Indice delle poesie




Solo per me, Vorrei sapessi, Sabato sera, Come di un bacio, Dove sei?, viale Liegi, La prigione, (Avviluppato...),

Estasi, Piccole ore, Omissis, Eternità, Fine, Risveglio, (la terra...), Veglia, Notte, Il segreto, Tatuaggio, (Giustizie...),

Anna, Lode, (Tutto si...), Risveglio a Lourdes, Fumo, (Cosa accade...), Novembre 97,

Ematologia Pediatrica, (Da ubriaco...), La fuga, (Forse c'è...), (Rialzo...), Polvere, Il gradino, (Gli occhi...), Silvia e il soldato




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Solo per me

Me ne sto qui,

a lavorare,

mentre mi aspettavo che questa storia portasse un pò di calma,

che rimanere ad aspettare avesse

il piacere della tranquillità, della certezza.

Per il cumulo di piccole precauzioni già avute

si creasse un mondo ovattato,

una placenta dorata dentro cui muoversi.


E invece no,

mi ritrovo stordito

a dover far correre più veloce la mente per qualche soldo in più e

al posto dell'umana e borghese soddisfazione,

di quel piccolo onore sociale che mai ho avuto il piacere di provare,

guardo impaziente la mia borsa,

in basso a destra,

dove ho messo delle fotografie appena ritirate.


Continuo ad inciampare su lancette, ipotesi di traffico,

inconvenienti vari

mentre sono costretto a sorridere,

ad ammettere la sconfitta,

più di tutto

che ormai sarebbe già tardi per altre soluzioni,

per una strategia prudente e ponderata,

per quel briciolo di abitudinario tepore fatto di fumo, odori acri, gentilezze fragili,

per una camera deserta e poco illuminata.


Ho voglia di vederti arrivare

con la testa bassa,

rimanere seria e sorridere

solo all'ultimo istante,

allora aprire le braccia e le labbra

solo per me.



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Vorrei sapessi

Mi piacerebbe esserci mentre ti asciughi le guance,

mentre abbassi la testa

ed io sono lì,

in piedi,

ma non serve più


Per una volta nella vita assistere

a qualcosa di inutile,

qualcosa che dovrebbe essere crudele

per il piacere di esserlo


Vorrei costringerti ad accorgerti di me

e vorrei sapessi che sono vivo e malgrado tutto,

che sarebbe bastato essere più umani

oppure nascondersi meglio



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Sabato sera

in fondo

non è importante,

va bene così,

mi bastava fare più tardi

rimanere seduto

e prima di dormire

accorgermi d'aver dimenticato,

con la scusa di bere ancora

avere altro tempo per salutarti però...

... tu stringili sempre così

gli occhi quando vado via

che io

magari ad averli tutta una notte

da tenerli chiusi.



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Come di un bacio

questa sera berrò e

non perché avrò freddo o

per qualcosa che

mi fa paura ma

berrò piano

da rimanerci ore e

senza parlare,

in silenzio

berrò per sentire

la bocca umida e

la gola,

infine

sarà

per avere

qualcosa da raccontare

tra me e

le mie labbra,

come di un bacio

meno denso



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Dove sei?

...Vieni qui, vienimi a stringere,

non dire niente

tanto è solo chimica,

l'hai detto tu, no!?

Ero un bicchiere

in bilico e

ora sto cadendo

su un marmo durissimo.

Dove sei?

Vieni qui prima che sia

ancora una volta altro

vieni qui...



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viale Liegi



Sembrava inverno,

c'erano i platani e dietro

un paio di scarpe rosse.

Allora sono sceso

per cercarle

con la testa alta e il fiato rotto

sono sceso a cercarle

ma era tardi

già troppo

e non c'erano più.

Vorrei che il vento fosse

più forte stasera perché

non mi si chiudono bene

gli occhi con questa pioggia

così il sale

mi bagna le labbra

tanto che mi sembra un addio



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La prigione

Il vento scalfisce gli zigomi

nudi finalmente

non c'è pena qui, né nettare,

non c'è eremo in cui lenirsi.

Da lontano sento il mio

rantolo, un lamento onesto

e il sudario della notte

nascondermi il

capo abbandonato alle orme.

Scende piano piano

la pioggia in inverno.



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******

Avviluppato virgulto di

Flutti notturni, suoni

dilatati all'imminente

Il bigio chiarore del

crepuscolo invernale disegna,

nell'altezza pastello,

un sogno, un passo

odoroso di nebbia.



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Estasi

Accostandosi

le ciglia

lentamente, quasi

senza voce

mi chiudono nelle mani

esangui una perla.

Non trovo più

dolore, nient'altro

vedo che sommità celesti.



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Piccole ore

La sera è corsa via

nella grande casa del dolore.

Sussurra straniero

il domani nuovo.

Come un soldato

ai piedi della morte

implodo essenziale.



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Omissis

Nullità,

vuoto,

tonalità ridondanti

(le ciglia s'animano

invano,

non ci sono lacrime o

bagagli su cui assopirsi).

