Capitolo 16

La giornata era piuttosto fredda.
Nuvoloni grigi oscuravano il sole spento del Febbraio newyorkese, e uno strato sottile di ghiaccio trasparente ricopriva le strade piene di gente in movimento.
I semafori rossi avevano formato lunghe file di vetture in attesa, mentre i pedoni correvano nei sottopassaggi della metro.
Il rumore di ciascuno era il silenzio di tanti.
Una massa enorme fatta di tante piccole solitudini.
Il ristorante era affollato e accogliente; ci voleva proprio una tazza di caffé fumante.
Angel firmò il conto e guardò l’amico con espressione preoccupata.
Per tutto il brunch, Spike non aveva proferito verbo.
Il suo sguardo era completamente perso dentro a un’immagine che non gli dava respiro: Willow che, stretta tra le sue braccia, e al tempo stesso così lontana, gli comunicava la sua imminente partenza.
Quando aveva intenzione di dirgli che sarebbe andata via?
Se lui non le avesse chiesto di ballare, cosa sarebbe successo?
Semplicemente sarebbe partita, e lui lo avrebbe scoperto solo a cose fatte…valeva davvero così poco per lei?
Non era più nemmeno questo il punto, ormai non importava.
Lui non l’avrebbe più rivista. Solo questo contava, e non aveva senso.
<< Mi chiedevo due cose>>
- proruppe il giovane Malahide, fingendo noncuranza –
<< La prima è che non mi spiego cosa ti abbiano fatto di male quelle frittelle…>>,
esclamò indicando il piatto dell’amico, ancora pieno, mentre questi tagliuzzava tutto col coltello, nervosamente.
Spike sorrise alla battuta e poggiò la posata sul tovagliolo:
<< E la seconda?>>
<< Beh, volevo anche sapere perché se vuoi una cosa non te la vai a prendere…>>,
rispose Angel, fissandolo negli occhi.
Il sorriso di Spike morì sulle labbra, ma il suo sguardo si accese di una nuova luce. Angel lo capiva come nessun altro:
<< Ti sei seduto, Spike. Non è da te.
So che la ami…non puoi lasciarla partire>>.
Forse non tutto era perduto.
Willow non era ancora salita su quel maledetto aereo, e lui non gli aveva mai confessato di amarla.
Magari non sarebbe cambiato nulla…forse, per lei, lui non era altro che un amico, in fondo era stata chiara quella sera… ma doveva fare ugualmente un tentativo.
Doveva correre da lei e dirle che non c’era stato un attimo, da quando l’aveva conosciuta, che non aveva passato senza il suo viso nella mente, senza la sua voce nella testa…
Sarebbe stata Wil a decidere, ad avere l’ultima parola sulla loro storia, ma lui doveva assolutamente dirglielo, o non avrebbe più potuto vivere col rimpianto del perduto.


Aveva riempito quattro valigie.
Non credeva di avere tanta roba, ma sei mesi sarebbero stati lunghi, e non doveva farsi mancare nulla:
L’Italia sarebbe stata la sua nuova casa.
Stava aspettando Buffy e Xander per andare all’aeroporto, ma mancava ancora un po’ all’appuntamento…aveva tutto il tempo per essere nervosa e rimuginare sulla sera prima, sul suo addio a Spike.
Non era così che se l’era immaginato.
C’era stato un momento in cui aveva pensato di dirgli la verità, di liberarsi di quel peso per potersene andare via gettandosi tutto alle spalle.
Invece alla fine aveva scelto di tacere, di seppellire nell’angolo più profondo della sua anima questa cocente follia d’amore che l’aveva interamente coinvolta, e ora stava scappando via da tutto, in punta di piedi.
Scappare era ciò che aveva sempre fatto in tutta la sua vita…scappare dalle emozioni, dalla violenza dei sentimenti, dalla devastazione degli affetti.
Era sempre stata tranquilla, aveva vissuto la quiete, il torpore, la pacatezza.
Non si era mai buttata…aveva forse amato prima?
La risposta era semplice, facile, a portata di mano.
Era stato tutto lineare, un’equazione con una sola variabile, se stessa, e lei era sempre riuscita a controllarsi alla perfezione.
Poi era arrivato Spike, e tutto era cambiato.
Le certezze avevano cominciato a starle strette, la sua vita non era più quella che voleva vivere.
Si era innamorata, perdutamente, inesorabilmente, senza accorgersene, senza sapere come…
Si era ritrovata dentro un turbine di sensazioni forti, che le mozzavano il respiro, dentro il blu di due occhi che la denudavano, toccata da mani che la scoprivano e la rendevano donna.
Si alzò dal divano scuro al suono del campanello, trascinandosi stancamente.
Le costava così tanto arrivare a quella porta…
o forse non era pronta ad andare?
Non riuscì a dire niente.
Le parole si fermarono sulla punta delle labbra…non c’era nulla che potesse dire in quel momento, nulla che non avrebbe fatto capire quanto il suo cuore stesse scoppiandole nel petto.
Spike era lì, di fronte a lei, oltre quella soglia aperta.
<< Ciao rossa>>
- il ragazzo aveva il viso tirato, le labbra strette, il cuore a mille –
<< ieri sera non ti ho detto niente…ecco, io…non ti ho salutata…non sono riuscito a dire una sola parola…>>
- stava completamente andando nel pallone.
Tutto il bel discorso che aveva preparato in macchina era sfumato nel buio, non ricordava nulla –
<< posso entrare?>>.
Willow lo fissava incapace di formulare un qualsiasi pensiero.
La felicità le faceva dolere il petto.
Non sapeva perché lui era lì, ma bastava che c’era.
Poteva vederlo, anche se era l’ultima volta…lui era andato da lei.
<< Ma certo, entra!
Scusami…è che aspettavo gli altri, non…non pensavo di vederti qui, oggi…voglio dire, ora…>>,
la ragazza stava balbettando, non riusciva nemmeno a guardarlo negli occhi.
Spike entrò nel salotto, poi si girò lentamente verso di lei, parlando a voce bassa:
<< Willow, devo assolutamente dirti una cosa per me troppo importante…non posso lasciarti partire così.
Non posso proprio.
Ti prego di ascoltarmi, e non devi dirmi nulla se non vuoi.
Forse è tardi…so che hai un aereo là fuori, e un’altra vita che ti aspetta…ma vedi Wil, io non sono bravo ad amare, forse non so più come si fa>>.
Il cuore della ragazza fece un balzo.
Aveva detto ‘amare’? Stava parlando di lei?
Spike la amava? Era lei che amava?
Stava girando tutto, non sentiva le gambe.
<< Ho dei sentimenti per te, e non sono quelli di un amico.
Lo so cosa ci eravamo detti…in effetti quello che ‘tu’ avevi detto…ma per me non è così.
Quella notte non è stata un errore…>>.
Willow sentì il disperato bisogno di gettargli le braccia al collo, di urlargli che anche lei lo amava, che non era più stata in grado di fare altro nella sua vita se non amare lui, con tutta se stessa!
L’uomo di fronte a lei, con le mani che martoriavano la giacca, continuava a parlare con voce sempre più viva e appassionata:
<< …sulle prime l’ho creduto anch’io.
Volevo scappare da te, non potevo innamorarmi di nuovo.
Avevo troppa paura di soffrire…non mi fido molto della gente, non dopo quello che ho passato.
Però è successa una cosa, dopo che siamo stati insieme, che mi ha dato la chiave per aprire di nuovo questa porta…>>.
Il cuore della giovane donna si raffreddò di colpo al ricordo di ciò che aveva visto, una sera di qualche mese prima, dentro una villa da sogno.
Una figura nel buio che si allontanava, dalla camera di Spike, e il cuore di Willow che cadeva in briciole di veleno amaro.
‘Però è successa una cosa…’
Lei era andata da lui per parlare, per dirgli cosa provava, e invece lui, per scappare da questi sentimenti, era andato a letto con Drusilla, col suo passato.
Adesso le stava dicendo che aveva capito di avere sbagliato…ma a che prezzo?
Era stato con un’altra per provarsi l’amore per lei…poteva davvero fidarsi di lui?
Cosa gli avrebbe impedito di farlo di nuovo?
Si sentiva ferita…il suo orgoglio di donna aborriva quella scena, non poteva accettarlo.
Adesso lui la amava, e questo era quello che aveva sempre sognato, ogni istante, ogni respiro, ogni volta che lo desiderava accanto e lui non c’era.
Ma poteva cominciare una storia sulle ceneri di una fiducia perduta?
Lei lo aveva amato, e lui era scappato.
La gelosia le annebbiò la mente, la prese in una morsa, soffocandola.
Xander bussò alla porta che Willow aveva lasciato aperta.
I suoi due amici erano l’uno di fronte all’altra.
Riusciva a vedere solo il viso di Spike, mentre la donna gli dava le spalle:
<< Pronta per andare?>>,
chiese debolmente, mentre con la mano accennava un saluto al ragazzo biondo, che aveva alzato gli occhi nella sua direzione.
Willow si girò di scatto, in fiamme, ringraziando in silenzio l’amico che, ignaro di tutto, guardava con profonda tristezza le valigie:
<< Si Xan, sono pronta…>>
- rispose con rassegnazione;
poi guardò ancora Spike, uno sguardo misto di rimpianto e dolore -
<< Ho un aereo là fuori…>>
Il sangue di Spike si gelò nelle vene…lei era fredda, e gli stava dicendo addio.
Non lo amava, lo lasciava, partiva.
Fissò nella mente quei capelli rossi che tanto adorava, quel corpo snello che aveva unito al suo in un abbraccio di passione.
La vide indossare il cappotto, mettere i guanti a coprire le sue bianchissime mani, e poi salire in macchina, senza voltarsi indietro.
Si appoggiò alla porta della casa, ormai chiusa, stancamente.
Buffy lo salutò dalla vettura, ma lui non si accorse di nulla.
Guardava il profilo della donna che andava via, lontano da lui, verso un’altra vita.


Capitolo 17

Buffy rientrò in casa a pezzi.
Vedere Willow salire su quell’aereo era stato assolutamente devastante, nonostante il fatto che fosse preparata e rassegnata alla cosa.
Le lacrime le rigavano il viso sconvolto dal trucco sbavato, e il naso era rossissimo e screpolato.
Sembrava una bimba indifesa, e si sentiva tremendamente stanca.
Occorreva del tempo per superare il trauma, e forse non ci sarebbe mai riuscita del tutto.
Willow rappresentava tante cose per lei, per la sua vita.
Accettare di perderla, di non vederla più ogni giorno a dividere la sua quotidianità, era un lutto che andava assorbito con calma e tanta, tanta pazienza.
Non aveva voluto che Angel l’accompagnasse.
Aveva bisogno di stare sola.
Avrebbe passato la serata a guardare le foto, i vecchi tempi andati, ciò che era.
Xander l’aveva abbracciata stretta: ‘mi sei rimasta solo tu’.
Un mazzo enorme di rose rosse e tea stava al centro del tavolo, nel salotto.
Buffy asciugò gli occhi col fazzoletto, e un debole sorriso le illuminò il volto abbattuto.
Il suo Angel aveva pensato a lei, ancora una volta.
Sapeva esserle accanto con discrezione, piano, nel silenzio di un amore infinito e paziente, che sa aspettare, che non invade, che da il suo tempo.
Una busta sfumata di grigio perla stava al centro dell’omaggio.
Buffy la aprì e prese il cartoncino scritto con la grafia del suo uomo:
“In questo momento so che stai piangendo, e io non posso fare molto per te, anche se non vorrei mai saperti triste.
Una cosa però posso farla…darti il mio regalo di compleanno.
Con tutto l’amore che sento di provarti, Angel”.
Due biglietti aerei per il week end, destinazione Roma, completavano la busta…era il suo dono per lei.
Era egli stesso il suo dono per lei!
Buffy sentì una leggerezza immensa invadergli l’anima.
Cosa aveva fatto nella vita per meritare un uomo che conosceva esattamente il significato dell’amore?
Le lacrime adesso cadevano incontrollabili, ma erano di pura gioia.
Angel era andato in agenzia quello stesso giorno, giacché non sapeva della partenza di Willow fino a poche ore prima, e aveva prenotato per quel fine settimana, per regalare alla sua Buffy la possibilità di vedere come si era sistemata l’amica, quietando il suo animo.
Sapeva di essere veramente fortunata ad averlo nella sua vita, ad essere dentro al suo cuore.
Un uomo così forte, ma al tempo stesso dolce e premuroso, attento e mai assente, sicuro e passionale, adorabile e amante…il suo sogno, il suo mondo, la sua felicità.
Prese il cordless per chiamarlo subito, voleva averlo vicino, ora…sempre!
Non aveva bisogno di stare sola per ritrovarsi, perché senza di lui poteva solo perdersi!
Voleva fare l’amore con lui, stringerlo a se, ringraziarlo e restituirgli una fetta di pace e tutto l’amore, che accanto al suo petto si sarebbe sommato, crescendo sempre, per toccare ogni volta un punto più alto.
Qualcuno bussò alla porta…forse era lui!
Buffy volò all’ingresso, con un enorme sorriso che gli faceva brillare il volto, ora sereno e più bello che mai.
<< Ho bisogno di parlarti>>
- Darla era d’avanti a lei, in soprabito nero.
Una sciarpa di pelliccia grigia copriva la bocca e bloccava i lunghi capelli biondi.
Il trucco pesante ne scuriva lo sguardo, e il tono della voce era basso e secco –
<< Non accetterò un no>>.
Buffy rimase spiazzata dalla maleducazione della donna.
Non l’aveva salutata, e le parlava in modo autoritario, senza alcun riguardo.
Si chiese cosa avrebbe potuto trattenerla dallo sbattergli la porta in faccia.
<< Si tratta del nostro Angel, e ti garantisco che ti conviene starmi a sentire>>,
continuò la donna, che rapidamente entrò nell’atrio, superando Buffy che si era scansata per farla passare, in silenzio.
Quella frase era una minaccia, ne era consapevole, ma non poteva non sapere cosa avesse da dirle su di lui.
Era meglio lasciarla sfogare, in ogni caso avrebbe saputo difendersi, non era di certo una sprovveduta.
<< Non ti dispiace se non ti offro nulla vero?
La tua non è una visita di cortesia, e io non voglio essere un ospite cortese>>,
esclamò Buffy, indicando con il braccio il divano.
Darla non considerò l’invito e sedette sulla poltrona, sfilandosi via i guanti.
Poi tolse la sciarpa, lentamente:
<< Sei stata molto brava a prenderti Angel…>>.
<< Se sei venuta qui per farmi i tuoi complimenti, potevi risparmiarti il viaggio>>,
la interruppe prontamente la ragazza.
<< O magari potevo spedirti un biglietto>>,
Darla aveva preso il cartoncino dal tavolo gettando uno sguardo al mazzo di rose che stava poggiato sul mobile basso, di fronte.
Buffy glielo strappò rapidamente di mano:
<< Mi dispiace dover essere come te, Darla, ma mi costringi.
Vieni subito al dunque e poi vattene da casa mia>>.
<< Sarò rapida, non preoccuparti, ma tu vedi di ascoltarmi bene e di non interrompere.
Dicevo…sei stata molto brava a prenderti il mio uomo.
Già, perché lui è stato il mio uomo per parecchi anni, e non sono certo io a dovertelo ricordare, visto che quando ci sei finita a letto lo sapevi benissimo.
Comunque sia, te lo sei preso.
Mi chiedo, però, se sai a quale prezzo>>,
fece una pausa studiata, per guardare lo sguardo della giovane donna.
Buffy impallidì impercettibilmente.
Una strana sensazione di angoscia le gravò sul petto.
<< Dalla tua faccia direi che non sai di cosa sto parlando.
E’ per questo che sono qui, per fartelo sapere.
Angel non deve averti raccontato molto di sè, perché se davvero lo avesse fatto e tu continui a stare con lui, significherebbe che non te ne importa nulla, e che pensi solo a te stessa…o magari ai suoi soldi.
Beh, se hai quest’idea, puoi anche scordarti i tuoi sogni di gloria>>.
Buffy si sentì punta da mille insetti, schiaffeggiata e ferita nel profondo:
<< Tu non sai cosa dici, Darla!
Io amo profondamente Angel, non mi importa nulla del suo denaro.
Sto con lui per ciò che è…ma non devo stare qui a spiegarlo a te.
Non mi importa cosa pensi>>,
I suoi occhi parevano due fiamme, avrebbe potuto ucciderla con un solo sguardo.
<< Se non ti importa cosa penso io non fa nulla…dovrebbe però importarti cosa pensa il padre di Angel.
Sai, carissima Buffy…Angel, per stare con te, è in rotta con i suoi genitori.
Ma ancora dal tuo sguardo deduco che tu non ne sai nulla.
Ebbene, è così.
Il signor Malahide non ha preso per niente bene la decisione del figlio, e lo ha buttato fuori dalla sua famiglia.
Angel e io dovevamo sposarci, ma tu hai rovinato tutto, dando un grande dolore a molte persone.
Suo padre non ti accetterà mai, e siccome Angel ti ha difesa a spada tratta, hanno avuto un violento alterco e adesso sono ai ferri corti>>.
La fronte di Buffy si imperlò di ghiaccio.
Il suo Angel si era messo contro la sua famiglia per stare con lei, ecco perché a volte poteva vedere un barlume di tristezza nei suoi occhi!
Si era alienato dalla sua famiglia per lei!
<< C’è molto altro che non sai, mia cara fanciulla.
Molti anni fa c’era un ragazzo…un sognatore…un artista.
Studiava arte e dipingeva, era veramente bravo.
Ma questo non è un mestiere vero, e suo padre non voleva assolutamente che egli sprecasse la sua vita inseguendo speranze vane: voleva per lui un futuro sicuro, nel suo stesso ramo, la legge…il potere.
Ebbero una discussione molto animata.
Il ragazzo continuava a sostenere le sue ragioni, era infervorato, alzò la voce contro suo padre.
Entrambi non volevano cedere all’avversario, ma fu il cuore del genitore a farlo: ebbe un violentissimo infarto.
Stava per morire, fu salvato per miracolo.
Puoi immaginare il senso di colpa del giovane artista, che prontamente lasciò tutto per assecondare i desideri del padre.
Lo aveva fatto troppo soffrire, e non riusciva a capacitarsene.
Promise a se stesso che mai più gli avrebbe dato un dolore.
E poi sei arrivata tu>>.
Buffy si sentì morire.
Ecco perché Angel non aveva mai voluto parlare del suo passato da artista!
Ogni volta che lei gli aveva chiesto perché mai avesse smesso di dipingere, il tono di lui si spegneva e cambiava subito argomento.
La terra sotto i piedi si aprì in una voragine dove lei stava precipitando.
Il mare della disperazione la stava affogando, impedendole di respirare.
Angel aveva involontariamente provocato il malessere del padre e questo senso di colpa lo aveva ingabbiato in una spirale senza via d’uscita.
La sua vita era cambiata in quel momento.
Aveva fatto di tutto per rimediare a quello che lui credeva fosse un errore.
Lasciati gli studi di arte, aveva intrapreso la carriera di legge, proprio come voleva il padre.
Poi aveva conosciuto Darla, la figlia di un uomo altrettanto potente, e doveva sposarla.
Era già tutto scritto, tutto perfetto per il vecchio Malahide.
Ma era arrivata lei, e Angel era cambiato.
Aveva fatto marcia indietro.
Si era innamorato, e per questo amore così grande, più grande dell’amore per un padre, si era messo contro la famiglia, aveva di nuovo sfidato l’etichetta, e aveva deciso di vivere la sua storia con lei, per cercare una felicità che non aveva mai provato.
Ma sarebbe stato veramente felice?
Avrebbe sul serio trovato la pace con lei, pagando un prezzo così alto?
Buffy era una psicologa, conosceva benissimo il potere dei traumi, il legame che creavano i sensi di colpa.
<< Anche se Angel adesso ti ama, sei proprio sicura che col tempo non comincerà ad odiarti?
Sei tu la causa di tutto.
E passato il primo periodo di infatuazione, si renderà conto di avere sbagliato, ma sarà troppo tardi.
Se suo padre dovesse stare male di nuovo…se dovesse morire, non se lo perdonerà mai, non te lo perdonerà mai!
Se lo ami profondamente, come dici, sai cosa devi fare>>.
Era vero, era tutto vero!
Se mai fosse successa una cosa del genere, Angel non glielo avrebbe mai perdonato…il muro tra loro sarebbe diventato insormontabile, l’amore si sarebbe spento, trasformato, imploso.
Lei non poteva permettere che Angel soffrisse ancora, non poteva pensare alla sua felicità a discapito dell’unico uomo che avesse mai veramente amato.
Il suo caro, dolcissimo Angel, non le aveva detto nulla della sua lite col padre.
Non aveva voluto umiliarla.
Si era dimostrato il migliore uomo del mondo, la sua favola.
La amava teneramente, la faceva sentire speciale, unica, protetta, preziosa, insostituibile.
L’elenco dei suoi gesti si perdeva.
Proprio fino a qualche ora prima aveva pensato a lei, al suo dolore per la partenza di Willow, e le aveva regalato un viaggio a Roma.
E lei?
Lei cosa aveva fatto per lui?
A cosa sarebbe stata disposta a rinunciare per il suo grande amore…per Angel?
La risposta le morì nel cuore.
Guardava Darla ma non la vedeva, e piangeva…
non riusciva a dire niente, aveva dimenticato che quella donna la stava osservando, e che ne era compiaciuta.
Niente aveva più significato ora.
L’orgoglio, che l’aveva sostenuta fino a quel momento, cedette alla disperazione della consapevolezza che era proprio tutto vero.
Fuori uno scroscio di pioggia fortissima batteva i vetri delle finestre, e attorno a lei tutto pioveva.

