionale, ed era arrivata leggera
al cuore di Buffy, come un carezzevole tocco.
Alla ragazza parve che il suo cuore perdesse un colpo…
Erano tutti senza parole, sembrava che qualsiasi cosa detta ora potesse spezzare
l’incanto.
Angel guardava Buffy, e Buffy guardava Angel.
Il loro era un linguaggio muto, eppure articolato, indecifrabile, eppure chiaro.
<< Non sapevate che Angel adora la letteratura vero?>>
- chiese Spike, andando verso l’amico –
<< effettivamente tra me e lui credo che ne abbiate viste abbastanza>>.
Tutti scoppiarono in una risata.
<< Non dobbiamo aspettarci che anche Angel si presenti con dei capelli
fosforescenti una sera di queste, vero?>>,
domandò Willow, ancora col sorriso sulle labbra.
<< Oh no, Angel dipinge. Lui è un artista>>, rispose ancora
una volta Spike.
<< Dipingevo. Ora non più>>
- aggiunse Angel, tagliando il discorso –
<< e non vale la pena nemmeno parlarne.
Allora Down, posso avere un altro pezzo della tua squisitissima torta?>>
Buffy aveva notato dal tono della voce, più che dalle parole, la tristezza
dell’uomo.
Con un mesto sorriso, lo invitò:
<< Vieni Angel, ci penso io>>
Erano andati tutti via.
Il pranzo era stato piacevole, le ore erano trascorse liete, e ciascuno di loro
si era trovato a proprio agio, trovando difficoltà ad andarsene.
Spike aveva trovato in Willow un’ottima compagna per divertirsi in allegria.
Il suo acume era notevole, e la sua capacità di fare dell’autoironia
la rendeva irresistibile agli occhi del ragazzo. Questa cosa, in un certo senso,
ora cominciava a infastidirlo.
Willow le era piaciuta dall’inizio, a pelle.
Ma adesso che la conosceva, cominciava ad apprezzarla anche per altre qualità
caratteriali che difficilmente riscontrava in una persona.
Questo era un chiaro segnale di pericolo.
La sua storia con Drusilla non era finita bene, e i brandelli del suo cuore
erano ancora sparsi ai quattro venti.
Non era nei suoi piani perdere di nuovo la testa per una donna, e se non stava
attento, quella Wil poteva dannatamente provocare una cosa del genere.
Era pur vero che lui non era uno sprovveduto, o almeno, non più.
Bastava mettere un freno a tutto, innestare la retromarcia, distruggere il detonatore
della bomba a orologeria.
Ecco perché non si era offerto di accompagnarla a casa.
Lui ed Angel erano arrivati con due macchine diverse, e quindi non voleva trovarsi
da solo con lei.
Assurdo! Era già arrivato al punto di temere la sua presenza!
Il fatto è che, se pensava di riuscire a gestire i moti del cuore, al
tempo stesso non credeva di saper frenare gli istinti, e quella rossa glieli
stava risvegliando proprio tutti.
Fare del buon sesso era sempre un’ottima cosa, lui era un cultore di questa
filosofia di vita, soprattutto da quando Drusilla lo aveva lasciato a un passo
dal matrimonio, ma fare del sesso con una donna come Willow poteva coinvolgerlo
più del dovuto, e questo non doveva succedere.
Willow, in ogni caso, si era trattenuta a casa Summers per dormire con la sua
amica, e questo lo aveva sicuramente tolto dalla tentazione di offrirle un passaggio.
Buffy ed Angel avevano parlato tantissimo per tutto il pomeriggio, e di tantissime
cose.
Quel ragazzo era proprio incredibile.
Aveva una profondità e una nobiltà d’animo che traspariva
da ogni gesto e da ogni parola.
Si era scoperta a perdersi nelle sue espressioni.
Lo osservava parlare, e aveva notato che ogni tanto un cruccio di perplessità
si formava sulla sua fronte.
Quando rideva, invece, la sua risata pervadeva ogni fibra del suo corpo, per
completarsi negli occhi, che quasi brillavano nella gioia.
Aveva mani grandi che si toccavano nervose se discorreva di un argomento particolarmente
impegnativo, e la sua bocca formava un arco armonioso ogni volta che si muoveva
in un sorriso dolce.
Angel possedeva una bellezza, dentro, che faceva a gara con la sua bellezza
esteriore, e Buffy si sentiva annegare in un turbine di emozioni ormai completamente
fuori controllo.
Sapeva che tutto questo era impossibile, e continuava a ripetersi, disperatamente,
di non pensarci.
Sarebbe stato bello avere Angel nella sua vita, anche se questo voleva dire
solo come amico.
E Buffy sentiva di non poterne più fare a meno.
<< Sono pazza di Spike! Ecco, l’ho detto.
Ora posso anche smetterla di torturare me stessa fingendo che non sia così>>,
sbottò Willow, dentro al lettone di Buffy, e coperta fino al naso.
<< Io lo sapevo Wil, ma sono contenta che ora lo sappia anche tu>>,
rispose l’amica, sorridendo.
<< Spero vivamente che non lo sappia anche lui…in queste cose sono
un libro aperto, uffa>>,
i suoi occhi guardavano il soffitto, ma erano luminosi.
<< Wil, secondo me anche tu piaci a Spike.
Quando voi due state insieme, le vostre sono schermaglie d’amore belle
e buone.
E poi direi che vi siete visti abbastanza spesso per poter asserire che, in
un certo senso, uscite assieme>>.
<< Ci siamo visti troppo poco, o almeno non quanto avrei voluto, ma ce
li siamo scelti impegnati e…>>
Buffy interruppe subito Willow, senza permetterle di finire la frase:
<< Tra Angel e me non c’è niente.
Non voglio più negare che provo qualcosa per lui, questo no…ma
davvero la nostra è solo un’amicizia.
Tu e Spike vi vedete, vi sentite al telefono, noi riusciamo a vederci solo grazie
ai vostri inviti, e questo, in fondo, mi sembra normale.
Siamo entrambi fidanzati, e lasciando perdere se amiamo o meno i nostri compagni,
non ne voglio nemmeno parlare, dobbiamo loro rispetto.
Angel non mi ha chiesto nemmeno il numero di telefono, ed io non ho il suo.
Penso che il perché sia scontato, purtroppo.
Con che scusa potrei volere che mi chiamasse, o come potrei cercarlo io?
Voi siete liberi di conoscervi, e non avete motivo di vergognarvi.
Io, invece, non posso farlo, e sicuramente mi imbarazza il fatto che lo vorrei
tanto>>.
Willow uscì dalle coperte, e si rivolse all’amica in tono solenne:
<< Buffy, ti dirò una cosa…e non mi importa se ti arrabbierai
con me, perché sono la tua migliore amica e devo esprimerti quello che
penso:
tu non ami Riley, non puoi essere felice con qualcuno per cui provi solo affetto,
e meno che mai ora che Angel è entrato nella tua vita.
Tutto questo prescinde dal tuo volere.
Le anime gemelle non rientrano negli schemi.
Si incontrano, si guardano, e si amano.
E l’amore non si può gestire Buffy, non si può fermare.
Non c’è niente che tu possa dire, o meglio, “non dire”
e “non fare” per cambiare i sentimenti.
Perché se anche tu non dici e non fai, questi sentimenti che tu pensi
siano ingombranti, restano, e si autoalimentano.
Io stasera ho visto un Angel che recitava per la sua Giulietta, e con gli occhi
di un innamorato.
Forse non te ne sei resa conto, ma lui in quel momento recitava col cuore.
Sicuramente non se ne rende conto nemmeno lui, probabilmente ha agito di impulso,
e magari se n’è pentito: anche lui ha una donna nella sua vita.
Ma questo, Buffy, non cancella, non può cancellare il fatto che i suoi
occhi fossero adoranti, il fatto che le sue parole fossero vive e danzassero
per te.
Darla e Riley non c’erano, in tutto questo>>.
Capitolo 5
Passare le feste a Long Island era davvero il massimo.
Spike era stato così gentile ad invitare anche Down e il signor Giles!
Ovviamente i due non erano partiti.
Down aveva il suo ragazzo, e voleva passare la prima notte dell’anno con
lui, mentre il signor Giles avrebbe visto la sorella, che era arrivata dall’Inghilterra
qualche giorno prima.
La villa era enorme, non avevano mai visto niente del genere.
Le porte-finestre al piano terra davano l’impressione che il pavimento
si confondesse con la sabbia dorata, e la luce filtrava in tutta la sua potenza,
sbattendo sui divani bianchi e il mobilio argentato, dall’inconfondibile
stile hi-tech.
Willow era felice.
Poter vedere un altro pezzettino del mondo di Spike gli permetteva di intrufolarsi
nella sua vita una volta ancora, anche se in effetti in quella casa mancava
l’essenza stessa dell’amico.
Spike era procuratore di giorno e musicista di notte, intrepido nell’aula
di tribunale e magnetico sul palco.
Spike era tutte queste cose, ma non era di certo un ragazzo viziato che dava
potere al denaro.
Era nato ricco, ma non ne era schiavo.
Non lo sentiva da qualche giorno; inspiegabilmente aveva chiamato Buffy per
sapere del loro arrivo, non lei.
Questo era strano.
Da quando lo aveva conosciuto, non era passato un giorno senza che l’avesse
cercata, al telefono o al lavoro…ma dopo il pranzo natalizio qualcosa
era cambiato.
Era passata una settimana e non un segnale, niente di niente.
Wil avrebbe ovviamente potuto fare il primo passo, vedere cosa c’era che
non andava, cercarlo…ma una donna ha il suo orgoglio, specie nella fase
iniziale.
Ha bisogno di essere al centro dell’attenzione dell’uomo, ha bisogno
che sia lui a fare la prima mossa.
Tuttavia, dopo un inizio abbastanza promettente, Spike si era dissolto, lasciandola
a snervarsi nel dubbio.
In ogni caso adesso era nella casa dei suoi, e avrebbe trascorso qualche giorno
godendo della sua compagnia.
Poteva mettere da parte tutti i mille pensieri che si erano affollati nella
testa in quei giorni, doveva solo divertirsi, e stare a guardare.
Angel le stava aiutando a sistemare i bagagli nelle loro stanze.
Cordelia avrebbe dormito con Xander, naturalmente, e Buffy era in camera con
Willow.
Il ragazzo indossava un pantalone molto informale, una semplice maglietta bianca,
ed era a piedi nudi.
Buffy non era a suo agio, le sue mani sudavano, e non riusciva ad articolare
un pensiero che non riguardasse quello splendido corpo messo in evidenza dalla
maglia stretta, e che non lasciava spazio all’immaginazione.
Si chiese se non fosse completamente impazzita.
Lei stava avendo continui pensieri sessuali e non aveva alcun freno!
Forse accettare l’invito di Spike non era stata una buona idea.
Come pensava di riuscire a superare l’infatuazione per Angel se adesso
addirittura avrebbero dormito sotto lo stesso tetto e poteva vederlo, e immaginarlo,
come non avrebbe dovuto?
Sarebbero stati tre giorni molto lunghi!
<< Sarà meglio che vi lasciamo da sole.
Voi donne avete bisogno di molte, troppe ore per prepararvi, e considerato che
sono le 18 e il ricevimento è alle 21, direi che siamo in “perfetto
ritardo”!>>,
esclamò Spike, schiacciando l’occhio ad Angel.
<< E’ verissimo…contiamo di avervi giù con noi…diciamo
per le 24?!
Dovreste arrivare in tempo per il conto alla rovescia!>>,
continuò Angel, dando un cinque all’amico.
Buffy e Willow lanciarono loro un’occhiataccia, seguita da un cuscino.
<< Spero vivamente per voi che questa non sia una dichiarazione di guerra…perché
non oso nemmeno immaginare che fine potreste fare!>>,
urlò il ragazzo moro, mentre rapidamente si rifugiava in corridoio e
Spike chiudeva la porta, giusto in tempo per sfuggire al secondo cuscino.
I due tenevano ben stretta la maniglia, col risultato di aver imprigionato Buffy
e Willow, che frattanto minacciavano terribili vendette ridendo.
<< Si può sapere cosa state facendo?>>
- esclamò una voce piuttosto alterata che proveniva dalla fine del corridoio
–
<< sono io che devo ricevere gli ospiti per te, Spike?>>,
chiese Darla, guardando Angel con uno sguardo indefinibile.
<< Ciao Drusilla, vorrei tanto poterti dire “lieto di vederti”.
Eh si, giusto, ora che ci penso…carissima Darla, non vorrei essere scortese,
ma Drusilla è una tua ospite, non mia>>
- rispose Spike –
<< certo, questa è casa mia, eppure tu l’hai invitata…ma
non stiamo qui a soffermarci sui cavilli>>,
e così dicendo si allontanò rapidamente.
La donna mora, accanto a Darla, lo seguì con lo sguardo:
<< Sono lieta di vedere che non ti è ancora passata, mio caro>>.
<< Dru, sei tu che devi fartela passare.
Lascialo in pace e ringrazia chi ha inventato le buone maniere, o non sarei
così cortese.
E tu Darla…speravo che “le tue cose” fossero passate…ah
già, dimenticavo…a te dura trenta giorni!>>,
sottolineò Angel, e in poche falcate raggiunse rapidamente l’amico,
al piano di sotto.
Darla stava per rispondergli a tono, poi si ricordò che dietro quella
porta bianca, proprio di fronte a lei e Drusilla, c’era qualcuno che aveva,
ai suoi occhi, provocato tutto questo:
<< Lascia perdere Drusilla, non ti crucciare.
Ultimamente frequentano borghesucci da quattro soldi.
Sai com’è?! Si finisce per assorbirne le cattive abitudini>>,
e tirando l’amica per un braccio, si chiuse nella camera in fondo: dovevano
prepararsi per la serata.
Buffy avrebbe voluto uscire fuori e dirgliene quattro.
Quale migliore occasione per fare dei bei disegni sul volto di quella Darla?
Willow la trattene, sospirando.
Non era proprio il caso di rovinare la serata ad Angel e Spike, non se lo meritavano.
Non era colpa di Angel se la sua ragazza era stata così maleducata e
offensiva, lui non era nemmeno presente!
Buffy assentì con la testa.
Sapeva benissimo che la sua amica aveva ragione, ma lei odiava Darla già
per partito preso, e il fatto di essersi resa conto che poteva detestarla non
solo per gelosia, ma anche perché era ricambiata in questo sentimento,
la fece sentire leggera e il senso di colpa svanì:
<< Wil, prepariamoci dai! Facciamole vedere le borghesi in tiro!>>
Beh, Spike non si era di certo risparmiato.
La sala era stupenda, in ogni suo dettaglio.
Camerieri in perfetta tenuta distribuivano tartine, vivande e champagne,
la musica era perfetta, e le porte aperte immettevano nella spiaggia completamente
illuminata da mille candele.
I tre camini mandavano scintille che si rincorrevano per la stanza, e nonostante
fosse l’ultimo giorno di Dicembre, per qualche magia l’ambiente
era caldo e confortevole.
Angel e Spike, perfetti nel loro smoking nero, elegantissimo e impeccabile,
trattenevano gli ospiti vecchi e salutavano i nuovi che via via arrivavano.
Finalmente Willow e Buffy erano pronte.
Si guardarono facendosi coraggio con lo sguardo, e si avviarono verso le scale.
Cordelia era stata pronta molto prima di loro, e stanca di aspettarle, era scesa
di sotto accompagnata dal suo ragazzo.
Angel si sentì attirato da qualcosa e alzò gli occhi verso Buffy.
Lei era là e lui lo aveva sentito.
Forse il mondo si era fermato e lui stava continuando a girare.
Forse questa era una favola e lei era la fata.
Era incredibile!
Non era più lui…che pensieri erano questi?
Che incantesimo aveva fatto ai suoi occhi?
Buffy indossava un lungo abito chiaro in broccato di seta, un dorato tenue che
la fasciava come un guanto.
Allacciato al collo, le lasciava completamente scoperta la schiena, e non indossava
gioielli, se non gli orecchini di perle.
I capelli, liberi e morbidi, giravano su se stessi ondulando, e brillavano ancora
di più del vestito.
Incapace di sillabare, si limitò a toccare il braccio di Spike, che alzò
gli occhi nella stessa direzione dell’amico.
Anche Willow era bellissima.
Spike lo sapeva.
Ma questa sera, Willow stava mostrando una parte di se che Spike aveva cercato
di ignorare: Wil era dannatamente sexy in quell’abito rosso fuoco, che
si intonava perfettamente con la sua pelle, sposandola.
Le spalle nude non avevano nemmeno i capelli a coprirle, perché li aveva
raccolti in un perfetto chignon.
Rapidamente, furono vicino a loro, porgendo il braccio e accompagnandole vicino
a un gruppo di amici, dove c’erano anche Cordelia e Xan.
Un uomo piuttosto alto, affascinante, coi capelli sulle spalle, notò
la seducente bionda, e si avvicinò ad Angel, per farsela presentare.
<< Lui è uno dei miei soci, Lindsay McDonald.
Lindsay, ti presento la signorina Summers, Buffy Summers, e la sua carissima
amica, Willow Rosenberg>>.
L’avvocato, avvicinatosi alle ragazze, baciò loro il dorso della
mano, lasciandole di stucco:
<< Incantato.
Spero che i miei due amici mi abbiano tenuto lontano da voi solo perché
loro stessi godono della vostra amicizia da poco tempo>>,
e sollevandosi, posò lo sguardo su Buffy.
<< Buffy ha lavorato con me, Lindsay:
Il caso Portland; se ne occupa proprio il tuo studio>>
- rispose Spike, guardando lo sguardo rabbuiato di Angel: quel ragazzo non riusciva
proprio a fingere!
Tanto valeva che dichiarasse a tutti la sua gelosia per Buffy! –
<< Angel amico, forse dovremmo accompagnare Buffy e Willow a salutare
mia cugina Harmony, non l’hanno ancora conosciuta>>,
e così facendo, prese gentilmente per il braccio le due giovani donne,
e si allontanò da Lindsay.
Angel lo ringraziò col pensiero.
La serata era veramente piacevole, e Spike stava ricordando alle due amiche
che avevano un conto in sospeso con loro, qualcosa che ricordasse vagamente
dei cuscini volanti.
Poi notò un particolare, ed ebbe un’idea:
<< Rossa, mi accompagni ai tavoli? Siamo tutti e quattro con i bicchieri
vuoti>>
<< Certo, andiamo>>,
rispose la ragazza, arrossendo come sempre quando lui l’appellava così,
le sembrava una cosa così intima!
Spike aveva fatto pochi passi, che improvvisamente si rigirò ed esclamò,
all’indirizzo di Angel:
<< Ma sbaglio, o quell’affare sulla testa di Buffy è del
vischio?>>,
e rapidamente si diresse verso i tavoli, dove Darla stava discorrendo con altri
invitati.
Si accertò che non stesse guardando il suo ragazzo, soprattutto per i
successivi dieci minuti.
<< Sembra che tu abbia davvero del vischio sulla testa, Buff>>,
Angel si sentiva pericolosamente scoperto.
I suoi sentimenti erano lì, in bella mostra, d’avanti a lei.
<< Si, lo credo anch’io.
Questo è proprio vischio, della famiglia dei vischi.
Apparterrà ad una sottoclasse?
Voglio dire, il vischio è una pianta che appartiene a qualche altra pianta
più grande…
ok, mi sto incartando…ci vorrebbe Willow, lei è un’esperta>>,
Buffy stava praticamente delirando, e aveva parlato alla velocità della
luce.
Non era più in sé e non sapeva se ridere o piangere per la stupidaggine
che aveva appena detto.
<< Sembra che allora io debba rispettare la tradizione, e baciarti>>,
propose Angel, tutto d’un fiato.
La bocca della ragazza si aprì, ma non emise alcun suono.
Non ne era in grado.
Si limitò ad assentire con la testa, mentre le gambe le tremavano pericolosamente.
Angel si chinò e posò le sue labbra su quelle di lei, dolcemente.
Dio, com’erano morbide e soffici!
Rimasero bocca a bocca per un tempo che avrebbero voluto infinito, ma che invece
fu troppo breve per loro.
