Parte prima: Combinatoria e dintorni

3. Macrocombinatoria

L'insieme delle pratiche microcombinatorie ha un evidente valore di repertorio archetipico delle azioni praticabili non solo sugli elementi primi del linguaggio, ma su ogni immaginabile sistema di elementi. Cosa impedisce allora di pensare la combinatoria su una scala più grande, fino a concepire il cosmo stesso come sistema globale risultante dalla manipolazione di un ristretto numero di elementi primi? Prima ancora che la scienza sperimentale possa usufruire degli strumenti che rintracceranno gli elementi costitutivi del mondo nel puro ambito chimico-fisico, questa concezione viene fatta propria da una corrente filosofica macrocombinatoria (1) che produce ambiziosi tentativi di dimostrare la combinatorietà dell'esistente; poiché ripercorrere a ritroso il processo che presiede alla costituzione degli enti e dei concetti equivale a ricercare le meccaniche dell'originario movimento di combinazione, cioè svelare i segreti della creazione, l'ambizione combinatoria è trasportata ipso facto nel campo teologico della ricerca di quelle nozioni ineffabili che costituiscono l'alfabeto del pensiero divino (2); almeno fino a quando la combinatoria leibniziana non rinuncerà ad inseguire una sempre più sfuggente ipotetica struttura del reale, svoltando in direzione di un sistema astratto che già prefigura la moderna logica formale: la storia della combinatoria è fatta coincidere spesso con la preistoria di questi sistemi, poiché utilizza dei simboli convenzionali a cui associa serie diverse di concetti, combinabili in base a regole di derivazione formalizzate.

Ma poiché tali sistemi di regole sono applicati su lettere, è evidente che essi possono essere interpretati come una sintassi, che articola elementi primari, cioè caratterizzati dalla non ambiguità, al contrario della caotica sovrapposizione semantica delle parole disponibili nelle lingue naturali: da qui l'interesse che la combinatoria riveste anche nel campo della ricerca d'una lingua perfetta, come mostrato da Umberto Eco che vi si sofferma ampiamente (3).

Come sarà impiegato il nostro termine in questo diverso paesaggio? La molteplicità che ormai siamo abituati ad attribuirgli si articolerà qui su tre differenti livelli: 1) Un'accezione generale che individua la combinatoria come la disponibilità "astratta" d'uno strumento di organizzazione formale delle relazioni tra concetti o tra esistenti; 2) Per traslazione metonimica si può parlare di combinatoria al riguardo di ogni sua diversa attualizzazione, ogni singolo tentativo storicamente realizzato (o prefigurato) di concepire un sistema filosofico organico che dia concretezza alla potenzialità combinatoria; 3) L'insieme di tutte queste diverse forme di attuazione, nelle versioni realizzate come in quelle possibili.

Naturalmente l'ambizione della combinatoria universale si costruisce su un doppio movimento: un'indagine analitica che scomponga a volontà tutto ciò che cade sotto i suoi occhi, per provvedere ad una serie fondamentale di concetti non più scomponibili, le carte che Dio aveva in mano per giocare alla creazione; ed una conseguente teoria di composizione di questi elementi primi, che sveli la tattica di gioco del creatore, rendendo conto altresì dei collegamenti che esistono nelle cose per derivazione da carte comuni. Nasce da quest'ultimo punto il collegamento costante della combinatoria con la tematica e lo sviluppo storico dell'enciclopedismo: la possibilità di seguire passo dopo passo la germinazione di un concetto da un altro è condizione primaria dell'ordinamento del sapere, agevolato quindi dall'adesione ad un sistema filosofico combinatorio.