Capitolo 18

Da quando stava assieme a Buffy, era la prima volta che si svegliava solo, senza lei al suo fianco.
Era diventata una piacevole abitudine averla vicino, sentire il suo respiro regolare nella notte, aprire gli occhi e vedere il suo viso sereno e in pace.
Guardarla addormentarsi o salutare il nuovo giorno che nasceva era meraviglioso.
Durante la sua relazione con Darla aveva creduto che detestasse dormire abbracciato a qualcuno, voleva i suoi spazi, era vitale per lui sentirsi slegato.
Aveva dovuto ricredersi.
Era il primo a cercarla, nella notte…a immergere il volto nell’incavo del collo di lei, per respirare del suo odore, per assaporare il suo gusto con piccoli baci pieni di dolcezza, che sfociavano in puro desiderio già al mattino.
Stavolta, però, Buffy aveva bisogno di stare sola, e lui non aveva voluto invadere i suoi spazi.
Aveva persino evitato di telefonarle per vedere come stava, non voleva essere assillante.
Lei sapeva che lui c’era, sempre…e lui sapeva aspettare.
Aveva da poco chiuso al telefono con Spike, che era veramente a terra.
Angel non poteva fare molto per risollevarlo, non c’erano parole che potessero servire in una situazione del genere.
Poteva solo sperare che il tempo sedasse in qualche modo l’angoscia del suo amico, o che magari qualcosa cambiasse, che Willow cambiasse…
Il giovane Malahide, infatti, era sempre stato convinto del fatto che l’amica di Buffy ricambiasse Spike, ma non ne aveva mai parlato con la sua donna perché non credeva giusto che si intromettessero nella situazione: dovevano essere Spike e Willow a parlarsi, chiarirsi.
Spesso gli amici, nel tentativo di aiutare, possono combinare danni e peggiorare le cose, quindi lui si era tenuto fuori da tutto.
Adesso però le cose erano diverse.
Spike aveva dichiarato i suoi sentimenti alla ragazza, ma lei se ne era andata via.
Qualcosa non quadrava.
Forse era arrivato il momento di parlare con Buffy e di vedere come stavano le cose, sul serio.
Mentre si perdeva in questi pensieri, il telefono squillò di nuovo.
<< Ciao Angel…>>,
era Buffy all’altro capo dell’apparecchio.
<< Buff…ciao amore!
Come stai? Va un po’ meglio?>>,
rispose Angel, con tono ansioso.
Aveva aspettato che lei lo chiamasse per tutta la mattina, era davvero preoccupato.
Il suo migliore amico da una parte e la sua ragazza dall’altra avevano occupato la sua mente al lavoro, e non era riuscito a concentrarsi.
<< Sto bene, grazie>>
- la voce di Buffy pareva provenire da un abisso lontano, tanto suonava bassissima e stanca –
<< Io…io ho ricevuto i fiori, e i biglietti…grazie Angel, davvero, grazie…solo che…ecco, vedi…non posso partire con te, non posso venire con te a Roma>>.
Il ragazzo rimase un po’ perplesso, quel modo di parlargli era strano, c’era qualcosa che non andava:
<< Buff, sicura di stare bene?
E’ successo qualcosa?>>
<< Si sto bene…è che ho un caso delicato con un bambino difficile.
Non te ne avevo parlato, colpa mia…ma non posso proprio muovermi.
Mi dispiace che tu abbia fatto questa spesa inutilmente>>,
non aveva chiuso occhio tutta la notte dopo il suo incontro con Darla.
Aveva pensato e ripensato, e aveva versato tutte le sue lacrime, ma la risoluzione non cambiava, non poteva cambiare…doveva lasciare Angel, doveva farlo…per lui.
Allontanarsi era l’unica cosa da fare, doveva cercare il modo di apparire scostante ai suoi occhi…fredda.
Il viaggio era la prima cosa a cui doveva dire di no.
Era la cosa più difficile che avesse mai dovuto fare in tutta la sua vita.
Sentiva il suo cuore grondare sangue e disperazione.
<< Amore, non devi preoccuparti di questo…affatto.
Ci sarà un’altra occasione, posso sempre cambiare la data di partenza e…>>.
<< NO!>>
- l’urlo uscì fuori incontrollato.
Buffy era spaurita, in preda all’angoscia –
<< Scusami Angel, è che non posso proprio muovermi al momento, e passerà sicuramente molto prima che io possa trovare del tempo per qualcosa del genere.
Sono molto presa>>.
<< D’accordo, va bene.
Partiremo quando sarai tu a dirmelo.
Io aspetto te>>.
La voce di Angel arrivò così dolce alle sue orecchie…
Era semplicemente il migliore uomo del mondo, così comprensivo, attento, affettuoso…
<< Ci vediamo a pranzo?>>,
chiese l’uomo, che si era nel frattempo alzato dalla scrivania e stava guardando una cornice con la sua Buffy che sorrideva.
Buffy respirò a lungo, prese tempo:
<< Non posso.
Ho un appuntamento a pranzo, credo proprio che oggi non potremo vederci.
Stasera, infatti, lavorerò fino a tardi, e preferisco tornare a dormire a casa mia>>.
Angel ascoltò con triste meraviglia.
Non era mai successa una cosa del genere, e adesso lei stava lontana da lui addirittura per due notti di seguito.
Non volle però sembrare patetico, né tanto meno eccessivo:
<< Va bene, Buff.
Allora ci sentiamo più tardi al cellulare.
Ti amo>>.
La donna aveva le ciglia imperlate…voleva gridargli che anche lei lo amava, che viveva e moriva per lui, che non c’era niente al mondo che volesse più del suo amore:
<< A dopo>>.

C’era voluto molto trucco per coprire le occhiaie.
Non aveva più dormito né mangiato, e il suo fisico era profondamente debilitato e segnato.
Il cappotto di fattura italiana, che la copriva fino alle caviglie, era color ambra, e si intonava con il twin set dello stesso colore, portato su una longette scura.
I capelli erano raccolti, e i suoi occhi apparivano grigi e spenti.
Si accingeva a fare ciò che mai avrebbe creduto possibile, e il suo animo era avvilito e gridava.
<< Avvocato Malahide, la signorina Summers chiede di vederla>>,
esclamò la segretaria dall’interfono.
<< La faccia passare immediatamente>>,
rispose Angel, visibilmente felice.
La aspettava da tutta la mattinata.
Buffy lo aveva chiamato poco prima delle nove, che era ancora in casa, per dirgli che sarebbe andata in ufficio da lui di lì a poco.
Finalmente era arrivata.
Non la vedeva da due giorni, ma ad Angel sembrava una vita.
Era strano per lui provare questi tipi di sentimenti…sentirsi completamente in balia di un’altra persona, ed esserne felice.
<< Buff!>>,
Angel si mosse in direzione della sua donna, abbracciandola stretta.
La baciò tra i capelli, respirandone il profumo a lungo, poi la guardò negli occhi, con un’espressione di pura gioia.
Si chinò sulle sue labbra per catturarle, con trasporto.
Buffy fece violenza a se stessa per imporsi di rispondere freddamente al bacio.
Il loro battiti accelerarono, segno di un innamoramento sempre in continua crescita, e ciò era innegabile.
La ragazza si allontanò con un profondissimo dolore nel petto.
Il suo cuore sapeva che quello era l’ultimo bacio…l’ultimo anelito di amore preso, e donato:
<< Angel…io…io, ecco…ho bisogno di parlarti>>.
Il giovane avvocato la guardò un po’ stupito, la sentiva strana…distante:
<< Sono qui Buff…cosa c’è?
Cosa è successo?
Hai una faccia che mi preoccupa…sembra quasi che tu abbia pianto.
Va tutto bene con Willow, l’hai sentita?>>.
<< Willow sta bene.
Ci siamo sentite più volte, e si è sistemata benissimo.
Le manchiamo, ma tutto sommato sta bene>>
- rispose Buffy, non riuscendo a trattenere uno sguardo d’amore per lui.
Era così preoccupato!
Aveva pensato che lei stesse male per la sua amica, e ne aveva subito chiesto notizie –
<< Devo parlarti di te…e di me>>,
aggiunse tutto d’un fiato.
Angel si sentì invadere da una sensazione di angoscia immane, lo sguardo di Buffy era inequivocabile:
<< Che succede?>>
<< Ecco…io…non so da che parte cominciare>>
- aveva pensato mille volte al discorso da fare, alle
parole da dire, ma tutto gli moriva in gola.
Sapeva che doveva essere dura, che non doveva tentennare, o Angel avrebbe capito che stava mentendo, ma essere lì, di fronte a lui, per dirgli ciò che doveva assolutamente dirgli, era qualcosa di terribile –
<< Vedi…in questi giorni ho riflettuto sulla nostra storia, sul nostro rapporto, e mi sono resa conto che stiamo correndo troppo.
Vengo fuori da un legame lunghissimo con Riley, e non ho avuto tempo di pensare a me, a me come persona intendo.
Adesso sento l’esigenza di starmene da sola, per conto mio, e…>>.
L’uomo, che stava di fronte a lei, si lasciò cadere sulla poltrona alle sue spalle.
Non era possibile, Buffy non stava dicendo sul serio quelle cose, non poteva davvero volerlo lasciare:
<< Buff, sei tu?>>,
- la voce di Angel ferì le sue orecchie violentemente.
La sua richiesta era scontata, e sapeva di dolore enorme e di angoscioso terrore.
Quella donna che aveva di fronte non poteva essere la sua Buff.
Lei lo amava!
Glielo aveva ripetuto così tante volte…con gli occhi, con la bocca…quando si muoveva su di lui, quando con lui faceva l’amore e si perdeva…-
<< Com’è possibile che tu mi dica questo, Buff?
E il nostro amore?
E tutto quello che abbiamo fatto fino ad ora?
Non era un gioco, non lo era nemmeno per te. Io lo so!
Tu mi ami…volevamo anche un bambino assieme!!!
Non riesco a credere a una sola parola…deve essere successo qualcosa…qualcosa che non vuoi dirmi e…>>.
<< Io non ti amo, Angel…>>,
esclamò la donna, di getto.
Doveva interrompere i suoi passaggi mentali, doveva spiazzarlo.
Sapeva che lo avrebbe psicologicamente distrutto, ma non c’era altro modo per troncare la cosa.
Tuttavia non riuscì a guardarlo negli occhi, mentre glielo diceva.
Sentiva che non avrebbe potuto sostenere lo sguardo di lui e mentirgli così.
E poi i suoi occhi parlavano!
Parlavano di tutto l’amore che sentiva per lui…Dio solo sapeva quanto le costasse una tale rinuncia!
Angel sentì il cuore abbandonarlo.
Una sofferenza accecante gli invase le membra, soffocandolo.
Il respiro gli si mozzò nel petto, e la testa vorticò pericolosamente.
Buffy gli aveva detto che non lo amava…lei aveva proprio detto quelle parole.
Lui aveva preso la sua vita e gliel’aveva messa nelle mani, donandogliela…e le aveva fatto solo una richiesta:
‘ tutto il mio mondo per te, Buffy…ma tu non lasciarmi, mai ’.
Si era innamorato perdutamente, inesorabilmente, con tutto se stesso, e aveva provato delle sensazioni fino ad allora sconosciute.
In poco tempo si era coinvolto anima e corpo nella sua storia con lei…la vedeva come il suo futuro, la sua famiglia, il suo tutto.
Lei lo rendeva felice, sicuro…ma adesso lo stava lasciando.
Nessuna promessa d’amore contava più.
Tutto era perduto.
<< Io si, e questa è una verità tangibile>>
- rispose l’uomo, gli occhi infuocati.
La sua voce adesso era impersonale, svuotata, smorta.
Qualcosa dentro di lui si era irrimediabilmente spezzato –
<< Non ti trattengo oltre>>.
Buffy lo guardò e si sentì morire.
Lo aveva tradito, questo era ciò che leggeva in quello sguardo.
Fuggì via dalla stanza prima che le lacrime le sgorgassero dagli occhi, e a quel punto non avrebbe più potuto mentire.
Fuggì via correndo…
correndo da questo amore così tenero, così paziente, così forte, così passionale…
correndo da questo amore che la faceva sentire amata e completa, capita e protetta…
Aveva dovuto farlo…per lui.
Perché Angel meritava di essere felice, ma non poteva esserlo se restava con lei.
Entrò nell’ascensore e cadde addosso all’avvocato Mc Donald, che stava sistemando delle carte:
<< Buffy, che succede?
Perché stai piangendo così?>>
- in realtà lo sapeva benissimo.
Darla gli aveva raccontato tutto la sera stessa della sua visita a Buffy, raggomitolata tra le sue braccia, dopo il sesso.
I due complici avevano pregustato compiaciuti l’imminente disfatta della coppia che tanto invidiavano.
Darla rivoleva a tutti i costi Angel, e Lindsay sognava Buffy nella sua vita, la voleva possedere.
Da quando l’aveva vista la prima volta, nutriva una vera ossessione per lei.
Il piano era semplice: Buffy avrebbe lasciato Angel, e mentre Darla avrebbe raccolto i cocci del suo ex fidanzato, Lindsay avrebbe consolato la bionda e indifesa fanciulla.
Tanto valeva cominciare subito –
<< Vieni, ti accompagno a casa>>.


Capitolo 19


Aveva guidato per tutta quella maledettissima notte.
Aveva chiamato Spike, imprecato contro se stesso, sbattuto porte…
Tra le lacrime che gli annebbiavano la mente e il cuore, ma che rimanevano secche dentro occhi tristi e spenti, aveva guardato il ritratto di Buffy, appeso alla parete, con quel sorriso di meraviglia fatta d’anima.
Il respiro gli si era mozzato in gola…com’era bella…
lei era stata lì, tra quelle mura…e lo aveva amato, e si era data…

‘ Io non ti amo, Angel…’

La frase rimbombava nella sua testa, assumendo un ritmo cadenzato e crescente che lo faceva impazzire.
Non c’era niente che potesse fare per allontanare il dolore…quel senso di perdita che gli aveva squassato il petto.
Adesso c’era il buio.
Guardò il ritratto una volta ancora, poi lo squarciò…
ma nella sua mente, quel sorriso lo ossessionava ancora.

