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Il buio alle spalle

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Il ragazzo nuovo

La testa del ragazzo nuovo era bellissima. Se sta fermo un momento cos�, lo disegno" pens� Paola. La nuca lunga, il taglio strano dei capelli, gli zigomi alti, il profilo. Il naso non le riusciva per niente. Non le riuscivano mai i nasi. I margini dei suoi libri erano pieni di nasi non riusciti. Questo poi era un naso particolarmente rest�o. Stava cancellandolo con disgusto, quando il ragazzo si volt�, con un movimento rapido, nervoso, in contraddizione col suo atteggiamento indolente. Due occhi neri, obliqui, dalle ciglia fastidiosamente lunghe, guardarono lei, proprio dritto lei, che infantilmente copr� con la mano il disegno, quasi lui potesse riconoscersi, a un metro di distanza, in quello scarabocchio senza naso.
"Naturalmente sono diventata rossa" pens� freddamente, costringendosi a togliere la mano dalla pagina e a sostenere lo sguardo. Odiava quel suo diventar rossa per motivi cretini, o comunque sbagliati, odiava la timidezza che le scoordinava movimenti e parole. Per forza poi le davano quindici anni, anche se ne aveva quasi diciassette. Il ragazzo doveva averne pi� di diciotto, forse anche venti (quei tipi l� di solito studiano poco); e non era timido di sicuro, lui. Lo sguardo era quieto e sfrontato. "Devo riuscire a non girare gli occhi per almeno venti secondi" si disse Paola: faceva sempre queste sfide a se stessa. Cominci� a contare, il collo rigido, gli occhi fermi, uno, due, tre...
Quando era entrata in classe, in ritardo come sette mattine su dieci (di corsa fino alla fermata dell'autobus, spremersi dentro, lungo sferragliante puzzolente percorso, reso pi� odioso dal pensiero che sua madre era costretta a fare lo stesso, corse, lotte, spremute, tutte le mattine a quarant'anni suonati), quando era entrata, dunque, il ragazzo era gi� seduto l� nel primo banco, col suo giubbotto da hippy di lusso e i lunghi capelli dalla linea raffinata e quell'aria vagamente cinematografica, del tipo giovane perverso venuto su di recente.
"Che ci fa qui quello?" aveva pensato. Il rione era diventato, con gli anni, una zona industriale gremita di brutte case e di gente nuova che arrivava continuamente. Ma non gente cos�, e non in quel liceo. Chiunque fosse, era certo che non era uno che veniva a scuola in autobus, lui. Lo si immaginava scavalcare indolentemente lo sportello di auto sportive bassissime e coloratissime, o uscire da lunghe macchine scure con tizio in divisa al volante. Lei era un tipo che immaginava molto. "Ho una mente cinematografica" pensava con un certo compiacimento. Il cinema era la sua passione.

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