
L’addestramento si stava facendo sempre più pesante. Ormai era difficile riuscire ad alzarsi la mattina senza il bisogno di quel rumoroso bussare alla porta quotidiano: “Sveglia, pelandroni!”. La voce del tenente, poi, era peggio di una tromba. Svogliatamente, Xion Henstaufen, cadetto da quasi due anni nella prestigiosa accademia militare a nord del continente, si alzò dal suo letto e scese le scalette per raggiungere il pavimento. I suoi capelli d’argento erano scompigliati più del solito.
“Uffa, non ne posso più…”
Nella camera si udiva una voce strozzata da uno sbadiglio.
“Puoi dirlo forte, amico” si udiva chiaramente la risposta. Erano Ryan e Samuel, i due compagni di stanza di Xion, anche loro evidentemente stanchi dagli assidui allenamenti.
“Che fannulloni. In piedi, coraggio!” rimproverava Xion mentre pettinava le lunghe ciocche di capelli frettolosamente e apriva lo sportellino dell'unico comodino della piccola stanza. Era sempre molto distaccato e mai avrebbe ammesso di essere stanco o affaticato; né tanto meno in difficoltà.
Senza badare troppo al loro compagno, Ryan e Samuel si alzarono quasi contemporaneamente e si diressero verso il piccolo armadietto davanti a loro. Ryan lo aprì e prese la sua divisa. "Passami anche la mia." disse Samuel.
Xion era sempre l'ultimo a indossare la divisa. Preferiva lavarsi il viso e i denti prima di qualsiasi altra cosa. E anche il collo.
I suoi compagni non sapevano spiegarsi perché il loro amico si detergesse ostinatamente ogni mattina il collo. Certo questo era bianco e pallido e forse Xion aveva paura che si sporcasse. Ma era un motivo decisamente banale.
"Perchè ti lavi sempre il collo?" domandava con tono confidenziale e amichevole Ryan. "Non avrai mica paura che ti si sporchi...!", punzecchiava mentre finiva di indossare il gilè blu scuro della divisa scolastica.
Non arrivò risposta. Il giovane ragazzo dal collo candido ora stava asciugandosi accuratamente, rimanendo totalmente impassibile alla domanda.
"Tocca a me fare la doccia stamattina!" iniziò Samuel, ignorando l'amico. Poggiò la divisa su una sedia ed entrò in fretta nella doccia; là si spogliò del pigiama fischiando allegramente.
Lanciato un rapido sguardo alla sua immagine riflessa nello specchio, Xion di diresse verso l'armadio e prese la divisa.
Ryan allora andò al lavandino e cominciò a lavarsi la faccia. Quando finì, Xion aveva già indossato i pantaloni ed i pesanti stivali di cuoio. Allora, osservando l'amico mentre infilava il gilè, chiese nuovamente: "Oggi hai la luna storta, non è vero Onix?"
Usò proprio il soprannome che Xion non aveva mai sopportato.
"Probabilmente." rispose lui con tono di sufficienza "ma è solo a causa delle vostre domande idiote."
Era chiaramente irritato.
"Ma dai, Onix! Te la prendi sempre per un nonnulla...!" ammonì Ryan. "Cosa ci guadagni nel comportarti così?"
Xion guardò nel vuoto per un istante e poi rispose: "Nulla. Scusatemi."
"Ehi tu, hai sentito? Onix ci ha chiesto scusa!!" Gridò forte Ryan verso la doccia. "No, ora sono offeso." rispose Samuel.
"Non chiamarmi così, è orribile." Sottolineò Xion mentre si alzava in piedi dal letto in cui era seduto. "Quante volte dovrò ripetertelo?!"
"Ci risiamo..." sbuffò Ryan parlando tra sé e sé.
Xion era un alunno discreto, ma non apprezzava eccessivamente lo studio.
Di fatto gli bastava poco sforzo per impadronirsi dei concetti base di un capitolo di storia o imparare per filo e per segno le dottrine filosofiche.
Era un alunno modello con una media di voti molto elevata e una condotta eccellente.
Di rado si lamentava per qualcosa se non con i suoi due compagni Ryan e Samuel, infatti non era solito lamentarsi o semplicemente parlare con tutti. Era riservato e orgoglioso, ma mai superbo. I suoi due amici erano fieri di stare al suo fianco, e quando si muovevano insieme a lui era divertente vedere come si contendessero le sue attenzioni. Xion stava rigorosamente in posizione centrale. Era più alto di loro di una decina di centimetri e forse questo gli dava un pò di soddisfazione. Non avrebbe mai scambiato il suo record nella classe di 176 centimetri per nessun'altra cosa. Era il più alto di tutti.
La mensa della scuola era decisamente uno schifo. Ogni martedì, giovedì e sabato servivano una disgustosa brodaglia di spinaci e patate alternata o a del formaggio puzzolente o a delle fettine fritte rinsecchite e carbonizzate. Il lunedì e il mercoledì era meno peggio, perchè c'era pesce e riso. Il pesce era spesso andato ed il riso era ogni volta stra-stra-scotto.
Il momento del pasto era quello che tutti i soldati odiavano di più, questo è certo. Almeno si fosse potuto restare a digiuno e lasciare quelle schifezze nel piatto in cui erano state messe... purtroppo era obbligatorio mangiare tutto.
"Oggi è ancora più viscido..." osservava Samuel con un'espressione schifata.
"E' meglio la merda." Aggiungeva Ryan guardando con disprezzo il piatto colmo di brodaglia verde-giallastra davanti a sé.
Xion intanto beveva la disgustosa minestra senza dire una parola.
Era ogni giorno così.
Mentre Ryan e Samuel erano sempre costretti dagli ufficiali a mangiare il pasto alla fine, quando era ormai freddo e ancora più stomachevole, Xion preferiva finirlo il prima possibile quand'era ancora caldo.
Mai si lamentò del cibo servitogli.
Gli allenamenti erano molto difficili, ma lui teneva sempre duro fino alla fine. Per questo era spesso lodato dai compagni e dagli istruttori. Questi ultimi in particolare avevano riposto in lui grande fiducia e ritenevano dovesse sfruttare la sua abilità e intraprendere a fondo la carriera militare.