L’acqua bollente cadeva sulla sua pelle, martoriandola.
Il viso riverso, poggiato sulle piastrelle blu, mischiava le sue lacrime al getto, ma il salato le arrivava dritto in gola…
Aveva distrutto Angel.
Aveva distrutto se stessa.
Continuava a ripetersi che quella era l’unica cosa che potesse fare…che non c’era una soluzione che le permettesse di restare al suo fianco.
Non poteva giocare con il futuro di Angel, con la sua vita.
Non poteva dar voce all’amore egoista che urlava dentro il suo petto il suo bisogno di lui!
La paura, però, si era impossessata di lei.
Il terrore più puro la faceva tremare fin dentro l’anima.
Come avrebbe potuto vivere adesso senza Angel?
Come avrebbe potuto spegnere un fuoco che la bruciava e che la faceva sentire al mondo, senza morire lentamente?
Eppure, oltre tutto questo, c’era il veleno…
Era molto di più che una perdita fisica.
Guardando dentro agli occhi neri di lui, aveva visto qualcosa sbattere violentemente e spezzarsi:
aveva distrutto la fiducia di Angel, aveva deluso il suo amore, aveva annientato tutto ciò in cui lui aveva creduto.
Quella luce che veniva fuori dal suo sguardo si era inesorabilmente spenta…e lei era la causa di tutto questo.
Aveva dilaniato l’essenza stessa di lui, e questa era la cosa che, sapeva bene, non le avrebbe più permesso di vivere.
Quando aveva raccontato della fine del suo legame con Angel a Dawn e Giles, i due l’avevano guardata perplessi, incapaci di comprendere le false motivazioni che Buffy aveva addotto, ma non avevano chiesto nulla.
L’avevano ascoltata in silenzio, e non l’avevano giudicata. Rispettavano le sue scelte, era la sua vita, e pur apprezzando il giovane Malahide e le sue infinite qualità, sentivano di dover stare fuori da quella storia.
Anche Xander e Cordelia, che erano sinceramente legati sia a Buffy che ad Angel da un profondo sentimento di amicizia, non avevano preso posizione.
Buffy aveva mentito a tutti, e si sentiva morire per questo, ma non aveva potuto fare altrimenti.
Nessuno doveva conoscere la verità…nessuno, a parte Willow.
La sua migliore amica aveva pianto al telefono le sue stesse lacrime, partecipato pienamente al suo stesso dolore.
Aveva imprecato, e si era disperata…si sentiva impotente.
Sapeva che Buffy aveva agito per il bene di Angel, che non c’era nient’altro che potesse effettivamente fare, ma questo non rendeva più accettabile la situazione.
Buffy amava Angel con tutta se stessa, e aveva dovuto rinunciare a lui nel modo più impietoso: ferendo i sentimenti dell’uomo, e facendogli credere che non provasse nulla per lui.
Perchè mai la loro vita doveva essere così complicata e tremendamente dolorosa?
Anche lei aveva perduto l’amore, e si chiese se non avesse commesso il più grande errore della sua vita.
Spike le aveva detto che l’amava, ma il suo orgoglio e la sua gelosia erano stati più forti, facendole distruggere ogni cosa, e guidandola verso un aereo che l’aveva portata lontana da lui.
Vedendo il dolore di Buffy e a cosa aveva rinunciato, guardò alla sua storia con occhi diversi…con gli occhi del rimpianto.
Lei era stata fortunata in fondo.
Poteva scegliere di essere felice, e la sua felicità non avrebbe portato agli altri che altra felicità.
Cercò di trovare le parole giuste da dire alla sua migliore amica, ma si sentì tremendamente inutile.
Avrebbe tanto voluto esserle vicino, abbracciarla, e farle sentire che lei c’era.

Per Buffy, il peggio era stato dover affrontare Spike.
Il ragazzo l’aveva torchiata a fondo e pareva non lasciarle tregua.
Non aveva creduto a una sola parola di quello che lei gli aveva detto.
Ogni cosa risuonava senza senso alle sue orecchie.
Lui aveva visto l’amore di Buffy ed Angel in ogni sua espressione più bella e vera.
Li aveva guardati innamorarsi e perdersi l’uno nell’altra, quando ancora nemmeno loro sapevano.
Buffy amava Angel, e questa era per lui una certezza assoluta.
Doveva essere successo qualcosa, qualcosa che aveva turbato Buffy, e questo qualcosa stava lentamente portando alla distruzione il suo migliore amico.
Buffy si sentiva a disagio ogniqualvolta il procuratore Whitam andava a trovarla.
Si sentiva esaminata, scrutata…
Non c’era cattiveria in Spike, di questo ne era certa.
Poteva, al contrario, percepire in lui un senso di partecipazione e di sincero dolore per quello che stava accadendo al suo migliore amico.
L’uomo, però, non glielo nominava mai.
Dopo la loro prima discussione, nella quale le aveva sbattuto in faccia che non riusciva a capacitarsi del suo comportamento, e che non credeva che lei non amasse più Angel, Spike aveva cessato di parlare di questa storia.
Si limitava a chiederle come stesse lei, se tutto andava bene, fissandola dritta negli occhi.
Bevevano un caffé, quattro chiacchiere come ai vecchi tempi, ma non c’era più spensieratezza.
Era una cosa inevitabile.
Per quanto volesse bene a Buffy, lei era la donna che aveva ferito Angel, il suo migliore amico…un fratello.

Angel, da quel giorno, non era stato più lo stesso.
Si era buttato anima e corpo nel lavoro, per non fermarsi, per non pensare…
Il ricordo di ciò che era stato lo feriva nel profondo, e lui lo ricacciava via dalla superficie, ogniqualvolta affiorava, confinandolo in un angolo della sua mente e del suo cuore.
Però, la notte, infausta e traditrice, si faceva beffe di lui.
I suoi sogni lo riportavano da Buffy, e questa era una cosa che non poteva dominare.
Dentro ai suoi sogni, loro erano ancora insieme, felici, e lei gli diceva che lo amava, che non poteva dimenticarlo…
Angel si risvegliava sudato e ansante, sconvolto.
Percepiva il dolore di Buffy, perché era anche il suo…
stare lontano da lei era come vivere in un mondo senza domani.
Spike lo chiamava spesso, voleva scuoterlo, farlo uscire, vedere gente, distrarsi un po’, ma Angel era diventato ancora più schivo e taciturno, e aveva finito per evitare di parlare persino con lui.
Aveva schermato se stesso da tutto ciò che portasse il nome di lei.
I primi tempi, la chiamava quando sapeva che in casa non c’era nessuno, per poter ascoltare il suono della sua voce nella segreteria telefonica, ma riagganciava senza lasciare alcun messaggio.
Poi aveva smesso.
Aveva preso tutte le sue foto, i vestiti che lei aveva lasciato a casa sua, ogni cosa che gli ricordasse lei, e aveva messo tutto in un pacco, sigillandolo.
Darla lo aveva cercato spesso.
Quella donna non voleva proprio capire!
Angel, sempre più stancamente, rifiutava ogni suo invito, ogni suo minimo tentativo di approccio.
Si faceva trovare nel suo ufficio nelle ore più impensabili, lo chiamava al telefono, aveva cominciato anche a comportarsi da finta amica.
Spike non era per niente contento di questo, e più volte l’aveva trattata con poco garbo, portandosi via Angel.
Buffy, dal canto suo, era entrata in uno stato di apatia totale.
Non usciva mai, se non per andare a lavoro, e ogni sera, prima di tornare a casa, passava dallo studio di Angel, per guardarlo da lontano.
Lo vedeva uscire, nel buio, con la valigetta in mano, bello come sempre…e sentiva il cuore scoppiarle nel petto.
Le lacrime cadevano impietosamente dai suoi occhi, e ogni parte di lei anelava a toccarlo, abbracciarlo, sentirlo ancora suo.
Aveva perso l’appetito, perdeva peso a vista d’occhio, non le andava di fare niente, si stancava facilmente per tutto.
Erano i chiari sintomi della profonda depressione che si era impadronita di lei, e Buffy ne era consapevole.
In un certo senso, sentiva di meritare di stare male.
Non riusciva a perdonarsi di aver fatto soffrire una persona meravigliosa come Angel, anche se l’aveva fatto per il suo bene, e il solo pensiero di averlo deluso la rendeva pazza di sconforto.
E se Angel l’avesse odiata?
Ne aveva tutto il diritto, l’aveva ferito…lui non sapeva la verità…ma come avrebbe potuto sopportare di essere odiata da lui, da lui che amava così tanto?
Ripensava a quello sguardo, a quella voce fredda…ogni cosa dentro di lei stava pian piano morendo.
La solitudine a cui si era abbandonata era l’unica cosa che la confortava, e che voleva adesso, e per sempre.
Odiava dover vedere altra gente, il contatto con gli altri la innervosiva.
Lindsay McDonald la chiamava ogni giorno, andava a trovarla a lavoro, la invitava ad uscire, ma lei rifiutava.
L’uomo, col passare del tempo, aveva cominciato a guardare dentro di lei, e se n’era innamorato.
Aveva creduto di desiderarla solo perché la trovava estremamente affascinante e bella, e invece, conoscendola, aveva capito che adorava ogni parte di lei, che la apprezzava come persona, per quello che era.
Sapeva che lei era innamorata di un altro.
Poteva vederlo chiaramente in quel viso triste, leggendo dentro quello sguardo grigio e velato ogni giorno, ma lui sapeva aspettare.
Angel e Buffy non sarebbero mai tornati insieme, questa era una cosa certa…sapeva anche questo.
Lui sarebbe rimasto accanto a lei, facendole capire quanto l’amasse, e forse, col tempo, Buffy avrebbe dimenticato e avrebbe imparato a volergli bene.
Se non poteva avere il suo amore, avrebbe avuto il suo corpo, non gli importava. Ma lei doveva essere sua.

Capitolo 20


Erano passati sei mesi da quando Willow era partita per l’Italia.
L’estate era arrivata, caldissima e piena di sole, a inondare New York, ma il cuore di Buffy era più freddo che mai.
Nulla era cambiato.
Il dolore era ancora lì, cupo, spiazzante, implacabile, come un veleno che via via l’aveva paralizzata, rendendola immobile e smorta.
Lo amava ancora.
Non riusciva a dimenticarlo.
Xander era terribilmente preoccupato per lei, e al telefono con Willow, le aveva confidato le sue paure.
Buffy si era lasciata andare in balia della corrente, che la stava trascinando, e non permetteva a nessuno di aiutarla.
Piangeva e languiva come un’anima in pena, e lui non riusciva a capire.
Sapeva che era stata lei a lasciare Angel, quel ragazzo era così innamorato di lei!
Ma Willow conosceva la verità.
Sapeva cosa c’era dietro quelle lacrime, quei silenzi, quel chiudersi fuori dal mondo.
Erano passati sei mesi, e Buffy era ferma a quel medesimo punto.
Nulla sarebbe cambiato.
Decidere di tornare in America era stata la cosa più naturale, per lei.
La sua migliore amica aveva smesso di credere, di lottare…si stava spegnendo, e lei non poteva stare a guardare.
Buffy era stata la sorella che non aveva mai avuto…erano cadute tante volte, e tante volte si erano risollevate, insieme.
Era stata bene in Italia, aveva lasciato il passato alle spalle e aveva vissuto pienamente la sua nuova vita.
Non aveva dimenticato Spike, non poteva, ma adesso era serena, e poteva affrontare ogni situazione con più maturità e consapevolezza.
Forse avrebbero anche potuto sistemare le cose…sarebbe andata come doveva andare, non voleva più avere paura.
Lo doveva a se stessa e lo doveva alla vita, al fatto che poteva avere una seconda occasione, e non voleva sprecarla.
Buffy aveva pianto di gioia, per la prima volta dopo tanto tempo.
Riavere Willow con sé le sembrava davvero impossibile, eppure di lì a pochi giorni sarebbe tornata, per sempre.
Finalmente un barlume di pace in mezzo a tanta angoscia e abbattimento.
Aveva tanto sentito la sua mancanza.
Sapeva di volerle bene, dal profondo del cuore, ma non aveva mai capito, prima di allora, fino a che punto Willow fosse importante per lei e per il suo equilibrio.
Aver perso Angel l’aveva avvizzita e squassata da dentro, e la comprensione e l’appoggio di Willow l’avrebbero fatta sentire meno sola, in mezzo a quell’enorme distesa di grigio che era la sua anima.
Quel pomeriggio aveva spostato tutti i suoi appuntamenti di lavoro ed era uscita a far compere.
Dopo tanto tempo, sentiva il calore dell’estate addosso, e il sole che la illuminava.
Camminava per il centro piena di borse, già stanca.
Aveva preso dei regali per Willow e fatto la spesa per preparare qualcosa di buono, aprire la sua casa e invitare i suoi amici.
Dovevano festeggiare, tutti.
D’un tratto, il sorriso si spense sul suo viso.
Non erano tutti, non lo sarebbero stati mai più.
Da qualche parte, in quella stessa città, il suo Angel, l’amore della sua vita, la ragione della sua esistenza, stava vivendo, e senza di lei.
Non sarebbe andato a casa sua, assaggiando tutto, mentre lei lo rincorreva fingendosi arrabbiata.
Non l’avrebbe presa in giro per il suo pasticcio di lasagne, sporcandole il naso con la crema pasticcera, mentre lei gli dava un buffetto sulla guancia.
Non avrebbe scherzato con Dawn e chiacchierato con Xander, mentre la teneva per mano e le accarezzava i capelli.
Non l’avrebbe seguita in cucina, a prendere le varie portate, per baciarla con passione e trasporto, quasi che gli mancasse come l’aria.
Chiuse gli occhi, tentando disperatamente di ricacciare indietro le lacrime che si erano affacciate tra le sue ciglia, e una borsa gli cadde dalle mani.
Respirò a fondo e si abbassò per raccoglierla, cercando di afferrare la frutta che si era sparsa tutt’intorno.
Poi si rialzò, e lo vide.
La stava guardando.
Angel era uscito da un negozio, un attimo prima.
Era il compleanno di sua madre, e aveva preso un regalo per lei.
Se l’era ritrovata alla sua destra, a pochi passi da lui, e si era sentito morire.
Non aveva più fiato, le sue gambe tremavano, il suo cuore stava volando!
Non la vedeva da tantissimo tempo, ma non aveva dimenticato nulla di lei.
Ogni centimetro del suo corpo era marchiato a fuoco nei suoi ricordi, il suo odore, le sue mille espressioni, la sua voce…tutto.
E soprattutto, ogni fibra del suo essere non aveva dimenticato di amarla.
Buffy trattenne il respiro, completamente perduta.
Il suo cuore era balzato fuori dal petto, poteva sentirlo pulsare.
Non erano preparati a questo.
Non sapevano come affrontare tutte le sensazioni che li stavano pervadendo, soffocandoli.
La città intorno a loro era scomparsa.
Le voci della gente, i motori delle automobili, le risate, i passi…tutto era sparito.
Erano soli, soli in un mondo che non li vedeva, che non poteva sapere.
Angel allungò un braccio verso di lei.
Voleva disperatamente toccarla, capire che era vera, che era lì di fronte a lui e che non era solo frutto della sua immaginazione, del suo disperato desiderio:
<< Buffy…>>,
la sua voce tremò, come la sua mano.
La ragazza spalancò gli occhi, turbata al suono di lui, e indietreggiò.
Non poteva…non…poteva…doveva andare, scappare, correre via.
Come avrebbe potuto restare lì un attimo ancora e non gettarsi tra le sue braccia?
Come poteva sentire il suo dolce tocco e non perdersi dentro quegli occhi, dentro quelle labbra di cui aveva sognato ogni notte?
Il destino era proprio beffardo.
Le aveva regalato l’amore, e poi gliel’aveva portato via.
Ora, non contento di tutto questo dolore, glielo faceva rincontrare in una città immensa come New York, e altro sangue grondava di nuovo da una ferita mai chiusa.
Buffy si allontanò velocemente, mentre Angel la guardava sparire.
Era rimasto fermo, nello stesso punto.
Non aveva fatto neanche un passo.
L’aveva osservata indietreggiare, fuggire da lui, ancora una volta.
La sua mano si era chiusa a pugno, ricadendo pesantemente sulla gamba.
Non gli aveva permesso nemmeno di sfiorarla.
Lo detestava fino a questo punto?
Lo aveva così in odio da non rivolgergli addirittura il saluto?
O forse nei suoi occhi aveva letto tutto l’amore che aveva ancora per lei e ne aveva provato fastidio?
Angel non l’aveva più cercata, non l’aveva assillata, aveva rispettato la sua decisione, eppure, nonostante questo, Buffy era scappata da lui, quasi impaurita, come se lui potesse farle del male, imporle la sua presenza, costringerla al di là della sua volontà.
Si sentì profondamente umiliato e ferito.
Correre a casa era stata la cosa che gli era subito venuta in mente.
Voleva nascondersi da se stesso, da quello che provava, dal senso di sfiducia e avvilimento che sentiva invaderlo.
Buffy non lo amava, questo lo sapeva, era chiaro ormai, ma che addirittura lo disprezzasse era qualcosa che non riusciva a sopportare, che lo faceva impazzire.
Si avvicinò al mobiletto degli alcolici, e si versò del cognac.
Detestava bere, era una cosa a cui non era abituato, e soprattutto conosceva bene quanto potesse abbruttire l’alcool.
Quando Spike era stato tradito da Drusilla, si era rifugiato nell’effimero conforto della bottiglia, ma Angel lo aveva aiutato, lo aveva risollevato, gli aveva fatto capire che non serviva a niente farsi del male, perché le cose non sarebbero comunque cambiate.
Solo che adesso non riusciva a trovare per sè le stesse parole che aveva speso per il suo amico, e che gli avevano dato conforto e fiducia.
Vedeva solo Buffy che scappava via da lui…Buffy che non lo amava…Buffy che detestava persino la sua presenza.
Aveva sbagliato tutto.
Si era illuso che il mondo non fosse quello in cui aveva vissuto per trentadue anni, che non tutti fossero come Darla o come suo padre, che esistesse qualcuno che volesse amarlo per quello che era, che lo accettasse, che lo apprezzasse, che camminasse con lui per tutto il resto della sua vita.
Non era stato così.
Aveva sognato, e si era svegliato.
Era stato tutto un quadro, ma il colore si era seccato, spaccato, e la tela, asciutta, era rimasta sporca, di un alone indelebile.
Quella era la sua anima.
Bevve fino a stordirsi, per non pensare, per scacciare via tutto dalla sua mente, ogni immagine, ogni stilla di veleno.
Sentì il campanello suonare ripetutamente.
Lentamente realizzò che c’era qualcuno dietro quella porta.
La speranza rinacque nel suo cuore, ma la sua mente devastata prontamente la uccise.
Non era Buffy, lei non sarebbe stata più niente, mai più.
Si alzò dalla poltrona in cui era sprofondato, e aprì.
<< Angel, ma che fine hai fatto?
Hai dimenticato la cena a casa di tua madre?>>,
Darla entrò nell’appartamento, arricciando il naso al forte odore di liquore.
Vide una bottiglia vuota, abbandonata sul tappeto, e un’altra piena a metà, vicino a un bicchiere panciuto.
<< Che ci fai qui? Che vuoi?>>,
chiese l’uomo, guardandola con occhi annebbiati e persi.
<< Te l’ho detto, Angel.
La cena a casa tua…il compleanno di tua madre.
Sono stata invitata anche io, naturalmente, e la mia famiglia.
Ti abbiamo chiamato al telefono e al cellulare, visto il tuo vistoso ritardo, ma erano entrambi staccati>>,
rispose la donna, guardando la cornetta fuori posto.
Angel non la vedeva nemmeno, non riusciva a mettere insieme un pensiero coerente in quel momento:
<< Io…io non lo so. Non so niente>>
<< Lo vedo.
Hai bevuto un po’, non stai bene.
Cosa c’è che non va? Vuoi parlarmene?>>,
continuò la bionda, con un tono di voce sempre più dolce, mentre gli si avvicinava.
Il ragazzo barcollò all’indietro, poggiando le spalle sul bordo del caminetto spento, e si mise le mani tra i capelli, tenendosi la testa come se gli dolesse enormemente:
<< Ti ho già detto che non lo so.
Lasciami in pace. Sta’ lontana da me.
Tutti quanti.
Andate via. Fuori!>>.
Darla gli accarezzò il capo, gentilmente, poi poggiò le sue mani su quelle di lui, e si avvicinò ancora di più:
<< Va tutto bene, Angel.
Va tutto bene adesso.
Ci sono io qui con te, e non ti faccio del male.
Voglio solo prendermi cura di te…>>
- esclamò, cominciando a baciarlo tra i capelli, e poi scendendo sulla fronte, sulle guance…-
<< io non ti lascio solo.
Voglio stare con te…non ti lascio solo>>,
continuò, giocando psicologicamente con quella che era la sua debolezza, e che lei conosceva bene.
Sapeva che Angel soffriva l’abbandono di Buffy, e lei era lì, pronta a raccogliere il suo cuore a brandelli.
Il fatto che lui fosse completamente ubriaco non poteva che facilitargli le cose.
Lo baciò sulla bocca, prima dolcemente, poi invadendola.
Gli sfilò la maglietta, toccandolo e premendo il suo corpo contro il suo.
Prese una mano dell’uomo e se la portò sui seni.
Non l’aveva mai desiderato come in quel momento.
Angel reagì al tocco, e cominciò a rispondere ai baci di lei.
Darla, finalmente sicura della vittoria, lo spinse sul divano, e, alzata su la gonna, si adagiò su di lui, dopo avergli aperto la lampo dei pantaloni.
Consumarono il sesso vestiti, così, velocemente.
Lei aveva fame di lui, e lui non voleva più niente.