Di nuovo sogno la vecchia città

invernale e le schiume,

gli strascichi di vento,

la neve ed il fuoco

acido.

Tutto questo colore chiaro mi

disturba e ancora di più

i volti appesantiti

dalle esalazioni della luce.

Non ho voglia d'amarvi,

siete come me stanchi,

fate che io non esista

e riconoscetemi solo in ottobre

quando di tutto

rimarranno foglie aride e

tornerò di nuovo vecchio.



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Eternità

La mano aperta

chiusa poco dopo

gli occhi passano,

si muovono come foglie

ed il vento che già li porta via.



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Fine

Taci

ti prego,

resta così immutabile

Appena polvere di questi

oggi rimane

Presto scomparirò e tu

resterai soltanto

fuoco.



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Risveglio

L'attimo che scorre

mi ruba il respiro e

giaccio assopito alla

frontiera del sagrato.

Qui

nell'intimità più

cheta raccolgo i miei

frammenti come imparammo

il giorno inviolato sotto

la luce acre della lucerna.



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******

La terra più secca

l'odore dell'erba arsa

all'imbrunire quando l'ombra

lunga e rossa

sembra una via spezzata.

Il cotone sulla pelle è

una sfumatura pastello e

le stelle copiose

d'agosto risuonano come

monete sotto le suole.



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Veglia

Piegate, dunque,

tutta la farsa dell'ansia

nervi e spasmi

non v'addormentate

prima che sia domani

perché il grigio elegante

non prelude a morte.

C'è un uomo a suonare

questa sera

ed io devo pregare

insieme a lui.



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Notte

La pace minima nell'incontro

della luce mi terge

la musica sillaba l'inizio

di un anelito.

Qui tutto è nobile, sobrio

la finitura è lo squarcio

della volta.

L'eco prigioniera dell'orizzonte

mi costringe nei vetri

e ora non passa finché

tutto sia quiete,

assoluto tepore, prova

distinta d'un ballo immortale.



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Il segreto

Il corpo confuso

nei rami della calma

e intorno rumori stentati.

C'è una bambina in fondo,

accanto al caminetto acceso,

è seduta su una strana sedia,

e non parla, non piange ma

muove la testa in cerca di suoni

Vorrei consigliavi di uscire,

averne il coraggio, invece

non so fare altro che pregarvi di

guardarla, guardare

quegli occhi sulle labbra

immobili mentre

tagliano il respiro,

una volta ancora

ne fanno briciole.



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Tatuaggio

...presagi di carezze

nell'ombra dell'anonimato

costringono il tatto

in doloranti barlumi

di luci ormai lontane

Sparuti tratti d'inchiostro

sperdono sul tappeto

coprente le spalle nitide

mentre

la folla intorno

scolora.



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******

Giustizie lancinanti,

torbide acque di marzo

caoticamente raccolte

nell'estenuante lavoro

d'espiazione

Resto così,

meticolosamente assorto

nel fruscio degli scacchi,

perfezione lontana.



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Anna

Tutto era morto

intorno a me silenzio

profondo che silenzioso

corrode l'anima

Quel nome tra

la folla rimbombava

come un eco lontana

di secoli

Poi il mio angelo

ed io davanti a lei

il suo nome immenso

ed io piccolo

Mentre sorrideva mi

lasciava la vita e via

da questo tempo fatto di ore

fatto di anni

Lei non aveva niente

da bruciare mentre

Il freddo mangiava

il corpo

Poi d'improvviso parlava di prosciutto

Poi d'improvviso saltava da quella sedia

al cielo lasciandomi solo

tra Dio ed il mio io nuovo di zecca

nuovo da piangere.



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Lode

Le foglie calde

nel mio deserto compito.

I monti sul viso lucidi,

sorgenti di fierezza,

forti tinte, sipari vissuti.

Le lunghe strade di campagna

stilarono i voli

nebbiosi della luce.

Conosco la statura ed

immagino il frale gonfio

sul frutto sano.



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******

Tutto si consuma e

muoio anch'io sotto

i passi d'una scarpa con la suola pulita,

una scarpa nuova senza padrone,

con i lacci sciolti e

la punta bagnata di pioggia.



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Risveglio a Lourdes

E' ancora notte e

chissà perché penso di

trovare il buio

invece ecco i fanali con

quattro finestre, la

salitella, il ponte, il

fiume e le imposte

sopra i negozi socchiuse.

La bocca arsa dalla notte

lascia talora un

pistillo dietro i passi.

Tremano le spalle nel

freddo d'aprile e la

mano si stende mentre

fermo sull'Esplanade

respiro la sacra quiete

prima del servizio.