Si guardarono a lungo, senza sapere cosa dire.
Cos’era quell’ondata di calore che avevano sentito e che li assaliva
e li bramava da dentro?
Perché avevano toccato il cielo ed erano poi scesi a terra?
Quella stanza era troppo piccola per loro, li soffocava.
Quelle voci tutto intorno infastidivano le loro orecchie.
Perché il mondo non spariva e li lasciava soli?
Loro ne avevano bisogno.
Angel aveva bisogno della bocca di Buffy, e lei di quella di lui.
Avrebbero voluto approfondire un bacio che invece era rimasto a fior di labbra,
e quando si erano dovuti staccare, quel bacio era ancora lì, nell’aria,
dispettoso, e si prendeva gioco di loro.
Quel bacio aveva rivelato, e li rendeva nudi.
Il cuore di Buffy stava volando nel petto.
Alla ragazza parve che Angel ne potesse udire il suono, e tremò.
Questo non poteva accadere. Lei non poteva scoprirsi.
C’era il vischio e lui aveva dovuto baciarla.
Era stato Spike, in un certo senso, a costringerlo.
Era tradizione baciarsi sotto il vischio, e lei era finita lì sotto.
Angel non aveva potuto fare altro.
Il ragazzo era sconvolto quanto lei. Si sentiva un bambino indifeso…sentiva
i suoi occhi puntati addosso, anche se non lo guardavano.
Ancora un attimo in quella bocca, in quel bacio, e Buffy avrebbe capito tutto.
Era un avvocato, sapeva mettere la maschera delle circostanze ogni volta che
era necessario, eppure adesso non riusciva a spegnere quel fuoco!
Lui le aveva chiesto un bacio, e Buffy non aveva potuto fare altro che accettare.
Lo sapevano tutti che era tradizione baciarsi sotto l’albero.
Era stato solo un bacio…non significava niente per lei.
<< Posso rubartela per un ballo?>>,
la voce di Lindsay suonò lontana alle orecchie di Buffy ed Angel, inarticolata,
morta.
<< Se a Buffy fa piacere…>>,
rispose Angel, tenendo gli occhi bassi, mentre in cuor suo pregava che la ragazza
rifiutasse, che restasse lì con lui, vicina a lui, anche senza parlare…aveva
un disperato bisogno di capire il perché, di capire cosa fosse quello
che sentiva…e la voleva accanto.
Buffy lo guardò, ma vide che lui sfuggiva il suo sguardo.
Si vedeva che si sentiva a disagio, che voleva liberarsi di lei…forse
aveva capito che lei provava qualcosa per lui e ne aveva provato fastidio:
<< Accetto molto volentieri, Lindsay>>,
e gli porse la mano, allontanandosi con lui tra la folla festante.
Capitolo 6
La mezzanotte era ormai vicina.
I camerieri avevano già le bottiglie in mano, pronte per essere stappate
a festeggiare l’arrivo del nuovo anno.
I calici rilucevano vividamente sui vassoi d’argento, mentre la folla
festante si riuniva al centro dell’enorme salone, stringendosi attorno
al padrone di casa.
Spike aveva l’onore di dare il via al count-down, come tutti gli anni,
e da bravo ospite stava chiamando tutti in raccolta:
<< …e, signori, non devo essere sempre io a ricordarvi che dovete
cercarvi una dama e baciarla a mezzanotte…in questa casa si rispettano
sempre le tradizioni!>>.
Tutti applaudirono.
A quelle parole, però, più di una persona si sentì mancare,
mentre la mente e gli occhi volavano nella stanza:
Willow, che era proprio accanto a lui, si chiese cosa avrebbe dovuto fare, se
lui l’avrebbe baciata, o se doveva scappare e chiudersi in bagno aspettando
la fine di tutto;
Buffy, che aveva appena finito di ballare con Lindsay e si trovava ancora dirimpetto
al giovane e fascinoso avvocato, si domandò come si sarebbe dovuta gentilmente
allontanare per non ferire l’orgoglio di nessuno, o più onestamente
per non vedere Angel avvinghiato alla compagna;
Angel, infine, con Darla al braccio e ancora piuttosto turbato, accrebbe maggiormente
il suo cruccio pensando che Lindsay era ancora accanto a Buffy, e non riusciva
a capacitarsene.
Di certo non poteva essere lui a baciarla, questo era sicuro, ma il fatto che
qualcun altro fosse lì in agguato a prendersi qualcosa che lui bramava
avere, lo rendeva poco lucido e per niente a tema con il clima festante che
lo circondava.
La voce di Spike suonò chiara e limpida, mentre la musica era stata abbassata
leggermente e le luci si erano fatte più alte e vive:
<<…5, 4, 3, 2, 1…>>
Uno scroscio di tappi riecheggiò rimbombando, lo champagne cadeva a fiumi,
e ogni volto si girava a cercare e a trovare il volto del compagno vicino, per
avvolgerlo in un bacio d’augurio.
Lindsay si spostò verso la giovane compagna, mentre quest’ultima
si girava in tempo per porgergli una guancia.
L’avvocato rimase perplesso per un attimo, ma poi sorrise tra sé
alla furbizia e allo stile impeccabile dell’eterea bionda che si trovava
di fronte.
Buffy sorrise di rimando, e dopo essersi accomiatata dal suo accompagnatore,
si voltò per cercare qualcuno che non avrebbe dovuto vedere, non in quel
momento:
Angel era abbracciato a Darla, e la stava baciando.
Era scontata una cosa del genere, lei lo sapeva.
Darla era la donna di Angel.
Era assolutamente normale che lui la baciasse, ma questa ovvietà non
le rendeva meno cupo il dolore.
In cuor suo aveva segretamente sperato che quel sogno ad occhi aperti, vissuto
poco prima quella stessa sera, assieme a lui, non fosse stato solo un sogno.
E invece era stato proprio un sogno, uno stupido sogno che aveva accresciuto
in lei il bisogno di altro…
Angel, mentre baciava la sua ragazza, aveva guardato Buffy, e con sollievo aveva
visto il bacio formale tra lei e Lindsay.
Non appena Buffy indirizzò il suo sguardo verso di lui, i loro occhi
si incrociarono, ancora una volta.
Come punto da mille spilli, si staccò dal bacio.
La vide girarsi su se stessa e allontanarsi, disperdendosi tra la folla.
Willow stava ancora chiedendosi cosa fare, quando si avvide che una donna mora,
piuttosto alta e sinuosa, proprio alle sue spalle, la stava superando per arrivare
a Spike, prendere la testa del ragazzo tra le mani, e baciarlo con molta passione.
Lo shock le fece sbattere le palpebre a intermittenza, poi, come guidata da
un pilota automatico, distolse lo sguardo dalle due figure che si perdevano
nel bacio, e si allontanò verso Buffy, che aveva trovato posto accanto
a una parete.
Chi era quella donna?
Beh, la risposta era piuttosto scontata in effetti…la domanda era un’altra:
perché lei non ne sapeva nulla?
Perché Spike l’aveva illusa?
Spalancò gli occhi per permettere alle lacrime di essiccarsi al contatto
con l’aria, non era certo quello il momento di dare sfoggio dei suoi inutili
e ridicoli sentimenti.
Spike non l’aveva illusa.
Loro non condividevano nulla se non una simpatica amicizia.
Ah giusto, ecco cos’era per lui, un’amica, ma certo!
Avrebbe dovuto saperlo…lei era la buona e cara Willow, l’amica di
tutti…anche dell’uomo che le aveva fatto perdere la testa, disdetta!
<< Buon anno, Buffy>>,
esclamò abbracciando l’amica, e senza aspettare risposta, scoppiò
a piangere a dirotto.
Buffy era rimasta pietrificata.
Seduta sulla sedia rossa, e con un bicchiere in mano, teneva stretta Willow
che stava piegata in due appoggiandosi alla sua spalla.
Rapidamente cercò di ordinare le idee, e dopo aver spostato leggermente
l’amica per guardarla negli occhi, la sospinse fuori dal salone:
<< Will, tesoro, che succede?>>,
chiese la ragazza bionda, poggiando il calice su un tavolino da corridoio e
facendo sedere l’amica abbastanza lontana dalla festa.
<< Oh Buffy, la mia solita vita!
Spike ha baciato un’altra…credo sia quella Drusilla che abbiamo
sentito parlare oggi dietro la porta della nostra camera.
Adesso tutto quadra.
Lei sta con lui, è la sua donna, e io non ne sapevo nulla!>>,
rispose tra le lacrime.
<< Veramente non quadra proprio nulla.
Non mi sembra che oggi Spike fosse contento di vederla, tutt’altro!
Sei sicura che le cose siano andate così?>>
<< Sicurissima, purtroppo.
Li ho visti baciarsi con questi occhi deficienti che non vogliono smetterla
di piangere>>,
e così dicendo, sorrise alla battuta.
Buffy si risollevò e sorrise anche lei:
<< Voglio dire, tesoro, che magari ci possono essere mille spiegazioni…non
lo so…mille motivi…cioè…è stato lui a baciarla?
O è stata lei che gli è saltata addosso?>>,
continuò Buffy, sperando davvero di trovare una spiegazione che potesse
placare la sofferenza dell’amica.
<< E’ vero Buffy! E’ stata lei…lei!!!
Io, io stavo lì, come una scema, a chiedermi se dovevo fare qualcosa,
a pregare che lui si girasse e mi baciasse e tutte queste scemenze, quando ad
un tratto è arrivata lei e se l’è preso!!!
Non ha chiesto nemmeno il permesso, ecco…se l’è preso e basta>>
- proruppe Willow, alzandosi dalla sedia -
<< Sono la solita Willow che perde sempre il treno…avrei dovuto
farlo io!>>
<< E’ vero, avresti dovuto farlo tu, ma non è nel tuo carattere.
Forse Drusilla è così, ma tu, Wil, sei speciale proprio perché
sei come sei, e non devi fare qualcosa che non rispecchia il tuo modo d’essere
solo per emulare qualcun altro che è più disinibito.
Sono sicura che a Spike non importa nulla di Drusilla, o almeno non più.
Non so cosa è successo tra loro, ma so che a te vuol bene, che tu gli
piaci.
Forse, però, è un Willow in pantaloni che non sa decidersi e non
sa fare la prima mossa>>.
Willow rise di gusto, e abbracciando Buffy ancora una volta, la ringraziò
dal profondo del cuore.
Era tardissimo, o molto presto.
Fuori albeggiava.
Il cielo, prima nero e puntellato di stelle, si era via via andato schiarendo,
passando attraverso mille tonalità di blu, ed ora colorava il mare di
un tenue giallo aranciato, lucentissimo.
Il cicaleccio dell’immensa villa andava diminuendo, mentre Spike accompagnava
gli ospiti all’uscita, ringraziandoli e ricevendo a sua volta i complimenti
per la superba serata che aveva loro regalato.
Buffy gli faceva compagnia, silenziosa e cupa, mentre Willow si teneva in disparte
assieme a Xander e Cordelia.
Quest’ultima si era seduta su un divano bianchissimo e candido, di fronte
a uno dei camini, e si lamentava per i tacchi alti che le martoriavano i piedi.
Angel stava salutando Lilah Morgan.
La donna aveva indossato la giacca aiutata da Lindsay, suo collega di lavoro,
nonché amante sporadico, quando entrambi sentivano che la solitudine
si era fatta così pesante da non poter più essere sopportata:
<< Angel, devi poi spiegarmi cosa ci trovate di interessante nella signorina
Summers.
Io la trovo così insipida e scialba da credere che persino quell’insulsa
Willow sia migliore di lei.
Ma il nostro signor McDonald qui accanto non ha fatto altro che tessere le sue
lodi tutta la sera, ed essendo una donna, sono curiosa di capire il punto di
vista maschile>>.
<< Il tuo commento mi lascia pensare due cose, Lilah:
che tu sei così gelosa di Lindsay da non renderti nemmeno conto di dichiararglielo
apertamente, e che invidi così tanto Buffy per essere quella che è,
e per ispirare quello che ispira, da non poter far altro che insultarla.
La prima differenza tra te e Buffy, è che lei non ti nomina nemmeno>>,
esclamò Angel, con voce sdegnata.
Il suo sguardo era freddo, e la guardava quasi con pena.
L’avvocato Morgan rimase spiazzata, non si aspettava di certo una risposta
del genero, e il suo volto divenne quasi paonazzo dalla collera:
<< Lindsay, direi che possiamo andare, se per te va bene.
Ti aspetto in macchina.
Buon anno, Angel>>,
e così dicendo, uscì di fretta, salutando solo Spike alla porta,
e ignorando volutamente Buffy, per l’ennesima volta.
Lindsay fece un ghigno compiaciuto verso Angel:
<< Collega carissimo, concordo sul secondo punto ma devo ampiamente dissentire
sul primo: non è di me che è gelosa, Angel.
Pensavo che ormai lo avessi capito.
Non voglio mancare di eleganza, ma Lilah con me fa solo del sesso, e lo fa per
dimenticare l’oggetto reale delle sue attenzioni: tu.
In ogni caso, la signorina Summers è veramente splendida; Lilah non avrà
mai la classe e lo splendore che la irradiano, e che, a quanto pare, entrambi
abbiamo notato.
Però tu sei un uomo giusto, Angel, e sei un uomo giusto che tra poco
si unirà in matrimonio con la figlia del nostro socio maggioritario.
Io, invece, non lo sono, e più di ogni altra cosa, sono libero>>,
pronunciate queste ultime parole, il ghigno si fece più forte.
Porse la mano all’avvocato Malahide, e non avendo ricevuto risposta alcuna,
si diresse da Buffy e Spike, per poi sparire verso l’automobile.
Buffy si era spogliata velocemente e si era subito messa sotto
le coperte.
Sentiva un freddo terribile, eppure la stanza era caldissima.
Era il suo cuore a sentirlo.
Soffriva.
Era incompleto.
Forse un pezzettino si era staccato, silenzioso, ed era andato per la sua strada,
da qualche parte, ma lei non voleva sapere.
Una muta e sorda incoscienza era meglio di una dolorosa e vuota consapevolezza.
Quella sera aveva visto abbastanza. Adesso doveva assorbire il colpo.
Angel era in una qualche stanza della villa con Darla, dentro allo stesso letto,
e lei aveva solo il disperato desiderio di addormentarsi, e subito.
Willow era andata a vedere la camera di Xander e Cordelia perché quest’ultima
aveva insistito così tanto da non potersi tirare indietro.
Buffy, per sua fortuna, con la scusa di essere stanca, si era dileguata in fretta,
mentre a lei era toccato accontentare l’amica.
In fondo, però, in questo modo poteva distrarsi dal tarlo Spike, e Cordelia
e Xander sapevano farla ridere sempre, regalandole il buon umore con le loro
battute e le varie frecciatine che si lanciavano.
<< Buonanotte, a domani…che in effetti è oggi>>,
salutò la ragazza, sorridendo, e chiudendosi la porta alle spalle.
<< Rossa, ancora in giro a quest’ora? Credevo dormissi!
Non te lo ha detto il papà che a quest’ora le bimbe dormono?>>,
esclamò Spike, all’improvviso.
Il giovane musicista era uscito dalla sua camera perché si sentiva la
gola secca.
Aveva bevuto troppo champagne forse, e quel che gli ci voleva ora era una buona
tazza di the, per sciogliere il problema.
Willow si voltò di scatto, con la bocca in un’espressione di sconcerto…non
si aspettava di vederlo lì, non era preparata.
Lo aveva visto tra le braccia di quella donna, quando invece avrebbe voluto
essere lei quella che lo baciava, che gli accarezzava i capelli.
Aveva provato una profonda gelosia e una cocente delusione al tempo stesso.
Avrebbe voluto del tempo per mettere ordine ai pensieri e per capire come avrebbe
dovuto comportarsi, ma adesso era lì, di fronte a lui, e doveva pur dire
qualcosa:
<< Forse non te ne sei accorto Spike, ma sono una bambina piuttosto cresciuta…e
quindi vado a letto quando voglio>>,
il tono risultò più sgradevole di quanto lei stessa avesse voluto.
<< Ehi, come siamo acidine!
Lo so che non sei una bambina, lo so bene>>
- il tono di Spike, invece, era diventato una dolce nenia, che aveva l’effetto
di cullarla -
<< Non ho ancora avuto modo di dirtelo, ma questa sera sei particolarmente
bella, Will>>,
la guardava rapito, Willow era veramente bellissima per lui, e così dannatamente
sexy con quell’abito rosso scarlatto che accendeva il suo viso e risaltava
il suo corpo slanciato e asciutto.
La ragazza si sentì avvampare, come se una fiamma fosse proprio lì,
sopra di lei, e la investisse in pieno: aveva desiderato così tanto che
lui la vedesse bella!
Ed ora, lì, in mezzo al corridoio, nella penombra, Spike glielo stava
dicendo!
Willow si avvicinò a lui, senza pensare, e lo baciò.
Un bacio ardente, caldo, sinuoso, tentatore.
La testa di Spike vorticò, non era l’alcool…era lei!
Mentre i respiri si facevano più affannati e corti, la ragazza pensò
una volta di troppo, e si ritrasse:
<< Scusa, scusami…io, io…mi vergogno, non so cosa mi sia preso…scusami.
Devo andare>>,
e senza aspettare risposta, girò su se stessa, cercando di guadagnare
la maniglia della sua camera.
La mano di Spike si posò su quella di lei, dolcemente, bloccandola.
Poi, piano piano, percosse il braccio nudo, in una carezza, per arrivare alle
spalle, dove si aprì completamente, massaggiandole.
Willow gli dava ancora la schiena, ma aveva leggermente inclinato la testa,
porgendogli il collo in una posa invitante.
Le labbra del ragazzo si posarono sull’offerta, e si schiusero, succhiando
dolcemente e assaporando il gusto di lei.
La lingua tracciò un disegno lungo l’arco, per arrivare poi all’orecchio
scoperto.
Un brivido di piacere percorse la schiena di lei, che si arcuò e ruotò,
mettendoli uno di fronte all’altra.
Le bocche si trovarono di nuovo, più calde e bisognose di prima, e mentre
le loro mani si scoprivano, e i vestiti li rendevano impazienti e febbrili,
Spike la sollevò da terra, come una piuma, e la portò nella sua
stanza.
Fuori il sole era nato.
Capitolo 7
L’imponente orologio dello studio risuonò cinque
tocchi.
Quello era un posto totalmente estraneo al resto della casa e dell’arredamento.
Il mobilio, antico e curato in ogni particolare, era di un marrone scuro e opaco.
La libreria correva a giro lungo tutta la parete, ed era ricolma di tomi antichi,
saggi filosofici e letteratura americana e straniera.
Era la stanza preferita del vecchio signor Whitam;
il padre di Spike si rifugiava dentro il suo studio per ore, e vi rimaneva assorto
nei suoi pensieri.
Era anche il luogo più gradito ad Angel, quando veniva a trovare il suo
migliore amico, da piccolo, per le vacanze.
Si sedeva e ascoltava per ore le letture di Leopardi, Shakespeare, Apuleio,
Dostoevskij, dalla viva voce di un coinvolto Fletcher Whitam.
Spike aveva sempre saltato questi momenti.
Lui preferiva rifugiarsi nella musica, e quella camera quasi lo soffocava, lo
faceva sentire piccolo.
Adesso si trovava lì.
Stranamente, di tutte le camere della sua villa, aveva scelto lo studio del
padre, e non sapeva perché.
Si era svegliato da poco, con un’emicrania martellante, e accanto a lui,
nel suo letto, aveva incontrato con lo sguardo il corpo nudo di Willow.
In un attimo tutto affiorava alla mente.
Aveva fatto l’amore con lei, ed era stato meraviglioso.
Dolcezza, passione, scambio, desiderio.
La luce filtrava dalle imposte, timidamente, e creava dei giochi sulla pelle
di lei, che pareva prezioso alabastro.
Il suo viso era la pace.
Quello non era un corpo…era un’anima!
Si era unito all’essenza stessa di lei, il sesso era un’altra cosa,
aveva dei limiti…ma quella notte nessun limite era stato posto tra loro.
Perché era successo?