Capitolo 21


Angel aprì gli occhi lentamente; i raggi del sole che entravano dalla finestra socchiusa lo ferivano alquanto.
Al suo fianco, Darla lo stava guardando e gli sorrideva:
<< Buongiorno.
Stai meglio oggi?>>,
chiese la donna premurosamente, accarezzandogli un braccio.
<< Ho un mal di testa che mi sta uccidendo e che mi ricorda quanto io abbia bevuto ieri sera>>
- rispose l’uomo, mettendosi a sedere.
Ricordava benissimo anche tutto il resto.
Aveva fatto sesso con Darla, era perfettamente consapevole di ciò che faceva in quel momento, e guardandola quella mattina, distesa sul letto accanto a lui, si chiese se voleva che succedesse ancora.
La figura di Buffy, il suo sguardo impaurito, quasi angosciato, gli apparve nella mente, e lui schiacciò immediatamente quel pensiero doloroso, che gli martoriava la testa più dell’alcool ancora in circolo. -
<< Ma ciò non toglie che io debba alzarmi da questo letto, ora.
Ho un’udienza alle nove in punto, aspetto Spike da un momento all’altro>>,
e, così dicendo, si alzò, prendendo i boxer abbandonati sul tappeto.
<< D’accordo, io vado via subito>>,
Darla si era alzata a sua volta, e si stava vestendo rapidamente.
L’uomo si sentì in colpa per la scarsa delicatezza che aveva usato nel tono e nelle parole.
In fondo lei non aveva colpa se non riusciva ad essere un’altra donna…se non era Buffy.
Era ciò che era, non poteva cambiarla.
E poi, era con lui, adesso, sempre.
Era sempre stata con lui, forse a modo suo lo amava veramente, ed Angel si sentiva così sperduto che aveva bisogno di qualcuno vicino, per ricordare di essere vivo:
<< Non devi andartene.
Puoi restare qui, se vuoi>>.


Spike bussò alla porta due volte.
Erano ancora le 8 del mattino, ma era passato presto per potersi fermare a fare colazione da qualche parte, prima di andare in tribunale.
Quando la pesante porta in ferro si aprì, si trovò d’avanti Darla.
La bocca gli cadde in un’espressione di rabbiosa meraviglia.
<< Che ci fai qui?>>,
chiese l’uomo, entrando furiosamente nell’appartamento.
Non riusciva a credere a quello che pensava, eppure non c’erano dubbi.
Era troppo presto perché lei fosse arrivata a casa di Angel pochi minuti prima, e poi era senza trucco.
Aveva chiaramente passato la notte lì.
<< Anche io sono felice di vederti, Spike>>,
rispose la bionda, con un sorriso malizioso.
Angel uscì dal bagno, perfettamente vestito e pronto per andare:
<< Ciao Spike.
Visto che sei già arrivato, che ne dici di uscire e andare a fare colazione?
Un caffé forte è proprio quello che mi ci vuole in questo momento>>,
propose l’avvocato moro, mentre infilava la giacca estiva grigio perla.
L’amico sbatté le palpebre violentemente, e alzò la voce:
<< Angel, si può sapere che diavolo succede qui?
Che ci fa quella donna qui?
Devo essermi perso qualche pezzo…>>.
Angel sospirò, si tolse di nuovo la giacca, e la adagiò su una sedia.
Aveva molto da spiegare, era suo amico e glielo doveva:
<< Calmati Spike.
Non è necessario che tu perda il controllo.
Darla è qui da ieri sera. Abbiamo passato la notte insieme>>
- poi si avvicinò a Darla, e baciandola sulle labbra, l’accompagnò alla porta –
<< ci sentiamo più tardi>>.
La bionda si girò verso Spike, e rivoltogli uno sguardo di vittoria, lo salutò con un cenno della mano.
Spike era letteralmente shockato:
<< Si può sapere che significa Angel?
Perché hai passato la notte con lei? Sei impazzito?
Quella donna è Darla, per la miseria!>>.
Il ragazzo richiuse la porta alle sue spalle, si sedette sul divanetto e invitò il suo migliore amico a fare altrettanto.
Aveva uno sguardo assente, freddo, non sembrava nemmeno lui. Spike lo guardava scrutandolo attentamente, ma non riusciva a leggere nulla che non fosse rassegnazione.
<< Sposo Darla>>,
esclamò Angel, molto lentamente, scandendo bene le parole. Non voleva rischiare di doverle ripetere.
<< Che cosa???>>
- la voce di Spike risuonò stridula per la stanza, tanto che Angel trasalì.
Non aveva capito bene, non poteva aver sentito sul serio ciò che era sicuro di aver udito.
Angel doveva essere impazzito.
Doveva essere sotto l’effetto di qualche droga, oppure gli stava semplicemente giocando un brutto scherzo, tanto per godere della sua reazione.
Spike stava cercando di trovare una qualsiasi spiegazione con il più assoluto raziocinio, ma il viso della persona seduta accanto a lui era terribilmente serio e fermo. –
<< Ok, va bene, stiamo calmi.
E questa da dove esce fuori?>>,
chiese il procuratore, che nel frattempo tirava fuori una sigaretta dalla tasca della giacca, accendendola.
<< Dalla mia testa.
Sei la prima persona a cui l’ho detto>>.
<< E’ stato divertente Angel, divertente davvero.
Sei riuscito a farmi diventare verde dalla bile, ma va bene…>>.
L’uomo alto e moro si alzò di scatto, dando le spalle all’amico:
<< Non è uno scherzo Spike. E’ ciò che ho intenzione di fare.
Lei non lo sa ancora e …>>>.
Spike sbottò urlando:
<< Dannazione Angel!!!!
Ma ti ha dato di volta il cervello? Ti rendi conto di quello che stai dicendo?>>.
<< Perfettamente>>
- rispose l’uomo, calmissimo.-
<< Avrei dovuto sposarla entro l’anno, ricordi?
Poi è successo quello che è successo.
Ho creduto veramente di aver trovato la felicità, mi sono illuso.
E mi sono fatto così male da averne abbastanza per tutta la vita. Ho capito la lezione.
Aveva ragione mio padre, i sogni non si realizzano, mai.
Sposare Darla è quel che devo fare.
Vado avanti.
Dimentico.
Ho già dimenticato>>,
e così dicendo, abbassò il capo, pesantemente.
Spike si sentì male per lui.
Quello era uno sguardo di sconfitta…quello era un uomo che stava soffrendo terribilmente, ma che preferiva nascondersi dietro la maschera dell’indifferenza:
<< E credi che sposandola…>>,
voleva dirgli ‘ credi che sposandola smetterai di amare Buffy? Di stare male?’, ma Angel lo interruppe bruscamente, non voleva sentire quel nome:
<< Io non credo in niente>>.
Un pesante silenziò piombò nella stanza.
<< Angel, non commettere questo errore.
Non farlo.
Tu non ami quella donna, non l’hai mai amata>>
- esclamò Spike, avvicinandosi a lui e abbassando il tono, quasi una supplica-
<< Stavi con lei perché pensavi che fosse giusto, ma poi le cose sono cambiate, hai conosciuto un’altra donna, e a prescindere da come sia finita la vostra storia, tu hai imparato tanto da tutto questo.
Sai quello che puoi provare, quello che puoi dare.
Sai che l’amore esiste…>>.
<< So che l’amore fa male…>>,
la frase gli uscì dal cuore, che stava gocciolando.
Il suo amico ebbe pena di lui.
Sapeva benissimo cosa significava soffrire dannatamente per qualcuno, perdere la fiducia in ogni cosa, lasciarsi andare alla deriva, e aveva paura che Angel, nel tentativo di scappare da ciò che lo aveva profondamente ferito, stesse indirizzando la sua vita verso una strada senza via d’uscita:
<< Ti rendi conto che ti legherai a lei per sempre?>>,
gli chiese con molta calma, nella speranza di indurlo alla ragione.
<< ‘ Per sempre ’ è un concetto molto relativo>>, rispose l’uomo, sorridendo tristemente.
<< Che vuoi dire?>>, domandò Spike, non riuscendo a comprendere il significato della frase.
<< Che Buffy se n’è andata>>.

Buffy era tornata a casa sconvolta dopo l’incontro con Angel.
Non era preparata a vederlo, a guardarlo negli occhi e a sentire il suo sguardo addosso.
Lo aveva osservato spesso di nascosto, al buio, quando lui non poteva vederla, le sue foto riempivano le pareti e i mobili della sua stanza e lei non riusciva a privarsene, ma trovarsi faccia a faccia con lui era qualcosa per cui non era pronta.
Non lo sarebbe mai stata.
Si era fatta violenza e si era imposta di fuggire via.
Non poteva permettersi di fargli capire quanto ancora lo amasse, quanto ancora la sua presenza le desse brividi e la turbasse, nel profondo.
Willow aveva cercato di calmarla, di rincuorarla, ma inutilmente.
La sua amica era determinata a lasciarsi morire dentro, una sorta di autopunizione che si infliggeva quotidianamente, in maniera implacabile.
L’uragano era scoppiato, violentissimo, alla notizia delle nozze di Angel e Darla.
Aveva rotto ogni cosa che si era trovata per mano, e poi si era lasciata cadere sul letto, sfinita dal pianto.
L’avevano obbligata a prendere dei tranquillanti per riuscire a calmarla e a farla dormire.
Era incredibile il fatto che lei avesse aiutato così tanti pazienti a venire fuori dai loro problemi e dai loro stati depressivi, eppure adesso non riusciva a reagire in maniera razionale al suo personale lutto.
Spike aveva raccontato tutto a Xander.
Non voleva che Buffy lo scoprisse dai giornali, non lo credeva giusto. Forse avrebbe dovuto dirglielo personalmente, ma nemmeno questa era una cosa che si sentiva di fare.
In cuor suo era profondamente convinto che Buffy amasse ancora Angel, ma per qualche oscura ragione lo aveva lasciato.
Non poteva essere lui a infliggerle quel dolore.
Parlando con Harris, era venuto a sapere della presenza di Willow in città.
La felicità lo aveva invaso colmandolo.
Lei era lì, vicina…poteva vederla, parlare con lei, sentire ancora quella voce che tanto amava.
E soprattutto, lei era tornata.
Non sapeva cosa significasse ciò…se parte di quella risoluzione dipendeva da lui, ma quello non era sicuramente il momento più adatto per cercarla.
Anche Willow desiderava tantissimo rivedere Spike.
Era arrivata a New York con un nuovo spirito e un animo sereno, ma adesso Buffy stava veramente male, e tutta la sua serenità era sparita improvvisamente alla visione dell’amica completamente devastata.
<< Ti porto qualcosa?>>,
chiese la ragazza dai capelli rossi e lucenti, con uno sguardo preoccupatissimo.
<< No Wil, grazie.
Sto bene così>>
- rispose Buffy, sorridendole debolmente –
<< Mi dispiace, mi dispiace veramente tanto se vi ho fatto preoccupare così, e se ho reagito in maniera del tutto incontrollata alla notizia del suo matrimonio>>.
<< Buffy, non devi scusarti di niente.
So cosa stai provando perché so quanto lo ami.
Anche io avrei reagito allo stesso modo se avessi saputo una cosa del genere su Spike.
Anzi, a dire la verità, ho già fatto qualcosa di assurdo per lui.
Quando ho scoperto che era andato a letto con Drusilla, ho fatto le valigie e sono letteralmente fuggita>>
- le accarezzò i capelli, sorridendole con gli occhi per tranquillizzarla –
<< Poi è passato del tempo, e ora sto un po’ meglio>>.
Il messaggio era chiaro.
Buffy si sollevò sul cuscino, con una profonda stanchezza nello sguardo:
<< Sta succedendo ciò che sapevo già, ciò che ho voluto.
L’ho lasciato per questo.
Adesso lui potrà vivere la sua vita, serenamente.
Suo padre lo avrà perdonato per essere stato con me, e tutto tornerà a come era prima che io entrassi nella sua vita.
Eppure, Wil, egoisticamente io non riesco ad accettare il fatto che lui mi abbia dimenticata, che viva la sua vita accanto ad un’altra donna, mentre io non riesco a farmene una ragione, a scacciare dal mio cuore e dai miei pensieri il ricordo di lui.
Sono un mostro!>>,
scoppiò a piangere violentemente, nascondendo il viso tra i cuscini nel tentativo di reprimere i singhiozzi.
Willow appoggiò la sua fronte sulla testa dell’amica, parlandole dolcemente, mentre anche dai suoi occhi scendevano lacrime di commozione:
<< Non sei un mostro, Buffy.
Sei un essere umano, una persona vera, una donna che ama con tutta se stessa, e che ha fatto un enorme sacrificio rinunciando alla propria felicità per quella dell’altro.
Si deve amare veramente tanto per essere in grado di fare una cosa del genere…non tutti ne sarebbero stati capaci.
E io credo fermamente, con tutto il cuore, che Angel sposa Darla ma è te che ama.
Non ti ha mai dimenticata, non potrà mai farlo>>,
poi continuò tra se e se, questa era una cosa che non poteva dire all’amica:
“Tu hai fatto la scelta che credevi più giusta per lui, ma spero tanto che questo non abbia condannato entrambi a una perenne infelicità”.

Capitolo 22


Darla era pazza di felicità.
La proposta di Angel l’aveva colta completamente impreparata, sapeva che lui amava un’altra donna, e sapeva anche che non l’avrebbe mai dimenticata, ma a lei non importava.
Stava per diventare la signora Malahide, stava per impalmare l’uomo che era stato al suo fianco per parecchi anni, e lei, a modo suo, lo amava.
Lo aveva tradito con parecchi uomini, e questo perché non si era mai sentita veramente desiderata da lui.
Aveva cercato negli altri quello che Angel non le dava, ma non era riuscita a trovarlo da nessuna parte, perché era lui che voleva, lui solo.
In un certo senso, era stato il suo modo per vendicarsi di quella mancanza.
Quando lo aveva perso per quella donna, aveva creduto di impazzire.
Non poteva accettare una cosa del genere, Angel era suo, le apparteneva di diritto.
Con ogni mezzo se lo era ripreso, e adesso lo sposava.
Finalmente aveva ottenuto ciò che voleva.
Aveva preparato rapidamente ogni cosa per le nozze, la paura che il suo uomo potesse ripensarci e mandare tutto a monte non la faceva dormire la notte, tanto che nel giro di un mese, tutto era pronto.
Il padre del giovane, altrettanto felice, aveva provato a contattare il figlio per riappacificarsi, dopo quel violento alterco.
Ormai Buffy non faceva più parte delle loro vite, ogni cosa apparteneva al passato, e il vecchio Malahide non vedeva l’ora di congratularsi con lui per la giusta decisione.
Angel, però, si era fatto negare più volte al telefono, e si era rifiutato di andarlo a trovare.
L’unica volta che aveva accettato un invito a cena da parte della sua famiglia, era stato per il compleanno della madre.
Amava quella donna.
Era l’unica che lo aveva accettato per quello che era, che lo aveva sempre appoggiato, ascoltato, capito.
Alla fine, però, anche quell’incontro era saltato, per via di Buffy e dell’alcool, ed era stata Darla a invitare i suoi alle nozze, cercando di mediare con diplomazia.
Lui non aveva trovato né il tempo, né la voglia di farlo.
Si era chiuso ancora di più in se stesso, lasciandosi trasportare dagli eventi, e guardando tutto come un freddo e distaccato spettatore che osserva la vita di un’altra persona dal di fuori.

