Counter PRESTON HUGHES III

 

PRESTON HUGHES III

Un uomo condannato a morte…

INNOCENTE!



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"APPELLO URGENTISSIMO!"

Le "Voci da Galera" non sono solamente quelle che si levano dalle carceri italiane, ma appartengono al mondo intero: sarebbe (è) impossibile in un libro raccoglierle tutte… Ci vorrebbero tomi e tomi enciclopedici: tuttavia, desideriamo in questo sito prestare attenzione anche ad una "voce" in particolare, che è quella del nostro corrispondente dal Texas, Preston Hughes III, condannato a morte da innocente, vittima di una vera e propria cospirazione e congiura giudiziaria: è la "voce" di un uomo che vive nel "Death Row" (ndr: braccio della morte) senza aver fatto nulla di nulla, ripetiamo, per meritarsi questa atroce e agghiacciante (specie psicologicamente) condizione. Tra la vita e la morte. Ogni giorno. 


MA PERCHE’ PRESTON  


E’ STATO CONDANNATO

A MORTE?
 


Tra la fine di Febbraio e gli inizi del Marzo 1988, Preston, andando a caccia di selvaggina s’imbattè in un coniglio e lo uccise con un coltello da caccia. Tale coltello da caccia non venne mai lavato: venne da lui riposto su di una mensola, nell’armadio della sua camera da letto. 

DOPO 7 MESI CIRCA, la mattina di lunedì 26/09/88, Preston andò al lavoro: lasciò il suo appartamento verso le ore 6.00 e timbrò il cartellino d’entrata alle ore 8.00. Lo ritimbrò all’uscita alle 18.30 (senza mai uscire dal posto di lavoro durante tutta la giornata). Preston, a quell'ora, attese un collega che gli avrebbe dato un passaggio in auto fino alla fermata del bus. Verso le 19, all’interno del parcheggio del luogo di lavoro, Preston incontrò due suoi colleghi (testimoni/alibi): parlarono insieme per un po’ e poi decisero di andare ad una stazione di servizio di benzina che offriva anche il servizio bar-negozio (tipo i nostri autogrill autostradali). Là acquistarono dei liquori & soda, e rimasero in piedi, fuori nel parcheggio, a parlare e a bere qualcosa insieme. Uscirono dal negozio intorno alle 20.10. 

Nel frattempo il collega che avrebbe dovuto dare un passaggio a Preston fino alla fermata del bus, se ne era andato a casa. Preston perse per un soffio il bus, quindi decise di andare in un negozio per comprarsi qualcosa da mangiare aspettando il prossimo bus (altri testimoni/alibi). Acquistò del cibo e lo mangiò all’interno del negozio: poi s’incamminò verso la fermata del bus. 

Salì in autobus verso le 20.45 ma, una volta salito, si addormentò. Andò oltre la sua fermata e il conducente (testimone/alibi), una volta arrivati al capolinea, lo svegliò: erano circa le 22.00. 

Preston allora scese, si rese conto di dov’era ed andò in un negozio per farsi cambiare della moneta (altri testimoni/alibi) allo scopo di chiamare un taxi. Cambiò la moneta, uscì e telefonò da uno dei due telefoni pubblici per chiamare il taxi. Nel frattempo telefonò ad un suo amico (telefonata alibi) per parlare un po’ insieme fino all’arrivo del taxi. L’amico gli disse che sua sorella non era ancora rientrata a casa (la sorella dell'amico, che aveva 14 anni era considerata da Preston come una sorellina minore). Una volta arrivato il taxi (tassista, testimone/alibi), Preston salutò l’amico, riappese la cornetta e salì in taxi: arrivò a casa sua, finalmente, verso le 22.30. 

Nelle ore serali di quel giorno, la ragazzina quattordicenne ed il suo cuginetto di tre anni furono attaccati e uccisi in un campo che si trovava nella parte posteriore di un ristorante e di due condomini. 

Un amico della ragazzina dichiarò di averli visti VIVI intorno alle 21 (a quell’ora Preston era in autobus che dormiva! O comunque avrebbe potuto essere, se non fosse stato nell'autobus che dormiva, in un negozio a cambiar moneta per chiamare il taxi! O comunque, ancor prima, aveva da poco perso l’autobus e stava mangiando qualcosa dentro ad un negozio! Tutte circostanze con testimoni oculari/alibi). La polizia dichiarò che la ragazzina vittima, prima di morire, disse: "… Preston". 

