copertina dell'edizione Rizzoli 1979

I fantasmi nel cassetto

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La scala a chiocciola di una vecchia villetta divide simbolicamente i due mondi dell`autrice: in una soffitta, tra cartelli appesi al muro, libri, piante, uccelli, c`� il mondo del lavoro, le lettere che arrivano ogni giorno, le telefonate continue con le richieste pi� disparate. Al piano inferiore, c`� invece la famiglia con le vicende quotidiane del marito e dei figli, i pranzi da preparare, la casa da seguire.
Lo squillo del telefono nella soffitta si incrocia con quello del citofono che chiama da sotto: di qui le corse a rompicollo sulla scala nel tentativo di non trascurare nessuno dei due mondi. Ma ugualmente rimangono il senso di colpa, la paura di non essere una buona moglie e madre, e contemporaneamente l`ansia del lavoro, il timore di non essere presente quando qualcuno chiede aiuto, l`angoscia di sbagliare e il rimorso per aver dato qualche volta risposte avventate.
In mezzo a questi conflitti, che per la Gasperini non si risolveranno mai, ci sono le storie pi� incredibili che l`autrice ha vissuto e sofferto come fossero sue.
Tra le tante: quella di "Luisa del veleno", che invia per lettera una polvere topicida; l`attrice famosa e corrotta che fa telefonate disperate; la donna che sacrifica la vita per la carriera del marito; il ragazzo che si sente diverso.
E ancora, mogli tradite, aspiranti suicidi, problemi di ogni genere, non esclusi critiche e insulti. C`� poi la storia del ragazzo drogato che Brunella vive da vicino perch� amico dei figli, e che la coinvolge in un`altalena di sentimenti contrastanti.
Molti dei protagonisti di queste storie ritornano dal passato e si riaffacciano nella vita dell`autrice come fantasmi accantonati ma non dimenticati.
In questo libro c`� il ritratto pi� autentico della Gasperini, donna e madre ma anche scrittrice che non ha solo "viaggiato tutta la vita intorno a un tavolo" ma ha saputo pagare di persona l`amore per il suo lavoro.

(quarta di copertina)

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La prima pagina


Qualcuno sta suonando qualcosa nella mia testa. Drr, drr. Chi trapana il mio sonno? Nel dormiveglia ha inizio la consueta lotta tra la parte di me che vuole tirarsi il lenzuolo in testa, continuare a dormire e non sapere niente, e la parte di me che vuole alzarsi, accorrere, sapere. Drr, drr. Silenzio! Lenzuolo in testa, occhi serrati, tappo sulla memoria che si sveglia.
Drr, drr. E`il telefono del mio studio. Via il lenzuolo, occhi e orecchie e memoria aperti, sono gia`moralmente in piedi: e`sempre questa la parte che vince.
L`orologio-sveglia al mio polso segna le sei e venti. Chi mi chiama alle sei e venti del mattino? "Le tue dementi" dice un fumetto sulla testa di colui che dorme al mio fianco. Tutte le lettrici, interlocutrici, persone note e ignote che si rivolgono a me per consiglio o sfogo, per il compagno della mia vita sono "le dementi".
Drr, drr. Presto e senza rumore, se si sveglia son fritta. Brancolo via a piedi nudi nel semibuio, il pavimento scricchiola, lui sospira nel sonno, io mi immobilizzo, statua della furtivita`con le pantofole in mano: lui si rigira, il respiro riprende il ritmo di prima; altri due passi e, hop, sono fuori: di corsa verso la scala.
Il mio studio e`in soffitta, in cima alla torretta scassata che sovrasta la scassata villetta milanese in cui viviamo. Per arrivarci bisogna arrancare per una lunga, tortuosa, perigliosa scala a chiocciola, che ha assunto un valore simbolico: al di sotto il mondo della famiglia, e al di sopra, librato per cosi`dire nell`aria, il mondo del mio lavoro. La scala a chiocciola rappresenta, non solo praticamente, la difficolta`di fusione tra i due mondi.
Porta chiusa alle spalle, pantofole sempre in mano (non ho il tempo di infilarle) inizio la simbolica salita. La Peppa mi sta alle calcagna, con grave pericolo di entrambe. La Peppa e`il mio cane: enorme, irsuto, onnipresente. Odia la scala a chiocciola, ma la sale e la scende, ringhiando, decine di volte al giorno pur di starmi appresso. Il telefono continua a suonare mentre vortichiamo all`insu`in un turbinio di piedi, zampe, vestaglia, coda, e non e`che l`ennesima edizione di una sequenza quotidiana questa salita a spirale, con la Peppa alle calcagna e un senso di colpa, verso il mio tavolo. Amato, odiato, travagliatissimo tavolo. Secondo compagno della mia vita. "O primo?" chiede un fumetto dal basso. Ecco il senso di colpa.
Entro a catapulta con la Peppa, piombo sulla potroncina girevole, afferro il telefono a cornetta. Pee, pee... Hanno gia`riattaccato. Ci ho messo troppo tempo. Il senso di colpa si capovolge. Chissa`chi era... Chiunque fosse, non c`e`che metterlo in coda alla fila di fantasmi che da vent`anni girano intorno al mio tavolo.
Magari era uno che sbagliava numero.


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