Si era ripromesso che mai più avrebbe amato, mai più avrebbe sofferto,
per nessuna…non ne avrebbe avuto la forza.
Perché era stato così stupido?
Eppure se lo era ripetuto mille volte di stare lontano da lei!
Il suo cuore pazzo aveva avvertito il chiaro segnale di pericolo negli occhi
di Willow, grandi e profondi…nei suoi capelli rossi e selvaggi, tanti
fili di rubino bagnati di luce…nel suo modo di guardarlo e di parlargli,
aperto e diretto, senza fantasmi.
Rapidamente aveva indossato dei pantaloni, cercati alla rinfusa, e una maglietta
di cotone nero.
Doveva uscire da quella stanza, e subito!
Doveva immediatamente scappare da lei, perché se quella donna si fosse
svegliata, anche solo per un attimo, e lo avesse guardato, lui non sarebbe più
stato in grado di ragionare, di fermarsi, di pensare.
L’avrebbe presa di nuovo, ancora una volta, e sarebbe stata la capitolazione.
Doveva andare, doveva!
Lo studio era il primo posto a cui aveva pensato, se fosse stato fortunato Angel
poteva già essersi svegliato e magari avrebbe potuto trovarlo lì.
Il locale, invece, era vuoto.
Poco male, aveva comunque trovato un rifugio.
Willow aprì lentamente gli occhi.
Mentre il sonno lasciava il suo corpo, dolcemente, la sua mente riportava a
galla i giochi della notte appena passata tra le braccia di un uomo, che era
certa, amava.
Un sorriso involontario apparve sul suo viso, illuminandola tutta.
Lei amava Spike. Adesso lo sapeva.
Chissà cosa provava lui.
Questo non le era ancora stato rivelato, ma dentro di sé sapeva che non
poteva essere diverso da quello che provava lei.
La notte comune li aveva uniti più di quanto avesse mai potuto immaginare,
e non poteva essere una cosa che aveva sentito solo lei, non poteva.
Non c’era nessuno nella camera, era sola.
Si alzò di scatto dal letto, e si avvolse nel lenzuolo, sfilandolo dal
materasso.
Si avvicinò alla porta del bagno, tremante, piena di speranza: forse
lui era lì dentro.
Un colpo, due colpi, niente.
Spike non c’era, non era lì con lei, non si era svegliata tra le
sue braccia, come invece si era addormentata.
Un senso di incompletezza la pervase tutta.
Forse Spike era uscito perché era tardi, in fondo lui era il padrone
di casa e doveva assistere gli altri ospiti.
Nonostante queste spiegazioni che la sua mente trovava con sollecitudine, il
suo cuore aveva paura.
E se lui non l’amava?
Se si era pentito di essere stato con lei ed era scappato, cosa avrebbe fatto?
Passò una mano tra i capelli, snodandoli, e si rivestì, meccanicamente.
Sperò che Buffy non si fosse accorta che non era rientrata in camera
loro.
Doveva fare presto…non sarebbe stata in grado di dare alcuna spiegazione,
non ora.
Aveva appena da poco sfilato l’abito rosso e chiuso la porta del bagno
dietro di sé, che Buffy apriva gli occhi, sbadigliando.
Doveva essere tardissimo.
Il sole che entrava nella stanza dalla finestra lasciata aperta, era basso e
stanco, e sembrava che il cielo imbrunisse.
Aveva davvero dormito così tanto?
Guardò l’orologio a pendolo che poggiava sul lato sinistro della
cassettiera e lesse: le cinque.
Angel non aveva dormito.
Il suo rigirarsi nel letto, agitato e nervoso, aveva una spiegazione ovvia,
e più lui pensava a Buffy e a quello che Lindsay aveva lasciato intendere,
più si rabbuiava e si strofinava le mani, torturandole.
Darla aveva tentato di sedurlo, perdendo la battaglia.
Il suo uomo era troppo strano, ultimamente.
Forse era annoiato.
Aveva letto da qualche parte che statisticamente l’uomo perdeva l’interesse
sessuale per la compagna quando il rapporto durava da molto, soprattutto se
il lavoro lo impegnava particolarmente.
Aveva poca importanza, lei lo avrebbe sposato.
Sempre secondo quella statistica, il matrimonio nei primi anni avrebbe ravvivato
la coppia, ovviamente andando a scemare di nuovo col tempo, ma ci sarebbero
state altre cose da fare: occuparsi dei figli, delle riunioni per il bridge,
fissare le partite a golf per Angel, e comprargli i sigari, magari.
Darla era la crema dello snobismo newyorkese, e ne era compiaciuta.
Angel, dopo l’ennesimo, infausto pensiero, decise di lasciare il letto,
che sentiva freddo e vuoto, per raggiungere gli altri.
Forse si erano già svegliati ed erano tutti insieme, di sotto.
Era ovvio che voleva vedere lei, ma questo “gli altri” consolava
la sua mente stanca, dandogli l’illusione che forse il suo cuore non era
ancora del tutto irrecuperabile.
Accese il telefonino.
Il display azzurro segnava le cinque.
Cordelia e Xander erano usciti dalla loro camera proprio in quel momento, quando
si imbatterono in Angel, sulle scale.
Il ragazzo fece le veci dell’amico assente, e li pregò di accomodarsi
in camera da pranzo, nonostante le loro proteste: avrebbe provveduto a recuperare
qualcosa da mangiare.
Dopo aver preparato uova e bacon a sufficienza per tutti, uscì fuori,
nella spiaggia.
Cordelia era salita in camera delle sue amiche, per svegliarle, e Xander, che
aveva ricevuto una chiamata di lavoro, si era allontanato nel salotto per dare
qualche direttiva che non poteva essere rimandata.
Una fresca brezza marina lo investì in pieno.
Lo spettacolo del sole che si baciava col mare era meraviglioso, e lo aveva
sempre incantato, da bambino, quando si sedeva a piedi nudi sulla sabbia, guardandolo
morire in festa.
In effetti il magnetismo della scena riusciva a rapirlo anche ora che era un
adulto.
Strinse gli occhi, come ferito, e dopo averli riaperti, lentamente, mise a fuoco
un punto lontano, d’avanti a lui.
I capelli miele sbattevano al vento, assecondandolo nel movimento, docili.
Si avvicinò a lei, schiarendo la gola con un colpo di tosse, per non
spaventarla, e le si sedette accanto.
Buffy aveva i piedi scoperti, che incontravano l’acqua salata e fredda.
Le scarpe basse erano state abbandonate a qualche metro dalla battigia, disordinatamente.
Indossava un maglione bianco e candido, di lana, che le avvolgeva anche il collo,
come a proteggerla.
I jeans erano girati sui polpacci, per non bagnarsi, e il suo corpo era piegato,
portando il peso sulle ginocchia, dove aveva posato una guancia.
<< Adoro il tramonto. Mi da pace.
Il sole sembra morire, è vero, ma so che domani risorge.
Mi piace pensare che tutte le cose siano così:
che muoiano, ma mai del tutto, e che rinascano con una nuova luce>>
- si girò a guardarlo, poi sorrise –
<< la mia è deformazione professionale Angel, perdonami>>.
<< In realtà la penso come te>>,
rispose Angel, continuando a guardare l’orizzonte.
Lo sentiva così distante!
<< E’ stata una bellissima serata, non trovi?>>
- nel momento stesso in cui pronunciò la frase, Buffy pensò subito
al bacio, e arrossendo al pensiero che quelle parole potessero essere interpretate
da Angel come un riferimento a quel momento che avevano condiviso, si affrettò
ad aggiungere –
<< Mi sono molto divertita…davvero! Spike è fortissimo, come
sempre del resto.
Mi sarebbe piaciuto che anche Riley fosse stato qui con tutti noi, e anche Down
e Rupert…hanno davvero perso molto>>.
Il ragazzo accusò il colpo.
Buffy avrebbe voluto Riley accanto, era normale, ma sentirlo dalla stessa voce
di lei lo tagliava in due.
Di certo non poteva pretendere nulla, questo era stato chiaro sin dall’inizio.
Non c’era bisogno di ripeterlo a se stesso per l’ennesima volta,
eppure doveva farlo, doveva ricordarlo al suo cuore che, testardo, andava per
la sua strada e faceva percorsi pericolosi.
Come sempre, quando si ritrovavano insieme, una gioia sottile e ristoratrice
li riempiva interamente.
Le ansie che divoravano entrambi per non potersi avere, toccare, erano lenite
da questo balsamo consolatore.
Stavano in silenzio, assaporando il piacere dello stare insieme, fianco a fianco,
e la gioia li pervadeva.
Ridevano e scherzavano, punzecchiandosi e giocando, e la gioia li pervadeva.
Parlavano dell’infanzia di Angel, delle montagne irlandesi, di Joyce premurosa
e attenta, di amicizie che duravano da una vita, di tristi ricordi, di sogni
e speranze…e la gioia li pervadeva.
Doveva essere passato molto tempo da quando si erano trovati, su quella spiaggia,
perché Cordelia e Xander erano usciti a cercarli, seguiti di qualche
passo da Willow.
<< Buffy, sei qui!>>
- proruppe Xander, affannato –
<< ha chiamato Riley dall’Iowa, voleva salutarti>>
- vedendo che l’amica si era messa in piedi, senza farla parlare, continuò
-
<< Non occorre che rientri, ha detto che ti richiama stasera. Stava per
uscire con i suoi>>.
<< Grazie Xan>>
- rispose Buffy.
Poi, all’indirizzo della ragazza rossa che era rimasta piuttosto indietro,
sulla sabbia asciutta -
<< Willow, e tu che fai lì, in disparte, silenziosa?>>
<< Cerco di assumere la posa più comoda per dormire in piedi, senza
cadere…ovviamente però facendo finta di ascoltarvi>>,
sbiascicò lei, coinvolgendo tutti in una allegra risata.
<< Ah, è così?! Tu ti prendi gioco di noi!>>,
urlò Buffy, e dopo essersi chinata sulla battigia, lanciò in direzione
dell’amica della sabbia bagnata che aveva velocemente appallottolato.
<< Non posso credere che tu lo abbia fatto veramente…>>,
esclamò Willow, con voce bassa e sguardo minaccioso, cercando in tutti
i modi di non ridere.
<< Ok signore, abbiamo scherzato>>
- si intromise Angel, andando verso Willow e mettendosi di fronte a Buffy, che
nel frattempo si era abbassata di nuovo. Poi, guardando prima l’una e
poi l’altra –
<< Adesso ragioniamo, con calma.
Tu Will, non vuoi essere veramente arrabbiata, e a voler essere del tutto sincero,
questa sabbia ti dona…e tu Buff, non stai per lanciarle di nuov…>>
- non riuscì a completare la frase, che la pallina lo investì
in pieno.
Guardò Buffy, poi il resto della truppa, e inclinando il capo a confermare,
mentre la bocca si apriva in un sorrisetto cattivissimo, dichiarò –
<< Ok, perfetto.
La guerra è ufficialmente aperta!>>,
e si lanciò su Buffy.
Spike si era avvicinato agli amici giusto in tempo per veder iniziare il massacro
ed essere colpito, a sua volta, da una palla vagante lanciata da Xander.
Questo era stato più che sufficiente per gridare alla vendetta.
La sabbia volava da tutte le parti, e mentre Xander e Spike avevano fatto comunella
ai danni di Cordelia e Willow, che rispondevano al fuoco, Angel aveva atterrato
Buffy.
Messosi a cavalcioni su di lei e bloccandole il corpo, si stava divertendo a
cospargerla interamente di sabbia.
Quando poi l’aveva lasciata e si era rifugiato dietro a Spike, la ragazza
lo aveva raggiunto e con un rapido gesto gli aveva infilato un grosso quantitativo
di terra bagnata dentro la maglietta.
Erano tutti inguardabili ormai, ma non riuscivano a smettere di ridere.
I vestiti erano sdruciti e sporchi, i capelli un groviglio irriconoscibile,
ma i loro visi erano il ritratto della spensieratezza.
Erano tutti tornati bambini, e avevano lasciato da parte i problemi e le preoccupazioni.
Era una sensazione molto bella.
Darla, in piedi dietro la grande vetrata della sua camera, osservava la scena.
<< Forse la situazione ha preso una piega sbagliata, Darla>>,
- esclamò Drusilla, accanto a lei, nascosta dai tendaggi, e intenta,
al pari dell’amica, a guardare in direzione della spiaggia con uno sguardo
tra l’attonito e l’irato –
<< ho come l’impressione che queste “borghesucce da quattro
soldi”, per parafrasarti, siano più furbe di quel che avevamo considerato>>.
<< Ti assicuro che non avranno vita facile, mia cara>>,
rispose la bionda, mentre con la mano stringeva a pugno un lembo della tenda.
<< Si è fatto buio, dovremmo rientrare>>
- propose Spike, malvolentieri –
<< e andarci a rendere presentabili per la cena.
Non posso credere di essere stato io a dirlo, tra tutti.
Se addirittura trovo spazio per essere io il più giudizioso, credo proprio
che voi stiate davvero messi male>>,
e per l’ennesima volta, scoppiarono a ridere tutti assieme.
Correndo e strattonandosi, arrivarono finalmente in casa.
Buffy aprì la porta della sua camera, seguita da Willow, mentre Angel
le superava per raggiungere la propria:
<< Angel…buon anno!>>,
esclamò in un soffio, guardandolo intensamente.
<< Buon anno, Buff…>>,
fu la risposta del ragazzo, ancora più rarefatta e dolce di quella di
lei.
Capitolo 8
La serata non era stata piacevole come avevano sperato, soprattutto
dopo il bellissimo pomeriggio sulla spiaggia.
Darla era di umore nero, e aveva trattato tutti con molta più freddezza
del solito, mentre Drusilla si era tenuta completamente estranea ai discorsi,
snobbando gli ospiti del suo ex compagno senza preoccuparsene minimamente.
Angel aveva cominciato ad essere insofferente per la situazione.
Era molto infastidito dall’atteggiamento della fidanzata, di cui cominciava
a vedere difetti che prima aveva volutamente ignorato, e il suo umore era notevolmente
peggiorato quando Buffy si era alzata dal tavolo per andare a chiamare Riley.
La ragazza, dal canto suo, aveva cercato questa scappatoia perché le
era sembrata l’unica cosa da fare.
Vedere Darla vicino ad Angel la distruggeva, ma rendersi conto di quanto quei
due fossero diversi, di quanto lui fosse speciale e lei povera di spirito e
di cuore, la rattristava irrimediabilmente.
La testa di Spike ribolliva.
Ancora un minuto seduto al tavolo con Drusilla e sarebbe esploso.
Avrebbe tanto voluto dire che gli era indifferente, ma non era così.
Aveva amato quella donna, era stato a un passo dallo sposarla, e lei lo aveva
lasciato, devastandolo.
Non era una cosa che avrebbe potuto dimenticare così facilmente, nemmeno
se avesse voluto, e lui non era sicuro di volerlo.
Ricordare quanto aveva sofferto per lei, infatti, gli serviva a mettersi in
guardia da quegli strani sentimenti che nutriva per la colta ricercatrice, che
sedeva proprio di fronte a lui.
<< Ragazzi, vogliate scusarmi, ma sono davvero stanca>>
- aveva esclamato ad un tratto Willow, alzandosi dalla sedia.
Ne aveva avuto abbastanza di Spike e Drusilla vicini, gomito a gomito -
<< La scorsa notte abbiamo fatto bisboccia e io non mi reggo in piedi.
Vado a dormire>>.
Tutti l’avevano ringraziata con gli occhi, in silenzio, per aver messo
fine a quella riunione poco felice.
Spike si era da poco infilato sotto le lenzuola quando udì
un debole ticchettio alla porta.
Willow era venuta sicuramente per parlare con lui, era ovvio…e giusto,
ammise a se stesso.
Se non fosse venuta lei, sarebbe stato lui che l’avrebbe cercata e avrebbe
chiarito tutto.
Adesso lei era lì, stava bussando alla sua porta, e anche con una certa
insistenza, ma lui si sentiva bloccato:
cosa avrebbe dovuto dirle?
Che non poteva amarla perché ne aveva il terrore?
Che non poteva, ancora una volta, rischiare di perdere il suo cuore, ormai malandato?
Sentì la fronte imperlata di sudore, non si poteva certo dire che fosse
un uomo che aveva il coraggio delle proprie azioni, non in quel momento almeno.
Quando girò la maniglia e aprì, il suo volto si ricoprì
di un’espressione di stupore.
Drusilla era d’avanti a lui, in una mise dal significato piuttosto eloquente:
<< Non mi fai entrare, tesoro?>>,
chiese la donna, intrufolandosi nella camera senza aspettare.
<< Drusilla, posso sapere cosa ci fai qui?>>,
domandò Spike, con voce quasi stridula.
<< Sono venuta per te.
Ieri ho avuto un assaggio, oggi voglio il resto.
Ti piaceva così tanto questa guepiere…lo hai dimenticato?>>,
e così dicendo, fece scivolare via la vestaglia trasparente, che cadde
a terra, mostrandola al suo vecchio amante.
Spike la guardò.
Era un uomo, e lei era una donna molto provocante e sexy…ed era la donna
che aveva amato più di se stesso.
Drusilla interpretò come un invito lo sguardo di lui, e in attimo si
avvinghiò alle sue labbra, avviluppandolo.
Willow stava giocando a carte sul letto con Buffy, ma il suo unico pensiero
era Spike.
Doveva assolutamente sapere cosa provava il ragazzo per lei, o sarebbe impazzita.
Avrebbe voluto confidarsi con la sua amica, aprirle il suo cuore, ma non ci
riusciva, era come bloccata.
Il pudore per essere stata lei a fare la prima mossa la faceva sentire male.
Buffy non l’avrebbe di certo giudicata…era lei il giudice più
severo di se stessa.
<< Buffy io ho sete, scendo giù a prendere del latte…ti porto
qualcosa?>>,
chiese velocemente, fingendo una calma che non aveva.
<< No grazie, Will, sto bene così.
Adesso mi metto subito a letto, e ti chiedo scusa sin d’ora se quando
tornerai, mi troverai sicuramente addormentata>>,
rispose Buffy, rassicurando in questo modo l’amica su una sua eventuale
sparizione, senza rendersene conto.
O almeno così credette Willow.
Buffy, infatti, si era accorta, la notte prima, che la ragazza non aveva dormito
in camera.
L’aveva sentita rientrare, svestirsi in fretta, e sparire in bagno.
Naturalmente era successo qualcosa, ma doveva essere Willow a raccontarle tutto,
quando sarebbe stata pronta.
Aprì piano la porta, per non fare rumore e non svegliare Xander e Cordelia,
che dormivano nella camera accanto, quando sentì un’altra porta
cigolare.
Guardò nella penombra del corridoio, mettendo a fuoco, e la vide: una
Drusilla poco vestita stava uscendo dalla camera di Spike!
Cos’era stato quel tonfo sordo che era esploso nelle sue orecchie?
Era il suo cuore, che formate tante striscioline di dolore e nulla, era caduto
a terra, schiacciato, morto.
Mio Dio, Spike!!!!
Come aveva potuto farle questo? Perché?
Lei era davvero così insignificante per lui da meritare di essere trattata
come l’ultima delle amanti senza nome e senza volto?
Richiuse la porta, appoggiandosi con le spalle su di essa.
Un senso di nausea e di umiliazione la pervasero tutta, ma Buffy era lì,
e lei non poteva assolutamente riversarle addosso un peso del genere:
<< Sai che muoio di sonno anch’io così tanto che ho deciso
di rimandare il latte a domani?>>,
lentamente si sdraiò sul letto, schiacciò l’interruttore
del lume, e immerse il viso nel guanciale freddo, piangendo lacrime personali
e mute.
Anche la porta di Spike si richiuse.
Drusilla era andata via, via dalla sua vita, per sempre.
Si sentiva così libero!
Spaventato, inconsapevole…ma libero e dannatamente felice!
Mentre era tra le braccia di lei, immerso nella sua bocca, nei suoi baci, un’altra
immagine aveva preso forma nella sua mente.
I contorni, prima sfocati, poi pian piano più marcati e netti, andavano
delineandosi, mostrando ai suoi occhi un altro corpo e un altro viso.