La mattina seguente, martedì 27/09/1988 Preston venne arrestato "poiché il suo nome era Preston, poiché aveva abitato in quell’area tempo addietro, poiché conosceva sia la vittima sia un’amica di lei, di nome Evelyn". Per Preston la vittima, sorella del suo amico al quale aveva telefonato tra le 22 e le 22.30, era come una sorella minore, lo ripetiamo: forse la povera ragazzina disse: "…Preston" come per avere un aiuto estremo? La polizia, invece, sostenne che lo chiamò per indicare il suo assassino. L’appartamento di Preston venne perquisito, senza mandato legale, almeno tre volte: sembra che la polizia abbia trovato nel luogo del delitto degli occhiali, appartenenti alla vittima, e che li abbia riposti tra i cuscini del divano di Preston, oltre ad averli fotografati come "prova". 

Preston venne minacciato e pestato dalla pattuglia della polizia di Houston, fintanto che firmò una FALSA dichiarazione di colpevolezza: la firmò, infatti, a causa delle minacce e percosse subite dagli agenti stessi (cosa più che credibile quando si deve, a tutti i costi, trovare un "colpevole" anche se non si tratta "del " colpevole: accadimento tipico del sistema giudiziario penale americano). Due investigatori "controfirmarono" la FALSA dichiarazione di Preston: testimoniarono quindi il falso (spergiuro e falsa testimonianza). Riassumendo: venne sequestrato, senza alcun mandato di perquisizione, il coltello da caccia di Preston e si sostenne che quella fu "L’ARMA DEL DELITTO"! 

Un esperto forense fece le analisi chimiche e venne fatto testimoniare, SENZA che la giuria fosse presente (fu infatti allontanata dall'aula dal giudice stesso perché non sentisse il responso chimico) l'esito? 

"COLTELLO POSITIVO A SANGUE ANIMALE:

 NEGATIVO A SANGUE UMANO!" 

Nonostante le analisi chimiche discolpassero completamente Preston, il pubblico ministero mostrò alla giuria (fatta rientrare) il coltello da caccia insanguinato (da sangue di coniglio!) ostinandosi, nella assoluta FALSITA’ (e ulteriore reato di spergiuro), a dichiarare questo come l’arma del delitto. 

Preston, quindi, all’ora del delitto, si trovava da tutt’altra parte: è "colpevole" di chiamarsi Preston; è "colpevole" perché la vittima (sua grande amica da anni) fece il suo nome prima di morire (forse per chiamare aiuto?); è "colpevole" perché aveva vissuto nella zona del delitto; è "colpevole" perché, a causa di pestaggi, ha firmato una "dichiarazione…" di colpevolezza; è "colpevole" perché sono stati trovati gli occhiali della vittima sui cuscini del suo divano (chi li ha messi?); è "colpevole" per aver avuto in casa un coltello da caccia con tracce di SANGUE DI CONIGLIO! 

Coltello da caccia che gli diede il colpo di grazia, in quanto, nonostante le analisi chimiche prodotte in aula, SENZA la presenza della giuria, il pubblico ministero, spergiurando e in modo assolutamente falso, dichiarò che proprio quella era l’arma del delitto (ma la vera arma del delitto non venne mai rinvenuta)! 

La giuria lo condannò il 03/05/1989 ed il giorno dopo emise la sentenza di condanna a morte. Preston Hughes si trova nel "braccio della morte" dal 17/05/1989! 

Ora occorre salvare la VITA a Preston: la data dell’esecuzione (al 26/01/04) non è stata ancora fissata. Bisogna tuttavia bruciare i tempi perché i termini dell’appello non cadano in decorrenza: per riaprire il processo, gli servono circa 70,000 U.S.$! Questo è il costo per far riaprire i processi dei condannati a morte, costi di avvocati, di nuovi investigatori, di tasse forensi ecc. ecc. 

SENZA QUESTI SOLDI 

PRESTON SARA’ UCCISO! 

DA UOMO INNOCENTE! 


Se desideri corrispondere con Preston per portargli una parola di sollievo, questo è l’indirizzo: Mr Preston Hughes III, Polunsky Unit #000939, 3872 FM 350 South, LIVINGSTON, Texas 77351, (U.S.A.). 

Se desideri aiutare finanziariamente Preston versa il tuo contributo sul c.c.p. (10881316) di AMI.CA.(intestato ad. "AMI.CA., Associazione Amici dei Carcerati") oppure rivolgiti all’Associazione stessa per maggiori informazioni. 