La fascinazione intermittente di questi progetti, che hanno una matrice riconosciuta nell'Ars magna di Raimondo Lullo (XIII sec.), si sposa con un'ostilità più persistente che stigmatizzava le maestose costruzioni lulliane per l'incongruità ed arbitrarietà delle sue liste di principi e regole di composizione: lo stesso fascino che ancor oggi emanano sugli studiosi è in gran parte effetto della loro artificiosità, del carattere preistorico che attribuiamo allo stato di conoscenze del mondo che ne è espressione. Ma bizzarria e artificiosità erano i caratteri che identificavano anche la microcombinatoria; vediamo allora che rapporto può intercorrere tra queste differenti inconcepibilità delle due forme combinatorie.

Il movimento compositivo dei procedimenti della poesis artificiosa transita su un sistema strutturato di elementi perfettamente conosciuto, il linguaggio, flettendone le leggi alla produzione dell'inaudito; la combinatoria universale attua invece una strategia decompositiva che parte da ciò che è conosciuto, riconoscendolo come combinazione scomponibile di elementi primi, procedendo velleitariamente all'indietro verso un elenco di tali concetti la cui arbitrarietà lo rende risibile. I due movimenti combinatori sono dunque opposti, ma la loro bizzarria è sempre localizzabile nel loro punto d'arrivo (4); nel primo caso, la composizione artificiosa è tale perché dilata eccessivamente le potenzialità combinatorie degli elementi di partenza, tradizionalmente ristrette ad un numero di possibilità codificate dalle discipline linguistiche e poetiche; nel secondo caso la combinatoria universale risulta artificiosa perché contrae eccessivamente l'esistente in una lista gravemente approssimata per difetto: il contenuto utopico dei progetti macrocombinatori consiste nell'inconcepibile eccessività del rapporto di concentrazione che stabiliscono fra gli elementi originali ed il cosmo; i sistemi che costituiscono sono ingegnosi quanto ingenui nella considerazione della loro portata, l'arbitrarietà delle classificazioni è fenomeno così evidente da essere facilmente trasfigurato in parodia (5).

La simmetria risulta solo lievemente imperfetta perché la minuziosa codificazione a cui si oppongono le produzioni microcombinatorie non ha un corrispettivo nella elencazione degli elementi primi dell'esistente: a questi elenchi si oppone inizialmente solo un senso informale di inadeguatezza, e solo in età contemporanea le metodologie di carattere strutturalista si avviano a concepire in maniera scientifica la mappatura di questi elementi, una codificazione in qualche modo equivalente a quella della produzione linguistica (6). Naturalmente la simmetria può essere ristabilita se si riconosce il carattere "primo" della codificazione linguistica, come ricerca degli strumenti per iniziare la marcia di avvicinamento verso quel termine "ultimo" della conoscenza costituito appunto dalla descrizione esatta del funzionamento dell'universo e dei rapporti di composizione tra i concetti atti a descriverlo. L'inversione dei rapporti tra le due combinatorie è suggellato così dalla posizione estrema dei sistemi che vi si oppongono sulla linea dello sviluppo della conoscenza.

Se il caos dell'esistente è riportabile ad una lista di elementi e ad alcune regole di composizione tra essi, questa operazione di concentrazione del sapere manifesta una stretta parentela con i sistemi mnemotecnici, a cui questa forma compattata di conoscenza risulta sommamente utile, come ha mostrato Paolo Rossi nel disegnare una storia congiunta tra le due discipline, riferite entrambe al terzo lato dell'enciclopedismo (7).

 

1. Combinatoria cabalistica

Prima di Lullo già una fertile corrente del misticismo ebraico proponeva una visione del mondo che accreditava alla creazione divina una natura combinatoria: tra le correnti cabalistiche medievali questa concezione dell'universo appare più spiccata nella cosiddetta Cabbala teosofica, che opera tramite operazioni combinatorie sulla Torah (i libri del Pentateuco) giustificate dalla combinatorietà del processo di creazione già evidenziata nello Sefer Yetsirah, o Libro della Creazione (trattatello scritto in data incerta tra II e VI secolo), in cui vengono definite le trentadue vie di saggezza (dieci Sefirot o ipostasi della divinità, stati intermedi tra Dio e l'uomo, più le ventidue lettere dell'alfabeto ebraico) come gli elementi primi usati da Iahvè :

Le ventidue lettere fondamentali le incise, le plasmò, le soppesò, e le permutò, e formò con esse tutto il creato e tutto ciò che c'è da formare per il futuro (II, 2).