Era molto in vista tra i maggiori e tutti parlavano sempre bene di lui, per questo era molto orgoglioso di sé. E ciò era molto evidente nei suoi modi e nei suoi gesti.
Un giorno Xion e i suoi amici sedevano insieme al tavolo della mensa in attesa di ricevere il pasto.
"Ho paura che oggi ci tocchi il riso..." prediceva Ryan con la disperazione mista al terrore in volto. "Heh..." annuiva annoiatamente Samuel.
Il riso c'era, ed era tanto scotto che si presentava come una poltiglia molliccia dall'odore nauseante.
"Gnam..."
Ryan e Samuel guardavano il loro amico mangiare *quasi* con gusto l'orrida pietanza, retto e con gli occhi chiusi.
Loro invece non trovavano il coraggio neanche di sfiorarlo, per ora (perchè presto o tardi sarebbero stati comunque costretti da un maggiore a finirlo tutto!).
"Avete sentito della festa delle debuttanti che si terrà tra un mese, ragazzi?" chiedeva Samuel con interesse.
"No, di che si tratta?" chiese Xion.
Ryan rimase stupito di sapere qualcosa di cui il suo avveduto amico non era a conoscenza e continuò ad informare con euforia. "E' una grande festa che si tiene ogni tre anni all'accademia! Arrivano nell'istituto un gran numero di ragazze... non vedo l'ora!" sembrava agitato mentre informava il suo calmo amico, che intanto si versava con eleganza dell'acqua nel bicchiere.
"Hmh..." rispose mentre sorseggiava. "E partecipa tutto l'istituto?"
"Si, credo di si! Ci saranno balli e tanto tanto buon cibo!" Nel dire l'ultima parola il ragazzo assunse un'espressione decisamente *maniacale*.
Forse in quel momento avrebbe *davvero* voluto del buon cibo.
"Ah... come vorrei rivedere la mia ragazza. E' probabile che alla festa ci sia anche lei! Chissà come sarà diventata bella, sigh!" disse Samuel con un'espressione malinconica e felice allo stesso tempo.
"La tua ragazza?! Non me ne avevi mai parlato...!" rispose meravigliato Ryan, alzando la voce.
"Si, stiamo insieme da tre anni ormai... è molto carina ed intelligente." informava con orgoglio Samuel incrociando le braccia e sogghignando.
"Tre anni hai detto?! Caspita! E' davvero tanto tempo... il mio record con una ragazza è stato tre o quattro anni fa: sette mesi e mezzo." disse Ryan, sentendosi un pò inferiore.
Finendo finalmente le ultime forchettate di riso, Xion ascoltava distaccatamente la discussione, tenendo lo sguardo fisso sul tavolo senza guardare nulla in particolare.
Era pensieroso.
"E invece qual'è stato il tuo record con una ragazza, Xion?" domandava curiosamente Ryan avvicendandosi col busto verso l'amico dai capelli d'argento, che pareva fosse assente.
Xion posò i suoi freddi occhi color zaffiro su quelli del compagno, assumendo un'espressione di disprezzo. "Questi non sono affari che ti riguardano."
" Eddaaai, amico... non fare il timido adesso! Su, è okay parlarne tra noi! Avanti, diccelo, ti prego!" insistette il ragazzo e allungò la mano toccando Xion nella spalla. "Xion, dai..." Si aggiungeva anche l'altro.
"Non fatemi arrabbiare." Minacciava il ragazzo cercando di mantenere la calma. "Non ho intenzione di dirvi proprio nulla!"
"Uff..." batterono in ritirata, sconfitti, i due ragazzi, che non osavano andare oltre per paura di subirne le conseguenze.
Da quel momento non rivolsero più la parola al loro amico per non infastidirlo troppo e aspettarono che magari fosse lui a iniziare un discorso.
Ormai avevano imparato a conoscerlo.
"Di un pò, Samuel... tu e la tua ragazza l'avete mai fatto?" domandò ad un certo punto Ryan, con un sorriso malandrino nel volto.
"Fatto cosa? Intendi forse..." Samuel arrossì.
"Si, si...avete mai fatto sesso?" chiese il ragazzo esplicitamente.
Sesso, sesso, sesso...quella parola cominciò a rimbombare freneticamente nella mente del ragazzo dal collo bianco mentre ascoltava involontariamente la discussione. Sembrava molto perplesso.
"Ah...! M-ma che dici, Ryan...! Ecco...io e lei...ehm..." Samuel arrossì ancora di più, imbarazzato, distogliendo lo sguardo dall'amico curioso.
"Si, si! L'avete fatto, non è vero?" continuava quello.
"Se davvero ci tieni a saperlo... è vero, l'abbiamo fatto." esalò timidamente l'altro.
Ryan sgranò gli occhi e per lo stupore si tirò un pò indietro. "Ohhh! Sul serio?!" era davvero meravigliato. "E...e come è stato??"
Anche Xion ora era arrossito e sembrava altrettanto meravigliato. Non avrebbe *mai* pensato che uno dei suoi compagni avesse potuto...fare sesso con una ragazza. Gli sembrava così strano...
"E' stato bellissimo... non ho parole per descriverlo! L' abbiamo fatto prima dell'esame per entrare in accademia. E' stato lei chiedermelo..."
Ryan ascoltava incantato e Xion iniziava a mangiare il secondo pasto, turbato.
"E quel riso?! Forza, ragazzi! Voglio vedere i piatti puliti!!" La voce acuta e vibrante del sottoufficiale fece sussultare entrambi i ragazzi.
Quel riso schifoso era ancora nei loro piatti. Scambiandosi un reciproco sguardo triste e sconsolato, Ryan e Samuel si dedicarono al consumo del loro pasto e non ripresero più il discorso.
Xion rise tra sè e sè. Ben gli sta...pensò.
Quella stessa notte non riusciva a prendere sonno.
Per tutta la sera non era riuscito a togliersi dalla testa quel pensiero che lo tormentava senza sosta.
Era stanco e avrebbe voluto dormire. Erano già le due del mattino ormai.
Ma per quanto si sforzasse, non ci riusciva.
