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Voto: 3.5

Gruppo: Xandria

Album: India

Anno: 2005

Genere: Gothic Metal

Durata: 51:58

Etichetta: Drakkar Records

Sito Ufficiale: www.xandria.de

Tracklist:  1. India 

                 2. Now and Forever 
                 3. In Love With The Darkness
                 4. Fight Me
                 5. Black & Silver
                 6. Like A Rose On The Grave Of Love

                 7. Widescreen
                 8. The End Of Every Story
                 9. Who We Are
                 10. Dancer
                 11. Winterhearted
                 12. Return To India

 

 

Se siete arrivati fin qui vuol dire che avete già letto il voto riservato a questo "India", terzo full-lenght dei tedeschi Xandria; e se dopo quel voto siete ancora qui, mi sembra giusto fornirvi alcune ragioni per cui non mi sento di consigliarvi, nel modo più assoluto, quest'ultimo album del quintetto teutonico.

 

Senza troppe cerimonie, addentriamoci, impazienti, in questo "orientaleggiante" lavoro, che di oriente ha solo il titolo e i testi (ispirati ai viaggi di Marco Polo).

 

I primi 2.5 punti del voto finiscono qui. Musicalmente parlando, infatti, questo India non si comporta in maniera eccelsa (ma neanche mediocre): gothic commerciale, scontato, banale, poco ispirato e terribilmente noioso. Un disco totalmente privo di classe o eleganza, diviso tra gli ultimi Nightwish e i Within Temptation (particolarmente evidente "l'ispirazione" all'ultima release di questi ultimi, The Silent Force, già recensito e sonoramente bocciato qualche settimana fa proprio da me).

 

Linee melodiche impersonali, passaggi orchestrali anonimi e stilemi già tracciati da altre band di gothic sinfonico (vedi ancora Nightwish e Within Temptation) sono gli ingredienti di questa pietanza non facilmente digeribile; brani saturi all'inverosimile, chitarre ribassate e corpose, frequenti richiami ad una pseudo-modernità, che trova il massimo dell'ispirazione in pad elettronici di dubbio gusto.

 

Il tutto è corredato dalla classica voce femminile (tipica di gruppi del genere), qui rappresentata da Lisa Schaphaus (ed ecco l'ultimo punto del voto): lei, infatti, è l'unica nota positiva di questo disco, sebbene non all'altezza di altre sue colleghe, sia per interpretazione, sia per estensione (Sharon Den Adel, Simone Simons, solo per citarne un paio). 

 

Abbiamo, quindi, un album confuso, impersonale, troppo carico e commerciale, dove si fa fatica a distinguere strumenti e melodie: non è un caso, infatti, che i pochi passaggi appena sufficienti siano riscontrabili solo in canzoni più rilassate, quali "Like A Rose On The Grave Of Love" o "Who We Are".

 

Non credo si possa aggiungere altro se non sconsigliarvi nuovamente l'acquisto di questo disco.

E questo vale sia per gli amanti del genere (che potranno rifarsi con altre band ben più capaci), sia per quelli come me, che, profondamente delusi da una vita triste e insipida, non hanno bisogno di aggiungere un'ulteriore ora di noia alla propria grigia giornata...

 

 

 

 

[~xYz~]

 

 

 

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