I capelli, scarlatti e vivi, incorniciavano un ovale latteo e candido.
Le braccia morbide e profumate di un’essenza preziosa e unica, lo avvolgevano,
riscaldandolo.
Willow era accanto a lui, e lo stava amando.
Aprì gli occhi in un istante, e capì.
Allontanò Drusilla con un braccio, e si rialzò dal letto, impaziente:
<< Vattene Drusilla, esci fuori dalla mia vita. Ora>>.
La donna, che prima lo aveva guardato sconvolta, aveva via via assunto un’espressione
di sdegno, che la pervadeva incontrollabilmente:
<< Tu devi essere completamente impazzito, Spike>>,
esclamò lei, furente.
<< Su questo non posso che darti ragione, mia cara.
Devo proprio essere impazzito se ho potuto, ancora una volta, cadere nella tua
rete.
Ma sono stato così fortunato da trovare un dolce rimedio a questa follia,
e sono guarito: sono innamorato di un’altra donna, e devo ringraziare
te per avermi aperto gli occhi.
Ero così cieco!
Ma si è sempre in tempo per recuperare>>
- e accompagnandola alla porta, dopo averle raccolto la vestaglia da terra –
<< Senza rancore, signora!>>
Avevano ancora due giorni da passare tutti assieme, per godere della meravigliosa
compagnia che avevano saputo regalarsi.
Qualcuno, però, aveva fatto piani diversi.
Darla aveva telefonato a suo padre e lo aveva convinto a richiamare il suo fidanzato
a New York, per un lavoro tanto urgente quanto completamente inventato.
Non era necessario dare delle spiegazioni al caro e affettuoso paparino: lui
la accontentava sempre, in ogni suo capriccio.
Quella Buffy stava diventando pericolosa.
C’era qualcosa che non andava in Angel, lei lo aveva avvertito, ma non
gli era stato chiaro fino alla disdicevole scena sulla spiaggia.
Sembrava uno stupido quindicenne alla sua prima cotta che faceva le lotte con
la sua bella!
Se la signorina Summers pensava di potersi prendere il suo ragazzo, era davvero
una povera illusa…non sapeva quanto!
Angel gli apparteneva, in tutto.
Stavano insieme da moltissimi anni, erano amici di famiglia.
Non solo era legato a lei dall’essere socio di suo padre, ma lo era anche,
e a doppio taglio, perché il vecchio signor Malahide non avrebbe mai
accettato che lui sposasse qualcuno che non fosse Darla.
E lei lo sapeva.
Conosceva l’influenza che il padre di Angel aveva su di lui, il dominio
che esercitava sulla sua volontà.
Willow aveva chiesto un passaggio ad Angel, perché aveva del lavoro urgente
che non poteva essere portato avanti senza di lei.
In realtà, non poteva stare in quella casa un solo minuto di più.
Se non si fosse presentata la fortunosa occasione di tornare a New York con
il giovane avvocato, avrebbe comunque lo stesso addotto una scusa a Buffy per
convincerla a rientrare.
Stare sotto lo stesso tetto di Spike e Drusilla la soffocava.
Non sapeva che quest’ultima aveva lasciato la villa proprio poche ore
prima di lei.
Non poteva guardare l’uomo che amava, con cui aveva fatto l’amore
e che poi era stato con un’altra, e fare finta di nulla…sarebbe
esplosa.
Aveva bisogno di tempo…di tempo e di solitudine per riordinare le idee,
per fare pace con se stessa.
Buffy capì che qualcosa non andava, ma la appoggiò:
la sua amica era così puntigliosa e ligia al dovere che era stato davvero
un miracolo averla con loro per due giorni!
Le spiegazioni di Buffy, unite alla spensieratezza di Willow, che sorrideva
e faceva battute come al solito, calmarono Spike.
Per un attimo aveva creduto che lei stesse scappando da lui, che non volesse
più vederlo.
Certo, a causa di questo imprevisto avrebbe dovuto aspettare un po’ per
dichiararle i suoi sentimenti, ma l’impazienza che sentiva nascere dentro
era placata dalla consapevolezza che presto sarebbero stati assieme, e lui sperava,
felici.
Giorno 4 era arrivato, e con esso il momento di rientrare a New York per il
resto della piccola comitiva di Long Island.
Ciascuno di loro aveva un lavoro ad attenderli, e Buffy aveva anche una sorella
a cui badare, e un fidanzato che sarebbe presto tornato a casa, da lei.
Spike le aveva dato un passaggio, e la stava aiutando a prendere i bagagli dal
cofano.
<< Entra Spike, ti offro qualcosa da bere, devi essere assetato e a pezzi
per il viaggio>>,
invitò Buffy, con gentilezza.
<< Accetterei volentieri Buffy, grazie, ma purtroppo sono in ritardo per
un appuntamento col procuratore capo.
Il mio cerca persone sta letteralmente urlando!>>,
rispose il ragazzo, assumendo un’espressione terrorizzata che fece ridere
di cuore l’amica.
<< Va bene, d’accordo, va’ pure.
Non vorrei che perdessi il lavoro per colpa mia>>
- aggiunse, strizzandogli un occhio –
<< ma mi raccomando, non dimenticare che vi aspetto a cena Venerdì
sera>>.
<< Angel non mancherà sicuramente, e neanche io>>,
concluse Spike maliziosamente mentre risaliva in macchina, restituendole l’occhiolino.
Capitolo 9
Sembrava che la cucina fosse stata colpita da un urugano impazzito.
Il tavolo era pieno di farina e uova impastate a formare granelli morbidi e
appiccicosi.
Pezzi di frutta per la macedonia, insalata tagliata, tocchetti di pasta fresca
e pezzi di pomodoro erano sparsi ovunque.
Buffy si era svegliata prestissimo quella mattina, voleva che tutto fosse perfetto,
impeccabile.
Riley stava atterrando proprio in quel momento con il volo dall’Iowa,
e Rupert si era offerto di andarlo a prendere all’aeroporto, visto che
lei era alla prese con i fornelli.
Ma non era questo il vero motivo della sua eccitazione e del suo bisogno di
riuscire al meglio.
Angel sarebbe venuto a cena da lei, quella sera.
In effetti era una cena tra amici, tra tutti loro:
oltre a Rupert e Dawn, ci sarebbero stati appunto Riley, Willow, Cordelia e
Xan, e assieme ad Angel sarebbe arrivato anche Spike, e lei sperava di no, Darla.
Il campanello aveva suonato.
Era impossibile che Giles e il suo ragazzo fossero già arrivati, e poi,
comunque, non avrebbero avuto di certo bisogno di suonare.
Sicuramente doveva trattarsi di qualche venditore porta a porta che avrebbe
voluto propinarle l’ultima novità in fatto di elettrodomestici
da cucina…peccato che lei era veramente negata, e l’unica cosa che
davvero le serviva era un corso base su “come cucinare le uova al tegamino”,
altro che pasta fatta in casa!
Aprì velocemente girando la maniglia tonda con l’incavo dell’avambraccio,
in qualche modo; le sue mani erano pasticciate di farina.
<< Angel???>>,
urlò sorpresa, mentre l’espressione del ragazzo andava cambiando
da stupita a divertita.
<< Buffy, mio Dio…sei…sei…>>
- esclamò il ragazzo, non riuscendo a trattenere una risatina -
<< beh, ecco…sei incredibile!>>.
Il viso della ragazza era impiastricciato di farina.
Doveva essersi portata le mani sul volto mentre era intenta a cucinare, senza
rendersene conto, ottenendo un risultato davvero comico.
<< Non hai mai visto una donna col grembiule Angel?
Sai, a volte le donne cucinano…seriamente voglio dire.
Niente di confezionato e precotto, tutto fatto con le manine…e ci vuole
il grembiule!>>,
sbraitò Buffy, dandogli un leggero buffetto sul braccio.
<< Ti dona moltissimo, davvero.
Sei graziosissima, Buff>>
- rispose Angel, guardandola con occhi affettuosi –
<< è solo che hai della farina proprio qui>>
- continuò, mentre con le dita toglieva il bianco dal naso della ragazza
–
<< qui…e anche qui>>,
concluse, pulendole dolcemente prima le guance e poi il mento, con un carezzevole
tocco.
Buffy si sentì avvampare, e non per la vergogna di essersi presentata
in quello stato.
Le mani di Angel la stavano, in un certo senso, accarezzando.
Quante volte aveva sognato quelle mani su di lei ogni notte da quando lo aveva
conosciuto?
Era una sensazione piacevole che la riempiva di calore, di tenerezza.
<< Oh santo cielo!
Ecco perché non dovrei mai cucinare io…sono un disastro!>>
- la sua voce era stridula mentre volava d’avanti allo specchio, all’ingresso
–
<< e comunque, tu non sei autorizzato a ridere, guarda che ti sento!!>>.
Angel guardava rapito il riflesso di lei nello specchio ovale e lavorato.
Aveva una pelle così morbida…così unica…
Ogni parte di quella piccola ragazza a pochi passi da lui aveva qualcosa di
speciale, e gli animava i sensi.
Buffy si riassettò e sfilò il grembiule, adagiandolo su una sedia.
Invitò Angel a sedersi sul divano e gli chiese se poteva offrirgli qualcosa.
<< No grazie Buff, sto bene così.
Scusami se sono piombato a casa tua senza preavviso, ma non volevo delegare
Spike per dirti che questa sera non posso essere qui a cena, purtroppo.
Volevo scusarmi di persona.
Uno dei miei soci ha indetto una riunione a cui non posso proprio mancare, e
l’ho saputo solo ora.
Certo, avrei potuto chiamarti…ma non ho il tuo numero…avrei dovuto
cercarlo sull’elenco in effetti, solo che passavo di qua e allora…>>,
Angel si stava arrampicando, ma le mani scivolavano.
Sicuramente non stava dando un’ottima impressione di sé:
era un avvocato e non sapeva inventare una buona scusa per non farle capire
che era andato da lei di persona proprio perché voleva vederla!
Era veramente in balia dei sentimenti, la sua ragione faceva acqua da tutte
le parti.
Quando il padre di Darla gli aveva comunicato che avrebbero dovuto vedersi,
quella sera, era quasi esploso dalla rabbia.
Erano giorni che non vedeva la sua Buff, ma si era consolato nell’attesa
di quel Venerdì e del momento in cui sarebbe andato a cena da lei, per
godere della sua compagnia, anche se doveva dividerla con gli altri, e per poterla
guardare, anche se doveva farlo di nascosto, come un ladro…
Invece, per la seconda volta in pochi giorni, il socio più anziano del
suo studio lo allontanava da lei.
Se solo avesse saputo che in tutto questo c’era lo zampino di Darla!
Buffy si rattristò moltissimo.
Aveva preparato tutto per lui, inutilmente a questo punto.
Angel non avrebbe potuto apprezzare i suoi sforzi in cucina, non sarebbe venuto.
Però, ad un tratto, accanto alla tristezza, si affacciò anche
una consapevolezza nuova, che sul momento non aveva afferrato:
Angel le aveva detto che passava da quelle parti…ma lui viveva in un loft
nel cuore di Manhattan, e anche lo studio legale si trovava lì, mentre
la sua casa era in periferia!
Questo voleva dire che era venuto per lei, per vederla!
Cercò di ricomporsi per non far trasparire dal viso la sua piacevole
sorpresa a questa scoperta:
<< Va bene, vorrà dire che adesso dovrai assaggiare almeno la macedonia
con la panna>>,
e così dicendo si precipitò in cucina a preparare una coppetta
per Angel.
Seduti sul divano a ridere e a prendersi in giro, come sempre, ogni tanto si
bloccavano a guardarsi, in silenzio, come bloccati da una forza superiore e
muta.
Poi si destavano dal languido torpore che aveva invaso le loro membra, e ricominciavano
a parlare, a fatica.
I flash del bacio a Capodanno invadevano le loro menti, abbagliandoli e shockandoli
come era accaduto la prima volta, e un senso di bisogno li faceva annaspare,
come se stessero annegando.
<< Ho portato una cosa per Dawn>>
- esclamò il ragazzo, prendendo una maglietta del suo college, ripiegata
con cura, dalla valigetta –
<< spero che le faccia piacere averla, e spero anche che sia di buon augurio
per il suo ingresso ad Harvard>>,
continuò, porgendola a Buffy.
<< Oh Angel, sei stato carinissimo!
Sono sicura che Dawn la adorerà, ma non dovevi disturbarti>>,
rispose Buffy, ringraziandolo di cuore, mentre la sua mano, involontariamente,
toccò quella di lui.
Tutto rimase immobile attorno a loro, in religioso silenzio.
Due tocchi sincronizzati e avvinti, però, potevano chiaramente udirsi:
il loro cuori battevano forte, e volevano scappare dal petto, per rincorrersi
e trovarsi.
Una forza magnetica li stava attirando l’uno verso l’altra, pericolosamente,
inesorabilmente, quando la porta del retro si aprì e si udì una
voce:
<< Buffy…sono tornato!>>
Willow era così nervosa da rasentare l’isterismo.
Era scappata da Long Island per raccogliere i cocci di se stessa, ma l’impresa
non gli era riuscita molto bene.
Spike era lì, nella sua stessa stanza, e stava duettando con Rupert,
che suonava la chitarra acustica.
Le loro voci si miscelavano perfettamente, e ascoltarli era un piacere per tutti.
A lei, però, pareva di soffocare.
Il nodo alla gola, invece di sciogliersi, si era via via ingigantito, col passare
dei giorni, e il fatto di tenersi tutto dentro e di non avere una valvola di
sfogo aveva enormemente peggiorato la situazione.
Spike era lì, e lei poteva palpare, in maniera inequivocabile, il dolore
che provava dentro.
Non solo non aveva dimenticato nulla, ma l’amore per lui era cresciuto
esponenzialmente, proprio perché nelle ore che aveva vissuto separata
da quel corpo aveva preso coscienza di quanto gli mancasse, e di quanto ormai
si fosse insidiato dentro al suo cuore.
Era una situazione intollerabile, inaccettabile.
Lui si era preso il suo cuore e lo aveva buttato per aria, polverizzandolo.
Aveva fatto l’amore con lei, donandogli tutto se stesso e ricevendo in
egual misura, per poi dimenticare tutto e andare con un’altra.
O forse sarebbe stato meglio dire che era stata lei a fare l’amore con
lui…lui aveva preso, come si fa nel sesso senza sentimenti, e poi era
andato con l’unica donna che veramente amava, Drusilla.
Se l’avessero uccisa, dilaniata, squarciata, lacerata, le avrebbero fatto
meno male.
Spike era arrivato per le diciannove e l’aveva trovata lì, bellissima
e radiosa, come sempre.
Aveva raccolto i capelli con due codine che la rendevano una tenera bambina
ai suoi occhi.
Lui adorava i suoi capelli, erano il suo marchio di riconoscimento e unicità.
In effetti, adorava tutto di lei, doveva ammetterlo.
Dio, quanto gli era mancata!
Da quando aveva preso consapevolezza dei reali sentimenti che lo legavano a
quella splendida donna, Spike non riusciva più a contenerli.
Finalmente, quella sera, le avrebbe parlato, anzi avrebbe lasciato che fosse
il suo cuore a farlo.
<< Ehi, rossa…facciamo due passi?
Ho finito le sigarette e pensavo che avresti potuto accompagnarmi in un distributore
automatico qui vicino>>,
le chiese ad alta voce, per attirare la sua attenzione.
Willow, infatti, era al di là dell’arco che separava il salotto
dall’ingresso, e stava chiacchierando con Cordelia.
La ragazza si sentì morire.
Era arrivato il momento di parlare con lui, seriamente, a quattr’occhi,
e mettere fine a quest’incresciosa situazione che si era venuta a creare
fra loro:
<< Si usciamo Spike, ho bisogno anch’io di un po’ d’aria
fredda>>.
Le strade erano deserte, a eccezione di qualche macchina sporadica che attraversava
la strada larga e illuminata, alla loro destra.
Erano entrambi sulle spine e agitati, e non sapevano come cominciare a parlare,
a dire ciò che sentivano dentro.
Non era facile.
<< Will, io…>>
<< Spike, io…>>
- pronunciarono contemporaneamente –
<< no ti prego, fammi parlare per prima, o non credo che sarò più
in grado di farlo, dopo>>,
continuò la ragazza, quasi implorando.
Spike annuì con la testa, sorridendole, mentre con la mano le toccava
una spalla, in un gesto affettuoso e amichevole.
Willow doveva parlare, ora, subito, perché se lo avesse fatto lui, se
avesse sentito da quella bocca che loro erano solo amici, che per lui stare
con lei non aveva significato nulla, sarebbe probabilmente scoppiata in un pianto
dirotto, e questo non poteva permetterlo, assolutamente:
<< E’ stato un errore, un grandissimo errore, me ne rendo conto.
Quella sera eravamo un po’ su di giri…lo champagne era veramente
buono, non ti sei risparmiato.
Siamo due adulti, Spike, e possiamo affrontare questo sbaglio nel modo migliore.
Certo, fare del sesso non è stato proprio salutare per la nostra amicizia.
Voglio dire, non è nei miei programmi andare a letto coi miei amici,
ma quella sera è successo.
Ci sarebbero mille motivazioni da addurre a nostra discolpa, ma per questo ci
penserai tu, sei tu l’uomo di legge!
Io mi limiterò a dirti che da parte mia l’episodio è già
stato archiviato, e senza problemi.
Non voglio rovinare nulla tra noi…tra te, Buffy e gli altri.
Non devi quindi sentirti in imbarazzo a stare con me nella stessa stanza, così
come farò io.
Spero che per te sia lo stesso>>.
Aveva parlato senza guardarlo.
Stava martoriando il muretto di un recinto, leggermente rovinato, e gli dava
il profilo.
Le orecchie di Spike avevano recepito il suono della voce di lei, ma non avevano
ascoltato nulla.
“ E’ stato un errore, un grandissimo errore…” rimbombava
nella sua testa, devastandolo, martoriandolo, senza pietà.
Willow non lo amava.
Era stata tra le sue braccia, aveva dato e avuto piacere, ma non lo amava.
Una pugnalata nel petto, dritta al cuore, lo avrebbe ucciso sul colpo…invece
questo era indubbiamente peggio, una lunga, atroce agonia che lo avrebbe nuovamente
rigettato nel baratro della disperazione e della solitudine.
Ancora una volta qualcuno rifiutava il suo cuore, ma stavolta era anche peggio.
Drusilla non aveva qualità umane, era una ragazza viziata e senza coscienza.
Willow, invece, era l’essenza stessa dei buoni sentimenti e di tutto quello
che lui aveva da sempre cercato in una donna.
Sapere che lei non lo amava era il dolore più grande che avesse mai provato:
<< E’ stato un grandissimo errore…>>,
sussurrò piano, a se stesso, quasi incredulo, mentre si girava e ritornava
indietro, ma Willow lo sentì ugualmente, e una lacrima solitaria e ribelle
rigò il suo viso.
Capitolo 10
<< Buffy, oh mio Dio…Buffy!!!!!!>>,
gridò Dawn, eccitatissima, mentre correva per le stanze della casa, cercando
la sorella.
<< Ehi, ma che succede?>>,
rispose la ragazza bionda, in accappatoio, precipitandosi giù per le
scale con il volto affannato e preoccupatissimo.
Dawn, che si era fermata al centro del salotto con il cordless in mano, aveva
uno sguardo luminoso e raggiante:
<< Indovina chi ha appena chiamato?!
No, è inutile questo gioco, non potresti mai indovinare sul serio, a
meno che tu non abbia una sfera magica e…>>.
<< Dawn non tenermi sulle spine!>>,
sbottò Buffy, che nel frattempo aveva bagnato tutto il pavimento coi
piedi nudi e umidi.
La ragazzina assunse un tono solenne e cerimonioso:
<< Dottoressa Summers, ho il piacere di presentarle il futuro giudice
Dawn Summers, Harvard, classe 2008>>,
e fece un inchino.
Buffy strabuzzò gli occhi e, eccitata al pari della sorella, balbettò:
<< Cosa…come…ti hanno presa ad Harvard?
