Il mondo che conosciamo è fatto di mille
colori, distribuiti ad arte per il piacere dei nostri occhi, del
nostro cuore. Per darci sensazioni svariate che ci penetrano
dentro violentemente e causano, spesso, i nostri stati d'animo.
Marco stava seduto su di una grossa bitta arrugginita dal tempo e
dal salmastro.
Davanti a lui c'era una figura enorme, nera, che si ergeva sulle
acque del porto e che imponentemente lambiva la banchina numero
sette. Era la stazza della Nord Europe, una vecchia porta
containers che sbuffando come un treno si apprestava alle manovre
di partenza.
- Sali giovanotto, se vuoi partire !-, gridò una voce dall'alto
della nave.
Marco si alzò e, preso in spalla una pesante sacca da viaggio,
si diresse verso la scaletta di quella grossa balena. Salì
velocemente. Una volta sopra mollò per terra la sacca e si
appoggiò ad un parapetto per guardare la terra.
Era l'ora del tramonto ed ogni cosa era rossa e nera. Le colline
sopra alla città erano come infuocate e le persone che nel porto
andavano e venivano, erano solo nere ombre di uomini. Ora, dentro
di sé, si sentiva come loro.
Un fischio assordante fermò i suoi pensieri stordendolo
lievemente, poi la nave si staccò del tutto dalla banchina e
partì.
Marco guardava la sua terra allontanarsi sempre più velocemente
ma, invece di provare quel senso di sollievo che da tempo
agognava, si sentì ancora più triste.
- E' ancora troppo presto perché qualcosa cambi...- sussurrò .
Da molto tempo voleva partire, da lungo tempo aveva cercato un
imbarco e quando finalmente, grazie ad alcune amicizie del padre,
era riuscito a trovare un posto da " passeggero" sulla
Nord Europee, aveva fatto salti di gioia.
- Allora parti...- gli disse suo padre mestamente
- Sì, lo sai che è quello che desidero
- Non voglio insistere troppo. E' solo che dovresti provare
ancora. Hai passato un brutto anno da quando mamma se ne è
andata, non è stato facile per nessuno di noi. Ma non è così
che la cancellerai -
- Io non voglio cancellarla, papà. Voglio solo riflettere da
solo. Nulla è più come prima e penso sia ora di cambiare
completamente vita.
- Se vuoi possiamo farlo insieme.
-Non è possibile, mi sono convinto che così è meglio per
tutti. Su al nord sarà tutto diverso. Vedrai che starò bene,
anche perché peggio di così non posso stare.- concluse il
giovane la sera precedente.
Dentro di se non sapeva cosa avrebbe fatto una volta giunto in
Svezia. Di certo non avrebbe passato poco tempo in quella terra,
lontana da casa sua, da suo padre, dal suo pur breve passato. A
quando e se sarebbe un giorno tornato, non ci pensava.
Lì fuori, appoggiato al parapetto, il vento autunnale era
divenuto freddo e sferzava a folate pesanti il viso di suo viso.
La terra ferma era sempre più lontana e buia ma, in cuor suo,
non stava ancora meglio.
Riprese la sacca sulle spalle e fece per dirigersi verso la sua
cabina quando fu fermato da un tizio con una strana uniforme.
- Salve ragazzo, vai in branda ?
- Sì, sistemo le mie cose e poi proverò a dormire
- Ti converrà anche mandare giù qualcosa, hai una faccia... -
continuò l'uomo - ah, non mi sono ancora presentato : capitano
Scarlatti, sono io che comando qui !
- Tanto piacere, capitano. Comunque non ho fame.
- Bhe, se non hai fame mi farai comunque compagnia a tavola,
signor...
- Marco Pavani. Vede, capitano, non è per essere scortese, ma
preferisco stare solo.
- Non stasera, giovanotto. E' l'anniversario del "
battesimo" della nave ed il cuoco ha preparato un pranzo
speciale per festeggiare l'evento. Guarda che qui a bordo non
capita tutti i giorni di mangiare bene e divertirsi. Manderò
qualcuno a prenderti fra un'ora . - concluse il capitano senza
aspettare risposta.