Per analogia al processo della creazione, la cabbala si rapporta al testo sacro non in maniera esegetica, come nella tradizione occidentale, ma utilizzando una serie di procedure che mirano ad individuare al di sotto della lettera del testo sacro accenni alla decade delle Sefirot, in quanto canali di comunicazione dell'anima con Dio. La testualità della Torah è così manipolata in base a tre tecniche fondamentali:

1) Il notariqon, ovvero l'acrostico "lineare", che ricerca combinazioni significative in base alla posizione delle lettere nei vocaboli, procedimento agevolato dall'assenza di vocali dell'alfabeto ebraico:

Leggendo la Torah si trova che le iniziali delle parole che compongono la domanda di Mosè (Deuteronomio 30, 12) «chi andrà per noi nei cieli?» danno MYLH, «circoncisione», mentre le finali danno YHVH: la risposta è dunque «il circonciso raggiungerà Dio». (8)

2) La gematrya, la già citata tecnica di numerizzazione delle parole del testo sacro.

3) La temurah, l'arte della permutazione delle lettere, ovvero l'anagramma.

Con la Cabbala dei Nomi di Abraham Abulafia (XIII secolo) il carattere vincolante che ancora assume il testo sacro per queste operazioni esplode definitivamente in un un processo "estatico" di permutazione indiscriminata delle lettere della Torah, considerate esse stesse significative al di là delle loro capacità di unirsi in parole, e dei caratteri referenziali di quest'ultime:

Se Dio ha creato il mondo attraverso l'emissione di voci linguistiche o di lettere alfabetiche, questi elementi semiotici non sono rappresentazioni di qualcosa che vi preesistono, ma sono forme su cui si modellano gli elementi di cui il mondo è costituito. (9)

La combinatoria cabalistica, agendo sul linguaggio, manipola le sostanze del mondo, in virtù della identificazione originaria di questi due ambiti operata dalla sua teosofia: da qui il suo carattere macrocombinatorio, che si sostanzia però di operazioni non dissimili da quelle incontrate nei territori della poesis artificiosa.

 

2. L'ars magna di Raimondo Lullo

Il monaco catalano Ramon Lull (1235-1316) elabora e perfeziona nel corso degli anni quello che nelle sue intenzioni vorrebbe essere un infallibile strumento di dimostrazione delle verità teologiche, di uso universale perché «universale è la combinatoria matematica che articola il suo piano dell'espressione, e universale il sistema di idee comuni a tutte le genti che Lullo elabora sul piano del contenuto» (10).

La molteplicità di versioni della combinatoria lulliana sviluppa l'applicabilità di un nucleo teorico centrale su ogni campo della conoscenza, proponendosi come ars generalis ultima, strumento dell'unificazione delle scienze (11). Così Paolo Rossi parafrasa il commento di Cornelio Agrippa incluso nell'edizione del 1598 di Strasburgo delle opere lulliane:

L'arte [...] non ha nulla di «volgare», non ha a che fare con oggetti determinati e proprio per questo si presenta come la regina di tutte le arti, la guida facile e sicura a tutte le scienze e a tutte le dottrine. L'ars inventiva appare caratterizzata dalla generalità e dalla certezza; con il suo solo aiuto, indipendentemente da ogni altro sapere presupposto, gli uomini potranno giungere ad eliminare ogni possibilità di errore e a trovare «il sapere e la verità di ogni cosa conoscibile». (12)