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Fusione

Nascosti di seni brevi trasalire

nell'intriso di fioche lampare

riverbero

Essenze di quiete, raccolte

nella mestizia nobile,

incrinano il gesto d'angoscia

in rituali biancovestiti,

figurano come nebbie nell'alba

il fervido colore di maggio

Estate di campagna

chiassosa quasi mistica,

indefinitamente attendere

l'anima dell'erba affievolirsi

L'ingombrante statura di follia

m'anela all'evento

mi rende ebbro



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Fumo

fumo; dipartita e nascita,

versi torbidi chiamati a due voci,

vaghi giochi costretti all'infanzia.

il sangue solo coincidenza

fortuita e bizzarra.

l'amore schiude prima che sia vita e

già il cielo accorre a domandare scienza.

la stanchezza sconfitta muore

nella luce minuta,

fiorente la parola incalza

l'assopirsi del fumo.



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******

Cosa accade, cosa? eh?

nudo in un gioco

apparentemente qualunque

tengo un corpo poco conosciuto e

m'assale una sensazione di terrore.

Ho appena lasciato cadere

qualcosa dalle mani

senza ricordarne il valore e

sono rimasto con un accappatoio bianco,

con le scarpe senza calzini.

Vorrei non avere il suo odore

attaccato al mio



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Novembre 97

Domani sarò sveglio presto

guarderò questo piccolo specchio,

specchio bianco ed ancora

abbastanza brillante da far oscillare la storia,

l'usanza del partecipare.

Domani farà più freddo senza sciarpa,

senza questa pace che vomito dalle labbra

ora che è notte,

ora che qualcuno parla di saluti

e mi passa accanto una vibrazione,

una sensazione d'amore

che non so descrivere.



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Ematologia pediatrica

Turbini di cranio

fessi, lancinanti

lampi nascosti tra le tende, le stanze

disegnate mi portano all'infanzia

malata, ancora viva

(limitrofi ritmi e profumi

opulenti, non c'è passato)

la fionda dell'esistenza

è un silenzio fatale.



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******

Da ubriaco,

come in questa sera d'estate,

anelo ad un soffio d'aria

il significato. Mi piace calpestare

la realtà come fosse di pietra

e lasciarla intonata,

intatta.

Ora e per troppo tempo

manco di carne ma non è

importante, forse

schioccando le dita

domattina potrò

far tornare l'inverno

e impastare gli occhi col miele.

Comunque dovrò barattare

questa vecchia maschera

con uno scialle di lana nera.



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La fuga

Rotolando tra le labbra

Il fremito soffuso d'una risacca disinvolta

risuona fino a tuonare

in questa tana accogliente.

Tutto assopito negli idiomi

della sarabanda resta

immoto. Anche il pendolo

è finalmente a piombo.

Malgrado talora affiorino

graffiti grommati di crepuscoli e

notti, crepe inarrivabili di brume, fiotti

di sorgente nulla sarà sfiorato,

nulla destato dal letargo meraviglioso, nessuna inflessione

troverà l'alba sperata.

Aspetteranno le mani

in questa brezza la tempesta

per fuggire sulla bocca

di quel che rimane

imperante pietà.



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******

Forse c'è un errore,

forse un protagonista più timido

rimane chiuso in casa sua.

Un uomo.

(Erano mie le mani su quella

pelle, miei i gesti e le dita

che s'intrecciavano fingendo,

recitando il bisogno.)

Forse qualcosa ha cambiato l'aspetto

sicuramente c'è un errore

ed il risultato profuma di dormire.



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******

Rialzo

lentamente,

come un suono

pulito dal silenzio,

il mio braccio,

il mio sguardo si pone

su una figura impallidita.

(Rituale proposto

nella stagione più docile,

compito banale all'apparenza

di me consunto.)

Più di tutto temo il tatto e

la gabbia di carne,

il reale in cui rinchiudermi



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Polvere

Sterpaglie,

gli ulivi, le torri,

il mistero animato

dall'indifferente guizzo di sangue.

Delle pupille solo la notte

profonda, insondabile, sconosciuta.

Le mani unico fusto di ciliegio

e nodi e resina respirano.

Terra senza nome

icona sacra d'eterno.

Il calice della pioggia

dipinge i corpi risonanti

di polvere.



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Il gradino

Il fumo passa piano,

tra le dita e poi fino agli occhi.

Sono seduto su

un gradino, ogni tanto

qualcuno scende e mi

guarda un momento, il

tempo di fare una piega

sul vestito e di romperla.

Io vincolo la mia

presenza a questo davanzale

di marmo, fingendo un

corpo naturale, senza fallacità

senza il delirio

dell'egoismo.



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******

Gli occhi fissi su di me

come le luci di Procida.

I denti scogli di mare

sulla fronte le onde

del rimpianto, la schiuma

rovinosa del rimprovero.

Sotto la pioggia correvo

ma ero lontano o

erano soltanto le pupille

scure della sera che

rantolando scoprivo



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Silvia e il soldato

Gocce,

sacchi incolumi di sapienza,

battiti continui

indissolubili.

Perle disperse

sotto un telo velato.

Arrivano oggi anime

inibite e chiavi vergini

graffiate appena

dalla sabbia

intanto

stillano i cinerei passanti il

succo amaro dell'abbondanza



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