Non aveva mai provato interesse per un'altra persona, nè tanto meno era mai stato fidanzato.
Per lui sesso era una parola dal significato misterioso e oscuro.
Certo sapeva *cosa* fosse, e forse anche *come* si facesse, ma non aveva mai avuto occasione di provarlo.
Il fatto che i suoi amici della sua stessa età avessero già sperimentato tale pratica lo metteva alquanto in soggezione e alimentava in lui una grande invidia accompagnata da un insostenibile senso di inferiorità.
Ma al di là di questo, era attirato dall'idea di fare sesso e avrebbe voluto provarlo.
Ryan e Samuel dormivano già da molte ore.
Con l'intento di calmare i suoi ormoni, e magari prendere sonno, Xion raggiunse la sporgenza che riposava sotto i suoi boxer con la mano e incominciò a stimolarla prima lentamente poi sempre più rapidamente con un piacevole ritmo che andava crescendo quasi senza che lui lo controllasse. Ma si fermò nel punto cruciale, pervaso da un bizzarro senso di pudore.
Il suo corpo urlava di continuare, pregava; ma la sua mente era ferma e costante.
Certo sapeva dominarsi eccellentemente.
Fiero di aver vinto sè stesso, si impose di dormire.
La stanchezza lo aiutò a prendere sonno.
Questo alle cinque del mattino.
Passarono alcune settimane.
Finalmente Xion e la sua classe potevano ricevere le prime lezione di tiro.
Il fucile era molto pesante ed ingombrante. Era difficile maneggiarlo correttamente.
Xion, di canto suo, cercava di fare del suo meglio, riuscendo a maneggiarlo già con una certa abilità rispetto ai suoi compagni.
Anche questo lo rendeva fiero.
Dopo una mezzora o poco più di pratica per impugnare l'arma era finalmente giunto il momento di sparare i bersagli.
I ragazzi si disposero in cinque file e iniziarono a sparare a turno.
Nessuno era riuscito a centrare l'obbiettivo, tranne Xion.
Questo lo rendeva ancora più fiero.
"Quel ragazzo sembra molto dotato. E' la prima volta che maneggia un'arma?"
Una voce profonda ed eloquente rieccheggiò nella stanza in mezzo al rumore degli spari.
Forse Xion era l'unico ad averla sentita e si girò per capire di chi fosse.
Un velo leggiadro e compatto di capelli del colore del platino cadeva sulla fronte dell'uomo e oltre le spalle, giù per la schiena, due occhi intensi ed elettrici del colore del mare. Una figura alta ed interamente ricoperta da un nero luccicante, stava là in piedi con le braccia conserte avvolta da un'aura di maestosità.
Xion ne rimase affascinato.
Non si era assolutamente accorto che il generale Sephiroth in persona era lì, a contemplarlo.
"Si, è uno dei nostri allievi migliori, signore." informò l'ufficiale. "Vieni, vieni qui, Henstaufen!"
Xion sussultò e con passo molto veloce si recò al cospetto del suo insegnante e del generale, che lo osservava con interesse.
"Sei davvero in gamba, ragazzo. Come ti chiami?" domandò l'alto uomo con un lieve sorriso.
Xion si sentiva un nodo alla gola e tremava come una foglia di fronte a quegli occhi che sembrava volessero entrare dentro i suoi per strappargli la risposta prima che potesse pronunciarla. Ma si fece forza e rispose "Xion Henstaufen, signore."
"Se continuerai così sono certo che arriverai molto lontano, Henstaufen. Mi raccomando, continua sempre ad allenarti." raccomandò, e detto questo si voltò verso l'uscita. "Valuterò la possibilità di una promozione per te." aggiunse prima di andarsene, poi scomparse oltre la porta.
"Complimenti, Henstaufen," disse l'ufficiale. "Pare che il generale sia rimasto impressionato positivamente dalla tua condotta. Bravo!"
Ma Xion era totalmente assorto.
"Promozione?! Ma stai scherzando, Onix?!" gridò Ryan all'amico. "Ed è stato davvero il generale Sephiroth in persona a parlartene?! Incredibile!"
Xion era molto pensieroso ma anche se non lo dava a vedere era molto felice di essere stato lodato da una persona importante come il magnifico generale Sephiroth.
"Quanto t'invidio..." diceva Samuel con lo sguardo basso. "Tu verrai promosso e noi invece dovremo restare qui per altri tre anni."
Xion non badò troppo all'amico e decise di chiudere il discorso. "E' ora di dormire, adesso."
"Già... buonanotte." augurava Samuel, con tono malinconico.
Il tempo passò rapidamente e arrivò il giorno della festa delle debuttanti.
Quel giorno gli allenamenti erano sospesi.
Era la prima volta che Xion indossava la divisa elegante, e dopo averla messa si guardò allo specchio. Gli calzava a pennello, poco ma sicuro.
Specchiandosi ancora per un pò realizzò una cosa: si piaceva e forse sarebbe potuto piacere anche ad un'altra persona. Basandosi su questo decise di non rimanere con le mani in mano durante la festa e di *divertirsi* il più possibile.
Ma non da solo, bensì in compagnia di una ragazza.
Ryan aveva detto che alla festa ci sarebbe stato un grande afflusso di giovani ragazze della sua età, e di sicuro si sarebbe presentata almeno una volta l'occasione buona per fare nuove conoscenze. Rallegrato di questo, Xion prese un pettine, lo passò nei lunghi capelli e raccolse questi in una coda di cavallo.
Si guardò per qualche istante e poi storse il naso: non si piaceva.
Allora risciolse i capelli e provò a tirarli indietro.
I ciuffi più corti che spuntavano dalla fronte erano molto ribelli e non c'era verso di domarli.
Alla fine riprese il pettine, divise i capelli a metà con una riga centrale e disse: "Così va bene."
"Sei già pronto, Onix?" chiese Ryan mentre usciva dalla doccia, solo coperto da un corto asciugamano verde.
Xion lo guardò di sfuggita e poi si voltò verso lo specchio continuando a pettinarsi. "Guarda che non è mica tanto presto."
