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La dizione "fonti rinnovabili e assimilate" � stata poi recepita dalla delibera n. 6/1992 del Comitato Interministeriale Prezzi; delibera oggi nota come "Cip6" che fissa i prezzi, maggiorati, ai quali lo stato � tenuto a pagare l�elettricit� prodotta da quelle fonti e i sovrapprezzi da imporre agli utenti elettrici a copertura di quelle maggiorazioni (bolletta dell'Enel alla voce A3).

Purtroppo, non sono poi mai stati fissati criteri esaurenti per stabilire l�"assimilabilit�" di una fonte alle rinnovabili. Per cui fra le "assimilate" � stato fatto passare di tutto; dal metano di origine fossile agli scarti di raffineria petrolifera, ai rifiuti non biodegradabili (gomma, plastica etc.).
Al punto che le sovvenzioni a quelle fonti "sporche" ma "assimilate" sono presto diventate largamente prevalenti su quelle alle fonti "pulite", cio� alle rinnovabili "vere". Lo scandalo � di dominio pubblico e ha una dimensione ufficiale dal 6 novembre 2003, giorno in cui lo ha denunciato, all�unanimit�, la Decima Commissione della Camera; il cui presidente, Bruno Tabacci, lo ha quantificato in 60.000 miliardi di Lire e lo ha definito "Una tassa occulta in favore dei petrolieri".


Per cercare di comprendere le ragioni dei ritardi dell'Italia nella produzione di energia tramite fonti rinnovabili, credo occorra fare chiarezza, sulle debolezze normative del nostro Paese in questo settore.
Il primo piano (almeno credo) per lo sviluppo delle energie rinnovabili
in Italia nasce nel 1991 (lo stesso anno nel quale la Germania avviava il
suo programma promozionale "I 1000 tetti al foto-voltaico").
Eravamo
partiti per tempo: in quell'anno veniva approvata la legge n. 9 sul Piano
Energetico Nazionale. Legge il cui articolo 22 detta norme in materia di
elettricit� prodotta da "fonti rinnovabili", ma che a quelle due
parole ne aggiunge sciaguratamente altre due: "e assimilate".
In realt� dall'accordo scandaloso fra il Gotha del capitalismo italiano, l�Enel e il Governo Amato (definizione di Massimo Mucchetti del CorSera nel suo libro del Marzo 2003) ci hanno guadagnato tutti. Se infatti lo scopo principale dell'"affaire" era stato quello di salvare la Edison, uscita malconcia dal crack Montedison, dalla bancarotta, tra i maggiori beneficiari troviamo anche Sondel (gruppo Falk), Eni, Moratti, Garrone (vi giuro che sono sampdoriano) e Lucchini.