La maggior parte delle linee guida concorda sul fatto che tutti i dolori alla schiena,
esclusi quelli da sindrome della cauda equina, richiedono un tentativo di terapia
conservativa per almeno un mese.
Il riposo a letto, tradizionalmente considerato uno dei cardini della terapia del
dolore alla schiena, sembra invece di scarsa utilità in base agli studi più recenti.
Per i pazienti con i reperti tipici di ernia del disco il valore del riposo a letto
sembrerebbe maggiore. E' chiaro però che una prolungata immobilizzazione apporta più
svantaggi che benefici. Bisogna però evitare di stare seduti, in quanto questa posizione
aumenta la pressione intradiscale.
Il primo interesse del paziente è l'attenuazione del dolore e a questo scopo sono
efficaci sia il paracetamolo sia i FANS; nella scelta va tenuto presente che analgesici e antinfiammatori
vanno somministrati per almeno una settimana.
In caso di dolore sciatico molto accentuato, se i FANS non hanno ottenuto la remissione,
si può provare un cortisonico per tre o quattro giorni.
I miorilassanti non sono più efficaci dei FANS nel trattamento della lombalgia
acuta e il loro utilizzo in associazione non ha dimostrato alcun vantaggio. In oltre il 30
per cento dei pazienti che assumono miorilassanti sono stati riportati effetti
collaterali, inclusa la sonnolenza e le cadute negli anziani.
I trattamenti fisici consigliati al paziente descritto in apertura, quali massaggi,
diatermia, ultrasuoni, ionoforesi, laser transcutaneo, biofeedback e stimolazione nervosa
transcutanea (TENS) non hanno in effetti un'efficacia provata nel trattamento della
lombalgia acuta. Le infiltrazioni di trigger point nella schiena, delle faccette
articolari, le iniezioni di steroidi, lidocaina od oppioidi nello spazio epidurale non
hanno un'efficacia dimostrata nel trattamento del dolore acuto del rachide lombare. Anche
le trazioni e l'uso di busti e tutori non sembrano efficaci nel trattamento
della lombalgia acuta.
La manipolazione, definita come sollecitazione manuale della colonna mediante
sistemi di leva nel trattamento della fase acuta può temporaneamente diminuire il dolore
e migliorare la funzionalità. La cura non deve superare le due settimane: nessuno studio
ha dimostrato l'efficacia dell'uso prolungato della manipolazione per evitare le recidive.
L'esercizio fisico è una terapia comunemente utilizzata e spesso mal compresa.
Anche in condizioni di ernia acuta l'inattività prolungata va evitata. Ai pazienti
dovrebbe essere prescritto di cominciare a camminare il più presto possibile, concedendo
eventualmente due giorni di riposo se il dolore è troppo forte. Entro la prima settimana
il paziente dovrebbe essere istruito a camminare venti minuti ogni tre ore di posizione
supina. Per evitare l'indebolimento dovuto all'inattività, sino a quando il malato non
ritorna al lavoro sono consigliabili esercizi di resistenza quali il camminare, la
cyclette, il nuoto e persino la corsa leggera. Questi esercizi non sollecitano la schiena
più della posizione seduta sul bordo del letto per un uguale periodo di tempo.
Un'altra modalità terapeutica che ha ricevuto molta attenzione è la cosiddetta scuola
della schiena (low back school), utile soprattutto per chi svolge un lavoro manuale
faticoso. In queste strutture i pazienti vengono educati alle tecniche corrette per stare
seduti, in piedi e per alzarsi, e ricevono nozioni di biomeccanica del rachide e
fisiopatologia del dolore. Chi riceve questo tipo di informazione ritorna al lavoro prima
e in genere riduce l'incidenza delle lesioni alla schiena sul posto di lavoro.