"Oh, cavolo! Hai ragione!!" esclamò Ryan con agitazione, asciugandosi bruscamente la testa con un asciugamano e correndo verso l'armadio.
Ci mise poco a indossare la divisa, Xion fu sorpreso da tanta celerità.
"Allora ragazzi, siete pronti?" La porta della camera si aprì improvvisamente e apparve Samuel. Era davvero molto elegante. Aveva pettinato i capelli col gel e aveva indossato degli accessori lussuosi, come un raffinato orologio d'oro e una grossa cintura in pelle. Aveva messo anche del profumo, si sentiva l'odore nella camera.
"Oh, mio dio! Ma come ti sei conciato?" esclamò Ryan prendendolo in giro. Si avvicinò all'amico e gli mise una mano sulla spalla, poi lo guardò partendo dal basso sino all'alto da vicino. "Sei magnifico!" ammise alla fine.
Xion non disse nulla.
La festa ebbe inizio. Il grande salone era quasi completamente pieno di persone, ragazzi e ragazze. Il cibo era squisito, di prima scelta, così come le bevande.
Xion non aveva mai visto prima la gigantesca sala dell'accademia e rimase colpito da tanta sontuosità. Massicci colonnati si ergevano a schiera lungo i muri, e imponenti statue dai meravigliosi ornamenti erano poste su degli sfarzosi altari. Vi era anche una fontana al centro della sala, con uno spettacolare zampillo che scorreva lungo un maestoso complesso di statue. La sala era piena di tavole imbandite e attorno si radunavano gruppetti di persone.
Rammentando il suo proposito per la serata, Xion si staccò dai suoi due amici e iniziò ad andare a caccia.
Si avvicinò ad un tavolo dove stava un gruppo di ragazze col pretesto di prendere da bere.
Ma osservando quelle ragazze una per una realizzò che erano davvero una più brutta dell'altra.
Schifato, si allontanò velocemente.
Qualche metro più avanti scorse un suo compagno di classe che stava assieme a tre ragazze. Gli si avvicinò salutandolo.
"Oh, salve Henstaufen. Posso presentarti queste tre dolci fanciulle?" chiese il compagno mentre le tre ragazze cominciarono a ridere in coretto come delle oche.
"Hmh..." Xion era turbato. "Ma certo." alla fine rispose.
Le ragazze si allinearono e gli strinsero a turno la mano:
"Sofia"
Hmh...Questa è davvero bassa...io sono alto almeno mezzo metro in più - pensò. "Piacere, Xion."
"Marylyn"
Che naso orribile "Ciao, Xion."
"Sabrina!"
Che puzza... si sarà spruzzata minimo tre litri di profumo... "Coff..., Xion."
Xion non era un tipo che perdeva tempo inutilmente. "Sono lieto di aver fatto la vostra conoscenza. Arrivederci." Prese i piedi e se ne andò.
"No, aspetta, Xion..." pregava una di loro, ma lui non si fermò.
Passò così velocemente mezzora e cominciò ad irritarsi.
Ovunque si girasse trovava solo orribili scherzi di natura che gli sbavavano addosso..
Possibile che non ci sia nemmeno una ragazza discreta? Che delusione... pensava, mentre si guardava in giro per la sala.
I suoi due amici erano spariti. Stava pensando di farla finita con la ricerca e andare da loro a divertirsi almeno un pò, ma...
"Prego."
Una voce soave e delicata gli fece cambiare totalmente idea. Una giovane ragazza dai grandi occhi castani, snella e aggraziata, dalla pelle bianca e dai lunghi capelli raccolti in una crocchia intrecciata ad arte stava lì dietro a lui con un vassoio di stuzzichini. Il suo volto era disegnato da un sorriso sincero e sereno.
QUESTA ragazza era carina.
"Grazie." disse Xion sorridendo e spostando una lunga ciocca di capelli dietro l'orecchio. Si avvicinò confidenzialmente e prese un crostino dal vassoio. Lo assaggiò e fu felice di osservare che la bella ragazza era rimasta lì come se aspettasse una risposta per qualcosa.
"Sono deliziosi." commentò lui, anche se in realtà il sapore di quello stuzzichino non gli piacque per niente. "Posso prenderne un altro?" chiese sorridendo ancora e guardando la ragazza negli occhi seducentemente. Lei ricambiò il sorriso con dolcezza.
"Prego."
Ne prese un altro.
"Quest'accademia è stupenda. Dev'essere molto bello stare qui..." disse a un certo punto la ragazza.
"Oh!" esclamò Xion. "Certamente. E' una delle migliori."
"A che hanno sei?" domandò ancora lei.
"Secondo." rispose.
"Allora hai 16 anni?" chiese.
"No, ne ho 17 già compiuti."
"Anche io." rispose la ragazza con entusiasmo.
Xion annuì mascherando come meglio poteva la sua felicità. Forse aveva trovato la persona che cercava.
"Come ti chiami?"
"Daisy."
Aveva anche un bel nome. La fortuna ormai era dalla sua parte e lui era pronto a cogliere l'occasione.
"Ti va di ballare con me?" chiese lei. Ormai si vedevano già molte copie danzare per la sala. Perchè non accettare l'invito?
"Con piacere," rispose Xion, porgendo il braccio alla fanciulla.
Non aveva mai ballato prima di allora... ma non gli importava.
Durante il ballo poteva stringere dolcemente la sottile vita di Daisy e guardarla dritta nei begli occhi mentre scambiava con lei romantici sorrisi.
Non ricordava di aver mai sorriso tanto nella sua vita, ma sapeva che il sorriso era indispensabile per guadagnare la fiducia di una ragazza e conquistarla.
Danzarono per molto tempo senza stancarsi.
Dopo aver intuito di averla ormai conquistata grazie al suo sguardo, le propose di andare a prendere una boccata d'aria fuori, nel balcone. Lo chiese con l'espressione più seducente che riuscisse a fare, e lei accettò, tirando in ballo in fatto di essersi *accaldata* durante il ballo (un doppio senso che Xion non si lasciò sfuggire).
Il grande balcone era deserto. Una grande luna piena illuminava le figure dei due giovani e una fresca brezza notturna avvolgeva piacevolmente i loro visi scoperti.