Il metodo rintracciato per collegare i concetti fondamentali si pone in questo senso come una logica che presiede alla corretta articolazione di ogni possibile discorso, e così la interpreta non solo Agrippa, ma un'intera tradizione di studio che ne privilegia i caratteri logico-formali; effettivamente, l'automaticità che Lullo attribuisce ai risultati delle operazioni effettuabili con l'Arte conduce immancabilmente a questo genere d'interpretazioni, come ad esempio in Thorndike:

[It is a] logical machine which would constitute the same sort of labour-saving device in a scholastic disputation or mediaeval university as an adding machine in a modern bank or business office. By properly arranging categories and concepts, subjects and predicates in the first place, one could get the correct answer to such propositions as might be put. (13)

Ma nelle intenzioni lulliane l'astrazione del sistema formale è congiunta inestricabilmente nell'Arte con l'aspetto metafisico, che riguarda proprio gli «oggetti determinati» che Agrippa considerava estranei al metodo lulliano, gli enti e i concetti del mondo su cui Dio ha impresso i suoi segni; poiché sono questi ultimi gli elementi primari da cui Lullo parte, è evidente che la combinatoria non manipola simboli convenzionali, ma le sostanze stesse dell'universo. Così Lullo avverte a più riprese che questa «Ars est et Logica et Metafisica» (14), poiché se la metafisica considera le cose fuori dalla mente e la logica considera il loro essere mentale, l'Ars le considera sotto entrambi i punti di vista. Se la logica tratta delle seconde intenzioni, cioè dei nostri concetti delle cose, l'Ars si occupa solo delle prime intenzioni, ovvero della nostra immediata apprensione delle cose:

Adhuc logicus non potest invenire veram legem cum logica: generalis autem artista cum ista arte invenit [...]. Et plus potest addiscere artista de hac arte uno mense quam logicus de logica uno anno. (15)

Vediamo dunque come agisce concretamente sui concetti questa peculiare commistione di astratto e concreto in cui consistono gli elementi manipolati dalla combinatoria lulliana, così come è più sinteticamente presentata nell'Ars brevis. Essa si avvale di un alfabeto di nove lettere, da B a K, e di quattro figure, di cui riproduciamo la prima:

 

principia
absoluta

principia
relativa

questiones

subjecta

virtutes

vitia

B Bonitas Differentia Utrum? Deus Iustitia Avaritia
C Magnitudo Concordantia Quid? Angelus Prudentia Gula
D Aeternitas Contrarietas De quo? Coelum Fortitudo Luxuria
E Potestas Principium Quare? Homo Temperantia Superbia
F Sapientia Medium Quantum? Imaginatio Fides Acidia
G Voluntas Finis Quale? Sensitiva Spes Invidia
H Virtus Majoritas Quando? Vegetativa Charitas Ira
I Veritas Aequalitas Ubi? Elementativa Patientia Mendacium
K Gloria Minoritas Quomodo?
Cum quo?
Instrumentativa Pietas Inconstantia

In questa tabula generalis sono riassunti i contenuti assegnabili alle nove lettere divisi in sei insiemi, il primo dei quali, relativo alle nove Dignità Divine, è costituito da soggetti di predicazione, mentre gli altri sono predicati, funzione dalla quale talvolta Lullo stesso stabilisce deroghe. Senza addentrarci troppo nella farraginosa complessità delle regole lulliane, basti dire che con l'aiuto delle altre figure (16) vengono costituite serie di lettere (ad es. BFG) che corrispondono ad altrettante proposizioni a seconda del contenuto che si assegna alle lettere volta per volta. Così vengono prodotte tutte le combinazioni dei principia absoluta con gli altri insiemi "operativi", in modo da poter giustificare gli assiomi così generati solo in base alla rispondenza o meno ai principi di combinazione esposti. Ma i conti non sembrano tornare, e ciò per i motivi individuati da Eco:

E qui emerge subito il primo limite dell'Ars: essa può generare combinazioni che la retta ragione deve respingere [...], certamente non si può accettare una combinazione che affermi che l'avarizia è buona. L'artista, dice Lullo, deve conoscere ciò che è convertibile e ciò che non lo è. [...] La sillogistica consentirebbe di dire «L'avarizia è differente dalla bontà, Dio è avaro, dunque Dio è differente dalla bontà», mentre per Lullo dalla combinatoria vanno tratte solo quelle formule le cui premesse e conclusioni corrispondono alla reale disposizione del cosmo. (17)

Non è una sorpresa: è un effetto diretto della funzione metafisica che Lullo tenta di combinare con quella logica, coesistenza che porta necessariamente alla contraddizione, vanificando i contenuti logici dell'operazione:

[Le combinazioni] non generano questioni inedite e non forniscono prove che non siano la riformulazione di argomentazioni già collaudate. Anzi, in linea di principio l'Ars permette di rispondere in 1680 modi diversi a una questione di cui già si conosce la risposta - e quindi l'Ars non è uno strumento logico ma uno strumento dialettico, un modo per individuare e rammemorare tutti i modi buoni per argomentare in favore di una tesi precostituita. (18)

E' il sistema teologico ricevuto da Lullo a dare forma ai giudizi di valore espressi dalla sua combinatoria, non il suo sistema di regole, che altro non è che la traduzione di quelle verità preordinate in arbitrarie norme di inibizione delle potenzialità combinatorie dei suoi schemi. In realtà la tanto celebrata ars lulliana costituisce nei suoi esiti ultimi una negazione della combinatoria: ne evoca gli strumenti, coordinati per la prima volta in un meccanismo tanto maestoso, ma li utilizza come semplice superficie d'appoggio di elementi teologici per mostrare la superiore necessità di un sistema esterno di coordinazione degli stessi.

Lo scontro che di fatto Lullo organizza tra le potenzialità della combinatoria e quelle del sistema teologico acquista le dinamiche di un incontro truccato (verrebbe da dire "combinato"): il vincitore è fissato a priori, l'arbitrato parziale di Lullo flette a piacere le possibilità della combinatoria per uniformarle alla superiore necessità metafisica. Ma le differenze tra gli sfidanti non sono fondamentalmente qualitative, cioè relative al baratro epistemologico che li separa, ma soprattutto quantitative: il libero sviluppo della combinatoria può anche effettivamente produrre le verità di fede, ma «una combinatoria incontrollata produrrebbe i principi di qualsiasi teologia possibile, mentre i principi della fede e una cosmologia bene ordinata debbono contemperare l'incontinenza della combinatoria» (19).

Se Eco parla di «incontinenza» noi disponiamo di una nozione equivalente che illumina più diffusamente il carattere di anticombinatoria dell'ars magna lulliana, quella di «restrizione»: se i procedimenti della poesis artificiosa rivendicavano i diritti fondamentali di libertà nello svolgimento della combinatoria degli elementi linguistici (beninteso, libertà di autodeterminazione, di costruzione di regole proprie), in opposizione a sistemi di regole precostituiti, l'ars lulliana si schiera dalla parte di questi ultimi, in quanto sul piano della logica persegue un'identica regolamentazione alla combinatoria universale dei concetti, assumendo il sistema teologico come vero e proprio codice di restrizioni. Ma c'è di più: poiché l'ambizione di Lullo non è confinata sul puro piano della logica, ma sempre per mezzo della combinatoria si estende al tentativo di ordinamento delle scienze, alla manipolazione classificatoria degli universali, la cui realtà extramentale non mette in dubbio, il libero sviluppo della combinatoria è limitato anche semplicemente dal mondo stesso, ovvero da ciò che Lullo conosce come esistente: non viene concessa la possibilità di combinazioni degli elementi primi che non siano corrispondenti a ciò che effettivamente è stato creato (ad esempio animali fantastici). L'esistenza stessa è posta da Lullo come condizione restrittiva degli sviluppi della combinatoria.