Ma è meraviglioso!
Lo sapevo che ce l’avresti fatta, sei la migliore!>>
- e si abbracciarono saltellando e urlando come due bambine -
<< Però non capisco cosa c’entra il telefono.
Non dovresti aver ricevuto una lettera, piuttosto?>>,
chiese dubbiosa, portandosi un dito sulla guancia.
<< Beh, qui viene il bello, sorellina.
Non è arrivata nessuna lettera, quella arriverà a Primavera, più
o meno.
Ha appena chiamato la segretaria del rettore e mi ha fissato un appuntamento,
tra due settimane, per farmi visitare il college!
Mi ha detto, testualmente:
“Saremmo molto felici di averla qui, per conoscerla di persona e darle
modo di familiarizzare con l’ambiente.
Il suo curriculum scolastico è veramente notevole e Harvard è
sicuramente il college che fa per lei”.
Io non posso crederci Buffy, è assolutamente sensazionale che mi abbiano
invitata, e non sto più nella pelle, anche se devo ammettere che non
so come spiegarmelo>>.
<< Angel…è stato Angel>>
- rispose Buffy a voce bassa, mentre i suoi occhi si coprivano di un velo trasparente
e lucido –
<< avevo sentito parlare Spike, una volta, sul fatto che il padre di Angel
fosse un pezzo grosso della didattica legislativa, a proposito di saggi o qualcosa
del genere, non ricordo, ma non avevo collegato le cose, non fino ad ora almeno.
Se tu vieni presa ad Harvard, è grazie alla tua bravura, su questo non
ci piove.
Se non fossi all’altezza, non ci sarebbero raccomandazioni che potrebbero
farti entrare.
Ma se la segretaria del rettore ti telefona a casa e ti invita al college come
se tu fossi la figlia di un uomo che conta nell’ambiente, allora dietro
deve esserci qualcuno che ha premuto perché tu venga trattata con il
massimo privilegio, e quel qualcuno è Angel>>.
La bocca di Dawn si aprì in un larghissimo sorriso, misto di stupore
e riconoscenza:
<< Se Angel ha fatto questo per me, deve proprio volerti molto bene Buffy>>,
esclamò innocentemente, come se quella fosse la motivazione più
naturale e ovvia.
E, in effetti, lo era.
Buffy arrossì e rispose al sorriso di Dawn con un sorriso ancora più
grande e pieno di giubilo: forse Angel provava davvero qualcosa per lei.
I riscaldamenti non andavano e Angel aveva chiesto alla segretaria
di chiamare l’addetto alla manutenzione: in quello studio si gelava.
Aveva da poco finito di parlare al telefono con Spike.
Ultimamente il suo amico non era più lo stesso; questa storia con Willow
lo aveva ridotto anche peggio di Drusilla e del suo tradimento a una settimana
dalle nozze.
Avrebbe tanto voluto fare di più per lui, ma l’unica cosa che poteva
offrire all’amico era ascoltarlo e lasciarlo sfogare, perché ne
aveva veramente bisogno.
L’interfono suonò.
<< Mi dica Sally>>
<< La signorina Summers desidera riceverla. Non ha un appuntamento…>>
<< La faccia passare immediatamente, grazie>>,
rispose Angel, con agitazione, ma improvvisamente felice.
Tutto il malumore era passato in un lampo.
Buffy era lì, pochi secondi e l’avrebbe rivista, finalmente…non
poteva crederci.
Era passato solo qualche giorno da quando era andato a trovarla a casa sua,
eppure sembrava così lontano.
Non aveva potuto cercarla, chiamarla al telefono anche solo per sentire la sua
voce.
Che scusa avrebbe potuto usare per farlo?
Come poteva stare con lei sempre, e non farle capire quello che provava?
Si chiese come mai lei fosse venuta qui, nel suo studio.
Forse voleva parlargli di Willow e Spike, di quello che era successo tra loro,
del fatto che i loro rapporti si fossero raffreddati bruscamente, nonostante
avessero detto di volere il contrario.
La vide entrare accompagnata dalla sua segretaria.
Era bellissima, come sempre, e come sempre il suo cuore vacillò.
Il suo effetto su di lui fu più violento, inaspettato.
La giacca lunga al ginocchio, in bluquet, si apriva d’avanti, lasciando
scoperto un abito scuro.
Gli stivali, dello stesso colore del vestito, avevano un sottile tacco a stilo
argentato, come la fibbia della baguette che teneva in mano.
I capelli erano raccolti, ma delle ciocche ribelli le incorniciavano il viso,
completandola.
<< E’ un piacere vederti, Buff.
Ti trovo molto bene>>,
esclamò Angel porgendole la mano e facendole segno di accomodarsi sulla
poltrona di fronte alla sua scrivania.
Avrebbe voluto dirle “stupenda”, “incantevole”, “meravigliosa”,
come gli occhi e il cuore gli avevano suggerito, ma era stata la sua testa a
parlare.
Buffy rispose al saluto, e strinse la mano di lui sulle sue, trattenendola:
<< Angel…non so davvero come ringraziarti per quello che hai fatto
per Dawn.
Io…io non ho parole.
Grazie di cuore>>.
Il giovane avvocato sbatté più volte le palpebre, sfuggendo lo
sguardo della ragazza:
<< Non so a cosa ti riferisci, Buff>>,
mentì spudoratamente.
Come faceva a sapere che era stato lui?
Aveva espressamente richiesto che la cosa non saltasse fuori, nella maniera
più assoluta.
Il vecchio rettore gli aveva assicurato che Dawn avrebbe avuto un trattamento
impeccabile, ma senza sapere perché;
era il suo padrino, nonché amico di vecchia data di suo padre, ma questo
Buffy non poteva di certo saperlo.
<< Mia sorella è stata accettata a Harvard.
La segretaria del rettore ha telefonato per invitarla lì, tra due settimane.
So che ci sei tu dietro a tutto questo, anche se negherai fino all’evidenza…ma
non importa.
Mi va bene la tua risposta, diciamo pure che tu non c’entri.
Voglio però che tu sappia che hai reso felice mia sorella come non la
vedevo da tanto tempo.
Il divorzio dei nostri genitori le aveva minato il sorriso, e la morte di mia
madre glielo aveva portato via definitivamente, ma tu glielo hai restituito,
gli hai regalato una speranza…e questo per me significa veramente molto
Angel.
Ti sono infinitamente grata, per tutto>>
- aveva parlato con tutta la passione che aveva in corpo.
Se solo avesse potuto essere pienamente sincera!
Dirgli quanto lo rispettava, quanto lo ammirava per la sua umanità, per
la sua modestia, per la sua timidezza, per quel suo essere così premuroso
e attento, sempre, con tutti…
Dirgli quanto lo amava? -
<< Adesso non dire nulla, dimentichiamoci di Harvard.
Sono venuta qui come ambasciatrice di Dawn per invitarti al suo diciottesimo
compleanno, la prossima settimana.
Si aspettava di vederti alla cena dell’altra sera, e quando le ho detto
che non saresti venuto, c’è rimasta malissimo.
Voleva ringraziarti per la maglietta e invitarti personalmente, ma visto che
non ha potuto, ha delegato me.
Sarà una serata molto informale, ha deciso così.
Vuole circondarsi solo degli affetti più cari e festeggiare con un pezzo
di torta e quattro salti nel nuovo locale che hanno aperto nella 7° strada,
il “circus”.
Ci sarà anche Spike, o almeno spero.
Ultimamente è sparito>>.
Angel quasi si commosse a quel “circondarsi solo degli affetti più
cari”.
Era molto bello per lui essere considerato importante per Dawn…e per Buffy.
Quand’è che si era innamorato così perdutamente e irrimediabilmente
di lei?
Qual’era stato il momento in cui il cuore aveva lasciato il suo petto
per seguirla?
Lui la amava, con tutta l’anima, semplicemente.
Buffy era la sua aria, il motivo per cui si alzava la mattina, felice di un
nuovo giorno, la ragione di una gioia nuova e insperata, che da molti anni non
albergava più nella sua vita, ma che ora era rinata e si annidava nelle
sue viscere, alimentandolo.
La amava teneramente, con tutto se stesso, e se solo avesse potuto, per lei
avrebbe fermato il mondo, chiesto alle stelle di illuminarla anche di giorno,
e mosso il mare a formare una cappa cristallina per donarle una dimora di ninfa.
Ma lui non poteva dimostrargli nulla.
Buffy era legata a un altro uomo, e questa era la realtà dei fatti.
Angel aveva già meditato, in cuor suo, di lasciare Darla, al più
presto; stava aspettando l’occasione migliore per evitare più danni
del dovuto.
Non poteva continuare a stare con una donna che non aveva mai amato, ora che
aveva imparato il significato di questo sentimento.
Fino a quando non aveva conosciuto l’amore, aveva potuto rassegnarsi a
non viverlo…come un cieco che non ha mai conosciuto i colori e brama di
vederli e si strugge, ma non saprà mai cosa ha veramente perso.
Adesso il suo cuore amava, viveva, e non avrebbe più potuto sopportare
le tenebre.
<< L’ho sentito proprio dieci minuti fa al telefono, e mi ha accennato
della festa di Dawn.
Verrà, e io sicuramente non potrò mancare>>,
sorrise Angel, e forse, per la prima volta, anche i suoi occhi ridevano.
Lindsay era arrivato da poco, quella mattina.
La sveglia non aveva suonato, e ogni qualvolta si svegliava tardi, la sua giornata
cominciava male e il suo umore si colorava di nero, rendendolo intrattabile
fino a sera.
Entrò nello studio di Angel senza farsi annunciare.
Doveva fargli vedere delle pratiche urgenti, e non aveva né il tempo
né la voglia di dare considerazione alla vecchia segretaria, che inutilmente
aveva cercato di bloccarlo.
<< Signorina Summers…Buffy…che piacere vederti!
Avevo dimenticato quanto fossi incantevole>>,
esclamò l’uomo, meravigliato, non appena vide la ragazza.
Buffy provò un senso di leggero fastidio:
quell’uomo non le piaceva molto, era un adulatore troppo calcolato, e
questa cosa la faceva sempre stare in guardia.
Angel, dal canto suo, sentì le tempie ghiacciarsi e pulsare dalla rabbia.
Lindsay McDonald era un soggetto pericoloso e viscido, e non doveva avvicinarsi
a Buffy nemmeno per un attimo.
<< Lindsay, come vedi sono occupato…possiamo parlarne dopo>>,
la voce di Angel era risuonata fredda e tagliente.
<< Oh non fa nulla Angel, stavo andando via.
Devo andare a lavoro, ho un primo appuntamento per le dieci>>
- si intromise Buffy, cercando di addolcire Angel con un sorriso dolce.
Poi, rivolta all’altro uomo –
<< sono solo venuta per invitare il tuo collega per il compleanno di mia
sorella, Venerdì prossimo.
Contenta anche io di averti rivisto, Lindsay>>,
e si avviò alla porta, seguita da Angel, che frattanto si era alzato
per accompagnarla:
<< Ci vediamo al “Circus” allora.
Buona giornata>>.
Il solito sorriso perverso e maligno di Lindsay apparve sul volto dell’uomo,
mentre guardava la snella figura bionda allontanarsi verso l’ascensore:
il “circus” era giusto il posto in cui sarebbe andato il prossimo
Venerdì, visto che lo aveva deciso proprio in quel preciso momento.
Capitolo 11
Il giovane Malahide entrò nel locale seguito di qualche
passo da una Darla imbronciatissima.
La donna, quando Angel le aveva comunicato di non poter uscire con lei quella
sera perché doveva andare a una festa di diciotto anni, aveva dapprima
riso sguaiatamente…
Non poteva crederci: che pezzo si era persa per strada?
Il suo compagno trentaduenne, un brillante avvocato proveniente da una delle
famiglie più prestigiose di New York, saltava una cena con amici in uno
dei ristoranti più esclusivi del centro per andare al compleanno di una
ragazzina…
Questo non era davvero possibile.
Quando però aveva saputo che la ragazzina in questione era una certa
Dawn Summers, l’ilarità si era immediatamente trasformata in collera
allo stato puro: ancora una volta lei…Buffy!
Da qualsiasi punto di vista guardasse la cosa, Darla vedeva chiaramente tutto
per ciò che era realmente…Angel era attratto da quella donna, senza
la minima ombra di dubbio.
Accompagnarlo alla festa era stata la cosa più naturale da fare.
Purtroppo non poteva impedirgli di parteciparvi, ma quello che poteva fare,
e che avrebbe fatto, era controllarlo, essere sempre presente, non lasciare
campo libero all’altra, la minaccia.
Buffy era seduta su uno sgabello, al bancone del bar, e chiacchierava con Riley
e Willow, mentre il signor Giles e Spike, poco distanti, scattavano foto a Dawn
e al suo ragazzo.
Lo vide subito…aveva portato Darla.
In effetti aveva immaginato che sarebbe venuta anche lei, era scontato, ma un’espressione
di disappunto si dipinse ugualmente sul suo viso.
Tuttavia durò poco perché non poté fare a meno di notare
quanto Angel fosse sexy, con quella giacca lunga di pelle nera, e di sorridere
per questo.
Era abituata a vederlo sempre impeccabile e finemente vestito, con un’eleganza
ricercata e fuori dal comune che gli donava perfettamente: Angel era la classe
e il gusto uniti assieme in un corpo magnifico.
Stasera invece era informale.
Indossava dei jeans slavati a vita bassa che gli aderivano in ogni parte e che
risaltavano i muscoli torniti delle cosce.
La maglia bianca, a manica lunga, lasciava intravedere i pettorali scolpiti
dalla mano di un artista, e Buffy si scoprì a pensare la sua mano su
di lui, vogliosa.
Scacciò quei pensieri dalla mente, in un lampo.
Doveva davvero finirla con questa storia, o la sua immaginazione galoppante
l’avrebbe sicuramente portata alla rovina.
Appena Spike vide l’amico, si avvicinò al gruppo, che nel frattempo
si era allargato con l’arrivo di Cordelia e Xander.
Dopo i vari saluti e gli auguri alla festeggiata, la compagnia si era nuovamente
dispersa nel locale, che andava affollandosi sempre più.
Willow e Spike si evitavano accuratamente e nemmeno in maniera troppo velata,
tanto che gli altri si erano accorti che c’era qualcosa che non andava,
anche se non conoscevano direttamente i fatti.
Così, mentre la ragazza stava con Buffy e Riley, Spike si era seduto,
qualche tavolo dopo, con Angel e Darla, e sorseggiava un analcolico alla fragola.
<< Dannazione, il cercapersone!>>
- inveì d’un tratto Riley –
<< tesoro, vado a telefonare fuori, ma credo che la mia parte per festeggiare
Dawn finisca qui>>,
concluse con tono triste, e si alzò per cercare un posto meno rumoroso.
Buffy annuì col capo, e gli toccò un braccio affettuosamente,
poi si rivolse all’amica accanto, riprendendo un discorso che avevano
cominciato quel pomeriggio a casa di Willow:
<< Sapevo che era successo qualcosa ma non volevo forzarti a dirmi nulla
senza che partisse da te>>.
<< Per questo ti voglio bene, Buffy.
Tu aspetti i miei tempi, sei discreta…sei la mia migliore amica!>>,
rispose Willow con tenerezza.
Aver parlato di Spike a Buffy l’aveva fatta sentire meglio, senza pesi,
anche se l’angoscia e il senso di perdita erano delle sensazioni che ancora
non l’avevano abbandonata, e si chiese quanto tempo doveva passare perché
ciò accadesse.
Spike, dal canto suo, la osservava da lontano, e il suo bisogno di apparire
tranquillo e disinteressato agli occhi di lei, lo rendeva invece alquanto apatico
e scostante con tutti.
Non era di certo il solito ragazzone allegro e brillante che animava le serate!
Alla fine Riley era veramente dovuto andare via.
L’ospedale lo aveva chiamato per un’urgenza e lui, dopo aver baciato
Dawn ed essersi scusato con lei, aveva preso la macchina ed era andato a fare
il suo dovere di medico.
Giles chiamò Willow in disparte e si mise a confabulare con lei per decidere
il momento giusto in cui far uscire la torta.
Buffy aveva distratto Dawn per evitare che sentisse, ma quando quest’ultima
era stata chiamata da Cordelia per l’ennesima foto, la ragazza bionda
era rimasta sola al centro della sala.
Decise allora di andare da Spike.
La verità era che voleva avvicinarsi ad Angel, parlare con lui.
Non riusciva a spiegarsi come fosse possibile, ma gli mancava.
Erano stati distanti buona parte della serata per forza di cose: Willow e Spike
da una parte e Darla dall’altra.
La donna altezzosa e snob sicuramente non gradiva molto la loro presenza, e
ne aveva dato prova più di una volta.
Ma adesso sentiva di non poter stare lontana da lui un secondo di più.
Anche se solo per un momento, aveva bisogno di ascoltare la sua voce, di sentire
la sua presenza vicino a lei.
<< Ciao Buffy!
Vorrei poterti mentire e dirti che è una sorpresa vederti, ma sapevo
benissimo che eri in questo locale stasera>>,
una voce conosciuta arrivò alle sue orecchie, proprio quando era totalmente
assorbita dal pensiero di Angel.
<< Lindsay…ciao>>
- rispose una Buffy meravigliata -
<< Beh, io invece posso dirti che lo è, per me>>.
<< Come sempre, sei un incanto…>>,
continuò l’uomo con voce melliflua.
Le aveva fatto capire chiaramente che era venuto per lei, e questa cosa, invece
di adularla, la infastidiva parecchio, e non era per rispetto a Riley.
Doveva ammettere a se stessa che anche se non aveva mai tradito fisicamente
il suo ragazzo, il rispetto per lui lo aveva perso per strada da molto tempo
ormai, precisamente proprio nella strada del tribunale dove aveva avuto un incidente,
ed Angel era entrato nella sua vita.
Il suo impulso fu quello di scappare, correre dall’uomo di cui si era
innamorata irrimediabilmente, e perdersi tra le sue braccia.
La sua parte razionale stava rapidamente perdendo il dominio su di sé,
per lasciare posto ai sentimenti che urlavano il loro bisogno di lui.
Ad un tratto il suo sguardo incrociò quello di Darla.
La donna stava guardando proprio nella sua direzione con occhi da gatta selvaggia,
e continuando a guardarla, si lanciò sul ragazzo che sedeva di fronte
a lei, avvinghiandolo in un bacio.
Aveva marchiato il suo territorio: Angel era suo, e di nessun’altra.
Buffy vacillò.
Un torrente in piena la stava investendo, e lei non aveva alcun riparo per il
suo cuore.
Chiuse gli occhi per non vedere, ma quell’immagine era dentro la sua testa,
ossessionandola, mordendola, annientandola.
L’uomo accanto a lei le chiese di ballare, e lei accettò.
Aveva bisogno di qualcuno per sostenersi, per non cadere…e per la seconda
volta ballava con lui, sempre per il medesimo motivo: scappare da Angel e dal
dolore.
Angel allontanò Darla con un braccio, non aveva risposto al bacio:
<< Che ti prende?>>,
esclamò con un’espressione stupita.
<< Non posso nemmeno baciare il mio ragazzo?
Non ti ho mai chiesto il permesso per farlo, non ce n’è mai stato
bisogno prima.
Da quando ti danno fastidio le effusioni in pubblico?>>,
chiese lei sfidandolo.
<< Da ora>>,
rispose Angel asciutto, e si alzò dalla poltrona, incontrando uno Spike
piuttosto divertito, che lo applaudì con lo sguardo.
Si girò per andare a cercare Buffy, e la vide.
Sbatté le palpebre, come ferito da una visione cruda e sanguinolenta
che lo nauseava.
La testa vorticava pericolosamente.
Buffy stava ballando con Lindsay, e si muoveva in maniera sensuale e provocante.
La mano dell’uomo si adagiava sul fianco di lei accarezzandolo,
mentre si vedeva chiaramente che i suoi occhi la spogliavano… e lei lo
lasciava fare!
Nel stesso momento, Darla si era allontanata per cercare un bagno, lasciando
aperta la visuale a Spike, che aveva notato sia la scena di Buffy che la faccia
livida dell’amico.