Le guance di Daisy erano diventate rosse per il freddo.
I due parlarono ancora per un pò. Poi, accortosi che la ragazza tremava, il giovane dai capelli d'argento si tolse rapidamente da giacca. "Aspetta!" - disse - e la sistemò sulle spalle di lei, la quale parve sorpresa da un gesto così cortese.
Xion le si avvicinò un pò e la prese per la spalla.
Lei lo guardò un attimo e appoggiò la testa sul suo caldo petto. Ma al contrario di quanto si potesse pensare, Xion non era per niente imbarazzato o emozionato.
Aveva sentito dire che in queste occasioni il cuore aumentava l'intensità dei battiti o che ci si sentisse confusi e imbarazzati... ma lui non provava niente di tutto ciò.
Rimase assorto nei suoi pensieri per qualche minuto, mentre accarezzava la piccola spalla della fanciulla.
Una cosa era certa, si sentiva rilassato.
Ma una domanda da parte di lei interruppe il suo pensare."Ti andrebbe di baciarmi?" gli chiese.
Xion *ora* sentiva battere il cuore più forte. Non aveva mai baciato nessuno e l'idea di farlo lo incuriosiva. E ora finalmente ne aveva l'occasione!
Senza dire una parola piegò un pò il capo e si fermò ad ammirare il volto armonioso della ragazza.
Allora dopo un pò di esitazione chiuse gli occhi e si mosse lentamente, molto lentamente verso quelle labbra rosse finchè si incontrarono con le sue.
"MA CHE STAI FACENDO?!"
Un una voce famigliare rimbombò alle sue spalle, distogliendolo immediatamente da ciò che stava facendo.
Era Samuel, che sembrava furioso. "DAISY! COSA LE STAI FACENDO, BASTARDO!!" urlò ancora, avvicinandosi minacciosamente.
La ragazza si liberò dalla presa del ragazzo dai capelli d'argento e portò entrambe le mani alle guance: sembrava a metà tra l'essere sorpresa e impaurita. "Oh, Samuel!" esclamò con sgomento.
Il ragazzo si avvicinò a lunghi passi, spostò rudemente la fanciulla e si mise faccia a faccia con l'amico.
"MA SI PUO' SAPERE CHE CAZZO CI FAI CON LA MIA RAGAZZA, STRONZO?!"strillò iracondo, fissando Xion negli occhi.
Non trovava risposta. "S-senti, io non sapevo..." tentò, ma mentre cercava di spiegare un potente pugno gli arrivò dritto in volto. Poi si sentì afferrare per il colletto e avvertì il tentativo da parte del nemico di tirarlo su per quello. Ma l'altro ragazzo non era abbastanza forte da sollevare una persona così alta rispetto a lui.
"AHH! Fermati...ti prego!" urlava Daisy contro Samuel, mentre questi colpiva ancora l'altro ragazzo furiosamente.
Xion stava sanguinando. Avrebbe potuto ribellarsi quando e come voleva, ma non riusciva a muoversi: era come paralizzato da qualcosa di interiore.
Dopo non molto tempo la porta che dava al davanzale si aprì e un gruppo di ragazzi trattenne Samuel, ormai schiavo dell'ira. Se avesse potuto, avrebbe ucciso il suo amico.
Sopraggiunsero degli ufficiali che raccolsero Xion e presero Samuel, urlando e rimproverando a gran voce.
La povera Daisy era in lacrime.
Xion era solo un pò stordito.
Samuel fu portato via da un ufficiale e fu minacciato di una dolorosa punizione.
Xion uscì dalla grande sala, irritato dalla moltitudine di sguardi della folla che lo fissavano.
La sua mente era vuota.
Sentiva solo il dolore dei lividi.
Fuori dalla sala c'era silenzio, si sentiva solo l'eco del chiasso nella camera oltre le mura.
Si toccò il labbro e realizzò di sanguinare. Allora prese e si diresse verso i bagni per lavarsi il viso e meditare meglio sull'accaduto.
Camminò per un pò finche raggiunse la toilette per maschi. Lavò bene la faccia e le ferite, poi si rinchiuse in un bagno.
Si sentiva una nullità. Non era per niente fiero di sè stesso in quel momento. Avrebbe voluto che la terra lo inghiottisse.
Restò chiuso nel bagno per un tempo indefinito.
Poi si accorse che si era fatto tardi e allora uscì dallo stanzino e si avviò verso le camere dei soldati. Chissà se Samuel sarà rientrato in camera...pensò, e il pensiero di rincontrarsi con lui lo faceva tremare. Con che faccia si sarebbe presentato?
Era molto depresso e si muoveva per gli anditi dell'istituto come uno zombie.
Mentre camminava, in lontananza scorse una figura che veniva nella sua direzione opposta.
Era un uomo alto e slanciato con una lunga, lunghissima coda che ondeggiava dietro di lui. Era vestito con un lungo cappotto nero e con degli eleganti pantaloni marroni. Camminava in modo sicuro e spedito, ma non andava particolarmente veloce.
Xion lo guardò un attimo, poi abbassò di nuovo il capo, ignorandolo.
Ma il bell'uomo si fermò di fronte a lui. "Scusa, mi sapresti indicare dove si trova l'ufficio del generale Sephiroth, ragazzo?" chiese.
Xion si fermò e lo guardò bene. Era molto più alto di lui, sarà stato quasi un metro e novanta, aveva la pelle di un rosa molto pallido e gli occhi verdi come smeraldi. Oltre a quegli occhi incantevoli aveva degli bei capelli corvini, che gli cadevano giù dalla fronte con numerose ciocche irregolari; emanava un profumo molto gradevole e delicato. Le sue orecchie erano ai lati trapassare da orecchini argentati di ogni forma e grandezza, ma quei piccoli oggetti non stonavano nel bel contesto, anzi lo esaltavano.
Dopo averlo osservato attentamente nell'arco di un secondo, Xion si rese conto che quell'uomo era dotato di grande bellezza, e si sentì inferiore a lui di mille volte.
"Credo che sia dall'altra parte..." rispose, evitando lo sguardo penetrante di lui.