Gli sviluppi extra-logici dell'ars sono più evidenti nella forma divulgativa adottata da Lullo dopo l'indifferenza che Bonifacio VIII manifestò verso i suoi progetti di propagazione missionaria attraverso le virtù dell'arte. La macchinosità formale dell'Ars magna si ridusse alla semplice esposizione figurata della Catena dell'Essere nella foresta di alberi descritta nell'Arbor Scientiae (1296): in luogo d'una combinatoria formale degli elementi primi, Lullo si sposta decisamente verso le possibilità di ordinamento enciclopedico del sapere implicite nella sua dottrina, introducendo una fortunata immagine che raffigura minuziosamente la struttura gerarchica dell'esistente. Così gli elementi primi (le nove dignità e le nove relazioni) costituiscono le radici dell'albero della scienza, che confluiscono nel caos primigenio del tronco, dal quale si dipartono sedici rami, considerabili come alberi a sé stanti, ciascuno dei quali si divide in sette parti (radici, tronco, branche, rami, foglie, fiori e frutti).

Più che considerare il contenuto dei sedici alberi, che sarebbe poco definire arbitrario (l'ultimo, l'arbor quaestionalis, contiene solo quattromila quesiti sugli altri quindici!), ci preme sottolineare l'evidente anticombinatorietà di questa versione dell'Arte ad usum delphini: dei diciotto principi generatori, una volta fusi nel tronco dell'arbor scientae, non se ne ha più traccia nelle ramificazioni superiori. Il principio che presiede alla struttura ad albero, per raffigurare una combinatoria, dovrebbe essere il seguente: si opera una combinazione tra due o più dei sedici elementi, ad es. 1-5, e su ogni prodotto così composto possono innestarsi per ogni livello successivo altre quindici ramificazioni (1-5-2, 1-5-3, 1-5-4...), fino al completo sviluppo della combinatoria, che lega così ogni livello al successivo come passaggio dal più semplice al più complesso. Ma l'arbor scientiae non fa nulla di tutto questo, solo otto alberi possono identificarsi con soggetti della tabula generalis combinatoria, e le ramificazioni successive dispiegano semplicemente un sapere di altra natura, come ad esempio l'arbor elementalis, che si suddivide subito nei quattro elementi (aria, acqua, fuoco, terra), e via via su per le foglie (gli accidenti), i fiori (strumenti, come la mano o l'occhio), i frutti (le cose individuali, come pietra, oro, mela, uccello). Nel complesso, quest'ultima concezione dell'ars lulliana rappresenta un sipario abbassato sulle sorti della combinatoria, la cui eccessiva complessità ne oscurerà i destini per almeno due secoli.


Note

(1) In questa sede «macrocombinatoria» e «combinatoria» risulteranno sinonimi, poiché il prefisso «macro» ha la sola funzione di distinguerla dai fenomeni precedentemente trattati.

(2) L'idea di questo movimento regresso della combinatoria discende dal Liber de ascensu et descensu intellectus (1304) di Raimondo Lullo, in cui è espressa una dottrina cosmologica, poi ripresa da Cusano, che intreccia la combinatoria con il tema della descrizione della complicata scala degli esseri.

(3) Cfr. Umberto Eco, La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea, op. cit.

(4) Apparentemente l'elenco delle nozioni prime non è il punto d'arrivo che si prefigge la macrocombinatoria, perché ad esso viene fatta seguire l'indicazione delle regole di combinazione di questi elementi, un viaggio di ritorno verso i concetti composti da cui si era partiti; ma questa seconda parte dovrebbe semplicemente mostrare come si è giunti al risultato della prima, non comporta alcuno studio supplementare, si presume che ripercorra solo i sentieri già battuti all'andata; a meno che, come immancabilmente è stato, l'elenco non sia affatto derivato dall'analisi sistematica ma da una assunzione a priori di elementi rimaneggiati dalla moltitudine di elenchi simili rintracciabili nelle diverse tradizioni teologiche, in primo luogo da quella scolastica.