Non che a Marco interessasse granché quell'evento ma, comunque,
quando un marinaio bussò un'ora dopo alla porta della sua
cabina, si fece trovare pronto.
La sala dove fu accompagnato era veramente vasta e colma di gente
intenta a festeggiare. Ad un tavolo Marco riconobbe la figura del
capitano che a grandi gesti lo invitava ad avvicinarsi. Con molta
fatica il ragazzo arrivò al tavolo e si sedette nell'unico posto
libero, proprio in faccia a Scarlatti. Il rumore delle risa e
delle voci nella sala era assordante e continuo, una gran puzza
di fumo e cibo entrava direttamente nella gola di Marco il quale,
stranamente, cominciò a sentirsi a proprio agio.
- Sono contento di vederti Marco e ti ringrazio di aver accettato
il mio invito.
- Si figuri, capitano, il piacere è mio.
- Sei sempre dell'idea di non mangiare nulla ?
- No, no. Anzi ho un certo appetito ora.
- Benissimo ! Allora preparati ad assaggiare gli insuperabili
piatti del nostro cuoco !
il capitano ordinò al marinaio di servire da mangiare anche a
Marco, poi, tra una forchettata e una tirata di pipa continuò a
conversare con il suo giovane ospite.
La cena trascorse veloce ed il suono dei bicchieri agitati per
aria e poi gettati contro le pareti come brindisi, ne decretò la
fine. La sala in breve tempo si svuotò. Marco ed il capitano
rimasero soli.
- Dimmi ragazzo, cosa ci fai realmente su questa nave ? - Chiese
ad un tratto il capitano
- Ve lo detto, vado in cerca di un buon lavoro su a nord.
- Si, si...questo me lo hai detto. Ma per la verità non la puoi
dare a bere a me. Ne ho visti tanti sai più o meno come te.
Tutti con il tuo stesso sguardo, con la tua stessa espressione.
- Dice ? Si vede tanto, non è vero ?
- Certo che si, diamine ! Cosa ti spinge a fare questo viaggio?
Marco ora, forse anche per colpa del molto alcool che aveva
buttato giù durante la cena, sentiva il bisogno di sfogarsi
realmente, come non aveva saputo fare con suo padre. Spesso
capita di aprirsi con estranei, di dire cose che ad un padre o
una madre non si riescono a dire.
- E' da un anno che non vivo più. Da quando è morta mia mamma.
Ho come perso la mia strada e non sono ancora riuscito a
ritrovarla. Penso che cercando altrove, forse, potrò tornare
com'ero: un ragazzo normale, felice come chiunque altro. A casa
non era possibile. Ogni cosa non era più uguale a prima, mio
padre, i miei amici, il lavoro... - si sfogò tutto di un fiato
Marco.
- Brutta storia, amico mio. Non hai tutti i torti, sai ? Ho visto
gente partire per molto meno. Per donne, denaro o solo per quello
che chiamano " spirito d'avventura", ma che io penso si
solo incapacità di stare al mondo.
- Sono felice di sentirglielo dire - disse Maco accennando un
sorriso.
- Dire cosa ?
- Che mi da ragione .
- Ma io non ti do ragione ! Mi hai frainteso, non ho finito il
mio pensiero. Ti dicevo solo che , nella tua situazione, più che
in altre, un uomo può sentire il bisogno di fuggire. Ciò non
toglie che chi lo fa, che scappa, sbaglia di grosso !
- Lei ora dice così perché non mi capisce ! - Lo interruppe
Marco alzandosi di scatto dalla sedia.
- Aspetta, siediti. Lo so, non posso capirti. Anche se avessi
passato un'esperienza come la tua. Il dolore, come l'amore, è un
sentimento diverso da uomo a uomo. Ognuno di noi lo sente in
maniera diversa. Quello che, secondo me, non devi accettare è
che il tuo dolore ti sconfigga e ti cambi la vita.
- Ma è stato così e non posso tornare indietro !
- E questa cretinata chi l'ha detta ? Sei tu che decidi, ragazzo.
