Giulio Cesare Mengozzi
La passione per la Storia di Rimini
"il Ponte", n. 7, 1988

Giulio Cesare Mengozzi è scomparso mercoledì 4 febbraio all'età di 88 anni. È doveroso ricordarlo non soltanto per la sua lunga militanza giornalistica sulle colonne dei giornali cittadini, ed in particolare di quelli cattolici, ma soprattutto per la meritoria passione con cui sin dalla giovinezza ha saputo coltivare gli studi storici, raggiungendo in essi una rara competenza.
Egli sapeva metterla a frutto, oltre che per sé e per le pagine che componeva con una diligenza che mai soffocava il guizzo narrativo ed il gusto della notizia, anche per quanti, e sono sempre stati molti, gli chiedevano un suggerimento, un'informazione con cui aprire una pista di ricerca oppure compilare una lista di testi da esaminare.
Aveva lavorato per molti anni nella nostra grande Gambalunghiana, e come pochi altri ne aveva esplorato gli angoli più nascosti. Cito un saggio sulle biblioteche appartenute agli Ordini monastici soppressi in età napoleonica, apparso nella locale Rivista Diocesana, che in poche pagine offriva un nuovo strumento d'indagine a proposito di quel grande mare inesplorato e pieno di sorprese che sono appunto le collezioni di testi.
Anche laicamente bisogna forse credere alle «vocazioni». Mengozzi l'aveva per tutto quanto costituiva la vita della città, il suo presente ed il suo passato. Come pochi altri, egli ha sempre avuto forte e pulsante lo spirito della memoria che, per avere significato e forza, deve tradursi non in un gesto di gratuita erudizione, ma in una testimonianza dell'ieri nell'oggi, per non dimenticare chi aveva dato il meglio di sé nei vari settori della nostra realtà sociale, politica o culturale, senza pregiudizi di sorta nella scelta delle figure e degli eventi.
Dove si parlava di stampa e di storia cittadina, Mengozzi non poteva mancare, con il suo entusiasmo, la sua capacità di organizzare, di costruire assieme ad altre persone (ricorderemo ad esempio la sua fraterna amicizia con Flavio Lombardini, un altro innamorato della carta scritta e della vita 'civile', non dico soltanto politica, di Rimini). Le pagine dei giornali e dei suoi lavori dell'anteguerra raccontano direttamente il lavoro di Mengozzi. Per esperienza personale posso riferire della sua dedizione, nei primi anni Sessanta, ad un'iniziativa che le nuove leve non hanno saputo rinnovare, l'Associazione della Stampa riminese, che pubblicava dignitosi «Quaderni», curava interessanti manifestazioni giocate su due toni, la celebrazione di qualche gloria locale, ed il lancio di nuove firme, individuate in quel mondo della scuola che cominciava a dare i suoi primi segni di insofferenza verso la vita placida della Rimini di allora, che scendeva nei letarghi invernali dopo gli splendori delle 'stagioni' balneari.
Mengozzi, Lombardini, Luigi Pasquini e Davide Minghini amavano la cultura riminese e si adoperavano per migliorarla. C'è un valore altamente morale nel loro operato, nella loro volontà di agire senza alcun interesse pratico, senza alcuna finalità volta alla ricerca di un qualche prestigio, desiderando unicamente di essere paghi di aver fatto qualcosa di utile per tutti.
In quei primi anni Sessanta ricordo Mengozzi che al Carlino riminese sostituiva come capo-pagina Amedeo Montemaggi quando questi andava in vacanza. Arrivava nella metà del pomeriggio, chiedeva a Gianni Bezzi, vice di Montemaggi, qualche notizia sul secondo "fuori-sacco" per il treno per Bologna delle 19, non interferiva sul lavoro della redazione, che seguiva con attenzione ma senza pedanteria. Insomma, non ci metteva mai a disagio. E la serata si chiudeva sempre con qualche arguzia, che Mengozzi si divertiva ad esporre come noi ad ascoltare.
Lungo decenni di letture e raccolte di notizie, egli aveva formato un archivio di fonti poi utilizzato per lavori pubblicati in sede locale (come le storie del nostro turismo ed alcune piccole e preziose guide a qualche chiesa), od apparsi su pubblicazioni di prestigio come i volumi della Società di Studi Romagnoli, quelli di «Ravennatensia» (l'antica Provincia religiosa ravennate), e quelli della Storia di Rimini moderna, edita da Bruno Ghigi proprio vent'anni fa.
Per Ghigi, Mengozzi firmò assieme a Luigi Lotti, Angelo Varni e Piergiorgio Grassi La storia politica, occupandosi precisamente in un lungo saggio di «Figure e vicende del Risorgimento». Il Risorgimento fu una costante delle pagine di Mengozzi, perché in esso trovava importanti motivazioni ideali.
Nel 1988, in occasione dell'Anno Mariano, il nostro giornale aveva ospitato sette suoi supplementi speciali dedicati ai santuari mariani della Diocesi.
Mengozzi aveva l'abitudine di scrivere di Storia senza contorcimenti accademici, ma con una chiarezza cronistica che sapeva esporre fatti, soltanto fatti, davanti ai quali il lettore raccoglieva il risultato di una documentazione ineccepibile.
Mengozzi è anche stato sempre assiduo redattore della «Piê», la rivista fondata da Spallicci e che compendia ancora con successo umori, stranezze e virtù della nostra terra di Romagna. Sia nell'impegno per i saggi di valore, sia in queste attività minori, Mengozzi (che spesso usava lo pseudonimo Ariminello), ha sempre lasciato il segno del suo lavoro di storico e di giornalista. A lui, che spese tante energie nel ricordo delle generazioni passate (nel quale ricordo faceva consistere l'intrinseca eticità di quello stesso lavoro), speriamo sia ricambiata la memoria per quanto realizzato durante la sua lunga vita. Per questo, nello stringerci affettuosamente ai figli ed ai famigliari tutti, vogliamo auspicare che di Giulio Cesare Mengozzi le nostre istituzioni culturali possano occuparsi con un omaggio alla sua figura che sia pure l'occasione per far rivivere una civiltà intellettuale che, con l'aria che tira nei giornali e nella vita cittadina, corre il rischio di svanire in una pigra, malinconica nebbia.
Antonio Montanari

"Riministoria" è un sito amatoriale, non un prodotto editoriale. Tutto il materiale in esso contenuto, compreso "il Rimino", è da intendersi quale "copia pro manuscripto". Quindi esso non rientra nella legge 07.03.2001, n. 62, "Nuove norme sull'editoria e sui prodotti editoriali e modifiche alla legge 05.08.1981, n. 416", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 67, 21.03.2001. © Antonio Montanari. 1745, 07.09.2012. Agg.: 09.09.2012, 18:10]. Mail