La giornata era piuttosto fredda.
Nuvoloni grigi oscuravano il sole spento del Febbraio newyorkese, e uno strato
sottile di ghiaccio trasparente ricopriva le strade piene di gente in movimento.
I semafori rossi avevano formato lunghe file di vetture in attesa, mentre i
pedoni correvano nei sottopassaggi della metro.
Il rumore di ciascuno era il silenzio di tanti.
Una massa enorme fatta di tante piccole solitudini.
Il ristorante era affollato e accogliente; ci voleva proprio una tazza di caffé
fumante.
Angel firmò il conto e guardò l’amico con espressione preoccupata.
Per tutto il brunch, Spike non aveva proferito verbo.
Il suo sguardo era completamente perso dentro a un’immagine che non gli
dava respiro: Willow che, stretta tra le sue braccia, e al tempo stesso così
lontana, gli comunicava la sua imminente partenza.
Quando aveva intenzione di dirgli che sarebbe andata via?
Se lui non le avesse chiesto di ballare, cosa sarebbe successo?
Semplicemente sarebbe partita, e lui lo avrebbe scoperto solo a cose fatte…valeva
davvero così poco per lei?
Non era più nemmeno questo il punto, ormai non importava.
Lui non l’avrebbe più rivista. Solo questo contava, e non aveva
senso.
<< Mi chiedevo due cose>>
- proruppe il giovane Malahide, fingendo noncuranza –
<< La prima è che non mi spiego cosa ti abbiano fatto di male quelle
frittelle…>>,
esclamò indicando il piatto dell’amico, ancora pieno, mentre questi
tagliuzzava tutto col coltello, nervosamente.
Spike sorrise alla battuta e poggiò la posata sul tovagliolo:
<< E la seconda?>>
<< Beh, volevo anche sapere perché se vuoi una cosa non te la vai
a prendere…>>,
rispose Angel, fissandolo negli occhi.
Il sorriso di Spike morì sulle labbra, ma il suo sguardo si accese di
una nuova luce. Angel lo capiva come nessun altro:
<< Ti sei seduto, Spike. Non è da te.
So che la ami…non puoi lasciarla partire>>.
Forse non tutto era perduto.
Willow non era ancora salita su quel maledetto aereo, e lui non gli aveva mai
confessato di amarla.
Magari non sarebbe cambiato nulla…forse, per lei, lui non era altro che
un amico, in fondo era stata chiara quella sera… ma doveva fare ugualmente
un tentativo.
Doveva correre da lei e dirle che non c’era stato un attimo, da quando
l’aveva conosciuta, che non aveva passato senza il suo viso nella mente,
senza la sua voce nella testa…
Sarebbe stata Wil a decidere, ad avere l’ultima parola sulla loro storia,
ma lui doveva assolutamente dirglielo, o non avrebbe più potuto vivere
col rimpianto del perduto.
Aveva riempito quattro valigie.
Non credeva di avere tanta roba, ma sei mesi sarebbero stati lunghi, e non doveva
farsi mancare nulla:
L’Italia sarebbe stata la sua nuova casa.
Stava aspettando Buffy e Xander per andare all’aeroporto, ma mancava ancora
un po’ all’appuntamento…aveva tutto il tempo per essere nervosa
e rimuginare sulla sera prima, sul suo addio a Spike.
Non era così che se l’era immaginato.
C’era stato un momento in cui aveva pensato di dirgli la verità,
di liberarsi di quel peso per potersene andare via gettandosi tutto alle spalle.
Invece alla fine aveva scelto di tacere, di seppellire nell’angolo più
profondo della sua anima questa cocente follia d’amore che l’aveva
interamente coinvolta, e ora stava scappando via da tutto, in punta di piedi.
Scappare era ciò che aveva sempre fatto in tutta la sua vita…scappare
dalle emozioni, dalla violenza dei sentimenti, dalla devastazione degli affetti.
Era sempre stata tranquilla, aveva vissuto la quiete, il torpore, la pacatezza.
Non si era mai buttata…aveva forse amato prima?
La risposta era semplice, facile, a portata di mano.
Era stato tutto lineare, un’equazione con una sola variabile, se stessa,
e lei era sempre riuscita a controllarsi alla perfezione.
Poi era arrivato Spike, e tutto era cambiato.
Le certezze avevano cominciato a starle strette, la sua vita non era più
quella che voleva vivere.
Si era innamorata, perdutamente, inesorabilmente, senza accorgersene, senza
sapere come…
Si era ritrovata dentro un turbine di sensazioni forti, che le mozzavano il
respiro, dentro il blu di due occhi che la denudavano, toccata da mani che la
scoprivano e la rendevano donna.
Si alzò dal divano scuro al suono del campanello, trascinandosi stancamente.
Le costava così tanto arrivare a quella porta…
o forse non era pronta ad andare?
Non riuscì a dire niente.
Le parole si fermarono sulla punta delle labbra…non c’era nulla
che potesse dire in quel momento, nulla che non avrebbe fatto capire quanto
il suo cuore stesse scoppiandole nel petto.
Spike era lì, di fronte a lei, oltre quella soglia aperta.
<< Ciao rossa>>
- il ragazzo aveva il viso tirato, le labbra strette, il cuore a mille –
<< ieri sera non ti ho detto niente…ecco, io…non ti ho salutata…non
sono riuscito a dire una sola parola…>>
- stava completamente andando nel pallone.
Tutto il bel discorso che aveva preparato in macchina era sfumato nel buio,
non ricordava nulla –
<< posso entrare?>>.
Willow lo fissava incapace di formulare un qualsiasi pensiero.
La felicità le faceva dolere il petto.
Non sapeva perché lui era lì, ma bastava che c’era.
Poteva vederlo, anche se era l’ultima volta…lui era andato da lei.
<< Ma certo, entra!
Scusami…è che aspettavo gli altri, non…non pensavo di vederti
qui, oggi…voglio dire, ora…>>,
la ragazza stava balbettando, non riusciva nemmeno a guardarlo negli occhi.
Spike entrò nel salotto, poi si girò lentamente verso di lei,
parlando a voce bassa:
<< Willow, devo assolutamente dirti una cosa per me troppo importante…non
posso lasciarti partire così.
Non posso proprio.
Ti prego di ascoltarmi, e non devi dirmi nulla se non vuoi.
Forse è tardi…so che hai un aereo là fuori, e un’altra
vita che ti aspetta…ma vedi Wil, io non sono bravo ad amare, forse non
so più come si fa>>.
Il cuore della ragazza fece un balzo.
Aveva detto ‘amare’? Stava parlando di lei?
Spike la amava? Era lei che amava?
Stava girando tutto, non sentiva le gambe.
<< Ho dei sentimenti per te, e non sono quelli di un amico.
Lo so cosa ci eravamo detti…in effetti quello che ‘tu’ avevi
detto…ma per me non è così.
Quella notte non è stata un errore…>>.
Willow sentì il disperato bisogno di gettargli le braccia al collo, di
urlargli che anche lei lo amava, che non era più stata in grado di fare
altro nella sua vita se non amare lui, con tutta se stessa!
L’uomo di fronte a lei, con le mani che martoriavano la giacca, continuava
a parlare con voce sempre più viva e appassionata:
<< …sulle prime l’ho creduto anch’io.
Volevo scappare da te, non potevo innamorarmi di nuovo.
Avevo troppa paura di soffrire…non mi fido molto della gente, non dopo
quello che ho passato.
Però è successa una cosa, dopo che siamo stati insieme, che mi
ha dato la chiave per aprire di nuovo questa porta…>>.
Il cuore della giovane donna si raffreddò di colpo al ricordo di ciò
che aveva visto, una sera di qualche mese prima, dentro una villa da sogno.
Una figura nel buio che si allontanava, dalla camera di Spike, e il cuore di
Willow che cadeva in briciole di veleno amaro.
‘Però è successa una cosa…’
Lei era andata da lui per parlare, per dirgli cosa provava, e invece lui, per
scappare da questi sentimenti, era andato a letto con Drusilla, col suo passato.
Adesso le stava dicendo che aveva capito di avere sbagliato…ma a che prezzo?
Era stato con un’altra per provarsi l’amore per lei…poteva
davvero fidarsi di lui?
Cosa gli avrebbe impedito di farlo di nuovo?
Si sentiva ferita…il suo orgoglio di donna aborriva quella scena, non
poteva accettarlo.
Adesso lui la amava, e questo era quello che aveva sempre sognato, ogni istante,
ogni respiro, ogni volta che lo desiderava accanto e lui non c’era.
Ma poteva cominciare una storia sulle ceneri di una fiducia perduta?
Lei lo aveva amato, e lui era scappato.
La gelosia le annebbiò la mente, la prese in una morsa, soffocandola.
Xander bussò alla porta che Willow aveva lasciato aperta.
I suoi due amici erano l’uno di fronte all’altra.
Riusciva a vedere solo il viso di Spike, mentre la donna gli dava le spalle:
<< Pronta per andare?>>,
chiese debolmente, mentre con la mano accennava un saluto al ragazzo biondo,
che aveva alzato gli occhi nella sua direzione.
Willow si girò di scatto, in fiamme, ringraziando in silenzio l’amico
che, ignaro di tutto, guardava con profonda tristezza le valigie:
<< Si Xan, sono pronta…>>
- rispose con rassegnazione;
poi guardò ancora Spike, uno sguardo misto di rimpianto e dolore -
<< Ho un aereo là fuori…>>
Il sangue di Spike si gelò nelle vene…lei era fredda, e gli stava
dicendo addio.
Non lo amava, lo lasciava, partiva.
Fissò nella mente quei capelli rossi che tanto adorava, quel corpo snello
che aveva unito al suo in un abbraccio di passione.
La vide indossare il cappotto, mettere i guanti a coprire le sue bianchissime
mani, e poi salire in macchina, senza voltarsi indietro.
Si appoggiò alla porta della casa, ormai chiusa, stancamente.
Buffy lo salutò dalla vettura, ma lui non si accorse di nulla.
Guardava il profilo della donna che andava via, lontano da lui, verso un’altra
vita.
Capitolo 17
Buffy rientrò in casa a pezzi.
Vedere Willow salire su quell’aereo era stato assolutamente devastante,
nonostante il fatto che fosse preparata e rassegnata alla cosa.
Le lacrime le rigavano il viso sconvolto dal trucco sbavato, e il naso era rossissimo
e screpolato.
Sembrava una bimba indifesa, e si sentiva tremendamente stanca.
Occorreva del tempo per superare il trauma, e forse non ci sarebbe mai riuscita
del tutto.
Willow rappresentava tante cose per lei, per la sua vita.
Accettare di perderla, di non vederla più ogni giorno a dividere la sua
quotidianità, era un lutto che andava assorbito con calma e tanta, tanta
pazienza.
Non aveva voluto che Angel l’accompagnasse.
Aveva bisogno di stare sola.
Avrebbe passato la serata a guardare le foto, i vecchi tempi andati, ciò
che era.
Xander l’aveva abbracciata stretta: ‘mi sei rimasta solo tu’.
Un mazzo enorme di rose rosse e tea stava al centro del tavolo, nel salotto.
Buffy asciugò gli occhi col fazzoletto, e un debole sorriso le illuminò
il volto abbattuto.
Il suo Angel aveva pensato a lei, ancora una volta.
Sapeva esserle accanto con discrezione, piano, nel silenzio di un amore infinito
e paziente, che sa aspettare, che non invade, che da il suo tempo.
Una busta sfumata di grigio perla stava al centro dell’omaggio.
Buffy la aprì e prese il cartoncino scritto con la grafia del suo uomo:
“In questo momento so che stai piangendo, e io non posso fare molto per
te, anche se non vorrei mai saperti triste.
Una cosa però posso farla…darti il mio regalo di compleanno.
Con tutto l’amore che sento di provarti, Angel”.
Due biglietti aerei per il week end, destinazione Roma, completavano la busta…era
il suo dono per lei.
Era egli stesso il suo dono per lei!
Buffy sentì una leggerezza immensa invadergli l’anima.
Cosa aveva fatto nella vita per meritare un uomo che conosceva esattamente il
significato dell’amore?
Le lacrime adesso cadevano incontrollabili, ma erano di pura gioia.
Angel era andato in agenzia quello stesso giorno, giacché non sapeva
della partenza di Willow fino a poche ore prima, e aveva prenotato per quel
fine settimana, per regalare alla sua Buffy la possibilità di vedere
come si era sistemata l’amica, quietando il suo animo.
Sapeva di essere veramente fortunata ad averlo nella sua vita, ad essere dentro
al suo cuore.
Un uomo così forte, ma al tempo stesso dolce e premuroso, attento e mai
assente, sicuro e passionale, adorabile e amante…il suo sogno, il suo
mondo, la sua felicità.
Prese il cordless per chiamarlo subito, voleva averlo vicino, ora…sempre!
Non aveva bisogno di stare sola per ritrovarsi, perché senza di lui poteva
solo perdersi!
Voleva fare l’amore con lui, stringerlo a se, ringraziarlo e restituirgli
una fetta di pace e tutto l’amore, che accanto al suo petto si sarebbe
sommato, crescendo sempre, per toccare ogni volta un punto più alto.
Qualcuno bussò alla porta…forse era lui!
Buffy volò all’ingresso, con un enorme sorriso che gli faceva brillare
il volto, ora sereno e più bello che mai.
<< Ho bisogno di parlarti>>
- Darla era d’avanti a lei, in soprabito nero.
Una sciarpa di pelliccia grigia copriva la bocca e bloccava i lunghi capelli
biondi.
Il trucco pesante ne scuriva lo sguardo, e il tono della voce era basso e secco
–
<< Non accetterò un no>>.
Buffy rimase spiazzata dalla maleducazione della donna.
Non l’aveva salutata, e le parlava in modo autoritario, senza alcun riguardo.
Si chiese cosa avrebbe potuto trattenerla dallo sbattergli la porta in faccia.
<< Si tratta del nostro Angel, e ti garantisco che ti conviene starmi
a sentire>>,
continuò la donna, che rapidamente entrò nell’atrio, superando
Buffy che si era scansata per farla passare, in silenzio.
Quella frase era una minaccia, ne era consapevole, ma non poteva non sapere
cosa avesse da dirle su di lui.
Era meglio lasciarla sfogare, in ogni caso avrebbe saputo difendersi, non era
di certo una sprovveduta.
<< Non ti dispiace se non ti offro nulla vero?
La tua non è una visita di cortesia, e io non voglio essere un ospite
cortese>>,
esclamò Buffy, indicando con il braccio il divano.
Darla non considerò l’invito e sedette sulla poltrona, sfilandosi
via i guanti.
Poi tolse la sciarpa, lentamente:
<< Sei stata molto brava a prenderti Angel…>>.
<< Se sei venuta qui per farmi i tuoi complimenti, potevi risparmiarti
il viaggio>>,
la interruppe prontamente la ragazza.
<< O magari potevo spedirti un biglietto>>,
Darla aveva preso il cartoncino dal tavolo gettando uno sguardo al mazzo di
rose che stava poggiato sul mobile basso, di fronte.
Buffy glielo strappò rapidamente di mano:
<< Mi dispiace dover essere come te, Darla, ma mi costringi.
Vieni subito al dunque e poi vattene da casa mia>>.
<< Sarò rapida, non preoccuparti, ma tu vedi di ascoltarmi bene
e di non interrompere.
Dicevo…sei stata molto brava a prenderti il mio uomo.
Già, perché lui è stato il mio uomo per parecchi anni,
e non sono certo io a dovertelo ricordare, visto che quando ci sei finita a
letto lo sapevi benissimo.
Comunque sia, te lo sei preso.
Mi chiedo, però, se sai a quale prezzo>>,
fece una pausa studiata, per guardare lo sguardo della giovane donna.
Buffy impallidì impercettibilmente.
Una strana sensazione di angoscia le gravò sul petto.
<< Dalla tua faccia direi che non sai di cosa sto parlando.
E’ per questo che sono qui, per fartelo sapere.
Angel non deve averti raccontato molto di sè, perché se davvero
lo avesse fatto e tu continui a stare con lui, significherebbe che non te ne
importa nulla, e che pensi solo a te stessa…o magari ai suoi soldi.
Beh, se hai quest’idea, puoi anche scordarti i tuoi sogni di gloria>>.
Buffy si sentì punta da mille insetti, schiaffeggiata e ferita nel profondo:
<< Tu non sai cosa dici, Darla!
Io amo profondamente Angel, non mi importa nulla del suo denaro.
Sto con lui per ciò che è…ma non devo stare qui a spiegarlo
a te.
Non mi importa cosa pensi>>,
I suoi occhi parevano due fiamme, avrebbe potuto ucciderla con un solo sguardo.
<< Se non ti importa cosa penso io non fa nulla…dovrebbe però
importarti cosa pensa il padre di Angel.
Sai, carissima Buffy…Angel, per stare con te, è in rotta con i
suoi genitori.
Ma ancora dal tuo sguardo deduco che tu non ne sai nulla.
Ebbene, è così.
Il signor Malahide non ha preso per niente bene la decisione del figlio, e lo
ha buttato fuori dalla sua famiglia.
Angel e io dovevamo sposarci, ma tu hai rovinato tutto, dando un grande dolore
a molte persone.
Suo padre non ti accetterà mai, e siccome Angel ti ha difesa a spada
tratta, hanno avuto un violento alterco e adesso sono ai ferri corti>>.
La fronte di Buffy si imperlò di ghiaccio.
Il suo Angel si era messo contro la sua famiglia per stare con lei, ecco perché
a volte poteva vedere un barlume di tristezza nei suoi occhi!
Si era alienato dalla sua famiglia per lei!
<< C’è molto altro che non sai, mia cara fanciulla.
Molti anni fa c’era un ragazzo…un sognatore…un artista.
Studiava arte e dipingeva, era veramente bravo.
Ma questo non è un mestiere vero, e suo padre non voleva assolutamente
che egli sprecasse la sua vita inseguendo speranze vane: voleva per lui un futuro
sicuro, nel suo stesso ramo, la legge…il potere.
Ebbero una discussione molto animata.
Il ragazzo continuava a sostenere le sue ragioni, era infervorato, alzò
la voce contro suo padre.
Entrambi non volevano cedere all’avversario, ma fu il cuore del genitore
a farlo: ebbe un violentissimo infarto.
Stava per morire, fu salvato per miracolo.
Puoi immaginare il senso di colpa del giovane artista, che prontamente lasciò
tutto per assecondare i desideri del padre.