Solo tu.
- Non è vero, non sono io che decido. Non nelle cose importanti.
Non ho deciso io la mia nascita, non ho deciso io la morte di mia
madre !
- E allora dimmi : se non sei stato tu chi lo ha fatto ? -
incalzò il capitano.
- Non lo so. Dio, credo. Almeno così mi hanno insegnato da
piccolo.
- Un sopruso bello e buono ! Tu credi in Dio ?
- E' difficile da dire. A volte si, altre no.
- Ma in quelle volte che ci credi, pensi sia buono o cattivo. Con
te intendo.
- Ora mi sta facendo delle domande che non capisco molto bene.
Penso che lui o chissà cos'altro, agisca secondo schemi che non
conosco. Avrà i suoi motivi .
- Ti ha detto così tuo padre quando tua mamma se ne è andata ?
Ha risolto così il problema?
- No, non lui. E' stato un prete amico di famiglia. Mio padre
ancora non si è dato pace.
- E fa bene, cavolo ! Niente, ricorda, niente può essere un buon
motivo se ti costringe a vivere una vita colma di dolore. Se ti
obbliga a salire su di una nave, lasciando tutto. Ce l'hai una
donna a casa?
- Si, non ho neppure avuto il coraggio di salutarla.
- Ecco lo vedi, con la tua partenza hai dato dolore a chissà
quanta altra gente. Chi ti da il diritto di farlo? Dio? Il tuo
amico prete ? Non credo !
Marco guardava negli occhi il capitano. Lo vedeva sicuro di tutto
quello che diceva. Si perdeva in quella voce, in quelle parole
che, a poco a poco, stavano frantumando ogni sua certezza. Per la
prima volta dal tragico evento, cominciava a pensare di essere
stato troppo frettoloso nel decidere di andare. Si sentiva un
egoista.
- Non so se lei ha ragione o torto - disse - ma se veramente
crede di essere nel giusto, mi dica cosa devo fare .
- Non posso dirtelo, devi decidere da solo. Posso darti però dei
consigli. Prendili come se venissero da un amico che ha un poco
più d'esperienza di te.- il capitano s'interruppe un attimo, si
riaccese la pipa, tirò un gran fiato di fumo e ricominciò a
parlare con calma e decisione.
- Non è giusto che un altro, chiamalo Dio, destino, chiamalo
come ti pare, decida per noi. Nel bene e nel male. Non è giusto
non avere voce in capitolo sulle cose che sono veramente
importanti. Non possiamo chinare il capo, rassegnarci, quando un
così grosso torto ci viene fatto, senza spiegazioni, senza
preavviso. Un lampo e tutto finisce, o inizia. Non serve a nulla
farci consolare o, come fai tu, fuggire senza reagire, senza
lottare. Si, lo so che è una lotta impari, ragazzo mio. Che può
sembrare di scontrarci con dei mulini a vento. Però, e te lo
dirò con tutta franchezza, io ogni giorno urlo dalla punta della
prua della mia nave. Urlo contro il vento e contro chi forse mi
ascolta ma non vuole rispondermi. Agito i miei pugni e faccio
stridere i miei quattro denti, come se dovessi fare a botte con
qualcuno. Mi ribello a modo mio e vado a vanti per la mia strada,
senza intralciare il cammino di chi mi è vicino. E questo mi fa
sentire meglio. Io comando un bel po' di uomini sulla Nord
Europee, ma mai e poi mai faccio qualcosa senza renderne conto a
loro, senza spiegare al mio equipaggio, i motivi delle mie
decisioni. Ora quello che farei io , nella tua situazione, è
tornare a casa. A testa alta, portando tua madre nel cuore e
protestando finché hai voce e voglia. Chiedendo spiegazioni del
perché lei non è più con te. Devi camminare senza timori, non
sei uno schiavo ma un uomo di questo mondo. E questo non deve
solo riguardare il tuo rapporto con il tuo dio, deve essere così
per tutte le cose. Devi dare rispetto e pretenderlo, da chiunque,
alla stessa maniera. Anche se spesso ti troverai a ragionare da
solo e ti sentirai un po' stupido.
