il Rimino Sottovoce 2018

La dinastia Gambalunga. Brevi cenni

Alessandro Gambalunga nasce da Giulio (+7.4.1598), e sposa nel 1592 Raffaella Diotallevi, figlia di Giovanni Battista.
I suoi beni sono da lui lasciati ad Armellina Gambalunga, figlia del fratello Francesco e di Lucrezia Serafini.
Francesco nasce da Ginevra Bartolini, la seconda delle quattro mogli di Giulio Gambalunga.
Alessandro è forse figlio della terza moglie del padre Giulio, Armellina Pancrazi.
L'erede Armellina (o Ermellina) Gambalunga nel 1603 sposa il bolognese Cesare Bianchetti (1585-1655) con cui genera nove figli. Armellina scompare nel 1638.
Delle sei femmine, cinque entrano nella vita religiosa. Esse sono Cecilia, Maria Maddalena, Camilla, Lucrezia, Alessandra e Costanza (che sposa Simone Bistrigari).
Questi sono i tre maschi: Giorgio (che sposa Anna Maria Ratta), Giulio e Giovanni (divenuto poi abate).
Giulio da Ottavia Pavoni ha il figlio Alessandro e da Marina Diplovatazi in seconde nozze nel 1654 ha Giulio Cesare, marito di Anna Teresa Balducci nel 1675 ed erede ufficiale dei beni del ceppo gambalunghiano.
Ultimo discendente del ramo bolognese, è Giulio Sighizzo Bianchetti marito di Gertrude Albergati, morto nel 1761.
"L'eredità Gambalunga passò ai sostituiti", si legge nel testo di Giuseppe e Ferdinando Guidicini intitolato "I riformatori dello stato di libertà della città di Bologna, dal 1394 al 1797, Volume 1" (Regia Tipografia, Bologna 1876).


Il Comune di Rimini diventa unico proprietario della Biblioteca e del palazzo Gambalunga con transazioni che vanno dal 1802 al 1847, come ricordava Luigi Tonini.


Gli ultimi Eredi Gambalunga

NOTE storiche sugli anni successivi dal mio testo
Biblioteca Gambalunga, il contino Garampi ed il chierico Galli. Documenti inediti [1997]:

14. Giulio Sighizzo Bianchetti, bolognese, era un discendente della famiglia Gambalunga. Presso l’Archivio di Stato di Rimini (ASR), in AP 433 (cc. 152-190), è conservato l’Istrumento di Concordia col sig. Senatore Co: Sighizzo Bianchetti Gambalunga per la Libreria Gambalunga del 1742, con atti relativi. L’Istrumento è legato alla lunga disputa sull’eredità di Alessandro Gambalunga (fondatore dell’omonima Biblioteca, morto nel 1619), di cui è testimonianza l’opuscolo Ariminen. Legati Bibliothecæ inter Ill.mam Civitatem Arimini et Ill.mum D. Com: Iulium Sighizzium Gambalungam, 1735 (AP 690, ASR). In AP 875, ASR, c. 44v., anno 1739, si riporta la decisione relativa all’instaurazione di una lite tra Comune e Sighizzo Bianchetti, per "obbligarlo a soddisfare" il legato Gambalunga, aumentando la dotazione della Libreria: peraltro si cercava di vedere, con "esplorazione dell’Animo" del suddetto Bianchetti, "se volesse senza strepito di lite venire alla soddisfazione" del legato medesimo. Sugli sviluppi successivi della disputa, segnaliamo un documento della Curia romana (30 agosto 1775, AP 690, ASR) da cui si apprende (p. 4) che Giulio Sighizzo Bianchetti morì nel 1761. In tale documento è presente il Chirografo di papa Pio vi del 27 luglio 1775. Per gli sviluppi successivi si veda il Restrictus Facti, & Juris (Roma 1771) in AP 691, ASR, intitolato R. P. D. Guerra Ariminen. Executionis Instrumenti quoad Augumentum Bibliothecæ ecc.: sull’argomento, cfr. pure alla voce "Concordia nella lite col marchese Sinibaldi", in AP 877 (1766-77), ASR, pp. 240-243. Cesare Sinibaldi Gambalunga sarà aggregato tra i nobili riminesi nel 1796 (cfr. AP 880, ASR, c. 7r).
25. Nella stessa lettera di Leprotti a Bianchi dell’8 marzo 1741, si legge che a Sighizzo Bianchetti era stata concessa una nuova dilazione di un anno, con la precisazione: "per soddisfacimento de’ Creditori dell’Eredità Bianchetti, nondimeno non s’intende in tale dilazione compreso il debito con codesta Biblioteca". Di tale debito, si parla nella Concordia del 1742, di cui diciamo alla nota seguente.
26. Si allude qui alla (temporanea) composizione della vertenza, avvenuta con la Concordia del 1742 (cfr. AP 433, ASR). Il legato annuo del testamento Gambalunga, era per l’"accrescimento della Libraria" di 300 scudi (di moneta vecchia, pari a 236 di moneta romana corrente), e per il Custode (bibliotecario) di 50 vecchi scudi (40 in moneta romana corrente). Il 12 dicembre 1742 Sighizzo Bianchetti accetta le seguenti condizioni, riportate alla c. 165 di AP 433: per gli arretrati dal 1733 al ’41 (pari a 2.126 scudi), gli veniva condonata la somma di 1.126 scudi; per i restanti 1.000 scudi ‘scoperti’, il saldo doveva avvenire in quattro rate annuali dal ’42 al ’45, rispettivamente di 300 scudi le prime tre e di 100 scudi l’ultima; a partire dal 1742 per ventisei anni, da Bianchetti o dai suoi eredi sarebbero stati versati 186 scudi annui, anziché i 236 previsti (secondo il ricordato cambio dei 300 scudi di "moneta abolita" in quella corrente); dopo i ventisei anni suddetti, si dovevano applicare le disposizioni testamentarie di A. Gambalunga, pagandosi da Bianchetti o dai suoi eredi la cifra stabilita di 236 scudi romani annui. (Lo strumento legale di tale Concordia, veniva steso il 20 febbraio ’43; l’accettazione da parte della Sacra Congregazione del Buon Governo reca la data dell’11 novembre 1747, mentre la registrazione delle decisioni romane avviene in Rimini il 20 marzo 1748: cfr. in AP 433 alla c. 186.) Cfr. anche il cit. Chirografo di Pio vi del 27 luglio 1775, AP 690, ASR, p. 15, dove si legge pure che l’amministratore dell’eredità Gambalunga riceveva 180 scudi annui contro i 236 destinati alla Biblioteca Gambalunghiana.