COSI' PRESTON CI SCRISSE…

Vi saluto, cari Lettori.

Ho un esercizio che desidero facciate con me. Se volete, per favore, recatevi nel mezzo della vostra stanza da bagno, prendete nota delle dimensioni e dello spazio disponibile, e poi tenete a mente che io passo 23 ore al giorno imprigionato in una cella delle dimensioni press’a poco uguali a quelle del luogo in cui vi trovate ora.

Sto scrivendovi da una cella per prigionieri segregati, come la chiamiamo noi, al secondo piano del dormitorio di una prigione. La maggior parte dell’interno della cella consiste di cose di mia proprietà, un lavello, un letto di acciaio che egoisticamente si prende la gran parte dello spazio.

Nessuno di coloro che amo potrà mai visitarmi fisicamente in questa cella, ed è solo ora che ho cercato di chiedere a qualcuno di farlo mentalmente. Vorrei che immaginaste che la vostra vasca da bagno sia un letto di acciaio, e la vostra cassetta del pronto soccorso uno scaffale per libri. Avete una radio per ascoltare musica, e potete ricevere visite se qualcuno si cura di venire a trovarvi. Forse riceverete anche lettere se qualcuno si cura di scrivervi.

Tuttavia, perlopiù, non potrete lasciare quella stanza eccetto che per l’ora quotidiana che vi è data per ricrearvi in una gabbia simile, ma più grande, e per farvi una doccia. Immaginate il vostro bagno chiuso dal di fuori, che non vi lascia la libertà di uscire, e vi proibisce il contatto con chiunque altro. Avete la finestra del bagno per guardare fuori, ma la vista è un vano scherzo: ciò che vedete non sono alberi, o uccelli, o una qualsiasi libertà, ma, piuttosto, un altro solido muro. Siete in prigione 24 ore su 24, e la sola cosa che avete modo di intravedere è un altro lato della prigione in cui già siete.

Aggiungete il fatto che non siete morti, ma, tecnicamente, non siete nemmeno vivi. Ciò che siete è sospesi in attesa di appello. La cella non è semplicemente all’interno di una prigione. La cella è nel braccio della morte.

Se potete immaginarne la gravità, state immaginando qualcosa di reale. La cella può essere la mia (la vostra) casa per il resto della mia (vostra) vita; se potete immaginarlo…, come vi sentite? Poiché non avete compiuto nulla che meriti di essere chiusi nella vostra stanza da bagno, poniamo che siate stati arrestati ingiustamente.

Presi a bersaglio per capriccio.

Quindi pregiudicati e perseguiti perché il giuramento di servizio del Giudice distrettuale richiede che egli combatta per condannare il sospetto che la polizia gli presenta. Avevate la testa in pallone durante il processo (oppure eravate del tutto digiuno di legge), dicendovi che tutto sarebbe finito presto per il meglio. Molte cose che il pubblico ministero, il giudice e la polizia hanno detto erano semplicemente sbagliate, ma vi siete detti: "No, non può essere, non voglio crederci".

E voi avete continuato a marciare con la mentalità della classe civica finché non vi hanno portati in quella cella del braccio della morte. Vi siete adattati, parzialmente, alla prigione: imparando le acrobazie per sopravvivere, ed avete continuato a sperare che un giorno tutto ciò sarebbe finito grazie alla sentenza di appello. Solo, vi succede di essere un nero, in prigione in uno Stato in cui i neri, non molto tempo fa, erano in casa quando il sole calava. E, naturalmente, in Texas una giuria bilanciata è fatta da sei persone davanti e sei dietro. Una scorrettezza procedurale è quando lo Stato perde una causa su un delitto.

Ed un errore fondamentale è, così, una sciocchezza accaduta nel giardino dell’Eden. Risultato: "… il processo del ricorrente in appello non era perfetto – nessun processo lo è – ma neppure ingiusto. Non si accorda pertanto alcuna modifica alla sentenza. Appello: negato". Poiché continuate ad adattarvi alla brutalità, alla assurdità, ed alla morte della vita in prigione, vi dite che avete bisogno di sollecitare l’aiuto della gente. Avete bisogno che la gente sappia in merito ai fatti del caso, e che vedano da se stessi il modo con cui il vostro ingiusto processo è stato erroneamente manipolato; ed in tal modo il pubblico sarebbe sgomento e scandalizzato. Essi si radunerebbero per aiutarvi.