Buffy sapeva.
Aspettava quella data col cuore in fiamme, ma era lucidamente consapevole che non avrebbe fatto nulla per cambiare le cose.
Willow dormiva a casa sua, in quei giorni.
Non voleva lasciarla sola.
Dawn era andata ad Harvard, per sistemare tutte le sue cose, e il signor Giles era andato con lei per aiutarla.
<< Vado a casa mia a prendere dei vestiti, passo dall’ufficio a prendere il portatile che ho scordato stamani,
e poi vado a noleggiare quel film che volevamo vedere l’altra sera, che ne dici?>>,
chiese l’amica, ferma d’avanti all’ingresso.
Buffy entrò dal soggiorno con un libro in mano:
<< Perfetto.
Io finisco di leggere questo capitolo, e poi vado a farmi una doccia.
Ho bisogno di rilassarmi un po’>>.
Era pomeriggio inoltrato, ma il sole splendeva ancora fortissimo.
Settembre era un mese che Buffy aveva sempre amato.
Il caldo afoso che aveva imperversato per i mesi precedenti andava via dolcemente, per lasciare il posto a un clima mite e temperato di cui si poteva godere ancora a lungo.
Il mare era meraviglioso e calmo, la calura piacevole e cullante.
Settembre era perfetto, eppure adesso sentiva di odiarlo:
domani Angel si sarebbe sposato.

Aveva bussato alla porta e pigiato così tante volte il campanello che non sapeva più cosa pensare.
Angel doveva essere a casa a quell’ora.
Avevano appuntamento per le 17, ma erano già passati più di venti minuti dacché era arrivato ed aveva suonato il citofono, senza contare che lo aveva chiamato più volte sia al telefono di casa che al cellulare, inutilmente.
Spike portò la mano nella tasca dei jeans e prese un mazzo di chiavi per usarle; le aveva da una vita, assieme a quelle del suo appartamento.
Il salone era completamente al buio per via delle tende tirate e delle serrande abbassate.
Un caldo infernale, mischiato ad un nauseante odore di whisky, permeava l’aria e la rendeva irrespirabile.
Angel era seduto a terra, con una bottiglia in mano, e fissava il vuoto.
Nell’ultimo mese era diventata quasi una routine stordirsi con l’alcool per non pensare.
Quel liquido ambrato e bruciante gli annebbiava i sensi e lo mandava in una dimensione di nulla, e il dolore che gli ammorbava l’anima sembrava più flebile e sopportabile.
Non avrebbe mai pensato di potersi ridurre così.
Forse aveva ragione il suo amico Spike quando gli diceva che se non avesse smesso di bere a quel modo, avrebbe cominciato ad avere dei gravi problemi con l’alcool.
Forse avrebbe dovuto sul serio parlarne con qualcuno…ironia della sorte!!!
Ci voleva una brava psicologa che scavasse dentro di lui per capire le cause del suo malessere…
una donna eterea, con la pelle di velluto, lunghi capelli color del miele, due smeraldi immensi…
ci voleva lei per spiegargli perché mai avesse preso il suo cuore e lo avesse fatto a pezzi, perché mai lo avesse illuso che l’amore esiste, che si può amare con sentimento totale e sincero, per poi perdersi per esso, ed ammalarsi, e morire un po’ dentro.
Sposava Darla.
E la sposava più o meno venti ore dopo quell’ennesima bottiglia…doveva assolutamente festeggiare!
Era diventato esattamente ciò da cui era disperatamente fuggito per tutta la vita: un infelice uomo che vive un’infelice vita, con una donna che non ama, seguendo i sogni degli altri.
Spike aprì le finestre, inondandolo di aria fresca e raggi di calore, e ferendo le sue palpebre che erano state per troppo tempo al buio.
<< Cosa diavolo credi di fare, Spike?>>,
urlò Angel, indispettito, e con la voce impastata.
<< Adesso basta, Angel.
BASTA.
Questa storia è andata avanti anche troppo per i miei gusti>>,
e così dicendo, gli strappò la bottiglia dalle mani per gettarla dentro al camino, frantumandola.
<< Questo non è bello, Spike.
Era dell’ottimo cognac francese…e poi domani mi sposo, ho soltanto cominciato il mio addio al celibato qualche oretta prima di te>>.
<< Smettila Angel, e alzati. Ora>>.
L’avvocato moro, o quel che restava di lui, lo guardava perplesso, non riusciva a capire cosa volesse il suo amico.
Lui stava bene.
Ogni cosa era perfettamente dove doveva essere: nel nulla.
<< Parlarti in questo stato vedo che non serve a niente, ne so qualcosa>>,
esclamò furioso, sollevandolo faticosamente da terra e trascinandolo verso il bagno.
Angel era allibito, le urla di Spike ferivano le sue orecchie, voleva solo essere lasciato in pace.
Non ebbe nemmeno il tempo di realizzare che si trovò dentro la doccia, completamente vestito, col getto d’acqua fredda che gli arrivava in pieno viso.
<< E’ una cosa che avrei dovuto fare da parecchio tempo>>
- proruppe Spike, ignorando completamente le imprecazioni dell’amico, che cercava di divincolarsi.
Lo teneva saldamente, e non aveva nessuna intenzione di mollare la presa –
<< tu lo hai fatto tempo fa, per me, e non ti sarò mai abbastanza grato per avermi salvato dalla completa rovina.
Mi dispiace solo di non aver fatto la stessa cosa per te, e parecchio tempo fa, ma quando mi hai detto che sposavi Darla, eri perfettamente sobrio.
Nei giorni a seguire hai continuato con la tua risoluzione, ed eri proprio tu.
Ho cercato di farti cambiare idea, ma non ci sono riuscito.
Forse avrei dovuto spaccarti la testa, e vedere cosa c’era dentro.
Mi dispiace.
Mi dispiace vedere quello che vedo, guardare come sei diventato.
Cosa ti è successo, Angel?
Come hai potuto permettere che il dolore ti riducesse così?>>.
- L’acqua gelida stava ottenendo il risultato sperato.
Angel piano piano acquistava coscienza di sé, e le parole del suo migliore amico arrivavano nella sua testa, perfettamente comprese –
<< Un amico tempo fa mi ha detto ‘ se vuoi una cosa, perché non te la vai a prendere?’.
Aveva ragione lui.
Quell’amico era un grande.
Sono andato per la mia strada, ho fatto quello che dovevo fare.
Non è andata, ma io ho comunque fatto ogni cosa per potermi guadare allo specchio e dire “nessun rimpianto”.
Tu puoi dire lo stesso?
So che Buffy ti ha lasciato, che ti ha ferito…ma tu ti sei lasciato sconfiggere, ti sei abbandonato a te stesso.
Hai fatto di tutto per autodistruggerti, per punirti per averla amata.
Fallo, fallo pure, prendi la tua vita e falla a pezzi, se preferisci, ma prima va’ da lei e dille che l’ami.
Diglielo guardandola negli occhi, per l’ultima volta, e aspetta.
Aspetta che lei guardi nei tuoi e ti dica che non ricambia il tuo amore.
Se succederà questo, allora tu avrai avuto ragione, e io torto.
Sposerai Darla e una vita che non vuoi, che non hai mai voluto>>.
Angel si sentì di nuovo vivo.
Era come se in tutto quel tempo non avesse più vissuto, e in fondo era così.
Aveva perduto la capacità di sperare, di credere.
Ora, però, quelle parole lo avevano scosso dalla fredda dimensione a cui si era abbandonato, lasciandosi trascinare dalla corrente impetuosa della disperazione.
Spike aveva ragione, lui aveva smesso di lottare.
Uscì dalla doccia, togliendosi gli indumenti bagnati e indossandone degli altri, freschi e asciutti.
Presero un caffé, nero e forte, per assorbire completamente l’alcool, anche se la doccia aveva già fatto il grosso del lavoro.
<< Sei in grado di guidare?
Posso accompagnarti io>>,
gli propose l’amico, leggermente preoccupato, ma più sereno.
<< Sono in grado di spostare anche le montagne, ora>>.

Capitolo 23


Era appena uscita dalla doccia e si era avvolta nell’accappatoio bianchissimo.
I capelli le scendevano bagnati sulla schiena, e qualche ciocca le copriva il viso.
Aveva preso la crema per il corpo nell’armadietto e ne aveva schiacciato un po’ sul palmo della mano, quando sentì qualcuno bussare alla porta.
Willow aveva fatto presto, oppure era lei che era stata sotto l’acqua più del solito.
Scese le scale a piedi nudi, spalmando la crema profumata sul viso e sul collo, velocemente.
Non aveva preso nemmeno un asciugamano per coprire i capelli, e grandi gocce cadevano a terra, bagnando il pavimento.
<< Hai scordato le chiavi, Wil?>>
- aprì la porta sorridendo all’amica sbadata, che come sempre aveva lasciato qualcosa da qualche parte.
Ma la persona d’avanti a lei non era Willow.
Due occhi neri e profondissimi, nei quali così tante volte aveva desiderato perdersi, la stavano guardando.
Le uniche labbra che avesse mai voluto baciare, in tutta la sua vita, si stavano muovendo in un debole e imbarazzato sorriso.
Il viso più bello e più dolce che avesse mai accarezzato, il corpo più caldo e più sensuale che l’avesse mai stretta, erano lì, di fronte a lei, sulla soglia.
Credette di morire per la felicità di cui si sentì improvvisamente invasa e colma…ma più lo guardava, e più quella felicità cresceva, moltiplicandosi –
<< A…Angel>>,
aveva pronunciato il suo nome come un soffio, ma la sua voce veniva dritta dal cuore.
Era l’amore che parlava per Buffy.
Il ragazzo avrebbe dovuto essere più preparato di lei nel trovarsela di fronte, era andato a casa sua proprio per questo scopo, eppure essere lì e vederla, finalmente, dopo tutto quel tempo, a pochi centimetri da lui, gli fece mancare l’aria ai polmoni e il suono alla gola:
<< Ciao…io…io…scusa se piombo così a casa tua.
Posso entrare?>>,
le chiese ansiosamente, guardandola dritta negli occhi.
Buffy si spostò leggermente dall’uscio e lo fece accomodare.
Credeva di sognare, non riusciva a formulare un pensiero che avesse un senso, e le mani le tremavano vistosamente.
Le nascose nelle enormi tasche bianche:
<< Posso offrirti qualcosa?>>,
fu l’unica cosa che le venne in mente, in quel momento.
Angel era così preso da lei che non riusciva a distogliere lo sguardo dalla sua bocca, dai suoi capelli, dal suo collo candido che andava ad allacciarsi alle scapole, per poi finire all’incavo del seno, lasciato leggermente scoperto dalla forma dell’accappatoio.
<< Dell’acqua, grazie>>,
si ricordò di respirare.
La donna si avvicinò alla brocca termica che stava sul mobile basso, e riempì un bicchiere del liquido fresco e trasparente.
Lo porse ad Angel, che si era nel frattempo avvicinato a lei.
La sua mano toccò quella di lui, e nonostante il vetro fosse freddo, sentirono le dita bruciare.
Si guardarono per un istante che racchiudeva tutto l’infinito, mentre i loro sguardi languidi e affamati sprigionavano stelle di passione e bisogno.
Angel posò il bicchiere sul mobile, mentre con l’altra mano afferrava la vita di lei, per cingerla con un bacio.
La ragazza si lasciò andare dentro a quell’abbraccio, dentro a quella bocca, aderendo col suo corpo a quello di lui, stringendolo sempre più forte, trascinandolo nel fuoco del desiderio.
Le sue mani gli accarezzavano la nuca e i capelli, mentre le mani dell’uomo scorrevano sul bordo ingrossato dell’accappatoio, spostandolo, per finire sui suoi seni, morbidi e in attesa.
Adesso era nuda d’avanti a lui, ed Angel la guardava sognante.
Infinite carezze, prima caste e leggere, poi sempre più audaci e ansiose, erano lo scambio di mille e più sensazioni di oblio che stavano travolgendo i due amanti.
Buffy gli sfilò la camicia odorosa, e prese a baciarlo, scendendo giù alla cintura.
L’uomo non poteva resistere a quell’atroce tortura.
La prese e la adagiò sul tappeto, aiutandola a sfilare via i pantaloni.
La loro era una fame eterna.
Ogni centimetro della loro pelle ardeva al contatto del corpo dell’altro, miriadi di spilli percorrevano ogni parte di loro, per l’immenso piacere che stavano provando.
Fecero l’amore per tutte le volte che erano stati lontani, per tutte le volte che si erano desiderati e non potevano aversi, per tutte le lacrime che avevano versato e per il veleno che avevano iniettato dentro i loro cuori, nel tentativo di dimenticare.
Finalmente erano una cosa sola, i loro corpi erano uniti, come lo erano sempre state le loro anime.
Finalmente erano a casa.
Si amarono fino a sfinirsi, e poi ancora, e ancora.
Non si bastavano mai, non erano mai sazi.
Avevano sofferto così tanto che il bisogno era ancora palpabile.
Non potevano vivere separati, non era proprio possibile.
Le loro esistenze erano state spente e vuote, avevano cercato di sopravvivere, ma ogni tentativo di guardare avanti, senza l’altro, era risultato vano.
Lo sapevano, tutti e due.
Buffy era accoccolata sul petto di lui, felice, e guardava negli occhi il suo uomo che la stringeva a sé e le accarezzava i capelli morbidi e ancora umidi:
<< Da un momento all’altro arriverà Willow, e se non vogliamo farci trovare nudi sul pavimento, credo proprio che dovremmo mettere qualcosa addosso>>,
annunciò, ma non aveva nessuna voglia di abbandonare quel porto sicuro che erano le forti braccia di lui.
Il ragazzo rise di gusto alla scena della loro amica che scappava sconvolta, urlando, non prima di aver assunto una colorazione che si intonava perfettamente coi suoi capelli rosso fuoco.
Da quanto tempo non stava così bene?
Quand’era stata l’ultima volta che aveva sorriso?
La risposta era chiara, scontata.
Senza Buffy si era sentito perso, semplicemente.
Non avrebbe più permesso che qualcosa, o qualcuno, si mettesse tra loro.
Adesso era sicurissimo dei sentimenti di lei.
Lo aveva amato come mai prima di allora, trasmettendogli tutto il suo bisogno di lui e tutto il senso di mancanza e perdita che doveva aver provato nel periodo di separazione.
Angel conosceva benissimo quella sensazione.
Si vestì rapidamente, abbottonando la camicia e allacciando la cintura nera, sui jeans:
<< Buffy…io…io ti amo da impazzire>>,
- esclamò improvvisamente, guardandola con due occhi che la penetravano-
<< sono stato così male senza di te…ho commesso degli errori, mi sono perduto, cercando di non pensare, di non pensarti!
Quando dico che la mia vita senza di te non ha alcun senso, so di cosa parlo, perché l’ho sperimentato sulla mia pelle, perché l’ho vissuta agonizzante, come un moribondo, come un uomo nel deserto, senza acqua, senza niente>>.
Buffy, che fino ad allora si era lasciata trasportare dai sentimenti, completamente perduta nel suo amore per lui, aprì gli occhi alla realtà e si svegliò dal sogno.
Cosa aveva fatto?
Come aveva potuto fare questo ad Angel?
Per il suo egoistico bisogno di riaverlo ancora, per la disperata necessità di sentirlo ancora dentro di sé, suo, come un tempo, aveva lasciato cadere la barriera che aveva messo tra loro, quel muro che tanto dolore era costato ad entrambi.
Lo amava più della sua stessa vita, sentiva questo sentimento trascinarla e vincerla, completamente.
Se l’era ritrovato di fronte, oltre quella porta, e il desiderio si era risvegliato dentro al suo cuore.
Non era riuscita a dominarlo.
Eppure nulla era cambiato.
Il fantasma del padre di Angel serpeggiava ancora, come delle lame che penzolavano sulle loro teste, pronte a cadere e a tranciare ogni cosa.
<< Dimmi una sola parola Buffy, una sola, e domani non ci sarà nessun matrimonio.
Ho bisogno di sapere che anche tu vuoi stare con me, che anche tu mi ami>>.
L’aveva detto.
Aveva chiaramente detto ciò che Buffy temeva.
Voleva mandare a monte le sue nozze con Darla, e questo sarebbe stato certamente motivo di liti e spaccature enormi con la sua famiglia.
E se fosse successo l’irreparabile?
Sarebbe stata solo colpa sua.
Era stata una stupida. Una stupida sconsiderata.
Lo guardò disperata.
Cosa avrebbe fatto ora?
Come poteva fargli credere che non provava niente per lui?
Come poteva dissuaderlo che tutto ciò che era successo non aveva significato niente per lei?
Angel aveva parlato così velocemente, e con un’emozione così forte, che sentiva la gola secca.
Prese il bicchiere dal tavolinetto scuro, e bevve un sorso d’acqua, guardandola con un sorriso.
<< Ecco…io…Angel, noi…noi non possiamo.
Tu non puoi mandare a monte il tuo matrimonio domani…io…>>
<< Ma che stai dicendo, Buff?>>
- chiese Angel, lo sguardo serio e incredulo -
<< che significa che non posso annullare il matrimonio?
Io non amo Darla.
So che ho sbagliato, ma non mi importava di nulla quando tu non eri più nella mia vita.
Adesso sono pronto ad assumermi le mie responsabilità e ad affrontare le conseguenze del mio gesto.
Parlerò con lei, le spiegherò ogni cosa.
Io ti amo, Buffy!>>.
<< NO!>>,
- gridò lei, impaurita e in preda allo sconforto.
Tutto stava rapidamente precipitando, eppure una debolissima voce, dentro di lei, le urlava di lasciarsi andare, di vivere il suo amore per lui, di prendere al volo questa nuova possibilità.
Angel l’aveva perdonata.
Aveva dimenticato che lei lo aveva lasciato, e le stava offrendo di nuovo il suo cuore, a piene mani-
<< io…io…>>,
ripeteva lentamente, cercando di allontanare il desiderio di gettarsi al collo di Angel, infischiandosene di Darla e del vecchio Malahide.
Ma non avrebbe forse significato fregarsene di Angel?
<< No cosa, Buff?
Non devo amarti?
Non è possibile, non lo è mai stato.
Ti ho amata dal primo momento in cui ti ho vista, e tu lo sai.
Ho cercato di dimenticarti, e non ci sono riuscito.
Io ti amo, ora…sempre…e ho bisogno di te>>.
<< Io sto con un altro, Angel>>,
esclamò improvvisamente, di getto, senza pensare.
Era stata la prima cosa che gli era venuta in mente in quel momento.
L’uomo si sentì pugnalare in pieno petto.
Qualcosa, nel profondo, stava rapidamente sventrandolo, da dentro.
La sua testa si muoveva a intermittenza, tra mille luci di nero buio.
Lo aveva lasciato perché diceva di aver bisogno di tempo per se stessa, e lei era andata con un altro.
Cosa significava?
Era forse tornata con Riley?
Il sangue gli salì al cervello, annebbiandogli la mente:
<< Chi è lui?>>,
chiese con una voce bassissima e cupa.
<< Ecco…lui…lui è Lindsay>>,
rispose Buffy, tentennando.
Non sapeva se avesse fatto bene a dire una bugia del genere, però Lindsay era effettivamente l’unico uomo che aveva incontrato negli ultimi mesi, a parte Xander.
Ovviamente era solo un amico, ma questo Angel non doveva saperlo.
Un rumore strano, stridulo, proruppe nella stanza.
Buffy non riuscì immediatamente a capire cosa fosse, poi vide la mano di Angel perdere pezzi di sangue e vetro:
<< Oh mio Dio, Angel!!!>>,
si avvicinò a lui, lo sguardo disperato.
<< STA. LONTANA. DA. ME>>,
Angel aveva allungato l’altro braccio, come a separarli, mentre sul suo viso si era dipinta un’espressione di accecante gelosia e disgusto.
Lindsay…glielo aveva presentato lui.
Si ricordò di averli visti ballare, in passato…Buffy che si muoveva sinuosa su di lui, lui che le accarezzava i fianchi.
Da quanto tempo andava avanti questa storia?
Non era possibile, non poteva crederci…
Lo aveva lasciato per Lindsay, e non aveva avuto nemmeno il coraggio di dirgli la verità in faccia!
La guardò, e fu come se la vedesse per la prima volta.
Fino a pochi attimi prima era stata con lui, si era data a lui, non avevano posto alcun limite tra loro, e invece stava con un altro uomo!
Lei non provava alcun tipo di sentimento, per nessuno!
Ma chi era la donna che aveva amato più di ogni altra cosa al mondo?
La donna per la quale aveva provato una passione pura e vera, e che aveva considerato così unica e speciale?
Sentì di dovere andar via immediatamente da lì, o non avrebbe più risposto di sé.
Stava per soffocare, un profondo senso di nausea attanagliava le sue viscere, mentre un velo di rabbia e odio offuscava i suoi pensieri.
Buffy guardava con occhi sbarrati il sangue che scendeva copioso dalla mano di Angel.
Era completamente sconvolta, incredula, e un senso di disperazione e colpa la invadeva, soffocandola:
<< Angel…tu, tu sei ferito…la tua mano…>>
<< Ti ho già detto di non avvicinarti.
La mia mano non è affar tuo.
Niente di me deve riguardarti più, da questo preciso momento.
Questa è stata l’ultima volta che ti ho concesso la possibilità di ferirmi, goditela.
Sono solo un povero sciocco, mi hai giocato bene.
Brava.
Hai ottenuto il tuo scopo, sono ai tuoi piedi, completamente devastato.
Spero tu sia soddisfatta del risultato ottenuto, di sapermi pazzo di te e pronto a mollare un’altra donna all’altare per amor tuo.
Adesso me ne vado, perché non voglio dirti quel che penso di te, cosa sento, come ti vedo…
Preferisco chiudere qui tutto, portandomi via la mia umiliazione.
Ti auguro tantissima felicità con il tuo uomo, e una miglior fortuna della mia>>,
uscì rapidamente, sbattendo la porta alle sue spalle, che per il violentissimo urto si aprì di nuovo.
<< Angel!!!!!>>,
gridò Buffy, che gli era corsa dietro piangendo disperatamente tutte le sue lacrime.
Lo aveva visto salire in macchina e partire velocemente, alzando la polvere –
<< Angel…perdonami…se puoi>>.