Si era alzato in fretta non appena aveva visto Angel dirigersi minacciosamente
verso di loro, e lo aveva bloccato appena in tempo per un braccio, e portato
di nuovo al tavolo.
Proprio quando Angel si era seduto di nuovo, Buffy si girò verso il tavolo
dove lo aveva lasciato, tra le braccia di Darla, e vide che invece era solo;
Spike, infatti, si era alzato per andare a prendere da bere.
Ringraziò Lindsay per il ballo e la compagnia, e congedatasi da lui,
si diresse verso Angel, che la stava guardando:
<< Ehi, ti hanno lasciato solo soletto?>>,
esclamò la ragazza, con un sorriso radiosissimo.
Finalmente poteva stare un po’ con lui, poteva parlargli, scherzare.
Lo sguardo del giovane avvocato era indecifrabile, di gelo:
<< Già.
E anche a te, almeno così credevo.
Ma non hai aspettato molto a consolarti…com’è che si dice…quando
il gatto non c’è…?>>
La bocca di Buffy cadde in un’espressione di meravigliato sconforto.
Una quantità infinita di lame la stava tagliando in tante piccole parti,
e si sentì mancare.
Gli occhi le si riempirono di lacrime, e giratasi di scatto, fuggì via.
Perché Angel le aveva parlato così?
Perché il suo tono era stato così duro e le sue parole così
offensive e allusorie?
Mentre correva attraversando il locale, Buffy ammise tra sé che aveva
ballato con Lindsay proprio per ripicca.
Aveva visto Angel con Darla e la gelosia l’aveva accecata.
Non aveva riflettuto, e d’impulso s’era quasi buttata tra le braccia
di quell’uomo, sperando di ferire Angel come lui aveva ferito lei.
Forse c’era riuscita.
Forse Angel era geloso di lei, la sua rabbia e il tono con cui le aveva parlato
potevano essere spiegati solo così.
Questo però non poteva consolarla, perché ciò non toglieva
che lui fosse legato a un’altra donna, che continuasse a stare con lei,
che dormisse con lei…tutte le notti…quando invece Buffy non riusciva
più a farsi toccare da Riley!
Il freddo della sera la colpì in pieno, indossava solo una maglietta
sottile, non aveva avuto il tempo di prendere la giacca, non ci aveva nemmeno
pensato in effetti.
Udì dei passi alle sue spalle, poi una voce profonda, dolcissima:
<< Buff, mi dispiace…davvero…non so cosa mi è preso.
Non avevo il diritto di trattarti così, di dirti quelle cose…mi
dispiace veramente tanto…scusami>>.
Era vicinissimo a lei, Buffy poteva sentire il respiro di lui sui suoi capelli.
Si girò lentamente.
Le lacrime le rigavano le guance, scendendo copiose e ribelli:
<< E’ così…non avevi nessun diritto!!!
Come puoi dirmi queste cose se proprio tu stavi baciando Darla un attimo prima?>>.
Buffy si accorse immediatamente della gaffe:
Darla era la ragazza di Angel, era normale che lui la baciasse…aveva scelto
un paragone inappropriato e poco felice, aveva praticamente detto ad Angel che
era gelosa di lui!
Si girò di scatto, dandogli nuovamente le spalle, e fece qualche passo
in avanti per mettere della distanza da loro.
Angel era sconvolto.
Lui sapeva di amare Buffy, ecco perché era geloso marcio di lei, e averla
vista con quell’uomo gli aveva fatto perdere del tutto la capacità
di ragionare.
Ma adesso Buffy si era esposta, rivelandogli di provare lo stesso fastidio,
la stessa gelosia…allora anche lei lo amava!
La vide girarsi di scatto e dargli le spalle, allontanandosi da lui.
Non lo avrebbe permesso, non più.
In un attimo la afferrò per un braccio, e prendendola per la vita, la
attrasse a sé in un caldo bacio.
Buffy sgranò gli occhi per lo stupore e la meraviglia, ma durò
un istante.
Il suo corpo, prima rigido e nervoso, si abbandonò immediatamente alla
stretta vigorosa di lui, assecondandola, aderendo perfettamente al suo petto,
al suo abbraccio.
Le sue mani circondarono il collo di Angel a formare un arco d’amore e
di desiderio che lo avviluppava.
La sua bocca esplose in quella di lui, cercandola, esigendo, donando, esigendo
ancora.
Stavano facendo l’amore con un bacio!
Quell’incontro racchiudeva un desiderio che avevano accumulato per mesi,
che li aveva lacerati e afflitti dentro, rendendoli pazzi e bisognosi l’uno
dell’altra.
Finalmente il sentimento aveva spezzato gli argini, e l’amore era sgorgato
fuori trascinando via paure, insicurezze, tristezze, avvilimenti.
Finalmente il loro sapore si ritrovava nella bocca dell’altro, si amalgamava,
si fondeva, si mischiava, come era giusto che fosse.
Si staccarono per riprendere fiato, con il cuore in tumulto.
La labbra di Buffy, gonfie e morbide, pulsavano di vita propria.
La ragazza le toccò con le dita e le sembrò di avere ancora le
labbra di Angel addosso.
Poi lo guardò e si sconvolse per ciò che vide.
Lei amava quell’uomo!
Non aveva mai capito cosa fosse amare, prima di quel momento.
Aveva dormito un sonno calmo nel limbo dei sentimenti, e adesso si era svegliata
e stava vivendo il vero paradiso del cuore!
Ecco cos’era amare qualcuno, desiderarlo al punto tale da avere le gambe
molli e le guance rosse per la scoperta, pensare che il mondo cominciasse e
finisse dentro quelle braccia, dentro quelle mani che voleva disperatamente
addosso.
Ecco cos’era la passione, il bisogno, l’alimento della vita!
<< Buff, ma…ma tu stai tremando!>>,
notò Angel con voce preoccupata.
Quella voce!
Era un balsamo per la sua anima…un’arpa suonata da una ninfa…la
musica stessa creata per le sue orecchie.
Il ragazzo si avvicinò a lei, voleva abbracciarla, scaldarla, proteggerla…e
prendersi cura di lei…e amarla per sempre.
Buffy invece indietreggiò.
Era troppo sconvolta per parlare, e se si fosse lasciata andare tra quelle braccia
ancora una volta, non sarebbe più riuscita a staccarsi, a fare la cosa
giusta.
E lei, prima di ogni cosa, doveva parlare a Riley, rompere con lui.
Quel ragazzo non si meritava di essere tradito, almeno questo glielo doveva.
Indietreggiò guardandolo negli occhi, intensamente.
Poi, con un gesto rapido, scappò via da lui, ancora una volta.
<< Buff, dobbiamo parlare!>>,
la voce di Angel, disperata, la raggiunse in un lampo, ma lei aveva già
varcato la porta a vetri e stava disperdendosi tra la folla.
Capitolo 12
Darla aveva cercato Angel per tutto il locale.
Quando, rientrata dal bagno, non lo aveva più visto, un terribile sospetto
si era affacciato nella sua mente, ma per fortuna questa paura era durata solo
lo spazio di qualche secondo.
Di lì a qualche metro, infatti, Buffy stava aiutando la sorella a spegnere
le candeline, mentre tutti applaudivano festanti.
Angel non era con Buffy, di questo poteva stare tranquilla.
Quando poi Spike le si era avvicinato spiegandole che Angel era tornato a casa
perché la musica gli aveva acuito un mal di testa cominciato quel pomeriggio
a lavoro, la donna aveva sorriso maliziosa.
Avrebbe in ogni caso trovato il modo di passare la serata in maniera piacevole,
e Lindsay, appoggiato al muro con un bicchiere di vino in mano, faceva proprio
al caso suo:
<< Mi accompagneresti a casa, Lindsay?>>
- chiese all’uomo con voce suadente –
<< il mio compagno stasera era stanco per me, ma come sai, io non mi stanco
mai…>>,
continuò, con velato riferimento ai loro incontri notturni nell’appartamento
dell’avvocato McDonald.
<< Sempre a sua disposizione, signora>>,
rispose Lindsay, mentre posava un braccio nella vita della donna, e insieme
abbandonavano il locale.
Angel era scappato nel suo appartamento.
Aveva un disperato bisogno di stare da solo, di raccogliere le idee.
Sapeva già di amare quella meravigliosa, bellissima donna, ma non aveva
mai pensato di poter provare una felicità tanto grande come quella che
lo aveva invaso, corpo e anima, nel momento in cui aveva capito di essere a
sua volta ricambiato!
Quel bacio era stato il suo aprirsi alla vita, alla gioia, alla pienezza dell’amore!!!
Ma era durato così poco…
Buffy era scappata via, gli era scivolata dalle mani, ancora una volta, e lo
aveva lasciato da solo, perso in un vortice di emozioni calde e fredde allo
stesso tempo, che lo rendevano ebbro e ansante.
Anche lei doveva amarlo, doveva!
O il suo cuore sarebbe impazzito dalla disperazione, sarebbe esploso devastando
il suo petto, squarciandolo, aprendo una ferita che mai nessuna al mondo avrebbe
potuto rimarginare!
Il pensiero di ciò che avevano condiviso lo innalzava verso sommità
invalicabili per chi non conosceva l’amore, e allo stesso tempo il fatto
di non averla con sé, in quel momento e per sempre, di non sapere cosa
lei pensava, cosa sentiva, lo faceva sprofondare in un baratro senza fondo…
Teneva la testa con entrambe le mani, raccolto in se stesso, profondamente assorto,
quando si alzò dal pavimento e si diresse vicino al tavolo da lavoro.
Aprì un cassetto nero e argentato, e dopo averne contemplato qualcosa
al suo interno, come a ponderare ciò che stava per fare, raccolse una
matita a carboncino, e seguì il desiderio.
Buffy aveva girato in macchina per tutta la notte, cercando
di trovare le parole giuste per non ferire troppo Riley.
Ma quali erano le parole giuste per non uccidere un cuore innamorato?
Alla fine aveva fatto quel che doveva.
Riley meritava di trovare una donna che provasse per lui quello che lei provava
per Angel.
Nella loro storia, era sempre stato il giovane medico ad amare per due, a sopperire
alla mancanza che proveniva dall’altra parte.
Buffy si era lasciata trascinare, con la mano, in una relazione colma di affetto
e di buoni propositi, si era ancorata al loro rapporto per non morire di dolore
e di solitudine quando Joyce era venuta a mancare.
Aveva avuto bisogno di un ragazzo come Riley, che la amasse, la proteggesse,
la coccolasse.
Ma adesso qualcosa dentro di lei era cambiato.
Fino a quando Angel era stato fuori dalla sua vita, aveva potuto credere che
le bastasse essere amata, aveva potuto illudersi che l’amore di cui tutti
parlavano fosse rispetto, comprensione, fiducia, e che la passione travolgente
fosse solo una meravigliosa invenzione dei romanzi d’appendice.
Adesso non poteva più.
Aveva finalmente trovato la luce che rischiarava la sua anima, in un mutuo accordo
di cuori che si perdevano, l’uno dentro l’altro, moltiplicandosi.
Riley era rimasto senza parole. Distrutto.
Gli aveva risparmiato la parte che riguardava Angel, ma in ogni caso lo aveva
lasciato, e questo non poteva non essere causa di sconforto per il giovane medico
che, tremante, era sceso dall’automobile di lei ed era rientrato in casa,
senza dire nulla.
Era l’alba ormai quando si era imbattuta in una giovane coppia che rientrava
sicuramente da una nottata in discoteca, ed aveva infilato l’ascensore
con loro.
Quando era arrivata all’ultimo piano, aveva guardato l’enorme porta
in ferro senza riuscire a fare nulla.
Forse Angel non era in casa…forse aveva passato la notte nell’appartamento
di Darla, o forse, ancora peggio, erano entrambi proprio oltre quella porta.
Schiacciò fuori dalla sua mente il tarlo dell’ossessione e della
gelosia che le annebbiava la mente: Angel l’amava, lei lo aveva sentito!
Non poteva credere che lui avesse passato la notte con un’altra…quella
notte!
Il suo cuore innamorato le suggeriva che non si sbagliava.
Volle credergli.
Bussò piano con le nocche delle dita, evitando il campanello.
In un certo senso, sperava che nessuno la sentisse.
Era ancora troppo presto, e Angel sicuramente dormiva.
Il tocco alla porta fu così debole che poteva mettere a tacere la sua
coscienza da una parte, per avere bussato, e dall’altra il terrore di
trovarlo con lei, per averlo fatto piano.
La porta si aprì, lentamente.
Il cuore di Buffy prese a battere all’impazzata, mentre il respiro le
si mozzava in gola, abbandonandola.
Il cuore di Angel, invece, si fermò di botto, mentre un fremito lo invadeva,
scuotendolo da capo a piedi.
Era lì, con la porta spalancata, e la guardava stupito e felice, incapace
di emettere alcun suono.
Si guardarono per un tempo che parve loro infinito, poi, guidati da una forza
superiore che li trascinava come la falena nella luce, si ritrovarono l’uno
nell’abbraccio dell’altro, nella bocca dell’altro, persi,
stretti, ubriachi, avvinti.
Sempre uniti in un incastro perfetto, chiusero la porta alle loro spalle.
Angel aveva bloccato il corpo di Buffy tra la parete e il suo.
Le sue mani scorrevano avide a cercare ogni centimetro della pelle di lei, mentre
la lingua le segnava percorsi di piacere sul collo, sulle orecchie, sul petto
ansante.
Il corpo della donna era completamente abbandonato a quelle carezze…stava
volando e non aveva ali!
Gli tolse la maglietta, e prese a baciare i pettorali di lui, tracciandone il
contorno dei muscoli con la saliva.
Poi si soffermò sul mento, e prese a succhiarlo, mordendolo.
Angel parve impazzito dal piacere di un gesto tanto confidenziale e complice.
Dopo averle sfilato il vestito, aprendone la lampo sulla schiena, la prese in
braccio e la portò su per le scale, verso l’enorme letto circolare
che stava nella sommità del loft.
La biancheria della ragazza cadeva negli scalini, un pezzo dopo l’altro,
aprendo il corpo alla vista di lui, che ne era rapito.
E il piacere fu consumato, tra le lenzuola di seta grigia:
le loro anime si perdevano l’uno dentro l’altra, non si capiva dove
cominciava l’uomo e dove finiva la donna, mentre assieme danzavano il
ballo dell’amore…
<< Ti amo, Buff…>>,
sospirò Angel su di lei, mentre toccava il cielo con un dito, carezzandole
i capelli biondi e morbidi abbandonati sul guanciale, perdendo il suono delle
parole dentro la bocca della donna, e lo sguardo dei suoi occhi neri e innamorati
dentro quelli verdi di lei, che con passione lo adoravano.
L’amore li aveva travolti, spossandoli.
Il sonno li aveva presi con sé, cullandoli dolcemente.
Angel teneva Buffy abbracciata da dietro, come una conchiglia tiene la sua perla,
proteggendola dalla spuma del mare.
I raggi del sole facevano capolino dalle serrande socchiuse, disegnando varie
forme che si rincorrevano per il mobilio dell’immensa camera unica.
Il ragazzo sbatté gli occhi, assaporando il piacere di risvegliarsi col
volto immerso nei capelli morbidi e fragranti di lei.
Si alzò lentamente, senza fare rumore…non voleva svegliarla.
Voleva uscire e comprare dei cornetti caldi, farle una piccola sorpresa, ma
questa volontà si scontrava coi suoi occhi.
Essi non riuscivano a smettere di guardarla.
Il suo corpo pareva ricoperto di soffice pelle di pesca.
La sua bocca, socchiusa, formava un cuore rosato e invitante.
La sua mano poggiava su una guancia dolcemente, come una carezza.
Era la perfezione…non aveva mai visto nulla di più raro di lei.
Facendosi violenza, riuscì finalmente a vestirsi alla bell’e meglio,
infilare la porta, e uscire.
Quando Buffy si svegliò, un forte profumo di caffè, nero e fumante,
aveva impregnato la stanza.
<< Buongiorno, Buff…>>,
esclamò Angel, con lo sguardo più dolce e la voce più tenera
del mondo, mentre le sue labbra andavano a coprire quelle di lei in un morbido
bacio.
<< Buongiorno a te…>>,
rispose Buffy di rimando, mentre con la braccia lo tirava a sé, imprigionandolo
in un gioco più profondo.
Fu sicuramente un piacevole risveglio il loro…
Se avevano creduto che solo qualche ora prima tutto era stato dato, capirono
rapidamente che non era così.
Angel non bastava mai a Buffy. Buffy non bastava mai ad Angel.
Semplicemente avevano l’esigenza, il bisogno di stare insieme, sempre…come
se un solo attimo perso per gli altri potesse ucciderli di malinconia.
Fecero colazione ridendo, parlando, guardandosi dentro…era tutto ciò
che volevano.
<< Adoro la tua casa, Angel…è proprio come la immaginavo…>>,
proruppe Buffy, avvicinandosi alla scrivania a ridosso della parete vetrata,
mentre con la mano toccava delle cornici, foto di Angel e Spike bambini, della
sua famiglia.
Aveva indossato la maglia bianca che Angel portava la sera prima, al “circus”.
Era piacevole avere il suo odore addosso, la faceva sentire protetta.
<< Mancava qualcosa…ma adesso l’ho trovata, e spero che sia
mia per sempre>>,
rispose l’uomo con voce appassionata, mentre solleva Buffy con un braccio
e la faceva roteare, sorridendo assieme a lei.
<< Sono tua Angel…tua e di nessun altro>>.
Un bacio suggellò il patto segreto dell’amore eterno.
La spia del cordless si illuminò, poi il telefono cominciò a trillare:
era la segretaria che chiamava dallo studio per ricordargli l’udienza
delle 11.
C’era ancora del tempo.
Buffy, che camminava a piedi nudi, posò la terza cornice che raffigurava
Angel con la divisa da graduato, ma i suoi occhi notarono un foglio bianco e
nero, che era scivolato per il vento sulla poltrona.
Lo raccolse, e girandolo, si vide allo specchio:
una Buffy a carboncino la stava guardando.
<< Ti ho disegnata ieri sera, quando sono rientrato.
Stavo quasi impazzendo per il bisogno di te che, senza pensare, ti ho schizzata.
Avevo la necessità di averti accanto in qualche modo.
Non è un granché, mi scuserai, ma non disegno da moltissimo tempo
ormai.
Ai miei occhi tu sei molto, molto più bella>>,
esclamò Angel, che aveva nel frattempo chiuso la comunicazione telefonica.
Buffy non aveva parole.
Non pensava che lui la vedesse così…unica.
Quel foglio sembrava vivo, era riuscito a cogliere la sua espressione di meraviglia
in ogni più leggera sfumatura.
<< E’ stupendo, Angel!
Sei bravissimo!
Dovresti continuare a disegnare…tu…tu sei un talento naturale!>>
- rispose la ragazza, affascinata –
<< perché hai smesso?>>,
chiese con trasporto.
La fronte di Angel si corrucciò in una smorfia di dolore quasi impercettibile,
latente.
Il suo sogno più grande nella vita era stato dipingere.
Sin da bambino si perdeva nel meraviglioso mondo dell’arte, restando a
contemplare i più grandi pittori che si erano avvicendati nei secoli.
Con in mano un pennello e di fronte una tela, dava sfogo alla fantasia, entrando
in un mondo di sogno dove lui era se stesso, senza remore né costrizioni.
Ma sulla strada del sogno aveva trovato un ostacolo: suo padre.
Quante lotte!
Quante battaglie perse!
E una sola voce nella mente…il desiderio di scappare, di fuggire via da
chi non lo capiva, da chi non lo accettava per quello che era, da chi non sapeva
amarlo come un padre ama semplicemente un figlio.
Quella volta la discussione era stata più animata del solito.
Angel seguiva molti corsi d’arte al college, mentre il vecchio Malahide
voleva per il figlio la strada che lui stesso aveva seguito.
Erano volate parole pesanti, minacce poco velate…fino a che l’avvocato
austero e imperturbabile aveva ceduto, accasciandosi sotto il suo peso, con
un infarto quasi mortale.