"Dall'altra parte?! Ma non mi dire... è già da così tanto tempo che sono qui in giro a cercarlo..." disse lui, sembrando scocciato. "Saresti in grado di spiegarmi dove si trova esattamente?" domandò poi.
Xion si guardò intorno titubante. Era tentato a rispondere negativamente, perchè non era capace di spiegarlo a parole. L'ufficio del generale era nascosto e difficile da raggiungere. Così, dopo una lunga pausa di riflessione, disse: "Mi scusi, non sono capace di spiegarglielo a parole," il bell'uomo già aveva abbassato lo sguardo e aveva perso ogni interesse, rassegnato.
"...ma se vuole posso accompagnarla io. E' in una posizione nascosta e non è facile da trovare, ma so dov'è."
"Bene, ti ringrazio." esclamò l'uomo con le labbra leggermente tese in un sorriso.
"Da questa parte, mi segua, signore." disse il ragazzo indicando la direzione con un braccio. "Dammi del tu, ragazzo. Mi fai sentire anziano..." ridacchiò l'uomo mentre si metteva al suo fianco.
"Oh...va bene...!" esclamò Xion un pò imbarazzato.
Camminarono per scale e corridoi che sembravano identici l'un l'altro. L'istituto era deserto. La festa era ancora in svolgimento, ma non doveva mancare molto al termine.
"Questa struttura è enorme." ad un certo punto iniziò l'uomo dagli occhi verdi. "Sono rimasto in giro per molto tempo e credo di non averne visto nemmeno la metà..."
Xion confermò facendo un cenno con la testa.
"Manca ancora un pò prima di arrivare all'ufficio..." disse.
Il bell'uomo annuì.
"Sono già un pò in ritardo per l'appuntamento... di circa dieci minuti." informò. "Sephiroth è un tipo molto puntuale..." sorrise.
Da come parlava sembrava conoscesse bene il generale. Anche il fatto che avesse un appuntamento nel suo ufficio così tardi era un segno evidente di fiducia da parte sua. Quell'uomo doveva essere una persona importante.
"Conosci il generale, ragazzo?" domandò l'uomo posando lo sguardo su Xion. Il giovane lo guardava *decisamente* dal basso vero l'alto.
"Si, certo, lo conosco." rispose con fermezza.
"Hmh...già. Era una domanda retorica. Tutti conoscono il magnifico Sephiroth." si interruppe. "L'hai mai incontrato?"
"Si, l'ho incontrato." disse il ragazzo con orgoglio. Non era da tutti incontrarlo.
"E' bello, vero?" chiese l'uomo ridacchiando, concentrando la sua attenzione sull'espressione del giovane.
"Beh..." Xion non sapeva cosa rispondere. La domanda l'aveva colto alla sprovvista. Cosa significava *bello*? Certo, lo era. Anzi, era incredibilmente affascinante. Ma non lo avrebbe mai ammesso a voce alta e per di più davanti a un uomo così distinto.
"Hmph..." il bell'uomo distolse lo sguardo da lui e chiuse gli occhi: aveva capito benissimo il suo pensiero. "Non c'è problema nell'ammetterlo."
Xion fece finta di niente, ma ci rimase male.
Camminarono ancora per un pò. Negli anditi deserti risuonava l'eco dei passi del bell'uomo, che indossava dei mocassini col tacco. Quel rumore metteva al ragazzo più giovane una certa ansia. Iniziava a fargli male la testa.
Passò altro tempo. Il silenzio era diventato imbarazzante, ma Xion non trovava il coraggio di iniziare un discorso e aspettava che fosse l'uomo a parlare. Ma non parlava.
Giunsero finalmente davanti alla porta dell'ufficio.
"Ecco qui, signore." disse il ragazzo alzando lo sguardo verso l'uomo. "E' questo."
"Ti ringrazio. E' davvero in una posizione nascosta..." osservò lui. Infatti l'ufficio si trovava praticamente all'ultimo piano, sotto il livello del mare. Era collocato proprio dietro un angolo alla fine di un lungo corridoio disseminato di ingombranti scatoloni. Che strano posto per l'ufficio di un generale così importante...
Guardandosi diffidentemente attorno, l'uomo bussò alla porta due volte. Attese una risposta, ma non si udì nulla. Allora guardò un attimo il ragazzo dubbiosamente, infine aprì la porta "Permesso..." chiese.
Ma la stanza era buia. Non vi era nessuno all'interno. L'uomo entrò e camminò fino al centro della sala, si guardò attorno più volte.
Il ragazzo rimase fuori, gelato.
"Beh, temo che mi abbia portato nel posto sbagliato, ragazzo mio." disse l'uomo, voltandosi avvolto nell'oscurità verso il ragazzo che stava ancora nel corridoio. "Questo non può essere l'ufficio del generale..." e dicendo questo raggiunse il muro e accese la luce. La stanza era vuota. Vi era solo un vecchio letto e uno scaffale altrettanto vuoto.
Xion era mortificato. Eppure era sicuro che quello fosse l'ufficio del generale, perchè era passato di là una volta, durante lo scorso anno. Che idiota.. Che pessima figura...pensò. Era chiaramente amareggiato.
Vedendolo così abbattuto, l'uomo gli si avvicinò con uno sguardo caritatevole, come volesse consolarlo. "Non è una catastrofe, ragazzo," disse "Vorrà dire che tornerò domani a parlare col generale, non c'è problema."
Ma il giovane non lo ascoltava. Teneva il capo chino voltato da una parte e i pugni stretti. Sono davvero un fallito...pensava. Non ne combino una giusta.
"Dai, mi fai sentire in colpa se ti comporti così..." disse l'uomo facendosi più vicino.
"Mi perdoni, signore..." gemeva il ragazzo dai capelli d'argento "Mi scusi..." ripeteva.
"Ah..." fece l'uomo scuotendo un pò la testa. Si
abbassò un pochino e prese con la mano il mento del giovane, costringendolo ad
incontrare gli occhi con i suoi. Xion rabbrividì di fronte a quel gesto. Anche stavolta
era stato preso alla sprovvista.
