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                                                 #18 DAVE COWENS      
                   2 NBA CHAMPIONSHIPS WITH THE  BOSTON CELTICS

THE STORY
Per me non � difficile parlare di Dave Cowens. Alla fine degli anni ’70, quando cominciavano ad arrivare le prime notizie dal misterioso mondo del basket professionistico, la figura di un centro dai capelli rossi, mancino come me, e combattivo pi� di me, mi aveva subito conquistato. Nato il 25 ottobre del 1948, Cowens era cresciuto a Newport, nel Kentucky rurale, giocando nella sua prima squadra all’et� di 8 anni. Al primo anno di liceo alla Newport Catholic High School, sembr� che il suo feeling con la palla a spicchi fosse destinato ad esaurirsi: dopo un dissidio con l’allenatore, lasci� la squadra dedicandosi al nuoto ed all’atletica. All’epoca era alto "solo" 185 centimetri, ma la pratica di questi due sport lo aiut� molto a rinforzare la muscolatura e ad aumentare la resistenza agli sforzi prolungati, cosa che gli sarebbe molto servita in seguito. Ma improvvisamente crebbe di 5 pollici, e complice anche un cambio di allenatore, Dave pot� ritornare al suo primo amore, la pallacanestro. Con 13 punti e 20 rimbalzi di media guid� la sua squadra ad un formidabile record di 29 vinte e 3 perse nel suo anno da junior, e molte formazioni universitarie statunitensi cominciarono a "corteggiarlo". Tutte meno quella che lui amava di pi�: la Kentucky University del santone Adolph Rupp, ed allora il "Rosso" per ripicca decise di studiare e giocare alla Florida State University. Cos� facendo scontent� anche suo padre, ma le rassicurazioni di coach Hugh Durham ed il clima della Florida furono pi� forti dell’amore filiale. I "Seminoles" di Florida State stavano scontando quella che in America � la "probation": pescati dalla NCAA (l’Associazione dei College a stelle e strisce) a commettere delle violazioni nel reclutamento degli atleti, FSU doveva scontare la punizione che le precludeva la possibilit� di apparire in TV, di giocare il Torneo di marzo anche se si fosse qualificata, e quindi di incamerare i premi ed i ricchi diritti televisivi. Cos�, mentre Dave Cowens giocava in quintetto tre splendide stagioni con Florida (19 punti e 17 rimbalzi di media guidando la squadra dalle 11 vittorie e 15 sconfitte del primo anno ai 23 successi contro i soli 3 ko dell’ultimo campionato), quasi nessuno nell’NBA si rendeva conto di questo talento, e chi se ne accorgeva lo vedeva troppo basso per giocare pivot tra i "pro". Chi per� non si fece ingannare fu il solito "Red" Auerbach: il general manager dei Boston Celtics aveva deciso di scegliere Dave Cowens nel draft del 1970 con largo anticipo. Quello che lo aveva colpito era lo spirito fiero e combattivo unito ad una fortissima competitivit� che animavano il pivot kentuckiano di Florida State, e nonostante il "pool" dei cestisti universitari quell’anno fosse particolarmente ricco, i Celtics avevano bisogno di qualcuno che potesse sostituire Bill Russell, ritiratosi da un anno. Per i tifosi biancoverdi fu amore a prima vista: nella citt� di San Patrizio un atleta dai capelli fulvi parte gi� favorito, ma i tuffi sul parquet per recuperare la palla, il sacrificio in difesa e la grintosa lotta ai rimbalzi lo fecero diventare uno dei beniamini del "Garden". Pi� basso dei "big men" della NBA, sopperiva alla mancanza di centimetri e di stazza con la grinta e con il suo incredibile fiato: quando lo incontravano, anche Kareem Abdul-Jabbar e Wilt Chamberlain dovevano prepararsi ad una maratona. Nella prima stagione con il numero 18 dei Celtics segn� 17 punti e cattur� 15.4 rimbalzi a partita, guadagnandosi il titolo di Rookie dell’Anno anche se in coabitazione con Geoff Petrie di Portland. Il giovane Cowens giocava con tale intensit� da sfiorare quasi uno stato di trance, come sottolineava il suo coach Tom Heinsohn in un’intervista a Sports Illustrated: "A volte gli parlo durante un timeout e so che sta tentando di ascoltarmi, ma proprio non riesce a sentirmi". Mentre il suo giovane centro raffinava il suo gioco, Boston migliorava costantemente la propria classifica: 44 vittorie alla fine della prima stagione di Dave nella "Beantown", 56 nella seconda, 68 nella terza. Cowens intanto si consacrava uno dei migliori tra i "pro", venendo convocato per il suo primo All-Star Game (ne disputer� altri 5) e venendo nominato MVP della lega nel 1973. A quel tempo il miglior giocatore veniva eletto dai cestisti dell’NBA, ed il 18 verde dichiar� in seguito: "Venir votato il migliore dai miei colleghi fu la pi� bella soddisfazione. Io ho sempre lottato per guadagnarmi il rispetto dei giocatori perch� sono loro quelli che possono capire la tua dedizione". In quella stagione Boston venne eliminata dai Knicks nella