Lo aveva fatto troppo soffrire, e non riusciva a capacitarsene.
Promise a se stesso che mai più gli avrebbe dato un dolore.
E poi sei arrivata tu>>.
Buffy si sentì morire.
Ecco perché Angel non aveva mai voluto parlare del suo passato da artista!
Ogni volta che lei gli aveva chiesto perché mai avesse smesso di dipingere,
il tono di lui si spegneva e cambiava subito argomento.
La terra sotto i piedi si aprì in una voragine dove lei stava precipitando.
Il mare della disperazione la stava affogando, impedendole di respirare.
Angel aveva involontariamente provocato il malessere del padre e questo senso
di colpa lo aveva ingabbiato in una spirale senza via d’uscita.
La sua vita era cambiata in quel momento.
Aveva fatto di tutto per rimediare a quello che lui credeva fosse un errore.
Lasciati gli studi di arte, aveva intrapreso la carriera di legge, proprio come
voleva il padre.
Poi aveva conosciuto Darla, la figlia di un uomo altrettanto potente, e doveva
sposarla.
Era già tutto scritto, tutto perfetto per il vecchio Malahide.
Ma era arrivata lei, e Angel era cambiato.
Aveva fatto marcia indietro.
Si era innamorato, e per questo amore così grande, più grande
dell’amore per un padre, si era messo contro la famiglia, aveva di nuovo
sfidato l’etichetta, e aveva deciso di vivere la sua storia con lei, per
cercare una felicità che non aveva mai provato.
Ma sarebbe stato veramente felice?
Avrebbe sul serio trovato la pace con lei, pagando un prezzo così alto?
Buffy era una psicologa, conosceva benissimo il potere dei traumi, il legame
che creavano i sensi di colpa.
<< Anche se Angel adesso ti ama, sei proprio sicura che col tempo non
comincerà ad odiarti?
Sei tu la causa di tutto.
E passato il primo periodo di infatuazione, si renderà conto di avere
sbagliato, ma sarà troppo tardi.
Se suo padre dovesse stare male di nuovo…se dovesse morire, non se lo
perdonerà mai, non te lo perdonerà mai!
Se lo ami profondamente, come dici, sai cosa devi fare>>.
Era vero, era tutto vero!
Se mai fosse successa una cosa del genere, Angel non glielo avrebbe mai perdonato…il
muro tra loro sarebbe diventato insormontabile, l’amore si sarebbe spento,
trasformato, imploso.
Lei non poteva permettere che Angel soffrisse ancora, non poteva pensare alla
sua felicità a discapito dell’unico uomo che avesse mai veramente
amato.
Il suo caro, dolcissimo Angel, non le aveva detto nulla della sua lite col padre.
Non aveva voluto umiliarla.
Si era dimostrato il migliore uomo del mondo, la sua favola.
La amava teneramente, la faceva sentire speciale, unica, protetta, preziosa,
insostituibile.
L’elenco dei suoi gesti si perdeva.
Proprio fino a qualche ora prima aveva pensato a lei, al suo dolore per la partenza
di Willow, e le aveva regalato un viaggio a Roma.
E lei?
Lei cosa aveva fatto per lui?
A cosa sarebbe stata disposta a rinunciare per il suo grande amore…per
Angel?
La risposta le morì nel cuore.
Guardava Darla ma non la vedeva, e piangeva…
non riusciva a dire niente, aveva dimenticato che quella donna la stava osservando,
e che ne era compiaciuta.
Niente aveva più significato ora.
L’orgoglio, che l’aveva sostenuta fino a quel momento, cedette alla
disperazione della consapevolezza che era proprio tutto vero.
Fuori uno scroscio di pioggia fortissima batteva i vetri delle finestre, e attorno
a lei tutto pioveva.
Capitolo 18
Da quando stava assieme a Buffy, era la prima volta che si svegliava
solo, senza lei al suo fianco.
Era diventata una piacevole abitudine averla vicino, sentire il suo respiro
regolare nella notte, aprire gli occhi e vedere il suo viso sereno e in pace.
Guardarla addormentarsi o salutare il nuovo giorno che nasceva era meraviglioso.
Durante la sua relazione con Darla aveva creduto che detestasse dormire abbracciato
a qualcuno, voleva i suoi spazi, era vitale per lui sentirsi slegato.
Aveva dovuto ricredersi.
Era il primo a cercarla, nella notte…a immergere il volto nell’incavo
del collo di lei, per respirare del suo odore, per assaporare il suo gusto con
piccoli baci pieni di dolcezza, che sfociavano in puro desiderio già
al mattino.
Stavolta, però, Buffy aveva bisogno di stare sola, e lui non aveva voluto
invadere i suoi spazi.
Aveva persino evitato di telefonarle per vedere come stava, non voleva essere
assillante.
Lei sapeva che lui c’era, sempre…e lui sapeva aspettare.
Aveva da poco chiuso al telefono con Spike, che era veramente a terra.
Angel non poteva fare molto per risollevarlo, non c’erano parole che potessero
servire in una situazione del genere.
Poteva solo sperare che il tempo sedasse in qualche modo l’angoscia del
suo amico, o che magari qualcosa cambiasse, che Willow cambiasse…
Il giovane Malahide, infatti, era sempre stato convinto del fatto che l’amica
di Buffy ricambiasse Spike, ma non ne aveva mai parlato con la sua donna perché
non credeva giusto che si intromettessero nella situazione: dovevano essere
Spike e Willow a parlarsi, chiarirsi.
Spesso gli amici, nel tentativo di aiutare, possono combinare danni e peggiorare
le cose, quindi lui si era tenuto fuori da tutto.
Adesso però le cose erano diverse.
Spike aveva dichiarato i suoi sentimenti alla ragazza, ma lei se ne era andata
via.
Qualcosa non quadrava.
Forse era arrivato il momento di parlare con Buffy e di vedere come stavano
le cose, sul serio.
Mentre si perdeva in questi pensieri, il telefono squillò di nuovo.
<< Ciao Angel…>>,
era Buffy all’altro capo dell’apparecchio.
<< Buff…ciao amore!
Come stai? Va un po’ meglio?>>,
rispose Angel, con tono ansioso.
Aveva aspettato che lei lo chiamasse per tutta la mattina, era davvero preoccupato.
Il suo migliore amico da una parte e la sua ragazza dall’altra avevano
occupato la sua mente al lavoro, e non era riuscito a concentrarsi.
<< Sto bene, grazie>>
- la voce di Buffy pareva provenire da un abisso lontano, tanto suonava bassissima
e stanca –
<< Io…io ho ricevuto i fiori, e i biglietti…grazie Angel,
davvero, grazie…solo che…ecco, vedi…non posso partire con
te, non posso venire con te a Roma>>.
Il ragazzo rimase un po’ perplesso, quel modo di parlargli era strano,
c’era qualcosa che non andava:
<< Buff, sicura di stare bene?
E’ successo qualcosa?>>
<< Si sto bene…è che ho un caso delicato con un bambino difficile.
Non te ne avevo parlato, colpa mia…ma non posso proprio muovermi.
Mi dispiace che tu abbia fatto questa spesa inutilmente>>,
non aveva chiuso occhio tutta la notte dopo il suo incontro con Darla.
Aveva pensato e ripensato, e aveva versato tutte le sue lacrime, ma la risoluzione
non cambiava, non poteva cambiare…doveva lasciare Angel, doveva farlo…per
lui.
Allontanarsi era l’unica cosa da fare, doveva cercare il modo di apparire
scostante ai suoi occhi…fredda.
Il viaggio era la prima cosa a cui doveva dire di no.
Era la cosa più difficile che avesse mai dovuto fare in tutta la sua
vita.
Sentiva il suo cuore grondare sangue e disperazione.
<< Amore, non devi preoccuparti di questo…affatto.
Ci sarà un’altra occasione, posso sempre cambiare la data di partenza
e…>>.
<< NO!>>
- l’urlo uscì fuori incontrollato.
Buffy era spaurita, in preda all’angoscia –
<< Scusami Angel, è che non posso proprio muovermi al momento,
e passerà sicuramente molto prima che io possa trovare del tempo per
qualcosa del genere.
Sono molto presa>>.
<< D’accordo, va bene.
Partiremo quando sarai tu a dirmelo.
Io aspetto te>>.
La voce di Angel arrivò così dolce alle sue orecchie…
Era semplicemente il migliore uomo del mondo, così comprensivo, attento,
affettuoso…
<< Ci vediamo a pranzo?>>,
chiese l’uomo, che si era nel frattempo alzato dalla scrivania e stava
guardando una cornice con la sua Buffy che sorrideva.
Buffy respirò a lungo, prese tempo:
<< Non posso.
Ho un appuntamento a pranzo, credo proprio che oggi non potremo vederci.
Stasera, infatti, lavorerò fino a tardi, e preferisco tornare a dormire
a casa mia>>.
Angel ascoltò con triste meraviglia.
Non era mai successa una cosa del genere, e adesso lei stava lontana da lui
addirittura per due notti di seguito.
Non volle però sembrare patetico, né tanto meno eccessivo:
<< Va bene, Buff.
Allora ci sentiamo più tardi al cellulare.
Ti amo>>.
La donna aveva le ciglia imperlate…voleva gridargli che anche lei lo amava,
che viveva e moriva per lui, che non c’era niente al mondo che volesse
più del suo amore:
<< A dopo>>.
C’era voluto molto trucco per coprire le occhiaie.
Non aveva più dormito né mangiato, e il suo fisico era profondamente
debilitato e segnato.
Il cappotto di fattura italiana, che la copriva fino alle caviglie, era color
ambra, e si intonava con il twin set dello stesso colore, portato su una longette
scura.
I capelli erano raccolti, e i suoi occhi apparivano grigi e spenti.
Si accingeva a fare ciò che mai avrebbe creduto possibile, e il suo animo
era avvilito e gridava.
<< Avvocato Malahide, la signorina Summers chiede di vederla>>,
esclamò la segretaria dall’interfono.
<< La faccia passare immediatamente>>,
rispose Angel, visibilmente felice.
La aspettava da tutta la mattinata.
Buffy lo aveva chiamato poco prima delle nove, che era ancora in casa, per dirgli
che sarebbe andata in ufficio da lui di lì a poco.
Finalmente era arrivata.
Non la vedeva da due giorni, ma ad Angel sembrava una vita.
Era strano per lui provare questi tipi di sentimenti…sentirsi completamente
in balia di un’altra persona, ed esserne felice.
<< Buff!>>,
Angel si mosse in direzione della sua donna, abbracciandola stretta.
La baciò tra i capelli, respirandone il profumo a lungo, poi la guardò
negli occhi, con un’espressione di pura gioia.
Si chinò sulle sue labbra per catturarle, con trasporto.
Buffy fece violenza a se stessa per imporsi di rispondere freddamente al bacio.
Il loro battiti accelerarono, segno di un innamoramento sempre in continua crescita,
e ciò era innegabile.
La ragazza si allontanò con un profondissimo dolore nel petto.
Il suo cuore sapeva che quello era l’ultimo bacio…l’ultimo
anelito di amore preso, e donato:
<< Angel…io…io, ecco…ho bisogno di parlarti>>.
Il giovane avvocato la guardò un po’ stupito, la sentiva strana…distante:
<< Sono qui Buff…cosa c’è?
Cosa è successo?
Hai una faccia che mi preoccupa…sembra quasi che tu abbia pianto.
Va tutto bene con Willow, l’hai sentita?>>.
<< Willow sta bene.
Ci siamo sentite più volte, e si è sistemata benissimo.
Le manchiamo, ma tutto sommato sta bene>>
- rispose Buffy, non riuscendo a trattenere uno sguardo d’amore per lui.
Era così preoccupato!
Aveva pensato che lei stesse male per la sua amica, e ne aveva subito chiesto
notizie –
<< Devo parlarti di te…e di me>>,
aggiunse tutto d’un fiato.
Angel si sentì invadere da una sensazione di angoscia immane, lo sguardo
di Buffy era inequivocabile:
<< Che succede?>>
<< Ecco…io…non so da che parte cominciare>>
- aveva pensato mille volte al discorso da fare, alle
parole da dire, ma tutto gli moriva in gola.
Sapeva che doveva essere dura, che non doveva tentennare, o Angel avrebbe capito
che stava mentendo, ma essere lì, di fronte a lui, per dirgli ciò
che doveva assolutamente dirgli, era qualcosa di terribile –
<< Vedi…in questi giorni ho riflettuto sulla nostra storia, sul
nostro rapporto, e mi sono resa conto che stiamo correndo troppo.
Vengo fuori da un legame lunghissimo con Riley, e non ho avuto tempo di pensare
a me, a me come persona intendo.
Adesso sento l’esigenza di starmene da sola, per conto mio, e…>>.
L’uomo, che stava di fronte a lei, si lasciò cadere sulla poltrona
alle sue spalle.
Non era possibile, Buffy non stava dicendo sul serio quelle cose, non poteva
davvero volerlo lasciare:
<< Buff, sei tu?>>,
- la voce di Angel ferì le sue orecchie violentemente.
La sua richiesta era scontata, e sapeva di dolore enorme e di angoscioso terrore.
Quella donna che aveva di fronte non poteva essere la sua Buff.
Lei lo amava!
Glielo aveva ripetuto così tante volte…con gli occhi, con la bocca…quando
si muoveva su di lui, quando con lui faceva l’amore e si perdeva…-
<< Com’è possibile che tu mi dica questo, Buff?
E il nostro amore?
E tutto quello che abbiamo fatto fino ad ora?
Non era un gioco, non lo era nemmeno per te. Io lo so!
Tu mi ami…volevamo anche un bambino assieme!!!
Non riesco a credere a una sola parola…deve essere successo qualcosa…qualcosa
che non vuoi dirmi e…>>.
<< Io non ti amo, Angel…>>,
esclamò la donna, di getto.
Doveva interrompere i suoi passaggi mentali, doveva spiazzarlo.
Sapeva che lo avrebbe psicologicamente distrutto, ma non c’era altro modo
per troncare la cosa.
Tuttavia non riuscì a guardarlo negli occhi, mentre glielo diceva.
Sentiva che non avrebbe potuto sostenere lo sguardo di lui e mentirgli così.
E poi i suoi occhi parlavano!
Parlavano di tutto l’amore che sentiva per lui…Dio solo sapeva quanto
le costasse una tale rinuncia!
Angel sentì il cuore abbandonarlo.
Una sofferenza accecante gli invase le membra, soffocandolo.
Il respiro gli si mozzò nel petto, e la testa vorticò pericolosamente.
Buffy gli aveva detto che non lo amava…lei aveva proprio detto quelle
parole.
Lui aveva preso la sua vita e gliel’aveva messa nelle mani, donandogliela…e
le aveva fatto solo una richiesta:
‘ tutto il mio mondo per te, Buffy…ma tu non lasciarmi, mai ’.
Si era innamorato perdutamente, inesorabilmente, con tutto se stesso, e aveva
provato delle sensazioni fino ad allora sconosciute.
In poco tempo si era coinvolto anima e corpo nella sua storia con lei…la
vedeva come il suo futuro, la sua famiglia, il suo tutto.
Lei lo rendeva felice, sicuro…ma adesso lo stava lasciando.
Nessuna promessa d’amore contava più.
Tutto era perduto.
<< Io si, e questa è una verità tangibile>>
- rispose l’uomo, gli occhi infuocati.
La sua voce adesso era impersonale, svuotata, smorta.
Qualcosa dentro di lui si era irrimediabilmente spezzato –
<< Non ti trattengo oltre>>.
Buffy lo guardò e si sentì morire.
Lo aveva tradito, questo era ciò che leggeva in quello sguardo.
Fuggì via dalla stanza prima che le lacrime le sgorgassero dagli occhi,
e a quel punto non avrebbe più potuto mentire.
Fuggì via correndo…
correndo da questo amore così tenero, così paziente, così
forte, così passionale…
correndo da questo amore che la faceva sentire amata e completa, capita e protetta…
Aveva dovuto farlo…per lui.
Perché Angel meritava di essere felice, ma non poteva esserlo se restava
con lei.
Entrò nell’ascensore e cadde addosso all’avvocato Mc Donald,
che stava sistemando delle carte:
<< Buffy, che succede?
Perché stai piangendo così?>>
- in realtà lo sapeva benissimo.
Darla gli aveva raccontato tutto la sera stessa della sua visita a Buffy, raggomitolata
tra le sue braccia, dopo il sesso.
I due complici avevano pregustato compiaciuti l’imminente disfatta della
coppia che tanto invidiavano.
Darla rivoleva a tutti i costi Angel, e Lindsay sognava Buffy nella sua vita,
la voleva possedere.
Da quando l’aveva vista la prima volta, nutriva una vera ossessione per
lei.
Il piano era semplice: Buffy avrebbe lasciato Angel, e mentre Darla avrebbe
raccolto i cocci del suo ex fidanzato, Lindsay avrebbe consolato la bionda e
indifesa fanciulla.
Tanto valeva cominciare subito –
<< Vieni, ti accompagno a casa>>.
Capitolo 19
Aveva guidato per tutta quella maledettissima notte.
Aveva chiamato Spike, imprecato contro se stesso, sbattuto porte…
Tra le lacrime che gli annebbiavano la mente e il cuore, ma che rimanevano secche
dentro occhi tristi e spenti, aveva guardato il ritratto di Buffy, appeso alla
parete, con quel sorriso di meraviglia fatta d’anima.
Il respiro gli si era mozzato in gola…com’era bella…
lei era stata lì, tra quelle mura…e lo aveva amato, e si era data…
‘ Io non ti amo, Angel…’
La frase rimbombava nella sua testa, assumendo un ritmo cadenzato
e crescente che lo faceva impazzire.
Non c’era niente che potesse fare per allontanare il dolore…quel
senso di perdita che gli aveva squassato il petto.
Adesso c’era il buio.
Guardò il ritratto una volta ancora, poi lo squarciò…
ma nella sua mente, quel sorriso lo ossessionava ancora.
L’acqua bollente cadeva sulla sua pelle, martoriandola.
Il viso riverso, poggiato sulle piastrelle blu, mischiava le sue lacrime al
getto, ma il salato le arrivava dritto in gola…
Aveva distrutto Angel.
Aveva distrutto se stessa.
Continuava a ripetersi che quella era l’unica cosa che potesse fare…che
non c’era una soluzione che le permettesse di restare al suo fianco.
