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Voto: 7.0

Gruppo: Hypocrisy

Album: Virus

Anno: 2005

Genere: Melodic Death Metal

Durata: 44:27
Etichetta: Nuclear Blast Records

Sito Ufficiale: www.hypocrisy.tv

Tracklist:  1. Intro
                 2. Warpath
                 3. Scrutinized
                 4. Fearless
                 5. Craving for Another Killing
                 6. Let the Knife Do the Talking
                 7. A Thousand Lies
                 8. Incised Before I´ve Ceased
                 9. Blooddrenged
                 10. Compulsive Psychosis
                 11. Living to Die

 

 

Perchè mi sembra di aver già fatto questa recensione? Continuo ad ascoltare questo "Virus" e non mi si toglie dalla testa il sospetto di aver già scritto quello che voglio dire. Ci penso, ci ripenso e alla fine ecco la risposta: Dark Tranquillity, Character.

 

Si, perchè anche quest'ultimo lavoro degli Hypocrisy si presenta come "il meglio di questi ultimi anni...". E che album signori! Potente è il primo aggettivo che muove le mie sinapsi nervose: il cambio di line-up, con Horgh alla batteria (rimpiazzo dello storico Lars Szoke) è una manna dal cielo! Chi è Horgh? Ma stiamo scherzando? Qui si parla del grandissimo drummer dei mai troppo rimpianti Immortal: furia devastante, massacro di pelli, dinamismo portato alle estreme conseguenze. Il tutto fuso con la grandissima vena creativa del leader indiscusso degli Hypocrisy, Peter Tägtgren: leggenda del mondo metal, storico proprietario degli "Abyss Studios", produttore di numerose band (Dimmu Borgir, Marduk, Immortal, Celtic Frost, Destruction), mente geniale di ben due gruppi (Hypocrisy e Pain). 

 

Melodico, il secondo taglio di "Virus". Già, perchè se l'aggiunta di Horgh alla batteria porta ritmi sfrenati, potenza e dinamismo, la formazione - forte ora anche del nuovo chitarrista Andreas Holma (già "sperimentato" in svariati live) - non perde contatto con le sue radici, ma le conferma in svariati "mid-tempo" e "slow songs" (come la stupenda "Living to Die", carica di pathos e tragicità) infarcite di led melodici, ben noti a tutti gli estimatori del gruppo.

 

Onirico, il terzo "point of view" di "Virus": testi di puro terrore si accompagnano a suoni carichi d'ansia ed ipertesi; le paure più folli di Tägtgren emergono da un tessuto ritmico di chitarre veloce e continuamente sottolineato dall'ottimo lavoro alla batteria: eccoci, quindi, a subire un'autopsia ancora vivi, impotenti di fronte ad un killer che ci sevizia lentamente, tremanti, impauriti e continuamente osservati in tutti i nostri gesti da un "grande fratello" di orwelliana memoria.

 

In sintesi, ritroviamo in questo album tutta la carriera degli Hypocrisy, simbolicamente concentrata in "Scrutinized", migliore traccia del disco, che racchiude tutti questi 10 anni di Death Metal di classe.

 

Purtroppo non è tutto oro quel che luccica (o almeno lo è solo in parte): infatti, note dolenti sono presenti anche in quest'ultimo full-lenght, sebbene decisamente superiore al precende "The Arrival". Il problema principale di "Virus" è che non ci spostiamo poi di molto da quanto già conosciamo: abbandonate le sperimentazioni di "Catch 22" e "Hypocrisy" (tra l'altro abbastanza interessanti), siamo tornati di botto a un sound delle origini, vagamente velocizzato e più black in alcuni pezzi ("Warpath" su tutti, che sembra essere scritta proprio su misura per Horgh), ma che comunque risulta un po' ripetitivo ("Fearless" sarà anche una bella canzone, ma è l'ennesimo rifacimento di "Fire in the Sky"...).

 

Metabolizzati questi piccoli appunti, gli Hypocrisy ci presentano comunque un disco godibilissimo: non sarà la svolta del secolo, ma mi sento davvero di consigliarlo a tutti.

 

 

 

[~xYz~]

 

 

 

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