Capitolo 24

<< Buffy, oh mio Dio Buffy!!!
Cosa è successo???>>,
- Willow aveva trovato la porta d’ingresso spalancata, e la sua migliore amica seduta a terra, con il viso sconvolto dalle lacrime e gli occhi sbarrati.
Stava fissando una macchia rossa sul pavimento, all’interno della quale si perdevano cocci di bicchiere andato in frantumi –
<< sei ferita?
Rispondimi, ti prego!>>.
La ragazza era in preda al panico, non riusciva a capire da dove venisse quel sangue.
Buffy era apparentemente incolume, anche se il suo sguardo mostrava chiaramente una ferita ben più profonda e invisibile:
<< Non è il mio sangue quello.
E’ il sangue di Angel.
Sono stata io, è tutta colpa mia>>.
<< Che significa Buffy?
Che è successo ad Angel?
Dov’è ora?>>,
chiese la rossa, totalmente sconcertata dalle parole che aveva udito.
<< E’ andato via…Angel è andato via, con la sua macchina.
Correva.
Io ho paura.
La sua mano…la sua mano era piena di sangue…
Chiama Spike, ti prego!
Digli di venire qui, immediatamente!!!>>,
Buffy si era alzata, tremante, e con il braccio indicava il cordless poggiato sul divano.
Willow non se lo fece ripetere.
Compose il numero del cellulare del procuratore, e cercando di apparire calma, lo pregò di raggiungerla il più in fretta possibile a casa Summers.
Poi si avvicinò all’amica e l’accompagnò di sopra, aiutandola a vestirsi.
Buffy parlava come un fiume in piena, mentre le parole si mischiavano alle lacrime.
Le raccontò tutto, ogni dettaglio, e nello sguardo di Willow lesse la sua stessa paura: Angel era andato via da quella casa in condizioni instabili, stravolto da quella bugia…
E se gli fosse successo qualcosa?
Se guidando a quel modo avesse avuto un incidente?
Era meglio morire, meglio morire, piuttosto che sopportare una simile tragedia.
Sentiva il peso della colpa e dell’inganno scacciarle il cuore.
Aveva fatto credere all’unica persona per cui si era sentita grata di stare al mondo di averla tradita.
Non c’era niente di più infimo e devastante per un uomo innamorato, che sapere di essere stato usato.
Il tradimento è qualcosa di squassante perchè ti fa sentire di avere veramente fallito, in tutto.
La fiducia che avevi risposto nella persona amata viene completamente calpestata e distrutta, e ogni gesto, ogni sentimento, comincia a perdere di significato.
Spike arrivò di lì a poco.
La voce di Willow, apparentemente calma, celava un terrore muto, e lui lo aveva avvertito.
Doveva essere successo qualcosa di brutto.
Con una grande preoccupazione addosso, suonò il campanello, per trovarsi la giovane donna di fronte, ad attenderlo:
<< Cos’è successo?>>,
chiese con ansia, guardando prima la rossa, e poi Buffy, che camminava nervosa al centro del grande soggiorno.
<< Spike, Angel è stato qui.
Noi…noi siamo stati insieme, ma abbiamo litigato, a causa mia.
S’è ferito a una mano ed è corso via con la sua automobile, non so dove sia andato.
Per favore, vai a cercarlo.
Ha bisogno di te!>>,
parlò tutto d’un fiato.
Voleva solo che Spike lo trovasse, che stesse bene…
Il giovane Whitam registrò rapidamente le parole della donna, e realizzò che se Angel si trovava in quello stato, Buffy doveva averlo ferito più di quanto avesse potuto sopportare:
<< Che cosa gli hai detto?>>,
- il suo tono risultò violento, mentre la guardava con ira, stringendo la mascella –
<< Si può sapere cosa gli hai detto, questa volta?>>,
continuò, urlando ancora di più.
L’uomo si sentiva tremendamente in colpa per avere spinto l’amico a tornare di nuovo da lei.
Aveva creduto di agire per il meglio.
Non era stato così.
Buffy guardò Spike e si sentì trafiggere da mille lame.
Nei suoi occhi leggeva la sua condanna, lo stesso disgusto che aveva visto prima negli occhi di Angel, il medesimo orrore che lei provava per se stessa, e per ciò che aveva fatto.
Scappò via, correndo su per le scale.
<< Spike!!!>>,
Willow lo riprese con voce ferma.
Sapeva bene cosa stava passando la sua migliore amica, lei conosceva tutta la verità, e nessuno poteva permettersi di giudicare Buffy…nessuno poteva capire quanto amasse Angel!
<< Dannazione Wil>>,
- proruppe l’uomo –
<< lei lo ha distrutto!
Mi dispiace, mi dispiace, tu non sai…
ma lei ha distrutto davvero Angel, e io non posso non dire niente.
Lui la ama e lei sta giocando con i suoi sentimenti!>>.
<< Detto da te fa quasi ridere...>>,
- sbottò la rossa, al culmine dell’ira; questo era davvero troppo -
<< Come ti permetti?
Chi sei tu per giudicare?
Tu non sai niente, niente!
Tu sei quello che è venuto a letto con me, e poi per provarsi i sentimenti, è andato a letto con la sua ex!
Non mi sembri affatto nella posizione di poter parlare degli errori degli altri>>,
gli occhi di Willow lanciavano fiamme.
Spike spalancò i suoi, allibito:
<< Cosa? Cosa dici?
Che cosa stai dicendo?>>,
non riusciva a credere a ciò che aveva sentito.
Di che cosa lo stava accusando?
Drusilla, sesso con lei…ma quando?
Ma se l’unica cosa che aveva fatto, da quando l’aveva conosciuta, era stato amarla!
La donna di fronte a lui sospirò debolmente, riportando i suoi pensieri all’amica che era fuggita via, e che aveva bisogno di lei, ora più che mai.
Il tono della sua voce si era notevolmente abbassato:
<< Vattene Spike. Va’ via.
Non è questo il momento per parlare di noi.
Devo andare da Buffy e tu devi cercare Angel.
Adesso ha bisogno di te>>.
<< Si hai ragione, vado immediatamente, ma tornerò.
Noi due dobbiamo parlare>>,
rispose il procuratore, inforcando l’uscita.
Buffy apparve sulle scale, e vide la sua amica asciugarsi una lacrima silenziosa che cadeva giù dai suoi occhi grigi:
<< Mi dispiace tanto Willow.
Non volevo che tu litigassi con Spike per colpa mia>>,
sentiva di distruggere tutto ciò che toccava.
Lei non voleva, eppure ogni persona che amava, soffriva a causa sua.
<< Non preoccuparti Buffy, non è successo niente di irreparabile.
Anzi, ho finalmente trovato il coraggio di buttar fuori questa vecchia storia.
Parlerò con lui, e metterò in chiaro ogni cosa.
Vedrai che anche con Angel tutto si sistemerà per il meglio.
Spike lo troverà, ne sono sicura…non gli è successo nulla di male.
E col tempo riuscirai a spiegarti, a fargli capire che non hai mai avuto intenzione di fargli del male, e forse…>>
<< Lui mi odia, Willow>>.

<< Cos’hai intenzione di fare con quella mano?>>,
per fortuna, Angel era tornato a casa.
Spike aveva corso il più in fretta possibile, e lo aveva trovato, dentro al bagno, con la mano sotto il getto d’acqua,
mentre il sangue aveva macchiato il lavandino di finissima e costosa porcellana.
<< Direi che me la tengo>>
- rispose l’uomo alto, sorridendo allo specchio.
Poi, dopo un lungo attimo di silenzio –
<< Abbiamo fatto l’amore, e quando le ho confessato che l’amo più della mia vita, mi ha detto che sta con Lindsay>>.
<< Cosa? Lindsay?>>,
chiese Spike, shockato.
<< Già, il mio caro collega, che ha avuto la delicatezza di non informarmi del gran bel tiro che mi avevano giocato alle spalle.
Un signore, non trovi?
Ero tentato di andarlo a trovare allo studio, volevo spaccargli la faccia e godermi lo spettacolo.
Purtroppo è fuori città>>
- Spike non sapeva proprio capacitarsi di una cosa del genere –
<< E pensare che ero pronto ad annullare il matrimonio…
a fare qualsiasi cosa mi avesse chiesto, in effetti.
Non so nemmeno dirti come mi sento>>.
<< Posso immaginarlo>>,
rispose l’amico, socchiudendo gli occhi.
Anche lui era stato tradito da Drusilla, e il mondo era crollato sotto ai suoi piedi.
<< La guardavo, e non riuscivo a crederci.
Quanto l’ho amata, Spike?!
Non riesco a quantificarlo, non è possibile.
Per me era tutto, davvero…tutto ciò che ho sempre voluto nella mia vita, tutto quello che desideravo per il mio futuro.
La madre dei miei figli, la compagna del mio domani.
Amante, confidente, amica, complice.
Era la persona migliore che avessi mai conosciuto.
Non posso credere di essermi sbagliato così.
In cosa ho fallito?
Vedi…almeno Darla è quel che è, io lo so.
Non mi aspetto niente da lei, non voglio nulla.
Ma Buffy…Buffy per me era la perfezione, la persona di cui mi fidavo ciecamente.
Le ho dato il mio cuore, l’ho messo nelle sue mani.
Io ero sicuro, e lei lo ha schiacciato>>,
il gusto amaro della delusione gli impastava la bocca.
Spike gli diede una pacca sulla spalla, affettuosamente:
<< Tu non hai fallito, Angel.
Non devi pentirti di quello che hai fatto…di averla amata.
Adesso però, andiamo, per favore.
Ti porto all’ospedale.
E’ ridotta troppo male, ci vogliono dei punti>>,
esclamò il procuratore, indicando le profonde e molteplici ferite nella mano destra dell’amico.
Angel fasciò tutto con un asciugamano pulito, poi chiuse la porta, e allontanandosi nel pianerottolo sussurrò:
<< E la cosa più assurda è che, nonostante tutto, io l’amo ancora>>.


Buffy sedeva su un gradino, fissando la porta chiusa dell’appartamento del procuratore Whitam.
Erano le 11 di sera, ma Spike non era ancora rientrato.
Willow, poggiata su una parete, aveva il cellulare in mano con la ripetizione automatica inserita, ma il telefonino dell’uomo era spento.
Erano lì da tre ore, più o meno.
Avevano provato anche a contattare Angel, inutilmente.
Ormai Buffy era completamente nel panico.
Mille terribili pensieri si affacciavano nella sua mente, attanagliandola, e non riusciva a darsi pace.
Non ascoltava più nemmeno Willow, che cercava di calmarla, ma ogni sforzo era risultato vano.
<< Wil…Buffy?!>>,
- esclamò Spike, uscendo dall’ascensore, mentre spostava lo sguardo dalla rossa alla bionda –
<< Che ci fate qui a quest’ora?>>,
chiese perplesso, anche se la risposta era piuttosto scontata.
<< Angel come sta?
L’hai trovato?
Sta bene?>>,
Buffy saltò in piedi di scatto, bersagliandolo di domande, con tono ansioso.
<< Sta bene.
L’ho accompagnato al pronto soccorso, dove lo hanno medicato.
Adesso è a casa, l’ho lasciato che andava a dormire>>,
rispose Spike, osservando attentamente Buffy.
Qualcosa non aveva senso in tutta quella storia.
Buffy aveva lasciato Angel dicendogli che non lo amava, poi aveva fatto l’amore con lui, poi gli aveva sbattuto in faccia che stava con un altro, e infine stava qui, tremante e disperata, con gli occhi infossati per le troppe lacrime versate, a chiedergli come stava il suo amico.
Era davvero difficile credere che quella donna non fosse profondamente innamorata di Angel…
ma allora perché?
Gli occhi della ragazza si illuminarono alla notizia che Angel stava bene, e Spike poté distinguere chiaramente la sua espressione che si distendeva, mentre nuove lacrime scendevano sul suo viso:
<< Io…io…mi dispiace così tanto!!!>>,
- esclamò in un soffio -
<< non avrei mai voluto ferirlo…mai!
So che mi odia, e ne ha tutto il diritto, ma spero tanto che col tempo possa riuscire a dimenticare tutto il male che gli ho fatto…>>
- la tristezza e il rimpianto impregnavano la sua debole voce –
<< puoi leggere questa per me, domani?>>,
gli porse un foglio di carta azzurro, piegato in due parti.
Spike sbatté le palpebre, palesemente sconcertato.
Voleva che lui leggesse quelle parole il giorno dopo, al matrimonio con Darla…
D’un tratto, tutto parve chiaro d’avanti a lui:
<< Tu ami Angel, non hai mai smesso di amarlo!>>.
<< Puoi farlo Spike?>>,
gli chiese ancora una volta, dolcemente.
<< Io non so perché tu stia rinunciando a lui, Buffy, ma so che lo ami, e che lui ama te>>
- sospirò rassegnato -
<< Lo farò>>.
Willow si avvicinò all’uomo, profondamente grata, e lo baciò lievemente sulla guancia:
<< Grazie Spike…>>.
<< Si…grazie!>>,
aggiunse Buffy, portandosi una mano sul cuore.