Angel non se lo era mai perdonato.
Aveva lasciato la pittura e si era laureato in legge, cercando di rimediare
al danno che sentiva di avere procurato.
Per fortuna suo padre non era morto, anzi si era ripreso del tutto, ma quell’incidente
aveva profondamente inciso sulla vita del ragazzo, e sul suo animo.
Non lo avrebbe mai più deluso, anche se questo significava rinunciare
alla sua identità.
<< E’ una storia vecchia…non vale la pena parlarne>>
- la sua voce aveva risuonato debole e stanca, ma solo per un attimo –
<< pranza con me oggi signorina Summers?
E ponderi bene la risposta perché un no potrebbe facilmente uccidermi>>,
e così dicendo aprì le braccia accogliendo la ragazza, che si
era avvicinata a lui, in un tenero abbraccio.
<< Non mancherei per niente al mondo>>,
rispose Buffy, poggiando la testa sul petto di lui per sentire il suo battito
ancora una volta.
I suoi occhi si chiusero e sospirò piano: c’era qualcosa che faceva
soffrire il suo Angel, e lei non poteva aiutarlo.
Capitolo 13
<< Tu non puoi farmi questo Angel!!!>>
- gridò Darla in preda ad una crisi isterica in piena regola –
<< non puoi gettarmi via come una scarpa vecchia, non te lo permetterò!
Lo so che mi lasci per quella sciacquetta da quattro soldi…
cos’è?! il sesso di classe non ti bastava più?
Volevi una prostituta dei bassifondi?>>,
il suo veleno riboccava da ogni cellula, trasudando una miscela di odio e cattiveria
pura.
Angel aveva assorbito ogni parola, in silenzio, ma adesso era troppo, non poteva
permetterle che insultasse Buffy, nella maniera più assoluta:
<< Darla, non voglio scendere ai tuoi livelli e parlare in maniera così
volgare perché non sono abituato a farlo.
Sono stato educato diversamente.
Mi limiterò solo a dirti che tu non sei degna nemmeno di nominarla, e
bada bene:
da questo momento in poi, stà attenta a ciò che dici di lei in
mia presenza…o non rispondo di me>>,
aveva parlato con tono calmo, ma il gelo del suo sguardo colpì la donna
come uno schiaffo violento e inaspettato.
Darla non lo aveva mai visto così, la sua voce si abbassò notevolmente:
<< Ecco…esatto…tu sei stato educato diversamente…da
tuo padre!
Credi forse che prenderà bene la tua decisione?
Pensi che quella donna potrà mai essere la benvenuta in casa tua?
Sei un illuso!
Tuo padre non permetterà mai che tu mi lasci, mai!
E non dimenticare che sei anche socio dello studio legale di mio padre…forse
non ti rendi conto della situazione in cui ti stai cacciando>>.
<< E’ questo il tuo piano?
Tenermi legato a te con le minacce?
Sei tu l’illusa…
Io sono stanco di vivere una vita che non mi appartiene, stanco di fare quello
che gli altri si aspettano da me.
Mio padre non può fare niente per impedirmi di stare con Buffy, e tuo
padre non può cacciarmi dallo studio…ma francamente, se anche lo
facesse, credi che mi importerebbe?
So bene a cosa vado incontro, conosco i rischi che corro, ma per me non significano
nulla, perché io voglio lei, al di sopra di ogni cosa!
Sono stato accanto a te tutti questi anni credendo che l’affetto potesse
legarci, ma non è stato così.
Buffy non c’entra niente con noi due Darla, è questo che non hai
ancora voluto capire.
Siamo noi due il problema.
Non ha mai veramente funzionato, ho solo fatto finta di non vedere.
Non siamo mai andati d’accordo, non ci sai mai capiti veramente.
Ma fino a quando non sapevo che potevo avere di più, ero rassegnato a
tutto questo.
Dovresti piuttosto concordare con me che lasciarci è la cosa migliore
che abbiamo mai fatto in tutta la nostra vita di coppia.
Concediti anche tu la possibilità di trovare l’uomo per te.
Adesso se vuoi scusarmi…>>,
e così dicendo, uscì dall’appartamento della donna, che
era rimasta a guardarlo in piedi, d’avanti alla porta spalancata, con
le mani serrate a pugni:
<< Se credi che ti lascerò andare, mio caro, sei veramente un folle.
Tu mi appartieni.
Goditi pure questo momento, perché ti assicuro che non durerà
a lungo>>,
esclamò a voce bassa, il volto imperturbabile e freddo.
Buffy Summers non aveva la più pallida idea di chi avesse appena sfidato,
né cosa l’attendeva.
Quando Spike aveva saputo che Angel si era finalmente liberato
di Darla, aveva esultato di felicità.
Quella donna era perversa, sporca, subdola…non gli era mai piaciuta.
Aveva qualcosa che non lo aveva mai convinto, che non gli aveva mai permesso
di fidarsi di lei, né di vederla come la compagna adatta al suo amico.
Più volte aveva parlato con Angel, lo aveva consigliato di troncare una
relazione che lo rendeva infelice e spento.
Adesso, finalmente, il suo più caro amico sin dai tempi dell’infanzia,
la persona di cui si fidava di più al mondo e che non lo aveva mai deluso,
si era liberata di quel peso, che Spike considerava ammorbante, e poteva rinascere
a nuova vita, con Buffy.
Buffy era nata per Angel.
Lui l’aveva intuito dalla prima volta che li avevi visti assieme, in quell’aula
di tribunale, l’uno a fare domande, l’altra a rispondere con zelo.
Aveva subito capito che c’era qualcosa nell’aria, e l’aveva
alimentata, intrecciando le loro vite.
Aveva invitato la ragazza prima a pranzo e poi al suo concerto, permettendo
così ai due di frequentarsi, di capire piano piano cosa era accaduto
tra loro, la magia che era nata.
Aveva prestato ai due innamorati la sua casa a Long Island, per quel fine settimana,
affinché potessero trascorrere qualche giorno da soli, lontani dalla
città, dal lavoro, dalle responsabilità, amandosi.
Il fuoco ardeva silenzioso, mentre le lingue di luce salivano a formare preziose
corolle nell’aria.
Buffy si era accoccolata tra le gambe di Angel, poggiando la testa sul suo petto,
mentre l’uomo la circondava in un abbraccio protettivo che emanava calore
e amore.
Un caldo e soffice piumone li riparava dalla fredda brezza del mare d’inverno,
avvolgendoli.
Sembrava che quel meraviglioso spettacolo che avevano di fronte fosse un regalo
che la natura aveva fatto solo per loro, per festeggiarli.
Mille scintille puntuali, luminosissime, si perdevano all’orizzonte, dove
il cielo e il mare si toccavano in un tripudio di fusione e incontro: erano
le barche che si perdevano al largo, lontanissime.
Chissà dove finivano i sogni e dove, invece, cominciava il loro momento
insieme…
Chissà dove volava il pensiero di Buffy e cosa ascoltava il cuore di
Angel!
Le mani dell’uomo si erano insinuate dentro la maglia di lei, dolcemente,
e carezzavano il suo ventre, prima curiose, poi sempre più impazienti,
ansiose.
Buffy sentì un fremito che la stordiva, dominandola.
Non poteva più resistere a quella dolce tortura.
Girò la testa verso la bocca di Angel, che l’attendeva, implorandola
in una muta richiesta.
Le loro labbra si ritrovarono in un lampo, come se una sete impietosa li avesse
resi, per lungo tempo, arsi dal sole e afflitti, ma finalmente trovava la sorgente
e la via del benessere.
Angel la attrasse a sé, trascinandola sul suo corpo.
La passione li aveva rapidamente travolti, febbrilmente.
I maglioni erano riversi sulla sabbia fredda, e presto furono affiancati dal
resto dell’abbigliamento.
Il petto della donna carezzava quello dell’uomo, massaggiandolo e traendo
reciproco piacere.
Era un movimento dolce e muto…
stavano ascoltandosi, con la mente…parlandosi, con i corpi…scegliendosi,
con il cuore.
Buffy si scostò leggermente per prendere una protezione dalla tasca dei
jeans di lui, ma la mano di Angel bloccò la sua:
<< Non ho mai saputo cosa volevo veramente dalla vita, Buff…mai!
Sono andato a tentoni, urtando sedie e spigoli, inciampando su mille scalini…ho
cercato senza sapere cosa voler trovare…ma ora lo so…adesso conosco
la strada.
Voglio te, Buff!
Sei tutto il mio mondo…sei la mia voglia di esistere, il volto del mio
sogno che fino a ieri era buio.
Voglio te nella mia vita…adesso, domani…sempre!
Lo so che stiamo insieme da poco, ma che importa?
So di averti amata dal primo momento che ti ho vista, e so che anche per te
è stato così.
E’ come se non avessi mai fatto altro in tutta la mia esistenza!
Voglio che il mio futuro con te cominci da questo momento Buff, lo voglio fortemente…con
tutto me stesso!
Fai un figlio con me, amore mio…>>,
aveva parlato con il cuore in mano, porgendoglielo senza paure, donandoglielo
con sentimento infinito e puro, vero.
Buffy si sentì innalzare nel cielo alto e sconfinato sopra di lei.
Qualcosa la stava portando nell’aria.
Ogni sua fibra stava sussultando di gioia e vibrava come la corda di un violino
antico e prezioso.
Come aveva potuto meritare un regalo così unico?
Cosa c’era in lei che l’aveva eletta, fra tutte, ad essere la donna
più completa e più appagata?
Il nome che la madre di Angel aveva scelto lo rendeva degnamente in maniera
totale.
Lui era il suo angelo…era venuto per lei…per portarla dove nessuno
mai poteva anche solo sperare di arrivare col desiderio.
Il palmo della mano di Buffy ruotò, intrecciando quella dello splendido
uomo che la stava guardando con occhi sognanti e tentatori.
La sua risposta si perdette in un languido bacio e in un caldo sospiro:
<< …ti voglio, Angel!>>
Una bella doccia per sbollire i pensieri era proprio quel che ci voleva.
Non aveva chiuso occhio tutta la notte, e il getto di acqua fredda l’avrebbe
sicuramente svegliata, visto che l’attendeva una mattinata piena di lavoro.
Stranamente, però, il risultato ottenuto non era stato quello sperato.
La testa continuava a scoppiarle, il corpo gridava per il sonno, e i suoi pensieri
si erano fatti più affollati e martellanti di prima.
Non sapeva più che fare.
Aveva detto a Spike che voleva restare sua amica, e in quel momento lo pensava
veramente.
Aveva creduto sul serio di poter riuscire a stare vicino a lui, e smettere di
amarlo come lo amava…con tutta se stessa.
Non voleva assolutamente essere causa di spaccature all’interno del gruppo,
e meno che mai ora che tra Buffy ed Angel finalmente andava tutto per il meglio.
Eppure, nonostante i buoni propositi, erano finiti con l’ignorarsi.
In effetti, si evitavano, nel senso più triste del termine.
Willow, inconsapevolmente, aveva messo una distanza enorme tra lei e l’uomo
di cui era perdutamente innamorata.
Aveva aperto una voragine.
Si era buttata a capofitto nella ricerca, il lavoro la impegnava e la stordiva,
evitandole di pensare troppo, impedendo al dolore di squarciarle il petto ogni
volta che chiudeva gli occhi e ripensava a quelle mani su di lei, a quelle labbra
che la cercavano e la scoprivano, a quegli occhi che la spogliavano con passione
e ardore.
Solo che non bastava.
Tutti questi chilometri non erano abbastanza per il suo cuore.
Lei continuava ad amarlo, più di prima, e con più nostalgia.
Lo aveva capito la sera del compleanno di Dawn, quando si era trovata nello
stesso luogo con lui, e pochi centimetri a dividerli.
Poteva sentirne l’odore che le permeava le narici, stordendola.
Il suono della voce di lui rimbombava alle sue orecchie e la feriva, impietosamente.
Cosa doveva fare?
Perché lui non poteva amarla?
Perché non sentiva lo stesso sentimento che invece faceva vivere lei
e l’alimentava?
Aveva cercato di avvicinarsi a lui, di dimostrargli che quei buoni propositi
potevano essere mantenuti, ma non c’era riuscita.
Si era fermata prima ancora di allungare un misero passo verso quel divanetto
dove il ragazzo si era adagiato a parlare con Angel.
La cosa che, però, al di sopra di tutto l’aveva bloccata era il
fatto che neanche Spike facesse nulla per tentare un approccio amichevole.
In fondo era lui che era stato con Drusilla, era lui che non l’amava!
Poteva anche concedersi un minimo sforzo.
Un pensiero le saltò rapido in testa: forse era imbarazzato, magari si
sentiva in colpa…
No questo no!
Non poteva accettare dei sentimenti di pietà, non le era possibile, tutto
ma non questo!
Si sedette sullo sgabello di fronte al suo tavolo da lavoro, ordinatissimo.
Una busta bianca stava in bella mostra proprio nella parte centrale del ripiano
orizzontale:
“Dottoressa Willow Rosenberg.
Comunicazione interna.”
Non poteva crederci!
La sua candidatura non solo era stata vagliata e presa in considerazione, ma
era stata addirittura accettata!
La mano le tremava: lei era la nuova responsabile della filiale italiana a Roma,
il suo sogno si realizzava.
Aveva qualche settimana di tempo per sistemare i bagagli e avvertire gli amici.
Non aveva parlato a nessuno di tutto questo, non aveva mai creduto possibile
che la sua domanda potesse andare a buon fine.
Adesso doveva riordinare le idee e partire per sei mesi alla volta del Bel Paese.
Poi avrebbe deciso se rimanere o meno.
Dipendeva tutto da lei.
La sua vita era nelle sue mani.
Stranamente, però, la sua mano continuò a tremare e gli occhi
le si riempirono di lacrime, e non erano di gioia.
La voragine, adesso, era veramente diventata abissale.
Capitolo 14
Aveva circa un’ora di ritardo.
La sveglia aveva suonato come tutte le mattine, ma il loro buongiorno li aveva
coinvolti al punto tale da far dimenticare completamente il tempo.
Aveva lasciato a malincuore quelle braccia che lo avevano coccolato e conquistato
irrimediabilmente e, dopo una rapida doccia, era corso alla riunione fissata
per le nove.
Entrò nello studio di fretta, salutando la segretaria con un rapido cenno
della mano.
La donna lo seguì frettolosamente, ma non ebbe nemmeno il tempo di aprire
bocca che Angel si era già trovato faccia a faccia con suo padre:
<< Liam…>>,
salutò l’uomo, girandosi lentamente.
In piedi d’avanti alla vetrata luminosa, stava sorseggiando del caffè.
Lo aveva sempre chiamato Liam, sin da quando era un bambino.
<< Papà…>>
- chiese Angel con voce ansiosa –
<< che ci fai qui?>>.
L’uomo alto, coi capelli spruzzati di bianco, posò la tazza sulla
scrivania e sistemò il nodo alla cravatta:
<< Mi aspettavo un’accoglienza più calorosa, ma va bene lo
stesso…
Non vieni a casa da Natale.
Tua madre ed io eravamo in pensiero.
Ci chiedevamo, in effetti, come mai non fossi più venuto a trovarci con
Darla.
Naturalmente non è stato grazie a te che abbiamo saputo la motivazione>>.
Angel si massaggiò una guancia con le dita, poi si strofinò le
mani in un gesto nervoso.
Darla aveva raccontato tutto, era evidente.
Non aveva perso tempo:
<< In ogni caso ora sapete il perché, quindi possiamo anche evitare
di discuterne>>.
<< Evitare di discuterne?>>
- proruppe l’anziano avvocato, con voce alterata –
<< evitare di discutere del fatto che hai lasciato la donna che dovevi
sposare a breve dopo una vita intera passata con lei?>>
- il suo tono si fece più insinuante –
<< o forse non vuoi parlare del fatto che ti sei invaghito di un’altra
e che per lei stai commettendo delle pazzie?
Stai buttando la tua vita e pensi forse che io me starò qui a guardare?
Non posso credere che a trentadue anni tu sia ancora il solito bambino con la
testa piena di aria e di sogni impossibili!
Hai forse dimenticato che sei un associato di quello che si da il caso, sia
lo studio del padre di Darla?
E poi, molto più importante…ti sei effettivamente chiesto se la
tua giovane amichetta non sia attratta più da quello che hai che da quello
che sei?>>.
Il volto di Angel si rabbuiò pericolosamente:
<< Non ti permetto di appellarla così, tu non sai niente, niente!
Non la conosci nemmeno, non l’hai mai vista e sei già pronto a
giudicarla, come se ti trovassi in un’aula di tribunale!
Non voglio mancarti di rispetto, ma ti chiedo, anzi pretendo, che tu faccia
lo stesso con lei.
Buffy è una ragazza splendida, pulita, e io la amo da impazzire…>>,
aveva parlato tutto di getto, con foga, alzando la voce come schermo agli insulti
che la sua donna aveva subito per bocca del padre.
Il vecchio Malahide prese il cappotto che aveva appoggiato sulla spalliera di
una delle poltrone vicino a lui, poi, dopo averlo indossato, guardò il
figlio negli occhi con un’espressione raggelante:
<< Tu non rovinerai la tua vita, e soprattutto non rovinerai il mio nome.
Se non lasci questa donna immediatamente, considerati fuori dalla nostra famiglia.
Non posso affrontare l’onta che ci stai gettando addosso.
Ti do una possibilità, e in tutta onestà spero che te la conceda
anche Darla, che sta soffrendo moltissimo l’umiliazione di essere stata
abbandonata da te per una donna che non voglio nemmeno nominare, che non vale
nulla!
A te la scelta, Liam>>.
Il ragazzo tremò di rabbia a quelle parole.
Suo padre aveva offeso ancora una volta Buffy, e non si era preoccupato minimamente
di poter ferire anche i sentimenti del figlio.
La sua unica pena era proteggere i rapporti con la famiglia di quella che considerava
una nuora a tutti gli effetti, e permettere a lui di fare un matrimonio di interesse.
Non gli importava della sua felicità.
Non contava nulla che Angel avesse finalmente trovato l’amore vero, che
potesse gioire di un legame sincero e totale per tutta la vita.
Contavano solo i suoi interessi.
Ancora una volta stava interferendo nella sua vita, come aveva sempre fatto,
imprigionandogli l’esistenza e plasmandogliela a suo piacimento.
Era già successo con i suoi sogni d’artista.
Adesso voleva spegnere i suoi sogni d’amore.
Il ragazzo strinse le labbra in una smorfia di dolore.
Non poteva permetterglielo, non questa volta, non più.
Aveva vissuto coi sensi di colpa che gli attanagliavano l’anima, ferendolo,
affliggendolo, gravandolo di un peso che non aveva mai meritato.
Aveva chiuso gli occhi ai suoi desideri e fatto quello che suo padre aveva scelto
per lui, schiacciando il suo mondo.
Ma ora si trattava di Buffy, di quel magnifico sentimento che gli scaldava il
petto, cullandolo, di quella donna leggiadra e incantevole che gli era entrata
dentro l’anima, donandogli la pace.
Non poteva pagare questo prezzo, nessun senso di colpa avrebbe potuto convincerlo
diversamente:
<< Allora non sono più tuo figlio>>.
Buffy aveva finito prima del solito quel pomeriggio, e così aveva avuto
il tempo di andare un po’ in giro a comprare tutto il necessario per fare
una sorpresa al suo uomo.
Angel, infatti, le aveva lasciato le chiavi del suo loft già dalla prima
volta in cui avevano fatto l’amore, e lei poteva approfittare di questo
fatto per farsi trovare in casa, magari con una bella cena italiana, come piaceva
a lui.
Era passata anche in erboristeria e aveva comprato tantissime candele, delle
lozioni emollienti, e sali profumati coi quali preparare un bagno caldo:
Angel doveva essere molto stanco, dopo una lunga giornata di lavoro…lei
lo avrebbe fatto rilassare.
Dal fiorista aveva preso rose fresche e rosse, e ne aveva sparso i petali dall’ingresso
alla camera da bagno, disegnando una scia profumata e accompagnata da cere colorate
e luminose.
L’avvocato Malahide aveva spinto sull’acceleratore.