Non poteva giocare con il futuro di Angel, con la sua vita.
Non poteva dar voce all’amore egoista che urlava dentro il suo petto il
suo bisogno di lui!
La paura, però, si era impossessata di lei.
Il terrore più puro la faceva tremare fin dentro l’anima.
Come avrebbe potuto vivere adesso senza Angel?
Come avrebbe potuto spegnere un fuoco che la bruciava e che la faceva sentire
al mondo, senza morire lentamente?
Eppure, oltre tutto questo, c’era il veleno…
Era molto di più che una perdita fisica.
Guardando dentro agli occhi neri di lui, aveva visto qualcosa sbattere violentemente
e spezzarsi:
aveva distrutto la fiducia di Angel, aveva deluso il suo amore, aveva annientato
tutto ciò in cui lui aveva creduto.
Quella luce che veniva fuori dal suo sguardo si era inesorabilmente spenta…e
lei era la causa di tutto questo.
Aveva dilaniato l’essenza stessa di lui, e questa era la cosa che, sapeva
bene, non le avrebbe più permesso di vivere.
Quando aveva raccontato della fine del suo legame con Angel a Dawn e Giles,
i due l’avevano guardata perplessi, incapaci di comprendere le false motivazioni
che Buffy aveva addotto, ma non avevano chiesto nulla.
L’avevano ascoltata in silenzio, e non l’avevano giudicata. Rispettavano
le sue scelte, era la sua vita, e pur apprezzando il giovane Malahide e le sue
infinite qualità, sentivano di dover stare fuori da quella storia.
Anche Xander e Cordelia, che erano sinceramente legati sia a Buffy che ad Angel
da un profondo sentimento di amicizia, non avevano preso posizione.
Buffy aveva mentito a tutti, e si sentiva morire per questo, ma non aveva potuto
fare altrimenti.
Nessuno doveva conoscere la verità…nessuno, a parte Willow.
La sua migliore amica aveva pianto al telefono le sue stesse lacrime, partecipato
pienamente al suo stesso dolore.
Aveva imprecato, e si era disperata…si sentiva impotente.
Sapeva che Buffy aveva agito per il bene di Angel, che non c’era nient’altro
che potesse effettivamente fare, ma questo non rendeva più accettabile
la situazione.
Buffy amava Angel con tutta se stessa, e aveva dovuto rinunciare a lui nel modo
più impietoso: ferendo i sentimenti dell’uomo, e facendogli credere
che non provasse nulla per lui.
Perchè mai la loro vita doveva essere così complicata e tremendamente
dolorosa?
Anche lei aveva perduto l’amore, e si chiese se non avesse commesso il
più grande errore della sua vita.
Spike le aveva detto che l’amava, ma il suo orgoglio e la sua gelosia
erano stati più forti, facendole distruggere ogni cosa, e guidandola
verso un aereo che l’aveva portata lontana da lui.
Vedendo il dolore di Buffy e a cosa aveva rinunciato, guardò alla sua
storia con occhi diversi…con gli occhi del rimpianto.
Lei era stata fortunata in fondo.
Poteva scegliere di essere felice, e la sua felicità non avrebbe portato
agli altri che altra felicità.
Cercò di trovare le parole giuste da dire alla sua migliore amica, ma
si sentì tremendamente inutile.
Avrebbe tanto voluto esserle vicino, abbracciarla, e farle sentire che lei c’era.
Per Buffy, il peggio era stato dover affrontare Spike.
Il ragazzo l’aveva torchiata a fondo e pareva non lasciarle tregua.
Non aveva creduto a una sola parola di quello che lei gli aveva detto.
Ogni cosa risuonava senza senso alle sue orecchie.
Lui aveva visto l’amore di Buffy ed Angel in ogni sua espressione più
bella e vera.
Li aveva guardati innamorarsi e perdersi l’uno nell’altra, quando
ancora nemmeno loro sapevano.
Buffy amava Angel, e questa era per lui una certezza assoluta.
Doveva essere successo qualcosa, qualcosa che aveva turbato Buffy, e questo
qualcosa stava lentamente portando alla distruzione il suo migliore amico.
Buffy si sentiva a disagio ogniqualvolta il procuratore Whitam andava a trovarla.
Si sentiva esaminata, scrutata…
Non c’era cattiveria in Spike, di questo ne era certa.
Poteva, al contrario, percepire in lui un senso di partecipazione e di sincero
dolore per quello che stava accadendo al suo migliore amico.
L’uomo, però, non glielo nominava mai.
Dopo la loro prima discussione, nella quale le aveva sbattuto in faccia che
non riusciva a capacitarsi del suo comportamento, e che non credeva che lei
non amasse più Angel, Spike aveva cessato di parlare di questa storia.
Si limitava a chiederle come stesse lei, se tutto andava bene, fissandola dritta
negli occhi.
Bevevano un caffé, quattro chiacchiere come ai vecchi tempi, ma non c’era
più spensieratezza.
Era una cosa inevitabile.
Per quanto volesse bene a Buffy, lei era la donna che aveva ferito Angel, il
suo migliore amico…un fratello.
Angel, da quel giorno, non era stato più lo stesso.
Si era buttato anima e corpo nel lavoro, per non fermarsi, per non pensare…
Il ricordo di ciò che era stato lo feriva nel profondo, e lui lo ricacciava
via dalla superficie, ogniqualvolta affiorava, confinandolo in un angolo della
sua mente e del suo cuore.
Però, la notte, infausta e traditrice, si faceva beffe di lui.
I suoi sogni lo riportavano da Buffy, e questa era una cosa che non poteva dominare.
Dentro ai suoi sogni, loro erano ancora insieme, felici, e lei gli diceva che
lo amava, che non poteva dimenticarlo…
Angel si risvegliava sudato e ansante, sconvolto.
Percepiva il dolore di Buffy, perché era anche il suo…
stare lontano da lei era come vivere in un mondo senza domani.
Spike lo chiamava spesso, voleva scuoterlo, farlo uscire, vedere gente, distrarsi
un po’, ma Angel era diventato ancora più schivo e taciturno, e
aveva finito per evitare di parlare persino con lui.
Aveva schermato se stesso da tutto ciò che portasse il nome di lei.
I primi tempi, la chiamava quando sapeva che in casa non c’era nessuno,
per poter ascoltare il suono della sua voce nella segreteria telefonica, ma
riagganciava senza lasciare alcun messaggio.
Poi aveva smesso.
Aveva preso tutte le sue foto, i vestiti che lei aveva lasciato a casa sua,
ogni cosa che gli ricordasse lei, e aveva messo tutto in un pacco, sigillandolo.
Darla lo aveva cercato spesso.
Quella donna non voleva proprio capire!
Angel, sempre più stancamente, rifiutava ogni suo invito, ogni suo minimo
tentativo di approccio.
Si faceva trovare nel suo ufficio nelle ore più impensabili, lo chiamava
al telefono, aveva cominciato anche a comportarsi da finta amica.
Spike non era per niente contento di questo, e più volte l’aveva
trattata con poco garbo, portandosi via Angel.
Buffy, dal canto suo, era entrata in uno stato di apatia totale.
Non usciva mai, se non per andare a lavoro, e ogni sera, prima di tornare a
casa, passava dallo studio di Angel, per guardarlo da lontano.
Lo vedeva uscire, nel buio, con la valigetta in mano, bello come sempre…e
sentiva il cuore scoppiarle nel petto.
Le lacrime cadevano impietosamente dai suoi occhi, e ogni parte di lei anelava
a toccarlo, abbracciarlo, sentirlo ancora suo.
Aveva perso l’appetito, perdeva peso a vista d’occhio, non le andava
di fare niente, si stancava facilmente per tutto.
Erano i chiari sintomi della profonda depressione che si era impadronita di
lei, e Buffy ne era consapevole.
In un certo senso, sentiva di meritare di stare male.
Non riusciva a perdonarsi di aver fatto soffrire una persona meravigliosa come
Angel, anche se l’aveva fatto per il suo bene, e il solo pensiero di averlo
deluso la rendeva pazza di sconforto.
E se Angel l’avesse odiata?
Ne aveva tutto il diritto, l’aveva ferito…lui non sapeva la verità…ma
come avrebbe potuto sopportare di essere odiata da lui, da lui che amava così
tanto?
Ripensava a quello sguardo, a quella voce fredda…ogni cosa dentro di lei
stava pian piano morendo.
La solitudine a cui si era abbandonata era l’unica cosa che la confortava,
e che voleva adesso, e per sempre.
Odiava dover vedere altra gente, il contatto con gli altri la innervosiva.
Lindsay McDonald la chiamava ogni giorno, andava a trovarla a lavoro, la invitava
ad uscire, ma lei rifiutava.
L’uomo, col passare del tempo, aveva cominciato a guardare dentro di lei,
e se n’era innamorato.
Aveva creduto di desiderarla solo perché la trovava estremamente affascinante
e bella, e invece, conoscendola, aveva capito che adorava ogni parte di lei,
che la apprezzava come persona, per quello che era.
Sapeva che lei era innamorata di un altro.
Poteva vederlo chiaramente in quel viso triste, leggendo dentro quello sguardo
grigio e velato ogni giorno, ma lui sapeva aspettare.
Angel e Buffy non sarebbero mai tornati insieme, questa era una cosa certa…sapeva
anche questo.
Lui sarebbe rimasto accanto a lei, facendole capire quanto l’amasse, e
forse, col tempo, Buffy avrebbe dimenticato e avrebbe imparato a volergli bene.
Se non poteva avere il suo amore, avrebbe avuto il suo corpo, non gli importava.
Ma lei doveva essere sua.
Capitolo 20
Erano passati sei mesi da quando Willow era partita per l’Italia.
L’estate era arrivata, caldissima e piena di sole, a inondare New York,
ma il cuore di Buffy era più freddo che mai.
Nulla era cambiato.
Il dolore era ancora lì, cupo, spiazzante, implacabile, come un veleno
che via via l’aveva paralizzata, rendendola immobile e smorta.
Lo amava ancora.
Non riusciva a dimenticarlo.
Xander era terribilmente preoccupato per lei, e al telefono con Willow, le aveva
confidato le sue paure.
Buffy si era lasciata andare in balia della corrente, che la stava trascinando,
e non permetteva a nessuno di aiutarla.
Piangeva e languiva come un’anima in pena, e lui non riusciva a capire.
Sapeva che era stata lei a lasciare Angel, quel ragazzo era così innamorato
di lei!
Ma Willow conosceva la verità.
Sapeva cosa c’era dietro quelle lacrime, quei silenzi, quel chiudersi
fuori dal mondo.
Erano passati sei mesi, e Buffy era ferma a quel medesimo punto.
Nulla sarebbe cambiato.
Decidere di tornare in America era stata la cosa più naturale, per lei.
La sua migliore amica aveva smesso di credere, di lottare…si stava spegnendo,
e lei non poteva stare a guardare.
Buffy era stata la sorella che non aveva mai avuto…erano cadute tante
volte, e tante volte si erano risollevate, insieme.
Era stata bene in Italia, aveva lasciato il passato alle spalle e aveva vissuto
pienamente la sua nuova vita.
Non aveva dimenticato Spike, non poteva, ma adesso era serena, e poteva affrontare
ogni situazione con più maturità e consapevolezza.
Forse avrebbero anche potuto sistemare le cose…sarebbe andata come doveva
andare, non voleva più avere paura.
Lo doveva a se stessa e lo doveva alla vita, al fatto che poteva avere una seconda
occasione, e non voleva sprecarla.
Buffy aveva pianto di gioia, per la prima volta dopo tanto tempo.
Riavere Willow con sé le sembrava davvero impossibile, eppure di lì
a pochi giorni sarebbe tornata, per sempre.
Finalmente un barlume di pace in mezzo a tanta angoscia e abbattimento.
Aveva tanto sentito la sua mancanza.
Sapeva di volerle bene, dal profondo del cuore, ma non aveva mai capito, prima
di allora, fino a che punto Willow fosse importante per lei e per il suo equilibrio.
Aver perso Angel l’aveva avvizzita e squassata da dentro, e la comprensione
e l’appoggio di Willow l’avrebbero fatta sentire meno sola, in mezzo
a quell’enorme distesa di grigio che era la sua anima.
Quel pomeriggio aveva spostato tutti i suoi appuntamenti di lavoro ed era uscita
a far compere.
Dopo tanto tempo, sentiva il calore dell’estate addosso, e il sole che
la illuminava.
Camminava per il centro piena di borse, già stanca.
Aveva preso dei regali per Willow e fatto la spesa per preparare qualcosa di
buono, aprire la sua casa e invitare i suoi amici.
Dovevano festeggiare, tutti.
D’un tratto, il sorriso si spense sul suo viso.
Non erano tutti, non lo sarebbero stati mai più.
Da qualche parte, in quella stessa città, il suo Angel, l’amore
della sua vita, la ragione della sua esistenza, stava vivendo, e senza di lei.
Non sarebbe andato a casa sua, assaggiando tutto, mentre lei lo rincorreva fingendosi
arrabbiata.
Non l’avrebbe presa in giro per il suo pasticcio di lasagne, sporcandole
il naso con la crema pasticcera, mentre lei gli dava un buffetto sulla guancia.
Non avrebbe scherzato con Dawn e chiacchierato con Xander, mentre la teneva
per mano e le accarezzava i capelli.
Non l’avrebbe seguita in cucina, a prendere le varie portate, per baciarla
con passione e trasporto, quasi che gli mancasse come l’aria.
Chiuse gli occhi, tentando disperatamente di ricacciare indietro le lacrime
che si erano affacciate tra le sue ciglia, e una borsa gli cadde dalle mani.
Respirò a fondo e si abbassò per raccoglierla, cercando di afferrare
la frutta che si era sparsa tutt’intorno.
Poi si rialzò, e lo vide.
La stava guardando.
Angel era uscito da un negozio, un attimo prima.
Era il compleanno di sua madre, e aveva preso un regalo per lei.
Se l’era ritrovata alla sua destra, a pochi passi da lui, e si era sentito
morire.
Non aveva più fiato, le sue gambe tremavano, il suo cuore stava volando!
Non la vedeva da tantissimo tempo, ma non aveva dimenticato nulla di lei.
Ogni centimetro del suo corpo era marchiato a fuoco nei suoi ricordi, il suo
odore, le sue mille espressioni, la sua voce…tutto.
E soprattutto, ogni fibra del suo essere non aveva dimenticato di amarla.
Buffy trattenne il respiro, completamente perduta.
Il suo cuore era balzato fuori dal petto, poteva sentirlo pulsare.
Non erano preparati a questo.
Non sapevano come affrontare tutte le sensazioni che li stavano pervadendo,
soffocandoli.
La città intorno a loro era scomparsa.
Le voci della gente, i motori delle automobili, le risate, i passi…tutto
era sparito.
Erano soli, soli in un mondo che non li vedeva, che non poteva sapere.
Angel allungò un braccio verso di lei.
Voleva disperatamente toccarla, capire che era vera, che era lì di fronte
a lui e che non era solo frutto della sua immaginazione, del suo disperato desiderio:
<< Buffy…>>,
la sua voce tremò, come la sua mano.
La ragazza spalancò gli occhi, turbata al suono di lui, e indietreggiò.
Non poteva…non…poteva…doveva andare, scappare, correre via.
Come avrebbe potuto restare lì un attimo ancora e non gettarsi tra le
sue braccia?
Come poteva sentire il suo dolce tocco e non perdersi dentro quegli occhi, dentro
quelle labbra di cui aveva sognato ogni notte?
Il destino era proprio beffardo.
Le aveva regalato l’amore, e poi gliel’aveva portato via.
Ora, non contento di tutto questo dolore, glielo faceva rincontrare in una città
immensa come New York, e altro sangue grondava di nuovo da una ferita mai chiusa.
Buffy si allontanò velocemente, mentre Angel la guardava sparire.
Era rimasto fermo, nello stesso punto.
Non aveva fatto neanche un passo.
L’aveva osservata indietreggiare, fuggire da lui, ancora una volta.
La sua mano si era chiusa a pugno, ricadendo pesantemente sulla gamba.
Non gli aveva permesso nemmeno di sfiorarla.
Lo detestava fino a questo punto?
Lo aveva così in odio da non rivolgergli addirittura il saluto?
O forse nei suoi occhi aveva letto tutto l’amore che aveva ancora per
lei e ne aveva provato fastidio?
Angel non l’aveva più cercata, non l’aveva assillata, aveva
rispettato la sua decisione, eppure, nonostante questo, Buffy era scappata da
lui, quasi impaurita, come se lui potesse farle del male, imporle la sua presenza,
costringerla al di là della sua volontà.
Si sentì profondamente umiliato e ferito.
Correre a casa era stata la cosa che gli era subito venuta in mente.
Voleva nascondersi da se stesso, da quello che provava, dal senso di sfiducia
e avvilimento che sentiva invaderlo.
Buffy non lo amava, questo lo sapeva, era chiaro ormai, ma che addirittura lo
disprezzasse era qualcosa che non riusciva a sopportare, che lo faceva impazzire.
Si avvicinò al mobiletto degli alcolici, e si versò del cognac.
Detestava bere, era una cosa a cui non era abituato, e soprattutto conosceva
bene quanto potesse abbruttire l’alcool.
Quando Spike era stato tradito da Drusilla, si era rifugiato nell’effimero
conforto della bottiglia, ma Angel lo aveva aiutato, lo aveva risollevato, gli
aveva fatto capire che non serviva a niente farsi del male, perché le
cose non sarebbero comunque cambiate.
Solo che adesso non riusciva a trovare per sè le stesse parole che aveva
speso per il suo amico, e che gli avevano dato conforto e fiducia.
Vedeva solo Buffy che scappava via da lui…Buffy che non lo amava…Buffy
che detestava persino la sua presenza.
Aveva sbagliato tutto.
Si era illuso che il mondo non fosse quello in cui aveva vissuto per trentadue
anni, che non tutti fossero come Darla o come suo padre, che esistesse qualcuno
che volesse amarlo per quello che era, che lo accettasse, che lo apprezzasse,
che camminasse con lui per tutto il resto della sua vita.
Non era stato così.
Aveva sognato, e si era svegliato.
Era stato tutto un quadro, ma il colore si era seccato, spaccato, e la tela,
asciutta, era rimasta sporca, di un alone indelebile.
Quella era la sua anima.
Bevve fino a stordirsi, per non pensare, per scacciare via tutto dalla sua mente,
ogni immagine, ogni stilla di veleno.