Capitolo 25


Darla aveva voluto una cerimonia tradizionale, in chiesa, con rito protestante.
Nonostante Angel fosse cattolico per le sue origini irlandesi, non si era opposto alla cosa.
In realtà, non gli interessava.
Qualsiasi cosa Darla avesse deciso, per lui andava bene.
Stava legandosi a lei con la consapevolezza di non amarla, la maniera in cui lo avrebbe fatto non avrebbe portato alcuna differenza.
I suoi genitori si erano leggermente risentiti per questo, soprattutto il padre, che si considerava un cattolico convinto, ma alla fine dei conti importava solo che il matrimonio si celebrasse, e così era stato.
L’abito bianco stonava moltissimo con la dignità della sposa, ma a lei poco importava.
Il pastore davanti a loro li aveva uniti nel sacro vincolo del matrimonio, per sempre…solo questo contava.
Il passato era alle spalle ormai, aveva vinto.
Angel era suo.
Cacciò indietro il ricordo dei suoi occhi tristi e spenti, che appena un attimo prima l’avevano guardata, infilandogli l’anello al dito.
Quello non era un sorriso, quella non era la felicità, ma non voleva pensarci, perché lei era felice!
Lui non l’amava…non avrebbe mai avuto il suo cuore perché se l’era portato via quella donna, quella maledetta.
Lei però era riuscita a riprenderselo, a legarlo a sé, e questa era una cosa che Buffy non aveva potuto impedire.
Era con lei che avrebbe vissuto la sua vita, con lei che avrebbe costruito una famiglia, un futuro, come era giusto che fosse.
E se Angel soffriva, lei avrebbe imparato a non vedere, a non sentire…era pronta a tutto pur di non cedere, e infatti aveva agito in maniera subdola e vergognosa, con ogni mezzo.
Angel aveva un enorme peso sul cuore e il suo migliore amico lo condivideva.
Non riusciva a scacciare dalla mente tutto il passato con Buffy, tutto ciò che aveva sentito con lei e per lei, fino all’epilogo del giorno prima.
La mano fasciata pizzicava, ricordandogli ancora una volta cosa significasse fare l’amore e perdersi dentro la donna che si ama più della vita stessa, e cosa avesse provato alla scoperta del tradimento di lei.
Aveva compiuto ogni cosa meccanicamente…gli anelli, il bacio, le promesse…gli sembrava tutto così surreale!
Spike si era avvicinato al palchetto, lasciato vuoto dal pastore, e aveva letto un bellissimo brano tratto dalle lettere di San Paolo, sull’amore.
Quelle parole gli avevano invaso il cuore come una calda mano che si posa su di te e ti da conforto.
Erano apparse nella sua mente nuove immagini di una Buffy radiosa, di una felicità che non sarebbe mai stata troppo lontana, non abbastanza per poterla scordare…

//L'amore è paziente e generoso//


“Sei il mio buongiorno…”

Aveva preparato la colazione e lo svegliava dolcemente, con un bacio.
Lui la attirava a sé, respirando dei suoi respiri, perdendosi nei suoi occhi grandi come il mare d’inverno.

//non è invidioso, non si vanta,//

risate…baci…promesse…carezze…

“Adoro il tramonto. Mi da pace.
Il sole sembra morire, è vero, ma so che domani risorge.
Mi piace pensare che tutte le cose siano così:
che muoiano, ma mai del tutto, e che rinascano con una nuova luce…”

//non si gonfia d'orgoglio.//

“Ho bisogno di sapere che anche tu vuoi stare con me, che anche tu mi ami…”

//L'amore è rispettoso,//

Vischio, luci, emozioni…

“Sembra che allora io debba rispettare la tradizione, e baciarti…”

//non cerca il proprio interesse,
non cede alla collera,
dimentica i torti.//

Piangeva.
Lui l’aveva ferita.

“Non avevo il diritto di trattarti così, di dirti quelle cose…mi dispiace veramente tanto…scusami”

Gelosia…speranza…
e lui la stringeva, baciandola ancora e ancora…

//L'amore non gode dell'ingiustizia,
la verità è la sua gioia.//

“Ti amo”

“Ti amo”

“ Fa’ un figlio con me”

“Sono tua”

//Se ami qualcuno,
gli sei fedele a qualsiasi costo.//

Suonava alla sua porta, era l’alba…e si dava a lui…e lo amava.

“Per sempre…”

//Hai sempre fiducia in lui
e ti aspetti le cose più belle:
ti alzi a difenderlo, se è necessario.//

“Non voglio mancarti di rispetto, ma ti chiedo, anzi pretendo, che tu faccia lo stesso con lei…”

Lei è il mio tutto…non posso perderla…

//L'amore tutto scusa,//

sudore…pelle…

“Quando dico che la mia vita senza di te non ha alcun senso, so di cosa parlo…”

//di tutti ha fiducia,//

Lavorava sul divano, da molte ore ormai.
Era così stanco che gli occhi gli dolevano per la concentrazione.

Complicità…bisogno…

Lei gli sfilava le scarpe, gli adagiava le gambe su di sé, e gli massaggiava i piedi, con delicatezza, sorridendogli.

“sono qui per te…”

//tutto sopporta,
non perde mai la speranza.//

“Bellezza troppo grande per poterla possedere, e troppo preziosa per questa terra…”

//L'amore non tramonta mai.//

“Non devo amarti?
Non è possibile, non lo è mai stato…”

…al di dà del per sempre…


Si era voltato, improvvisamente attratto da una forza silenziosa e potentissima che lo richiamava a sé, ma aveva visto solo una grande navata, addobbata in maniera sfarzosa, che si perdeva in profondità.
C’erano tantissimi invitati, volti anonimi per le sue pupille assetate di un’unica luce che ormai non c’era e non ci sarebbe stata…mai più.
Una figura esile e tremante si era spostata, appena un attimo prima, nel buio…
Willow la abbracciava e piangeva il suo stesso dolore, mentre la voce ripeteva in una nenia:
<< La mia vita è finita>>.

Aveva posato il camice bianco nell’armadio del suo studio e aveva preso la borsa in pelle, adagiata sul tavolo di metallo.
I capelli erano lunghi adesso, e il taglio scalato incorniciava perfettamente il suo viso dolce di madreperla.
Non aveva dormito molto quella notte.
Il sonno agitato di Buffy l’aveva svegliata più volte, e i suoi stessi pensieri non le avevano permesso di riposare bene.
C’era molto da fare, ora.
Amava Spike, lo voleva con tutta se stessa, e i chilometri che aveva messo tra loro non erano serviti a niente.
Sarebbe passata anche sopra la faccenda “Drusilla”, non le importava più.
L’orgoglio a questo punto, dopo tutto il dolore che aveva visto negli occhi di Buffy ed Angel, le appariva un effimero e inutile sentimento.
Aprì la porta, mentre con l’altra mano cercava il telefonino:
lo avrebbe chiamato, sentiva l’impellente bisogno di parlare con lui, di chiarire.
<< Speravo di trovarti ancora qui>>,
esclamò una voce a lei fin troppo nota.
Spike stava percorrendo il lungo corridoio, di fronte a lei.
Il pass con la scritta “visitor” stava in bella mostra sul suo gessato scuro.
<< Ehi…ciao!>>,
Willow sussultò, era elegantissimo.
<< Voglio sapere cos’è questa storia di Drusilla, e la voglio sapere ora>>,
proruppe lui, con voce decisa e uno sguardo che la passò da parte a parte.
<< Ora qui? In corridoio?>>,
chiese la donna, sorridendogli stupita.
<< Ho visto i nostri amici gettare la loro vita ai quattro venti…non permetterò che accada lo stesso a noi due.
Ti amo troppo per rinunciare a te, e sono qui per dirtelo, di nuovo>>,
aveva parlato con tanto slancio e ardore che Wil sentì le gambe piegarsi sotto di sé, per la fortissima emozione provata.
L’amava ancora, nonostante tutto quel tempo.
L’amava ancora, come lei amava lui…niente era cambiato.
Smise di pensare.
Non era il corridoio, non era il suo ufficio, nessun cicaleccio intorno.
Erano solo un uomo e una donna, e si amavano.
Fu tra le sue braccia, in un istante.
Spike la accolse affamato e pronto, sommergendola.
Quanto aveva desiderato quel momento!
Quante volte aveva sperato che lei tornasse da lui e gli dicesse che lo amava!
Un bacio per tutti i baci che avevano perduto, per le ansie che avevano vissuto sapendosi lontani, separati, muti.
Willow si staccò dal bacio per respirare, mentre lui non smetteva di guardarla negli occhi, di accarezzarle i capelli, le guance, le labbra.
<< Da quando ti ho conosciuta, non sono mai stato con nessun’altra, Wil>>,
la frase risuonò dentro la bocca di lei.
La ragazza lo guardò shockata, mentre una felicità incredibile le invadeva il cuore e l’animo:
<< Io…io ho visto Drusilla che usciva dalla tua camera da letto, quando eravamo a Long Island.
Stavo per venire da te quando ho visto la sua ombra nel corridoio e…>>
<< Quella sera è venuta in camera mia>>
- continuò lui -
<< Mi ha baciato, ed è te che ho visto.
C’eri tu nella mia testa, dentro di me.
L’ho cacciata fuori dalla mia stanza e dalla mia vita, Wil.
Da quando ti ho conosciuta, ci sei stata sempre e solo tu>>.
Gli occhi di Willow si riempirono di lacrime per la gioia immensa.
Il peso che aveva ammorbato il suo cuore per tutti quei mesi finalmente era caduto, facendola sentire leggera e incredibilmente in pace:
<< Io ho creduto di…oh Spike, mi dispiace!
Mi dispiace per quello che ho detto e fatto, ma pensavo che tu non mi amassi…e quando poi sei venuto a casa mia, prima che partissi, ero così accecata dalla gelosia che non riuscivo a ragionare a mente lucida.
L’unica cosa che volevo fare era fuggire da te e da quello che sentivo…perché anche io ti amo, Spike, ti ho sempre amato…sempre!>>.
L’uomo spalancò gli occhi in un’espressione di meraviglia…gli aveva appena detto che lo amava!
Com’erano dolci quelle parole, se pronunciate dalle labbra di lei…dalla voce della donna che amava e che desiderava, e che lo faceva sentire vivo e completo.
Aprì la porta nera alla sua destra, e attirò Willow dentro la stanza, tra le sue braccia:
<< Questo tavolo è resistente secondo te?>>,
chiese maliziosamente, mentre le sue mani la toccavano e la spogliavano, bramose e avide.
<< Tu sei completamente pazzo…>>,
rispose lei, guardandolo con uno sguardo da gatta.
<< Si…e tu sei la musa della mia pazzia…ti amo>>.

Capitolo 26


Angel aveva chiesto, e ottenuto, di non lavorare più ad alcun caso con l’avvocato McDonald.
Non lo aveva fatto licenziare, pur avendone sia il potere che il diritto, ma si era sincerato che mai più avesse la possibilità di trovarselo vicino.
Non soltanto il vederlo continuamente gli avrebbe fatto andare il sangue alla testa, impedendogli di gettarsi quella storia alle spalle, ma era anche sicuro che niente gli avrebbe impedito, se solo Lindsay avesse fatto il nome di Buffy, di spaccargli la faccia in mille pezzi.
L’uomo, per contro, si teneva alla larga dall’ufficio del giovane Malahide, e aveva accettato di buon grado le direttive superiori.
Buffy gli aveva raccontato, con molto imbarazzo e senza una spiegazione, della bugia usata con Angel, e se da una parte Lindsay ne aveva enormemente goduto, pregustando una sua prossima vittoria nel piano di avere la donna per sé, dall’altra era perfettamente consapevole che Angel non avrebbe esitato a mettergli le mani addosso se solo lo avesse incontrato.

Spike e Willow vivevano il loro momento di felicità appieno.
Dopo tanta incertezza, si erano finalmente ritrovati, e non avevano nessuna intenzione di perdersi, per nulla al mondo.
Era stato per questo che il procuratore biondo aveva parlato alla sua donna con sincerità, spiegandole che sarebbe stato meglio, per la loro storia, tenere fuori dai loro discorsi Buffy ed Angel.
Entrambi erano, infatti, legatissimi ai rispettivi amici, e decisamente di parte per poter affrontare l’argomento senza finire col litigare a loro volta.
Del resto, Willow non poteva essere sincera con lui per quanto riguardava il comportamento di Buffy, perché questo avrebbe significato, chiaramente, che Spike sarebbe corso dal suo amico a raccontargli tutto, senza perdere un solo attimo di tempo.
Si era ritrovata a un bivio, e non avrebbe mai potuto scegliere tra la fedeltà che doveva al suo uomo e quella che doveva alla sua migliore amica.
Era quindi con gioia che aveva accolto la proposta del compagno: non avrebbe dovuto mentirgli, e questo la faceva sentire notevolmente meglio con la sua coscienza.
Spike aveva capito benissimo che la giovane Summers continuava ad amare Angel, anche più di prima se era possibile, ma si era reso conto che non poteva obbligarla a dirgli la verità, né tanto meno voleva mettere Willow nell’imbarazzo di farlo.
E poi, Angel ormai si era sposato, aveva fatto la sua scelta; il suo tentativo di farli tornare assieme non aveva avuto il risultato sperato, non c’era nient’altro che potesse fare, a quel punto, se non rispettare le loro decisioni.
La presenza di Lindsay a casa di Buffy e vicino a lei, però, lo innervosiva notevolmente, a questo non era riuscito a porre rimedio.
Quell’uomo lo infastidiva a pelle, non gli era mai piaciuto, meno che mai dopo tutto quello che era successo.
Per questa ragione evitava accuratamente le cene e le serate in cui anche lui era presente, declinando gli inviti con educazione.
Buffy aveva capito perfettamente lo stato d’animo del ragazzo, non poteva certo biasimarlo.
Credeva che avesse tradito il suo migliore amico con Lindsay, era già incredibile che le rivolgesse la parola!
Quando aveva dovuto spiegare all’avvocato McDonald che aveva mentito al suo ex sul loro tipo di legame, aveva provato una profonda vergogna.
Non aveva potuto motivare la cosa, ovviamente, ma Lindsay l’aveva tolta subito dall’imbarazzo, dicendole che la capiva perfettamente, e la cosa l’aveva parecchio stupita.
Non si era però posta delle domande, anzi, aveva sospirato di sollievo a quella insperata conclusione della faccenda.
Da quando la sorella era andata via di casa, era diventata ancora più apatica e triste.
Anche se i suoi compiti quotidiani erano notevolmente diminuiti - non c’era più un’adolescente per casa che metteva tutto sotto sopra – sentiva crescere la stanchezza ogni giorno di più, e questo la portava a passare la maggior parte delle serate chiusa nella sua stanza, a letto.
Il signor Giles leggeva in lei il senso di solitudine e sconforto che la pervadeva, ma aveva evitato di fare domande perché sapeva che la ragazza non era pronta a dare delle risposte.
Tuttavia, una nuovissima e disarmante sensazione si impadronì di lei nell’ultimo periodo.
I suoi personali pensieri l’avevano piano piano portata a capire la verità dolcemente, e la consapevolezza che quello che aveva pensato, e sperato, fosse vero, l’aveva raggiunta una mattina d’autunno, dentro lo studio del ginecologo Finnes:
<< Aveva ragione, signorina Summers: aspetta un bambino.
Nascerà con l’arrivo dell’estate, congratulazioni>>.
La gioia che quelle parole le avevano donato la travolse completamente, inebriandola.
Avrebbe avuto un bambino…un figlio…da Angel!!!
Era rimasta seduta sulla poltrona, guardando il medico con un immenso sorriso, mentre le lacrime inondavano il suo volto, senza riuscire a fermarsi.
Non c’era niente di più bello al mondo, niente di più vero che il suo amore per Angel, e quel bimbo ne era la prova!
Un piccolo cucciolo, l’essenza stessa del loro legame profondo e unico, sarebbe nato e avrebbe riempito la sua vita, rendendola degna di essere vissuta.
Avevano tanto voluto un figlio, lo avevano desiderato con tutto il cuore, ma il destino si era messo in mezzo, separando le loro vite e allontanando i due amanti, senza pietà.
Buffy aveva dovuto, dolorosamente, scegliere di rompere il suo legame con Angel, perché tutto ciò che avevano intorno era più forte di loro, e li avrebbe consumati.
Lo aveva deluso, ferito, annientato, e aveva ucciso anche la parte più bella di sé, guardandolo all’altare di una chiesa, accanto a un’altra donna, mentre pronunciava il suo ‘si’.
Aveva sentito la vita lasciarla lentamente, inesorabilmente, mentre qualcosa dentro di lei si spezzava, per sempre.
Non c’era più niente che avrebbe potuto darle pace e serenità…nessun luogo lenire la sua sofferenza…nessun uomo la sua solitudine e il suo lutto.
Eppure, quando ormai si era abbandonata a se stessa, sconfitta, quell’amore consumato sul pavimento, con fame e bisogno, sentimento e passione, calore e totalità, le aveva portato un tale regalo, inaspettato e graditissimo…un miracolo.
<< Oh mio Dio…è meraviglioso!!!!>>
- Willow l’aveva abbracciata stretta, esultando di felicità.
Il viso radioso e sereno di Buffy che le annunciava il lietissimo evento l’aveva trascinata in una dimensione nuova e mai conosciuta prima.
Un bambino sarebbe presto arrivato nelle loro vite, la sua cara Buffy sarebbe stata una mamma affettuosa, e lei la zia più premurosa che la storia ricordasse!
Si vedeva già tutta indaffarata a fargli il bagnetto, a comprare, per lui o per lei, vestitini e giocattoli per negozi, a coccolarlo e sommergerlo di baci, per non parlare di tutte le cose che avrebbe potuto insegnargli!
Suo nipote avrebbe avuto tutto, proprio tutto, e lei sarebbe stata lì in prima linea, pensò orgogliosa -
<< Devi dirlo ad Angel, ora…subito!!!>>
- proseguì con enfasi, totalmente coinvolta -
<< Il vostro amore è più forte di tutto, di Darla…di suo padre…del destino!
Siete nati per stare insieme, Buffy, per amarvi, ed ora un figlio vi unisce come mai niente e nessuno potrà dividervi.
Angel impazzirà di gioia, di felicità…lascerà immediatamente quella donna, che non ha mai amato, e tornerà da te, dove è sempre voluto stare>>.
<< Non posso farlo>>
- rispose la ragazza bionda, mentre il suo sguardo si oscurava rapidamente -
<< Non posso stravolgere la sua vita in questo modo, Wil.
So che lascerebbe Darla per me, ma come pensi che reagirebbe il padre a un tale scandalo?
A un figlio fuori dal matrimonio?
Sarebbe una vergogna per lui…per lui che mi considera una poco di buono, e una cosa del genere non farebbe altro che avvalorare l’idea che ha di me.
Ho già rinunciato ad Angel proprio per non distruggere il suo legame col padre, non posso fargli questo ora>>.
<< Al diavolo suo padre, Buffy!!!!
Che significa che non puoi fargli questo ora?
Credi forse che non dire la verità all’uomo che ami sia una cosa possibile a questo punto?
Te lo dico io Buffy, non lo è!
Hai rinunciato a lui in passato, è stato un gesto nobile e pieno d’amore, e so quanto ti sia costato.
Ho appoggiato la tua scelta perché sapevo che non potevi fare altrimenti, era inevitabile, ma adesso le cose sono cambiate…sono cambiate completamente!
C’è un bambino, ora, e quello che vuole il vecchio Malahide non ha più alcuna importanza.
Ha già gestito a sufficienza la vita del figlio, gliel’ha rovinata abbastanza, ma un bambino è più importante di qualsiasi cosa, è al di sopra di tutto!
Ciò che conta davvero, adesso, è che questo bambino è figlio di Angel, è tanto tuo quanto suo, e lui ha il sacrosanto diritto di sapere la verità, non puoi tenergli nascosta una cosa del genere!>>,
si era infervorata così tanto che stava tremando.
Non voleva gridare addosso a Buffy, ma le sembrava così assurdo che l’amica continuasse ad anteporre il bene degli altri al suo e quello di suo figlio!
La donna aveva la voce bassissima, la si udiva appena:
<< Non posso farlo Willow, sento che non riuscirei a sopportare un peso del genere>>.
Willow sbottò, sbattendo sul tavolo il libro che teneva in mano:
<< Sei irragionevole Buffy, sei semplicemente irragionevole!
Non puoi sopportare un peso del genere mentre puoi sopportare di tenere nascosto ad Angel di essere il padre di tuo figlio?>>.
Buffy si sedette sulla sedia, gli occhi bassi e le mani che accarezzavano il grembo, come a volerlo proteggere da quelle urla:
<< Angel ha una sua vita adesso.
Avrà presto dei figli con Darla, è lei la sua famiglia, è lì che deve stare…>>.
<< Tutto questo è inconcepibile!
Angel deve stare dove vuole, scegliendo liberamente!!!
E sappiamo benissimo entrambe che lui ha già scelto te in passato…
Buffy, io non condivido per niente la tua decisione, non posso essere d’accordo, assolutamente, e…>>
<< Spero solo che non mi abbandoni…non saprei proprio come fare senza di te>>,
la guardò con uno sguardo di puro terrore.
In cuor suo sapeva che in fondo Willow stava solo dicendo delle cose giuste.
Doveva dire tutto ad Angel, provocando una rottura definitiva nel suo rapporto col padre, oppure doveva tacere e tenersi dentro una verità così grande, che col tempo l’avrebbe logorata e distrutta?
In entrambi i casi avrebbe comunque privato un padre del figlio e un figlio del padre, solo che mentre, nel primo, padre e figlio avevano vissuto la loro vita insieme per anni, e sapevano l’uno dell’esistenza dell’altro, nel secondo Angel non sapeva di essere padre, e quindi poteva andare avanti tranquillamente con la sua vita, perché lei sola avrebbe portato quel peso.
Aveva scelto ciò che pensava fosse meno doloroso per tutti, tranne che per se stessa, sperando che il bambino che non era ancora nato trovasse, in tutti loro, amore sufficiente da non doverle mai puntare contro il dito per avergli tolto la possibilità di avere l’amore più grande e più vero, quello di un padre…di Angel.
Willow si calmò immediatamente d’avanti a quegli occhi smarriti e pieni di paura.
Era stata sincera con lei, come aveva sempre fatto e come avrebbe continuato a fare, dicendole quello che pensava.
Non condivideva la sua scelta, era giusto che lo sapesse, ma era pur sempre sua amica, e non l’avrebbe mai tradita.
Sarebbe stata con lei e l’avrebbe appoggiata, ancora una volta, perché Buffy aveva bisogno di qualcuno che le volesse un bene immenso, e che l’aiutasse ad affrontare un silenzio così grande:
<< Lo sai che non lo farei mai…io sono con te>>.