Non vedeva l’ora di tornare a casa, e in cuor suo sperava di trovare la
sua donna.
Aveva bisogno di lei, di perdersi dentro quel meraviglioso mondo che era Buffy,
per non pensare, per non permettere all’ansia di divorarlo.
La sua giornata non era stata affatto piacevole.
Prima suo padre, poi i suoi soci anziani che lo avevano sferzato duramente per
gli ultimi casi un po’ trascurati, cosa che non era mai accaduta.
Stavano cercando di fare terra bruciata attorno a lui, di alitare sul suo collo
per farlo sentire braccato.
Azionò il cancello automatico, e dopo aver fatto manovra, scese dalla
vettura e salì nell’appartamento.
Un odore dolce e leggero gli invase i sensi, inebriandolo.
I fiori erano sparsi ovunque, vicino alle candele, nella stanza enorme completamente
buia, e creavano un percorso che lo conduceva nel locale di fronte.
I vestiti di Buffy facevano da cornice al tutto:
una gonna lunga e setosa, la maglia che lui le aveva regalato qualche giorno
prima, il suo foulard preferito impregnato delle gocce del suo profumo, le autoreggenti
nere e la biancheria intima di pizzo erano la mano invisibile che lo stava guidando
magneticamente verso di lei, con impazienza ed eccitazione.
Lo stesso spettacolo di luci e colori lo attendeva nel bagno.
Due bicchieri di vino rosso erano posati sul carrello argentato, vicino alla
bottiglia dal collo alto.
La vasca, ricolma e bollente, era fatta di schiuma morbida e profumata…ma
lei non c’era.
Angel, che si era aspettato di trovarla lì, immersa e in attesa, si ritrovò
spiazzato, poi sorrise tra se e se…chissà cosa aveva in mente quella
piccola donna che ormai lo aveva completamente stregato.
Si spogliò rapidamente, gettando i vestiti alla rinfusa a formare un
mucchietto.
Immerse le sue splendide gambe nell’acqua, lentamente, mentre le goccioline
di vapore cominciavano ad avvolgerlo.
Quando finalmente si sdraiò, poggiò la testa su un asciugamano
che Buffy aveva appositamente ripiegato, e chiuse gli occhi.
La calma stava piano piano vincendo le resistenze del suo corpo, che si abbandonava
al piacere delle essenze, godendo enormemente.
Ogni suo muscolo, perfettamente disegnato, era ora rilassato e vinto.
D’un tratto aprì gli occhi, come se una forza potente e devastante
lo avesse strappato dal torpore:
lei era lì, d’avanti alla porta, più bella e seducente che
mai.
Indossava una lunga sottoveste di seta che la avvolgeva e risaltava ogni singola
curva del suo corpo, facendo quasi perdere la ragione all’uomo che la
osservava rapito ed estasiato.
Buffy si portò le mani alle spalline dell’indumento, incrociandole.
Con gesto lento e sensuale, abbassò la seta e si mostrò ai suoi
occhi, completamente nuda.
Angel sussultò, mentre con la mente la afferrava in un impeto selvaggio
e la attirava a se.
Ancora una volta lei lo aveva stupito.
Aveva completamente dimenticato che la sua biancheria intima era sparsa sul
pavimento.
Vederle fare questo gesto e trovarla senza niente sotto lo aveva sconvolto dal
piacere.
Completamente bloccato e perso nelle sue grazie, osservava in religioso silenzio
le movenze feline di lei, che lentamente si era avvicinata.
La donna si portò sulla bocca di Angel, e lo baciò.
Poi si ritrasse, e inumidendosi le labbra, indietreggiò di qualche passo
e fece per voltarsi.
La mano di lui le sfiorò una gamba, accarezzandola.
Buffy si bloccò, mentre un brivido la percorreva tutta.
Si chinò a prendere i calici di vino, e dopo averne porto uno al suo
amante, si immerse nella vasca, di fronte a lui.
Le scintille volavano e si rincorrevano paurosamente, mentre sotto l’acqua
le gambe si toccavano e le mani si cercavano, senza pudore.
In questo gioco di seduzione e carezze, i loro occhi non si abbandonavano un
solo istante, volendo godere del piacere dell’altro.
L’acqua era diventata ormai fredda mentre i loro corpi davano e prendevano,
univano e fondevano, tutto nell’amore.
E nel raggiungere la dimensione dell’infinito, i loro nomi vagavano nell’aria,
perdendosi fra i sensi:
“Buffy…Angel…”
La passione li aveva piacevolmente spossati.
Avvolti negli accappatoi bianchi e candidi, erano seduti sul tappeto, con la
schiena appoggiata al divano di pelle, e stavano consumando avidamente la cena
che Angel aveva riscaldato un attimo prima.
Buffy portava in continuazione il suo sguardo su di lui.
Era bellissimo, assolutamente, inopinabilmente.
Adorava ogni parte di lui.
Il suo corpo forte ed energico che la prendeva, il suo viso incantevole e meraviglioso
in ogni sua parte…nella bocca perfettamente disegnata e invogliante, negli
occhi misteriosi e neri che la spogliavano adoranti e la incendiavano.
C’era, tuttavia, qualcosa che oscurava quella figura, che imbruniva quello
sguardo rendendolo cupo e lontano.
Non era la prima volta che Buffy lo notava, e questa cosa la faceva stare male:
<< Angel, va tutto bene?>>,
chiese leggermente turbata.
Il suo ragazzo, pensieroso e assorto, girava e rigirava gli spaghetti ormai
freddi.
A quella domanda alzò gli occhi dal piatto, e non appena incontrò
lo sguardo della donna, si avvide che esso sprigionava preoccupazione ed ansia.
Immediatamente le sorrise, e toccatole un braccio dolcemente, la tranquillizzò:
<< Certo amore, è tutto a posto.
Stavo solo pensando a un caso a cui dovrò lavorare in questi giorni.
Tutto qui. Scusami>>.
Buffy non doveva sapere cosa lo angustiava.
Non poteva certo dirle che aveva litigato con suo padre perché lei non
era gradita alla sua famiglia.
<< Non devi scusarti di nulla.
Voglio solo che vada tutto bene, e che tu sia sereno>>,
rispose prontamente lei, baciandogli dolcemente la guancia.
<< Andrà tutto bene…solo se tu non mi lasci, mai>>,
esclamò l’uomo in un soffio, attirandola a sé in un caldo
e amorevole abbraccio.
Capitolo 15
Willow aveva finalmente trovato il coraggio di comunicare ai
suoi amici l’imminente partenza.
Il signor Giles l’aveva abbracciata forte, e con voce rotta dall’emozione,
le aveva augurato buona fortuna, sperando di riaverla presto tra loro.
Xander l’aveva guardata sgranando gli occhi, poi aveva alzato la voce,
urlandole che se pensava di vederlo felice per la sua promozione, si sbagliava
di grosso, e così dicendo era uscito, sbattendo la porta.
Si aspettava, tuttavia, che il peggio sarebbe arrivato nell’affrontare
Dawn.
La ragazzina era cresciuta considerandola come una seconda sorella, e Wil, essendo
figlia unica, si era legata a lei e l’aveva viziata proprio come tale.
Invece Dawn si era comportata da persona adulta e matura e, piangendo sommessamente,
le aveva baciato la guancia dichiarandole tutto il bene che le voleva, e che
l’aspettava presto a casa, alla fine di quei sei mesi in Italia.
Chi non era assolutamente riuscita a dominare e a gestire le proprie emozioni
era stata, incredibilmente, Buffy.
Nonostante il fatto che lei fosse non solo un’adulta, ma addirittura una
psicologa esperta in metodi comportamentali umani, era scoppiata a piangere
a dirotto, facendosi cogliere da una crisi isterica in piena regola.
Non poteva assolutamente pensare di separarsi da Willow.
Quella ragazza non era solo la sua migliore amica.
Si conoscevano da anni ormai, e avevano condiviso sogni, segreti, speranze,
dolori…ogni cosa.
Quando Buffy si era trasferita a Sunnydale e si sentiva sola e abbandonata da
tutti, coi genitori separati da poco e il padre rimasto in un’altra città,
lontano da lei, era stata Willow che si era avvicinata alla ragazza e l’aveva
accolta a braccia aperte, facendola sentire capita e amata.
Quando Joyce era morta, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore di tutti, era
stata Willow a rimboccarsi le maniche e a prendere le redini di casa, prendendosi
cura di Buffy, Dawn, e persino del signor Giles, i quali erano così distrutti
dal dolore da non riuscire a fare nulla.
E sempre lei era l’unica persona di cui Buffy si fidava ciecamente e a
cui apriva la sua anima confidandogli ogni minimo pensiero.
Willow non era solo la sua migliore amica…lei era tutto!
<< Come farò senza di te?>>,
aveva ripetuto continuamente, fino a cadere addormentata e completamente spossata
dalla stanchezza e dalle lacrime che le avevano cerchiato gli occhi di tante
pagliuzze rosse e viola, piccoli ematomi che si erano formati per via del pianto
esagerato.
Nemmeno lei avrebbe voluto lasciare i suoi amici, i suoi affetti più
cari, ma sentiva che doveva farlo.
Aveva un disperato bisogno di allontanarsi da Spike, di dimenticare quei sentimenti
che la soffocavano, che non le davano pace.
Doveva andare via e ricostruirsi una vita, da un’altra parte.
Forse sei mesi sarebbero bastati per buttarsi tutto alle spalle, e allora sarebbe
tornata a New York, al suo vecchio lavoro, alla sua amata compagnia.
Frattanto il 14 Febbraio era arrivato…era il compleanno di Buffy.
Willow sarebbe partita per Roma la sera dell’indomani, con il volo delle
9.00 pm.
Aveva posticipato proprio per festeggiare l’amica, almeno questo glielo
doveva.
Si erano organizzati per vedersi tutti in un locale in cui si sarebbero esibiti
Spike e la sua gang.
Willow aveva chiesto a Buffy di non raccontare nulla ad Angel riguardo la sua
partenza.
Sapeva che il ragazzo lo avrebbe ovviamente riferito all’amico, era normale,
e invece voleva essere lei a comunicarglielo, di persona, e voleva sistemare
i loro rapporti, una volta per tutte.
Buffy, dal canto suo, non era dell’umore adatto per festeggiare, si sentiva
davvero male al pensiero che avrebbe dovuto separarsi da Wil, e per tutto quel
tempo.
Tuttavia, si era ripromessa di non far pesare su nessuno il suo stato d’animo,
meno che mai sul suo adorato Angel che faceva sempre di tutto per renderla serena
e felice.
Sedeva a un tavolo con l’amica rossa e Cordelia, aspettando l’arrivo
del suo ragazzo, mentre Rupert discuteva con Xander poco distante.
Il palco si illuminò di una luce tenue e bluastra, e Spike uscì
tra la folla che applaudiva e urlava.
Si avvicinò all’asta piazzata al centro, aprendo il microfono,
mentre altre deboli luci multicolori illuminavano ad uno ad uno il resto della
band:
<< Questa è una serata speciale, dedicata ad una persona speciale…>>.
Alzò il braccio sinistro, portandolo sulla testa, e il batterista cominciò
a rullare, mentre via via gli altri strumenti lo seguivano a ruota in una famosissima
melodia.
Un ennesimo fascio di luce, stavolta luminosissima e bianca, dal basso, colpì
il cantante del gruppo, e vicino a lui apparve un uomo altissimo e fascinoso,
con un lungo giaccone di pelle invecchiata.
<< Oh mio Dio, Angel!!!!!!! >>,
gridarono a una voce Cordelia e Willow, alzandosi immediatamente e trascinando
una Buffy completamente sconvolta verso il palco.
La sua risata cristallina e radiosa arrivò dritta al cuore di Angel,
che la guardava con passione e trasporto.
Poi cominciò a cantare, con voce profonda e calda, solo per lei…
“(…)One love
(Un amore)
One life
(Una vita)
When it's one need
(Quando c'è un solo bisogno)
In the night
(Nella notte)
One love
(Un amore)
We get to share it
(Dobbiamo condividerlo)
(…)We're one
(Siamo una cosa sola)
But we're not the same
(Ma non siamo uguali)
We get to carry each other
(Dobbiamo sostenerci a vicenda)
Carry each other
(Sostenerci l'uno all'altro)
One
(Uno)
(…)You say
(Tu dici)
Love is a temple
(L'amore è un tempio)
Love a higher law
(L'amore una legge suprema)
Love is a temple
(L'amore è un tempio)
Love the higher law
(L'amore la legge suprema)
(…)One love
(Un solo amore)
One blood
(Un solo sangue)
One life(…)
(Una sola vita)”
La ragazza non riusciva a dire nemmeno una parola, ed era così emozionata
da tremare.
Il suo viso era rigato dalle lacrime che scendevano copiose e la libravano in
alto, con lui, verso l’infinito.
I suoi occhi gli parlavano e gli dicevano che anche lei lo amava, che erano
davvero una cosa sola, un unico sangue, una sola vita…
Quell’uomo era assolutamente incredibile.
Stava lì, sul palco, vincendo un pudore innato, per farle la sorpresa
più bella che mai avrebbe potuto immaginare di ricevere.
D’avanti a una folla si era messo in gioco, e tutto solo per farla felice,
per regalarle un compleanno unico e indimenticabile.
Quando il pezzo finì, uno scrosciare di applausi e di urla si levò
nella sala, mentre Spike si avvicinava all’amico, e insieme a lui intonava
“…happy birthday to Buffy…”.
Rapidamente tutti i presenti furono coinvolti negli auguri alla festeggiata,
e Buffy aveva il viso che rasentava una colorazione rosso fuoco.
Poi Angel scese dal palco, e andò verso di lei.
La ragazza bionda gli gettò le braccia al collo, sommergendolo di baci:
<< Ti amo, Angel…sei tutto per me>>,
gli sussurrò all’orecchio, mentre con la lingua ne carezzava i
lobi, mandando Angel in pericolosa confusione.
Lui le sorrideva e le massaggiava la schiena, con le mani sotto la camicetta.
La versione strumentale di “one” risuonò di nuovo nella sala,
e i due innamorati si avvinghiarono in un ballo dolce e romantico, perdendosi
occhi negli occhi, labbra su labbra, cuore dentro cuore.
Willow aveva lasciato le due amiche ballare in pista, e si stava
avvicinando alla piccola Dawn, che pareva un po’ malinconica.
Forse aveva litigato col suo ragazzo.
Da quando gli aveva detto che era stata accettata ad Harvard, e che quindi presto
sarebbe partita, Connor aveva assunto un atteggiamento scostante e freddo, e
la trattava con sufficienza.
Buffy le aveva spiegato che era una reazione alla situazione, che probabilmente
lui aveva paura della lontananza e di poterla perdere irrimediabilmente.
Dawn sarebbe stata distante chilometri, e al college avrebbe conosciuto nuova
gente, e fatto esperienze con loro, escludendolo, anche se inconsapevolmente.
Willow non poté evitare di pensare che qualcosa di molto simile sarebbe
successa a lei e a Spike, poi sorrise amaramente:
almeno Connor e Dawn si amavano…
<< Ehi…>>
- una voce familiare sussurrata all’orecchio la bloccò –
<< sembra che questa canzone piaccia maledettamente…>>
- esclamò Spike, indicando con gli occhi i loro amici che ballavano abbracciati
–
<< e devo ammettere, in tutta onestà, che fa uno strano effetto
anche su di me.
Ti va di ballare con un procuratore biondo platino?>>.
La ragazza ebbe un sussulto.
Lo stupore per quella richiesta l’aveva fatta tremare, ma il solito umorismo
di Spike le fece intrecciare gli occhi e la bocca in un sorriso:
<< Ma certo!
E poi con una lampadina così accanto, di sicuro non passerò inosservata…>>.
Spike rispose alla risata della donna, poi la attrasse a sé dolcemente,
e la abbracciò, quasi con timore.
Mille e più sensazioni li invasero soffocandoli.
Ogni emozione sopita si ridestò, urlando al contatto dei loro corpi.
Non era cambiato nulla.
Il sentimento era lì, palpabile, doloroso, e non aveva pietà delle
loro sofferenze, dei loro inutili tentativi di dimenticare ciò che provavano.
Spike si avvicinò pericolosamente all’incavo del collo di lei,
respirandone la fragranza della pelle e dei capelli, che tanto adorava, e che
ogni notte aveva sognato di sentire tra le lenzuola fredde:
<< In effetti mi chiedevo come mai una splendida rossa di mia conoscenza
fosse sola la notte di San Valentino…>>,
Spike era davvero felice di questo.
Aveva vissuto l’incubo di trovarla con qualcuno quella sera, con un uomo
che potesse godere di quel corpo che lui tanto desiderava, o che, peggio ancora,
potesse avere per sé quel cuore che lui non era riuscito a scordare.
La frase ferì Willow nel profondo.
Come mai era sola?
Forse perché era perdutamente innamorata di un uomo che non la ricambiava?
Forse perché non riusciva nemmeno lontanamente a pensare ad un altro
che non fosse lui?
<<…io invece mi chiedevo dove hai nascosto Drusilla…>>,
rispose lei, con una punta di dolore che riaffiorava ogni qualvolta menzionasse
quel nome.
Lo sguardo di Spike era piuttosto stranito:
<< Drusilla?
Ma rossa…guarda che quella è una storia morta da un bel po’.
Si lo so, era a casa mia per Capodanno, ma l’ha portata Darla, io non
ne sapevo nulla>>.
Era una storia morta, ma questo non gli aveva impedito di andarci a letto la
notte successiva al loro incontro.
O forse era più giusto dire che lui, evidentemente, faceva sesso cambiando
donne in continuazione come cambiava colore di capelli.
Era stata solo una povera stupida:
<< In ogni caso, non è affar mio.
Per quel che mi riguarda, invece, credo che mi troverò un bel tipo italiano,
magari moro e con gli occhi neri.
Dicono che siano molto passionali>>.
Il ragazzo sorrise, molto forzatamente, a quella che lui credeva una battuta:
<< Non sapevo ti piacessero gli italiani.
Comunque penso che anche gli americani sappiano il fatto loro>>,
dichiarò con una punta di orgoglio maschile.
<< Si, non lo nego.
Ma visto che vado a Roma, credo che avrò molte più possibilità
di trovare un uomo di quella nazionalità.
E’ anche vero che non si può mai sapere…>>,
aveva parlato senza pensarci.
Voleva solo far capire a Spike che lui non era nei suoi pensieri, che la sua
vita stava andando avanti, tranquillamente.
Spike vacillò:
<< Roma? Tu…tu vai a Roma?
Ma quando? Perché? Come decisione per la meta delle vacanze mi sembra
un tantino prematura e poi…>>
<< Non è una vacanza, Spike>>
- lo interruppe lei, facendosi seria –
<< Mi trasferisco in Italia per lavoro.
Sono stata promossa e mi hanno assegnato la direzione di una filiale estera.
Un vero salto di qualità per la mia carriera, sono molto felice>>
- mentì spudoratamente, più a se stessa che a lui –
<< Parto domani>>.
Una mano invisibile afferrò il collo dell’uomo, soffocandolo.
Mille calci allo stomaco, sferrati con precisione, lo stavano annientando, senza
che lui potesse difendersi.
Qualcuno stava prendendo il suo petto e lo stava stringendo in una morsa d’acciaio,
impietosamente.
Si fermò di colpo, guardandola con occhi spalancati:
<< Parti…domani?
Tu…tu vai via da qui, per sempre…domani?>>.
Willow annuì con la testa, poi sentì salire una velenosa angoscia
dentro.
Domani sarebbe davvero andata via, e forse non lo avrebbe mai più rivisto.
Era atroce questo dolore, non poteva più sopportarlo.
Essere tra quelle braccia, ancora una volta, la stava uccidendo, nonostante
i suoi disperati tentativi di apparire simpatica e brillante:
<< La canzone è finita, Spike.
Vado a raggiungere Dawn che è lì da sola e mi sembra un po’
giù>>.
Il ragazzo non rispose.
I suoi occhi continuavano a fissarla, ma adesso si erano ridotti a due piccole
fessure di disperazione blu intenso.