Sentì il campanello suonare ripetutamente.
Lentamente realizzò che c’era qualcuno dietro quella porta.
La speranza rinacque nel suo cuore, ma la sua mente devastata prontamente la
uccise.
Non era Buffy, lei non sarebbe stata più niente, mai più.
Si alzò dalla poltrona in cui era sprofondato, e aprì.
<< Angel, ma che fine hai fatto?
Hai dimenticato la cena a casa di tua madre?>>,
Darla entrò nell’appartamento, arricciando il naso al forte odore
di liquore.
Vide una bottiglia vuota, abbandonata sul tappeto, e un’altra piena a
metà, vicino a un bicchiere panciuto.
<< Che ci fai qui? Che vuoi?>>,
chiese l’uomo, guardandola con occhi annebbiati e persi.
<< Te l’ho detto, Angel.
La cena a casa tua…il compleanno di tua madre.
Sono stata invitata anche io, naturalmente, e la mia famiglia.
Ti abbiamo chiamato al telefono e al cellulare, visto il tuo vistoso ritardo,
ma erano entrambi staccati>>,
rispose la donna, guardando la cornetta fuori posto.
Angel non la vedeva nemmeno, non riusciva a mettere insieme un pensiero coerente
in quel momento:
<< Io…io non lo so. Non so niente>>
<< Lo vedo.
Hai bevuto un po’, non stai bene.
Cosa c’è che non va? Vuoi parlarmene?>>,
continuò la bionda, con un tono di voce sempre più dolce, mentre
gli si avvicinava.
Il ragazzo barcollò all’indietro, poggiando le spalle sul bordo
del caminetto spento, e si mise le mani tra i capelli, tenendosi la testa come
se gli dolesse enormemente:
<< Ti ho già detto che non lo so.
Lasciami in pace. Sta’ lontana da me.
Tutti quanti.
Andate via. Fuori!>>.
Darla gli accarezzò il capo, gentilmente, poi poggiò le sue mani
su quelle di lui, e si avvicinò ancora di più:
<< Va tutto bene, Angel.
Va tutto bene adesso.
Ci sono io qui con te, e non ti faccio del male.
Voglio solo prendermi cura di te…>>
- esclamò, cominciando a baciarlo tra i capelli, e poi scendendo sulla
fronte, sulle guance…-
<< io non ti lascio solo.
Voglio stare con te…non ti lascio solo>>,
continuò, giocando psicologicamente con quella che era la sua debolezza,
e che lei conosceva bene.
Sapeva che Angel soffriva l’abbandono di Buffy, e lei era lì, pronta
a raccogliere il suo cuore a brandelli.
Il fatto che lui fosse completamente ubriaco non poteva che facilitargli le
cose.
Lo baciò sulla bocca, prima dolcemente, poi invadendola.
Gli sfilò la maglietta, toccandolo e premendo il suo corpo contro il
suo.
Prese una mano dell’uomo e se la portò sui seni.
Non l’aveva mai desiderato come in quel momento.
Angel reagì al tocco, e cominciò a rispondere ai baci di lei.
Darla, finalmente sicura della vittoria, lo spinse sul divano, e, alzata su
la gonna, si adagiò su di lui, dopo avergli aperto la lampo dei pantaloni.
Consumarono il sesso vestiti, così, velocemente.
Lei aveva fame di lui, e lui non voleva più niente.
Capitolo 21
Angel aprì gli occhi lentamente; i raggi del sole che entravano dalla
finestra socchiusa lo ferivano alquanto.
Al suo fianco, Darla lo stava guardando e gli sorrideva:
<< Buongiorno.
Stai meglio oggi?>>,
chiese la donna premurosamente, accarezzandogli un braccio.
<< Ho un mal di testa che mi sta uccidendo e che mi ricorda quanto io
abbia bevuto ieri sera>>
- rispose l’uomo, mettendosi a sedere.
Ricordava benissimo anche tutto il resto.
Aveva fatto sesso con Darla, era perfettamente consapevole di ciò che
faceva in quel momento, e guardandola quella mattina, distesa sul letto accanto
a lui, si chiese se voleva che succedesse ancora.
La figura di Buffy, il suo sguardo impaurito, quasi angosciato, gli apparve
nella mente, e lui schiacciò immediatamente quel pensiero doloroso, che
gli martoriava la testa più dell’alcool ancora in circolo. -
<< Ma ciò non toglie che io debba alzarmi da questo letto, ora.
Ho un’udienza alle nove in punto, aspetto Spike da un momento all’altro>>,
e, così dicendo, si alzò, prendendo i boxer abbandonati sul tappeto.
<< D’accordo, io vado via subito>>,
Darla si era alzata a sua volta, e si stava vestendo rapidamente.
L’uomo si sentì in colpa per la scarsa delicatezza che aveva usato
nel tono e nelle parole.
In fondo lei non aveva colpa se non riusciva ad essere un’altra donna…se
non era Buffy.
Era ciò che era, non poteva cambiarla.
E poi, era con lui, adesso, sempre.
Era sempre stata con lui, forse a modo suo lo amava veramente, ed Angel si sentiva
così sperduto che aveva bisogno di qualcuno vicino, per ricordare di
essere vivo:
<< Non devi andartene.
Puoi restare qui, se vuoi>>.
Spike bussò alla porta due volte.
Erano ancora le 8 del mattino, ma era passato presto per potersi fermare a fare
colazione da qualche parte, prima di andare in tribunale.
Quando la pesante porta in ferro si aprì, si trovò d’avanti
Darla.
La bocca gli cadde in un’espressione di rabbiosa meraviglia.
<< Che ci fai qui?>>,
chiese l’uomo, entrando furiosamente nell’appartamento.
Non riusciva a credere a quello che pensava, eppure non c’erano dubbi.
Era troppo presto perché lei fosse arrivata a casa di Angel pochi minuti
prima, e poi era senza trucco.
Aveva chiaramente passato la notte lì.
<< Anche io sono felice di vederti, Spike>>,
rispose la bionda, con un sorriso malizioso.
Angel uscì dal bagno, perfettamente vestito e pronto per andare:
<< Ciao Spike.
Visto che sei già arrivato, che ne dici di uscire e andare a fare colazione?
Un caffé forte è proprio quello che mi ci vuole in questo momento>>,
propose l’avvocato moro, mentre infilava la giacca estiva grigio perla.
L’amico sbatté le palpebre violentemente, e alzò la voce:
<< Angel, si può sapere che diavolo succede qui?
Che ci fa quella donna qui?
Devo essermi perso qualche pezzo…>>.
Angel sospirò, si tolse di nuovo la giacca, e la adagiò su una
sedia.
Aveva molto da spiegare, era suo amico e glielo doveva:
<< Calmati Spike.
Non è necessario che tu perda il controllo.
Darla è qui da ieri sera. Abbiamo passato la notte insieme>>
- poi si avvicinò a Darla, e baciandola sulle labbra, l’accompagnò
alla porta –
<< ci sentiamo più tardi>>.
La bionda si girò verso Spike, e rivoltogli uno sguardo di vittoria,
lo salutò con un cenno della mano.
Spike era letteralmente shockato:
<< Si può sapere che significa Angel?
Perché hai passato la notte con lei? Sei impazzito?
Quella donna è Darla, per la miseria!>>.
Il ragazzo richiuse la porta alle sue spalle, si sedette sul divanetto e invitò
il suo migliore amico a fare altrettanto.
Aveva uno sguardo assente, freddo, non sembrava nemmeno lui. Spike lo guardava
scrutandolo attentamente, ma non riusciva a leggere nulla che non fosse rassegnazione.
<< Sposo Darla>>,
esclamò Angel, molto lentamente, scandendo bene le parole. Non voleva
rischiare di doverle ripetere.
<< Che cosa???>>
- la voce di Spike risuonò stridula per la stanza, tanto che Angel trasalì.
Non aveva capito bene, non poteva aver sentito sul serio ciò che era
sicuro di aver udito.
Angel doveva essere impazzito.
Doveva essere sotto l’effetto di qualche droga, oppure gli stava semplicemente
giocando un brutto scherzo, tanto per godere della sua reazione.
Spike stava cercando di trovare una qualsiasi spiegazione con il più
assoluto raziocinio, ma il viso della persona seduta accanto a lui era terribilmente
serio e fermo. –
<< Ok, va bene, stiamo calmi.
E questa da dove esce fuori?>>,
chiese il procuratore, che nel frattempo tirava fuori una sigaretta dalla tasca
della giacca, accendendola.
<< Dalla mia testa.
Sei la prima persona a cui l’ho detto>>.
<< E’ stato divertente Angel, divertente davvero.
Sei riuscito a farmi diventare verde dalla bile, ma va bene…>>.
L’uomo alto e moro si alzò di scatto, dando le spalle all’amico:
<< Non è uno scherzo Spike. E’ ciò che ho intenzione
di fare.
Lei non lo sa ancora e …>>>.
Spike sbottò urlando:
<< Dannazione Angel!!!!
Ma ti ha dato di volta il cervello? Ti rendi conto di quello che stai dicendo?>>.
<< Perfettamente>>
- rispose l’uomo, calmissimo.-
<< Avrei dovuto sposarla entro l’anno, ricordi?
Poi è successo quello che è successo.
Ho creduto veramente di aver trovato la felicità, mi sono illuso.
E mi sono fatto così male da averne abbastanza per tutta la vita. Ho
capito la lezione.
Aveva ragione mio padre, i sogni non si realizzano, mai.
Sposare Darla è quel che devo fare.
Vado avanti.
Dimentico.
Ho già dimenticato>>,
e così dicendo, abbassò il capo, pesantemente.
Spike si sentì male per lui.
Quello era uno sguardo di sconfitta…quello era un uomo che stava soffrendo
terribilmente, ma che preferiva nascondersi dietro la maschera dell’indifferenza:
<< E credi che sposandola…>>,
voleva dirgli ‘ credi che sposandola smetterai di amare Buffy? Di stare
male?’, ma Angel lo interruppe bruscamente, non voleva sentire quel nome:
<< Io non credo in niente>>.
Un pesante silenziò piombò nella stanza.
<< Angel, non commettere questo errore.
Non farlo.
Tu non ami quella donna, non l’hai mai amata>>
- esclamò Spike, avvicinandosi a lui e abbassando il tono, quasi una
supplica-
<< Stavi con lei perché pensavi che fosse giusto, ma poi le cose
sono cambiate, hai conosciuto un’altra donna, e a prescindere da come
sia finita la vostra storia, tu hai imparato tanto da tutto questo.
Sai quello che puoi provare, quello che puoi dare.
Sai che l’amore esiste…>>.
<< So che l’amore fa male…>>,
la frase gli uscì dal cuore, che stava gocciolando.
Il suo amico ebbe pena di lui.
Sapeva benissimo cosa significava soffrire dannatamente per qualcuno, perdere
la fiducia in ogni cosa, lasciarsi andare alla deriva, e aveva paura che Angel,
nel tentativo di scappare da ciò che lo aveva profondamente ferito, stesse
indirizzando la sua vita verso una strada senza via d’uscita:
<< Ti rendi conto che ti legherai a lei per sempre?>>,
gli chiese con molta calma, nella speranza di indurlo alla ragione.
<< ‘ Per sempre ’ è un concetto molto relativo>>,
rispose l’uomo, sorridendo tristemente.
<< Che vuoi dire?>>, domandò Spike, non riuscendo a comprendere
il significato della frase.
<< Che Buffy se n’è andata>>.
Buffy era tornata a casa sconvolta dopo l’incontro con
Angel.
Non era preparata a vederlo, a guardarlo negli occhi e a sentire il suo sguardo
addosso.
Lo aveva osservato spesso di nascosto, al buio, quando lui non poteva vederla,
le sue foto riempivano le pareti e i mobili della sua stanza e lei non riusciva
a privarsene, ma trovarsi faccia a faccia con lui era qualcosa per cui non era
pronta.
Non lo sarebbe mai stata.
Si era fatta violenza e si era imposta di fuggire via.
Non poteva permettersi di fargli capire quanto ancora lo amasse, quanto ancora
la sua presenza le desse brividi e la turbasse, nel profondo.
Willow aveva cercato di calmarla, di rincuorarla, ma inutilmente.
La sua amica era determinata a lasciarsi morire dentro, una sorta di autopunizione
che si infliggeva quotidianamente, in maniera implacabile.
L’uragano era scoppiato, violentissimo, alla notizia delle nozze di Angel
e Darla.
Aveva rotto ogni cosa che si era trovata per mano, e poi si era lasciata cadere
sul letto, sfinita dal pianto.
L’avevano obbligata a prendere dei tranquillanti per riuscire a calmarla
e a farla dormire.
Era incredibile il fatto che lei avesse aiutato così tanti pazienti a
venire fuori dai loro problemi e dai loro stati depressivi, eppure adesso non
riusciva a reagire in maniera razionale al suo personale lutto.
Spike aveva raccontato tutto a Xander.
Non voleva che Buffy lo scoprisse dai giornali, non lo credeva giusto. Forse
avrebbe dovuto dirglielo personalmente, ma nemmeno questa era una cosa che si
sentiva di fare.
In cuor suo era profondamente convinto che Buffy amasse ancora Angel, ma per
qualche oscura ragione lo aveva lasciato.
Non poteva essere lui a infliggerle quel dolore.
Parlando con Harris, era venuto a sapere della presenza di Willow in città.
La felicità lo aveva invaso colmandolo.
Lei era lì, vicina…poteva vederla, parlare con lei, sentire ancora
quella voce che tanto amava.
E soprattutto, lei era tornata.
Non sapeva cosa significasse ciò…se parte di quella risoluzione
dipendeva da lui, ma quello non era sicuramente il momento più adatto
per cercarla.
Anche Willow desiderava tantissimo rivedere Spike.
Era arrivata a New York con un nuovo spirito e un animo sereno, ma adesso Buffy
stava veramente male, e tutta la sua serenità era sparita improvvisamente
alla visione dell’amica completamente devastata.
<< Ti porto qualcosa?>>,
chiese la ragazza dai capelli rossi e lucenti, con uno sguardo preoccupatissimo.
<< No Wil, grazie.
Sto bene così>>
- rispose Buffy, sorridendole debolmente –
<< Mi dispiace, mi dispiace veramente tanto se vi ho fatto preoccupare
così, e se ho reagito in maniera del tutto incontrollata alla notizia
del suo matrimonio>>.
<< Buffy, non devi scusarti di niente.
So cosa stai provando perché so quanto lo ami.
Anche io avrei reagito allo stesso modo se avessi saputo una cosa del genere
su Spike.
Anzi, a dire la verità, ho già fatto qualcosa di assurdo per lui.
Quando ho scoperto che era andato a letto con Drusilla, ho fatto le valigie
e sono letteralmente fuggita>>
- le accarezzò i capelli, sorridendole con gli occhi per tranquillizzarla
–
<< Poi è passato del tempo, e ora sto un po’ meglio>>.
Il messaggio era chiaro.
Buffy si sollevò sul cuscino, con una profonda stanchezza nello sguardo:
<< Sta succedendo ciò che sapevo già, ciò che ho
voluto.
L’ho lasciato per questo.
Adesso lui potrà vivere la sua vita, serenamente.
Suo padre lo avrà perdonato per essere stato con me, e tutto tornerà
a come era prima che io entrassi nella sua vita.
Eppure, Wil, egoisticamente io non riesco ad accettare il fatto che lui mi abbia
dimenticata, che viva la sua vita accanto ad un’altra donna, mentre io
non riesco a farmene una ragione, a scacciare dal mio cuore e dai miei pensieri
il ricordo di lui.
Sono un mostro!>>,
scoppiò a piangere violentemente, nascondendo il viso tra i cuscini nel
tentativo di reprimere i singhiozzi.
Willow appoggiò la sua fronte sulla testa dell’amica, parlandole
dolcemente, mentre anche dai suoi occhi scendevano lacrime di commozione:
<< Non sei un mostro, Buffy.
Sei un essere umano, una persona vera, una donna che ama con tutta se stessa,
e che ha fatto un enorme sacrificio rinunciando alla propria felicità
per quella dell’altro.
Si deve amare veramente tanto per essere in grado di fare una cosa del genere…non
tutti ne sarebbero stati capaci.
E io credo fermamente, con tutto il cuore, che Angel sposa Darla ma è
te che ama.
Non ti ha mai dimenticata, non potrà mai farlo>>,
poi continuò tra se e se, questa era una cosa che non poteva dire all’amica:
“Tu hai fatto la scelta che credevi più giusta per lui, ma spero
tanto che questo non abbia condannato entrambi a una perenne infelicità”.
Capitolo 22
Darla era pazza di felicità.
La proposta di Angel l’aveva colta completamente impreparata, sapeva che
lui amava un’altra donna, e sapeva anche che non l’avrebbe mai dimenticata,
ma a lei non importava.
Stava per diventare la signora Malahide, stava per impalmare l’uomo che
era stato al suo fianco per parecchi anni, e lei, a modo suo, lo amava.
Lo aveva tradito con parecchi uomini, e questo perché non si era mai
sentita veramente desiderata da lui.
Aveva cercato negli altri quello che Angel non le dava, ma non era riuscita
a trovarlo da nessuna parte, perché era lui che voleva, lui solo.
In un certo senso, era stato il suo modo per vendicarsi di quella mancanza.
Quando lo aveva perso per quella donna, aveva creduto di impazzire.
Non poteva accettare una cosa del genere, Angel era suo, le apparteneva di diritto.
Con ogni mezzo se lo era ripreso, e adesso lo sposava.
Finalmente aveva ottenuto ciò che voleva.
Aveva preparato rapidamente ogni cosa per le nozze, la paura che il suo uomo
potesse ripensarci e mandare tutto a monte non la faceva dormire la notte, tanto
che nel giro di un mese, tutto era pronto.
Il padre del giovane, altrettanto felice, aveva provato a contattare il figlio
per riappacificarsi, dopo quel violento alterco.
Ormai Buffy non faceva più parte delle loro vite, ogni cosa apparteneva
al passato, e il vecchio Malahide non vedeva l’ora di congratularsi con
lui per la giusta decisione.
Angel, però, si era fatto negare più volte al telefono, e si era
rifiutato di andarlo a trovare.
L’unica volta che aveva accettato un invito a cena da parte della sua
famiglia, era stato per il compleanno della madre.
Amava quella donna.