Così da vicino l'uomo era ancora più bello. Xion si sentì svenire di fronte a quello sguardo così intenso e avvolgente che sembrava volesse trapanargli il cervello. Il profumo della pelle pallida e chiara era inebriante... si sentiva schiavo di quell'essenza e di quegli occhi. Il cuore gli batteva fortissimo e il suo corpo era attraversato da irrefrenabili fremiti di paura.
Era irresistibile.
"Non mi sembra il caso che un ragazzo grande come te si comporti come un bambino." bisbigliò l'uomo "Oppure ci godi a fare la vittima?" nel dire l'ultima parte strinse gli occhi maliziosamente.
Xion stava sudando. Quei sussurri erano così vicini alle sue orecchie che tremò nel sentirli. Dopo qualche secondo riuscì con grande sforzo a riprendere un pò il controllo di sè e rispose bisbigliando, forse ansimando. "No..."
"Bene allora." disse l'uomo sollevandosi e lasciandogli il viso. "Non c'è guadagno da un comportamento simile, ragazzo mio."
Xion riprese fiato. Come l'uomo si allontanò da lui, anche se di poco, i brividi cessarono improvvisamente di elettrizzarlo e il cuore riprese a battere normalmente. Rimase stupito di questo.
"Si..." rispose ancora un pò stordito.
"Scusa, ma a questo punto devo chiederti di accompagnarmi all'uscita." disse il bell'uomo sorridendo un poco.
Xion annuì. "Certo, signore."
"Chiamami Reiken," stabilì il signore. "e dammi del tu. Intesi?"
"Oh!" esclamò il giovane. "Okay, Reiken..."
"Così va meglio." disse lui. "Andiamo?"
"Subito!" rispose prontamente.
Percorsero la stessa strada a ritroso in silenzio. Una volta arrivati all'uscita, l'uomo lo ringraziò stringendogli la mano e se ne andò.
Ad un tratto si sentì bussare la porta.
"Avanti."disse il generale Sephiroth mentre sedeva nella poltrona del suo ufficio, davanti al computer.
"Permesso." La porta si aprì e comparve il bell'uomo, Reiken, che fece un passo per entrare nella stanza. "...ciao, Sephiroth." disse con bel un sorriso.
Il generale si alzò dalla poltrona salutandolo calorosamente "Oh, salve!" Lasciò ciò che stava facendo e si avvicinò a piccoli passi presso l'alto uomo dai capelli corvini e gli strinse la mano. "Sono così lieto di rincontrarti. Ieri sera ti ho aspettato a lungo; è forse successo qualcosa?" chiese.
Reiken fissava il generale meravigliato della sua bellezza. Non era mai riuscito a resistergli e più volte era caduto tra le sue braccia, sedotto. Ma questo risaliva a quasi sette anni fa. L'ultima volta che lo incontrò fu proprio nel suo ufficio, ma in un'altra sede. Tuttavia, nonostante gli anni, il fascino del generale era rimasto intatto e la sua bellezza era soltanto aumentata. Nel rivedere quel volto divino, quegli intensi occhi marini, e quei leggeri capelli chiari come il platino, così lunghi (al pari dei suoi) l'uomo si sentì invadere da una calda passione, che non avrebbe mai potuto spegnere.
"Scusa, Sephiroth. Ieri sono venuto, ma non sono riuscito a trovare il tuo ufficio." spiegò con rincrescimento, senza mai interrompere il contatto con gli occhi del generale. "Ho chiesto delle indicazioni ad un soldato, ma questi mi ha portato da tutt'altra parte, facendomi perdere molto tempo..." disse. Si fermò un istante a riflettere e poi aggiunse: "Però non è stata colpa sua..." Sorrise lievemente ripensando al giorno precedente.
"Capisco..." Sephiroth sembrava un pò stupito. Poi allungò la mano per toccare alcuni nastri di lunghi capelli che cadevano lungo in petto dell'uomo e disse sorridendo maliziosamente "Ma finalmente ora mi hai trovato."
"Già..." rispose lui, ricambiando il sorriso.
"Allora, di cosa dovevi parlarmi? Non credo che abbia fatto tutta questa strada solo per vedermi... altrimenti i nostri incontri non sarebbero certo così rari."
"Esatto. Ho bisogno di un grande favore, Sephiroth." affermò fermamente Reiken.
"Sono a tua disposizione. Dimmi." incitò il generale, lasciando i morbidi capelli che teneva ancora tra le dita.
"Grazie, dunque" incominciò l'altro, " Mi servono le informazioni relative al progetto top secret della Shin-ra Inc., che opera in quest'istituto. Sono stato mandato per raccoglierle e portarle nella base federale. Sono indispensabili per bloccare gli studi riguardo alle armi proibite che sono attualmente in fase di sperimentazione, ovviamente illecita. Inoltre sono anche stato inviato come spia: devo stare qui a vigilare sulla Shin-ra per almeno due mesi e poi inviare la mia relazione alla federazione." argomentava con sicurezza, davanti allo sguardo attento del generale. "Puoi aiutarmi?" concluse.
"Hmh..." il generale distolse lo sguardo dal viso dell'uomo e si girò un poco. "Nemmeno io posso accedere alle informazioni che desideri, ma posso ugualmente trovare il modo di appropriarmene." disse, sollevando di nuovo lo sguardo.
"So che potrebbe essere rischioso per te... ma sei l'unico che può farlo." disse il più giovane, comprendendo la situazione.
"Non preoccuparti per questo, mio caro." assicurò, sorridendo, il generale "Qualunque cosa per te" disse, e si avvicinò provocantemente a Reiken, fissandolo dritto negli occhi. "A patto che venga adeguatamente ricompensato."
"Tutto... tutto ciò che desideri." effuse lui, incantato dall'estrema vicinanza dell'angelico uomo, che lo covava con gli occhi tanto intensamente da scioglierlo.
Sensualmente, egli si avvicinò ancora, portando la bocca vicino alle orecchie del più giovane, mormorando dolcemente "Sai quello che voglio....Reiken."
Un lieve, impercettibile gemito scappò dalle labbra del giovane uomo, ormai schiavo dell'altro. "E' la stessa cosa che desidero anch'io, Sephiroth..." esalò lievemente. "Prendimi..."