(5) Lo spunto parodistico più citato (Foucault lo pone ad origine del suo Le parole e le cose) è quello dell'«enciclopedia cinese» riportata da Borges: «Nelle sue remote pagine è scritto che gli animali si dividono in (a) appartenenti all'Imperatore, (b) imbalsamati, (c) ammaestrati, (d) lattonzoli, (e) sirene, (f) favolosi, (g) cani randagi, (h) inclusi in questa classificazione, (i) che s'agitano come pazzi, (j) innumerevoli, (k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello, (l) eccetera, (m) che hanno rotto il vaso, (n) che da lontano sembrano mosche» (Jorge Luis Borges, L'idioma analitico di John Wilkins, in Altre inquisizioni, in Tutte le opere, vol. I, Milano, Einaudi, 1994, pp. 1004-5).

(6) «La sistemica strutturale diventa una versione ipermoderna dell'antico sogno della mathesis universalis, che scoprendo e utilizzando regole universali per la combinazione di elementi di base sia in grado di garantire l'assoluta trasferibilità di ogni sapere» (Fulvio Carmagnola, La visibilità. Per un'estetica dei fenomeni complessi, Milano, Guerini e associati, 1989, p. 29).

(7) Cfr. Paolo Rossi, Clavis Universalis. Arti della memoria e logica combinatoria da Lullo a Leibniz, Bologna, Il Mulino, 1983.

(8) Cit. da Umberto Eco, La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea, op. cit., p. 33.

(9) id. ., p. 37.

(10) id., p. 61.

(11) Cfr. ad esempio l'ottimo saggio di Frances Yates che descrive l'applicazione dei principi dell'Ars all'astronomia nel lulliano Tractatus novus de astronomia (Frances A. Yates, The art of Ramon Lull: An approach to it through Lull's Theory of the elements (1954), in Lull and Bruno, v. I, London, Boston and Henley, Routledge & Kegan Paul, 1982, pp. 9-77).

(12) Paolo Rossi, op. cit., p. 66.

(13) Lynn Thorndike, History of Magic and Experimental Science, New York, 1934, v. II, p. 865.

(14) Introductoris artis demonstrativae, in Ramon Lull, Opera Omnia, Mainz, 1721-42, v. III, p. I.

(15) De logica, cap. CI di Ars Magna generalis ultima, in Ramon Lull, Opera..., Strasburgo, Zetzner, 1617, p. 538. E' questa affermazione a calamitare principalmente l'interesse di Rossi nei confronti del valore mnemotecnico della combinatoria lulliana.

(16) L'ultima figura, costituita da tre ruote mobili concentriche ognuna divisa in nove settori corrispondenti alle lettere, avrà particolare fortuna. Eco ipotizza una sua derivazione dallo Sefer Yetsirah cabalistico, in cui «si parlava della combinatoria divina in termini di ruota, e ricordiamo che Lullo, vivendo nella penisola iberica, aveva certamente notizie della tradizione cabalistica» (U. Eco, La ricerca della lingua perfetta..., op. cit., p. 68). Thorndike invece propende per «some process of sub-conscious association with [...] the use of a revolving wheel and tables of combinations of letters of the alphabet such as we have noted in the geomancies and modes of divination ascribed to Socrates, Pythagoras, and others pilosophers» (Lynn Thorndike, op. cit., v. II, p. 865).

(17) Umberto Eco, La ricerca della lingua perfetta..., op. cit., pp. 70-71.

(18) id. , p. 72.

(19) id. , p. 74.

 

Sommario   Precedente   Successivo

 


This page hosted by Get your own Free Home Page

Hosted by www.Geocities.ws

1