Capitolo 27


<<Come farai con Angel?>>,
- le chiese preoccupata -
<< Voglio dire, Angel prima o poi scoprirà che sei incinta.
Spike volerà da lui immediatamente per informarlo, senza contare che entrambi sanno che tu sei stata a letto con Angel giusto nel periodo in cui il bambino è stato concepito.
Hai pensato a questo?>>.
Buffy si era avvicinata alla finestra e aveva spostato le tende con la mano.
Fuori gli alberi, ormai spogli, sbattevano al vento e le foglie secche e ingiallite si alzavano dalla strada disegnando piccoli mulinelli.
Il tempo era rapidamente cambiato, come la sua vita.
Abbassò il capo annuendo, aveva già pensato a tutto.
Sapeva benissimo che Spike avrebbe detto tutto ad Angel non appena avesse saputo della gravidanza.
Pensare di confessargli la verità non era nemmeno lontanamente possibile perché era chiaro che non c’era alcuna speranza che la accettasse.
Nessuna motivazione, per quanto valida, avrebbe potuto essere capita dal giovane procuratore; si trattava del suo migliore amico e di suo figlio, non avrebbe mai taciuto:
<< Si, tantissime volte>>
- sospirò profondamente, non aveva chiuso occhio a questo pensiero -
<< Io sarò chiara nel dire che il bambino non è di Angel e dicendo questo, siccome tutti e due credono che abbia una relazione con Lindsay, saranno portati a pensare che sia suo.
Lo so…è terribile>>
- Willow la stava guardando con uno sguardo pieno di tristezza e Buffy si sentì quasi sommergere dalla colpa -
<< Non ho scelta, Wil…non ho scelta>>
- la voce si incrinò, ma la donna ricacciò indietro le lacrime -
<< Ho deciso che sarò io a parlare con Spike, personalmente.
Non voglio, nella maniera più assoluta, che tu venga coinvolta.
Non devi mentire al tuo ragazzo per colpa mia.
E’ già vergognoso il fatto che debba farlo io, ma di sicuro non posso e non voglio essere la causa di problemi tra voi>>.
Sapeva che Spike e Willow avevano deciso di non parlare più della relazione tra i loro amici, né di intromettersi in alcun modo.
Doveva essere lei a dire una così grande menzogna al procuratore, non poteva permettere che lo facesse Wil.
Se la cosa fosse saltata fuori Spike non avrebbe mai perdonato Willow per avergli mentito; in questo modo, invece, Buffy si assumeva personalmente la responsabilità di una tale azione, che lei sapeva bene essere qualcosa di profondamente ignobile.

Anche la sua famiglia e Xander erano stati messi al corrente di ogni cosa.
Fino a quando non c’era stato il bambino aveva nascosto la verità a tutti per non angosciarli, ma adesso non era più possibile.
Rupert, Dawn e Xan erano persone delle quali si fidava ciecamente, che l’amavano tantissimo e che l’avrebbero appoggiata, qualsiasi decisione avesse preso.
E infatti era stato così.
Avevano reagito con grandissimo dolore alla verità, ma erano finalmente riusciti a spiegare a se stessi quello che non avevano mai capito, e cioè che Buffy amava troppo Angel per averlo lasciato così, all’improvviso, senza una vera motivazione.
Adesso tutto appariva chiaro…le lacrime di Buffy, la sua angoscia!
La tristezza, tuttavia, aveva lasciato subito posto a un’immensa e avviluppante gioia alla notizia dell’arrivo di un piccolo e già amatissimo Summers.
Il signor Giles si era sfilato le lenti dal viso per pulirle, nel suo solito gesto metodico, e aveva frettolosamente asciugato due lacrime sfuggite agli occhi, silenziose.
La sua bocca si era mossa in un sorriso pieno di serenità e orgoglio: la sua cara, piccola Buffy gli avrebbe presto dato un nipotino.
Perché era di questo che si trattava.
Buffy era la meravigliosa figlia che il destino aveva messo sulla sua strada, non importava che non avesse una sola goccia del suo sangue!
Nei momenti più belli e in quelli poco felici c’era sempre stato lui nella sua vita, nelle loro vite.
Aveva loro rimboccato le coperte quando stavano male, le aveva ascoltate quando avevano bisogno di qualcuno che le capisse e le aveva guidate quando avevano chiesto un consiglio.
Era stato un padre, e loro erano le sue bambine.
Si erano scelti, senza nessun vincolo o legame, e forse per questo l’amore era ancora più grande.
Erano una famiglia, una famiglia vera.
Dawn, al telefono, si era messa a saltare urlando per la felicità e aveva cominciato a fare il conto alla rovescia per le vacanze di Natale, quando sarebbe tornata a casa.
Aveva letto da qualche parte che il nascituro percepisce i suoni anche quando è ancora nel ventre materno e lei non vedeva l’ora di correre dalla sorella per poterlo sperimentare personalmente.
Il suo nipotino doveva assolutamente sapere che la zia Dawn moriva dalla voglia di averlo con sé al più presto.
Xander guardava il video dell’ecografia e non poteva crederci!
L’embrione aveva solo nove settimane eppure si distinguevano chiaramente il visino piccolo e gli occhietti tondi, e si erano formate anche le dita!
Era uno spettacolo della natura poter osservare quel piccolo essere nella tenera posizione fetale e poter ascoltare il battito del suo cuore!

Quando Lindsay aveva saputo che Buffy era incinta era rimasto shockato dalla notizia.
La sua fronte si era imperlata di sudore freddo perché anche se la ragazza non gli aveva detto nulla su chi fosse il padre del bambino, lui lo sapeva benissimo, come sapeva altrettanto bene che Angel non avrebbe esitato un solo istante a lasciare Darla per tornare dall’unica donna che aveva sempre amato e che adesso lo avrebbe reso padre.
Dopo i primi attimi di sbigottimento, però, si era rapidamente affacciata nella sua mente una risoluzione che avrebbe potuto volgere a suo vantaggio un evento del genere.
Buffy non avrebbe distrutto il matrimonio dell’avvocato Malahide, non dopo tutto quello che Darla le aveva sbattuto in faccia.
A questo punto si ritrovava da sola con un figlio, senza alcuna possibilità di poter cambiare le cose:
<< Se tu me lo permetterai, sarò io il padre del tuo bambino>>,
aveva parlato con voce appassionata, confessandole i suoi sentimenti d’amore.
La voleva e sarebbe rimasto al suo fianco.
Se solo lei avesse voluto, l’avrebbe sposata e avrebbero formato una famiglia felice.
Lui avrebbe amato quel bimbo come se fosse stato suo.
La donna rifiutò immediatamente, scottata.
Stava già privando suo figlio della presenza di un uomo meraviglioso come Angel, e solo Dio sapeva quanto le costasse quella scelta, ma non poteva, nella maniera più assoluta, fargli credere che suo padre fosse un altro uomo.
Nemmeno se si trattava dell’uomo migliore di questo mondo.
Certo, il piccolo crescendo avrebbe chiesto del suo papà, avrebbe voluto sapere…e lei sarebbe stata pronta a raccontargli di quanto fosse speciale, e amorevole, e forte.
Gli avrebbe detto che egli l’aveva amata come nessuno mai aveva fatto prima di allora, che l’aveva fatta sentire unica e capita, sicura e protetta…che avevano voluto fortemente un figlio e che lui era nato per questo, perché rappresentava l’espressione più bella e più vera del sentimento che li aveva uniti.
“Lui non c’è più, ma è sempre con te perché è dentro al tuo cuore…è nei tuoi occhi, nel tuo sorriso, in ogni tua fibra.
Lui ti ha dato la vita”.
L’avvocato McDonald incassò il colpo, apparentemente di buon grado.
Non voleva sposarlo e non voleva che facesse da padre al suo bambino, ma in fondo aveva bisogno di lui per mentire a Spike e ad Angel, il suo aiuto e quella bugia ai due uomini erano assolutamente necessari:
<< D’accordo Buffy, come vuoi.
Non voglio forzarti a fare una scelta per la quale non ti senti pronta, ma so anche che per il momento dire che il bambino è mio, almeno con alcune persone, è l’unica cosa che ti sia rimasta da fare>>.
Era così, e lei ne era consapevole.


Angel viveva in una grande villa nel quartiere più chic della città.
Apparteneva alla famiglia di Darla ed era esageratamente ricca e sfarzosa, totalmente distante dai gusti dell’uomo.
Non gli piaceva, non lo faceva sentire a suo agio, e per questo motivo aveva lasciato tutte le sue cose nel suo loft, nel centro di Manhattan.
Spesso andava lì a rifugiarsi, immergendosi dentro a ricordi che non sarebbero mai stati veramente lontani dalla sua testa e dal suo cuore.
Ogni cosa gli riportava alla mente lei, tutto ciò che avevano fatto, quello che avevano condiviso…
Si era però imposto di smettere di amarla.
Ormai le loro strade si erano definitivamente divise, lei non era più la donna di cui si era innamorato perdutamente, lo aveva lasciato per un altro nella maniera più abietta, tradendolo.
Viveva per il lavoro e per nient’altro.
Darla cercava di essere una moglie attenta, presente, ma Angel non riusciva a provare nulla per lei che non fosse un tiepido affetto.
Col passare dei mesi se ne era allontanato sempre di più, evitando anche i contatti intimi.
Il sesso non poteva bastargli, non dopo aver fatto l’amore.
Quel pomeriggio aveva appuntamento con Spike proprio nel suo loft.
L’amico l’aveva chiamato dicendogli che doveva parlargli immediatamente.
Non aveva voluto incontrarlo in ufficio e questa cosa aveva stranito un po’ Angel:
<< Hei amico, che faccia ti sei messo oggi?>>,
esclamò meravigliato non appena aprì la porta e si trovò davanti Spike.
Aveva avvertito che c’era qualcosa che non andava.
Il procuratore entrò nell’appartamento, scuro in volto, e dopo aver preso una birra dal frigobar, invitò Angel a sedersi:
<< C’è una cosa che devi sapere, e devi saperla da me.
Riguarda Buffy>>.
Angel si irrigidì immediatamente.
Avrebbe voluto rispondere che nulla che la riguardava aveva più alcuna importanza per lui, ma non poteva mentire a Spike, né tanto meno a se stesso:
<< Cosa è successo?
Le è accaduto qualcosa?
Sta male?>>.
<< Aspetta un bambino>>,
non c’era altro modo per dirlo.
Non sarebbe servito a nulla girare attorno alle parole.
La frazione di secondo che passò da quando Spike aveva parlato a quando Angel percepì la frase sembrò interminabile a entrambi.
L’enorme stanza prese a muoversi vorticosamente attorno al giovane Malahide:
<< E’… è mio?>>,
era stata la prima cosa a cui aveva pensato.
Le parole erano venute fuori naturali, mentre il cuore gli martellava nel petto.
Una fortissima sensazione di gioia pura lo aveva invaso completamente nel momento stesso in cui aveva compreso il senso di quella frase, l’importanza del suo significato.
L’emozione era uscita fuori trasformandosi in un soffio di voce leggera, morbida.
Avere un bambino da lei era la cosa che aveva desiderato di più al mondo, e lo voleva ancora!
<< No, e puoi credermi quando ti dico che è stata la prima cosa che le ho chiesto.
Mi ha detto che il range all’interno del quale cade il concepimento del bimbo è abbastanza distante dal giorno in cui…si insomma…dalla sera in cui faceste l’amore.
Il medico ne ha l’assoluta certezza>>,
Spike aveva parlato in fretta, provando una profonda angoscia nel vedere l’amico tramutare espressione.
Questi non aveva ascoltato nulla.
Quel “no” lo aveva chiuso da tutto il resto.
Così il bambino che Buffy attendeva non era suo.
Non era frutto del loro amore, di tutto ciò che lui aveva sentito per quella donna.
Non avrebbe provato la gioia di stringerlo a sé e di amarlo con tutto se stesso, non era sangue del suo sangue.
I suoi sogni potevano dirsi definitivamente distrutti, e per sempre.
Lei avrebbe avuto un bambino da un altro uomo e questa cosa avrebbe legato profondamente i due, a doppio taglio.
Buffy se n’era andata via davvero:
<< Sposerà Lindsay?>>,
era chiaro che il bambino fosse suo.
Si avvicinò al camino poggiando le mani sul bordo di marmo, stancamente.
<< No…>>,
ma Spike non poté aggiungere altro.
<< Lui non vuole prendersi le sue responsabilità?
La sta abbandonando?>>,
era scattato immediatamente, gli occhi di fuoco.
Quell’uomo non voleva stare con Buffy?
Si rifiutava di sposarla quando lui avrebbe dato la sua vita per poter stare al suo fianco?
Nonostante tutto ciò che era successo e tutto il veleno che era stato versato il suo bisogno di proteggerla era vivido dentro di lui, non era cambiato nulla.
<< E’ lei che non vuole sposarsi, Angel.
Dice che non si sente pronta a un passo del genere, che vuole aspettare.
Non vuole nemmeno che lui riconosca legalmente il bambino.
Io non li ho visti molto assieme, sai che non sopporto quell’uomo e che evito di andare a casa di Buffy quando c’è lui, ma in tutta onestà quelle rarissime volte che mi è capitato di incontrarli non ho mai percepito amore tra loro…o almeno in lei.
E’ sempre stata cortese e gentile, ma di una gentilezza fredda, distante.
Non era così con te.
Perdonami se ti ricordo queste cose, ma se guardo indietro al passato e alla vostra storia, Lindsay e lo stesso Riley, che stava con lei da parecchi anni, scompaiono irrimediabilmente>>.
Questo però non le aveva impedito di lasciarlo e non cambiava il fatto che avrebbe dato un figlio a Lindsay McDonald.
La sua vita era diventata fredda…come quel marmo che stava toccando.

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