Archivio Gambalunga di "Riministoria:
Il contino Garampi alla "Libreria Gambalunga". [1996]
Biblioteca Gambalunga, il contino Garampi ed il chierico Galli. Documenti inediti. [1997]
Biblioteca Gambalunga, 400 anni. [2017]


"A San Francesco, la biblioteca universitaria. Ritorno all'antico: nel 1400 vi fu quella dei Malatesti, la prima biblioteca pubblica d'Italia" ("il Ponte" 9.4.2006)
Altri articoli sulla Biblioteca malatestiana in San Francesco.

Chi sono i primi Eredi Gambalunga


Gli Eredi Gambalunga
con terreni e case alle Celle

Alessandro Gambalunga il 12 agosto 1619, data della sua scomparsa, lascia in eredità alla Città di Rimini la propria biblioteca: è la prima biblioteca "civica" d'Italia, e si trova nel Palazzo da lui eretto tra 1609 e 1614.
Giureconsulto, Gambalunga era nipote di un muratore di Carpi giunto qui nel sec. XVI, poi arricchitosi con la mercatura ed il traffico di ferro.
Rimini aveva allora un'altra biblioteca, aperta a tutti (ovvero "pubblica", la prima in Italia): quella di San Francesco, a fianco del Tempio di Sigismondo, nata per volere di Galeotto Roberto Malatesti (1430).



Gli eredi Gambalunga sono proprietari di due case coloniche e di annessi terreni nella parrocchia di Santa Maria delle Celle, lungo il fiume Marecchia e verso il mare, come si legge in atti dell'Archivio di Stato di Rimini sui danni provocati dal terremoto del 1786.
Alle Celle allora ci sono 41 case (di cui tre oratorii) con 273 anime. E 14 delle 459 case ecclesiastiche cittadine. Le anime delle Celle sono lo 0,67% della città, le case lo 0,57%.
I tre oratorii sono le chiese delle Celle, di Viserba e della Madonna della Scala.
Le 41 case sono l'1,87% della città, le 273 anime il 2,24% della popolazione riminese.
Tra le 41 case, 14 sono di ecclesiastici (10 Luoghi Pii, 4 della Rev. Camera Apostolica), 4 dei Poveri (Filippo Ugolini più tre di nobili, Giovanni Maria Pastoni [2 case] e Maddalena Pastoni); e 22 sono di "non poveri". Una casa è detta "ruinata".
I beni degli eredi Gambalunga sono attestati dal testamento di Alessandro (11.8.1619). Altri nobili con possessioni alle Celle sono gli Agolanti, i Cima e i Martinelli.
Rimini, dicono i documenti del 1786, è divisa in 23 parrocchie tra Città, Bargellato e Contado. Le persone della Città sono 12.146 (29,95%) in 2.191 case. Nei borghi le case sono 1.594 con 11.607 persone (28,61%). Nel contado ci sono 3.320 case con 16.811 persone (41,44%). I totali indicano 7.105 case e 40.564 persone.



Quattro anni prima della morte di Gambalunga, nel 1615 sono cacciati da Rimini gli Ebrei. Un'insurrezione popolare distrugge il loro ghetto. Nel 1614 c'è stata una gravissima inondazione della Marecchia unitasi ad altri fiumi. Nel 1672 il giovedì santo un terremoto devasta la città.
Alle Celle arrivava dal Ponte di Tiberio la Fiera di San Giuliano nata nel 1351. È la zona detta del Borgo Nuovo di San Giuliano, eretto dopo la distruzione del 1469 con le bombe di Papa Paolo II.
Antonio Montanari



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