Il generale non se lo lasciò ripetere due volte.
Spostò un attimo l'uomo e chiuse la porta. Poi si voltò di nuovo verso di lui e con un rapido gesto lo prese e lo trascinò a sè. Lo guardò un attimo intensamente nei begli occhi, poi curvò lievemente il capo e lo baciò con passione.
Quando le labbra del generale si toccarono con le sue, Reiken si sentì il cuore esplodere, ardente dal desiderio. Il suo intero corpo vibrò improvvisamente come Sephiroth liberò la sua lingua dentro la sua bocca e la mosse freneticamente alla ricerca della sua.
Si baciarono per lungo tempo, le loro lingue combattendo accanitamente l'una contro l'altra in un ritmo incostante ed imprevedibile.
Scendendo ora più giù, nella magra mascella e poi sul mento, Sephiroth snodò la sciarpa attorcigliata al collo dell'uomo e la buttò su una poltrona là vicino.
"Sephiroth..." gemeva Reiken, mentre sentiva il velluto della lingua del generale scivolare lentamente lungo la linea del proprio collo. Sephiroth iniziò a mordicchiarlo dolcemente e poi a praticare nello stesso punto lievi, eccitanti, suzioni. Mentre faceva questo, la sua mano lavorava più in basso, tra le gambe dell'altro, premendo e massaggiando vigorosamente. Era molto abile nel farlo e Reiken poté notare con piacere come riusciva a cogliere ogni movimento e ogni attimo per stimolarlo al meglio.
"Ah...!" emise quando sentì il generale sbottonargli i pantaloni e introdurre la mano all'interno della fessura, afferrando con dolcezza il suo membro e massaggiando ancora, stavolta più direttamente. Stava scoppiando. Non era più capace di trattenersi.
"Prendimi, Sephiroth....adesso..." esalava supplicante, mentre baciava ancora profondamente il generale, stringendo i suoi lisci capelli tra le dita e ansimando piano, preso dall'eccitante stimolazione.
"Lo vuoi?" sussurrò il più anziano, interrompendo il bacio e la lenta masturbazione, fissandolo dritto negli occhi.
"Si, ti prego..." rispose subito lui, senza curarsi né del momento né del luogo. Aveva solo una cosa in testa.
Senza perdere tempo, il generale svestì il compagno del lungo cappotto e gli fece poggiare entrambe le mani sulla grande scrivania là vicino.
Reiken sapeva cosa lo aspettava e attese pazientemente che l'uomo dietro di lui fosse pronto per iniziare.
"Vado?" domandava bisbigliando il generale, dopo aver sceso i pantaloni dell'altro e aver liberato il proprio pene dagli stretti indumenti che lo costringevano.
"Si... Sephiroth..." emise il bruno mentre si preparava psicologicamente.
Poggiando una mano sulla schiena dell'amante, Sephiroth spinse lentamente il bacino in mezzo ai suoi glutei, penetrando la stretta via dentro il suo corpo. Quando fu abbastanza in fondo, spinse vigorosamente sino alla fine.
"Oh, mio dio...!" ansimò profondamente l'uomo dai capelli neri mentre il generale scivolava all'esterno della sua fessura lentamente e poi ricolpiva energicamente, penetrando all'interno.
Il ritmo si fece via via più costante e regolare, impetuose salite alternate a lente discese. Era immensamente piacevole per entrambi.
Ad un certo punto il generale uscì dal corpo dell'amante, lo prese saldamente per i fianchi e lo girò a pancia in su con una rapida mossa.
"Ah...!" esclamò Reiken, mentre si sentì spinto contro il piano della scrivania e spogliato completamente dei pantaloni.
Il tavolo era pieno di documenti e oggetti vari, ma sia Reiken che il suo partner erano troppo eccitati per liberare il piano o fare attenzione agli oggetti poggiati sopra.
Dolcemente, Sephiroth afferrò la dura sporgenza che pulsava sulla pancia umida dell'amante, e la agitò lentamente stringendola un pò nel palmo della mano. Reiken cominciò allora ad agitare su e giù il bacino, incontrando il ritmico movimento del generale, il quale si godeva dall'alto la sua irresistibile espressione eccitata con uno sguardo compiaciuto.
Dopo qualche minuto Reiken sentì la bocca di Sephiroth chiudersi sulla punta bagnata del proprio membro e la sua lingua inscrivere rapidi e profondi movimenti circolari attorno ad essa.
"Ohhh...si, ti prego...ti prego!!" gridò, meravigliato dell'incontrollabile piacere che gli procurava quella dolce bocca, la stessa di tanti anni fa. Prese, ansimando profondamente, a muovere il bacino dentro e fuori di essa, senza interrompersi.
La lingua del generale scorreva sapientemente lungo la lunghezza del suo pene, tanto che Reiken non riusciva a smettere di ansimare e chiedere all'uomo sopra di lui di continuare.
Poi, interrompendo il dolce lavoro, Sephiroth si sollevò e gli aprì le gambe, per penetrarlo nuovamente.
Questa volta era ancora più passionale, più intensa: i due stavano *fottendo* senza sensi, completamente dominati dall'impeto del desiderio.
Presi dal travolgente ritmo, iniziarono insieme ad ansimare profondamente, sempre di più, e a muoversi l'uno contro l'altro dimenticandosi di tutto quello che gli circondava, accecati dalla lancinante brama sessuale che muoveva i loro corpi.
Raggiunsero l'apice insieme, sentendo il pressante fervore spegnersi rapidamente dopo l'orgasmo.
Reiken teneva ancora gli occhi chiusi e ansimava piano, tremando. Sephiroth lo osservava con soddisfazione: "Solo tu riesci a farmi sentire così, mio caro." esalò, respirando pesantemente.
"Sephiroth..." ansò l'altro uomo, socchiudendo gli occhi. "Ti adoro."
"Hmh..." disse il generale, piegandosi in basso, raggiungendo le labbra dell'amante "Anche io, Reiken." disse, prima di baciarlo dolcemente.
"Non sai quanto mi sia mancato in tutto questo tempo..." disse poi il più giovane, dopo essersi staccato da quella morbida bocca.
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