finale della Eastern Conference alla settima partita, ma Cowens, tra l’altro MVP dell’All-Star Game, dichiar� che nel ’74 i Celtics sarebbero tornati grandi. E cos� fu: nonostante le "solo" 56 vittorie della "Regular season", la franchigia del Massachusetts arriv� ai playoffs caricatissima e pronta a rinverdire (� proprio il caso di dirlo) i fasti passati. Superati agevolmente i Buffalo Braves ed i New York Knicks, Boston si trov� di fronte in finale i Milwaukee Bucks capitanati da Kareem Abdul-Jabbar. La serie fu memorabile, e si risolse solo alla settima e decisiva partita, nella quale Dave Cowens domin� il pi� tecnico Jabbar segnando 28 punti, catturando 14 rimbalzi, e guidando i Celtics alla vittoria per 102 a 87. Nella stagione 1974-‘75 Boston raggiunse ancora le 60 vittorie, ma si fece superare da Washington nei playoffs. Celtics animati nuovamente da propositi di vendetta per l’annata seguente, che si risolse con quella che � stata riconosciuta come una delle pi� belle partite della storia dell’NBA. Con due vittorie a testa, Boston e Phoenix si giocavano al Boston Garden una fetta del titolo, e furono i Celtics ad avere la meglio dopo tre supplementari per 128 a 126 grazie ai canestri di Havlicek ed ai rimbalzi di Cowens nonostante i disperati canestri di Heard e dell’ex-Celtic Westphal. La sesta partita vide ancora il successo di Boston, e con esso l’arrivo del tredicesimo "banner" sulle volte del Boston Garden. Da quel momento in poi, per�, Cowens cominci� a perdere entusuasmo: forse per la "trade" di Paul Silas, suo grande amico spedito a Denver, forse perch� i nuovi arrivi non mostravano lo stesso attaccamento alle leggi del "pride" bostoniano, Dave decise di ritirarsi. Riempito il bagagliaio della sua auto scassata con poche cose del suo appartamento, prese la strada di Newport, nel Kentucky, dove voleva solo star in pace e bere birra con gli amici d’infanzia. "Io ho in mente un certo stile di vita ed un modo di godermi le cose che di essa fanno parte" dichiar�, ed anche se il suo esilio volontario dur� solo 30 gare, il suo gioco aveva perso un po’ della brillantezza e del "peperoncino" che lo aveva contraddistinto. Per cercare di rimotivarlo, Auerbach gli propose di agire da giocatore-allenatore dopo sole 14 gare della stagione ’78-’79 (iniziata con 2 vittorie e 12 sconfitte), ma nonostante un sensibile miglioramento, i Celtics erano diventati una delle peggiori squadre dell’NBA. "Non avevo esperienza, come allenatore. Era semplicemente troppo, per me". Non tutto il male vien per nuocere, e da quella disastrosa stagione arrivarono i diritti per la scelta di un giovane giocatore degli Indiana State Sycamores, Larry Bird. L’arrivo del 33 biondo e di un nuovo coach, il sergente di ferro Bill Fitch posero le basi per la resurrezione della squadra, che pass� da un bilancio di 29 vinte e 53 perse ad un incredibile 61-21. Poco prima che la stagione ’80-’81 iniziasse, Cowens sciocc� tutti comunicando la sua decisione di ritirarsi, stavolta definitivamente; forse conscio di aver imboccato il viale del tramonto della sua carriera, perse la grande occasione di vincere il suo terzo anello e vide in TV i suoi ex-compagni superare gli Houston Rockets in sei partite. Ma anche il suo secondo ritiro ebbe fine nel 1982, quando il suo ex-compagno ai Celtics ed allora coach di Milwaukee, Don Nelson, lo chiam� a fare da chioccia ai talenti della sua squadra. Con Dave, Milwaukee arriv� alla finale di Conference eliminando in quattro gare proprio i nostri Celtics, ma venne agevolmente superata dai Philadelphia 76ers di Moses Malone e Julius Erving. Al termine di quel campionato, Cowens si ritir� per la terza ed ultima volta. Nel 1990 fu eletto alla Hall of Fame di Springfield, tra i grandi della storia del basket, e dichiar�, con la sua tipica modestia: "Non mi sono mai considerato una superstar, io rappresento la classe lavoratrice dell’NBA. Ho sempre dato tutto quello che avevo con generosit�, e sono onorato per essere entrato nella Hall of Fame, perch� posso menzionare un mucchio di atleti pi� forti di Dave Cowens". Nel 1994 torn� su una panchina, come vice-allenatore di Bob Hill a i San Antonio Spurs, e nel 1996 fu nominato coach dei Charlotte Hornets guidandoli al record di 54 vinte e 28 perse ed alla loro prima partecipazione ai playoffs. Ma alla terza stagione con la franchigia del North Carolina, la squadra cominci� a faticare e costrinse Dave a dimettersi il 7 marzo di quest’anno. Ciliegina sulla torta di una splendida carriera, per lui, l’inserimento nella lista dei migliori 50 cestisti nella storia dell’NBA: una dimostrazione che a volte la tenacia e la volont� possono sopperire a doti fisiche ed atletiche inferiori a quelle degli avversari.
Fabio Anderle

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