Era l’unica che lo aveva accettato per quello che era, che lo aveva sempre
appoggiato, ascoltato, capito.
Alla fine, però, anche quell’incontro era saltato, per via di Buffy
e dell’alcool, ed era stata Darla a invitare i suoi alle nozze, cercando
di mediare con diplomazia.
Lui non aveva trovato né il tempo, né la voglia di farlo.
Si era chiuso ancora di più in se stesso, lasciandosi trasportare dagli
eventi, e guardando tutto come un freddo e distaccato spettatore che osserva
la vita di un’altra persona dal di fuori.
Buffy sapeva.
Aspettava quella data col cuore in fiamme, ma era lucidamente consapevole che
non avrebbe fatto nulla per cambiare le cose.
Willow dormiva a casa sua, in quei giorni.
Non voleva lasciarla sola.
Dawn era andata ad Harvard, per sistemare tutte le sue cose, e il signor Giles
era andato con lei per aiutarla.
<< Vado a casa mia a prendere dei vestiti, passo dall’ufficio a
prendere il portatile che ho scordato stamani,
e poi vado a noleggiare quel film che volevamo vedere l’altra sera, che
ne dici?>>,
chiese l’amica, ferma d’avanti all’ingresso.
Buffy entrò dal soggiorno con un libro in mano:
<< Perfetto.
Io finisco di leggere questo capitolo, e poi vado a farmi una doccia.
Ho bisogno di rilassarmi un po’>>.
Era pomeriggio inoltrato, ma il sole splendeva ancora fortissimo.
Settembre era un mese che Buffy aveva sempre amato.
Il caldo afoso che aveva imperversato per i mesi precedenti andava via dolcemente,
per lasciare il posto a un clima mite e temperato di cui si poteva godere ancora
a lungo.
Il mare era meraviglioso e calmo, la calura piacevole e cullante.
Settembre era perfetto, eppure adesso sentiva di odiarlo:
domani Angel si sarebbe sposato.
Aveva bussato alla porta e pigiato così tante volte il
campanello che non sapeva più cosa pensare.
Angel doveva essere a casa a quell’ora.
Avevano appuntamento per le 17, ma erano già passati più di venti
minuti dacché era arrivato ed aveva suonato il citofono, senza contare
che lo aveva chiamato più volte sia al telefono di casa che al cellulare,
inutilmente.
Spike portò la mano nella tasca dei jeans e prese un mazzo di chiavi
per usarle; le aveva da una vita, assieme a quelle del suo appartamento.
Il salone era completamente al buio per via delle tende tirate e delle serrande
abbassate.
Un caldo infernale, mischiato ad un nauseante odore di whisky, permeava l’aria
e la rendeva irrespirabile.
Angel era seduto a terra, con una bottiglia in mano, e fissava il vuoto.
Nell’ultimo mese era diventata quasi una routine stordirsi con l’alcool
per non pensare.
Quel liquido ambrato e bruciante gli annebbiava i sensi e lo mandava in una
dimensione di nulla, e il dolore che gli ammorbava l’anima sembrava più
flebile e sopportabile.
Non avrebbe mai pensato di potersi ridurre così.
Forse aveva ragione il suo amico Spike quando gli diceva che se non avesse smesso
di bere a quel modo, avrebbe cominciato ad avere dei gravi problemi con l’alcool.
Forse avrebbe dovuto sul serio parlarne con qualcuno…ironia della sorte!!!
Ci voleva una brava psicologa che scavasse dentro di lui per capire le cause
del suo malessere…
una donna eterea, con la pelle di velluto, lunghi capelli color del miele, due
smeraldi immensi…
ci voleva lei per spiegargli perché mai avesse preso il suo cuore e lo
avesse fatto a pezzi, perché mai lo avesse illuso che l’amore esiste,
che si può amare con sentimento totale e sincero, per poi perdersi per
esso, ed ammalarsi, e morire un po’ dentro.
Sposava Darla.
E la sposava più o meno venti ore dopo quell’ennesima bottiglia…doveva
assolutamente festeggiare!
Era diventato esattamente ciò da cui era disperatamente fuggito per tutta
la vita: un infelice uomo che vive un’infelice vita, con una donna che
non ama, seguendo i sogni degli altri.
Spike aprì le finestre, inondandolo di aria fresca e raggi di calore,
e ferendo le sue palpebre che erano state per troppo tempo al buio.
<< Cosa diavolo credi di fare, Spike?>>,
urlò Angel, indispettito, e con la voce impastata.
<< Adesso basta, Angel.
BASTA.
Questa storia è andata avanti anche troppo per i miei gusti>>,
e così dicendo, gli strappò la bottiglia dalle mani per gettarla
dentro al camino, frantumandola.
<< Questo non è bello, Spike.
Era dell’ottimo cognac francese…e poi domani mi sposo, ho soltanto
cominciato il mio addio al celibato qualche oretta prima di te>>.
<< Smettila Angel, e alzati. Ora>>.
L’avvocato moro, o quel che restava di lui, lo guardava perplesso, non
riusciva a capire cosa volesse il suo amico.
Lui stava bene.
Ogni cosa era perfettamente dove doveva essere: nel nulla.
<< Parlarti in questo stato vedo che non serve a niente, ne so qualcosa>>,
esclamò furioso, sollevandolo faticosamente da terra e trascinandolo
verso il bagno.
Angel era allibito, le urla di Spike ferivano le sue orecchie, voleva solo essere
lasciato in pace.
Non ebbe nemmeno il tempo di realizzare che si trovò dentro la doccia,
completamente vestito, col getto d’acqua fredda che gli arrivava in pieno
viso.
<< E’ una cosa che avrei dovuto fare da parecchio tempo>>
- proruppe Spike, ignorando completamente le imprecazioni dell’amico,
che cercava di divincolarsi.
Lo teneva saldamente, e non aveva nessuna intenzione di mollare la presa –
<< tu lo hai fatto tempo fa, per me, e non ti sarò mai abbastanza
grato per avermi salvato dalla completa rovina.
Mi dispiace solo di non aver fatto la stessa cosa per te, e parecchio tempo
fa, ma quando mi hai detto che sposavi Darla, eri perfettamente sobrio.
Nei giorni a seguire hai continuato con la tua risoluzione, ed eri proprio tu.
Ho cercato di farti cambiare idea, ma non ci sono riuscito.
Forse avrei dovuto spaccarti la testa, e vedere cosa c’era dentro.
Mi dispiace.
Mi dispiace vedere quello che vedo, guardare come sei diventato.
Cosa ti è successo, Angel?
Come hai potuto permettere che il dolore ti riducesse così?>>.
- L’acqua gelida stava ottenendo il risultato sperato.
Angel piano piano acquistava coscienza di sé, e le parole del suo migliore
amico arrivavano nella sua testa, perfettamente comprese –
<< Un amico tempo fa mi ha detto ‘ se vuoi una cosa, perché
non te la vai a prendere?’.
Aveva ragione lui.
Quell’amico era un grande.
Sono andato per la mia strada, ho fatto quello che dovevo fare.
Non è andata, ma io ho comunque fatto ogni cosa per potermi guadare allo
specchio e dire “nessun rimpianto”.
Tu puoi dire lo stesso?
So che Buffy ti ha lasciato, che ti ha ferito…ma tu ti sei lasciato sconfiggere,
ti sei abbandonato a te stesso.
Hai fatto di tutto per autodistruggerti, per punirti per averla amata.
Fallo, fallo pure, prendi la tua vita e falla a pezzi, se preferisci, ma prima
va’ da lei e dille che l’ami.
Diglielo guardandola negli occhi, per l’ultima volta, e aspetta.
Aspetta che lei guardi nei tuoi e ti dica che non ricambia il tuo amore.
Se succederà questo, allora tu avrai avuto ragione, e io torto.
Sposerai Darla e una vita che non vuoi, che non hai mai voluto>>.
Angel si sentì di nuovo vivo.
Era come se in tutto quel tempo non avesse più vissuto, e in fondo era
così.
Aveva perduto la capacità di sperare, di credere.
Ora, però, quelle parole lo avevano scosso dalla fredda dimensione a
cui si era abbandonato, lasciandosi trascinare dalla corrente impetuosa della
disperazione.
Spike aveva ragione, lui aveva smesso di lottare.
Uscì dalla doccia, togliendosi gli indumenti bagnati e indossandone degli
altri, freschi e asciutti.
Presero un caffé, nero e forte, per assorbire completamente l’alcool,
anche se la doccia aveva già fatto il grosso del lavoro.
<< Sei in grado di guidare?
Posso accompagnarti io>>,
gli propose l’amico, leggermente preoccupato, ma più sereno.
<< Sono in grado di spostare anche le montagne, ora>>.
Capitolo 23
Era appena uscita dalla doccia e si era avvolta nell’accappatoio bianchissimo.
I capelli le scendevano bagnati sulla schiena, e qualche ciocca le copriva il
viso.
Aveva preso la crema per il corpo nell’armadietto e ne aveva schiacciato
un po’ sul palmo della mano, quando sentì qualcuno bussare alla
porta.
Willow aveva fatto presto, oppure era lei che era stata sotto l’acqua
più del solito.
Scese le scale a piedi nudi, spalmando la crema profumata sul viso e sul collo,
velocemente.
Non aveva preso nemmeno un asciugamano per coprire i capelli, e grandi gocce
cadevano a terra, bagnando il pavimento.
<< Hai scordato le chiavi, Wil?>>
- aprì la porta sorridendo all’amica sbadata, che come sempre aveva
lasciato qualcosa da qualche parte.
Ma la persona d’avanti a lei non era Willow.
Due occhi neri e profondissimi, nei quali così tante volte aveva desiderato
perdersi, la stavano guardando.
Le uniche labbra che avesse mai voluto baciare, in tutta la sua vita, si stavano
muovendo in un debole e imbarazzato sorriso.
Il viso più bello e più dolce che avesse mai accarezzato, il corpo
più caldo e più sensuale che l’avesse mai stretta, erano
lì, di fronte a lei, sulla soglia.
Credette di morire per la felicità di cui si sentì improvvisamente
invasa e colma…ma più lo guardava, e più quella felicità
cresceva, moltiplicandosi –
<< A…Angel>>,
aveva pronunciato il suo nome come un soffio, ma la sua voce veniva dritta dal
cuore.
Era l’amore che parlava per Buffy.
Il ragazzo avrebbe dovuto essere più preparato di lei nel trovarsela
di fronte, era andato a casa sua proprio per questo scopo, eppure essere lì
e vederla, finalmente, dopo tutto quel tempo, a pochi centimetri da lui, gli
fece mancare l’aria ai polmoni e il suono alla gola:
<< Ciao…io…io…scusa se piombo così a casa tua.
Posso entrare?>>,
le chiese ansiosamente, guardandola dritta negli occhi.
Buffy si spostò leggermente dall’uscio e lo fece accomodare.
Credeva di sognare, non riusciva a formulare un pensiero che avesse un senso,
e le mani le tremavano vistosamente.
Le nascose nelle enormi tasche bianche:
<< Posso offrirti qualcosa?>>,
fu l’unica cosa che le venne in mente, in quel momento.
Angel era così preso da lei che non riusciva a distogliere lo sguardo
dalla sua bocca, dai suoi capelli, dal suo collo candido che andava ad allacciarsi
alle scapole, per poi finire all’incavo del seno, lasciato leggermente
scoperto dalla forma dell’accappatoio.
<< Dell’acqua, grazie>>,
si ricordò di respirare.
La donna si avvicinò alla brocca termica che stava sul mobile basso,
e riempì un bicchiere del liquido fresco e trasparente.
Lo porse ad Angel, che si era nel frattempo avvicinato a lei.
La sua mano toccò quella di lui, e nonostante il vetro fosse freddo,
sentirono le dita bruciare.
Si guardarono per un istante che racchiudeva tutto l’infinito, mentre
i loro sguardi languidi e affamati sprigionavano stelle di passione e bisogno.
Angel posò il bicchiere sul mobile, mentre con l’altra mano afferrava
la vita di lei, per cingerla con un bacio.
La ragazza si lasciò andare dentro a quell’abbraccio, dentro a
quella bocca, aderendo col suo corpo a quello di lui, stringendolo sempre più
forte, trascinandolo nel fuoco del desiderio.
Le sue mani gli accarezzavano la nuca e i capelli, mentre le mani dell’uomo
scorrevano sul bordo ingrossato dell’accappatoio, spostandolo, per finire
sui suoi seni, morbidi e in attesa.
Adesso era nuda d’avanti a lui, ed Angel la guardava sognante.
Infinite carezze, prima caste e leggere, poi sempre più audaci e ansiose,
erano lo scambio di mille e più sensazioni di oblio che stavano travolgendo
i due amanti.
Buffy gli sfilò la camicia odorosa, e prese a baciarlo, scendendo giù
alla cintura.
L’uomo non poteva resistere a quell’atroce tortura.
La prese e la adagiò sul tappeto, aiutandola a sfilare via i pantaloni.
La loro era una fame eterna.
Ogni centimetro della loro pelle ardeva al contatto del corpo dell’altro,
miriadi di spilli percorrevano ogni parte di loro, per l’immenso piacere
che stavano provando.
Fecero l’amore per tutte le volte che erano stati lontani, per tutte le
volte che si erano desiderati e non potevano aversi, per tutte le lacrime che
avevano versato e per il veleno che avevano iniettato dentro i loro cuori, nel
tentativo di dimenticare.
Finalmente erano una cosa sola, i loro corpi erano uniti, come lo erano sempre
state le loro anime.
Finalmente erano a casa.
Si amarono fino a sfinirsi, e poi ancora, e ancora.
Non si bastavano mai, non erano mai sazi.
Avevano sofferto così tanto che il bisogno era ancora palpabile.
Non potevano vivere separati, non era proprio possibile.
Le loro esistenze erano state spente e vuote, avevano cercato di sopravvivere,
ma ogni tentativo di guardare avanti, senza l’altro, era risultato vano.
Lo sapevano, tutti e due.
Buffy era accoccolata sul petto di lui, felice, e guardava negli occhi il suo
uomo che la stringeva a sé e le accarezzava i capelli morbidi e ancora
umidi:
<< Da un momento all’altro arriverà Willow, e se non vogliamo
farci trovare nudi sul pavimento, credo proprio che dovremmo mettere qualcosa
addosso>>,
annunciò, ma non aveva nessuna voglia di abbandonare quel porto sicuro
che erano le forti braccia di lui.
Il ragazzo rise di gusto alla scena della loro amica che scappava sconvolta,
urlando, non prima di aver assunto una colorazione che si intonava perfettamente
coi suoi capelli rosso fuoco.
Da quanto tempo non stava così bene?
Quand’era stata l’ultima volta che aveva sorriso?
La risposta era chiara, scontata.
Senza Buffy si era sentito perso, semplicemente.
Non avrebbe più permesso che qualcosa, o qualcuno, si mettesse tra loro.
Adesso era sicurissimo dei sentimenti di lei.
Lo aveva amato come mai prima di allora, trasmettendogli tutto il suo bisogno
di lui e tutto il senso di mancanza e perdita che doveva aver provato nel periodo
di separazione.
Angel conosceva benissimo quella sensazione.
Si vestì rapidamente, abbottonando la camicia e allacciando la cintura
nera, sui jeans:
<< Buffy…io…io ti amo da impazzire>>,
- esclamò improvvisamente, guardandola con due occhi che la penetravano-
<< sono stato così male senza di te…ho commesso degli errori,
mi sono perduto, cercando di non pensare, di non pensarti!
Quando dico che la mia vita senza di te non ha alcun senso, so di cosa parlo,
perché l’ho sperimentato sulla mia pelle, perché l’ho
vissuta agonizzante, come un moribondo, come un uomo nel deserto, senza acqua,
senza niente>>.
Buffy, che fino ad allora si era lasciata trasportare dai sentimenti, completamente
perduta nel suo amore per lui, aprì gli occhi alla realtà e si
svegliò dal sogno.
Cosa aveva fatto?
Come aveva potuto fare questo ad Angel?
Per il suo egoistico bisogno di riaverlo ancora, per la disperata necessità
di sentirlo ancora dentro di sé, suo, come un tempo, aveva lasciato cadere
la barriera che aveva messo tra loro, quel muro che tanto dolore era costato
ad entrambi.
Lo amava più della sua stessa vita, sentiva questo sentimento trascinarla
e vincerla, completamente.
Se l’era ritrovato di fronte, oltre quella porta, e il desiderio si era
risvegliato dentro al suo cuore.
Non era riuscita a dominarlo.
Eppure nulla era cambiato.
Il fantasma del padre di Angel serpeggiava ancora, come delle lame che penzolavano
sulle loro teste, pronte a cadere e a tranciare ogni cosa.
<< Dimmi una sola parola Buffy, una sola, e domani non ci sarà
nessun matrimonio.
Ho bisogno di sapere che anche tu vuoi stare con me, che anche tu mi ami>>.
L’aveva detto.
Aveva chiaramente detto ciò che Buffy temeva.
Voleva mandare a monte le sue nozze con Darla, e questo sarebbe stato certamente
motivo di liti e spaccature enormi con la sua famiglia.
E se fosse successo l’irreparabile?
Sarebbe stata solo colpa sua.
Era stata una stupida. Una stupida sconsiderata.
Lo guardò disperata.
Cosa avrebbe fatto ora?
Come poteva fargli credere che non provava niente per lui?
Come poteva dissuaderlo che tutto ciò che era successo non aveva significato
niente per lei?
Angel aveva parlato così velocemente, e con un’emozione così
forte, che sentiva la gola secca.
Prese il bicchiere dal tavolinetto scuro, e bevve un sorso d’acqua, guardandola
con un sorriso.
<< Ecco…io…Angel, noi…noi non possiamo.
Tu non puoi mandare a monte il tuo matrimonio domani…io…>>
<< Ma che stai dicendo, Buff?>>
- chiese Angel, lo sguardo serio e incredulo -
<< che significa che non posso annullare il matrimonio?
Io non amo Darla.
So che ho sbagliato, ma non mi importava di nulla quando tu non eri più
nella mia vita.
Adesso sono pronto ad assumermi le mie responsabilità e ad affrontare
le conseguenze del mio gesto.
Parlerò con lei, le spiegherò ogni cosa.
Io ti amo, Buffy!>>.
<< NO!>>,
- gridò lei, impaurita e in preda allo sconforto.
