�il Tao dell'Arco�

a cura di Aldo Onersi


Chuang

Quando Kan Ying, un bravissimo arciere dell'antichita', tendeva l'arco, gli animali si sdraiavano e gli uccelli venivano gi�.Un discepolo di nome Fey Wei aveva appreso l'arte dell'arciere da Kan Ying ed aveva superato il maestro in bravura.� Un certo Chi Ch'ang, a sua volta, studi� l'arte dell'arciere presso Fei Wei. 'Prima impara a non battere gli occhi -gli disse Fei Wei- e poi si potr� parlare di tiro con l'arco'.
Chi Ch'ang torn� a casa e si sdrai� sotto il telaio della moglie con gli occhi fissi sul pedale: dopo due anni, teneva gli occhi aperti, e non li batteva neanche se li sfiorava la punta d'un punteruolo. Lo rifer� a Fei Wei, che disse: 'Non basta. In secondo luogo impara a guardare e poi andr� bene. Quando vedrai il piccolo come se fosse grande e l'impercettibile come se fosse distinto, dimmelo'.
Con un pelo della coda di uno yak Ch'ang appese un pidocchio alla finestra e lo guard� con il viso rivolto a mezzogiorno: entro dieci giorni era pi� grande, dopo tre anni era come la ruota d'un carro. Allo stesso modo vedeva le altre cose come colline e come montagne. Allora con un arco di corno scocc� un sottile bamb� sradicato nel novilunio e trapass� il cuore del pidocchio senza troncare il pelo a cui era appeso. Lo rifer� a Fei Wei, che pest� il piede a terra e si batt� il petto. -Ci sei!- disse.
Quando Chi Ch'ang ebbe appreso tutto sull'arte di Wei, pens� che una sola persona al mondo poteva stargli alla pari e pertanto progett� di uccidere Fei Wei.
Incontratisi in aperta campagna, i due tirarono l'uno contro l'altro, ma le punte delle frecce si scontrarono a mezza strada e caddero a terra senza nemmeno sollevare la polvere.
Fei Wei esaur� le frecce per primo, mentre a Chi Ch'ang ne era rimasta una. Quando costui scocc�, Fei Wei devi� il dardo con l'estremit� di un ramo spinoso.
Allora i due gettarono l'arco piangendo e sul terreno si fecero reciproci inchini, invitandosi ad essere padre e figlio. Si incisero il braccio e col sangue giurarono di non rivelare ad altri la loro arte.

(Lieh-Tzu, "Il vero Libro della sublime virt� del cavo e del vuoto", Libro V,� i Quesiti di T'ang, n.73)

Mentre Lieh-Tzu studiava il tiro con l'arco, colp� il centro del bersaglio. Ne chiese a Yin del valico, che gli disse: -Sai in che modo si colpisce il centro del bersaglio?-�
-Non lo so- rispose l'altro.
-Non sei ancora maturo- disse Yin del valico.�
Lieh-Tzu si ritir� e si esercit�. Dopo tre anni ne rifer� di nuovo a Yin del valico, che gli chiese: -Sai in che modo si colpisce il centro del bersaglio?-
-Lo so- rispose Lieh-Tzu.
-Va bene- disse Yin del valico. -Conserva questa conoscenza e non perderla. Non si applica soltanto al tiro con l'arco: � cos� anche nel governare lo stato e la propria persona. Perci� l'uomo santo non investiga il sopravvivere o il perire, ma perch� � cos�.

(Lieh-Tzu, "Il vero Libro della sublime virt� del cavo e del vuoto", Libro VIII, Concordanze esplicative, n.107)

Lieh Yu-k'ou tirava d'arco a beneficio di Po-hun Mou-jen.
Tenendo una tazza colma d'acqua sul gomito, tendeva l'arco al massimo e scoccava: mentre una freccia andava ad unirsi alle altre, una nuova era gi� scoccata. Per tutto il tempo sembr� una statua.
-Questo � il tiro di chi bada� a tirare- disse Po-hun Mou-jen -non � il tiro di chi non bada a tirare. Se saliamo insieme su un'alta montagna e posiamo i piedi su una roccia sporgente, a picco su un abisso profondo cento canne, sarai capace di tirare d'arco?-� Cos� Mou-jen sal� su un'alta montagna, si mise su una roccia sporgente, a picco su un abisso profondo cento canne, indietreggi� con le spalle voltate fino a che i suoi piedi sporsero per due decimi all'infuori e s'inchin� a Yu-k'ou per invitarlo a farsi avanti.
Yu-k'ou giaceva prostrato a terra, col sudore che gli scorreva fino alle calcagna.
-L'uomo sommo- disse Po-hun Mou-jen -scrutando in alto l'azzurro Cielo e attraversando in basso le Sorgenti Gialle, tollera le otto direzioni senza che il suo spirito e il suo ch'i si alterino. Invece tu, tutto tremante, hai solo voglia di chiudere gli occhi. E' dentro di te che sta il pericolo!-

(Chuang-Tzu, "Il vero Libro di Nan-Hua", Libro VII, Cap.XXI, 'T'ien Tzu-Fang', n.152)






Sostanzialmente,
l'arciere
mira a se stesso
(il libro del Tao)







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