Il Capitano smise di parlare e si infilò in bocca la sua pipa.
Marco rimase in silenzio qualche secondo, poi si alzò e fece per
andarsene dalla sala. Ma una volta giunto nei pressi della porta,
si voltò e ritornò sui suoi passi.
- La ringrazio per quello che mi ha detto. Non so ancora se darle
ragione. Però mi ha fatto riflettere e per me, di questi tempi,
è già molto.
- Dormirci pure sopra, ragazzo. Ormai sono le quattro del mattino
e devo andare a fare il mio giro. Per vedere se tutto fila
liscio.
- Grazie ancora - concluse Marco andandosene.
Fuori faceva un freddo cane e le stelle riempivano in maniera
apparentemente confusa il cielo.
Marco entrò nella sua cabina e si gettò faccia all'aria sulla
brandina. Gli ci volle ancora molto tempo per addormentarsi ma
alla fine si arrese al sonno.
Il mattino arrivò in fretta ma solo verso le undici il giovane
lasciò la brandina e uscì all'aria aperta. Era una splendida
giornata di sole, intorno c'era solo mare e vento che prendeva
d'infilata la Nord Europee. Si diresse velocemente verso la prua
della nave e si affacciò al parapetto. Ogni cosa brillava al
sole, le onde, gli schizzi d'acqua erano argentati, freschi e
vivi.
- Ben alzato Marco !
- Ah, è lei capitano. Stavo godendomi uno spettacolo che avevo
dimenticato da tempo: il mare.
- Ti trovo decisamente meglio oggi, sai ?!
- Effettivamente mi sento un po' meglio. Non molto ancora. Ma
sono sicuro che una volta arrivato in Svezia, fatto un bel giro
turistico per il porto e trovato un imbarco per tornare a casa,
mi sentirò ancora meglio !
- Allora hai deciso di tornare. Sono fiero di te. Hai capito
cos'è giusto.
- E' stato molto persuasivo ieri notte, capitano.
- A essere sincero non ci speravo. Sei il primo che mi da
ascolto, spero non l'ultimo... Gli altri di cui ti parlavo ieri,
quelli che si erano imbarcati prima di te, hanno tutti voluto
andare fino in fondo, fino a sbatterci con il naso, per poi
perdersi del tutto. Sono contento per te.
- Io veramente di naso ci ho già sbattuto, salendo su questa
nave. Per fortuna lei ha impedito che andassi oltre. - disse
Marco ridendo
Il capitano guardò con soddisfazione la faccia felice del
giovane, poi aggiunse :
- Tra una buona oretta incroceremo la Queen Spain, una nave
spagnola che fa rotta verso casa tua. Il capitano è un mio
vecchio amico. Se vuoi posso contattarlo via radio e farti
prendere a bordo.
- Sarebbe stupendo !
- Allora bene così. Vai a preparare la tua roba. Ti chiamerò
quando avvisteremo la nave.
Due ore dopo Marco era a bordo della Queen Spain. Aveva sulla
testa il berretto che il capitano Scarlatti gli aveva donato,
nella mente aveva casa sua.
I colori di quella giornata riempivano il cuore del giovane e
facevano da degno contorno al suo stato d'animo. Ora si sentiva
veramente bene, provava quel senso di sollievo che non aveva
sentito al momento di imbarcarsi sulla Nord Europee. All'
orizzonte vedeva quella grossa nave diventare sempre più nera,
sbiadire lentamente e poi sparire dietro alla curva del mare,
come i suoi incubi, come il suo senso di rassegnazione. Era
bastata una notte per restituirgli tutto quello che stava
perdendo, poche parole che probabilmente aveva già nel profondo
del suo cuore ma che mai era riuscito a far venire a galla. Ci
vuole poco o niente perché l'ago di una bussola , che è la vita
di un uomo, possa impazzire e segnare una rotta sbagliata. Ci
vuole quel poco che spesso non osiamo fare, perché ritorni a
segnare la giusta via