Tutto stava rapidamente precipitando, eppure una debolissima voce, dentro di
lei, le urlava di lasciarsi andare, di vivere il suo amore per lui, di prendere
al volo questa nuova possibilità.
Angel l’aveva perdonata.
Aveva dimenticato che lei lo aveva lasciato, e le stava offrendo di nuovo il
suo cuore, a piene mani-
<< io…io…>>,
ripeteva lentamente, cercando di allontanare il desiderio di gettarsi al collo
di Angel, infischiandosene di Darla e del vecchio Malahide.
Ma non avrebbe forse significato fregarsene di Angel?
<< No cosa, Buff?
Non devo amarti?
Non è possibile, non lo è mai stato.
Ti ho amata dal primo momento in cui ti ho vista, e tu lo sai.
Ho cercato di dimenticarti, e non ci sono riuscito.
Io ti amo, ora…sempre…e ho bisogno di te>>.
<< Io sto con un altro, Angel>>,
esclamò improvvisamente, di getto, senza pensare.
Era stata la prima cosa che gli era venuta in mente in quel momento.
L’uomo si sentì pugnalare in pieno petto.
Qualcosa, nel profondo, stava rapidamente sventrandolo, da dentro.
La sua testa si muoveva a intermittenza, tra mille luci di nero buio.
Lo aveva lasciato perché diceva di aver bisogno di tempo per se stessa,
e lei era andata con un altro.
Cosa significava?
Era forse tornata con Riley?
Il sangue gli salì al cervello, annebbiandogli la mente:
<< Chi è lui?>>,
chiese con una voce bassissima e cupa.
<< Ecco…lui…lui è Lindsay>>,
rispose Buffy, tentennando.
Non sapeva se avesse fatto bene a dire una bugia del genere, però Lindsay
era effettivamente l’unico uomo che aveva incontrato negli ultimi mesi,
a parte Xander.
Ovviamente era solo un amico, ma questo Angel non doveva saperlo.
Un rumore strano, stridulo, proruppe nella stanza.
Buffy non riuscì immediatamente a capire cosa fosse, poi vide la mano
di Angel perdere pezzi di sangue e vetro:
<< Oh mio Dio, Angel!!!>>,
si avvicinò a lui, lo sguardo disperato.
<< STA. LONTANA. DA. ME>>,
Angel aveva allungato l’altro braccio, come a separarli, mentre sul suo
viso si era dipinta un’espressione di accecante gelosia e disgusto.
Lindsay…glielo aveva presentato lui.
Si ricordò di averli visti ballare, in passato…Buffy che si muoveva
sinuosa su di lui, lui che le accarezzava i fianchi.
Da quanto tempo andava avanti questa storia?
Non era possibile, non poteva crederci…
Lo aveva lasciato per Lindsay, e non aveva avuto nemmeno il coraggio di dirgli
la verità in faccia!
La guardò, e fu come se la vedesse per la prima volta.
Fino a pochi attimi prima era stata con lui, si era data a lui, non avevano
posto alcun limite tra loro, e invece stava con un altro uomo!
Lei non provava alcun tipo di sentimento, per nessuno!
Ma chi era la donna che aveva amato più di ogni altra cosa al mondo?
La donna per la quale aveva provato una passione pura e vera, e che aveva considerato
così unica e speciale?
Sentì di dovere andar via immediatamente da lì, o non avrebbe
più risposto di sé.
Stava per soffocare, un profondo senso di nausea attanagliava le sue viscere,
mentre un velo di rabbia e odio offuscava i suoi pensieri.
Buffy guardava con occhi sbarrati il sangue che scendeva copioso dalla mano
di Angel.
Era completamente sconvolta, incredula, e un senso di disperazione e colpa la
invadeva, soffocandola:
<< Angel…tu, tu sei ferito…la tua mano…>>
<< Ti ho già detto di non avvicinarti.
La mia mano non è affar tuo.
Niente di me deve riguardarti più, da questo preciso momento.
Questa è stata l’ultima volta che ti ho concesso la possibilità
di ferirmi, goditela.
Sono solo un povero sciocco, mi hai giocato bene.
Brava.
Hai ottenuto il tuo scopo, sono ai tuoi piedi, completamente devastato.
Spero tu sia soddisfatta del risultato ottenuto, di sapermi pazzo di te e pronto
a mollare un’altra donna all’altare per amor tuo.
Adesso me ne vado, perché non voglio dirti quel che penso di te, cosa
sento, come ti vedo…
Preferisco chiudere qui tutto, portandomi via la mia umiliazione.
Ti auguro tantissima felicità con il tuo uomo, e una miglior fortuna
della mia>>,
uscì rapidamente, sbattendo la porta alle sue spalle, che per il violentissimo
urto si aprì di nuovo.
<< Angel!!!!!>>,
gridò Buffy, che gli era corsa dietro piangendo disperatamente tutte
le sue lacrime.
Lo aveva visto salire in macchina e partire velocemente, alzando la polvere
–
<< Angel…perdonami…se puoi>>.
Capitolo 24
<< Buffy, oh mio Dio Buffy!!!
Cosa è successo???>>,
- Willow aveva trovato la porta d’ingresso spalancata, e la sua migliore
amica seduta a terra, con il viso sconvolto dalle lacrime e gli occhi sbarrati.
Stava fissando una macchia rossa sul pavimento, all’interno della quale
si perdevano cocci di bicchiere andato in frantumi –
<< sei ferita?
Rispondimi, ti prego!>>.
La ragazza era in preda al panico, non riusciva a capire da dove venisse quel
sangue.
Buffy era apparentemente incolume, anche se il suo sguardo mostrava chiaramente
una ferita ben più profonda e invisibile:
<< Non è il mio sangue quello.
E’ il sangue di Angel.
Sono stata io, è tutta colpa mia>>.
<< Che significa Buffy?
Che è successo ad Angel?
Dov’è ora?>>,
chiese la rossa, totalmente sconcertata dalle parole che aveva udito.
<< E’ andato via…Angel è andato via, con la sua macchina.
Correva.
Io ho paura.
La sua mano…la sua mano era piena di sangue…
Chiama Spike, ti prego!
Digli di venire qui, immediatamente!!!>>,
Buffy si era alzata, tremante, e con il braccio indicava il cordless poggiato
sul divano.
Willow non se lo fece ripetere.
Compose il numero del cellulare del procuratore, e cercando di apparire calma,
lo pregò di raggiungerla il più in fretta possibile a casa Summers.
Poi si avvicinò all’amica e l’accompagnò di sopra,
aiutandola a vestirsi.
Buffy parlava come un fiume in piena, mentre le parole si mischiavano alle lacrime.
Le raccontò tutto, ogni dettaglio, e nello sguardo di Willow lesse la
sua stessa paura: Angel era andato via da quella casa in condizioni instabili,
stravolto da quella bugia…
E se gli fosse successo qualcosa?
Se guidando a quel modo avesse avuto un incidente?
Era meglio morire, meglio morire, piuttosto che sopportare una simile tragedia.
Sentiva il peso della colpa e dell’inganno scacciarle il cuore.
Aveva fatto credere all’unica persona per cui si era sentita grata di
stare al mondo di averla tradita.
Non c’era niente di più infimo e devastante per un uomo innamorato,
che sapere di essere stato usato.
Il tradimento è qualcosa di squassante perchè ti fa sentire di
avere veramente fallito, in tutto.
La fiducia che avevi risposto nella persona amata viene completamente calpestata
e distrutta, e ogni gesto, ogni sentimento, comincia a perdere di significato.
Spike arrivò di lì a poco.
La voce di Willow, apparentemente calma, celava un terrore muto, e lui lo aveva
avvertito.
Doveva essere successo qualcosa di brutto.
Con una grande preoccupazione addosso, suonò il campanello, per trovarsi
la giovane donna di fronte, ad attenderlo:
<< Cos’è successo?>>,
chiese con ansia, guardando prima la rossa, e poi Buffy, che camminava nervosa
al centro del grande soggiorno.
<< Spike, Angel è stato qui.
Noi…noi siamo stati insieme, ma abbiamo litigato, a causa mia.
S’è ferito a una mano ed è corso via con la sua automobile,
non so dove sia andato.
Per favore, vai a cercarlo.
Ha bisogno di te!>>,
parlò tutto d’un fiato.
Voleva solo che Spike lo trovasse, che stesse bene…
Il giovane Whitam registrò rapidamente le parole della donna, e realizzò
che se Angel si trovava in quello stato, Buffy doveva averlo ferito più
di quanto avesse potuto sopportare:
<< Che cosa gli hai detto?>>,
- il suo tono risultò violento, mentre la guardava con ira, stringendo
la mascella –
<< Si può sapere cosa gli hai detto, questa volta?>>,
continuò, urlando ancora di più.
L’uomo si sentiva tremendamente in colpa per avere spinto l’amico
a tornare di nuovo da lei.
Aveva creduto di agire per il meglio.
Non era stato così.
Buffy guardò Spike e si sentì trafiggere da mille lame.
Nei suoi occhi leggeva la sua condanna, lo stesso disgusto che aveva visto prima
negli occhi di Angel, il medesimo orrore che lei provava per se stessa, e per
ciò che aveva fatto.
Scappò via, correndo su per le scale.
<< Spike!!!>>,
Willow lo riprese con voce ferma.
Sapeva bene cosa stava passando la sua migliore amica, lei conosceva tutta la
verità, e nessuno poteva permettersi di giudicare Buffy…nessuno
poteva capire quanto amasse Angel!
<< Dannazione Wil>>,
- proruppe l’uomo –
<< lei lo ha distrutto!
Mi dispiace, mi dispiace, tu non sai…
ma lei ha distrutto davvero Angel, e io non posso non dire niente.
Lui la ama e lei sta giocando con i suoi sentimenti!>>.
<< Detto da te fa quasi ridere...>>,
- sbottò la rossa, al culmine dell’ira; questo era davvero troppo
-
<< Come ti permetti?
Chi sei tu per giudicare?
Tu non sai niente, niente!
Tu sei quello che è venuto a letto con me, e poi per provarsi i sentimenti,
è andato a letto con la sua ex!
Non mi sembri affatto nella posizione di poter parlare degli errori degli altri>>,
gli occhi di Willow lanciavano fiamme.
Spike spalancò i suoi, allibito:
<< Cosa? Cosa dici?
Che cosa stai dicendo?>>,
non riusciva a credere a ciò che aveva sentito.
Di che cosa lo stava accusando?
Drusilla, sesso con lei…ma quando?
Ma se l’unica cosa che aveva fatto, da quando l’aveva conosciuta,
era stato amarla!
La donna di fronte a lui sospirò debolmente, riportando i suoi pensieri
all’amica che era fuggita via, e che aveva bisogno di lei, ora più
che mai.
Il tono della sua voce si era notevolmente abbassato:
<< Vattene Spike. Va’ via.
Non è questo il momento per parlare di noi.
Devo andare da Buffy e tu devi cercare Angel.
Adesso ha bisogno di te>>.
<< Si hai ragione, vado immediatamente, ma tornerò.
Noi due dobbiamo parlare>>,
rispose il procuratore, inforcando l’uscita.
Buffy apparve sulle scale, e vide la sua amica asciugarsi una lacrima silenziosa
che cadeva giù dai suoi occhi grigi:
<< Mi dispiace tanto Willow.
Non volevo che tu litigassi con Spike per colpa mia>>,
sentiva di distruggere tutto ciò che toccava.
Lei non voleva, eppure ogni persona che amava, soffriva a causa sua.
<< Non preoccuparti Buffy, non è successo niente di irreparabile.
Anzi, ho finalmente trovato il coraggio di buttar fuori questa vecchia storia.
Parlerò con lui, e metterò in chiaro ogni cosa.
Vedrai che anche con Angel tutto si sistemerà per il meglio.
Spike lo troverà, ne sono sicura…non gli è successo nulla
di male.
E col tempo riuscirai a spiegarti, a fargli capire che non hai mai avuto intenzione
di fargli del male, e forse…>>
<< Lui mi odia, Willow>>.
<< Cos’hai intenzione di fare con quella mano?>>,
per fortuna, Angel era tornato a casa.
Spike aveva corso il più in fretta possibile, e lo aveva trovato, dentro
al bagno, con la mano sotto il getto d’acqua,
mentre il sangue aveva macchiato il lavandino di finissima e costosa porcellana.
<< Direi che me la tengo>>
- rispose l’uomo alto, sorridendo allo specchio.
Poi, dopo un lungo attimo di silenzio –
<< Abbiamo fatto l’amore, e quando le ho confessato che l’amo
più della mia vita, mi ha detto che sta con Lindsay>>.
<< Cosa? Lindsay?>>,
chiese Spike, shockato.
<< Già, il mio caro collega, che ha avuto la delicatezza di non
informarmi del gran bel tiro che mi avevano giocato alle spalle.
Un signore, non trovi?
Ero tentato di andarlo a trovare allo studio, volevo spaccargli la faccia e
godermi lo spettacolo.
Purtroppo è fuori città>>
- Spike non sapeva proprio capacitarsi di una cosa del genere –
<< E pensare che ero pronto ad annullare il matrimonio…
a fare qualsiasi cosa mi avesse chiesto, in effetti.
Non so nemmeno dirti come mi sento>>.
<< Posso immaginarlo>>,
rispose l’amico, socchiudendo gli occhi.
Anche lui era stato tradito da Drusilla, e il mondo era crollato sotto ai suoi
piedi.
<< La guardavo, e non riuscivo a crederci.
Quanto l’ho amata, Spike?!
Non riesco a quantificarlo, non è possibile.
Per me era tutto, davvero…tutto ciò che ho sempre voluto nella
mia vita, tutto quello che desideravo per il mio futuro.
La madre dei miei figli, la compagna del mio domani.
Amante, confidente, amica, complice.
Era la persona migliore che avessi mai conosciuto.
Non posso credere di essermi sbagliato così.
In cosa ho fallito?
Vedi…almeno Darla è quel che è, io lo so.
Non mi aspetto niente da lei, non voglio nulla.
Ma Buffy…Buffy per me era la perfezione, la persona di cui mi fidavo ciecamente.
Le ho dato il mio cuore, l’ho messo nelle sue mani.
Io ero sicuro, e lei lo ha schiacciato>>,
il gusto amaro della delusione gli impastava la bocca.
Spike gli diede una pacca sulla spalla, affettuosamente:
<< Tu non hai fallito, Angel.
Non devi pentirti di quello che hai fatto…di averla amata.
Adesso però, andiamo, per favore.
Ti porto all’ospedale.
E’ ridotta troppo male, ci vogliono dei punti>>,
esclamò il procuratore, indicando le profonde e molteplici ferite nella
mano destra dell’amico.
Angel fasciò tutto con un asciugamano pulito, poi chiuse la porta, e
allontanandosi nel pianerottolo sussurrò:
<< E la cosa più assurda è che, nonostante tutto, io l’amo
ancora>>.
Buffy sedeva su un gradino, fissando la porta chiusa dell’appartamento
del procuratore Whitam.
Erano le 11 di sera, ma Spike non era ancora rientrato.
Willow, poggiata su una parete, aveva il cellulare in mano con la ripetizione
automatica inserita, ma il telefonino dell’uomo era spento.
Erano lì da tre ore, più o meno.
Avevano provato anche a contattare Angel, inutilmente.
Ormai Buffy era completamente nel panico.
Mille terribili pensieri si affacciavano nella sua mente, attanagliandola, e
non riusciva a darsi pace.
Non ascoltava più nemmeno Willow, che cercava di calmarla, ma ogni sforzo
era risultato vano.
<< Wil…Buffy?!>>,
- esclamò Spike, uscendo dall’ascensore, mentre spostava lo sguardo
dalla rossa alla bionda –
<< Che ci fate qui a quest’ora?>>,
chiese perplesso, anche se la risposta era piuttosto scontata.
<< Angel come sta?
L’hai trovato?
Sta bene?>>,
Buffy saltò in piedi di scatto, bersagliandolo di domande, con tono ansioso.
<< Sta bene.
L’ho accompagnato al pronto soccorso, dove lo hanno medicato.
Adesso è a casa, l’ho lasciato che andava a dormire>>,
rispose Spike, osservando attentamente Buffy.
Qualcosa non aveva senso in tutta quella storia.
Buffy aveva lasciato Angel dicendogli che non lo amava, poi aveva fatto l’amore
con lui, poi gli aveva sbattuto in faccia che stava con un altro, e infine stava
qui, tremante e disperata, con gli occhi infossati per le troppe lacrime versate,
a chiedergli come stava il suo amico.
Era davvero difficile credere che quella donna non fosse profondamente innamorata
di Angel…
ma allora perché?
Gli occhi della ragazza si illuminarono alla notizia che Angel stava bene, e
Spike poté distinguere chiaramente la sua espressione che si distendeva,
mentre nuove lacrime scendevano sul suo viso:
<< Io…io…mi dispiace così tanto!!!>>,
- esclamò in un soffio -
<< non avrei mai voluto ferirlo…mai!
So che mi odia, e ne ha tutto il diritto, ma spero tanto che col tempo possa
riuscire a dimenticare tutto il male che gli ho fatto…>>
- la tristezza e il rimpianto impregnavano la sua debole voce –
<< puoi leggere questa per me, domani?>>,
gli porse un foglio di carta azzurro, piegato in due parti.
Spike sbatté le palpebre, palesemente sconcertato.
Voleva che lui leggesse quelle parole il giorno dopo, al matrimonio con Darla…
D’un tratto, tutto parve chiaro d’avanti a lui:
<< Tu ami Angel, non hai mai smesso di amarlo!>>.
<< Puoi farlo Spike?>>,
gli chiese ancora una volta, dolcemente.
<< Io non so perché tu stia rinunciando a lui, Buffy, ma so che
lo ami, e che lui ama te>>
- sospirò rassegnato -
<< Lo farò>>.
Willow si avvicinò all’uomo, profondamente grata, e lo baciò
lievemente sulla guancia:
<< Grazie Spike…>>.
<< Si…grazie!>>,
aggiunse Buffy, portandosi una mano sul cuore.
Capitolo 25
Darla aveva voluto una cerimonia tradizionale, in chiesa, con rito protestante.
Nonostante Angel fosse cattolico per le sue origini irlandesi, non si era opposto
alla cosa.
In realtà, non gli interessava.
Qualsiasi cosa Darla avesse deciso, per lui andava bene.
Stava legandosi a lei con la consapevolezza di non amarla, la maniera in cui
lo avrebbe fatto non avrebbe portato alcuna differenza.