Vi aiuterebbero a racimolare i fondi per permettervi di finanziare un avvocato migliore e/o forse degli investigatori. Si rivolgerebbero a delle organizzazioni per sostenervi, scriverebbero ai mezzi di informazione, farebbero tutto ciò che può aiutarvi ad uscire. Tuttavia, vedete, il fatto è che voi scrivete alla gente e dite loro che siete ingiustamente chiuso nella vostra stanza da bagno, e la gente pensa: "Hmmm… Abbiamo già sentito di costui". Voi dite loro: "NO! Cercate, dunque; trovate l’evidenza. Vedete da voi stessi!". Ma, al massimo, tutti loro continuano a pensare che la vostra storia è abbastanza improbabile. Davvero non lo è, certamente per voi, ma è difficile per loro credere alla vostra veridicità, sapendo che loro mentirebbero come demoni, di certo, se si trovassero nei vostri panni. Così non strappate alcun aiuto. Non suscitate alcuno scandalo.

Continuate a restare chiusi nella vostra stanza da bagno. Tuttavia voi sapete ancora che tutto andrà per il meglio. "Un giorno". Dite ai muri della cella: "Un giorno, vedrete. Tutto ciò è un brutto pasticcio. Un grande errore. Tutto finirà. Non mi uccideranno così. La gente non lo sopporterà. Essi sapranno meglio. Tutto finirà".

Ora, immaginatevi voi stessi che vivete in questo bagno, con quei pensieri, quella speranza, per un anno, giorno a giorno. Poi, immaginatevi di farlo per due anni… Poi tre… Poi quattro… Poi cinque…

Quando siete arrivati a tredici (13), fermatevi, e ditemi se vi siete stancati di contare o stancati di immaginare di vivere una vita così! [Notare: potete smettere di partecipare a questo esercizio in qualsivoglia momento. Vorrei solo che sapeste che per alcuni di noi non è possibile, perché io darei qualsiasi cosa per poter fare lo stesso].

Il mio nome è Preston Hughes III, e sono un innocente ingiustamente accusato ed ingiustamente condannato per aver positivamente commissionato un assassinio. Sono stato ingiustamente imprigionato nel braccio della morte in Texas per tredici [13] anni e non avevo mai saputo che i muri potessero parlare finché non ho cominciato a sentirmi come se essi fossero gli unici che volessero ascoltarmi.

Ho scritto ad organizzazioni, ad avvocati, a dottori, politici e a chiunque ho potuto pensare che avrebbe voluto aiutarmi. In qualche modo, durante la strada mi sono stancato di tutto questo chiedere. Ho smesso di inseguire aquiloni di sogni che erano troppo spesso trasportati via. Ed ho smesso di rivolgermi a corti d’appello credendole strumenti della giustizia, sapendo che erano solo mulini a vento legali. Dico questo senza implicare che, anche solo un po’, io mi sia arreso, o abbia perso il mio desiderio di combattere, perché il fatto stesso che voi stiate leggendo queste righe è per me certamente un motivo sufficiente per sperare ancora. Tuttavia, se voi non siete una risposta a questa speranza, allora adesso potete uscire dalla vostra stanza da bagno.

Tornate a fare qualsiasi cosa steste facendo, ed infine dimenticate che io sia mai esistito.

Ed io? Io continuerò ad impormi di mangiare qualcosa di quel cibo spesso mezzo crudo, servito su anti-igienici vassoi rotti, per non abbandonarmi all’inedia. Continuerò a respirare mio malgrado l’aria fetida prodotta dall’odore di altri individui e dal loro deperimento corporale, e continuerò a percorre i rituali quotidiani per il solo sopravvivere nell’ambiente in cui sono stato obbligato a vivere.

Andrò a dormire ogni sera e mi sveglierò ogni mattina chiedendomi se sarò in grado di provare la mia innocenza e riguadagnare la mia libertà, o se finirò ucciso ingiustamente da questo Stato del Texas corrotto ed assetato di sangue. Non dimenticherò, tuttavia. Non mi lascerò andare. E non mi arrenderò. Ciò che sto facendo è continuare a sperare… ad aspettare… a chiedere… ed a morire, perché ciò è quanto, in linea di principio, sto facendo, se qualcuno, oltre i muri, non comincia ad ascoltare.

Nella lotta per la vita e la libertà,

Preston Hughes III

Polunsky Unit #000939

3872 FM 350 South

Livingston Texas 77351 (U.S.A.)

 




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