I suoi genitori si erano leggermente risentiti per questo, soprattutto il padre,
che si considerava un cattolico convinto, ma alla fine dei conti importava solo
che il matrimonio si celebrasse, e così era stato.
L’abito bianco stonava moltissimo con la dignità della sposa, ma
a lei poco importava.
Il pastore davanti a loro li aveva uniti nel sacro vincolo del matrimonio, per
sempre…solo questo contava.
Il passato era alle spalle ormai, aveva vinto.
Angel era suo.
Cacciò indietro il ricordo dei suoi occhi tristi e spenti, che appena
un attimo prima l’avevano guardata, infilandogli l’anello al dito.
Quello non era un sorriso, quella non era la felicità, ma non voleva
pensarci, perché lei era felice!
Lui non l’amava…non avrebbe mai avuto il suo cuore perché
se l’era portato via quella donna, quella maledetta.
Lei però era riuscita a riprenderselo, a legarlo a sé, e questa
era una cosa che Buffy non aveva potuto impedire.
Era con lei che avrebbe vissuto la sua vita, con lei che avrebbe costruito una
famiglia, un futuro, come era giusto che fosse.
E se Angel soffriva, lei avrebbe imparato a non vedere, a non sentire…era
pronta a tutto pur di non cedere, e infatti aveva agito in maniera subdola e
vergognosa, con ogni mezzo.
Angel aveva un enorme peso sul cuore e il suo migliore amico lo condivideva.
Non riusciva a scacciare dalla mente tutto il passato con Buffy, tutto ciò
che aveva sentito con lei e per lei, fino all’epilogo del giorno prima.
La mano fasciata pizzicava, ricordandogli ancora una volta cosa significasse
fare l’amore e perdersi dentro la donna che si ama più della vita
stessa, e cosa avesse provato alla scoperta del tradimento di lei.
Aveva compiuto ogni cosa meccanicamente…gli anelli, il bacio, le promesse…gli
sembrava tutto così surreale!
Spike si era avvicinato al palchetto, lasciato vuoto dal pastore, e aveva letto
un bellissimo brano tratto dalle lettere di San Paolo, sull’amore.
Quelle parole gli avevano invaso il cuore come una calda mano che si posa su
di te e ti da conforto.
Erano apparse nella sua mente nuove immagini di una Buffy radiosa, di una felicità
che non sarebbe mai stata troppo lontana, non abbastanza per poterla scordare…
//L'amore è paziente e generoso//
“Sei il mio buongiorno…”
Aveva preparato la colazione e lo svegliava dolcemente, con
un bacio.
Lui la attirava a sé, respirando dei suoi respiri, perdendosi nei suoi
occhi grandi come il mare d’inverno.
//non è invidioso, non si vanta,//
risate…baci…promesse…carezze…
“Adoro il tramonto. Mi da pace.
Il sole sembra morire, è vero, ma so che domani risorge.
Mi piace pensare che tutte le cose siano così:
che muoiano, ma mai del tutto, e che rinascano con una nuova luce…”
//non si gonfia d'orgoglio.//
“Ho bisogno di sapere che anche tu vuoi stare con me, che anche tu mi ami…”
//L'amore è rispettoso,//
Vischio, luci, emozioni…
“Sembra che allora io debba rispettare la tradizione, e baciarti…”
//non cerca il proprio interesse,
non cede alla collera,
dimentica i torti.//
Piangeva.
Lui l’aveva ferita.
“Non avevo il diritto di trattarti così, di dirti quelle cose…mi dispiace veramente tanto…scusami”
Gelosia…speranza…
e lui la stringeva, baciandola ancora e ancora…
//L'amore non gode dell'ingiustizia,
la verità è la sua gioia.//
“Ti amo”
“Ti amo”
“ Fa’ un figlio con me”
“Sono tua”
//Se ami qualcuno,
gli sei fedele a qualsiasi costo.//
Suonava alla sua porta, era l’alba…e si dava a lui…e lo amava.
“Per sempre…”
//Hai sempre fiducia in lui
e ti aspetti le cose più belle:
ti alzi a difenderlo, se è necessario.//
“Non voglio mancarti di rispetto, ma ti chiedo, anzi pretendo, che tu faccia lo stesso con lei…”
Lei è il mio tutto…non posso perderla…
//L'amore tutto scusa,//
sudore…pelle…
“Quando dico che la mia vita senza di te non ha alcun senso, so di cosa parlo…”
//di tutti ha fiducia,//
Lavorava sul divano, da molte ore ormai.
Era così stanco che gli occhi gli dolevano per la concentrazione.
Complicità…bisogno…
Lei gli sfilava le scarpe, gli adagiava le gambe su di sé, e gli massaggiava i piedi, con delicatezza, sorridendogli.
“sono qui per te…”
//tutto sopporta,
non perde mai la speranza.//
“Bellezza troppo grande per poterla possedere, e troppo preziosa per questa terra…”
//L'amore non tramonta mai.//
“Non devo amarti?
Non è possibile, non lo è mai stato…”
…al di dà del per sempre…
Si era voltato, improvvisamente attratto da una forza silenziosa e potentissima
che lo richiamava a sé, ma aveva visto solo una grande navata, addobbata
in maniera sfarzosa, che si perdeva in profondità.
C’erano tantissimi invitati, volti anonimi per le sue pupille assetate
di un’unica luce che ormai non c’era e non ci sarebbe stata…mai
più.
Una figura esile e tremante si era spostata, appena un attimo prima, nel buio…
Willow la abbracciava e piangeva il suo stesso dolore, mentre la voce ripeteva
in una nenia:
<< La mia vita è finita>>.
Aveva posato il camice bianco nell’armadio del suo studio
e aveva preso la borsa in pelle, adagiata sul tavolo di metallo.
I capelli erano lunghi adesso, e il taglio scalato incorniciava perfettamente
il suo viso dolce di madreperla.
Non aveva dormito molto quella notte.
Il sonno agitato di Buffy l’aveva svegliata più volte, e i suoi
stessi pensieri non le avevano permesso di riposare bene.
C’era molto da fare, ora.
Amava Spike, lo voleva con tutta se stessa, e i chilometri che aveva messo tra
loro non erano serviti a niente.
Sarebbe passata anche sopra la faccenda “Drusilla”, non le importava
più.
L’orgoglio a questo punto, dopo tutto il dolore che aveva visto negli
occhi di Buffy ed Angel, le appariva un effimero e inutile sentimento.
Aprì la porta, mentre con l’altra mano cercava il telefonino:
lo avrebbe chiamato, sentiva l’impellente bisogno di parlare con lui,
di chiarire.
<< Speravo di trovarti ancora qui>>,
esclamò una voce a lei fin troppo nota.
Spike stava percorrendo il lungo corridoio, di fronte a lei.
Il pass con la scritta “visitor” stava in bella mostra sul suo gessato
scuro.
<< Ehi…ciao!>>,
Willow sussultò, era elegantissimo.
<< Voglio sapere cos’è questa storia di Drusilla, e la voglio
sapere ora>>,
proruppe lui, con voce decisa e uno sguardo che la passò da parte a parte.
<< Ora qui? In corridoio?>>,
chiese la donna, sorridendogli stupita.
<< Ho visto i nostri amici gettare la loro vita ai quattro venti…non
permetterò che accada lo stesso a noi due.
Ti amo troppo per rinunciare a te, e sono qui per dirtelo, di nuovo>>,
aveva parlato con tanto slancio e ardore che Wil sentì le gambe piegarsi
sotto di sé, per la fortissima emozione provata.
L’amava ancora, nonostante tutto quel tempo.
L’amava ancora, come lei amava lui…niente era cambiato.
Smise di pensare.
Non era il corridoio, non era il suo ufficio, nessun cicaleccio intorno.
Erano solo un uomo e una donna, e si amavano.
Fu tra le sue braccia, in un istante.
Spike la accolse affamato e pronto, sommergendola.
Quanto aveva desiderato quel momento!
Quante volte aveva sperato che lei tornasse da lui e gli dicesse che lo amava!
Un bacio per tutti i baci che avevano perduto, per le ansie che avevano vissuto
sapendosi lontani, separati, muti.
Willow si staccò dal bacio per respirare, mentre lui non smetteva di
guardarla negli occhi, di accarezzarle i capelli, le guance, le labbra.
<< Da quando ti ho conosciuta, non sono mai stato con nessun’altra,
Wil>>,
la frase risuonò dentro la bocca di lei.
La ragazza lo guardò shockata, mentre una felicità incredibile
le invadeva il cuore e l’animo:
<< Io…io ho visto Drusilla che usciva dalla tua camera da letto,
quando eravamo a Long Island.
Stavo per venire da te quando ho visto la sua ombra nel corridoio e…>>
<< Quella sera è venuta in camera mia>>
- continuò lui -
<< Mi ha baciato, ed è te che ho visto.
C’eri tu nella mia testa, dentro di me.
L’ho cacciata fuori dalla mia stanza e dalla mia vita, Wil.
Da quando ti ho conosciuta, ci sei stata sempre e solo tu>>.
Gli occhi di Willow si riempirono di lacrime per la gioia immensa.
Il peso che aveva ammorbato il suo cuore per tutti quei mesi finalmente era
caduto, facendola sentire leggera e incredibilmente in pace:
<< Io ho creduto di…oh Spike, mi dispiace!
Mi dispiace per quello che ho detto e fatto, ma pensavo che tu non mi amassi…e
quando poi sei venuto a casa mia, prima che partissi, ero così accecata
dalla gelosia che non riuscivo a ragionare a mente lucida.
L’unica cosa che volevo fare era fuggire da te e da quello che sentivo…perché
anche io ti amo, Spike, ti ho sempre amato…sempre!>>.
L’uomo spalancò gli occhi in un’espressione di meraviglia…gli
aveva appena detto che lo amava!
Com’erano dolci quelle parole, se pronunciate dalle labbra di lei…dalla
voce della donna che amava e che desiderava, e che lo faceva sentire vivo e
completo.
Aprì la porta nera alla sua destra, e attirò Willow dentro la
stanza, tra le sue braccia:
<< Questo tavolo è resistente secondo te?>>,
chiese maliziosamente, mentre le sue mani la toccavano e la spogliavano, bramose
e avide.
<< Tu sei completamente pazzo…>>,
rispose lei, guardandolo con uno sguardo da gatta.
<< Si…e tu sei la musa della mia pazzia…ti amo>>.
Capitolo 26
Angel aveva chiesto, e ottenuto, di non lavorare più ad alcun caso con
l’avvocato McDonald.
Non lo aveva fatto licenziare, pur avendone sia il potere che il diritto, ma
si era sincerato che mai più avesse la possibilità di trovarselo
vicino.
Non soltanto il vederlo continuamente gli avrebbe fatto andare il sangue alla
testa, impedendogli di gettarsi quella storia alle spalle, ma era anche sicuro
che niente gli avrebbe impedito, se solo Lindsay avesse fatto il nome di Buffy,
di spaccargli la faccia in mille pezzi.
L’uomo, per contro, si teneva alla larga dall’ufficio del giovane
Malahide, e aveva accettato di buon grado le direttive superiori.
Buffy gli aveva raccontato, con molto imbarazzo e senza una spiegazione, della
bugia usata con Angel, e se da una parte Lindsay ne aveva enormemente goduto,
pregustando una sua prossima vittoria nel piano di avere la donna per sé,
dall’altra era perfettamente consapevole che Angel non avrebbe esitato
a mettergli le mani addosso se solo lo avesse incontrato.
Spike e Willow vivevano il loro momento di felicità appieno.
Dopo tanta incertezza, si erano finalmente ritrovati, e non avevano nessuna
intenzione di perdersi, per nulla al mondo.
Era stato per questo che il procuratore biondo aveva parlato alla sua donna
con sincerità, spiegandole che sarebbe stato meglio, per la loro storia,
tenere fuori dai loro discorsi Buffy ed Angel.
Entrambi erano, infatti, legatissimi ai rispettivi amici, e decisamente di parte
per poter affrontare l’argomento senza finire col litigare a loro volta.
Del resto, Willow non poteva essere sincera con lui per quanto riguardava il
comportamento di Buffy, perché questo avrebbe significato, chiaramente,
che Spike sarebbe corso dal suo amico a raccontargli tutto, senza perdere un
solo attimo di tempo.
Si era ritrovata a un bivio, e non avrebbe mai potuto scegliere tra la fedeltà
che doveva al suo uomo e quella che doveva alla sua migliore amica.
Era quindi con gioia che aveva accolto la proposta del compagno: non avrebbe
dovuto mentirgli, e questo la faceva sentire notevolmente meglio con la sua
coscienza.
Spike aveva capito benissimo che la giovane Summers continuava ad amare Angel,
anche più di prima se era possibile, ma si era reso conto che non poteva
obbligarla a dirgli la verità, né tanto meno voleva mettere Willow
nell’imbarazzo di farlo.
E poi, Angel ormai si era sposato, aveva fatto la sua scelta; il suo tentativo
di farli tornare assieme non aveva avuto il risultato sperato, non c’era
nient’altro che potesse fare, a quel punto, se non rispettare le loro
decisioni.
La presenza di Lindsay a casa di Buffy e vicino a lei, però, lo innervosiva
notevolmente, a questo non era riuscito a porre rimedio.
Quell’uomo lo infastidiva a pelle, non gli era mai piaciuto, meno che
mai dopo tutto quello che era successo.
Per questa ragione evitava accuratamente le cene e le serate in cui anche lui
era presente, declinando gli inviti con educazione.
Buffy aveva capito perfettamente lo stato d’animo del ragazzo, non poteva
certo biasimarlo.
Credeva che avesse tradito il suo migliore amico con Lindsay, era già
incredibile che le rivolgesse la parola!
Quando aveva dovuto spiegare all’avvocato McDonald che aveva mentito al
suo ex sul loro tipo di legame, aveva provato una profonda vergogna.
Non aveva potuto motivare la cosa, ovviamente, ma Lindsay l’aveva tolta
subito dall’imbarazzo, dicendole che la capiva perfettamente, e la cosa
l’aveva parecchio stupita.
Non si era però posta delle domande, anzi, aveva sospirato di sollievo
a quella insperata conclusione della faccenda.
Da quando la sorella era andata via di casa, era diventata ancora più
apatica e triste.
Anche se i suoi compiti quotidiani erano notevolmente diminuiti - non c’era
più un’adolescente per casa che metteva tutto sotto sopra –
sentiva crescere la stanchezza ogni giorno di più, e questo la portava
a passare la maggior parte delle serate chiusa nella sua stanza, a letto.
Il signor Giles leggeva in lei il senso di solitudine e sconforto che la pervadeva,
ma aveva evitato di fare domande perché sapeva che la ragazza non era
pronta a dare delle risposte.
Tuttavia, una nuovissima e disarmante sensazione si impadronì di lei
nell’ultimo periodo.
I suoi personali pensieri l’avevano piano piano portata a capire la verità
dolcemente, e la consapevolezza che quello che aveva pensato, e sperato, fosse
vero, l’aveva raggiunta una mattina d’autunno, dentro lo studio
del ginecologo Finnes:
<< Aveva ragione, signorina Summers: aspetta un bambino.
Nascerà con l’arrivo dell’estate, congratulazioni>>.
La gioia che quelle parole le avevano donato la travolse completamente, inebriandola.
Avrebbe avuto un bambino…un figlio…da Angel!!!
Era rimasta seduta sulla poltrona, guardando il medico con un immenso sorriso,
mentre le lacrime inondavano il suo volto, senza riuscire a fermarsi.
Non c’era niente di più bello al mondo, niente di più vero
che il suo amore per Angel, e quel bimbo ne era la prova!
Un piccolo cucciolo, l’essenza stessa del loro legame profondo e unico,
sarebbe nato e avrebbe riempito la sua vita, rendendola degna di essere vissuta.
Avevano tanto voluto un figlio, lo avevano desiderato con tutto il cuore, ma
il destino si era messo in mezzo, separando le loro vite e allontanando i due
amanti, senza pietà.
Buffy aveva dovuto, dolorosamente, scegliere di rompere il suo legame con Angel,
perché tutto ciò che avevano intorno era più forte di loro,
e li avrebbe consumati.
Lo aveva deluso, ferito, annientato, e aveva ucciso anche la parte più
bella di sé, guardandolo all’altare di una chiesa, accanto a un’altra
donna, mentre pronunciava il suo ‘si’.
Aveva sentito la vita lasciarla lentamente, inesorabilmente, mentre qualcosa
dentro di lei si spezzava, per sempre.
Non c’era più niente che avrebbe potuto darle pace e serenità…nessun
luogo lenire la sua sofferenza…nessun uomo la sua solitudine e il suo
lutto.
Eppure, quando ormai si era abbandonata a se stessa, sconfitta, quell’amore
consumato sul pavimento, con fame e bisogno, sentimento e passione, calore e
totalità, le aveva portato un tale regalo, inaspettato e graditissimo…un
miracolo.
<< Oh mio Dio…è meraviglioso!!!!>>
- Willow l’aveva abbracciata stretta, esultando di felicità.
Il viso radioso e sereno di Buffy che le annunciava il lietissimo evento l’aveva
trascinata in una dimensione nuova e mai conosciuta prima.
Un bambino sarebbe presto arrivato nelle loro vite, la sua cara Buffy sarebbe
stata una mamma affettuosa, e lei la zia più premurosa che la storia
ricordasse!
Si vedeva già tutta indaffarata a fargli il bagnetto, a comprare, per
lui o per lei, vestitini e giocattoli per negozi, a coccolarlo e sommergerlo
di baci, per non parlare di tutte le cose che avrebbe potuto insegnargli!
Suo nipote avrebbe avuto tutto, proprio tutto, e lei sarebbe stata lì
in prima linea, pensò orgogliosa -
<< Devi dirlo ad Angel, ora…subito!!!>>
- proseguì con enfasi, totalmente coinvolta -
<< Il vostro amore è più forte di tutto, di Darla…di
suo padre…del destino!
Siete nati per stare insieme, Buffy, per amarvi, ed ora un figlio vi unisce
come mai niente e nessuno potrà dividervi.
Angel impazzirà di gioia, di felicità…lascerà immediatamente
quella donna, che non ha mai amato, e tornerà da te, dove è sempre
voluto stare>>.
<< Non posso farlo>>
- rispose la ragazza bionda, mentre il suo sguardo si oscurava rapidamente -
<< Non posso stravolgere la sua vita in questo modo, Wil.
So che lascerebbe Darla per me, ma come pensi che reagirebbe il padre a un tale
scandalo?
A un figlio fuori dal matrimonio?
Sarebbe una vergogna per lui…per lui che mi considera una poco di buono,
e una cosa del genere non farebbe altro che avvalorare l’idea che ha di
me.
Ho già rinunciato ad Angel proprio per non distruggere il suo legame
col padre, non posso fargli questo ora>>.
<< Al diavolo suo padre, Buffy!!!!
Che significa che non puoi fargli questo ora?
Credi forse che non dire la verità all’uomo che ami sia una cosa
possibile a questo punto?
Te lo dico io Buffy, non lo è!
Hai rinunciato a lui in passato, è stato un gesto nobile e pieno d’amore,
e so quanto ti sia costato.
Ho appoggiato la tua scelta perché sapevo che non potevi fare altrimenti,
era inevitabile, ma adesso le cose sono cambiate…sono cambiate completamente!
C’è un bambino, ora, e quello che vuole il vecchio Malahide non
ha più alcuna importanza.
Ha già gestito a sufficienza la vita del figlio, gliel’ha rovinata
abbastanza, ma un bambino è più importante di qualsiasi cosa,
è al di sopra di tutto!
Ciò che conta davvero, adesso, è che questo bambino è figlio
di Angel, è tanto tuo quanto suo, e lui ha il sacrosanto diritto di sapere
la verità, non puoi tenergli nascosta una cosa del genere!>>,
si era infervorata così tanto che stava tremando.
Non voleva gridare addosso a Buffy, ma le sembrava così assurdo che l’amica
continuasse ad anteporre il bene degli altri al suo e quello di suo figlio!
La donna aveva la voce bassissima, la si udiva appena:
<< Non posso farlo Willow, sento che non riuscirei a sopportare un peso
del genere>>.
Willow sbottò, sbattendo sul tavolo il libro che teneva in mano:
<< Sei irragionevole Buffy, sei semplicemente irragionevole!
Non puoi sopportare un peso del genere mentre puoi sopportare di tenere nascosto
ad Angel di essere il padre di tuo figlio?>>.
Buffy si sedette sulla sedia, gli occhi bassi e le mani che accarezzavano il
grembo, come a volerlo proteggere da quelle urla:
<< Angel ha una sua vita adesso.
Avrà presto dei figli con Darla, è lei la sua famiglia, è
lì che deve stare…>>.
<< Tutto questo è inconcepibile!
Angel deve stare dove vuole, scegliendo liberamente!!!
E sappiamo benissimo entrambe che lui ha già scelto te in passato…
Buffy, io non condivido per niente la tua decisione, non posso essere d’accordo,
assolutamente, e…>>
<< Spero solo che non mi abbandoni…non saprei proprio come fare
senza di te>>,
la guardò con uno sguardo di puro terrore.
In cuor suo sapeva che in fondo Willow stava solo dicendo delle cose giuste.
Doveva dire tutto ad Angel, provocando una rottura definitiva nel suo rapporto
col padre, oppure doveva tacere e tenersi dentro una verità così
grande, che col tempo l’avrebbe logorata e distrutta?
In entrambi i casi avrebbe comunque privato un padre del figlio e un figlio
del padre, solo che mentre, nel primo, padre e figlio avevano vissuto la loro
vita insieme per anni, e sapevano l’uno dell’esistenza dell’altro,
nel secondo Angel non sapeva di essere padre, e quindi poteva andare avanti
tranquillamente con la sua vita, perché lei sola avrebbe portato quel
peso.
Aveva scelto ciò che pensava fosse meno doloroso per tutti, tranne che
per se stessa, sperando che il bambino che non era ancora nato trovasse, in
tutti loro, amore sufficiente da non doverle mai puntare contro il dito per
avergli tolto la possibilità di avere l’amore più grande
e più vero, quello di un padre…di Angel.
Willow si calmò immediatamente d’avanti a quegli occhi smarriti
e pieni di paura.
Era stata sincera con lei, come aveva sempre fatto e come avrebbe continuato
a fare, dicendole quello che pensava.
Non condivideva la sua scelta, era giusto che lo sapesse, ma era pur sempre
sua amica, e non l’avrebbe mai tradita.
Sarebbe stata con lei e l’avrebbe appoggiata, ancora una volta, perché
Buffy aveva bisogno di qualcuno che le volesse un bene immenso, e che l’aiutasse
ad affrontare un silenzio così grande:
<< Lo sai che non lo farei mai…io sono con te>>.
Capitolo 27
<<Come farai con Angel?>>,
- le chiese preoccupata -
<< Voglio dire, Angel prima o poi scoprirà che sei incinta.
Spike volerà da lui immediatamente per informarlo, senza contare che
entrambi sanno che tu sei stata a letto con Angel giusto nel periodo in cui
il bambino è stato concepito.
Hai pensato a questo?>>.
Buffy si era avvicinata alla finestra e aveva spostato le tende con la mano.
Fuori gli alberi, ormai spogli, sbattevano al vento e le foglie secche e ingiallite
si alzavano dalla strada disegnando piccoli mulinelli.
Il tempo era rapidamente cambiato, come la sua vita.
Abbassò il capo annuendo, aveva già pensato a tutto.
Sapeva benissimo che Spike avrebbe detto tutto ad Angel non appena avesse saputo
della gravidanza.
Pensare di confessargli la verità non era nemmeno lontanamente possibile
perché era chiaro che non c’era alcuna speranza che la accettasse.
Nessuna motivazione, per quanto valida, avrebbe potuto essere capita dal giovane
procuratore; si trattava del suo migliore amico e di suo figlio, non avrebbe
mai taciuto:
<< Si, tantissime volte>>
- sospirò profondamente, non aveva chiuso occhio a questo pensiero -
<< Io sarò chiara nel dire che il bambino non è di Angel
e dicendo questo, siccome tutti e due credono che abbia una relazione con Lindsay,
saranno portati a pensare che sia suo.
Lo so…è terribile>>
- Willow la stava guardando con uno sguardo pieno di tristezza e Buffy si sentì
quasi sommergere dalla colpa -
<< Non ho scelta, Wil…non ho scelta>>
- la voce si incrinò, ma la donna ricacciò indietro le lacrime
-
<< Ho deciso che sarò io a parlare con Spike, personalmente.
Non voglio, nella maniera più assoluta, che tu venga coinvolta.
Non devi mentire al tuo ragazzo per colpa mia.
E’ già vergognoso il fatto che debba farlo io, ma di sicuro non
posso e non voglio essere la causa di problemi tra voi>>.
Sapeva che Spike e Willow avevano deciso di non parlare più della relazione
tra i loro amici, né di intromettersi in alcun modo.
Doveva essere lei a dire una così grande menzogna al procuratore, non
poteva permettere che lo facesse Wil.
Se la cosa fosse saltata fuori Spike non avrebbe mai perdonato Willow per avergli
mentito; in questo modo, invece, Buffy si assumeva personalmente la responsabilità
di una tale azione, che lei sapeva bene essere qualcosa di profondamente ignobile.
Anche la sua famiglia e Xander erano stati messi al corrente
di ogni cosa.
Fino a quando non c’era stato il bambino aveva nascosto la verità
a tutti per non angosciarli, ma adesso non era più possibile.
Rupert, Dawn e Xan erano persone delle quali si fidava ciecamente, che l’amavano
tantissimo e che l’avrebbero appoggiata, qualsiasi decisione avesse preso.
E infatti era stato così.
Avevano reagito con grandissimo dolore alla verità, ma erano finalmente
riusciti a spiegare a se stessi quello che non avevano mai capito, e cioè
che Buffy amava troppo Angel per averlo lasciato così, all’improvviso,
senza una vera motivazione.
Adesso tutto appariva chiaro…le lacrime di Buffy, la sua angoscia!
La tristezza, tuttavia, aveva lasciato subito posto a un’immensa e avviluppante
gioia alla notizia dell’arrivo di un piccolo e già amatissimo Summers.
Il signor Giles si era sfilato le lenti dal viso per pulirle, nel suo solito
gesto metodico, e aveva frettolosamente asciugato due lacrime sfuggite agli
occhi, silenziose.
La sua bocca si era mossa in un sorriso pieno di serenità e orgoglio:
la sua cara, piccola Buffy gli avrebbe presto dato un nipotino.
Perché era di questo che si trattava.
Buffy era la meravigliosa figlia che il destino aveva messo sulla sua strada,
non importava che non avesse una sola goccia del suo sangue!
Nei momenti più belli e in quelli poco felici c’era sempre stato
lui nella sua vita, nelle loro vite.
Aveva loro rimboccato le coperte quando stavano male, le aveva ascoltate quando
avevano bisogno di qualcuno che le capisse e le aveva guidate quando avevano
chiesto un consiglio.
Era stato un padre, e loro erano le sue bambine.
Si erano scelti, senza nessun vincolo o legame, e forse per questo l’amore
era ancora più grande.
Erano una famiglia, una famiglia vera.
Dawn, al telefono, si era messa a saltare urlando per la felicità e aveva
cominciato a fare il conto alla rovescia per le vacanze di Natale, quando sarebbe
tornata a casa.
Aveva letto da qualche parte che il nascituro percepisce i suoni anche quando
è ancora nel ventre materno e lei non vedeva l’ora di correre dalla
sorella per poterlo sperimentare personalmente.
Il suo nipotino doveva assolutamente sapere che la zia Dawn moriva dalla voglia
di averlo con sé al più presto.
Xander guardava il video dell’ecografia e non poteva crederci!
L’embrione aveva solo nove settimane eppure si distinguevano chiaramente
il visino piccolo e gli occhietti tondi, e si erano formate anche le dita!
Era uno spettacolo della natura poter osservare quel piccolo essere nella tenera
posizione fetale e poter ascoltare il battito del suo cuore!
Quando Lindsay aveva saputo che Buffy era incinta era rimasto
shockato dalla notizia.
La sua fronte si era imperlata di sudore freddo perché anche se la ragazza
non gli aveva detto nulla su chi fosse il padre del bambino, lui lo sapeva benissimo,
come sapeva altrettanto bene che Angel non avrebbe esitato un solo istante a
lasciare Darla per tornare dall’unica donna che aveva sempre amato e che
adesso lo avrebbe reso padre.
Dopo i primi attimi di sbigottimento, però, si era rapidamente affacciata
nella sua mente una risoluzione che avrebbe potuto volgere a suo vantaggio un
evento del genere.
Buffy non avrebbe distrutto il matrimonio dell’avvocato Malahide, non
dopo tutto quello che Darla le aveva sbattuto in faccia.
A questo punto si ritrovava da sola con un figlio, senza alcuna possibilità
di poter cambiare le cose:
<< Se tu me lo permetterai, sarò io il padre del tuo bambino>>,
aveva parlato con voce appassionata, confessandole i suoi sentimenti d’amore.
La voleva e sarebbe rimasto al suo fianco.
Se solo lei avesse voluto, l’avrebbe sposata e avrebbero formato una famiglia
felice.
Lui avrebbe amato quel bimbo come se fosse stato suo.
La donna rifiutò immediatamente, scottata.
Stava già privando suo figlio della presenza di un uomo meraviglioso
come Angel, e solo Dio sapeva quanto le costasse quella scelta, ma non poteva,
nella maniera più assoluta, fargli credere che suo padre fosse un altro
uomo.
Nemmeno se si trattava dell’uomo migliore di questo mondo.
Certo, il piccolo crescendo avrebbe chiesto del suo papà, avrebbe voluto
sapere…e lei sarebbe stata pronta a raccontargli di quanto fosse speciale,
e amorevole, e forte.
Gli avrebbe detto che egli l’aveva amata come nessuno mai aveva fatto
prima di allora, che l’aveva fatta sentire unica e capita, sicura e protetta…che
avevano voluto fortemente un figlio e che lui era nato per questo, perché
rappresentava l’espressione più bella e più vera del sentimento
che li aveva uniti.
“Lui non c’è più, ma è sempre con te perché
è dentro al tuo cuore…è nei tuoi occhi, nel tuo sorriso,
in ogni tua fibra.
Lui ti ha dato la vita”.
L’avvocato McDonald incassò il colpo, apparentemente di buon grado.
Non voleva sposarlo e non voleva che facesse da padre al suo bambino, ma in
fondo aveva bisogno di lui per mentire a Spike e ad Angel, il suo aiuto e quella
bugia ai due uomini erano assolutamente necessari:
<< D’accordo Buffy, come vuoi.
Non voglio forzarti a fare una scelta per la quale non ti senti pronta, ma so
anche che per il momento dire che il bambino è mio, almeno con alcune
persone, è l’unica cosa che ti sia rimasta da fare>>.
Era così, e lei ne era consapevole.
Angel viveva in una grande villa nel quartiere più chic della città.
Apparteneva alla famiglia di Darla ed era esageratamente ricca e sfarzosa, totalmente
distante dai gusti dell’uomo.
Non gli piaceva, non lo faceva sentire a suo agio, e per questo motivo aveva
lasciato tutte le sue cose nel suo loft, nel centro di Manhattan.
Spesso andava lì a rifugiarsi, immergendosi dentro a ricordi che non
sarebbero mai stati veramente lontani dalla sua testa e dal suo cuore.
Ogni cosa gli riportava alla mente lei, tutto ciò che avevano fatto,
quello che avevano condiviso…
Si era però imposto di smettere di amarla.
Ormai le loro strade si erano definitivamente divise, lei non era più
la donna di cui si era innamorato perdutamente, lo aveva lasciato per un altro
nella maniera più abietta, tradendolo.
Viveva per il lavoro e per nient’altro.
Darla cercava di essere una moglie attenta, presente, ma Angel non riusciva
a provare nulla per lei che non fosse un tiepido affetto.
Col passare dei mesi se ne era allontanato sempre di più, evitando anche
i contatti intimi.
Il sesso non poteva bastargli, non dopo aver fatto l’amore.
Quel pomeriggio aveva appuntamento con Spike proprio nel suo loft.
L’amico l’aveva chiamato dicendogli che doveva parlargli immediatamente.
Non aveva voluto incontrarlo in ufficio e questa cosa aveva stranito un po’
Angel:
<< Hei amico, che faccia ti sei messo oggi?>>,
esclamò meravigliato non appena aprì la porta e si trovò
davanti Spike.
Aveva avvertito che c’era qualcosa che non andava.
Il procuratore entrò nell’appartamento, scuro in volto, e dopo
aver preso una birra dal frigobar, invitò Angel a sedersi:
<< C’è una cosa che devi sapere, e devi saperla da me.
Riguarda Buffy>>.
Angel si irrigidì immediatamente.
Avrebbe voluto rispondere che nulla che la riguardava aveva più alcuna
importanza per lui, ma non poteva mentire a Spike, né tanto meno a se
stesso:
<< Cosa è successo?
Le è accaduto qualcosa?
Sta male?>>.
<< Aspetta un bambino>>,
non c’era altro modo per dirlo.
Non sarebbe servito a nulla girare attorno alle parole.
La frazione di secondo che passò da quando Spike aveva parlato a quando
Angel percepì la frase sembrò interminabile a entrambi.
L’enorme stanza prese a muoversi vorticosamente attorno al giovane Malahide:
<< E’… è mio?>>,
era stata la prima cosa a cui aveva pensato.
Le parole erano venute fuori naturali, mentre il cuore gli martellava nel petto.
Una fortissima sensazione di gioia pura lo aveva invaso completamente nel momento
stesso in cui aveva compreso il senso di quella frase, l’importanza del
suo significato.
L’emozione era uscita fuori trasformandosi in un soffio di voce leggera,
morbida.
Avere un bambino da lei era la cosa che aveva desiderato di più al mondo,
e lo voleva ancora!
<< No, e puoi credermi quando ti dico che è stata la prima cosa
che le ho chiesto.
Mi ha detto che il range all’interno del quale cade il concepimento del
bimbo è abbastanza distante dal giorno in cui…si insomma…dalla
sera in cui faceste l’amore.
Il medico ne ha l’assoluta certezza>>,
Spike aveva parlato in fretta, provando una profonda angoscia nel vedere l’amico
tramutare espressione.
Questi non aveva ascoltato nulla.
Quel “no” lo aveva chiuso da tutto il resto.
Così il bambino che Buffy attendeva non era suo.
Non era frutto del loro amore, di tutto ciò che lui aveva sentito per
quella donna.
Non avrebbe provato la gioia di stringerlo a sé e di amarlo con tutto
se stesso, non era sangue del suo sangue.
I suoi sogni potevano dirsi definitivamente distrutti, e per sempre.
Lei avrebbe avuto un bambino da un altro uomo e questa cosa avrebbe legato profondamente
i due, a doppio taglio.
Buffy se n’era andata via davvero:
<< Sposerà Lindsay?>>,
era chiaro che il bambino fosse suo.
Si avvicinò al camino poggiando le mani sul bordo di marmo, stancamente.
<< No…>>,
ma Spike non poté aggiungere altro.
<< Lui non vuole prendersi le sue responsabilità?
La sta abbandonando?>>,
era scattato immediatamente, gli occhi di fuoco.
Quell’uomo non voleva stare con Buffy?
Si rifiutava di sposarla quando lui avrebbe dato la sua vita per poter stare
al suo fianco?
Nonostante tutto ciò che era successo e tutto il veleno che era stato
versato il suo bisogno di proteggerla era vivido dentro di lui, non era cambiato
nulla.
<< E’ lei che non vuole sposarsi, Angel.
Dice che non si sente pronta a un passo del genere, che vuole aspettare.
Non vuole nemmeno che lui riconosca legalmente il bambino.
Io non li ho visti molto assieme, sai che non sopporto quell’uomo e che
evito di andare a casa di Buffy quando c’è lui, ma in tutta onestà
quelle rarissime volte che mi è capitato di incontrarli non ho mai percepito
amore tra loro…o almeno in lei.
E’ sempre stata cortese e gentile, ma di una gentilezza fredda, distante.
Non era così con te.
Perdonami se ti ricordo queste cose, ma se guardo indietro al passato e alla
vostra storia, Lindsay e lo stesso Riley, che stava con lei da parecchi anni,
scompaiono irrimediabilmente>>.
Questo però non le aveva impedito di lasciarlo e non cambiava il fatto
che avrebbe dato un figlio a Lindsay McDonald.
La sua vita era diventata fredda…come quel marmo che stava toccando.